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	<title>Riccardo Dello Sbarba</title>
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		<title>Riccardo Dello Sbarba</title>
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		<title>CAREZZA ANNO 2009</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Nov 2009 11:31:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo Dello Sbarba</dc:creator>
				<category><![CDATA[convivenza]]></category>

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		<description><![CDATA[
LA MONTAGNA VIOLATA &#8211; &#8220;Siamo a poche centinaia di metri dal Catinaccio, patrimonio dell’Unesco. Prima che la Latemar-Carezza Srl dell’imprenditore Georg Eisath (cannoni da neve Technoalpin) decidesse di realizzare il nuovo mega bacino artificiale da quasi 100 milioni di litri, c’erano una delicata area umida e un’arena di canto dei galli cedroni. Specie d’inverno, quassù [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=riccardodellosbarba.wordpress.com&blog=3404516&post=1334&subd=riccardodellosbarba&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><h3><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://riccardodellosbarba.wordpress.com/2009/11/04/carezza-anno-2009/"><img src="http://img.youtube.com/vi/OXJ9SZvuNGU/2.jpg" alt="" /></a></span></h3>
<h3>LA MONTAGNA VIOLATA &#8211; &#8220;Siamo a poche centinaia di metri dal Catinaccio, patrimonio dell’Unesco. Prima che la Latemar-Carezza Srl dell’imprenditore Georg Eisath (cannoni da neve Technoalpin) decidesse di realizzare il nuovo mega bacino artificiale da quasi 100 milioni di litri, c’erano una delicata area umida e un’arena di canto dei galli cedroni. Specie d’inverno, quassù pascolavano indisturbati grandi, magnifici cervi&#8221;. (D. Pasquali su &#8220;Alto Adige&#8221;).</h3>
<p>TUTTO L&#8217;ARTICOLO <a href="http://altoadige.gelocal.it/dettaglio/esplosioni-per-il-lago-artificiale-ecco-il-video-degli-scoppi/1767271" target="_blank">QUI</a></p>
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		<title>ASIMMETRIA</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Oct 2009 09:32:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo Dello Sbarba</dc:creator>
				<category><![CDATA[convivenza]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>

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150.000 VOTI SONO TANTISSIMI. SU QUESTO SUCCESSO MANCATO PER UN PELO MOLTO SI PUO&#8217; COSTRUIRE. A PATTO CHE CI SI PONGA SERIAMENTE LA &#8220;QUESTIONE ITALIANA&#8221;, DETERMINANTE PER IL MANCATO QUORUM. QUALCHE RIFLESSIONE E UN&#8217;AUTOCRITICA. 
E così, ancora una volta, il voto italiano ha salvato la Svp. I dati parlano chiaro: 46% in Venosta, 25% a [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=riccardodellosbarba.wordpress.com&blog=3404516&post=1325&subd=riccardodellosbarba&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:center;"><a href="http://riccardodellosbarba.files.wordpress.com/2009/10/4-stato-figure.jpg"><img class="size-full wp-image-1326  aligncenter" title="4 stato figure" src="http://riccardodellosbarba.files.wordpress.com/2009/10/4-stato-figure.jpg?w=476&#038;h=259" alt="4 stato figure" width="476" height="259" /></a></p>
<p><strong>150.000 VOTI SONO TANTISSIMI. SU QUESTO SUCCESSO MANCATO PER UN PELO MOLTO SI PUO&#8217; COSTRUIRE. A PATTO CHE CI SI PONGA SERIAMENTE LA &#8220;QUESTIONE ITALIANA&#8221;, DETERMINANTE PER IL MANCATO QUORUM. QUALCHE RIFLESSIONE E UN&#8217;AUTOCRITICA. </strong></p>
<p>E così, ancora una volta, il voto italiano ha salvato la Svp. I dati parlano chiaro: 46% in Venosta, 25% a Bolzano. Al mancato quorum (per un soffio) per il primo referendum provinciale della storia dell’Alto Adige – Südtirol, il non voto italiano è stato determinante. E ancora una volta gli uni sono andati da una parte, gli altri da quella opposta. Un’asimmetria che si manifestò eclatante nel referendum bolzanino del 2002, quando i tedeschi votarono tutti per la “Pace” e gli italiani tutti per la  “Vittoria”. Stavolta lo stesso, ma a logiche inverse.</p>
<p>Ciò che il mondo tedesco sente come una liberazione – la demolizione progressiva del sistema di potere Svp e il tramonto di Kaiser Luis – gli italiani lo sentono come una minaccia: la fine delle garanzie autonomistiche e l’abbandono di papà Durni. Una reazione dovuta all’allarmismo terrorista propagato negli ultimi giorni da una parte della stampa e della giunta provinciale? C’è anche questo, e nei giorni della campagna elettorale lo abbiamo denunciato e combattuto. Ma ora la campagna elettorale è passata e – se si vuol mantenere la mente lucida – la disinformazione non può essere considerata l’unico fattore. Dove gli imprenditori della paura hanno la meglio, vuol dire che da qualche parte la paura c’è e su questa conviene interrogarsi.</p>
<p><span id="more-1325"></span></p>
<p>Il mondo italiano ha paura che la crisi dell’Svp partorisca non angeli, ma mostri. Detto in politichese: che il possibile crollo Svp liberi le forze peggiori della società sudtirolese, cioè la destra nazionalista che non ha mai accettato il patto dell’autonomia, e che ora può cogliere l’occasione per prendere la strada dell’autodeterminazione, del monolinguismo, di uno “stato libero” del Sudtirolo in cui – nonostante le assicurazioni a parole –  per gli italiani non ci sarà più posto.</p>
<p>A confermare questa paura stanno i fatti degli ultimi due anni. Alle elezioni provinciali 2008 la Svp subisce la sconfitta più grave della sua storia, ma i voti in uscita vanno tutti alla destra tedesca  “patriottica”, mentre l’offerta interetnica dei Verdi ne esce sconfitta, apparentemente ormai “fuori mercato”.</p>
<p>La massiccia presenza della nuova destra in Consiglio provinciale (8 seggi su 35) si fa subito sentire: inaugurata dal costume da Schütze di Sven Knoll e dal suo giuramento sull’autodeterminazione invece che sulla Costituzione, la legislatura entra subito nell’incubo dell’anno hoferiano, tra marce di cappelli piumati e contro-provocazioni fasciste, tra dichiarazione sulla Wehrmacht liberatrice nel 1943 all’ultima, esasperante, “battaglia dei cartelli”. I segnali di montagna monolingui dell’Alpenverein vengono percepiti dagli italiani come avviso di sfratto. I giornali fanno da cassa di risonanza della paura, ma la paura c’è, non è un’invenzione. C’è la sensazione che in troppi vogliano dare disdetta ai patti dell’autonomia, rompere anche questa povera coabitazione precaria, che garantisce però almeno il diritto a esistere. La Svp viene vista dagli italiani come l’ultimo baluardo. La Svp, non i partiti italiani, tanto deboli e divisi da non poter essere neppure una debole palizzata.</p>
<p>La Svp e – aggiungo con dolore – non noi Verdi. Sarebbe il nostro compito, offrire uno sbocco democratico e interetnico alla crisi del sistema, ma non ci riusciamo e non riusciamo neppure seriamente a capire il perché. Da troppi italiani siamo avvertiti come estranei, privi di una offerta politica a loro rivolta, che non sia quella tedesca tradotta in italiano.</p>
<p>La Svp invece coglie l’occasione e, in crescente crisi sul versante tedesco, gioca la sua “carta italiana”. Papà Durni dà un colpo al cerchio e uno alla botte, è vero, ma striglia i suoi quando esagerano, tiene gli Ellecosta nel recinto e gli altri, quelli fuori, cerca di ridimensionarli come può. Theiner va a don Bosco nel cuore del quartiere italiano, non dice un gran che, ma almeno va e questo di questi tempi è già tanto. Certo: si pronuncia anche per la Selbstbestimmung, ma gli italiani impauriti hanno voglia di credere che lo faccia solo per togliere terreno sotto i piedi agli estremisti.</p>
<p>Poi vengono i 5 referendum. Una sfida democratica al sistema Svp. Durnwalder la prende sul personale, dice: “O me o il diluvio” e invita a non andare alle urne. Chi vota fa peccato di lesa maestà, e indebolirà l’imperatore che ha già le sue belle grane.</p>
<p>Ce lo possiamo permettere? Si domandano gli italiani. E rispondono di no.</p>
<p>Ad aiutarli, il panorama delle forze in campo. Su 5 referendum, accanto ai 2 “autentici” dell’Iniziativa per più democrazia e della protesta ecologica contro l’aeroporto, ci sono quelli tre, strumentali e taroccati, della destra tedesca meno presentabile. Ma vallo a spiegare, in poche settimane, che bisogna distinguere tra i referendum veri e quelli fasulli. Schiacciati dall’alternativa secca voto sì – voto no, non si riesce mai a entrare nel merito. O tutto o niente, prendere o lasciare.</p>
<p>E tra chi suggerisce di prendere, oltre all’impresentabile Union senza neanche più la dignitosa treccia tirolese di Eva Klotz, gli italiani vedono che c’è anche l’Alpenverein e non riscono a distinguere questa Avs ecologista e democratica da quella che pianta cartelli solo in tedesco. Dall’altra parte, a dire di lasciare, c’è papà Durni e il buon Theiner che è sceso nell’arena di Don Bosco. Gli italiani scelgono di lasciare, garantendo il salvataggio in extremis dell’Svp (come nel 2008 le avevano regalato d’un soffio il 18° seggio e la maggioranza assoluta).</p>
<p>Di fronte a un elettorato tedesco che si sente abbastanza forte da potersi riappropriare della sovranità, sta un elettorato italiano che si sente talmente debole e abbandonato a se stesso, da affidarsi a un “papa straniero” (fenomeno non nuovo nella storia italiana).</p>
<p>Ha ragione chi dice che senza risolvere (ma basterebbe cominciare a porsela seriamente) la “questione italiana”, non c’è prospettiva di cambiamento per l’Alto  Adige – Südtirol.</p>
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		<title>Mehr Demokratie wagen</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Oct 2009 15:44:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo Dello Sbarba</dc:creator>
				<category><![CDATA[Selbstbestimmung]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>

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		<description><![CDATA[
Wir wollen mehr Demokratie wagen. Mitbestimmung, Mitverantwortung in den      verschiedenen Bereichen unserer Gesellschaft wird eine      bewegende Kraft der kommenden Jahre sein. Wir wollen eine Gesellschaft, die mehr Freiheit bietet und mehr Mitverantwortung fordert. 
(Willy Brandt, 28. Oktober 1969)
DOMENICA 25 OTTOBRE ABBIAMO UN&#8217;OCCASIONE UNICA: APRIRE LA [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=riccardodellosbarba.wordpress.com&blog=3404516&post=1312&subd=riccardodellosbarba&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://riccardodellosbarba.files.wordpress.com/2009/10/flughafen1.jpg"><span style="color:#800000;"><em></em></span></a><em><a href="http://riccardodellosbarba.files.wordpress.com/2009/10/dirdem.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1318" title="dirdem" src="http://riccardodellosbarba.files.wordpress.com/2009/10/dirdem.jpg?w=500&#038;h=129" alt="dirdem" width="500" height="129" /></a></em></p>
<blockquote><p><span style="color:#800000;"><strong><em>Wir wollen mehr Demokratie wagen. </em></strong></span><strong><em><span style="color:#800000;">Mitbestimmung, Mitverantwortung in den      verschiedenen Bereichen unserer Gesellschaft wird eine      bewegende Kraft der kommenden Jahre sein.</span></em></strong><span style="color:#800000;"><strong><em> Wir wollen eine Gesellschaft, die mehr Freiheit bietet und mehr Mitverantwortung fordert. </em></strong></span></p>
<p><span style="color:#800000;"><strong><em>(Willy Brandt, 28. Oktober 1969)</em></strong></span></p></blockquote>
<p><strong>DOMENICA 25 OTTOBRE ABBIAMO UN&#8217;OCCASIONE UNICA: APRIRE LA STRADA A UN SUDTIROLO PIU&#8217; DEMOCR</strong><strong>ATICO. MA A QUALCUNO QUESTO EVIDENTEMENTE NON PIACE&#8230;<br />
</strong></p>
<p><strong>Bolzano, Palazzo Widmann,</strong><strong> giovedì 22 ottobre, ore 11. </strong>Che cosa accadrà se il 25 ottobre i referendum dovessero ottenere il quorum? Per Durnwalder e l’intera giunta provinciale la risposta è:  il caos. Nella loro conferenza stampa anti-referendum, presidente e assessori hanno disegnato uno scenario catastrofico, con argomentazioni paradossali: l’approvazione del referendum contro l’aeroporto porterebbe a un aumento del traffico aereo, l’approvazione del referendum per una migliore democrazia diretta a un collasso delle istituzioni!</p>
<p><span id="more-1312"></span></p>
<p>Tutto ciò e falso e dimostra una sola cosa: la Giunta provinciale ha una paura matta del voto popolare. Infatti, se questa prima esperienza referendaria avrà successo, saranno messi dei limiti all’arroganza del potere e verrà ricordato al Landeshauptmann che le istituzioni non sono una sua proprietà privata. Sarà così fatto un passo avanti verso una società più democratica, più tollerante e pluralistica.</p>
<p>Per questo è importante  andare alle urne il 25 ottobre, e per quel mi riguarda lo farò, votando no ai primi tre quesiti e sì a una maggiore democrazia diretta e alla limitazione del traffico aereo.</p>
<p>Mi ha molto deluso la partecipazione alla conferenza stampa anti referendum anche degli assessori Tommasini e Repetto del Pd (partito che pure invita a votare sì al quesito per più democrazia) e ai due assessori Arbeitnehmer Kasslatter e Theiner (nella cui corrente molti sostengono apertamente i referendum). La loro presa di posizione a fianco di Durnwalder rende ancora più debole la voce del “sociale” nella maggioranza provinciale, dove ormai spadroneggia la destra economica.</p>
<p>L’unica novità emersa dalla conferenza stampa: i pareri anti-referendum dei professori Toniati e Obwexer sono stati pagati con soldi pubblici. E’ gravissimo che una iniziativa giuridicamente illegittima e istituzionalmente scorretta, assunta per di più in piena campagna elettorale, sia pagata con soldi dei contribuenti, comprese quelle migliaia di persone che hanno firmato le richieste di referendum.</p>
<p>E ora lascio di nuovo la parola a quel Willy Brandt che, diventato per la prima volta Cancelliere della Repubblica Federale Tedesca, tentò di recepire le spinte della rivolta studentesca del 1968 per cercare di costruire una Germania migliore.</p>
<blockquote><p><span style="color:#800000;"><em>Unsere parlamentarische Demokratie hat 20 Jahre      nach ihrer Gründung ihre Fähigkeit zum Wandel      bewiesen und damit ihre Probe bestanden. Dies ist auch      außerhalb unserer Grenzen vermerkt worden und h</em></span><span style="color:#800000;"><em>at      unserem Staat zu neuem Vertrauen in der Welt      verholfen.</em><em> Die strikte Beachtung der Formen parlamentarischer      Demokratie ist selbstverständlich für politische      Gemeinschaften, die seit gut 100 Jahren für die      deutsche Demokratie gekämpft, sie unter schweren      Opfern verteidigt und unter großen Mühen      wiederaufgebaut haben. Im sachlichen Gegeneinander      und im nationalen Miteinander von Regierung und      Opposition ist es unsere gemeinsame Verantwortung      und Aufgabe, dieser Bundesrepublik eine gute Zukunft      zu sichern. Die Bundesregierung weiß, daß sie dazu der      loyalen Zusammenarbeit mit den gesetzgebenden      Körperschaften bedarf. Dafür bietet sie dem Deutschen      Bundestag und natürlich auch dem Bundesrat ihren      guten Willen an.</em></span></p>
<p><span style="color:#800000;"><em>Unser Volk braucht, wie je</em></span><span style="color:#800000;"><em>des andere, seine innere      Ordnung. In den 70er Jahren werden wir aber in diesem      Lande nur so viel Ordnung haben, wie wir an      Mitverantwortung ermutigen. Solche demokratische      Ordnung braucht außerordentliche Geduld im Zuhören      und außerordentliche Anstrengung, sich gegenseitig zu      verstehen.<br />
Wir wollen mehr Demokratie wagen. Wir werden      unsere Arbeitsweise öffnen und dem kritischen Bedürfnis      nach Information Genüge tun. Wir werden darauf      hinwirken, daß durch Anhörungen im Bundestag, durch      ständige Fühlungnahme mit den repräsentativen Gruppen      unseres Volkes und durch eine umfassende      Unterrichtung über die Regierungspolitik jeder Bürger die      Möglichkeit erhält, an der Reform von Staat und      Gesellschaft mitzuwirken.<br />
Wir wenden uns an die im Frieden nachgewachsenen      Generationen, die nicht mit den Hypotheken der Älteren      belastet sind und belastet werden dürfen; jene jungen      Menschen, die uns beim Wort nehmen wollen &#8211; und      sollen. Diese jungen Menschen müssen aber verstehen,      daß auch sie gegenüber Staat und Gesellschaft      Verpflichtungen haben.</em></span></p>
<p><span style="color:#800000;"><em>Wir werden dem Hohen Hause ein Gesetz      unterbreiten, wodurch das aktive Wahlalter von 21 auf      18, das passive vo</em></span><span style="color:#800000;"><em>n 25 auf 21 Jahre herabgesetzt wird.      Wir werden auch die Volljährigkeitsgrenze      überprüfen.<br />
Mitbestimmung, Mitverantwortung in den      verschiedenen Bereichen unserer Gesellschaft wird eine      bewegende Kraft der kommenden Jahre sein. Wir      können nicht die perfekte Demokratie schaffen. Wir      wollen eine Gesellschaft, die mehr Freiheit bietet und      mehr Mitverantwortung fordert. Diese Regierung sucht      das Gespräch, sie sucht kritische Partnerschaft mit allen,      die Verantwortung tragen, sei es in den Kirchen, der      Kunst, der Wissens</em></span><span style="color:#800000;"><em>chaft und der Wirtschaft oder in      anderen Bereichen der Gesellschaft.<br />
Dies gilt nicht zuletzt für die Gewerkschaften, um      deren vertrauensvolle Zusammenarbeit wir uns      bemühen. Wir brauchen ihnen ihre überragende      Bedeutung für diesen Staat, für seinen weiteren Ausbau      zum sozialen Rechtsstaat nicht zu bescheinigen.</em></span></p>
<p><span style="color:#800000;"><em>Wenn wir leisten wollen, was geleistet werden muß,      brauchen wir alle aktiven Kräfte unserer Gesellschaft.      Eine Gesellschaft, die allen weltanschaulichen und      religiösen Überzeugungen offen sein will, ist auf ethische      Impulse angewiesen, die sich im solidarischen Dienst am      Nächsten beweisen. Es kann nicht darum gehen,      lediglich hinzunehmen, was durch die Kirchen für die      Familie, in der Jugendarbeit oder auf dem Sektor der      Bildung geleistet wird. Wir sehen die gemeinsamen      Aufgaben, besonders, wo Alte, Kranke, körperlich oder      geistig Behinderte in ihrer Not nicht nur materielle      Unterstützung, sondern auch menschliche Solidarität      brauchen. Im Dienst am Menschen &#8211; nicht nur im eigenen      Land, sondern auch in den Entwicklungsländern &#8211;      begegnet sich das Wirken kirchlicher und      gesellschaftlicher Gruppen mit dem politischen      Handeln.<br />
Wir werden uns ständig darum bemühen, daß sich die      begründeten Wünsche der gesellschaftlichen Kräfte und      der politische Wille der Regierung vereinen lassen.</em></span></p>
<p><span style="color:#800000;"><em>(Bonn, 28. Oktober 1969)</em></span></p></blockquote>
<p><a href="http://riccardodellosbarba.files.wordpress.com/2009/10/flughafen1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1315" title="flughafen" src="http://riccardodellosbarba.files.wordpress.com/2009/10/flughafen1.jpg?w=434&#038;h=233" alt="flughafen" width="434" height="233" /></a></p>
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<p class="einzelzitattext">Wir wollen mehr Demokratie wagen. Wir wollen eine Gesellschaft, die mehr Freiheit bietet und mehr Mitverantwortung fordert.</p>
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<p><!--– google_ad_section_start(weight=ignore) –--> <span style="margin-left:0;margin-right:auto;"> deutscher Politiker (SPD) (1913 &#8211; 1992)</span></p>
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		<title>Inceneritore, l&#8217;esposto</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Oct 2009 09:33:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo Dello Sbarba</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bolzano Bozen Bulsan]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>

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		<description><![CDATA[ 
UN AUMENTO DI SPESA DEL 65% IN SOLI 6 ANNI. UNA GARA D&#8217;APPALTO ANNULLATA E RIPETUTA TRE VOLTE, FINCHE&#8217; RESTA IN CAMPO UNA SOLA CORDATA CHE VINCE SENZA RIBASSO CON UN PROGETTO INADEGUATO. POI UNA VARIANTE DI 19,4 MILIONI PER METTERE LE COSE A POSTO. ABBASTANZA PERCHE&#8217; INDAGHI LA CORTE DEI CONTI. 
Ecco l&#8217;esposto [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=riccardodellosbarba.wordpress.com&blog=3404516&post=1302&subd=riccardodellosbarba&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://riccardodellosbarba.files.wordpress.com/2009/10/nuovo-incenerotore.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1303" title="nuovo incenerotore" src="http://riccardodellosbarba.files.wordpress.com/2009/10/nuovo-incenerotore.jpg?w=500&#038;h=283" alt="nuovo incenerotore" width="500" height="283" /></a><strong> </strong></p>
<p><strong>UN AUMENTO DI SPESA DEL 65% IN SOLI 6 ANNI. UNA GARA D&#8217;APPALTO ANNULLATA E RIPETUTA TRE VOLTE, FINCHE&#8217;</strong><strong> RESTA IN CAMPO UNA SOLA CORDATA CHE VINCE </strong><strong>SENZA RIBASSO </strong><strong>CON UN PROGETTO INADEGUATO. POI UNA VARIANTE DI 19,4 MILIONI PER METTERE LE COSE A POSTO. ABBASTANZA PERCHE&#8217; INDAGHI LA CORTE DEI CONTI. </strong><br />
<strong>Ecco l&#8217;esposto che abbiamo presentato questa mattina alla Procura Regionale della Corte dei Conti di Bolzano.</strong></p>
<p><span id="more-1302"></span></p>
<p>Alla Procura Regionale presso la Corte dei Conti Viale Druso 36/a 39100 Bolzano</p>
<p align="center"><strong>Esposto</strong></p>
<p align="center">Appalto per il Termovalorizzatore di Bolzano Sud.</p>
<p align="center">Possibile danno erariale.</p>
<p>I sottoscritti Riccardo  Dello Sbarba e Hans Heiss, consiglieri della Provincia autonoma di Bolzano, espongono quanto segue.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Il 9 ottobre 2009</strong> il Consiglio Provinciale ha approvato a maggioranza il Dlp 41/09, “Approvazione del rendiconto generale della Provincia per l’esercizio finanziario 2008 e altre disposizioni finanziarie e contabili”, al cui articolo 11 – con emendamento presentato in aula dall’assessore ai lavori pubblici Florian Mussner – è stato aggiunto un comma 2 con il quale viene sostituito l’articolo 16 della LP nr. 1/2009 “Realizzazione del termovalorizzatore dei rifiuti residui””. Con questo nuovo articolo 16 si autorizza una spesa di <strong>€ 117.915.950</strong> con un onere pluriennale così modulato:</p>
<p>anno 2009: 1.000.000 €</p>
<p>anno 2010: 25.000.000 €</p>
<p>anno 2011: 47.500.000 €</p>
<p>anno 2012: 12.000.000 €</p>
<p>anno 2013: 7.126.716 €.</p>
<p>Si tratta della terza revisione dei costi previsti per la costruzione dell’impianto di termovalorizzazione. Infatti la Giunta provinciale ha:</p>
<p>-         il <strong>29 settembre 2003</strong> con delibera nr. 3397 fissato ad <strong>€ 71.137.231,20</strong> l’importo di spesa presunta dell’impianto;</p>
<p>-         il <strong>9 maggio 2005</strong> con delibera 1589 deciso una variazione del costo complessivo dell’opera a <strong>€ 98.448.000</strong>.</p>
<p>-         il <strong>7 settembre 2009</strong> con delibera 2245 deciso un’ulteriore variazione del costo complessivo dell’opera, portandolo ad € <strong>117.915.948,17.</strong></p>
<p>L’approvazione in aula dell’articolo 11 comma 2 del Dlp 41/09 traduce in legge la sopra citata delibera 2245 del 07/09/09. In questo modo, nel giro di soli 6 anni (settembre 2003-settembre 2009) <strong>i costi previsti per il termovalorizzatore sono lievitati di ben </strong><strong>46.778.719 €, pari a un aumento di oltre il 65%.</strong></p>
<p>Salta agli occhi, inoltre, la particolarità dell’ultima variazione di costi, decisa il 7 settembre 2009, la quale si configura come una variante di <strong>19.467.948,17 €</strong> ad un appalto già assegnato il 24 giugno 2008 per un prezzo di <strong>€ </strong><strong>81.006.000</strong> a fronte di un capitolato che prevedeva come massimo ammissibile dell’offerta l’importo di <strong>€ 81.006.162,20</strong>.</p>
<p>L’appalto fu dunque vinto da un’offerta pari all’importo massimo ammissibile, senza alcuno sconto sull’importo massimo.</p>
<p>Una circostanza singolare, resa possibile dal fatto che <strong>alla gara d’appalto era stata presentata una sola offerta</strong>, quella della capogruppo Atzwanger spa in associazione temporanea con le imprese Hafner Srl, Ladurner Spa, Stahlbau Pichler Srl, Consorzio cooperative costruttori di Bologna, Oberosler Spa, Wipptalerbau Spa e Seeste Bau Spa.</p>
<p>In assenza di qualsiasi altra concorrenza, l’appalto è stato aggiudicato a questo gruppo di imprese per un importo pari al massimo ammissibile. L’assenza di altre offerte, come si vedrà più avanti, gioca un ruolo decisivo nella variante dei costi previsti decisa con delibera giunta provinciale nr. 2245 del 7 settembre 2009, giustificata (con relazione del direttore dei lavori allegata alla delibera) appunto dalla necessità di migliorie al progetto presentato dal gruppo di imprese vincitrici, già fin dall’inizio deficitario e per alcuni aspetti non corrispondente a quanto richiesto nel capitolato d’appalto, ma scelto per mancanza di alternative (di questo, più avanti).</p>
<p>A questo proposito, vale la pena di ripercorrere brevemente la tormentata storia dell’appalto per il termovalorizzatore:</p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em>aprile 2006</em></strong><em>:</em>consegna del progetto esecutivo;</p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em>maggio 2007</em></strong><em>: </em><strong>prima</strong><strong> gara</strong> d’appalto <span style="text-decoration:underline;">annullata</span>;</p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em>4 dicembre 2007</em></strong><em>: </em><strong>seconda</strong> <strong>gara</strong> d’appalto. Aggiudicazione al gruppo  d’imprese: Atzwanger, Ladurner, Hafner, Stahlbau Pichler, Wipptaler Bau, Oberosler, Cosbau, Seeste Bau. Esclusione dell’offerta del gruppo di imprese: Unieco, Consorzio cooperative costruzioni, Zimmerhofer, Unionbau, Cle, Schmidhammer, Ceis srl.</p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em>22 febbraio 2008</em></strong><em>: </em>Il TAR <span style="text-decoration:underline;">annulla</span> l`aggiudicazione della seconda gara d’appalto;</p>
<p><strong><em>7 aprile 2008</em></strong><em>: </em>Pubblicazione della <strong>terza gara </strong>d`appalto;</p>
<p><strong><em>4 giugno 2008</em></strong><em>: </em>Termine di consegna delle offerte;</p>
<p><strong><em>24 giugno 2008</em></strong>: Aggiudicazione terza gara d’appalto alla sola offerta presentata dal gruppo di imprese: Atzwanger, Ladurner, Hafner, Stahlbau Pichler, Consorzio cooperative costruzioni, Wipptaler Bau, Oberosler, Seeste Bau.</p>
<p>Come si può notare, alla terza gara d’appalto partecipa un gruppo d’imprese che risulta composto da imprese già presenti in una delle offerte della seconda gara, più il Consorzio cooperative costruzioni (Ccc) che era presente nella stessa gara nel gruppo di imprese concorrenti.</p>
<p>Il ritiro di tutte le altre e la confluenza del Ccc nel gruppo guidato dalla ditta Atzwanger ha contribuito a determinare la circostanza che alla terza gara si sia presentata una sola offerta. La gara è stata aggiudicata al massimo dell’offerta ammessa e il progetto presentato non si è rivelato in diverse parti adeguato, tanto da portare alla variazione sia delle sue caratteristiche, sia dei costi (+ € 19.467.948,17) decisa dalla giunta provinciale il 7 settembre 2009.</p>
<p>Arriviamo dunque a questa deliberazione, che costituisce il nucleo centrale dell’argomentazione del presente esposto.</p>
<p><strong>Deliberazione della Giunta provinciale nr. 2245</strong>, seduta del 7 settembre 2009.</p>
<p>Oggetto: opera 23.07.M.08.</p>
<p>Impianto di termovalorizzazione di rifiuti residui in Bolzano.</p>
<p><em>Variazione delle caratteristiche tecniche e del costo complessivo dell’opera da € </em><em>98.448.000,00 a</em><em> € 117.915.948,17</em>.</p>
<p>A giustificare la variazione di costo la Giunta dichiara <em>“vista la relazione del responsabile di progetto del 24.07.09”</em> e nella parte deliberativa, primo punto, <em>“delibera di modificare le caratteristiche tecniche (…) come indicato nell’allegata relazione del responsabile di progetto del 24.07.09 che <span style="text-decoration:underline;">forma parte integrante del presente provvedimento</span>”.</em></p>
<p>A testimonianza di ciò, la relazione è allegata nelle due lingue alla delibera come sua parte integrante ed è timbrata e firmata dal segretario generale della giunta provinciale dott. Hermann Berger.</p>
<p>La relazione è stata redatta dall’ingegner Valentino Pagani, direttore della Ripartizione provinciale 10, Infrastrutture, nonché coordinatore unico del progetto dell’impianto di termovalorizzazione di Bolzano.</p>
<p>Quanto scrive l’ingegner Pagani lascia stupefatti:</p>
<p><em>Nel punto 2. l’ingegner Pagani scrive: “E’ stato verificato che le apparecchiature proposte dall’appaltatore non sono da ritenere sufficientemente sperimentate ed affidabili. <strong>Altre non soddisfano le prescrizioni del capitolato</strong>, non sono aggiornate allo standard odierno o non rispondono di referenze valide per la taglia di progetto. Le ditte fornitrici inoltre non riescono a fornire sufficienti referenze o non dispongono di specifica specializzazione in questo”.</em></p>
<p>Dopo aver detto che <em>“punto cruciale di questo impianto è il sistema di combustione rifiuti-caldaia”</em>, il dott. Pagani spiega che esso <em>“dovrebbe prevedere un sistema misto aria-acqua, o solamente ad aria. L’appaltatore ha offerto invece un sistema di raffreddamento solo ad acqua”. </em></p>
<p>Anche <em>“il rivestimento in refrattario proposto dall’impresa appaltatrice non corrisponde allo stato attuale dell’arte.Lo stesso vale per la costruzione del carroponte per l’immondizia e le scorie (…) Il fornitore proposto dall’impresa appaltatrice non vanta alcuna referenza specifica nel settore”.</em></p>
<p>Considerazioni simili sono fatte anche sui bruciatori, mentre <em>“per i trasportatori a catena  <strong>l’impresa non ha rispettato l’ordine di grandezza previsto in capitolato</strong>”.</em></p>
<p>Tutte queste voci hanno comportato un aumento dei costi di € <strong>9.566.000.</strong></p>
<p>Nel punto 3. della relazione si legge l’elenco delle <em>“opere che sono state stralciate dal progetto prima dell’appalto. Per il completamento dell’impianto è ragionevole reintegrare le stesse tra le opere da realizzare”</em>. Si tratta del trasportatore balle e dell’impianto compattazione rifiuti. Il tutto per un maggior costo di <strong>€ 1.334.000</strong>.</p>
<p>C’è da domandarsi perché tali opere siano state stralciate dall’appalto, quando esse sono tanto indispensabili da doverle reintrodurre successivamente.</p>
<p>Ma anche il punto 1. della relazione lascia qualche dubbio: esso prevede maggiori spese (<strong>€ 1.530.700</strong>) per una serie di opere <em>“non previste né prevedibili dal progetto”</em>. Ma che non fossero prevedibili appare assai dubitabile, trattandosi di circostanze ben evidenti fin dall’inizio a chiunque volesse realizzare nell’area un nuovo impianto: come la tubazione del gas a margine dell’area di cantiere, le due linee elettriche interrate dell’Ae, il canale di scarico acque, la nuova fondazione per il traliccio Ae. E sorprende anche che i resti di amianto e i materiali inquinati da fluoruri trovati nel terreno non fossero stati individuati già nella fase di studio preparatoria al progetto e al bando di gara.</p>
<p>Nella conclusione della relazione, infine, si indicano <strong>€ 4.494.178,17</strong> <em>“necessari per l’adeguamento delle spese tecniche”</em>. Di che cosa si tratti, lo ha spiegato lo stesso assessore Florian Mussner nella risposta data all’interrogazione nr. 572/09 del gruppo Verde: <em>“Per la voce direzione lavori è stato adeguato l’importo di € 4.494.178,17 che non era stato interamente previsto”. </em></p>
<p>Risulta alquanto singolare la circostanza di una gara d’appalto che non preveda un importo, come la direzione lavori, che risponde a precisi criteri obbiettivi rigorosamente prevedibili fin dall’inizio.</p>
<p>E’ evidente dunque, per ammissione della stessa Giunta provinciale che fa propria la  relazione Pagani, che:</p>
<ol>
<li>L’ATI che ha vinto la gara non ha      offerto un progetto all’altezza di quanto era richiesto per un’opera delicatissima      come un inceneritore e per certi aspetti non rispettoso del capitolato      d’appalto.</li>
<li>Una serie di voci di costo, per quanto      indispensabili e – a parere di chi scrive – prevedibili fin dall’inizio,      non erano state considerate o erano state stralciate prima della gara e      sono state reintrodotte a posteriori.</li>
</ol>
<p>Questi due fattori hanno portato alla necessità di rivedere le caratteristiche del progetto vincitore e alla variante di costo di € <strong>19.467.948,17 </strong>decisa dalla Giunta provinciale nel settembre 2009.</p>
<p>Le domande che ci siamo però fatti sono due:</p>
<ol>
<li>Come può aver vinto la gara d’appalto      un’offerta non all’altezza di quanto richiesto?</li>
<li>Macchinari e tecnologia, che      soddisfacevano il capitolato d’appalto, non offerte dai vincitori della      gara e la cui adozione ha portato alla variante di prezzi di € <strong>19.467.948,17</strong>, era già disponibile      e presente sul mercato al momento della gara d’appalto stessa? E’ chiaro      che, se lo era, non si capisce come possa aver vinto l’appalto un progetto      che non la contemplava.</li>
</ol>
<p>Per avere una risposta a queste due domande abbiamo presentato in quanto consiglieri provinciali due distinte interrogazioni alla Giunta provinciale, la quale ci ha dato risposte assai significative. Ne indichiamo di seguito i punti salienti.</p>
<p><strong>Interrogazione 572/09, Risposta del 25 agosto 2009 firmata dall’assessore Florian Mussner.</strong></p>
<p><strong>Al punto 7</strong>, l’assessore conferma che <em>“il sistema combustione rifiuti-caldaia era noto e già disponibile sul mercato all’epoca della stima di progetto e rientrava, come indicazioni generali, nelle caratteristiche previste dal progetto”.</em></p>
<p><strong>Al punto 9 </strong>l’assessore elenca una serie di macchine oggetto di variante: <em>“rivestimento in refrattario ritrurato per la camera di combustione, carriponte rifiuti, carroponte scorie, scambiatore di calore fumi/fumi, bruciatori di accensione e di mantenimento, trasportatori a catena”.</em></p>
<p><strong>Al punto 10</strong> l’assessore conferma che <em>“Tutti i macchinari indicati al punto 9 erano disponibili sul mercato ai tempi della stesura del progetto e, come già segnalato, le loro caratteristiche rientravano in quelle prescritte”.</em></p>
<p><strong>Al punto 11</strong> l’assessore elenca i macchinari <em>“inseriti ex novo nella variante: trasportatore balle e impianto di compattazione rifiuti”</em>. Al punto 12 l’assessore conferma che “<em>tutti i macchinari</em> <em>indicati al punto 11 erano disponibili sul mercato ai tempi della stesura del progetto”.</em></p>
<p>Dunque un fatto è accertato: la tecnologia ora richiesta dalla variante di € <strong>19.467.948,17</strong>, decisa DOPO l’aggiudicazione dell’appalto, era già prevista, presente e disponibile ai tempi della gara. Resta dunque da chiedersi perché ha vinto un’offerta che tale tecnologia non prevedeva.</p>
<p><strong>Interrogazione 546/09, risposta del 25 agosto 2009 firmata dagli assessori Florian Mussner e Michl Laimer.</strong></p>
<p>In questa interrogazione era focalizzata soprattutto la questione del perché abbia vinto la gara un progetto non adeguato.</p>
<p>La risposta arriva al punto 5: <em>“In sede di aggiudicazione </em>– scrivono i due assessori –<em> non era possibile adottare un sistema diverso da quello offerto. La gara di appalto che ha visto l’affidamento dei lavori all’unico concorrente che ha presentato l’offerta ha evidentemente limitato la possibilità e disponibilità di scelta da parte dell’autorità di gara”.</em></p>
<p>La questione dunque è legata al fatto che alla gara abbia partecipato un solo concorrente (tesi ribadita in altri punti dell’interrogazione, come in altri punti della interrogazione precedentemente citata) e che dunque la scelta non era tra il progetto migliore tra diversi, ma un prendere o lasciare di fronte a una sola offerta. La Provincia ha deciso di prendere, salvo poi dover fare una variante di € <strong>19.467.948,17 </strong>per rimediare alle carenze tecniche del progetto vincitore.</p>
<p>Non sappiamo se questa fosse una scelta obbligata. Ci domandiamo per esempio se non fosse più opportuno, per tutelare l’interesse pubblico, decidere di rifare la gara d’appalto, visto che l’unico concorrente non aveva presentato un progetto pienamente soddisfacente.</p>
<p>Ci parrebbe anche opportuno capire perché e come, dopo un itinerario molto tormentato, sia rimasta in campo una sola offerta.</p>
<p><strong>Per tutti questi motivi,</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>i sottoscritti consiglieri provinciali invitano codesta Procura regionale presso la Corte dei Conti ad accertare se nel sopra descritto caso dell’appalto per il termovalorizzatore di Bolzano si sia verificato un danno erariale e se ci siano gli estremi per procedere di conseguenza.</p>
<p>I sottoscritti chiedono di essere informati sugli eventuali sviluppi degli accertamenti che codesta Procura vorrà intraprendere.</p>
<p>Con distinti saluti, i consiglieri provinciali</p>
<p>Riccardo Dello Sbarba</p>
<p>Hans Heiss</p>
<p>Bolzano, 14.10.09</p>
<p>Si allega:</p>
<ol>
<li>Emendamento al Dlp nr. 41/09 che      introduce il nuovo articolo 16      della LP nr. 1/2009 “Realizzazione del termovalorizzatore dei rifiuti      residui”” con previsione di costo portata a € 117.915.950.</li>
</ol>
<ol>
<li>Deliberazione della Giunta provinciale      nr. 2245, del 7 settembre 2009: <em>“Impianto      di termovalorizzazione di rifiuti residui in Bolzano. Variazione delle      caratteristiche tecniche e del costo complessivo dell’opera da € </em><em>98.448.000,00 a</em><em> € </em><em>117.915.948,17”</em>.<strong> </strong></li>
</ol>
<ol>
<li>Interrogazione 572/09 e risposta del      25 agosto 2009 firmata dall’assessore Florian Mussner.<strong> </strong></li>
</ol>
<p><strong> </strong></p>
<ol>
<li>Interrogazione 546/09, risposta del 25      agosto 2009 firmata dagli assessori Florian Mussner e Michl Laimer.</li>
</ol>
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		<item>
		<title>Hofer e sangiovese</title>
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		<comments>http://riccardodellosbarba.wordpress.com/2009/09/23/hofer-e-sangiovese/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 23 Sep 2009 09:03:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo Dello Sbarba</dc:creator>
				<category><![CDATA[convivenza]]></category>

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		<description><![CDATA[Al Sandwirt, l&#8217;osteria di Andreas Hofer a San Leonardo in Passiria,  abbiamo scoperto un vino celebrativo molto particolare. Qui spiego a Eva Lichtemberger, europarlamentare dei Verdi austriaci, il segreto del vino patriottico. Con un po&#8217; d&#8217;ironia, che i gestori del locale ci perdoneranno&#8230;
 

Beim Sandwirt im Passeirer haben wir einen besonderen Wein entdeckt. Hier [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=riccardodellosbarba.wordpress.com&blog=3404516&post=1293&subd=riccardodellosbarba&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><strong>Al Sandwirt, l&#8217;osteria di Andreas Hofer a San Leonardo in Passiria,  abbiamo scoperto un vino celebrativo molto particolare. Qui spiego a Eva Lichtemberger, europarlamentare dei Verdi austriaci, il segreto del vino patriottico. Con un po&#8217; d&#8217;ironia, che i gestori del locale ci perdoneranno&#8230;</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://riccardodellosbarba.wordpress.com/2009/09/23/hofer-e-sangiovese/"><img src="http://img.youtube.com/vi/ki4byPZW0Io/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
<p><strong>Beim Sandwirt im Passeirer haben wir einen besonderen Wein entdeckt. Hier erkläre ich meiner Freundin Eva Lichtenberger, Europa-Abgeordnete der österreichischen Grünen, wo das Geheimnis liegt&#8230;</strong></p>
<p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://riccardodellosbarba.wordpress.com/2009/09/23/hofer-e-sangiovese/"><img src="http://img.youtube.com/vi/UURKqxUydKc/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
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<p class="MsoNormal">Beim Sandwirt im Passeirer haben wir einen besonderen Wein entdeckt. Hier erkläre ich meiner Freundin Eva Lichtenberger, Europa-Abgeordnete der österreichischen Grünen, wo das Geheimnis liegt&#8230;</p>
</div>
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	</item>
		<item>
		<title>Il Tirolo che non marcia</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Sep 2009 10:12:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo Dello Sbarba</dc:creator>
				<category><![CDATA[Selbstbestimmung]]></category>
		<category><![CDATA[convivenza]]></category>

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		<description><![CDATA[
Vado o non vado? Mentre rigiro tra le mani l’invito per la grandiosa parata hoferiana di Innsbruck, arriva il suggerimento dell’amico Florian: “Per la chiesa – ammonisce – la messa del sabato vale anche per la domenica!”
Così, dato che io sabato festeggio tra la Passiria e Merano  il Tirolo alternativo, mi posso ritenere dispensato [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=riccardodellosbarba.wordpress.com&blog=3404516&post=1286&subd=riccardodellosbarba&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://riccardodellosbarba.files.wordpress.com/2009/09/gedenkjahr091.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1288" title="gedenkjahr09" src="http://riccardodellosbarba.files.wordpress.com/2009/09/gedenkjahr091.jpg?w=500&#038;h=333" alt="gedenkjahr09" width="500" height="333" /></a></p>
<p><strong>Vado o non vado? Mentre rigiro tra le mani l’invito per la grandiosa parata hoferiana di Innsbruck, arriva il suggerimento dell’amico Florian: “Per la chiesa – ammonisce – la messa del sabato vale anche per la domenica!”</strong></p>
<p><strong>Così, dato che io sabato festeggio tra la Passiria e Merano  il Tirolo alternativo, mi posso ritenere dispensato dalla marcia domenicale a Innsbruck.</strong></p>
<p>Del resto, cosa ci andrei a fare? Non è per quelli come me che è pensata la pomposa sfilata. Quello non è il Tirolo che amo: colorato, terra di mezzo, d’incontri e di mescolamenti.</p>
<p>A Innsbruck sfilerà invece il Tirolo delle identità granitiche, il Tirolo da Kufstein a Borghetto che marcia a passo cadenzato, orgoglioso di una “tirolesità” che mescola patriottismo e promozione turistica. Sarà il Tirolo cui si è ammessi solo in uniforme tradizionale, e a dare il ritmo saranno gli Schützen dalla cadenza militaresca. Che ci farei io, lassù sulla tribuna, se non l’imbarazzata foglia di fico per uno spettacolo che non mi prevede?</p>
<p><span id="more-1286"></span></p>
<p>Alle 21 salve di cannone dal Berg Isel e alle scariche in aria degli schioppi mi tremerebbe il cuore. E al momento di cantare l’inno tirolese (“Zu Mantua in Banden, der treue Hofer war….“) rincorrerei con le labbra qualche strofa: gli inni nazionali non mi sono mai entrati in testa, quello italiano compreso, figuriamoci quello hoferiano.</p>
<p>Non starei a mio agio su quella tribuna d’onore dove, davanti all’esercito domestico che ci sfila ai piedi, i vertici delle tre province giocano a fare i Principi con la corte. E dove il gran maestro di cerimonia, il conservatore Andreas Kohl, mette nella stessa minestra autonomia e autodeterminazione (vedi l’opuscolo della festa) e autorizza gli Schützen sudtirolesi a marciare in nome del “Los von Rom” e della “Selbstbestimmung”. Anno Nove: ma di quale secolo?</p>
<p>Allora meglio il mio “altro Tirolo” del sabato, in Passiria e a Merano. Il Tirolo che incontra Baviera, Francia e Sassonia e con quei “nemici” di allora stringe un patto di pace e di futuro, in un’Europa senza sangue, senza confini, senza barriere, senza fili spinati, senza esclusioni, senza uniformi, senza inni nazionali.</p>
<p>Allora preferisco l’Andreas Hofer del mio sabato in val Passiria, non quello di bronzo dei monumenti, ma l’uomo Hofer del suo Sandwirt e della bella mostra che lo racconta. l’Hofer eroe a sua insaputa, trascinato per dieci mesi da avvenimenti più grandi di lui, l’uomo che cerca di assumersi come può l’immensa responsabilità che gli è gettata addosso, che cade, si rialza, si dispera, vacilla, mentre Vienna lo usa, lo illude e poi lo abbandona in nome della ragion di stato. E’ l’Hofer che ci somiglia, a cui vorremmo accarezzare i capelli la notte prima dell’esecuzione.</p>
<p>E allora è meglio la festa della convivenza del mio sabato sera a Merano, incontro di persone di tutte le lingue, di donne e uomini liberi nel vestire e nel parlare, nel ballare e nel far musica. Una festa a questa meravigliosa terra tra i monti e alle sfide del suo futuro. Come impedire che la crisi alimenti ingiustizia, esclusione e razzismo. Come promuovere uguaglianza e giustizia sociale. Come proteggere la nostra eccezionale natura, la sua straordinaria biodiversità, i paesaggi unici al mondo, il clima indispensabile alla vita sul pianeta.</p>
<p>Una festa, la nostra all’”altro Tirolo”, conclusa con le note di Fabrizio de Andrè, di cui ricorrono i 10 anni dalla morte (1999), suonate dalla band di Andrea Maffei. E dalle poesie di Norbert C. Kaser, il poeta che voleva “fare arrosto l’aquila tirolese”, cantate da Benno Simma per ricordare i  40 anni (1969) della “Brixner Rede”, l’ esordio del giovanissimo ribelle.</p>
<p>Una festa per riflettere sulla nostra responsabilità verso l’universo mondo. E per ricordarci che l’”Anno Nove” non è solo Hofer.</p>
<p><em>(Pubblicato oggi, domenica 20 settembre, sul giornale Alto Adige)</em></p>
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			<media:title type="html">Riccardo Dello Sbarba</media:title>
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			<media:title type="html">gedenkjahr09</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>Avs e Cai, fare pace</title>
		<link>http://riccardodellosbarba.wordpress.com/2009/09/14/avs-e-cai-fare-pace/</link>
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		<pubDate>Mon, 14 Sep 2009 15:02:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo Dello Sbarba</dc:creator>
				<category><![CDATA[bilinguismo]]></category>
		<category><![CDATA[convivenza]]></category>

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		<description><![CDATA[
SEGNALETICA DI MONTAGNA: Avs, Cai e associazioni turistiche sono obbligati al bilinguismo, poiché esercitano questa funzione come concessionari di servizio di pubblico interesse loro delegato dalla Provincia.
QUESTA MATTINA ABBIAMO PRESENTATO UN DOSSIER IN CUI SONO  DOCUMENTATE LE CIFRE (1,5 MILIONI IN 5 ANNI), LE  LEGGI, GLI EQUIVOCI E LE BUGIE DELLA POLITICA, CHE HA LASCIATO [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=riccardodellosbarba.wordpress.com&blog=3404516&post=1280&subd=riccardodellosbarba&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://riccardodellosbarba.files.wordpress.com/2009/09/cartelli.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1281" title="CARTELLI" src="http://riccardodellosbarba.files.wordpress.com/2009/09/cartelli.jpg?w=250&#038;h=250" alt="CARTELLI" width="250" height="250" /></a></p>
<p><strong>SEGNALETICA DI MONTAGNA: Avs, Cai e associazioni turistiche sono obbligati al bilinguismo, poiché esercitano questa funzione come concessionari di servizio di pubblico interesse loro delegato dalla Provincia.</strong></p>
<p><strong>QUESTA MATTINA ABBIAMO PRESENTATO UN DOSSIER IN CUI SONO  DOCUMENTATE LE CIFRE (1,5 MILIONI IN 5 ANNI), LE  LEGGI, GLI EQUIVOCI E LE BUGIE DELLA POLITICA, CHE HA LASCIATO FARE FACENDO FINTA DI NON VEDERE E GETTANDO CENTINAIA DI VOLONTARI E AMANTI DELLA MONTAGNA DI CAI E AVS IN UN&#8217;ASSURDA GUERRA DEI CARTELLI.</strong></p>
<p><span id="more-1280"></span></p>
<p style="text-align:center;"><strong>MONTAGNA, BASTA GUERRE DEI CARTELLI</strong></p>
<p>Nell’attuale dibattito sulla segnaletica di montagna troppi hanno giocato sull’equivoco. Una soluzione equilibrata deve invece basarsi su fatti, norme e cifre precise. Noi Verdi abbiamo svolto un’accurata ricerca e i risultati non lasciano dubbi.</p>
<p>Intanto, quindi, eliminiamo gli equivoci:</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Primo equivoco:</strong><strong> </strong>il problema centrale <span style="text-decoration:underline;">non</span> è la toponomastica. Non tradurre “Europäischer Fernwanderweg“, “Bushaltestelle”, “Kastanienweg“, “Alm”, Hütte” con i termini italiani „Sentiero europeo“, “Fermata autobus”, “Sentiero delle castagne”, “malga”, rifugio” non è una violazione delle norme sulla toponomastica, ma una violazione  della norma d’attuazione dello Statuto di Autonomia <span style="text-decoration:underline;">sull’uso congiunto e paritetico delle lingue</span> (DPR nr. 574 del 15 luglio 1988) varato – non dimentichiamolo &#8211; a tutela innanzitutto della lingua tedesca (parificata all’italiano lingua dello stato).</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Secondo equivoco</strong><strong>: </strong>il problema <span style="text-decoration:underline;">non</span> è se nel progetto europeo “rete dei sentieri alpini” sia compresa l’istallazione della segnaletica sul terreno. Il problema non è neppure se i cartelli si trovano su terreno privato o pubblico. Tutti questi sono argomenti (volutamente?) fuorvianti.</p>
<p><strong>Il punto centrale è invece che Cai, Avs e associazioni turistiche curano la segnaletica di montagna in quanto la Provincia ha delegato loro, con due leggi provinciali, questa funzione che spetterebbe alla stessa Provincia. Per svolgere questa funzione Cai e Avs ricevono regolari finanziamenti (la cui entità documentiamo più sotto). Di conseguenza, Cai ed Avs si trovano nella posizione di “<span style="text-decoration:underline;">concessionari di un servizio di pubblico interesse</span>” e come tali sono obbligati a rispettare le norme che anche la Provincia nei suoi atti deve rispettare, tra cui innanzitutto la norma d’attuazione sull’uso congiunto e paritetico delle lingue e, per i toponimi, quanto previsto all’articolo 8 comma 2, dello Statuto di autonomia.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Esaminiamo meglio la normativa ricordata.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p align="center"><strong>PRIMO PUNTO</strong></p>
<p align="center"><strong>CAI E AVS CURANO </strong><strong>LA SEGNALETICA DI MONTAGNA</strong><strong> IN QUANTO </strong><strong>LA PROVINCIA HA DELEGATO</strong><strong> LORO QUESTA FUNZIONE, IN BASE A UNA LEGGE PROVINCIALE E CON ADEGUIATI FINANZIAMENTI.</strong></p>
<p>Ciò avviene in base a due leggi:</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Legge provinciale nr. 33 del 13 dicembre 1991, “Ordinamento delle guide alpine”.</strong></p>
<p>All’articolo 26, comma 1, è scritto:</p>
<p><em>“La Giunta provinciale è autorizzata a concedere alle associazioni alpinistiche Avs e Cai sovvenzioni annue forfettarie per le spese di manutenzione di modesta entità dei rifugi, dei sentieri e degli itinerari alpini”.</em></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong>Legge provinciale nr. 22 del 7 giugno 1982, “Disciplina dei rifugi alpini e provvidenze a favore del patrimonio alpinistico provinciale”.</strong></p>
<p>All’articolo 10, comma 1, è scritto:</p>
<p><em>“Art. 10</em></p>
<p><em>1. Al fine di migliorare e incrementare il patrimonio alpinistico nell’ambito della provincia, la Giunta provinciale è autorizzata a concedere contributi per le seguenti iniziative (…): </em></p>
<p><em>d) la costruzione, la manutenzione, il miglioramento e la segnalazione dei sentieri alpini (…)”.</em></p>
<p>Nello stesso articolo, al comma 3:</p>
<p><em>“3. Le attività di cui al precedente comma possono essere affidate all’Alpenverein Südtirol (Avs), al Club Alpino Italiano (Cai), sezione </em><em>Alto  Adige,</em><em> o ad altri istituti, enti, associazioni e organizzazioni ai quali l’Amministrazione provinciale potrà rifondere in tutto o in parte le spese sostenute”.</em></p>
<p>In altri articoli la stessa legge determina criteri per le domande di contributo e i versamenti.</p>
<p>Tale versamenti si sono in effetti verificati puntualmente ogni anno e sono stati deliberati in base alle due leggi ricordate (la legge provinciale nr. 22 del 7 giugno 1982, articolo 10, comma 1, e la legge provinciale nr. 33 del 13 dicembre 1991, articolo 26).</p>
<p>Ecco un prospetto degli anni dal 2004 ad oggi:</p>
<table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0" width="393">
<tbody>
<tr>
<td colspan="4" width="393" valign="bottom">
<p align="center">CONTRIBUTI   DELLA PROVINCIA, RIP. TURISMO</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td colspan="4" width="393" valign="bottom">
<p align="center">IN BASE ALLE   LEGGI PROVINCIALI</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td colspan="4" width="393" valign="bottom">
<p align="center">22/1982 ART.10 C. 1 E 33/1991   ART.26</p>
<p align="center">
</td>
</tr>
<tr>
<td width="111" valign="bottom"></td>
<td width="99" valign="bottom">
<p align="center"><strong>AVS</strong></p>
</td>
<td width="84" valign="bottom">
<p align="center"><strong>CAI</strong></p>
</td>
<td width="99" valign="bottom">
<p align="center">
</td>
</tr>
<tr>
<td width="111" valign="bottom"></td>
<td width="99" valign="bottom">
<p align="center">
</td>
<td width="84" valign="bottom">
<p align="center">
</td>
<td width="99" valign="bottom">
<p align="center">totale</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="111" valign="bottom">
<p align="center">2009 (1.sem)</p>
</td>
<td width="99" valign="bottom">
<p align="center">€ 69.025</p>
</td>
<td width="84" valign="bottom">
<p align="center">€ 21.450</p>
</td>
<td width="99" valign="bottom">
<p align="center">€ 90.475</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="111" valign="bottom">
<p align="right">2008</p>
</td>
<td width="99" valign="bottom">
<p align="center">€ 278.600</p>
</td>
<td width="84" valign="bottom">
<p align="center">€ 29.900</p>
</td>
<td width="99" valign="bottom">
<p align="center">€ 308.500</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="111" valign="bottom">
<p align="right">2007</p>
</td>
<td width="99" valign="bottom">
<p align="center">€ 316.500</p>
</td>
<td width="84" valign="bottom">
<p align="center">€ 107.021</p>
</td>
<td width="99" valign="bottom">
<p align="center">€ 423.521</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="111" valign="bottom">
<p align="right">2006</p>
</td>
<td width="99" valign="bottom">
<p align="center">€ 135.800</p>
</td>
<td width="84" valign="bottom">
<p align="center">€ 10.500</p>
</td>
<td width="99" valign="bottom">
<p align="center">€ 146.300</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="111" valign="bottom">
<p align="right">2005</p>
</td>
<td width="99" valign="bottom">
<p align="center">€ 239.418</p>
</td>
<td width="84" valign="bottom">
<p align="center">€ 12.600</p>
</td>
<td width="99" valign="bottom">
<p align="center">€ 252.018</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="111" valign="bottom">
<p align="right">2004</p>
</td>
<td width="99" valign="bottom">
<p align="center">€ 135.000</p>
</td>
<td width="84" valign="bottom">
<p align="center">€ 64.306</p>
</td>
<td width="99" valign="bottom">
<p align="center">€ 199.306</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="111" valign="bottom">
<p align="right"><strong>totale</strong></p>
</td>
<td width="99" valign="bottom">
<p align="center"><strong>€ 1.174.343</strong></p>
</td>
<td width="84" valign="bottom">
<p align="center"><strong>€ 245.777</strong></p>
</td>
<td width="99" valign="bottom">
<p align="center"><strong>€ 1.420.120</strong></p>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>E’ dimostrato così che la manutenzione dei sentieri, segnaletica inclusa, è delegata dalla Provincia a Cai e Avs, e a loro finanziata, in base a due leggi provinciali. Si tratta ora di capire quale sia la posizione giuridica, e i doveri conseguenti, delle due associazioni nell’esecuzione di questa funzione delegata.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p align="center"><strong>SECONDO PUNTO</strong></p>
<p align="center"><strong>CAI E AVS SONO CONCESSIONARI DI SERVIZI DI PUBBLICO INTERESSE E HANNO L’OBBLIGO DI RISPETTARE </strong><strong>LA NORMA D</strong><strong>’ATTUAZIONE DELLO STATUTO SULL’USO CONGIUNTO E PARITETICO DELLE LINGUE.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Ogni volta che la Provincia deleghi funzioni sue proprie a altri enti o soggetti pubblici o privati, questi si trovano nella posizione giuridica di “concessionari di servizio pubblico”, e con essi deve esistere una sorta di “contratto di servizio” (in quale forma andrà verificato) che definisce funzioni e obblighi del concessionario. Tra questi, c’è l’uso congiunto e paritetico delle lingue.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Norma di attuazione dello Statuto speciale della regione Trentino </strong><strong>Alto Adige in</strong><strong> materia di uso della lingua tedesca e della lingua ladina nei rapporti dei cittadini con la pubblica amministrazione e nei procedimenti giudiziari, DPR nr. 574 del 15 luglio 1988</strong><strong> </strong></p>
<p>La norma, come dice il titolo, è fatta per garantire la parificazione delle lingue della minoranza all’italiano lingua nazionale. Essa prevede l’uso contemporaneo e paritetico delle due o delle tre lingue in tutti gli atti della pubblica amministrazione e nei rapporti con la cittadinanza.</p>
<p>In particolare, l’articolo 2 e l’articolo 3:</p>
<p><em>Art. 2 </em></p>
<p><em>Presso<span style="text-decoration:underline;"> i concessionari di servizi di pubblico interesse</span> svolti in provincia di Bolzano l&#8217;attività deve essere organizzata in modo che sia garantito l&#8217;uso delle due lingue italiano e tedesca secondo le norme del presente decreto.  (…)</em></p>
<p><em> Ai fini del presente decreto <span style="text-decoration:underline;">sono concessionari di servizi di pubblico interesse i soggetti che gestiscono servizi che rientrano ne</span></em><em><span style="text-decoration:underline;">lle attribuzioni o nella disponibilità di enti pubblici, </span>nonché quelli in atto ad essi equiparati (…).</em></p>
<p><em>Art. 3</em></p>
<p><em>Gli organi, gli uffici e i concessionari indicati nell&#8217;art. 1 devono predisporre o adeguare le strutture organizzative al fine di consentire l&#8217;uso dell&#8217;una e dell&#8217;altra lingua.</em></p>
<p>Quale sia il campo di applicazione del bilinguismo lo spiega l’articolo 4:</p>
<p><em>Art 4. </em></p>
<p><em>(…) <span style="text-decoration:underline;">L’uso congiunto delle lingue italiana e tedesca</span> da parte degli organi, uffici e concessionari di cui all’art. 1, <span style="text-decoration:underline;">è prescritto per gli atti destinati alla generalità dei cittadini</span>, per gli atti individuali destinati ad uso pubblico e per gli atti destinati a pluralità di uffici. </em></p>
<p><em>A tal fine sono considerati: </em></p>
<p><em>a) atti destinati alla generalità dei cittadini, <span style="text-decoration:underline;">quelli che siano diretti ad una pluralità indeterminata di destinatari </span>(…).</em></p>
<p><em> </em></p>
<p>Non c’è dubbio che la segnaletica di montagna rientri in questo genere di <em>atti destinati alla generalità dei cittadini, diretti a una pluralità indeterminata di destinatari.</em><strong> </strong></p>
<p><strong>IN CONCLUSIONE: </strong><strong>Nel curare la segnaletica di montagna Cai e Avs (ma anche le associazioni turistiche) svolgono il ruolo di concessionari di servizio di pubblico interesse, delegato loro dalla Provincia e come tale finanziato. Nell’esecuzione di questo compito, essi sono tenuti a rispettare la norma di attuazione sull’uso paritetico e congiunto delle lingue. Ciò significa che ogni termine che compare sul cartello, diverso dal toponimo, (come malga, via, rifugio ecc…) deve essere riportato in tutte e due (tre) le lingue riconosciute in provincia di Bolzano.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p align="center"><strong>TERZO PUNTO</strong></p>
<p align="center"><strong>PER I TOPONIMI VALE QUANTO STABILITO DALLO STATUTO</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Chiarito che ogni termine che esista in entrambe (o tutte e tre) le lingue deve essere riportato in traduzione, affrontiamo l’ultimo problema, quello dei veri e propri toponimi. Si sono viste foto con cartelli che indicano Brixen ma non Bressanone, Jenesien ma non San Genesio.</p>
<p>Su questo punto vale il criterio precedente: chiunque sia concessionario di servizio di pubblico interesse deve rispettare le norme che deve rispettare l’ente delegate, in questo caso la Provincia. E per la Provincia vale quanto previsto dallo<strong> Statuto di autonomia, all’art. 8, comma 2:</strong></p>
<p><strong> </strong><em>Art. 8</em></p>
<p><em> </em><em>Le Province hanno la potestà di emanare norme legislative, (…) nelle seguenti materie (…):</em></p>
<p><em>2) toponomastica<span style="text-decoration:underline;">, fermo restando l’obbligo della bilinguità</span> nel territorio della provincia di Bolzano;</em></p>
<p><em> </em></p>
<p>Ne consegue che ogni toponimo deve essere riportato nelle due o tre lingue, sempre che esso esista. Finché non sarà approvata una legge provinciale sulla toponomastica, non è consentito a nessuno di dare una propria interpretazione (anticipando di fatto una legge che non c’è) della questione, distinguendo tra micro e macro, tra toponimi storici e inventati.</p>
<p><strong>Ciò non significa approvare tutte le traduzioni (spesso arbitrarie e non di rado ridicole) di Tolomei, ma chiedere il rispetto della legge. Se la politica vuole approvare una legge provinciale sulla toponomastica lo può fare; in mancanza di una legge, resta solo lo Statuto a regolare la materia.</strong></p>
<p><strong>Qualsiasi comportamento che unilateralmente non rispetti lo Statuto equivale a negare a questo o a quel gruppo linguistico il diritto di sentirsi a casa in </strong><strong>Alto  Adige –</strong><strong> Südtirol. E questo è inaccettabile.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p align="center"><strong>QUARTO PUNTO</strong></p>
<p align="center"><strong>CONCLUSIONI E RESPONSABILITA’</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>In questi giorni tanti volontari di Avs e Cai sono stati trascinati in una polemica etnica di cui loro sono le prime vittime. Il semplice volontario che si arrampica in quota per sistemare un cartello si sente umiliato da queste polemiche, la cui responsabilità è innanzitutto della politica provinciale e in parte anche dei vertici delle associazioni, che dovrebbero conoscere le leggi e le fonti di finanziamento di cui abbiamo parlato in questo dossier.</p>
<p>Per questo la responsabilità ricade innanzitutto sulla Giunta provinciale, alla quale domandiamo:</p>
<ol>
<li>Al momento di erogare i finanziamenti per la segnaletica di montagna, in base alle leggi nr. 22 del 7 giugno 1982 e nr. 33 del 13 dicembre 1991, ha stipulato la Giunta con Avs e Cai un “contratto di servizio” in cui fossero fissati criteri e obblighi derivanti dall’essere delegati a questo servizio di pubblico interesse?</li>
<li>Non si è accorta che la segnaletica istallata in diversi sentieri di montagna non rispettava le norme di legge?</li>
<li>Se non se n’è accorta, non ha peccato di mancato controllo?</li>
<li>E se invece se n’è accorta, perché non è intervenuta?</li>
<li>E ora, come intende intervenire la giunta provinciale per assicurare il ripristino della legalità?</li>
<li>Se la Giunta provinciale non ha stipulato un “contratto di servizio”, se non ha vigilato o se non ha fatto nulla pur sapendo, non tocca ora alla Giunta provinciale garantire la sostituzione dei cartelli già istallati coprendone le spese?</li>
</ol>
<p>Su questi punti noi Verdi abbiamo oggi presentato un’interrogazione in Consiglio provinciale.</p>
<p>Ai vertici dell’Avs, che al contrario delle migliaia di volontari dell’associazione avrebbero dovuto conoscere i loro obblighi di legge, chiediamo di riconoscere l’errore fatto e concordare con la Giunta provinciale un programma per ripristinare al più presto la legalità e far cessare questa assurda “guerra dei cartelli”.</p>
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		<title>Città divisa</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Sep 2009 14:35:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo Dello Sbarba</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bolzano Bozen Bulsan]]></category>
		<category><![CDATA[convivenza]]></category>

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		<description><![CDATA[BOLZANO &#8211; Festa del centro. Due mi mangiano vicino, sbevazzano e urlano: &#8220;odiamo i tedeschi, razza inutile e dannosa&#8221;. Vomito, mi alzo, giro.
Agli stand vedo solo associazioni di lingua tedesca, Pichler Rolle seduto nello stand più grande in piazza Walther si atteggia a sindaco di 1/3 di Bolzano. Non riconosco la mia città.
Gino di Stasio [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=riccardodellosbarba.wordpress.com&blog=3404516&post=1261&subd=riccardodellosbarba&ref=&feed=1" />]]></description>
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<p>Agli stand vedo solo associazioni di lingua tedesca, Pichler Rolle seduto nello stand più grande in piazza Walther si atteggia a sindaco di 1/3 di Bolzano. Non riconosco la mia città.</p>
<p>Gino di Stasio del Masetti racconta che le associazioni italiane si sono ritirate una dopo l&#8217;altra: erano ben nove quanche anno fa, ora sono rimaste solo in due.</p>
<p>Stessa sera: festa dei calabresi a Regina pacis e festa di via Resia in via Resia.  A ciascuno il suo ghetto.</p>
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		<title>Giustizia</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Sep 2009 13:58:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo Dello Sbarba</dc:creator>
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		<category><![CDATA[economia]]></category>
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		<description><![CDATA[EGARTNER DICHIARATO INELEGGIBILE
SENTENZA STORICA DEL TRIBUNALE DI BOLZANO
Oggi, venerdì 11 settembre 2009, ore 14.00
Il tribunale ha accolto il nostro ricorso. L’imprenditore Svp Christian Egartner (Wipptalerbau) era ineleggibile in quanto  presidente della società Conbau che esegue per la Provincia due grossi appalti: tunnel di Laives (32 milioni) e variante di Ora (22 milioni). Il tribunale accoglie [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=riccardodellosbarba.wordpress.com&blog=3404516&post=1252&subd=riccardodellosbarba&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><strong><a href="http://riccardodellosbarba.files.wordpress.com/2009/09/durni-egart.jpg"><img class="size-full wp-image-1253 alignleft" title="durni egart" src="http://riccardodellosbarba.files.wordpress.com/2009/09/durni-egart.jpg?w=192&#038;h=148" alt="durni egart" width="192" height="148" /></a>EGARTNER DICHIARATO INELEGGIBILE</strong></p>
<p><strong>SENTENZA STORICA DEL TRIBUNALE DI BOLZANO</strong></p>
<p>Oggi, venerdì 11 settembre 2009, ore 14.00</p>
<p>Il tribunale ha accolto il nostro ricorso. L’imprenditore Svp Christian Egartner (Wipptalerbau) era ineleggibile in quanto  presidente della società Conbau che esegue per la Provincia due grossi appalti: tunnel di Laives (32 milioni) e variante di Ora (22 milioni). Il tribunale accoglie le tesi della mia relazione (di minoranza) in Consiglio provinciale.</p>
<p>Per una volta è stato sconfitto il terzetto dei potenti: Egartner (il lobbista), Brandstätter (l’avvocato) e Durnwalder (il padrino politico).</p>
<p>Trovate qui tutta la storia e la documentazione: <a href="../2009/07/02/il-caso-egartner/">http://riccardodellosbarba.wordpress.com/2009/07/02/il-caso-egartner/</a></p>
Posted in convivenza, economia, politica  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/riccardodellosbarba.wordpress.com/1252/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/riccardodellosbarba.wordpress.com/1252/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/riccardodellosbarba.wordpress.com/1252/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/riccardodellosbarba.wordpress.com/1252/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/riccardodellosbarba.wordpress.com/1252/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/riccardodellosbarba.wordpress.com/1252/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/riccardodellosbarba.wordpress.com/1252/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/riccardodellosbarba.wordpress.com/1252/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/riccardodellosbarba.wordpress.com/1252/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/riccardodellosbarba.wordpress.com/1252/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=riccardodellosbarba.wordpress.com&blog=3404516&post=1252&subd=riccardodellosbarba&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Vade retro, Maroni</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Sep 2009 09:24:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo Dello Sbarba</dc:creator>
				<category><![CDATA[convivenza]]></category>

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		<description><![CDATA[
Questa mattina noi  Verdi abbiamo consegnato al Vescovo Golser una lettera aperta   sul suo incontro di domani col ministro Maroni. Gli abbiamo detto che  un ministro degli interni della Lega che  militarizza il Mediterraneo, teorizza i &#8220;respingimenti&#8221; e calpesta i diritti umani non può venire in Sudtirolo a insegnarci la convivenza e [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=riccardodellosbarba.wordpress.com&blog=3404516&post=1244&subd=riccardodellosbarba&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://riccardodellosbarba.files.wordpress.com/2009/09/foto2-vesc.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1245" title="foto2 vesc" src="http://riccardodellosbarba.files.wordpress.com/2009/09/foto2-vesc.jpg?w=300&#038;h=278" alt="foto2 vesc" width="300" height="278" /></a></p>
<p><strong>Questa mattina noi  Verdi abbiamo consegnato al Vescovo Golser una lettera aperta   sul suo incontro di domani col ministro Maroni. Gli abbiamo detto che  un ministro degli interni della Lega che  militarizza il Mediterraneo, teorizza i &#8220;respingimenti&#8221; e calpesta i diritti umani non può venire in Sudtirolo a insegnarci la convivenza e non può essere legittimato dalla Chiesa. Abbiamo messo in guardia il Vescovo contro i tentativi della Lega di strumentalizzarlo per gettare un ponte verso la Svp e il governo provinciale. Il Vescovo era consapevole dei rischi e mi è parso ben contento della nostra visita.</strong></p>
<p><strong>Di seguito il testo della nostra lettera in italiano e tedesco.</strong></p>
<p><span id="more-1244"></span></p>
<p><strong>Egregio signor Vescovo,</strong></p>
<p>abbiamo saputo dai giornali che Lei incontrerà a Bolzano l’11 settembre il ministro degli interni Roberto Maroni. L’incontro dovrebbe avvenire nell’ambito del cosiddetto “tavolo della convivenza”, che il ministro Maroni ha aperto nelle due precedenti visite a Bolzano. A spingere il ministro a chiederLe un colloquio personale a quattr’occhi sono state proprio le Sue dichiarazioni in occasione dell’ultimo incontro, tenutosi il 2 giugno. In quell’occasione, Lei ha fatto con forza appello alla pace tra i gruppi linguistici. Appello che ha molto impressionato l’opinione pubblica e il ministro stesso.</p>
<p>Noi Verdi non abbiamo partecipato a quell’incontro. Noi siamo convinti infatti che un rappresentante dello Stato, per di più un ministro degli Interni, non è la persona giusta a fare da mediatore sulle questioni della convivenza e dell’autonomia. I problemi aperti in questi campi – questa è la nostra convinzione – devono essere affrontati e risolti in sede locale, con sforzi congiunti e incontri sistematici tra i rappresentanti locali della politica, della società e della cultura di tutti i gruppi linguistici. In questo sta la vera autonomia: nell’essere in grado di costruire con le nostre proprie forze un chiaro “calendario operativo”, un’adeguata rappresentanza, e soprattutto una conduzione credibile e al di sopra delle parti dei colloqui che sono necessari.</p>
<p>Gli avvenimenti delle ultime settimane ci hanno rafforzato in questa convinzione, soprattutto considerando la politica perseguita da Roberto Maroni come ministro degli interni, come parte del governo Berlusconi e come uno dei massimi dirigenti della Lega Nord. In questo triplice ruolo, il ministro Maroni è stato tutt’altro che un portatore di pace e convivenza in Italia e nel mondo, in particolare in quella parte così sensibile e drammatica del mondo che è il bacino del Mediterraneo.</p>
<p>Nel suo triplice ruolo il ministro Maroni ha avuto una funzione determinante nella proposizione prima, nell’approvazione poi e nella gestione infine, di quel “pacchetto sicurezza” che ha come evidenti conseguenze la disumanità, la discriminazione e l’invito ai cittadini a farsi giustizia da soli.  I 73 immigrati somali lasciati annegare nel Mediterraneo nell’indifferenza di governi, autorità di polizia e semplici cittadini che li hanno avvistati in mare e non soccorsi – per timore di venire accusati di “immigrazione clandestina” – sono solo le ultime vittime di una sciagurata politica che ha voltato le spalle a ogni sentimento di solidarietà e alle responsabilità che ogni paese europeo dovrebbe sentire verso persone provenienti da terre per secoli depauperate da un dissennato dominio coloniale, cui anche l’Italia ha partecipato e che non può dimenticare.</p>
<p>Il ministro dell’Interno Maroni si è particolarmente distinto per lo zelo con cui ha applicato la politica del pugno duro contro gli immigrati voluta dall’attuale governo italiano, per il modo in cui ha rivendicato come suo merito l’azione di “respingimento” dei disperati del mare, per come ha più volte respinto gli appelli all’umanità che gli venivano rivolti sia dalle istituzioni internazionali che da tanta parte dello stesso mondo cattolico.</p>
<p>Si tratta di una politica che ha ben poco a che fare con i valori su cui si fonda la odierna civiltà europea. Il moto “syn-insieme” su cui si basa il Suo episcopato e quello del suo predecessore, è anni luce lontano dai valori e dalla politica perseguita dal ministro Maroni e dall’attuale governo, contro cui si è alzata l’autorevole voce dell’intera Chiesa cattolica.</p>
<p>Questa politica non incoraggia né “l’unire”, né “il riconciliare”, ma fomenta piuttosto il “dividere”, lo “spaccare”, il “discriminare”. Discriminare in regioni d’Italia “buone e cattive”, in persone di prima e seconda classe.</p>
<p>Agli appelli della Chiesa, il ministro e capo della Lega Umberto Bossi ha risposto: “Si risparmino gli appelli umanitari, noi non ne abbiamo bisogno”.</p>
<p>In questa situazione, avendo davanti un tale interlocutore, noi siamo sicuri signor Vescovo che Lei saprà trovare nei confronti del ministro cortesi ma inequivocabili parole: Lei ha infatti l’occasione di rendere chiaro al ministro che la sua politica inumana non può in nessun modo risolvere la sfida dell’immigrazione e della disuguaglianza tra diverse aree del pianeta, ma solo infliggere ai più poveri ulteriori povertà e sofferenze. E siamo certi che Lei, signor Vescovo, saprà dire chiaro al ministro che lui, il suo governo e il suo partito non sono i soggetti giusti per contribuire alla pace in Alto Adige. Il tono fermo e persuasivo che Lei signor Vescovo ha saputo usare nei primi mesi del Suo episcopato, e che ha sollevato l’entusiasmo di così tante persone, può far capire al Ministro e alla stessa opinione pubblica altoatesina che un valore fondamentale della nostra terra è la varietà di lingue e che la riuscita convivenza tra i gruppi linguistici e le diverse culture – compresi i nuovi cittadini arrivati qui da tutto il mondo – costituisce l’impegno principale anche della Chiesa.</p>
<p>Anche se per noi Verdi la divisione tra Stato e Chiesa è fondamentale; e anche se per le “radici cristiane”, pur importanti, non sono le uniche fondamenta della civiltà europea, pur tuttavia  hanno destato in noi una grandissima speranza le parole, l’impegno e i toni che Lei signor Vescovo ha saputo trovare nel suo nuovo impegnativo compito. La Sua forza di convinzione e la Sua chiara presa di posizione per i beni supremi del dialogo e della convivenza costituiscono una forma di “moral suasion” di cui la nostra terra e le persone che ci vivono hanno assolutamente bisogno.</p>
<p>Sepp Kusstatscher                                                             Riccardo Dello Sbarba</p>
<p>Brigitte Foppa                                                                     Hans Heiss</p>
<p>Portavoci dei  Grünen/Verdi/Verc                          Consiglieri provinciali</p>
<p><strong>Sehr geehrter Herr Bischof,</strong></p>
<p>wir entnehmen den Medien, dass Sie am 11. September 2009 mit Innenminister Maroni in Bozen zu einem Gespräch zusammentreffen werden. Die Begegnung soll im Rahmen des sog. „Tisches des Zusammenlebens“ erfolgen, den Minister Maroni bei seinen zweimaligen Aufenthalten in Bozen eröffnet hat.</p>
<p>Ihre Stellungnahme beim letzten Treffen am 2. Juli hat den Innenminister dazu bewogen, Sie um eine persönliche Aussprache unter vier Augen zu ersuchen. Bei dieser Begegnung hatten Sie einen Appell zum Frieden zwischen den Sprachgruppen erhoben, der Südtirols Öffentlichkeit und den Minister nachhaltig beeindruckt hat.</p>
<p>Unsere Partei hat an dem Treffen nicht teilgenommen. Wir sind der festen Überzeugung, dass ein Vertreter des Staates, zumal ein Innenminister, kein geeigneter Vermittler für Fragen des Zusammenlebens und der Autonomie sein kann. Die offenen Fragen im Zusammenleben der Sprachgruppen müssen – so unsere feste Meinung – im Land selbst mit eigenen Anstrengungen und in sorgfältig geplanten Begegnungen der politischen, sozialen und kulturellen Vertreter aller Sprachgruppen angesprochen und gelöst werden. Ein klarer Operationskalender, eine sorgfältig geregelte Vertretung sowie eine glaubwürdige und überparteiliche Leitung der Gespräche müssen aus eigenen Kräften Südtirols entwickelt und gestaltet werden – darin besteht wahre Autonomie.</p>
<p>Die Ereignisse der letzten Wochen bekräftigen uns in dieser Auffassung, vor allem mit Blick auf die Politik, die Roberto Maroni als Innenminister, als Vertreter der Berlusconi-Regierung und als einer der wichtigsten Vertreter der Lega Nord verfolgt. In dieser dreifachen Funktion erweist sich Minister Maroni mitnichten als Botschafter von Frieden und Zusammenleben in Italien und der Welt, zumal in der sensiblen und dramatisch bewegten Zone des Mittelmeers.</p>
<p>In seiner dreifachen Rolle war Minister Maroni die treibende Kraft beim Entwurf, der Verabschiedung und schließlich bei der Anwendung jenes „Sicherheitspakets“, das Inhumanität, Diskriminierung und den Drang nach Selbstjustiz zur Folge hat.</p>
<p>Die 73 Migranten aus Somalia, die Ende August im Mittelmeer ihren Schicksal überlassen wurden und durch Hunger und Entkräftung auf barbarische Weise zu Tode kamen, starben unter dem gleichgültigen Blick von Regierungen, Polizeikräften und einfachen Bürgern. Sie alle nahmen die Schreckensfahrt der hilflosen Migranten zwar zur Kenntnis, aber ohne ihnen beizustehen, auch aus Angst davor, wegen „heimlicher Einwanderung“ angezeigt zu werden.</p>
<p>Die Toten sind nicht die ersten und nicht die letzten Opfer einer ruchlosen Politik, die jedes Gefühl der Solidarität und Verantwortung achselzuckend von sich weist. Einer Verantwortung, die jedes europäische Land verspüren müsste gegenüber Menschen aus jenen Ländern, die durch eigene Verantwortung, aber noch mehr durch die Erblast kolonialer Regime verarmt sind, zu denen auch das Königreich Italien gehörte. Minister Maroni hat sich besonders hervorgetan durch eine Politik der „harten Hand“, mit der er die Linie der Regierung bei der Einwanderung vertreten hat. Er hat aber auch die „Zurückweisung“ verzweifelter Flüchtlinge als sein Verdienst hervorgehoben. Bemerkenswert ist schließlich, wie er die Aufrufe zur Humanität mehrfach von sich gewiesen hat, die internationale Einrichtungen und große Teile der katholischen Welt an ihn gerichtet haben.</p>
<p>Es handelt sich nach unserer Überzeugung um eine Politik, die mit den Werten, auf denen Europa beruht, nur mehr wenig gemein hat. Die Botschaft „Syn &#8211; Gemeinsam“, auf denen Ihr Episkopat und jenes Ihres Vorgängers Wilhelm gründet, ist von den Grundwerten und Zielen von Minister Maroni und der gegenwärtigen Regierung wahrlich Lichtjahre entfernt. Die Botschaft der Lega fordert weder zur „Einigung“ noch zur „Versöhnung“ auf, sondern sie lautet vielmehr „Spalten“, „Trennen“ und „Unterscheiden“: Unterscheiden in „gute“ und „schlechte“ Regionen Italiens, in Menschen erster und zweiter Klasse. Jüngst erst hat der Minister und Lega-Führer Bossi dem Vatikan beschieden, er solle sich seine Humanitätsappelle sparen, denn „Wir brauchen sie nicht“. Unter diesen Vorzeichen und in Anbetracht dieses Gesprächspartners sind wir sicher, dass Sie dem Herrn Minister gegenüber höfliche, aber klare Worte finden werden: Sie haben Gelegenheit, Herrn Maroni unmissverständlich deutlich zu machen, dass seine inhumane Politik in keiner Weise der Herausforderung der Migration und der Ungleichheit verschiedener Teile des Planeten begegnen kann, sondern den Ärmsten nur weitere Armut und Leid auferlegt. Wir sind uns sicher, dass Sie, Herr Bischof, dem Minister darlegen können, dass er, seine Regierung und seine Partei nicht sonderlich qualifiziert dazu sind, zum Frieden in Südtirol beizutragen.</p>
<p>Der ebenso feste wie eindringliche Ton, den Sie, geschätzter Herr Bischof, im ersten Halbjahr Ihres Amtes zur Freude vieler Südtiroler gefunden haben, kann dem Minister und der Öffentlichkeit Südtirols vermitteln, dass ein Grundwert Südtirols der Reichtum seiner Sprachen und Kulturen ist, dass gelingendes Zusammenleben zwischen den Sprachgruppen und Kulturen – darunter die neuen Bürger, die aus der ganzen Welt hier eintreffen &#8211; ein Grundanliegen der Kirche ist.</p>
<p>Auch wenn wir Grüne für die Trennung von Kirche und Staat einstehen und „christliche Wurzeln“ als zwar wichtigen, aber nicht alleinigen Grundwert Europas anerkennen, so erfüllen uns doch Ihr Einsatz, Ihre Botschaften und der Tonfall, den Sie im ersten Halbjahr Ihres Amtes eingeschlagen haben, mit großer Hoffnung. Ihre Überzeugungskraft und Ihr Einstehen für die hohen Güter von Zusammenleben und Verständigung sind eine Form der moralischen Orientierung, die unser Land und seine Menschen dringend benötigt.</p>
<p>Mit herzlichen Grüßen</p>
<p>Sepp Kusstatscher                                                             Riccardo Dello Sbarba</p>
<p>Brigitte Foppa                                                                     Hans Heiss</p>
<p>Vorsitzende der Grünen/Verdi/Verc                                 Landtagsabgeordndete</p>
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<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Arial;">Sehr geehrter Herr Bischof,</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Arial;">wir entnehmen den Medien, dass Sie am 11. September 2009 mit Innenminister Maroni in Bozen zu einem Gespräch zusammentreffen werden. Die Begegnung soll im Rahmen des sog. „Tisches des Zusammenlebens“ erfolgen, den Minister Maroni bei seinen zweimaligen Aufenthalten in Bozen eröffnet hat. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Arial;">Ihre Stellungnahme beim letzten Treffen am 2. Juli hat den Innenminister dazu bewogen, Sie um eine persönliche Aussprache unter vier Augen zu ersuchen. Bei dieser Begegnung hatten Sie einen Appell zum Frieden zwischen den Sprachgruppen erhoben, der Südtirols Öffentlichkeit und den Minister nachhaltig beeindruckt hat. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Arial;">Unsere Partei hat an dem Treffen nicht teilgenommen. Wir sind der festen Überzeugung, dass ein Vertreter des Staates, zumal ein Innenminister, kein geeigneter Vermittler für Fragen des Zusammenlebens und der Autonomie sein kann. Die offenen Fragen im Zusammenleben der Sprachgruppen müssen – so unsere feste Meinung – im Land selbst mit eigenen Anstrengungen und in sorgfältig geplanten Begegnungen der politischen, sozialen und kulturellen Vertreter aller Sprachgruppen angesprochen und gelöst werden. Ein klarer Operationskalender, eine sorgfältig geregelte Vertretung sowie eine glaubwürdige und überparteiliche Leitung der Gespräche müssen aus eigenen Kräften Südtirols entwickelt und gestaltet werden – darin besteht wahre Autonomie. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Arial;">Die Ereignisse der letzten Wochen bekräftigen uns in dieser Auffassung, vor allem mit Blick auf die Politik, die Roberto Maroni als Innenminister, als Vertreter der Berlusconi-Regierung und als einer der wichtigsten Vertreter der Lega Nord verfolgt. In dieser dreifachen Funktion erweist sich Minister Maroni mitnichten als Botschafter von Frieden und Zusammenleben in Italien und der Welt, zumal in der sensiblen und dramatisch bewegten Zone des Mittelmeers. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Arial;">In seiner dreifachen Rolle war Minister Maroni die treibende Kraft beim Entwurf, der Verabschiedung und schließlich bei der Anwendung jenes „Sicherheitspakets“, das Inhumanität, Diskriminierung und den Drang nach Selbstjustiz zur Folge hat. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Arial;">Die 73 Migranten aus Somalia, die Ende August im Mittelmeer ihren Schicksal überlassen wurden und durch Hunger und Entkräftung auf barbarische Weise zu Tode kamen, starben unter dem gleichgültigen Blick von Regierungen, Polizeikräften und einfachen Bürgern. Sie alle nahmen die Schreckensfahrt der hilflosen Migranten zwar zur Kenntnis, aber ohne ihnen beizustehen, auch aus Angst davor, wegen „heimlicher Einwanderung“ angezeigt zu werden. </span></p>
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<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Arial;">Die Toten sind nicht die ersten und nicht die letzten Opfer einer ruchlosen Politik, die jedes Gefühl der Solidarität und Verantwortung achselzuckend von sich weist. Einer Verantwortung, die jedes europäische Land verspüren müsste gegenüber Menschen aus jenen Ländern, die durch eigene Verantwortung, aber noch mehr durch die Erblast kolonialer Regime verarmt sind, zu denen auch das Königreich Italien gehörte. Minister Maroni hat sich besonders hervorgetan durch eine Politik der „harten Hand“, mit der er die Linie der Regierung bei der Einwanderung vertreten hat. Er hat aber auch die „Zurückweisung“ verzweifelter Flüchtlinge als sein Verdienst hervorgehoben. Bemerkenswert ist schließlich, wie er die Aufrufe zur Humanität mehrfach von sich gewiesen hat, die internationale Einrichtungen und große Teile der katholischen Welt an ihn gerichtet haben.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Arial;">Es handelt sich nach unserer Überzeugung um eine Politik, die mit den Werten, auf denen Europa beruht, nur mehr wenig gemein hat. Die Botschaft „Syn &#8211; Gemeinsam“, auf denen Ihr Episkopat und jenes Ihres Vorgängers Wilhelm gründet, ist von den Grundwerten und Zielen von Minister Maroni und der gegenwärtigen Regierung wahrlich Lichtjahre entfernt. Die Botschaft der Lega fordert weder zur „Einigung“ noch zur „Versöhnung“ auf, sondern sie lautet vielmehr „Spalten“, „Trennen“ und „Unterscheiden“: Unterscheiden in „gute“ und „schlechte“ Regionen Italiens, in Menschen erster und zweiter Klasse. Jüngst erst hat der Minister und Lega-Führer Bossi dem Vatikan beschieden, er solle sich seine Humanitätsappelle sparen, denn „Wir brauchen sie nicht“. Unter diesen Vorzeichen und in Anbetracht dieses Gesprächspartners sind wir sicher, dass Sie dem Herrn Minister gegenüber höfliche, aber klare Worte finden werden: Sie haben Gelegenheit, Herrn Maroni unmissverständlich deutlich zu machen, dass seine inhumane Politik in keiner Weise der Herausforderung der Migration und der Ungleichheit verschiedener Teile des Planeten begegnen kann, sondern den Ärmsten nur weitere Armut und Leid auferlegt. Wir sind uns sicher, dass Sie, Herr Bischof, dem Minister darlegen können, dass er, seine Regierung und seine Partei nicht sonderlich qualifiziert dazu sind, zum Frieden in Südtirol beizutragen. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Arial;">Der ebenso feste wie eindringliche Ton, den Sie, geschätzter Herr Bischof, im ersten Halbjahr Ihres Amtes zur Freude vieler Südtiroler gefunden haben, kann dem Minister und der Öffentlichkeit Südtirols vermitteln, dass ein Grundwert Südtirols der Reichtum seiner Sprachen und Kulturen ist, dass gelingendes Zusammenleben zwischen den Sprachgruppen und Kulturen – darunter die neuen Bürger, die aus der ganzen Welt hier eintreffen &#8211; ein Grundanliegen der Kirche ist. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Arial;">Auch wenn wir Grüne für die Trennung von Kirche und Staat einstehen und „christliche Wurzeln“ als zwar wichtigen, aber nicht alleinigen Grundwert Europas anerkennen, so erfüllen uns doch Ihr Einsatz, Ihre Botschaften und der Tonfall, den Sie im ersten Halbjahr Ihres Amtes eingeschlagen haben, mit großer Hoffnung. Ihre Überzeugungskraft und Ihr Einstehen für die hohen Güter von Zusammenleben und Verständigung sind eine Form der moralischen Orientierung, die unser Land und seine Menschen dringend benötigt.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Arial;">Mit herzlichen Grüßen</span></p>
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<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Arial;" lang="IT">Sepp Kusstatscher</span><span style="font-family:Arial;" lang="IT"> </span><span style="font-family:Arial;" lang="IT">Riccardo Dello Sbarba</span><span style="font-family:Arial;" lang="IT"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Arial;">Brigitte Foppa</span><span style="font-family:Arial;"> </span><span style="font-family:Arial;">Hans Heiss</span><span style="font-family:Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Arial;">Vorsitzende der Grünen/Verdi/Verc                                 Landtagsabgeordndete</span></p>
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		<title>Renon, la centrale non si fa</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Sep 2009 15:53:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo Dello Sbarba</dc:creator>
				<category><![CDATA[ambiente]]></category>

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		<description><![CDATA[






VITTORIA! LA MEGACENTRALE DI POMPAGGIO SUL RENON NON SI FA. La società Kelag AG ha appena comunicato che rinuncia al progetto. La mobilitazione popolare ha vinto. Si sarebbero scavati 2,3 milioni di m3 di roccia per una centrale che consuma più energia (nucleare) di quella che produce.
E&#8217; un grande successo per il movimento ecologista del [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=riccardodellosbarba.wordpress.com&blog=3404516&post=1231&subd=riccardodellosbarba&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><h3>
<div class="mceTemp mceIEcenter">
<dl class="wp-caption aligncenter">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://riccardodellosbarba.files.wordpress.com/2009/03/centrale-pompaggio1.jpg"><img class="size-full wp-image-880" title="centrale-pompaggio1" src="http://riccardodellosbarba.files.wordpress.com/2009/03/centrale-pompaggio1.jpg?w=340&#038;h=346" alt="Dietro l'idroelettrico: carbone e nucleare?" width="340" height="346" /></a></dt>
</dl>
</div>
</h3>
<h3>VITTORIA! LA MEGACENTRALE DI POMPAGGIO SUL RENON NON SI FA. La società Kelag AG ha appena comunicato che rinuncia al progetto. La mobilitazione popolare ha vinto. Si sarebbero scavati 2,3 milioni di m3 di roccia per una centrale che consuma più energia (nucleare) di quella che produce.</h3>
<p>E&#8217; un grande successo per il movimento ecologista del Sudtirolo. La notizia data dall&#8217;Ansa pochi minuti fa: &#8220;Kelag e Web Windenergie Ag rinunciano al progetto della centrale di pompaggio sul Renon, &#8220;vista l&#8217;impossibilità di ottenere la licenza edile.</p>
<p>Come comunicano le aziende in una nota, durante una serie di incontri e trattative è emerso &#8220;che in assenza di una licenza edilizia non sarà possibile realizzare la centrale&#8221;. Di conseguenza, Kelag e Web Windenergie hanno deciso di concentrarsi su altri progetti di energia rinnovabile in Austria e all&#8217;estero&#8221;</p>
<p>Che dire di più? La centrale era un&#8217;opera assurda, che serviva solo a &#8220;riciclare&#8221; energia nucleare, tenendo aperte centrali obsolete, in energia idroelettrica, ma perdendone il 30%. Dunque non produceva, ma distruggeva energia. Avrebbero scavato tanta  roccia quanto la piramide di Keope. Non c&#8217;erano garanzie di sicurezza. E non era neppure un grande affare: infatti si speculava sul differenziale tra prezzo (basso) dell&#8217;energia nucleare impiegata e prezzo (più alto) dell&#8217;idroelettrica prodotta. Piccolo particolare: questo differenziale nel corso degli anni si va sempre più riducendo.</p>
<p>Questa vicenda dimostra che se la popolazione alza la voce può anche vincere. Evviva.</p>
<p>Per approfondimenti in questo blog:</p>
<p><a href="http://riccardodellosbarba.wordpress.com/2009/03/30/renon-acqua-o-atomo/" target="_blank">Renon, acqua o atomo?</a></p>
<p><a href="http://riccardodellosbarba.wordpress.com/2009/05/26/il-renon-contro-la-mega-centrale/" target="_blank">Il Renon contro la mega centrale</a></p>
<p><strong>DI SEGUITO IL COMUNICATO KELAG</strong></p>
<p><strong><span id="more-1231"></span></strong></p>
<p>Comunicato stampa</p>
<p>Bolzano, 9 settembre 2009</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Kelag e WEB Windenergie AG si ritirano dal progetto della centrale di pompaggio sul Renon</strong></p>
<p>Delineandosi ormai l&#8217;impossibilità di ottengano la licenza edilizia necessaria per la centrale idroelettrica di pompaggio sul Renon, Kelag e WEB Windenergie AG hanno deciso di ritirarsi dal progetto.</p>
<p>Negli scorsi mesi si sono svolti in Alto Adige numerosi colloqui e trattative nel contesto delle estese verifiche preliminari del progetto. Ne è emerso che in assenza di una licenza edilizia non sarà possibile realizzare la centrale di pompaggio sul Renon. Di conseguenza, Kelag e WEB Windenergie hanno deciso di concentrarsi su altri progetti rivolti all’utilizzazione delle fonti energetiche rinnovabili, sia in Austria che all’estero.</p>
<p>Lo sfruttamento delle capacità fornite dalle centrali di pompaggio è un fattore chiave nella strategia imprenditoriale di Kelag. Le centrali di pompaggio sono una componente fondamentale del “mix energetico” del futuro, in quanto consentiranno di equilibrare gli “alti e bassi” che caratterizzano la produzione delle energie alternative, in particolare di quella eolica. Considerato che in Europa si sta programmando di investire in un sempre maggiore utilizzo dell’energia eolica, ne consegue che è indispensabile potenziare le capacità in termini di centrali di pompaggio. Nel gruppo di centrali installato a Fragant, nella Mölltal, Kelag ha da poco messo in funzione la prima unità macchine della centrale di pompaggio sul Feldsee e contemporaneamente ha avviato la seconda fase dei lavori di costruzione.</p>
<p>WEB Windenergie AG è partner di PSKW Energieoptimierungs GesmbH, una società che sta attualmente portando avanti diversi progetti relativi a centrali di pompaggio. Grazie a questi progetti, WEB Windenergie AG vede garantito il proprio impegno nel campo dei più innovativi impianti ad accumulo di energia.</p>
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			<media:title type="html">Riccardo Dello Sbarba</media:title>
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		<title>Porcate</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Sep 2009 15:02:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo Dello Sbarba</dc:creator>
				<category><![CDATA[convivenza]]></category>
		<category><![CDATA[immigrati]]></category>
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		<description><![CDATA[
Ecco come la giunta provinciale ha ridotto gli immigrati a cittadini di serie B. Prima le graduatorie separate per alloggi e sussidio casa, poi la delibera di luglio che riduce le risorse disponibili a un terzo di quelle cui avrebbero pieno diritto. Nella delibera della vergogna anche la matematica è manipolata. Risultato: da ottobre nessuno [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=riccardodellosbarba.wordpress.com&blog=3404516&post=1215&subd=riccardodellosbarba&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><strong><a href="http://riccardodellosbarba.files.wordpress.com/2009/09/altan_stranieri_sfruttati.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1220" title="altan_stranieri_sfruttati" src="http://riccardodellosbarba.files.wordpress.com/2009/09/altan_stranieri_sfruttati.jpg?w=299&#038;h=306" alt="altan_stranieri_sfruttati" width="299" height="306" /></a></strong></p>
<p><strong>Ecco come la giunta provinciale ha ridotto gli immigrati a cittadini di serie B. Prima le graduatorie separate per alloggi e sussidio casa, poi la delibera di luglio che riduce le risorse disponibili a un terzo di quelle cui avrebbero pieno diritto. Nella delibera della vergogna anche la matematica è manipolata. Risultato: da ottobre nessuno riceverà più nulla. Così la Provincia scarica l&#8217;emergenza sociale sui Comuni. A Bolzano </strong><strong>aumentate del 50% </strong><strong>le richieste di sussidi sociali, picchi del 70% a Don Bosco e Oltrisarco. Una porcata al quadrato.<br />
</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Il 20 luglio 2009 la giunta ha approvato la delibera nr. 1885 che fissa le “quote” di risorse dell’edilizia pubblica da destinarsi nell’anno 2009 ai cittadini immigrati extra Unione Europea e agli apolidi, inseriti per la prima volta in graduatorie separate e contingentate grazie alle legge approvata alla fine della scorsa legislatura.</p>
<p><span id="more-1215"></span></p>
<p>La delibera contiene due quote percentuali:</p>
<ul>
<li>quella degli      alloggi, che la delibera fissa al <strong>6,83% </strong>degli alloggi assegnati nel 2009;</li>
<li>quella dei      contributi (gran parte va al “contributo per l’affitto”), che la delibera fissa      al <strong>7,9%</strong> del totale 2009, pari a      10.851.280, 34 euro.</li>
</ul>
<p>Tali quote percentuali sono state fissate calcolando la media ponderata tra presenza in provincia di questa categoria di cittadini e il loro “bisogno”, rappresentato dalle domande valide di alloggi e contributi.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Su entrambi questi dati di partenza la giunta ha operato in modo tutt’altro che neutrale e semplicemente matematico, ma ha fatto delle precise scelte politiche.</strong></p>
<p>Infatti:</p>
<ol>
<li><strong>PER LA RESIDENZA</strong>: sono stati utilizzati i      dati dell’anno 2007, <span style="text-decoration:underline;">sebbene oltre un mese prima l’Astat avesse      pubblicato già i dati relativi all’anno 2008</span> (vedi bollettino Astat      nr. 35 del giugno 2009), dai quali risultava che il numero degli stranieri      in Alto Adige era <span style="text-decoration:underline;">cresciuto del 10% </span>rispetto all’anno precedente.      Se infatti  nel 2007 la percentuale      di cittadini extra Ue e apolidi era del 4,4% (dato utilizzato dalla      Provincia), nel 2008 erano invece il 5%. Utilizzando i dati del 2007 e non      quelli – già disponibili da giugno – del 2008, dunque, l’assessorato ha      sottostimato del 10% la presenza di questa categoria di cittadini.</li>
<li><strong>PER IL BISOGNO</strong>: è stato considerato il      numero di domande valide presentate da cittadini extra Ue e apolidi. Per      gli alloggi esse sono il <strong>18,78%</strong> del totale; per i contributi il <strong>25,16%</strong> del totale. Fin qui tutto bene. Ma la politica prende il posto della      matematica quando, stabilendo la “ponderazione” della media, ha assegnato      al bisogno il coefficiente 1, mentre al dato sui residenti il coefficiente      5. La media ponderata viene poi così calcolata:</li>
</ol>
<p>(residenti * 5 + bisogno * 1) : (5 + 1)</p>
<p>Il risultato è chiaro: il bisogno è stato ridotto a un sesto del suo valore reale.</p>
<p>Con queste conseguenze:</p>
<p>-          <strong>Alloggi</strong>: mentre i cittadini extra Ue esprimono per il 2009 un bisogno reale e valido del 18,78% del totale degli alloggi, ne riceveranno invece il 6,83%, cioè DUE TERZI DI MENO. Significativo anche il paragone con quanto accaduto nel 2008: sul totale di 450 alloggi che l’Ipes ha assegnato nel 2008, 73 sono stati assegnati a cittadini extra Ue, pari al 16,2% del totale. Nel 2009 ne riceveranno QUASI TRE VOLTE DI MENO.</p>
<p>-          <strong>Contributo affitto</strong> e altri incentivi: mentre i cittadini extra Ue esprimono un bisogno reale e valido del 25,16% del contingente 2009, ne riceveranno invece il 7,9%, cioè OLTRE DUE TERZI DI MENO. Da notare che gran parte delle domande sono un rinnovo annuale della richiesta per affitti già in corso e che dunque molte famiglie che finora ricevevano un contributo per l’affitto, da un giorno all’altro non lo riceveranno più.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Il 22 luglio 2009, pochi giorni dopo l’approvazione della delibera 1885, il presidente dell’Ipes, Albert Pürgstaller, ha affermato “Da ora in poi non potremo più concedere ai cittadini extra Eu più nessun alloggio e più nessun contributo per l’affitto, poiché il contingente fissato dalla giunta provinciale è già stato esaurito nella prima parte dell’anno”. Nonostante le ementite della giunta provinciale, ci risulta che le affermazioni del presidente dell’Ipes siano fondate.</p>
<p>Risulta infatti che la situazione al giugno 2009 (dunque a metà anno) sia la seguente:</p>
<p>-          <strong>ALLOGGI</strong>. su 240 alloggi FINORA assegnati dall’Ipes, 38 sOno andati a cittadini extra Ue, pari al 15,8%, cioè più del doppio della quota stabilita. Ciò significa che per la seconda metà dell’anno l’Ipes non potrà più assegnare alcun alloggio a cittadini extra Ue, se a fine anno vuole rispettare il tetto (del 6,83%) stabilito dalla giunta provinciale. Per avere un’idea concreta: se il tetto fosse stato applicato agli alloggi assegnati dall’Ipes nel 2008, ai cittadini extra Ue ne sarebbero dovuti andare solo 30 invece dei 73 affettivamente assegnati. E questa sarà probabilmente la situazione del 2009, visto che nella sua programmazione annuale l’Ipes prevede per quest’anno l’assegnazione di circa altrettanti alloggi che nel 2008.</p>
<p>-          <strong>SUSSIDI</strong>. Per il solo sussidio casa la somma pagata fino al giugno 2009 a cittadini Extra Ue ammonta a circa 8 milioni di euro, mentre un altro mezzo milione sarebbe già impegnato per contributi a acquisto, ristrutturazione e costruzione. Ma la disponibilità stabilita dalla Giunta per l’intero anno per questa voce è di 10 milioni 851 mila. Ciò significa che a giugno – cioè a metà anno – è già stato impiegato l’80% della quota stabilita dalla Giunta.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p>In base a questi dati risulta incomprensibile il motivo per cui la giunta ha smentito Pürgstaller, che ha semplicemente detto come stanno effettivamente le cose.</p>
<p>Dietro tutti questi calcoli sta una realtà sociale oggettiva, cioè il bisogno abitativo di persone che lavorano e pagano regolarmente le tasse (poiché nessun irregolare può presentare domanda all’Ipes). A tale bisogno abitativo viene chiusa la porta in faccia, con liste separate che discriminano una categoria di cittadini – la più debole, gli immigrati – che vengono degradati a cittadini di serie B, i cui bisogni abitativi contano tre volte di meno degli autoctoni.</p>
<p>Oltre tutto, come abbiamo visto, nella seconda metà di quest’anno il sistema di quote separate rischia di creare un’emergenza sociale grave.</p>
<p>Dal &#8220;Corriere&#8221; di oggi, il presidente dell&#8217;Ipes conferma: &#8220;Da ottobre non potremo più dare nulla a nessuno&#8221;. E il presidente dei proprietari di case avverte: &#8220;Si rischia un&#8217;ondata di sfratti per morosità&#8221;.</p>
<p>Dunque, dove andranno a sbattere la testa gli immigrati in difficoltà? Presto detto: agli sportelli per l&#8217;assistenza sociale dei Comuni. Il comune di Bolzano ne sa qualcosa. Già per effetto dell&#8217;introduzione &#8211; oltre un anno fa &#8211; dei cinque anni di residenza per avere il sussidio casa, molti immigrati che credevano di ottenerlo (finora non c&#8217;era il requistito della residenza) hanno perso il sussidio per l&#8217;affitto e si sono rivolti all&#8217;Azienda Servizi sociali di Bolzano chiedendo integrazioni per l&#8217;affitto. Nei primi sei mesi di quest&#8217;anno questo genere di domande è aumentato del 50% su tutto il territorio comunale e del 70% nei quartieri popolari di Oltrisarco e Don Bosco. E ancora la delibera provinciale sul contingentamento delle risorse-casa non ha fatto sentire il suo effetto! Immaginatevi cosa succederà a fine anno.</p>
<p>Con la sua politica restrittiva verso gli immigrati, la Provincia ottiene due risultati:</p>
<p>1. Si libera del problema, e della responsabilità, scaricandola sui comuni</p>
<p>2. Trasforma l&#8217;immigrato da cittadino che, in graduatoria Ipes, è persona dotata di un diritto, a caso sociale che si rivolge all&#8217;assistenza comunale chiedendo un&#8217;elemosina, su cui l&#8217;ultima parola spetta agli assistenti sociali.</p>
<p>Che capolavoro!</p>
<p>Per chi vuole leggersi la delibera della vergogna, la trova qui:<a href="http://riccardodellosbarba.files.wordpress.com/2009/09/b-lr-geforderter-wohnbau.pdf">B.LR. Geförderter Wohnbau</a></p>
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		<title>N.C.Kaser</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Aug 2009 08:29:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo Dello Sbarba</dc:creator>
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		<category><![CDATA[cultura]]></category>

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		<description><![CDATA[
alto adige
alto fragile
reiseland
durchgangsland
niemandsland
&#8230;
andreas hofer
laeßt sich
nicht ver(d)erben
aber der sarg
ist noch offen
n.c. kaser
(1968)
Er schreibt nur Negatives, er schimpft nur immer über die Südtiroler über die ‚Großkopfeten&#8217;, die Gastwirte, die Landesregierung, die Politiker, die Deutschen, die Österreicher&#8230;. Anonym, SVP-Parteiorgan Volksbote, 27.4.1978
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			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://riccardodellosbarba.files.wordpress.com/2009/08/kaser.jpg"><img class="size-full wp-image-1208 alignleft" title="kaser" src="http://riccardodellosbarba.files.wordpress.com/2009/08/kaser.jpg?w=217&#038;h=217" alt="kaser" width="217" height="217" /></a><br />
alto adige<br />
alto fragile<br />
reiseland<br />
durchgangsland<br />
niemandsland<br />
&#8230;<br />
andreas hofer<br />
laeßt sich<br />
nicht ver(d)erben<br />
aber der sarg<br />
ist noch offen<br />
n.c. kaser<br />
(1968)</p>
<p><em>Er schreibt nur Negatives, er schimpft nur immer über die Südtiroler über die ‚Großkopfeten&#8217;, die Gastwirte, die Landesregierung, die Politiker, die Deutschen, die Österreicher&#8230;.</em> Anonym, SVP-Parteiorgan Volksbote, 27.4.1978</p>
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		<title>Inferno</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Aug 2009 08:59:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo Dello Sbarba</dc:creator>
				<category><![CDATA[convivenza]]></category>
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73 morti in mare, una barca di disperati alla deriva per 20 giorni mentre altre barche passano e fanno finta di non vedere, cadaveri avvistati ma non raccolti &#8220;perché non nelle nostre acque territoriali&#8221;. Questo è accaduto, non solo questa,&#8230; ma 1000 volte. La vita e la morte non contano più nulla, solo le [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=riccardodellosbarba.wordpress.com&blog=3404516&post=1201&subd=riccardodellosbarba&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><h3><span> </span></p>
<div id="id_4a8e6059021c24084864114"><a href="http://riccardodellosbarba.files.wordpress.com/2009/08/disegno_clandestini_n.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1202" title="disegno_clandestini_N" src="http://riccardodellosbarba.files.wordpress.com/2009/08/disegno_clandestini_n.jpg?w=400&#038;h=270" alt="disegno_clandestini_N" width="400" height="270" /></a></div>
</h3>
<h3>73 morti in mare, una barca di disperati alla deriva per 20 giorni mentre altre barche passano e fanno finta di non vedere, cadaveri avvistati ma non raccolti &#8220;perché non nelle nostre acque territoriali&#8221;. Questo è accaduto, non solo questa,<span>&#8230;</span><span> ma 1000 volte. La vita e la morte non contano più nulla, solo le leggi di un mostruoso Leviatano che ci divorerà. Stiamo scendendo i gradini che portano l&#8217;umanità nell&#8217;inferno.</span></h3>
Posted in convivenza, immigrati, politica  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/riccardodellosbarba.wordpress.com/1201/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/riccardodellosbarba.wordpress.com/1201/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/riccardodellosbarba.wordpress.com/1201/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/riccardodellosbarba.wordpress.com/1201/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/riccardodellosbarba.wordpress.com/1201/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/riccardodellosbarba.wordpress.com/1201/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/riccardodellosbarba.wordpress.com/1201/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/riccardodellosbarba.wordpress.com/1201/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/riccardodellosbarba.wordpress.com/1201/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/riccardodellosbarba.wordpress.com/1201/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=riccardodellosbarba.wordpress.com&blog=3404516&post=1201&subd=riccardodellosbarba&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">Riccardo Dello Sbarba</media:title>
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		<item>
		<title>Viaggio</title>
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		<comments>http://riccardodellosbarba.wordpress.com/2009/08/15/viaggio/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 15 Aug 2009 00:08:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo Dello Sbarba</dc:creator>
				<category><![CDATA[mondo]]></category>

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		<description><![CDATA[
Ho visto i ragazzi di Fes consumare la loro vita per due dollari al giorno affondati nelle vasche di calce e colori insieme a pelli scuoiate d’animali. Ho visto l’Africa venduta e comprata per secoli sulle coste dell’Atlantico. Ho visto maree lunghe mezzo chilometro ingoiarsi le spiagge e bambini saltare con le tavole le onde [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=riccardodellosbarba.wordpress.com&blog=3404516&post=1182&subd=riccardodellosbarba&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://riccardodellosbarba.files.wordpress.com/2009/08/marocco2009-323.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1183" title="marocco2009 323" src="http://riccardodellosbarba.files.wordpress.com/2009/08/marocco2009-323.jpg?w=500&#038;h=666" alt="marocco2009 323" width="500" height="666" /></a></p>
<p>Ho visto i ragazzi di Fes consumare la loro vita per due dollari al giorno affondati nelle vasche di calce e colori insieme a pelli scuoiate d’animali. Ho visto l’Africa venduta e comprata per secoli sulle coste dell’Atlantico. Ho visto maree lunghe mezzo chilometro ingoiarsi le spiagge e bambini saltare con le tavole le onde del grande Oceano. Ho visto i musicisti Gnaoua suonare con piatti e tamburi l’Africa nera per le strade della bianchissima Essaouira, come facevano un tempo all’arrivo delle carovane di schiavi e merci da Timbuctù. Ho visto gli incantatori di turisti battere la testa dei serpenti velenosi su un sonaglio di legno e le teste delle bertucce disobbedienti su una gabbia di ferro finché stordite si accoccolavano nelle braccia dei passanti.</p>
<p><span id="more-1182"></span></p>
<p><a href="http://riccardodellosbarba.files.wordpress.com/2009/08/marocco2009-901.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1184" title="marocco2009 901" src="http://riccardodellosbarba.files.wordpress.com/2009/08/marocco2009-901.jpg?w=500&#038;h=375" alt="marocco2009 901" width="500" height="375" /></a></p>
<p>Ho visto il mercato dei dromedari di Guelmin, prima oasi dopo il Sahara. Ho visto il deserto che avanza, prima scarnifica il paesaggio, lo ripulisce dagli alberi e dai cespugli, poi lo ricopre di sabbia liquida che avanza come un mare e si inghiotte piante ed animali. Ho visto nelle gole dell’Anti Atlante Dolomiti rosse tra i palmeti, come se sotto il Catinaccio si coltivassero i datteri dopo il disastro climatico.</p>
<p><a href="http://riccardodellosbarba.files.wordpress.com/2009/08/marocco2009-1113.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1185" title="marocco2009 1113" src="http://riccardodellosbarba.files.wordpress.com/2009/08/marocco2009-1113.jpg?w=500&#038;h=375" alt="marocco2009 1113" width="500" height="375" /></a></p>
<p>Ho visto le macchie verdi di oasi riconquistate a una terra invivibile e bollente. Ho visto uomini aver terrore di scorpioni e cobra sotto la sabbia. Ho visto distribuire minuziosamente l’acqua tra le palme da datteri e le case di fango rosso dell’oasi, ogni palmeto e ogni casa una quantità fissa d’acqua ad un’ora fissa del giorno, distribuita per canali chiuse pozzi invasi e incroci che corrono lungo i sentieri come i nostri Waale scendono le montagne della Venosta. Ho visto le medine strette nelle mura, con in testa l’antica Kashba fortificata e nel punto più alto il cimitero. Ho visto le più antiche università del mondo.</p>
<p><a href="http://riccardodellosbarba.files.wordpress.com/2009/08/marocco2009-229.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1186" title="marocco2009 229" src="http://riccardodellosbarba.files.wordpress.com/2009/08/marocco2009-229.jpg?w=500&#038;h=375" alt="marocco2009 229" width="500" height="375" /></a></p>
<p>Ho visto i minareti di fango di Tiznit, quelli intarsiati di Fes e quello altissimo di marmo di Casablanca, città che si sforza di somigliare al film. Ho visto milioni di persone vivere nelle baraccopoli mentre la famiglia reale costruisce monumenti alla propria gloria eterna. Ho visto la grande piazza di Marrakech nella notte incendiarsi di fuochi e risuonare di tamburi, le grandi nuvole di fumo che si levano dai falò intorno a cui si mangia, si beve e si danza, come se vi battesse il cuore dell’Africa delle foreste, laggiù oltre il deserto.</p>
<p><a href="http://riccardodellosbarba.files.wordpress.com/2009/08/marocco2009-1-211.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1187" title="marocco2009-1 211" src="http://riccardodellosbarba.files.wordpress.com/2009/08/marocco2009-1-211.jpg?w=500&#038;h=375" alt="marocco2009-1 211" width="500" height="375" /></a></p>
<p>Ho visto i caravanserragli in rovina, abbandonati dalle carovane sahariane sostituite dai tir. Ho visto dromedari sul mare sobbarcarsi la gran giostra dei turisti. Ho visto lavoro, commercio e vita ammassarsi nel formicaio dei suq che ti ingoia e ti perde. Ho visto la preghiera del venerdì e le città deserte. Ho visto i muezzin ululare dai minareti e contendersi i fedeli. Ho visto il gran mare Oceano sbattere sulle rocce rosse scavate ad arco a Legzira. Ho visto pescatori pendere dagli scogli a Tan Tan e combattere coi gabbiani. Ho visto flotte di pescherecci blu cobalto riportare in porto squali e murene.</p>
<p><a href="http://riccardodellosbarba.files.wordpress.com/2009/08/marocco2009-6021.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1189" title="marocco2009 602" src="http://riccardodellosbarba.files.wordpress.com/2009/08/marocco2009-6021.jpg?w=500&#038;h=375" alt="marocco2009 602" width="500" height="375" /></a></p>
<p>Ho visto le famiglie tuareg accampate con grandi tende di lana di cammello sulle spiagge ignorando campeggi a pagamento pateticamente vuoti. Ho visto i ragazzi saharawi dirmi “qui non è più Marocco” e gli ho risposto che a cose così ci sono abituato. Ho visto nello stesso giorno gente morire di freddo sulle mura di Essaouira e gente morire di caldo per i vicoli di Marrakech. Ho visto posti dove il denaro vale nulla e posti dove vale tutto. Ho visto un re (“Hai visto un re? Ah beh, sì beh…”) che possiede come persona privata tutte le miniere del paese e una reggia in ogni città, guardata da centinaia di uomini della polizia militare. Ho visto villaggi abbandonati nelle campagne e migliaia di case in costruzione nelle città. Ho visto gente scappata da Merzouga, da Mahmid, da Erfound, buone ormai solo per i turisti, dove la terra anno dopo anno è sempre più calda e asfissiante e la sabbia ricopre tutto.</p>
<p><a href="http://riccardodellosbarba.files.wordpress.com/2009/08/marocco2009-580.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1190" title="marocco2009 580" src="http://riccardodellosbarba.files.wordpress.com/2009/08/marocco2009-580.jpg?w=500&#038;h=375" alt="marocco2009 580" width="500" height="375" /></a></p>
<p>Ho visto occhi bellissimi e vivi di donne velate, ho visto uomini incessantemente indaffarati nel guadagnare la vita, ho visto imbroglioni e generosi, ma mai ho avuto timore della gente. Ho visto porticine anguste che portavano in riad dai giardini rigogliosi, ho visto internet-points in sottoscala scalcinati, ho visto citta antiche disseminate di antenne satellitari e strade penetrare dritte  le dune del deserto accompagnate a sinistra dai tralicci della corrente e a destra da quelli delle telefonia mobile. Ho visto a distanza, oltre il mare, la costa della Spagna pianta di nostalgia dai califfi a Gibilterra e quella delle Canarie invocata dai galeoni.</p>
<p>E tutto questo ho visto seguendo le orme di un figlio che &#8220;viaggia in direzione ostinata e contraria&#8221;.</p>
<p><a href="http://riccardodellosbarba.files.wordpress.com/2009/08/marocco2009-1-0951.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1192" title="marocco2009-1 095" src="http://riccardodellosbarba.files.wordpress.com/2009/08/marocco2009-1-0951.jpg?w=500&#038;h=375" alt="marocco2009-1 095" width="500" height="375" /></a></p>
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		<title>Anime salve</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Jul 2009 13:46:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo Dello Sbarba</dc:creator>
				<category><![CDATA[convivenza]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[immigrati]]></category>
		<category><![CDATA[mondo]]></category>

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		<description><![CDATA[
&#8220;Sono state giornate furibonde, senza atti d&#8217;amore&#8230;&#8221;  dice Fabrizio de André. E&#8217; proprio vero. E allora serve una pausa per rigenerarsi.
Vi lascio per un po&#8217; di tempo con questo regalo: un bellissmo video presentato da uno studente di 18 anni alla maturità. Finché ci sono ragazzi così delicati e intelligenti, c&#8217;è speranza.
Un video sulla libertà, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=riccardodellosbarba.wordpress.com&blog=3404516&post=1146&subd=riccardodellosbarba&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://riccardodellosbarba.wordpress.com/2009/07/15/anime-salve/"><img src="http://img.youtube.com/vi/QrEO5fRYv6k/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
<p>&#8220;Sono state giornate furibonde, senza atti d&#8217;amore&#8230;&#8221;  dice Fabrizio de André. E&#8217; proprio vero. E allora serve una pausa per rigenerarsi.</p>
<p>Vi lascio per un po&#8217; di tempo con questo regalo: un bellissmo video presentato da uno studente di 18 anni alla maturità. Finché ci sono ragazzi così delicati e intelligenti, c&#8217;è speranza.</p>
<p>Un video sulla libertà, la democrazia e l&#8217;uguaglianza. Con le note di Fabrizio, di cui quest&#8217;anno ricorrevano i 10 anni dalla morte (meravigliosa e commovente la mostra di Genova). Erano anche i 40 anni dal concerto di Woodstock. Questo per dire che al mondo non esiste solo Andreas Hofer.</p>
<p>Delle  due canzoni che fanno da colonna sonora trovate i testi qui sotto. A presto.</p>
<p><span id="more-1146"></span></p>
<p><strong><span style="color:#800000;">ANIME SALVE</span></strong></p>
<p>Mille anni al mondo mille ancora<br />
che bell&#8217;inganno sei anima mia<br />
e che bello il mio tempo che bella compagnia<br />
sono giorni di finestre adornate</p>
<p>canti di stagione<br />
anime salve in terra e in mare<br />
sono state giornate furibonde<br />
senza atti d&#8217;amore</p>
<p>senza calma di vento<br />
solo passaggi e passaggi<br />
passaggi di tempo<br />
ore infinite come costellazioni e onde</p>
<p>spietate come gli occhi della memoria<br />
altra memoria e no basta ancora<br />
cose svanite facce e poi il futuro<br />
i futuri incontri di belle amanti scellerate</p>
<p>saranno scontri<br />
saranno cacce coi cani e coi cinghiali<br />
saranno rincorse morsi e affanni per mille anni<br />
mille anni al mondo mille ancora</p>
<p>che bell&#8217;inganno sei anima mia<br />
e che grande il mio tempo che bella compagnia<br />
mi sono spiato illudermi e fallire<br />
abortire i figli come i sogni</p>
<p>mi sono guardato piangere in uno specchio di neve<br />
mi sono visto che ridevo<br />
mi sono visto di spalle che partivo<br />
ti saluto dai paesi di domani</p>
<p>che sono visioni di anime contadine<br />
in volo per il mondo<br />
mille anni al mondo mille ancora<br />
che bell&#8217;inganno sei anima mia</p>
<p>e che grande questo tempo che solitudine<br />
che bella compagnia</p>
<p><strong><span style="color:#800000;">SMISURATA PREGHIERA</span></strong></p>
<p>Alta sui naufragi<br />
dai belvedere delle torri<br />
china e distante sugli elementi del disastro<br />
dalle cose che accadono al disopra delle parole<br />
celebrative del nulla<br />
lungo un facile vento<br />
di sazietà di impunità</p>
<p>Sullo scandalo metallico<br />
di armi in uso e in disuso<br />
a guidare la colonna<br />
di dolore e di fumo<br />
che lascia le infinite battaglie al calar della sera<br />
la maggioranza sta la maggioranza sta<br />
recitando un rosario<br />
di ambizioni meschine<br />
di millenarie paure<br />
di inesauribili astuzie</p>
<p>Coltivando tranquilla<br />
l&#8217;orribile varietà<br />
delle proprie superbie<br />
la maggioranza sta<br />
come una malattia<br />
come una sfortuna<br />
come un&#8217;anestesia<br />
come un&#8217;abitudine<br />
per chi viaggia in direzione ostinata e contraria</p>
<p>col suo marchio speciale di speciale disperazione<br />
e tra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi<br />
per consegnare alla morte una goccia di splendore<br />
di umanità di verità</p>
<p>per chi ad Aqaba curò la lebbra con uno scettro posticcio<br />
e seminò il suo passaggio di gelosie devastatrici e di figli<br />
con improbabili nomi di cantanti di tango<br />
in un vasto programma di eternità</p>
<p style="margin-bottom:0;">ricorda Signore questi servi disobbedienti<br />
alle leggi del branco<br />
non dimenticare il loro volto<br />
che dopo tanto sbandare<br />
è appena giusto che la fortuna li aiuti<br />
come una svista<br />
come un&#8217;anomalia<br />
come una distrazione<br />
come un dovere</p>
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			<media:title type="html">Riccardo Dello Sbarba</media:title>
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		<title>Diritto alla rete</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Jul 2009 12:20:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo Dello Sbarba</dc:creator>
				<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>

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Questo blog aderisce all&#8217;appello di Diritto alla Rete contro il DDl Alfano che imbavaglia la Internet italiana. 
 

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<p>Questo blog aderisce all&#8217;appello di <a href="http://dirittoallarete.ning.com/" target="_blank"><span style="color:#085f98;">Diritto alla Rete</span> </a>contro il DDl Alfano che imbavaglia la Internet italiana. </p>
<p><span id="more-1163"></span> </p>
<p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://riccardodellosbarba.wordpress.com/2009/07/14/diritto-alla-rete/"><img src="http://img.youtube.com/vi/AV15Mgg6t7Q/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
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		<title>Ribaltone</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Jul 2009 14:56:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo Dello Sbarba</dc:creator>
				<category><![CDATA[politica]]></category>

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SORRISI PER MARONI, SCHIAFFONI PER IL PD
MAI COME NELL’ULTIMA SETTIMANA LUIS DURNWALDER HA ACCAREZZATO L’IDEA DEL CAMBIO D’ALLEANZE
Luis Durnwalder è uomo dalle fredde esagerazioni. Esagera i complimenti, o le incazzature, a seconda di come gli torna comodo e dei segnali che vuol lanciare. Lo decide razionalmente, e poi fa la sceneggiata. Che tale sia, lo [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=riccardodellosbarba.wordpress.com&blog=3404516&post=1124&subd=riccardodellosbarba&ref=&feed=1" />]]></description>
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<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://riccardodellosbarba.files.wordpress.com/2009/07/durni-region.jpg"><strong><img class="size-full wp-image-1141" title="durni region" src="http://riccardodellosbarba.files.wordpress.com/2009/07/durni-region.jpg?w=350&#038;h=233" alt="Caricatura dalle &quot;Südtiroler Nachrichten&quot;" width="350" height="233" /></strong></a></dt>
</dl>
</div>
<p><span style="color:#000080;"><strong>SORRISI PER MARONI, SCHIAFFONI PER IL PD</strong></span></p>
<p><span style="color:#000080;"><strong>MAI COME NELL’ULTIMA SETTIMANA LUIS DURNWALDER HA ACCAREZZATO L’IDEA DEL CAMBIO D’ALLEANZE</strong></span></p>
<p>Luis Durnwalder è uomo dalle fredde esagerazioni. Esagera i complimenti, o le incazzature, a seconda di come gli torna comodo e dei segnali che vuol lanciare. Lo decide razionalmente, e poi fa la sceneggiata. Che tale sia, lo si vede negli attimi fuggenti in cui riprende fiato: rilassa gli occhi per un momento e lì si vede che recita.</p>
<p>Negli ultimi dieci giorni i colpi di teatro sono stati due: l’entusiasmo per Maroni e gli insulti per il PD. Entrambi in pubblico. Entrambi studiati. Ed entrambi che giravano intorno a un termine: affidabilità. Il ministro dell’interno sarebbe “affidabile”, uno che mantiene la parola data. E invece il PD, sia trentino che altoatesino, sarebbe “inaffidabile”: gente che tradisce la parola data.</p>
<p>Ora, è noto che l’affidabilità (cioè la fedeltà) è la virtù che la Svp maggiormente richiede ai propri alleati di giunta. Specialmente di questi tempi: più ondivaga e infedele diventa la Volkspartei, più ha bisogno che almeno i suoi alleati siano “affidabili”, cioè prevedibili. Per questo le divergenti attribuzioni di affidabilità e inaffidabilità equivalgono a un preavviso di sfratto per il Pd e a un pre-invito a nozze per il centro destra. O comunque: a una rinnovata proclamazione di equidistanza, la vecchia democristiana “strategia dei due forni”. <span id="more-1124"></span></p>
<p>I destinatari del messaggio, del resto, lo hanno subito capito.</p>
<p>Il centro destra compiacendosi e scodinzolando, affrettandosi a dare ulteriori prove di affidabilità: il voto neutrale sul caso Egartner, Minniti che in consiglio regionale parla mezz’ora elogiando il Tunnel del Brennero e la lungimiranza del Landeshauptmann che ci ha sempre creduto (“al contrario dei Verdi e di certa sinistra…”). E poi una scenetta che nessuno dei giornalisti ha visto: l’Artioli che va dall’Obmann Svp Theiner, lo invita a sedersi su un divano davanti alla buovette, a lato si accomodano Seppi e Urzì e parlano fitto fitto per una buona mezz’ora. Sorrisi, facce distese, gesti da “noi ci intendiamo” e pacificazione. Con Theiner ben disposto e disponibile. Mentre in aula Durnwalder strapazzava chiunque del Pd gli arrivasse a tiro.</p>
<p>Il PD, d’altra parte, si è affrettato a rinnegare immediatamente il malfatto e a chiedere scusa pentito. Nei giorni prima, di non essere andato al tavolo Maroni, dove comunque era presente il vicepresidente Tommasini, intervenendo. E a cui virtualmente sedeva anche l’assessora Repetto, molto convinta della sua utilità, come ci ha fatto sapere dalle ferie. Pare anzi che l’assessora abbia fatto giungere a Maroni un suo personale dossier <em>(*),</em> per ribadire agli occhi di Luis che lei la posizione del partito non la condivide.</p>
<p>Perché certo, la giornata con Maroni è stata la chiave per aprire le porte Svp. “Ma la Svp ci va? Legittima il tavolo?” avevo chiesto a Tommasini un paio di sere prima, quando il centrosinistra decise di non andare. Lui, che pure è vicepresidente della giunta, non sapeva rispondere. “Mah, si, cioè no, istituzionalmente…” diceva. Non aveva idea. Vedremo. E si è visto: legittimazione completa.</p>
<p>Tutta la Svp presente, molti intervenuti, Brandstätter che coglie l’occasione per dire che loro non stanno a sinistra e che Berlusconi gli sta simpatico, Mussner che alla giunta del lunedì rimprovera Tommasini perché il Pd non aveva aderito e la giunta tutta che decide, alla fine, di assecondare l’operazione di Maroni. Un’apertura di credito così ampia a un ministro degli interni sull’autonomia: in tempi normali sarebbe stata un’eresia. Ma ora che il centro destra è al governo, e ci resterà, e il centrosinistra non si sa che fine faccia, la Svp ha fretta di “ricucire”. Tramite Lega.</p>
<p>Ma se si ricuce da una parte, si scuce dall’altra. Solo quattro giorni dopo il Maroni-day, sul palcoscenico del Consiglio regionale è stata messa in scena la rottura tra Svp e Pd. La storia dell’emendamento Dorigatti è ormai nota. Il consigliere PD ex sindacalista CGIL presenta un emendamento per allargare la platea dei lavoratori beneficiari del pacchetto anticrisi e il testo viene approvato con un voto. A favore Pd e opposizioni; contro Svp e Upt di Dellai. Un secondo dopo il voto, in pieno consiglio e davanti a Tv e giornali, scoppia l’ira di Durnwalder, che grida in direzione della Cogo (assessora regionale Pd che ha votato per ultima facendo vincere l’emendamento) più volte con rabbia e facendosi ben sentire, che il PD è inaffidabile, che la collaborazione con loro è chiusa e che la Svp potrebbe anche non votare il bilancio regionale, aprendo la crisi in Regione.</p>
<p>Seguono battibecchi in aula tra diversi esponenti della Svp e del Pd, che si prendono paura. Tanto che, dopo una interruzione per riunione di maggioranza, si ripresentano in aula con un emendamento farsa che, praticamente, cancella l’appena votato emendamento Dorigatti. L’emendamento riparatore porta tra le altre anche la firma della Cogo pentita. Io mi alzo e dico che nessun parlamento può votare due volte su una stessa materia a distanza di 5 minuti. L’opposizione di destra minaccia ostruzionismo. Alla fine l’emendamento viene ritirato. La “ferita Dorigatti” resta, con conseguenze terribili sul bilancio, a quanto ripetono in tutte le salse Durnwalder e gli assessori Svp. Il giorno dopo, un titolone sul Dolomiten in prima pagina: “PD inaffidabile”. Basta questo per scatenare il fuggi fuggi. La solita Repetto, dalle solite ferie, fa sapere che lei quell’emendamento del compagno Dorigatti non l’avrebbe mai votato.</p>
<p>Tommasini dichiara addirittura che lui l’ha votato solo perché Dorigatti gli aveva detto che era stato concordato con la giunta. In parole povere: il compagno Dorigatti è uno che dice bugie ai suoi compagni di partito. Il giorno dopo anche qualche trentino, che in aula aveva lanciato il sasso, nasconde la mano dietro l’alibi: Dorigatti ci aveva detto… (povero ex segretario Cgil, proprio così dovevi finire?). La scusa è penosa e un po&#8217; &#8211; questa sì &#8211; bugiarda: chi conosce i lavori del consiglio sa che su ogni emendamento prima del voto c&#8217;è un dibattito in cui la giunta regionale dice quello che pensa. In questo caso, è stata Martha Stocker a dire chiaro e tondo che &#8220;Die Regionalregierung lehnt den Vorschlag Dorigattis ab&#8221; (la Giunta regionale respinge la proposta Dorigatti). Quelli del PD erano sordi? (o magari non si erano messi le cuffiette della traduzione&#8230;)</p>
<p>Il panorama è desolante, tra gli/le esponenti del centro destra che sbavano dietro Durnwalder e quelli/e del centrosinistra che si umiliano ai suoi piedi. Per dare un altro colpo al lato sinistro, arriva la furiosa polemica dell’assessore Berger contro il sinistro Peterlini per la questione dei danni della grandine in Bassa Atesina. Anche qui un’esagerazione cinicamente calcolata, per far capire al “compagno Peterlini” che è l’ora di farla finita.</p>
<p>Così si va verso le elezioni comunali, col centrosinistra debole e tremante e il centrodestra che, pur diviso al suo interno, si fa speranze di espugnare Bolzano (dopo di che la strada della giunta provinciale è definitivamente spianata).</p>
<p>Ultima nota sul centro destra: l’ala Holzmann è in netto rialzo. I vertici nazionali si stanno spostando verso di lui, le aperture della Svp ai “moderati della Pdl” stanno spostando nettamente a loro favore l’asse interno al centro destra. Perfino Seppi pare un agnellino. Urzì, nonostante la maggioranza negli organismi dirigenti, pare al tramonto. Quando si dice: il congresso di un partito lo vinci più al suo esterno che tra gli iscritti.</p>
<p> </p>
<p><em>* Nota: dopo aver letto questo articolo, inserito in un forum di discussione,  Barbara Repetto ha smentito di aver mandato un dossier a Maroni, ribadedo comunque che a quel tavolo &#8211; che (a prescindere dalla valutazione se era meglio partecipare o no) a me pare una trappola proprio per il Pd - bisogna sedere e collaborare. L&#8217;intervento di Barbara lo trovate qui sotto.</em></p>
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	</item>
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		<title>Il caso Egartner</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Jul 2009 14:48:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo Dello Sbarba</dc:creator>
				<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>

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		<description><![CDATA[IL CONSIGLIERE SVP CHRISTIAN EGARTNER ERA INELEGGIBILE, MA PER I POLITICI LE LEGGI NON SI APPLICANO. CON QUESTO ARGOMENTO UNA RISICATA MAGGIORANZA DEL CONSIGLIO HA “GRAZIATO” IERI L’UOMO DELLA LOBBY DEL CEMENTO.
LA CRONACA DELLA GIORNATA: LA MIA RELAZIONE DI MINORANZA, GLI INTERVENTI, IL VOTO.
LA PARTITA, CHIUSA MALAMENTE IN CONSIGLIO, CONTINUA ORA IN TRIBUNALE.
Era prevedibile: una [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=riccardodellosbarba.wordpress.com&blog=3404516&post=1108&subd=riccardodellosbarba&ref=&feed=1" />]]></description>
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<p><strong><span style="color:#ff0000;">IL CONSIGLIERE SVP CHRISTIAN EGARTNER ERA INELEGGIBILE, MA PER I POLITICI LE LEGGI NON SI APPLICANO. CON QUESTO ARGOMENTO UNA RISICATA MAGGIORANZA DEL CONSIGLIO HA “GRAZIATO” IERI L’UOMO DELLA LOBBY DEL CEMENTO.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color:#ff0000;">LA CRONACA DELLA GIORNATA: LA MIA RELAZIONE DI MINORANZA, GLI INTERVENTI, IL VOTO.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color:#ff0000;">LA PARTITA, CHIUSA MALAMENTE IN CONSIGLIO, CONTINUA ORA IN TRIBUNALE.</span></strong></p>
<p>Era prevedibile: una maggioranza formata dai 18 consiglieri Svp più il vicepresidente Tommasini (del Pd, la Repetto era in ferie) ha decretato l’eleggibilità di Christian Egartner, benché nessuno abbia contestato il fatto che egli si trovasse, al momento delle elezioni, in una delle situazioni di ineleggibilità previste dalla legge elettorale regionale: essere presidente e legale rappresentante di una società di capitali, la Conbau Srl, che ha ottenuto dalla Provincia due dei più grossi appalti di costruzioni stradali tuttora in corso: il tunnel di Laives (32 milioni di euro) e la variante di Ora (22 milioni).</p>
<p>Egartner era dunque ineleggibile, come già la FF aveva dimostrato nella sua storia di copertina  e nessuno l’ha potuto negare. Ma è stato “graziato” con argomenti che, in fondo, si riducono a uno solo: i politici sono al di sopra di ogni legge, perfino a quelle fatte da loro stessi. Cane non mangia cane, insomma. Vallo a raccontare ai comuni cittadini.</p>
<p><span id="more-1108"></span></p>
<p>Lo stesso Egartner, al termine dei lavori, non ha potuto che confermare di fatto la sua condizione di candidato ineleggibile. Intervistato dalla Rai regionale (dalla brava Eleonora di Lauro) ha ammesso che quella legge lì lui non sapeva che c’era.</p>
<p>A qualunque cittadino questa scusa non sarebbe mai permessa: l’ignoranza della legge non è un motivo per violarla. E poi: uno che si candida non legge nemmeno le norme per la sua candidatura? Ma via. Il fatto è che se uno è della Svp sa di poter contare sulla maggioranza assoluta dei voti in consiglio e di potersi far beffe della legge.</p>
<p>Ora sta a ogni cittadina e cittadino del Sudtirolo valutare se presentare ricorso in tribunale, per ripristinare il diritto che la maggioranza del Consiglio ha violato. E io credo proprio che ciò accadrà. Insomma, la partita chiusa ieri in Consiglio si riaprirà in tribunale.</p>
<p>Non che per il Consiglio prevedessi qualcosa di diverso. Ma aver votato contro in commissione mi ha permesso di svolgere la mia relazione di minoranza, nella quale ho portato argomenti che nessuno ha potuto minimamente contestare.  E che anzi molti interventi hanno apprezzato. Gli argomenti dei “difensori” al confronto erano ridicoli, ma significativi di come vanno le cose nella politica locale.</p>
<p><strong>Pichler Rolle</strong> ha filosofato sul “sacro diritto all’elettorato passivo”, facendo finta di non sapere che tale diritto “si esercita nei modi previsti dalla legge” e che tra questi modi ci sono le norme a tutela della par condicio tra tutti i candidati, che obbligano a rimuovere posizioni di vantaggio come quella ricoperta da Egartner. Altrimenti è violato il diritto all’elettorato passivo di tutti gli altri candidati e candidate.</p>
<p><strong>Arnold Schuler</strong> ha detto che tale posizione non ha portato a Egartner nessun vantaggio dimostrabile, quando sa benissimo che la legge non chiede al Consiglio di contare i voti del candidato, ma solo di accertare se lui ha le carte in regola per candidarsi. E che lui sia stato eletto non nonostante, ma esattamente grazie al suo ruolo di lobbista delle imprese di costruzione che fanno affari con gli appalti pubblici, questo lo sanno tutti.</p>
<p>Ma la difesa più sbrindellata del suo pupillo del Brennero, <strong>Luis Durnwalder</strong> l’ha affidata al povero <strong>Florian Mussner</strong>, che dei lavori pubblici è addirittura l’assessore competente. Ineleggibile Egartner? Macché, ha detto Mussner: andrebbe addirittura ringraziato perché, creando e presiedendo la Conbau, ha messo insieme le imprese altoatesine che solo così hanno potuto vincere le gare d’appalto pubbliche, fino a 7 anni fa spesso vinte da ditte esterne più grandi. Insomma, Egartner benefattore dell’economia locale – il che sarà anche vero, ma questo rafforza ancora di più il motivo della ineleggibilità in casi simili, poiché la legge, oltre ad assicurare par condicio tra candidati, vuole anche evitare conflitti di interessi, cosa che è di tutta evidenza nel caso del “capitano d’impresa” che si candida per quella stessa Provincia ai cui appalti aspira.</p>
<p>Esemplare anche il comportamento della destra italiana. Con la scusa che “è imbarazzante giudicare un collega”, come hanno detto <strong>Seppi, Urzì e Artioli</strong>, hanno fatto i Ponzio Pilato. Ma l’argomento è solo una scusa. In realtà la destra italiana spera in Egartner come alleato per poter rovesciare la maggioranza provinciale e entrare nella stanza dei bottoni e dunque lo vuole assolutamente in aula, anche in violazione della legge.</p>
<p>Da segnalare infine il pessimo gusto: più volte richiesto di chiarimenti, Egartner non ha preso mai la parola, ma se n’è stato in assoluto silenzio. Al momento del voto, in compenso, ha votato: su se stesso, per se stesso.</p>
<p><span style="color:#ff0000;"><strong>QUI LA MIA RELAZIONE DI MINORANZA</strong></span>, IN ITALIANO E TEDESCO, LETTA IERI IN CONSIGLIO SUL &#8220;CASO EGARTNER&#8221;: <a href="http://riccardodellosbarba.files.wordpress.com/2009/07/relazione-comm-convalida.pdf">Relazione comm. convalida</a>.</p>
<p><span style="color:#ff0000;"><strong>P</strong></span><span style="color:#ff0000;"><strong>ER APPROFONDIRE</strong>:</span> Il parere tecnico che ho personalmente chiesto a uno dei più bravi amministrativisti trentini, l&#8217;avvocato Antonio Tita, sul caso Egartner. La conclusione: era ineleggibile. La trovate qui: <a href="http://riccardodellosbarba.files.wordpress.com/2009/07/parere.pdf">Parere avv. Tita</a></p>
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			<media:title type="html">i tre del cemento</media:title>
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	</item>
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		<title>La domenica delle salme</title>
		<link>http://riccardodellosbarba.wordpress.com/2009/06/19/la-domenica-delle-salme/</link>
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		<pubDate>Fri, 19 Jun 2009 10:06:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo Dello Sbarba</dc:creator>
				<category><![CDATA[politica]]></category>

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		<description><![CDATA[
Dedico questo video a chi non ha ancora deciso che cosa fare per il referendum di domenica. 
Il regista è Gabriele Salvatores, la canzone: &#8220;La domenica delle Salme&#8221; di Fabrizio De André. 
E&#8217; scritta nel 1990, ma parla di oggi. O forse di domani.
Essendo una canzone difficilina, di seguito pubblico il testo.

Tentò la fuga in tram
verso le sei del mattino
dalla bottiglia di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=riccardodellosbarba.wordpress.com&blog=3404516&post=1099&subd=riccardodellosbarba&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://riccardodellosbarba.wordpress.com/2009/06/19/la-domenica-delle-salme/"><img src="http://img.youtube.com/vi/JR766AWY4Pk/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
<p><strong>Dedico questo video a chi non ha ancora deciso che cosa fare per il referendum di domenica. </strong></p>
<p><strong>Il regista è Gabriele Salvatores, la canzone: &#8220;La domenica delle Salme&#8221; di Fabrizio De André. </strong></p>
<p><strong>E&#8217; scritta nel 1990, ma parla di oggi. O forse di domani.</strong></p>
<p>Essendo una canzone difficilina, di seguito pubblico il testo.</p>
<p><span id="more-1099"></span></p>
<p>Tentò la fuga in tram<br />
verso le sei del mattino<br />
dalla bottiglia di orzata<br />
dove galleggia Milano<br />
non fu difficile seguirlo</p>
<p>il poeta della Baggina<br />
la sua anima accesa<br />
mandava luce di lampadina<br />
gli incendiarono il letto<br />
sulla strada di Trento</p>
<p>riuscì a salvarsi dalla sua barba<br />
un pettirosso da combattimento</p>
<p>I Polacchi non morirono subito<br />
e inginocchiati agli ultimi semafori<br />
rifacevano il trucco alle troie di regime<br />
lanciate verso il mare</p>
<p>i trafficanti di saponette<br />
mettevano pancia verso est<br />
chi si convertiva nel novanta<br />
ne era dispensato nel novantuno</p>
<p>la scimmia del quarto Reich<br />
ballava la polka sopra il muro<br />
e mentre si arrampicava<br />
le abbiamo visto tutti il culo</p>
<p>la piramide di Cheope<br />
volle essere ricostruita in quel giorno di festa<br />
masso per masso<br />
schiavo per schiavo<br />
comunista per comunista</p>
<p>La domenica delle salme<br />
non si udirono fucilate<br />
il gas esilarante<br />
presidiava le strade<br />
la domenica delle salme<br />
si portò via tutti i pensieri<br />
e le regine del ‘’tua culpa’’<br />
affollarono i parrucchieri</p>
<p>Nell’assolata galera patria<br />
il secondo secondino<br />
disse a ‘’Baffi di Sego’’ che era il primo<br />
si può fare domani sul far del mattino<br />
e furono inviati messi<br />
fanti cavalli cani ed un somaro<br />
ad annunciare l’amputazione della gamba<br />
di Renato Curcio<br />
il carbonaro</p>
<p>il ministro dei temporali<br />
in un tripudio di tromboni<br />
auspicava democrazia<br />
con la tovaglia sulle mani e le mani sui coglioni<br />
voglio vivere in una città<br />
dove all’ora dell’aperitivo<br />
non ci siano spargimenti di sangue<br />
o di detersivo<br />
a tarda sera io e il mio illustre cugino De Andrade<br />
eravamo gli ultimi cittadini liberi<br />
di questa famosa città civile<br />
perché avevamo un cannone nel cortile</p>
<p>La domenica delle salme<br />
nessuno si fece male<br />
tutti a seguire il feretro<br />
del defunto ideale<br />
la domenica delle salme<br />
si sentiva cantare<br />
quant’è bella giovinezza<br />
non vogliamo più invecchiare</p>
<p>Gli ultimi viandanti<br />
si ritirarono nelle catacombe<br />
accesero la televisione e ci guardarono cantare<br />
per una mezz’oretta<br />
poi ci mandarono a cagare<br />
voi che avete cantato sui trampoli e in ginocchio<br />
coi pianoforti a tracolla travestiti da Pinocchio<br />
voi che avete cantato per i longobardi e per i centralisti<br />
per l’Amazzonia e per la pecunia<br />
nei palastilisti<br />
e dai padri Maristi<br />
voi avete voci potenti<br />
lingue allenate a battere il tamburo<br />
voi avevate voci potenti<br />
adatte per il vaffanculo</p>
<p>La domenica delle salme<br />
gli addetti alla nostalgia<br />
accompagnarono tra i flauti<br />
il cadavere di Utopia<br />
la domenica delle salme<br />
fu una domenica come tante<br />
il giorno dopo c’erano i segni<br />
di una pace terrificante<br />
mentre il cuore d’Italia<br />
da Palermo ad Aosta<br />
si gonfiava in un coro<br />
di vibrante protesta</p>
Posted in politica  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/riccardodellosbarba.wordpress.com/1099/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/riccardodellosbarba.wordpress.com/1099/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/riccardodellosbarba.wordpress.com/1099/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/riccardodellosbarba.wordpress.com/1099/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/riccardodellosbarba.wordpress.com/1099/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/riccardodellosbarba.wordpress.com/1099/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/riccardodellosbarba.wordpress.com/1099/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/riccardodellosbarba.wordpress.com/1099/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/riccardodellosbarba.wordpress.com/1099/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/riccardodellosbarba.wordpress.com/1099/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=riccardodellosbarba.wordpress.com&blog=3404516&post=1099&subd=riccardodellosbarba&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">Riccardo Dello Sbarba</media:title>
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	</item>
		<item>
		<title>DOSSIER AEROPORTO</title>
		<link>http://riccardodellosbarba.wordpress.com/2009/06/10/dossier-aeroporto/</link>
		<comments>http://riccardodellosbarba.wordpress.com/2009/06/10/dossier-aeroporto/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 10 Jun 2009 09:59:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo Dello Sbarba</dc:creator>
				<category><![CDATA[economia]]></category>

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		<description><![CDATA[
ZITTA ZITTA, LA GIUNTA PROVINCIALE BUTTA ALTRI 5 MILIONI DI EURO NELL&#8217;AEROPORTO, MENTRE L&#8217;UNICA COMPAGNIA AEREA CHE LO USA &#8211; AIR ALPS - E&#8217; SULL&#8217;ORLO DEL FALLIMENTO.
L&#8217;INVESTIMENTO &#8220;NASCOSTO&#8221; IL 25 MAGGIO SCORSO IN UNA DELIBERA DELLA GIUNTA PROVINCIALE CHE DURNWALDER SI E&#8217; GUARDATO BENE DALL&#8217;ILLUSTRARE NELLA SUA TRADIZIONALE CONFERENZA STAMPA DEL LUNEDI&#8217;. ABD VIENE RILEVATA PER INTERO DALLA [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=riccardodellosbarba.wordpress.com&blog=3404516&post=1081&subd=riccardodellosbarba&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><strong><img class="aligncenter size-full wp-image-1083" title="aeroporto2" src="http://riccardodellosbarba.files.wordpress.com/2009/06/aeroporto2.jpg?w=500&#038;h=201" alt="aeroporto2" width="500" height="201" /></strong></p>
<p><strong>ZITTA ZITTA, LA GIUNTA PROVINCIALE BUTTA ALTRI 5 MILIONI DI EURO NELL&#8217;AEROPORTO, MENTRE L&#8217;UNICA COMPAGNIA AEREA CHE LO USA &#8211; AIR ALPS - E&#8217; SULL&#8217;ORLO DEL FALLIMENTO.</strong></p>
<p>L&#8217;INVESTIMENTO &#8220;NASCOSTO&#8221; IL 25 MAGGIO SCORSO IN UNA DELIBERA DELLA GIUNTA PROVINCIALE CHE DURNWALDER SI E&#8217; GUARDATO BENE DALL&#8217;ILLUSTRARE NELLA SUA TRADIZIONALE CONFERENZA STAMPA DEL LUNEDI&#8217;. ABD VIENE RILEVATA PER INTERO DALLA PROVINCIA E DIVENTA &#8220;SOCIETA&#8217; IN-HOUSE&#8221;, UN TRUCCO PER CONTINARE A FINANZIARE L&#8217;AEROPORTO (GIA&#8217; COSTATO OLTRE 30 MILIONI)  ED AGGIRARE IL REFERENDUM DEL 25 OTTOBRE.</p>
<p>Così ci riprovano, a prendere due piccioni con una fava: continuare a foraggiare coi soldi dei cittadini un aeroporto utile solo agli &#8220;amici degli amici&#8221; e cercare di aggirare il referendum mettendoci di fronte ai fatti compiuti. Noi Verdi abbiamo scoperto il raggiro e l&#8217;abbiamo denunmciato oggi pubblicamente. Qui sotto, trovate la sintesi degli avvenimenti e le nostre proposte alternative, contenute in una mozione presentata in Consiglio Provinciale. La Provincia non deve più investire nell&#8217;aeroporto e uscire subito dalla società aAir Alps. Da dicembre Roma sarà raggiungibile in treno in 4,5 ore. Questo è il collegamento veloce che ci serve, di voli ed aerei possiamo fare a meno.</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;"><span id="more-1081"></span></span></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">IL DOCUMENTO  </span></strong></p>
<p><em>(qui la versione </em><a href="http://www.grueneverdi.bz.it/index.php?id=41604" target="_blank"><em>in tedesco)</em></a></p>
<p>25 maggio 2009: con una delibera la Provincia getta altri 5 milioni nel buco ABD e ne diventa unica proprietaria. Le perdite accumulate superano ormai i 30 milioni di euro.</p>
<p>I Verdi propongono un piano finanziario di emergenza per ridurre il danno e affidare alla popolazione la decisione sul futuro dell’aeroporto col referendum del 25 ottobre.<strong> </strong></p>
<p><strong>LA DELIBERA. </strong><strong>Nr. 1456 del 25 maggio 2009</strong> è passata inosservata: Durnwalder si è ben guardato dal parlarne nella conferenza stampa del lunedì. Con essa la giunta provinciale ha disposto:<strong> </strong></p>
<ol>
<li><span style="text-decoration:underline;">l’acquisto di tutte le 991 nuove azioni</span> emesse da ABD tramite ricapitalizzazione, al valore nominale di € 5.000 (= 4.955.000 €), pagando il sovraprezzo di € 30.621,92 a totale ripianamento delle residue perdite. <strong></strong></li>
<li><span style="text-decoration:underline;">il ripiano delle perdite</span> per € 45.288,08 corrispondenti agli oneri legati alla sua quota azionaria in ABD, molto piccola fino a fine 2008 (0.932%).</li>
</ol>
<p>Costo totale del blitz del 25 maggio 2009: <strong>€ 5.030.910. </strong><strong></strong></p>
<p> <strong>I PROTAGONISTI</strong></p>
<p><strong>L’ABD </strong>ha un mese prima annullato totalmente il proprio capitale sociale (5 milioni) per coprire le perdite degli ultimi 4 anni e disposto la ricapitalizzazione (5 milioni) cui solo la Provincia partecipa.</p>
<p><strong>La STA</strong>, che a fine 2008 deteneva il grosso delle quote della società, non partecipa alla ricapitalizzazione, perde tutto quanto ha investito ed esce di scena.<strong></strong></p>
<p><strong>La Provincia</strong> diventa proprietaria al 100% della società<strong> </strong>“ABD Airport Spa”, trasformata in società <em>in-house</em>, ovvero ripartizione della Provincia stessa.</p>
<p>In questa nuova veste la Provincia potrà affidare ad ABD incarichi per servizi pubblici senza gare di appalto (ma solo con contratti di servizio) e la Provincia potrà continuare a coprire (passando inosservata) i deficit dell’aeroporto.</p>
<p><strong>LA LEGGE</strong></p>
<p>Le premesse dell’operazione erano state create con l’articolo 2, comma 2 dell’ultima legge finanziaria, approvata il 3 aprile 2009, con cui la Giunta – modificando l’art. 21-bis della legge provinciale 2/87 &#8211; si riservava, <span style="text-decoration:underline;">senza dover passare come in passato da una legge</span>, la possibilità di:<strong></strong></p>
<p>1.      “acquistare o sottoscrivere ulteriori azioni o quote di società di capitali in cui la Provincia già detenga una partecipazione”;<strong></strong></p>
<p>2.       “operazioni di ripiano di perdite e ricapitalizzazioni di società partecipate dalla Provincia”.<strong></strong></p>
<p>Norme che i Verdi avevano denunciato come “ad hoc” per la ABD, grazie alle quali la Provincia ha per l’ennesima volta ripianato le perdite dell’aeroporto e è diventata unica proprietaria di una società in deficit cronico. <strong></strong></p>
<p><strong>LE OPERAZIONI SOCIETARIE </strong><strong></strong></p>
<p>L’operazione “salva ABD” è passata attraverso una rapida successione di atti societari:<strong></strong></p>
<p><strong>21 aprile 2009:</strong> la Legge finanziaria 2009 viene pubblicata sul Bollettino ufficiale della Regione.<strong></strong></p>
<p><strong>29 aprile 2009: </strong>l’assemblea straordinaria della società ABD delibera l’annullamento del capitale sociale, per coprire i debiti accumulati nei 4 anni precedenti, e la contemporanea ricostruzione del capitale stesso a € 5.000.000.</p>
<p><strong>25 maggio 2009:</strong> la Giunta Provinciale approva la delibera da € 5.030.910 con cui l’ABD diventa società in-House.</p>
<p>Uno dopo l’altro, dalla società ABD in cronico deficit sono fuggiti tutti gli investitori privati, che ancora nel 2006 erano 22 tra banche e imprenditori locali.</p>
<p><strong>La patata bollente dell’aeroporto resta tutta nelle mani della Provincia, che vi investe di continuo denaro pubblico a fondo perduto.</strong></p>
<p><strong>LE PERDITE</strong></p>
<p>Questo non è l’unico investimento nel giro di pochi mesi. Il <strong>15 dicembre 2008</strong> la Giunta Provinciale ha stabilito i criteri per il contratto di servizio con ABD, che prevedevano un “rimborso” di € 3.192.000 euro per il 2009 e € 3.147.600 per il 2010.</p>
<p>In sintesi, ecco quanto è costata “ABD Airport Spa” al contribuente altoatesino:</p>
<table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0" width="660">
<tbody>
<tr>
<td width="86" valign="bottom">
<p align="right">fino  2001</p>
</td>
<td width="103" valign="bottom">
<p align="right">4.710.723</p>
</td>
<td width="80" valign="bottom"> </td>
<td width="80" valign="bottom"> </td>
<td width="80" valign="bottom"> </td>
<td width="80" valign="bottom"> </td>
<td width="80" valign="bottom"> </td>
<td width="69" valign="bottom"> </td>
</tr>
<tr>
<td width="86" valign="bottom">
<p align="right">2002</p>
</td>
<td width="103" valign="bottom">
<p align="right">1.801.846</p>
</td>
<td width="80" valign="bottom"> </td>
<td width="80" valign="bottom"> </td>
<td width="80" valign="bottom"> </td>
<td width="80" valign="bottom"> </td>
<td width="80" valign="bottom"> </td>
<td width="69" valign="bottom"> </td>
</tr>
<tr>
<td width="86" valign="bottom">
<p align="right">2003</p>
</td>
<td width="103" valign="bottom">
<p align="right">1.990.244</p>
</td>
<td width="80" valign="bottom"> </td>
<td width="80" valign="bottom"> </td>
<td width="80" valign="bottom"> </td>
<td width="80" valign="bottom"> </td>
<td width="80" valign="bottom"> </td>
<td width="69" valign="bottom"> </td>
</tr>
<tr>
<td width="86" valign="bottom">
<p align="right">2004</p>
</td>
<td width="103" valign="bottom">
<p align="right">1.817.333</p>
</td>
<td width="80" valign="bottom"> </td>
<td width="80" valign="bottom"> </td>
<td width="80" valign="bottom"> </td>
<td width="80" valign="bottom"> </td>
<td width="80" valign="bottom"> </td>
<td width="69" valign="bottom"> </td>
</tr>
<tr>
<td width="86" valign="bottom">
<p align="right">2005</p>
</td>
<td width="103" valign="bottom">
<p align="right">2.894.755</p>
</td>
<td colspan="6" width="471" valign="bottom">(1 milione rinuncia crediti Air Alps)</td>
</tr>
<tr>
<td width="86" valign="bottom">
<p align="right">2006</p>
</td>
<td width="103" valign="bottom">
<p align="right">2.004.075</p>
</td>
<td width="80" valign="bottom"> </td>
<td width="80" valign="bottom"> </td>
<td width="80" valign="bottom"> </td>
<td width="80" valign="bottom"> </td>
<td width="80" valign="bottom"> </td>
<td width="69" valign="bottom"> </td>
</tr>
<tr>
<td width="86" valign="bottom">
<p align="right">2007</p>
</td>
<td width="103" valign="bottom">
<p align="right">1.793.064</p>
</td>
<td width="80" valign="bottom"> </td>
<td width="80" valign="bottom"> </td>
<td width="80" valign="bottom"> </td>
<td width="80" valign="bottom"> </td>
<td width="80" valign="bottom"> </td>
<td width="69" valign="bottom"> </td>
</tr>
<tr>
<td width="86" valign="bottom">
<p align="right">2008</p>
</td>
<td width="103" valign="bottom">
<p align="right">1.875.840</p>
</td>
<td width="80" valign="bottom"> </td>
<td width="80" valign="bottom"> </td>
<td width="80" valign="bottom"> </td>
<td width="80" valign="bottom"> </td>
<td width="80" valign="bottom"> </td>
<td width="69" valign="bottom"> </td>
</tr>
<tr>
<td width="86" valign="bottom"> </td>
<td width="103" valign="bottom">
<p align="right"><strong>18.887.880</strong></p>
</td>
<td colspan="6" width="471" valign="bottom"> Totale perdite fino 2008</td>
</tr>
<tr>
<td width="86" valign="bottom"> </td>
<td width="103" valign="bottom"> </td>
<td width="80" valign="bottom"> </td>
<td width="80" valign="bottom"> </td>
<td width="80" valign="bottom"> </td>
<td width="80" valign="bottom"> </td>
<td width="80" valign="bottom"> </td>
<td width="69" valign="bottom"> </td>
</tr>
<tr>
<td width="86" valign="bottom"> </td>
<td width="103" valign="bottom"> </td>
<td width="80" valign="bottom"> </td>
<td width="80" valign="bottom"> </td>
<td width="80" valign="bottom"> </td>
<td width="80" valign="bottom"> </td>
<td width="80" valign="bottom"> </td>
<td width="69" valign="bottom"> </td>
</tr>
<tr>
<td width="86" valign="bottom">
<p align="right">2009</p>
</td>
<td width="103" valign="bottom">
<p align="right">5.000.000</p>
</td>
<td colspan="3" width="241" valign="bottom"> Aumento di capitale</td>
<td width="80" valign="bottom"> </td>
<td width="80" valign="bottom"> </td>
<td width="69" valign="bottom"> </td>
</tr>
<tr>
<td width="86" valign="bottom">
<p align="right">2009</p>
</td>
<td width="103" valign="bottom">
<p align="right">3.192.000</p>
</td>
<td colspan="6" rowspan="2" width="471"> Contratti di servizio Provincia-ABD</td>
</tr>
<tr>
<td width="86" valign="bottom">
<p align="right">2010</p>
</td>
<td width="103" valign="bottom">
<p align="right">3.147.600</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="86" valign="bottom"> </td>
<td width="103" valign="bottom">
<p align="right"><strong>30.227.480</strong></p>
</td>
<td width="80" valign="bottom"> Tot. perdite</td>
<td width="80" valign="bottom"> </td>
<td width="80" valign="bottom"> </td>
<td width="80" valign="bottom"> </td>
<td width="80" valign="bottom"> </td>
<td width="69" valign="bottom"> </td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>A questa somma, tutta coperta con denaro pubblico, vanno aggiunti i <strong>15 milioni </strong>di investimen­to iniziale, i <strong>ca. 4 milioni €</strong> per l’edificio dei vigili del fuoco e i costi del servizio antincendi a totale carico della Provincia.</p>
<p><strong>CON AIR ALPS SEMI-FALLITA UN AEROPORTO SENZA AEREI</strong></p>
<p>L’aeroporto di Bolzano lavora per un’unica società: Air Alps. Questa società sull’orlo del fallimento ha annunciato drastici tagli al personale, alla flotta e ai voli.</p>
<p>Il “rischio Air Alps” veniva già segnalato nella “Relazione di gestione” allegata al bilancio 2008 di ABD. <em>“Si segnala – è scritto nella relazione &#8211; che il rischio della clientela (Air Alps) è da considerare come rischio significativo, essendo la Air Alps attualmente l’unica compagnia aerea che opera sull’aeroporto di Bolzano”.</em></p>
<p>Ricordiamo che tra i creditori di Air Alps c’è anche ABD, cui la compagnia aerea deve pagare i servizi aeroportuali (che nel 2005 furono generosamente condonati per l’importo di 1 milione: l’ennesimo indiretto sostegno a Air Alps). C’è da domandarsi se ABD sarà disposta ad accettare la proposta di Air Alps ai creditori, di rinunciare al 60% del dovuto.</p>
<p>Ma soprattutto ci domandiamo: con Air Alps ridotta ai minimi termini, o chiusa, quali aerei voleranno sull’aeroporto di Bolzano? </p>
<p>Non esistono prospettive realistiche di un risanamento del bilancio dell’aeroporto. L’ABD ne è consapevole e lo scrive nella citata “Relazione di gestione” al bilancio 2008: <em>“La situazione degli anni precedenti rimane sostanzialmente invariata. (…) Solo il contratto di servizio con la Provincia autonoma di Bolzano per la gestione dell’aeroporto, stipulabile appena si configura la condizione essenziale di società in-house, permetterà di raggiungere un’equilibrata gestione dell’aeroporto”.</em></p>
<p>In conclusione: l’aeroporto resta senza traffico aereo, continuerà a accumulare debiti che verranno coperti da denaro pubblico erogato direttamente dalla Provincia con generosi contratti di servizio stipulabili grazie alla trasformazione di ABD in società in-house. In pratica, così ogni perdita di ABD diventerà automaticamente perdita di tutti noi cittadine e cittadini.</p>
<p><strong>Tutto ciò è inaccettabile per chiunque abbia a cuore l’interesse pubblico.</strong></p>
<p> <strong>LA PROPOSTA VERDE: UN PIANO DI EMERGENZA PER RIDURRE IL DANNO FINANZIARIO E RISPE</strong><strong>TT</strong><strong>ARE IL REFERENDUM</strong></p>
<p>Non è possibile che nell’anno del referendum sul futuro dell’aeroporto i giochi siano già fatti e la Giunta, senza attendere il risultato della consultazione popolare, garantisca le attività di ABD, anche a costo di coprire le perdite a spese dei contribuenti.</p>
<p>I Verdi chiedono che:</p>
<p><strong>PRIMO:</strong> la Giunta rimetta al voto popolare del 25 ottobre la decisione sull’opportunità o meno di investire ancora denaro pubblico in un’impresa in perdita ad uso di pochi come l’aeroporto;</p>
<p><strong>SECONDO:</strong> in attesa del 25 ottobre, la Giunta ritiri la delibera e, tramite i suoi rappresentanti nella società, proponga ad ABD la ricapitalizzazione minima prevista dal codice civile (articoli 2447 e 2327) per mantenerla in vita: € 120.000.</p>
<p><strong>TERZO:</strong> LA Provincia dismetta entro quest’anno le proprie quote di partecipazione nella società Air Alps come prevede la legge provinciale nr. 12 del 16 novembre 2007 sui “Servizi pubblici locali”.</p>
<p> </p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">LA MOZIONE</span></strong></p>
<h2>Uscire subito da Air Alps.</h2>
<h2>Garantire i collegamenti Roma-Bolzano con treni veloci</h2>
<p>La compagnia aerea Air Alps è da anni in crisi e ha drasticamente ridotto la flotta, i dipendenti e i servizi. Provincia e Regione hanno già investito nella compagnia 5,9 milioni di euro, il cui valore si è enormemente ridotto.</p>
<p align="left">D’altra parte non si capisce perché gli enti pubblici devono avere una partecipazione del 20% in una compagnia aerea privata con sede a Innbruck che nel corso del tempo ha effettuato, oltre e più che tra Bolzano e Roma, voli di linea Parma-Roma, Rimini-Roma, Perugia-Roma, Perugia-Milano. Il volo Bolzano Roma, per i suoi costi, è un mezzo di comunicazione di lusso a disposizione di una ristretta élite, dunque non può essere considerato di pubblico interesse da parte della popolazione altoatesina.</p>
<p align="left">D’altra parte, l’uscita degli enti pubblici da una società come Air Alps è un atto dovuto in base alla legge provinciale nr. 12 del 16 novembre 2007 sui “Servizi pubblici locali”, che obbliga la Provincia a dismettere le proprie eventuali partecipazioni “in società che non producono servizi o beni di interesse pubblico”. La legge fissava il termine di due anni per realizzare l’uscita da tali partecipazioni, cioè la fine del 2009. L’uscita da Air Alps deve essere quindi realizzata al più presto.</p>
<p align="left">La Provincia ha però sempre sostenuto l’importanze del volo con Roma. Se questa è l’esigenza, da tempo i Verdi hanno proposto di mettere a bando di gara pubblica questo volo, assegnandolo in concessione alla compagnia disposta ad effettuarlo nelle condizioni migliori. All’inizio di giugno 2009 l’assessore alla mobilità ha reso noto che tale bando è in preparazione e che una sua bozza è stata già trasmessa all’Enac e all’Unione Europea. La Provincia offrirebbe un sostanzioso contributo alla compagnia vincitrice della gara. Il contributo potrebbe aggirarsi sul milione di euro all’anno.</p>
<p align="left">Resta da verificare tuttavia, alla luce dei recenti sviluppi delle reti europee dei trasporti, se questo volo sia proprio indispensabile o se non esista un’alternativa più comoda, veloce e a prezzo più abbordabile per il comune cittadino per garantire un collegamento giornaliero veloce e certo (vedi le frequenti cancellazioni e ritardi dei voli) tra Bolzano e Roma e ritorno. Questa alternativa oggi esiste ed è il treno. Se il treno fornisse un collegamento altrettanto rapido con Roma, il denaro che la Provincia è disposta a mettere a disposizione di chi vince la gara per il volo Bolzano-Roma potrebbe essere più opportunamente investito nel campo dei collegamenti ferroviari.</p>
<p align="left">Un collegamento rapido in treno con Roma è infatti possibile. Nel dicembre del 2009 è prevista l’entrata in servizio del doppio binario tra Verona e Bologna, che elimina il collo di bottiglia che finora ha rallentato tutto il transito ferroviario nord-sud. Tra Bologna e Roma è già in servizio il treno ad alta velocità.</p>
<p align="left">Se da Bolzano fosse possibile raggiungere quotidianamente Bologna con treni veloci Eurostar in coincidenza con i treni ad alta velocità, <strong>tecnicamente diventerebbe possibile viaggiare in 4 ore e mezzo dal centro di Bolzano al centro di Roma</strong> (mentre l’aereo attera a Fiumicino) comodamente e a prezzi abbordabili dal comune cittadino. I treni veloci sono in tutta Europa l’alternativa ai voli regionali, che ovunque registrano deficit cronici e vengono progressivamente sostituiti con efficienti collegamenti ferroviari.</p>
<p align="left">Oggi questa possibilità non esiste, poiché i treni veloci da Bolzano in importanti fasce orarie sono stati eliminati e si è costretti a raggiungere Bologna in treno regionale, con 16 fermate intermedie e 25 minuti di attesa a Verona. Più che inseguire il sogno di un volo per Roma, comunque destinato ad una élite, è più intelligente intervenire per avere 4 coppie di Eurostar al giorno, con i quali si raggiungono anche molte altre destinazioni e a minor costo. Il centro di Roma sarebbe raggiungibile dal centro di Bolzano in 4 ore e mezzo e a un costo molto più basso di quello di un volo che arriva a un aeroporto distante decine di chilometri dal centro.</p>
<p align="left">Tutto ciò considerato,</p>
<p align="left"><strong>il Consiglio provinciale impegna la Giunta provinciale:</strong></p>
<p align="left">1. A dismettere le proprie quote di partecipazione nella società Air Alps entro il termine fissato dalla legge provinciale nr. 12 del 16 novembre 2007 sui “Servizi pubblici locali”, intraprendendo le necessarie iniziative affinché anche la Regione faccia altrettanto.</p>
<p align="left">2. A intraprendere ogni iniziativa necessaria al fine di garantire il collegamento dell’Alto Adige al resto della rete nazionale, in particolare ai nodi di Verona e Bologna, con 4 coppie di treni veloci Eurostar in coincidenza a Bologna con i treni ad alta velocità, con l’obbiettivo di realizzare la possibilità tecnica di viaggiare da Bolzano a Roma in un tempo di circa 4 ore e mezzo, rendendo così superfluo il collegamento aereo da Bolzano e garantendo un servizio più comodo, certo e con prezzi alla portata di tutti.</p>
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		<title>Green New Dany</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Jun 2009 21:36:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo Dello Sbarba</dc:creator>
				<category><![CDATA[mondo]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>

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		<description><![CDATA[
L&#8217;EUROPA IMPAURITA VOTA A DESTRA, MENTRE SULL&#8217;ASSE FRANCO TEDESCO RINASCE LA SPERANZA VERDE. 
MA CHE POLITICA FAREBBE UN DANIEL COHN-BENDIT IN SUDTIROLO? E IN ITALIA? UN COMMENTO A CALDO SULLE ELEZIONI.
1)    Il voto della paura e dell’insicurezza: gli europei hanno paura del futuro e di perdere il proprio status sociale e il proprio posto privilegiato nel contesto [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=riccardodellosbarba.wordpress.com&blog=3404516&post=1073&subd=riccardodellosbarba&ref=&feed=1" />]]></description>
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<p><strong>L&#8217;EUROPA IMPAURITA VOTA A DESTRA, MENTRE SULL&#8217;ASSE FRANCO TEDESCO RINASCE LA SPERANZA VERDE. </strong></p>
<p><strong>MA CHE POLITICA FAREBBE UN DANIEL COHN-BENDIT IN SUDTIROLO? E IN ITALIA? UN COMMENTO A CALDO SULLE ELEZIONI.</strong></p>
<p>1)    <strong>Il voto della paura e dell’insicurezza</strong>: gli europei hanno paura del futuro e di perdere il proprio status sociale e il proprio posto privilegiato nel contesto internazionale. La cirsi ha segnato il voto e farà sentire i suoi effetti ancora a lungo.</p>
<p><span id="more-1073"></span></p>
<p>2)    <strong>La destra è stata considerata più attendibile </strong>nell’affrontare questa insicurezza: protezionismo nella politica economica e chiusura nei confronti dell’immigrazione. Ha vinto l’Europa degli stati e dei governi, non quella del parlamentarismo, non l’Europa dei diritti e della politica. Chi sogna l’Europa delle regioni può scordarsela. Lo slogan più bello: No all’Europa delle patrie, sì alla patria europea. L’ha detto Pannella. L’Europa come Heimat, non l’Europa delle Heimat.</p>
<p>3)     La destra ha vinto quasi ovunque. In questo quadro europeo, <strong>la battuta d’arresto di Berlusconi è relativa</strong>:</p>
<p>a)    Lo psico-nano si troverà in buona compagnia in Europa e ne verrà rafforzato.</p>
<p>b)    Quel che perde il PDL lo conquista la Lega: dalla padella alla brace.</p>
<p>c)    Nel PDL è aperta la guerra di successione. Lo scandalo Noemi ha fatto di Berlusconi un uomo improvvisamente vecchio e al tramonto (come del resto è accaduto a Durnwalder alla notizia che stava per diventare papà alla sua età).</p>
<p>4)    <strong>La sinistra europea tradizionale è una forza del secolo scorso</strong>: i pochi comunisti rimasti e soprattutto la socialdemocrazia. I socialisti francesi sono al tramonto, gli inglesi travolti dagli scandali. Ma anche i socialdemocratici tedeschi ed austriaci. Da presidente del Consiglio ne ho conosciuti parecchi, in Germania ed Austria: soprattutto il ceto politico socialdemocratico dei Länder è la Casta all’ennesima potenza (eccetto i Berlinesi e i Viennesi, quelli sono l’élite della politica europea). Più ancora dei democristiani, che hanno conservato un popolare Stallgeruch, l’odore della stalla.</p>
<p>5)    <strong>Il PD non ha nulla di cui rallegrarsi</strong>. E’ ai minimi e senza lo scellerato inciucio con Berlusconi sulla soglia del 4% avrebbe preso ancor meno. La linea di costruire un bipartitismo italiano facendo fuori tutti coloro che a sinistra non stanno nel PD è folle. E verrà continuata con il sì al referendum del 21 giugno, annunciato da Franceschini: se passa il sì, il partito con più voti prenderà il premio di maggioranza. Ciò significa regalare l’Italia a Berlusconi, che col 35% dei voti prenderebbe il 55% dei seggi.</p>
<p>6)    <strong>I Verdi hanno un enorme successo in Francia e Germania</strong>. Qui c’è l’effetto del Green New Deal: l’uscita ecologica dalla crisi. Daniel Cohn-Bendit è il volto di questo successo franco tedesco (<a href="http://www.cohn-bendit.de/" target="_blank">qui il suo sito</a>). L’asse verde, alternativo all’asse conservatore, nell’Europa carolingia. Daniel è un buon amico del Sudtirolo e dei Verdi sudtirolesi. L’abbiamo incontrato a Dobbiaco appena 6 mesi fa, abbiamo parlato tutta la sera della sua sfida francese. E’ un politico realista, incorpora l’anima pragmatica e anti-fondamentalista dei Verdi tedeschi, che hanno governato a lungo e con Schröder hanno fatto uscire la Germania dal nucleare, hanno investito massicciamente nelle energie alternative, ma hanno anhe riportato la Bundeswehr sui campi di battaglia (rompendo il tabù del dopoguerra) e hanno tagliato lo stato sociale con la riforma che è costata tanti voti alla SPD. Dunque: è più facile mitizzare Dani che seguirne coerentemente la politica. Che politica farebbe un Cohn Bendit in Sudtirolo? Questo ci dovremo chiedere.</p>
<p>7)    <strong>I Verdi italiani hanno bruciato il loro appuntamento con la storia europea.</strong> Invitavano Cohn Bendit ai congressi e lo applaudivano, ma facevano una politica opposta. Integralista e da piccolo partito che fa i suoi interessi. Peggio della Casta c’è solo la Casta in miniatura. Non avremo, almeno per un po’, Verdi in Italia. La Sinistra farà il suo partitino, magari con Rifondazione. Una parte dei Verdi seguirà, un’altra tenterà una via per la costituente. Servirà molto ri-costituente e una traversata nel deserto. E soprattutto: servirà richiamare i tanti verdi che da tempo non sono più nei Verdi. Ma sarà possibile? La vittoria continentale forse trascinerà i verdi mediterranei. I Verdi Sudtirolesi potranno essere la testa di ponte tra una rinascita ecologica italiana e l’asse forte franco-tedesco?</p>
<p>8)    <strong>A proposito di Verdi Sudtirolesi.</strong> Io sono soddisfatto e – confesso – quasi allegro. Chi si aspettava di più non aveva il senso della realtà. Siamo tornati il secondo partito in val Venosta (10,3%), val Pusteria (11,6%), Salto-Sciliar (12%), Val d’Isarco (15,7%) e Alta val d’Isarco(11,9%). Terzo partito nel meranese (10,7%) e in Bassa Atesina (10,5%).  Quinti a Bolzano (8,3%). Quasi ovunque siamo avanti al PD e al PDL. Chi poteva pretendere di più? I due candidati Sepp e Renate hanno giocato una partita complementare e la scelta ha funzionato. Far votare quel simbolo che nessuno conosceva fino all’ultimo angolo della provincia è stato un miracolo (20% a Natz-Schabs, oltre che il 30% di Villandro, casa di Sepp). Nelle elezioni i contenuti devono essere legati a dei volti, pochi e riconoscibili. Il risultato è una buona base per le comunali 2010. Ma nelle zone più italiane siamo deboli: la tendenza non si inverte. E poi c’è il buco nero di Bolzano (ma di fronte al resto d’Italia sono bazzecole!)</p>
<p>9)    <strong>La vera delusione è che la SVP abbia recuperato la maggioranza assoluta</strong>. Però ogni elezione fa storia a sé. Non c’era l’odiato Michl Ebner. Hanno mostrato un volto più modesto, della serie: abbiamo imparato la lezione. E la libertà del voto europeo stavolta ha giocato a loro favore: la punizione aveva senso darla alle provinciali. Ma forse c’è qualcosa di più profondo. Provo a accennare:</p>
<p>a)    <strong>Hanno recuperato voti di destra</strong>. Per due mesi hanno pigiato sul tasto etnico, per frenare solo nell’ultima settimana quando era troppo. Hanno giocato col fuoco e, oltre  che sbruciacchiarsi, si sono riscaldati. Il resto dei voti della destra sono andati nell’astensionismo, cresciuto del 10% Ma non ai Verdi. I voti di destra non erano solo protesta, avevano una venatura di destra che ce li rendeva difficilmente riconquistabili.</p>
<p>b)    <strong>C’è stato un andare in soccorso della Svp, per timore di destabilizzare troppo il sistema</strong>. Una lezione va bene, ma sfasciarla no: troppi hanno troppo da perdere se salta tutto. Anche la spirale etnica degli ultimi mesi ha messo molti in allarme: vedi che succede se salta il tappo Svp? Questo vuol dire che criticare ed attaccare non basta: quando chiedi alla gente di abbandonare la coperta calda della Svp, devi sapergli offrire un’alternativa. Altrimenti all’incertezza generale si aggiunge l’incertezza della tenuta dell’autonomia, e per troppi è troppo tutto insieme.</p>
<p>Per adesso mi fermo qui. Ogni commento è davvero benvenuto.</p>
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		<title>Tagli bluff</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Jun 2009 12:22:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo Dello Sbarba</dc:creator>
				<category><![CDATA[politica]]></category>

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		<description><![CDATA[
COSTI DELLA POLITICA: GLI ANNUNCI E LA REALTA&#8217;.
Dopo i tagli truffa proposti in Regione (la promessa riduzione dei costi della politica dal 20% trasformata dalla maggioranza in un misero 0,2%), la  “rinuncia volontaria” del 15% delle indennità di membri di giunta e presidenza del consiglio provinciale, sbandierata dalla magioranza Svp-Pd, è solo un bluff se non viene fissata per legge. Così com&#8217;è [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=riccardodellosbarba.wordpress.com&blog=3404516&post=1054&subd=riccardodellosbarba&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><strong><img class="aligncenter size-medium wp-image-1058" title="cipputi politico" src="http://riccardodellosbarba.files.wordpress.com/2009/06/cipputi-politico.jpg?w=338&#038;h=213" alt="cipputi politico" width="338" height="213" /></strong></p>
<p><strong>COSTI DELLA POLITICA: GLI ANNUNCI E LA REALTA&#8217;.</strong></p>
<p>Dopo i tagli truffa proposti in Regione (la promessa riduzione dei costi della politica dal 20% trasformata dalla maggioranza in un misero 0,2%), la  “rinuncia volontaria” del 15% delle indennità di membri di giunta e presidenza del consiglio provinciale, sbandierata dalla magioranza Svp-Pd, è solo un bluff se non viene fissata per legge. Così com&#8217;è &#8211; e come la vogliono lasciare -potrebbe essere revocata con una telefonata. Cosa che potrebbe accadere presto.</p>
<p>Una storia poco chiara, piena di bugie e di annunci-farsa, su cui ho voluto vederci chiaro. Che cosa sono queste auto-riduzioni volontarie? Dove finiscono e soldi? Fino a quando dureranno? Ecco il risultato dell&#8217;inchiesta.</p>
<p><span id="more-1054"></span></p>
<p>Già le circostanze per l’annuncio di questi &#8220;tagli volontari&#8221; sono sospette: lo stesso giorno in cui la maggioranza Svp in Commissione legislativa ha bocciato la proposta dei Verdi di ridurre per legge a livelli trentini le indennità di giunta e presidenza. Hanno respinto anche un più moderato emendamento che riduceva in media del 14,8% dette indennità (la proposta era: il 18% per il presidente, il 16% per i vice e il 14% per gli assessori), dunque quanto annunciano di auto-ridurre già volontariamente. Ma a cui si rifiutano di rinunciare per legge, per sempre, per tutti. Evidentemente si riservano la possibilità di tornare indietro alla prima occasione. Che potrebbe arrivare presto…. (vedi ultimo paragrafo).</p>
<p>Nell’occasione ho voluto approfondire come si concretizzi questa “rinuncia volontaria”. Ecco i risultati della ricerca.</p>
<p><strong>Da quando</strong></p>
<p>La “rinuncia volontaria” è in vigore dal mese di aprile 2009, sulla base della decisione del gruppo Svp del 20 febbraio 2009 che riguardava gli eletti, i membri di giunta e di presidenza del consiglio (vedi comunicato Svp <a href="http://www.svpartei.org/de/presse/Mitteilungen/20090220%7C486.html" target="_blank">qui</a>). Gli italiani (Repetto e Tommasini in giunta e Minniti in presidenza) si sono limitati a andare dietro a questa decisione &#8211; e vorrei vedere se non l&#8217;avessero fatto.</p>
<p>Nel comunicato stampa SVP si annunciava che l’obbiettivo era tagliare tutti i costi del 20%, che questa era una soluzione provvisoria in attesa di una riforma definitiva e organica.</p>
<p><span style="text-decoration:underline;">Oggi questa situazione pasticciata viene usata invece come scusa per respingere qualsiasi riforma organica e per legge.</span></p>
<p><strong>I consiglieri</strong></p>
<p>I consiglieri dichiarano (ma nessuno può verificare) di devolvere il 15% degli introiti di ogni eletto/a per scopi benefici. E’ una “carità” poco trasparente e affidata all’arbitrario dei singoli, che va a associazioni che sono base elettorale dei consiglieri Svp – vedi Sepp Lamprecht, candidato del Bauernbund, che ha dichiarato di versare al fondo di emergenza per i contadini.</p>
<p>Inoltre: senza una norma fissata per legge (regionale), definitiva e per tutti, non c’è alcun risparmio nel bilancio pubblico, ma solo un “uso privato” dei consiglieri di una parte del loro stipendio, cosa che fanno tutti da sempre senza sbandierarlo.</p>
<p><span style="text-decoration:underline;">La proposta di legge regionale dei Verdi per ridurre del 20% gli stipendi base dei consiglieri è già arrivata in commissione legislativa.</span></p>
<p><strong>Giunta e presidenza del consiglio</strong></p>
<p>Per loro invece il 15% dell’indennità aggiuntiva non viene versato. Sia per la giunta che per la presidenza, la “rinuncia” è stata fatta in seguito a semplice dichiarazione scritta di ognuno ai relativi uffici amministrativi, dichiarazione che tuttavia non cambia la legge, che continua a prevedere le maggiorazioni attuali (90% per presidente, 80% per vice e 70% per assessori). Le somme devono comunque essere messe a bilancio.</p>
<p>Consultati, gli uffici si sono dichiarati in forte imbarazzo perché, senza un cambiamento della legge, tutto avviene in via provvisoria e al limiti delle norme. Entrambi i direttori di ufficio, Kofler e Röd, sottolineano che così non può durare e che o si cambia la legge, o si torna prima o poi alla “normalità”.</p>
<p>Basta infatti una telefonata per annullare la dichiarazione fatta.</p>
<p><strong>Giunta</strong></p>
<p>Quando la giunta si è rivolta al direttore dell&#8217;ufficio stipendi, ordinando di fare la trattenuta del 15%, questi ha fatto presente che lui è obbligato a rispettare la legge e dunque doveva continuare a versare l’indennità lorda prevista.</p>
<p>Allora è stato trovato questo escamotage: l’indennità lorda viene tutta versata (27.283 euro a Durnwalder, 25.847 a Tommasini e Berger, 24.411 agli assessori), ma poi – su delega scritta di ogni membro di giunta – <span style="text-decoration:underline;">dal netto </span>viene trattenuto un 15% che viene depositato nella voce “partite di giro” del bilancio provinciale. Entro l’anno la giunta deve decidere che fare di questi soldi, altrimenti vanno nel residuo passivo. Le trattenute accantonate sono di circa 1.000 euro per il presidente, 900 per i vice e 800 per gli assessori.</p>
<p>Anche dopo queste “rinunce volontarie”, tuttavia, Durnwalder continua a guadagnare di più del presidente americano Obama (25.700 euro al mese) e un vice o assessore di più della cancelliera tedesca Merkel (21.000 euro/mese).</p>
<p>E continuano a guadagnare moltissimo di più dei trentini, poiché la maggiorazione per Dellai è del 50%, per il vice Pacher del 30% e per gli assessori del 25%. Fissato per legge.</p>
<p><span style="text-decoration:underline;">La proposta di legge dei Verdi di portare a “livelli trentini” le indennità della giunta, bocciata in commissione dalla Svp, andrà in consiglio, dove verrà anche ripresentato l’emendamento che limita la riduzione al 15%, per vedere se la Svp è disposta a ancorare per legge almeno le “rinunce volontarie” e renderle così irreversibili.</span></p>
<p><strong>Presidenza del Consiglio</strong></p>
<p>Essendo le indennità dell’ufficio di presidenza fissate con delibera del Consiglio e non per legge, l’ufficio di Marion Kofler in questo caso ha potuto operare la riduzione <span style="text-decoration:underline;">del lordo</span>. Anche in questo caso, però, le cifre messe a bilancio devono restare invariate, salvo deviare un 15%  “in economia”.</p>
<p>Per avere la misura delle sbandierate “auto-riduzioni”: lo stipendio lordo del presidente Steger passa da 21.539 euro a 20463, quello di Minniti da 17.949 a 17.411, quello dei segretari questori da 16,154 a 15.885. Questo al lordo.</p>
<p>Al netto, Steger rinuncia a circa 500 euro, Minniti a 250 e Pardeller e gli altri segretari a 125 euro. Grandi rinunce!</p>
<p><span style="text-decoration:underline;">E’ all’ordine del giorno del Consiglio provinciale la mozione dei Verdi che propone di dimezzare l’indennità aggiuntiva dei membri dell’ufficio di Presidenza.</span></p>
<p><strong>Vedremo se è tutto un bluff</strong></p>
<p>La prova sarà se la Svp accetterà di modificare le relative leggi per arrivare a una generale riduzione del 20% di tutte le voci dei costi dei politici.</p>
<p><strong>E’ lecito un sospetto</strong>. Che venga considerata come “soluzione definitiva” quella prospettata dalla presidenza del consiglio regionale, che sostiene che attuare la mozione che diceva di “ridurre del 20% i costi della politica” significhi nella XIV legislatura ridurre dello 0,2% ritoccando solo le indennità della presidenza del consiglio regionale (calcolo truffaldino fatto calcolando come tagli di oggi anche le riduzioni operate nella scorsa legislatura e tutte a carico dei nuovi eletti!). </p>
<p><span style="text-decoration:underline;">Se questa fosse considerata la “soluzione definitiva”, i vari “auto-riduttori volontari” si sentirebbero autorizzati a revocare la loro rinuncia e tornare a incassare quanto prima. </span></p>
<p>In fondo, la Svp è in un mare di debiti e di “offerte volontarie” ne ha bisogno, eccome!</p>
<p><strong><em>Post scriptum: </em></strong></p>
<p><em>Ora Svp e Pd dicono che loro avevano sempre inteso, parlando della riduzione del 20% dei costi della politica, che ciò doveva avvenire rispetto ai costi della passata legislatura e dunque, calcolando i tagli fatti alle pensioni (altrui, cioè ai nuovi consiglieri), da ridurre resterebe solo lo 0,2%. Si può obbiettare che nel caso dlla riforma delle pensioni (ma solo dei nuovi!) non di ragli si tratta ma semmai di mancate ulteriori spese. E si può obbiettare che i cittadini si attendono una riduzione degli stipendi, non trucchetti (stipendi che poi passerebbero da 6300 euro a 5000: mica la fame!).</em></p>
<p><em>Comunque quste sono tutte balle. Quando hanno promesso, a febbraio di quest&#8217;anno, avevano promesso tagli veri sui costi attuali. A dimostrarlo sta il famoso com,unicato della Svp del febbraio 2009. Eccolo: &#8221;Der <strong>SVP-Fraktionsvorsitzende im Landtag</strong>, Elmar Pichler Rolle, erklärt, dass die 18 SVP-Abgeordneten auf ihrer heutigen Sitzung einstimmig bekräftigt haben, dass die Kosten der Politik künftig um wenigstens 20 Prozent gesenkt werden sollen&#8221;. Avevano deciso - all&#8217;unanimità! &#8211; che <strong>in futuro</strong> i costi della politica dovevano scender del 20%. Mica rispetto a 5 anni fa!</em></p>
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			<media:title type="html">cipputi politico</media:title>
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	</item>
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		<title>Air Alps, l&#8217;ultimo volo</title>
		<link>http://riccardodellosbarba.wordpress.com/2009/06/04/air-alps-lultimo-volo/</link>
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		<pubDate>Thu, 04 Jun 2009 18:30:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo Dello Sbarba</dc:creator>
				<category><![CDATA[economia]]></category>

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		<description><![CDATA[
E&#8217; il pomeriggio del 4 giugno, un giornalista economico mi chiama e mi legge il comunicato appena emesso dalla compagnia Air Alps. E&#8217; in pratica l&#8217;annuncio della bancarotta: drastica riduzione dei servizi da ottobre, riduzione della flotta ai minimi,  85 licenziamenti su 142 addetti. E da ottobre buio pesto. 
Solo il diritto societario austriaco consente di non mettere [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=riccardodellosbarba.wordpress.com&blog=3404516&post=1040&subd=riccardodellosbarba&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><strong><img class="aligncenter size-medium wp-image-1041" title="airalps" src="http://riccardodellosbarba.files.wordpress.com/2009/06/airalps.jpg?w=344&#038;h=153" alt="airalps" width="344" height="153" /></strong></p>
<p><strong>E&#8217; il pomeriggio del 4 giugno, un giornalista economico mi chiama e mi legge il comunicato appena emesso dalla compagnia Air Alps. E&#8217; in pratica l&#8217;annuncio della bancarotta: drastica riduzione dei servizi da ottobre, riduzione della flotta ai minimi,  85 licenziamenti su 142 addetti. E da ottobre buio pesto. </strong></p>
<p>Solo il diritto societario austriaco consente di non mettere la società in amministrazione controllata, ma la situazione è di pre-liquidazione. Un disastro annunciato anche in questo blog (vedi: <a href="http://riccardodellosbarba.wordpress.com/2009/04/18/disastro-air-alps/">http://riccardodellosbarba.wordpress.com/2009/04/18/disastro-air-alps/</a>)  in cui denunciai in aprile lo sperpero di denaro pubblico e misi in guardia da ulteriori interventi della Provincia. Almeno questo è servito per evitare ulteriori disastri, come potete leggere qui sotto.</p>
<p>Ai giornali ho mandato la dichiarazione che segue. In coda, il drammatico comunicato della società austriaco-sudtirolese con partecipazione provincial-regionale (un imbarazzante 20%).</p>
<p><em>AIR ALPS, L&#8217;ULTIMO VOLO</em></p>
<p><em>Il comunicato dell’Air Alps Aviation conferma quanto già scoperto da noi Verdi di Bolzano con una serie di interrogazioni alla giunta provinciale e regionale all’inizio di quest’anno: i 5,9 milioni di euro investiti in tutto da Provincia (4,4) e Regione (1,5) si sono volatilizzati e la partecipazione non ha più alcun valore di mercato. Denaro pubblico gettato al vento, di cui il presidente della Provincia (Durnwalder) e della Regione (allora ancora Durnwalder) deve rendere conto ai cittadini.</em></p>
<p><em>Dal comunicato dell’azienda veniamo a sapere una notizia davvero allarmante: nel marzo-aprile 2009 la Provincia aveva dato “assicurazione di fornire un finanziamento ponte come sostegno pubblico alla tratta Bz-Roma” che avrebbe contribuito alla ipotizzata ricapitalizzazione di Air Alps. Questa ennesima ricapitalizzazione avrebbe gettato nel buco Air Alps nuovo denaro pubblico fresco.</em></p>
<p><em>Tale sperpero è stato scongiurato in aprile 2009 grazie alla nostra denuncia pubblica della situazione finanziariamente insostenibile di Air Alps e delle conseguenti perdite per l’ente pubblico, scoperte grazie alle nostre interrogazioni.</em> <span id="more-1040"></span></p>
<p><em>Ora Provincia e Regione, che mantengono il 20% del pacchetto Air Alps, devono uscire immediatamente da questa società, per non essere coinvolte in futuro nelle ulteriori prevedibili perdite. L’Air Alps si conferma un’azienda ad alto rischio che non offre alcun servizio indispensabile per la popolazione dell’Alto Adige. Per questo la partecipazione degli enti pubblici non ha senso.</em></p>
<p><em></em> <em>L’uscita deve essere realizzata entro il 2009, cioè 2 anni dopo la legge sui servizi pubblici locali – nr. 12 del 16 novembre 2007 &#8211; che obbliga alla dismissione delle partecipazioni in società che non producono servizi o beni di interesse pubblico.</em></p>
<p><em></em> <em>Se c’è un interesse al mantenimento del volo Bolzano-Roma, si faccia una gara pubblica e si assegni il volo alla compagnia che lo garantisce alle condizioni più convenienti. </em></p>
<p><em></em> <em>CHIEDIAMO CHE LA PROVINCIA E LA REGIONE ESCANO DA AIR ALPS ENTRO LA FINE DEL 2009. </em></p>
<p><em>PER QUESTO DEVONO INDIRE SUBITO IL BANDO PER LA CESSIONE DELLE PROPRIE QUOTE SOCIETARIE.</em></p>
<p><strong>Un ruolo Provincia e Regione devono continuare ad averlo nella crisi della compagnia aerea: quello di intervenire a sostegno dei lavoratori licenziati, per sostenerne il reddito nella fase della mobilità e aiutarli a trovare una soluzione lavorativa qualificata e durevole.</strong></p>
<p>Riccardo Dello Sbarba</p>
<p>Capogruppo dei Verdi Grüne Verc in Consiglio Provinciale.</p>
<p><strong></strong> </p>
<p><span style="text-decoration:underline;">IL COMUNICATO DELLA SOCIETA&#8217;</span></p>
<p><strong>Air Alps presenta un programma di risanamento e di prosecuzione dell&#8217;azienda<br />
</strong><em><span style="font-style:italic;">La compagnia aerea regionale formula richiesta di regolamento giudiziario &#8211; Il servizio aereo continuerà come programmato &#8211; Il riequilibrio nella misura del 40 per cento sarà interamente finanziato dai soci &#8211; La riorganizzazione strategica non avrà ripercussioni sul piano voli dell&#8217;estate 2009 &#8211; “Vogliamo posizionarci quali operatori di nicchia in campo regionale.”</span></em>Innsbruck (4 giugno 2009) &#8211; La compagnia aerea austriaca Air Alps Aviation con sede principale a Innsbruck ha presentato giovedì un programma di risanamento e prosecuzione dell&#8217;azienda. Basilare per la sopravvivenza economica dell&#8217;azienda è la richiesta di regolamento giudiziario che è stata inoltrata giovedì al Tribunale Regionale di Innsbruck. Il riequilibrio nella misura del 40 per cento sarà sostenuto dalla società proprietaria di maggioranza, la BZS Holding, le passività si aggirano sui sette milioni di Euro. La procedura di regolamento giudiziario non ha alcuna ripercussione sul servizio aereo. “Tutti i voli verranno effettuati come da programma” ha affermato il direttore di Air-Alps Rupert Leitner.</p>
<p> </p>
<p><strong><span style="font-weight:bold;">Riorganizzazione strategica<br />
</span></strong>La riorganizzazione strategica della compagnia aerea prevede un suo futuro posizionamento quale operatore profittevole di nicchia in campo regionale. “Fino alla fine di ottobre 2009 verranno effettuati tutti i collegamenti in atto previsti dall&#8217;orario estivo 2009, compresi i collegamenti di linea stagionali e i voli charter“ &#8211; ha dichiarato Leitner. “Gli attuali sviluppi economici rendono tuttavia necessari un ridimensionamento della rete delle tratte aeree e una riduzione del numero dei collaboratori ad iniziare dall&#8217;orario invernale 2009 / 2010. Per questo a partire dal mese di novembre 2009 verranno servite solo due tratte con tre aeromobili.“</p>
<p><strong><span style="font-weight:bold;">Alitalia e crisi economica<br />
</span></strong>Una causa sostanziale per l&#8217;attuale situazione economica sta nell&#8217;evolversi della collaborazione con Alitalia, ha spiegato Leitner “Dalla fine del 2006 fino all&#8217;inizio del 2008 la stretta cooperazione con Alitalia era profittevole e ha notevolmente migliorato la nostra situazione economica.“ Nel corso dell&#8217;esercizio 2007 Air Alps aveva realizzato infatti un risultato della gestione corrente di circa 2,3 milioni di Euro e i ricavi delle vendite ammontavano a circa 40 milioni di Euro. I dati definitivi di bilancio dell&#8217;esercizio 2008 non sono ancora disponibili, ma il fatturato ammonterà a circa 26 milioni di Euro.</p>
<p>A partire dal 2008 la cattiva situazione economica di Alitalia hanno avuto ripercussioni anche su Air Alps. “Le modalità di cooperazione sono andate via via peggiorando”, ha affermato Leitner. “Fino alla primavera di quest&#8217;anno e a partire dall&#8217;autunno 2009 il nostro obiettivo strategico era comunque quello di avviare una collaborazione con l&#8217;Alitalia risanata e di coprire i mercati regionali e di collegamento verso gli aeroporti principali con nuovi grandi aeromobili turboelica. La crisi economica ha vanificato questo progetto. Dopo le prime concertazioni in comune, nel mese di maggio Alitalia ha chiaramente segnalato di non voler più impostare per il prossimo futuro, a causa del perdurare della difficile situazione di mercato, alcun accordo di collaborazione con una compagnia aerea regionale.“ Per questo si è reso necessario anche cercare di superare la situazione venutasi momentaneamente a creare fino all&#8217;autunno 2009 con riduzioni dell&#8217;orario di lavoro e altre misure di contenimento dei costi.</p>
<p>Ancora nel mese di marzo 2009 i soci di Air Alps avevano deciso un aumento di capitale di tre milioni di Euro &#8211; anche sulla base dell&#8217;assicurazione da parte della Provincia Autonoma di Bolzano di fornire un finanziamento-ponte fino all&#8217;appalto per il sostegno pubblico alla tratta Bolzano- Roma. Giacché questo finanziamento non si è concretizzato, non è stato operato neppure l&#8217;aumento di capitale. “Air Alps ha tuttavia continuato ad operare su questa tratta pur nelle peggiori condizioni economiche &#8211; il numero dei passeggeri è diminuito del 30 per cento”, ha sottolineato Leitner.</p>
<p>Già dalla metà del 2008 sono state avviate trattative per possibili cooperazioni con potenziali partner in Germania, Italia e Austria. “Queste trattative non sono tuttavia potute essere portate ad un risultato conclusivo a causa dell&#8217;attuale situazione di crisi.“</p>
<p>In futuro si intende puntare su un segmento molto piccolo di mercato, ma economicamente solido. “Vento in poppa per il futuro &#8211; ha detto Leitner &#8211; ci viene dalla chiara decisione dei soci di maggioranza di voler continuare ad investire nell&#8217;azienda“.</p>
<p><strong><span style="font-weight:bold;">Verso il futuro con 57 collaboratori<br />
</span></strong>Attualmente Air Alps occupa 142 collaboratori. Il programma di prosecuzione dell&#8217;azienda prevede, nel rispetto delle norme sui licenziamenti e dei periodi di aspettativa, una riduzione a 57 occupati. La riduzione di personale riguarda tutti tre i reparti &#8211; Amministrazione, servizio aereo e manutenzione tecnica. In Austria 47 collaboratori sono stati iscritti alle liste di mobilità dell&#8217;AMS-Frühwarnsystem, in Italia i relativi provvedimenti sono in fase di preparazione.</p>
<p>Attualmente Air Alps opera su voli di linea in Italia e su voli charter a livello europeo con sette aeroplani di tipo Dornier 328-100 con ciascuno 31 posti a sedere. La società è di proprietà per il 76 per cento di BZS Holding, un consorzio di noti imprenditori altoatesini legati a Franz Senfter. Altri proprietari sono la Strutture Trasporto Alto Adige S.p.A (con circa il 14 per cento), la Regione Trentino / Alto Adige (con circa il sei per cento) e altri numerosi piccoli azionisti.</p>
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	</item>
		<item>
		<title>Il Renon contro la mega-centrale</title>
		<link>http://riccardodellosbarba.wordpress.com/2009/05/26/il-renon-contro-la-mega-centrale/</link>
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		<pubDate>Tue, 26 May 2009 09:25:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo Dello Sbarba</dc:creator>
				<category><![CDATA[ambiente]]></category>

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		<description><![CDATA[
Ieri il Vereinhaus di Lengmoos era pieno zeppo di persone (400 circa, una folla per un comune di 7.000 abitanti), assiepate perfino sulla balconata superiore, che alla fine hanno approvato una risoluzione che non lascia dubbi:
“Investitori privati vogliono realizzare profitti a scapito del bene pubblico. Rischi e disagi ambientali superano di gran lunga i vantaggi [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=riccardodellosbarba.wordpress.com&blog=3404516&post=1024&subd=riccardodellosbarba&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img class="aligncenter size-full wp-image-1023" title="pompaggio longomoso" src="http://riccardodellosbarba.files.wordpress.com/2009/05/pompaggio-longomoso.jpg?w=483&#038;h=369" alt="pompaggio longomoso" width="483" height="369" /></p>
<p>Ieri il Vereinhaus di Lengmoos era pieno zeppo di persone (400 circa, una folla per un comune di 7.000 abitanti), assiepate perfino sulla balconata superiore, che alla fine hanno approvato una risoluzione che non lascia dubbi:</p>
<blockquote><p><em><strong>“Investitori privati vogliono realizzare profitti a scapito del bene pubblico. Rischi e disagi ambientali superano di gran lunga i vantaggi diretti e chiaramente riconoscibili. Per questo chiediamo con fermezza che il consiglio comunale si esprima contro la centrale di pompaggio sul Renon e si opponga attivamente anche a livello provinciale. Non abbiamo bisogno della Centrale di pompaggio sul Renon!”</strong></em></p></blockquote>
<p>Sulla base di questo testo è stata lanciata una petizione popolare che già alla fine dell’assemblea è stata sottoscritta da centinaia di persone. A guidare l’iniziativa, un comitato spontaneo di cittadini che si chiama “Bürger an Bürger“. Cittadini per i cittadini: il primo loro argomento è, infatti, la assoluta mancanza di informazione da parte di Comune e Provincia. Il secondo argomento: i rischi ambientali del progetto che mettono in pericolo una delle più belle zone naturali (ma anche turistiche) dell’Alto Adige, lungo quel sentiero dove cent’anni fa veniva a passeggiare Sigmund Freud.</p>
<p><strong>LA RICHIESTA PIU&#8217; IMPORTANTE: A DECIDERE SU UN&#8217;OPERA COSI&#8217; GIRANTESCA E CHE RESTERA&#8217; IN ETERNO DEVONO ESSERE LE CITTADINE E I CITTADINI DEL RENON. </strong></p>
<p><span id="more-1024"></span></p>
<p>Riassumo i vari argomenti portati nella serata, avvertendo che i membri del comitato civico avevano letto attentamente le informazioni riportate in questo blog e a più riprese le hanno utilizzate. Salto dunque quelle parti, che potete leggere direttamente qui: <a href="http://riccardodellosbarba.wordpress.com/2009/03/30/renon-acqua-o-atomo/" target="_blank">&#8220;Renon, acqua o atomo?&#8221;  </a></p>
<p><strong>MANCANZA DI INFORMAZIONE</strong>. Il progetto è stato presentato per la prima volta il 26 ottobre 2007, ma fino al marzo 2009 i cittadini non ne hanno saputo nulla. Il comune ha fatto tutto da solo, la Provincia pure. Dicendosi d’accordo (il comitato Via provinciale il 23 giugno 2008, comune il 7 agosto, la giunta provinciale nel settembre con la delibera 3162).</p>
<p><strong>IMPATTO DELL’OPERA</strong>. E’ enorme. Tanto materiale quanto la piramide di Cheope, o la metà di una galleria dell’intero Tunnel di base del Brennero. Enormi depositi, oltre 300 viaggi di camion al giorno per portare via il materiale di scavo, un camion ogni 4 minuti sulla strada del Renon. L’enorme scavo altererà il microclima? Rovinerà le orecchie di abitanti e turisti? Dove uscirà fuori l’aria malsana delle gallerie? E la puzza? Chi garantisce che le enormi masse idriche pompate nelle caverne resteranno sotto controllo? E se tunnel o caverne cedono?</p>
<p>Grande impressione hanno fatto due fotomontaggi che danno l’idea della dimensione dell’opera.  </p>
<p>Il primo fotomontaggio mostra la dimensione delle caverne che a serpentina per oltre 13 ettari costituiranno il bacino a monte, sotto il Viehweiderhof e la passeggiata Freud, poco oltre la ferrovia del trenino del Renon. Alta 20 m., riempita per 15 m. di acqua, la caverna è più di 10 volte un uomo e il doppio del tunnel automobilistico del Gottardo. Sotto il Renon, dunque, verrà scavata una gigantesca cavità rivestita di cemento armato, che resterà in eterno.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1030" title="caverna deposito" src="http://riccardodellosbarba.files.wordpress.com/2009/05/caverna-deposito.jpg?w=348&#038;h=269" alt="caverna deposito" width="348" height="269" /></p>
<p>Il secondo fotomontaggio mostra la caverna dove saranno ospitate le turbine. E’ tanto grande che potrebbe starci dentro il Duomo di Bolzano.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1034" title="caverna turbine" src="http://riccardodellosbarba.files.wordpress.com/2009/05/caverna-turbine2.jpg?w=372&#038;h=281" alt="caverna turbine" width="372" height="281" /></p>
<p><strong> RISCHI AMBIENTALI</strong>. L’area è di grande pregio e molto sensibile. Preziosa per il turismo. La costruzione è IRREVERSIBILE. Che succede se la centrale fallisce perché il business coi prezzi dell’energia non funziona? (cosa probabile, visto che il differenziale tra energia di picco e energia di sfondo notturna si riduce sempre di più – vedi su questo blog). Lo scavo di tunnel e caverne mette in pericolo le già poche sorgenti dell’altipiano? L’enorme area che verrebbe attraversata da innumerevoli enormi caverne ha stabilità geologica? C’è il pericolo di cedimenti? E se vien tutto giù e finisce nella val d’Isarco non si rischia un disastro tipo Vajont?</p>
<p><strong>COMPENSAZIONI</strong>, cioè lo zuccherino per il comune. Un impianto che fornisce acqua potabile all&#8217;altopiano, più acqua per irrigare 150-200 ettari, più acqua anti incendi. In alternativa, la società promotrice del progetto propone un contributo di 4 milioni di euro al comune per “misure compensative”. Molte le domande aperte: da dove verrebbe l’acqua potabile? Deve essere usata una sorgente: in quale comune è situata?  Quanta acqua arriverà e per quanto tempo? Come verrà distribuita tra i contadini l’acqua per irrigazione? A che prezzo? E se l’acqua verrà a mancare, che succede?</p>
<p><strong>VARIANTI DI PROGETTO</strong>. Esistono tre varianti al progetto, di diverso costo e impatto ambientale. In generale: meno costa al costruttore, più costa all’ambiente. Esiste anche una quarta variante, la più impattante, secondo la quale il bacino superiore viene costruito <strong>a cielo aperto</strong> con vasche di cemento armato di 110m. x 300m. alte 19 m. e poi ricoperte con 3m. di terra. E’ ovviamente molto meno caro dello scavo in galleria, ma significa una voragine enorme per anni sul lato più bello del Renon. Questa variante è stata aggiunta in un allegato presentato il 9 maggio 2008.</p>
<p><em><strong>Rischi probabili, vantaggi pochi, una sola certezza: tutta l’operazione è fatta da privati in cerca di profitti privati. E per questi vogliono sventrare il Renon. Il gioco non vale la candela.</strong></em></p>
<p><strong>E il regalo dell’acqua potabile?</strong> “Certo che ci interessa – hanno detto le persone della iniziativa civica – ma l’approvvigionamento idrico del Renon non può dipendere da una società privata. E’ il Comune e la Provincia che devono realizzare un acquedotto, che non deve entrarci nulla con la centrale della Kelag”. L’acqua è un bene comune e pubblico e tale deve restare.</p>
<p>“Io gliel’ho detto chiaro: da casa mia non passano”. <strong>Herbert Psenner, contadino dell’Ebenhof</strong>, confinante con l’area di cantiere, non ha dubbi. Chiede la parola appena finita la relazione e racconta. Quelli della società costruttrice sono andati da lui, volevano fargli firmare un sacco di carte e l’impegno a mettere a disposizione i suoi terreni per l’area di cantiere, per il deposito del materiale di scavo (“una collina di diversi metri di materiale mi vorrebbero costruire di fronte alla porta di casa!”) e per la strada di accesso.</p>
<p> Lui ha mandato tutti a quel paese. Non intende mollare. Ha un piccolo agriturismo ben avviato, come molti altri suoi vicini, e non ha alcuna intenzione di vedersi rovinare il futuro per dare profitti a una società elettrica privata della Carinzia.</p>
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			<media:title type="html">pompaggio longomoso</media:title>
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		<title>Pompieri incendiari</title>
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		<pubDate>Fri, 22 May 2009 17:42:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo Dello Sbarba</dc:creator>
				<category><![CDATA[convivenza]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>

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		<description><![CDATA[
“Come ministro degli interni sono stato spinto a interessarmi del Sudtirolo per problemi di ordine pubblico. Ho già mandato una volta 600 poliziotti a Brunico, non vorrei doverne mandare 1200 la prossima volta”  (Dichiarazione di Roberto Maroni nell’incontro avuto con la delegazione dei Verdi)
Stupefacente. Nel giro di una settimana gli incendiari si sono trasformati in pompieri [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=riccardodellosbarba.wordpress.com&blog=3404516&post=999&subd=riccardodellosbarba&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:center;"><strong><img class="size-full wp-image-1002  aligncenter" title="maroni+durnw" src="http://riccardodellosbarba.files.wordpress.com/2009/05/maronidurnw.jpg?w=297&#038;h=261" alt="maroni+durnw" width="297" height="261" /></strong></p>
<blockquote><p><em><strong>“Come ministro degli interni sono stato spinto a interessarmi del Sudtirolo per problemi di ordine pubblico. Ho già mandato una volta 600 poliziotti a Brunico, non vorrei doverne mandare 1200 la prossima volta”  </strong></em><em>(Dichiarazione di Roberto Maroni nell’incontro avuto con la delegazione dei Verdi)</em></p></blockquote>
<p>Stupefacente. Nel giro di una settimana gli incendiari si sono trasformati in pompieri e i lupi in agnelli. Ora tutti vogliono essere per la pace e nessuno colpevole del conflitto. Ma è davvero così? E che diavolo è successo?</p>
<p>Non mi convince nessuna delle interpretazioni finora scritte, lette e ascoltate. Forse, da anime belle, ci siamo troppo concentrati sulla “crisi della convivenza” (che c&#8217;è), ma ci è sfuggito che era in corso un freddo gioco d’azzardo, ad alto rischio, cinico e calcolato. In cui c&#8217;è chi ha vinto e chi ha perso.</p>
<p>Vi propongo una mia personale lettura dei fatti. Chiedo pazienza, la questione è complicata.</p>
<p><span id="more-999"></span></p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">UNA PARTITA AD ALTO RISCHIO</span></strong></p>
<p>Quello a cui abbiamo assistito (e assistiamo) è una gramsciana “guerra di movimento” con mosse rapide e improvvise di attori politici freddi e determinati.</p>
<p><strong>La sequenza è stata: </strong></p>
<ol>
<li>provocazioni della destra tedesca e degli Schützen,</li>
<li>contro-provocazioni di governo e centrodestra italiani,</li>
<li>il Sudtirolo finisce sui giornali nazionali come una specie di Kossovo,</li>
<li>allarmi (politici e dei media) per l’eccessiva instabilità del sistema e corsa al “salviamo l’Svp”,</li>
<li>proteste delle Regioni vicine, anche di centro sinistra, e Grande Paura,</li>
<li>duo Theiner-Tommasini (pompato dai giornali) che gridano “ora basta”,</li>
<li>totale spiazzamento dell’area verde interetnica, da questo punto in poi ininfluente,</li>
<li>catalogo sulla convivenza di Durnwalder con diversi zuccherini per gli Schützen,</li>
<li>caso pagelle senza Repubblica italiana, che spiazza il PD e indebolisce Tommasini,</li>
<li>operazione Maroni-Lega.</li>
</ol>
<p><strong>I risultati: </strong></p>
<ol>
<li>Maroni e la Lega agganciano la Svp e lo stesso Durnwalder, aprendo un gioco che spiazza sia il PD che il PDL. Maroni (con annessa Artioli e soprattutto leghisti trentini) liscia gli Schützen, viene festeggiato da Durnwalder, si trascina dietro gli alleati Freiheitlichen, che intanto si danno aria molto “governativa” (al Brennero si sono astenuti sul sindaco Svp). A giugno partirà il “tavolo”, Maroni torna e cerca di diventare il “grande timoniere”. Elogi della delegazione parlamentare Svp per il ministro leghista.</li>
<li>Durnwalder ha ripreso in mano la situazione, giocando come suo solito a tutto campo, oggi in conferenza stampa col Pd e domani a braccetto della Lega. E’ il suo modo di essere “fuori dai blocchi” e continuare a comandare.</li>
<li>Centrosinistra e area interetnica completamente spiazzati, in questo gioco destra-destra (sia tedesca che italiana) che da iniziale “strategia della tensione” si è trasformato in operazione para-governativa di regime.</li>
</ol>
<p><strong>Le prossime tappe: </strong></p>
<ol>
<li>elezioni europee del 7 giugno 2009,</li>
<li>tavolo Maroni del fine giugno 2009,</li>
<li>comunali della primavera 2010.</li>
</ol>
<p>Scenari pessimisti: se alle europee trionfa Berlusconi e alle comunali 2010 la destra prende Bolzano, la frittata è fatta. Durnwalder ha già pronto un ricambio di alleanze. Il “tavolo” di Maroni all’indomani delle europee potrebbe essere il grimaldello per il ribaltone. Nel “decalogo” di Durnwalder ci sono tanti punti che per il PD potrebbero rivelarsi indigeribili: toponomastica, spostamento di alcuni “relitti fascisti” ecc…</p>
<p>Ma questo è forse correre troppo. A Durnwalder per ora basta aver dimostrato che solo lui sa tenere in mano il timone. Il partito (intendo la Svp coperta di debiti) l’ha sciolto. E aver riaperto la strategia del “doppio forno”: aggancio del governo tramite Lega da un lato, giunta con un PD sempre più sotto ricatto dall’altro. In attesa di vedere cosa porterà il futuro.</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">INTERVALLO PER GLI INGENUI E I PAUROSI</span></strong></p>
<p><strong>Per gli ingenui</strong>: mettetevi in testa che la questione dei monumenti, o la toponomastica, è merce di scambio politica, gli ideali e la storia non c’entrano nulla. Se servirà forzare, la Svp forzerà, altrimenti nulla.</p>
<p><strong>Per i paurosi</strong>: dovreste oramai aver capito che per bloccare la manovra che prima il governo italiano e poi Maroni hanno messo in moto, c’era un modo solo: far dimettere subito Ellecosta e chiudere immediatamente la partita etnica. Così avremmo fatto pulizia “in casa” e bloccato la strada agli interventi di Roma. Invece un centrosinistra fifone (nessuno escluso) ha fatto l’inciucio, lasciando spazio a Frattini, Maroni &amp; co. e scavandosi da solo la fossa.</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">COLPI DI PAURA</span></strong></p>
<p>Certo, saranno cinici. Ma hanno tutti giocato col fuoco e poi si sono presi paura. Si sono presi paura gli Schützen: tirando troppo, la corda rischiava di strapparsi. Da Innsbruck è venuto l’alto là: meglio aspettare a settembre la sfilata hoferiana, l’occasione per la nuova offensiva. Idem i partititini della destra tedesca. Meglio calmarsi per ora, soddisfatti che la tempesta abbia intorbidato le acque. L’agenda politica l’hanno dettata, perfino un ministro dell’interno è corso a Bolzano per merito loro, e – dicono – ha riconosciuto “il diritto all’autodeterminazione” (dall’amico Maroni c’era da aspettarselo). Possono essere soddisfatti e farsi l’estate.</p>
<p>Anche la Svp si è presa paura. Non per la convivenza, ma per altre due cose: di perdere il controllo della situazione e – soprattutto – di sputtanarsi di fronte all’Italia e all’Europa. Gli articoli sui quotidiani nazionali hanno fatto molto male. E così la Sp ha fatto marcia indietro. Aveva votato la mozione sull’Euregio senza Trentino e quella sui “combattenti per la libertà” in Consiglio provinciale? Aveva votato le mozioni nei comuni per abolire “Alto Adige” (e “Südtirol”), o per l’inno tirolese? Aveva chiesto (Martha Stocker) la nazionale olimpica sudtirolese? Soprattutto: aveva aperto le porte alla Selbstbestimmung (Obmann Theiner)? Macché, avevano tutti scherzato, quisquiglie, pinzillacchere. L’autonomia resta la <strong>“migliore seconda scelta”</strong>, come dicono sempre nei dibattiti. Certo, la prima scelta sarebbe l’autodeterminazione, che resta intatta nello statuto, ma finché Roma rispetta i patti l’ora x è rimandata. Stessa strategia di sempre. Ma funzionerà?</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">L’AUTONOMIA IN MINORANZA</span></strong></p>
<p>Non funzionerà. Sono convinto infatti che ci sia un inganno nell’attuale offensiva “pacificatoria”: tutti si dicono convinti che i guastatori vengono da fuori il sistema e si affrettano a scomunicare gli ”estremisti delle destre italiane e tedesche” (cerchiobottismo alla tirolese). Balle: l’instabilità, e l’estremismo, non stanno “fuori”, ma “dentro”.</p>
<p>La novità degli avvenimenti degli ultimi due mesi non è che qualcuno vuole l’autodeterminazione. Queste posizioni in Sudtirolo ci sono sempre state. La novità è che parole e concetti dell’autodeterminazione in più d’una occasione sono diventate MAGGIORANZA, tirando a sé pezzi cospicui (e spesso tutta) la Svp. E le parole e i concetti dell’autonomia sono finiti in minoranza (mea culpa di non essere stato all’inizio abbastanza deciso e sveglio anch’io). La destra italiana ha colto l’occasione per rilanciare la partita Roma-Bolzano.</p>
<p>Chi oggi si affanna a gettare acqua sul fuoco, sembra quel<strong> pompiere che incendia i boschi di notte e li spegne di giorno, </strong>per avere il contratto di lavoro garantito.</p>
<p>Pensiamoci: tutto quel che è successo ha avuto una <strong>matematica coerenza e una logica ferrea:</strong> far uscire il Sudtirolo dal solco dell’autonomia. <strong>Si è voluto (e ci si riproverà a) rimettere in gioco l’autonomia</strong>, considerata un arnese da mettere in soffitta, come una cosa del passato ma che non del futuro. Una soluzione transitoria che ha esaurito la sua funzione, per cui si dovrebbe passare a qualcos’altro, rompendo il compromesso De Gasperi-Gruber: autogoverno in cambio di rinuncia a spostamenti di confini.</p>
<p>L’operazione di delegittimazione dell’autonomia è alla sua prima fase, quella della delegittimazione linguistica e concettuale. Quella di spararla grossa e poi fare parziali marce indietro, fino alla prossima volta, è stata la strategia di Haider in Austria: lui si scusava sempre, salvo ricominciare qualche mese dopo. E’ una tattica che serve per sdoganare uno alla volta concetti e parole che prima erano impossibili da nominare. Qui serve per screditare l’autonomia. Ogni passo ne prepara un altro e ci fa scivolare fuori dall’autonomia e dalla convivenza.</p>
<p>Nello smontaggio simbolico dell’autonomia, la destra tedesca e gli Schützen hanno fatto breccia nella Svp. Perché anche dentro la Svp c’è chi pensa che il percorso dell’autonomia sia arrivato al capolinea. Zeller non ha detto: “Die dynamische Autonomie ist tot”? L’autonomia è morta, anche quella dinamica! Non credo sia la solita tattica.</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">FIANCO DESTRO SCOPERTO</span></strong></p>
<p><strong>La Svp ha il fianco destro scoperto </strong>perché da sempre ha mantenuto <strong>un’ambiguità</strong>. Da un lato ha costruito l’autonomia, dall’altro ha mantenuto aperta la strada dell’autodeterminazione – che sta ancora scritta nel suo statuto come una specie di pistola in tasca pronta ad essere estratta. Da un lato ha collaborato alla convivenza, ma dall’altro ha coltivato la cultura della divisione e dell’omogeneità etnica e il sogno di un Tirolo di nuovo unito e tedesco.</p>
<p>Finora questo era un gioco per recuperare e neutralizzare la destra e le spinte irredentiste, che venivano accontentate a parole e smentite nei fatti. <strong>Ma ora il gioco non funziona più</strong>, è impazzito. Perché?</p>
<p>Il gioco ha funzionato finché c’era ancora tanto da “strappare” allo stato italiano. Si teneva la Selbstbestimmung nello statuto, ma poi si andava a Roma, si conquistava competenze e si tornava trionfanti col bottino – ora con le strade, ora con la scuola, ora con le centrali elettriche &#8211; e questo bastava: gli irredentisti lo ritenevano un passo verso l’autodecisione, gli altri la dimostrazione di quanto la classe politica sudtirolese fosse abile.</p>
<p>Ma il gioco ha smesso di funzionare quando <strong>l’autonomia si è compiuta</strong>. Adesso a Roma non c’è più molto da trafugare, è un limone spremuto – come disse Brugger anni fa – mentre ciò che potrebbe arrivare ancora spaventa più che far piacere. Per esempio il federalismo fiscale.</p>
<p>Lo studio Astat pubblicato due mesi fa dalla Südtiroler Wirtschaftzeitung (Mit Staatsgeldern gedopt, di Thomas Benedikter, 12 dicembre 2008) dice che dal 1989 in poi, per 20 anni, il Sudtirolo è stato sovra-finanziato di circa un miliardo di euro l’anno. Per confronto: l’Italia dà a tutti i paesi in via di sviluppo 660 milioni l’anno. Con questo &#8220;aiuto allo sviluppo&#8221; in forma di sovra-finanziamento Durnwalder ha costruito l’era delle vacche grasse. Ma se ci arriva il federalismo fiscale, che parifica gettito fiscale a finanziamento dell’autonomia, quel miliardo andrà perduto. Per <strong>questo a Roma non c’è più nulla da “trafugare</strong>”, semmai &#8211; parlando di soldi &#8211; c&#8217;è da perdere. L’idea che l’autonomia sia un “vado, arraffo e torno” non ha più un futuro.</p>
<p>Per questo Zeller ha detto: l’autonomia dinamica è morta. Ma se è morta, la Svp è priva di qualsiasi strategia. E dunque adesso le si riapre il fianco destro, che mai aveva chiuso. Le tossine dell’etnia che circolano nel suo organismo degenerano in tumore. Per questo non finirà qui.</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">“</span></strong><strong><span style="text-decoration:underline;">ÜBER DIE AUTONOMIE HINAUS“?</span></strong></p>
<p>Verremo posti di fronte a un bivio. La fase quantitativa dell’autonomia sta finendo. Le alternative sono due:</p>
<ul>
<li>O si apre la fase della qualità dell’autonomia, cioè dell’autonomia per la convivenza, per l’interetnicità, per il plurilinguismo, per l’abbattimento delle barriere etniche, estirpando alla radice il virus della divisione, </li>
<li>Oppure i fautori del “qualcosa di più”, del pensare “oltre l’autonomia” (“über die Autonomie hinaus“, come dicono gli Zeller, i Theiner, i Leitner…) riusciranno a far uscire il Sudtirolo dal quadro fissato nel dopoguerra. Finiremo nelle mani degli avventuristi dell’autodeterminazione, con la quale si sa che cosa si lascia ma non quello che si trova.</li>
</ul>
<p>La Svp non è più garanzia di nulla, ma è anzi lei stessa fattore di instabilità, perché attraversata lei stessa dalle due alternative. Troppo a lungo il nodo è rimasto irrisolto. E anche ora, sentendo l’Obmann Theiner, si capisce che l’autonomia per loro è ancora non l’unica, ma solo “la seconda migliore scelta”, in definitiva il male minore.</p>
<p><strong>E’ una situazione completamente nuova, cui anche il movimento verde ed interetnico arriva impreparato, frammentato, incerto, inadeguato. E qui parlo di noi.</strong></p>
Posted in convivenza, politica  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/riccardodellosbarba.wordpress.com/999/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/riccardodellosbarba.wordpress.com/999/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/riccardodellosbarba.wordpress.com/999/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/riccardodellosbarba.wordpress.com/999/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/riccardodellosbarba.wordpress.com/999/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/riccardodellosbarba.wordpress.com/999/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/riccardodellosbarba.wordpress.com/999/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/riccardodellosbarba.wordpress.com/999/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/riccardodellosbarba.wordpress.com/999/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/riccardodellosbarba.wordpress.com/999/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=riccardodellosbarba.wordpress.com&blog=3404516&post=999&subd=riccardodellosbarba&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Freiheitskämpfer?</title>
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		<pubDate>Thu, 07 May 2009 11:39:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo Dello Sbarba</dc:creator>
				<category><![CDATA[Selbstbestimmung]]></category>
		<category><![CDATA[convivenza]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>

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		<description><![CDATA[GLI ATTENTATORI PROMOSSI A COMBATTENTI PER LA LIBERTA&#8217;
NUOVA FRANA A DESTRA IN CONSIGLIO PROVINCIALE
LA SVP FA SUO IL LINGUAGGIO DEL DUO KNOLL-KLOTZ
IL SONNO DELLA COSCIENZA DEMOCRATICA GENERA MOSTRI
LA STORIA FINISCE IN PRIMA PAGINA SUL CORRIERE DELLA SERA
                                  
E’ successo ancora. Senza più anima né missione, la Svp deraglia paurosamente dalla linea dell’autonomia e della convivenza e [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=riccardodellosbarba.wordpress.com&blog=3404516&post=975&subd=riccardodellosbarba&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><div id="attachment_979" class="wp-caption aligncenter" style="width: 409px"><img class="size-full wp-image-979" title="bravi-raga-2" src="http://riccardodellosbarba.files.wordpress.com/2009/05/bravi-raga-2.jpg?w=399&#038;h=471" alt="Steger, Oberleiter e Oberlechner: I &quot;bravi ragazzi della Valle Aurina&quot;" width="399" height="471" /><p class="wp-caption-text">Valle Aurina: Steger, Oberleiter, Oberlechner</p></div>
<div class="mceTemp mceIEcenter" style="text-align:left;"><strong>GLI ATTENTATORI PROMOSSI A <em><span style="color:#ff0000;">COMBATTENTI PER LA LIBERTA&#8217;</span></em></strong></div>
<div class="mceTemp mceIEcenter" style="text-align:left;"><strong>NUOVA FRANA A DESTRA IN CONSIGLIO PROVINCIALE</strong></div>
<div class="mceTemp mceIEcenter" style="text-align:left;"><strong>LA SVP FA SUO IL LINGUAGGIO DEL DUO KNOLL-KLOTZ</strong></div>
<div class="mceTemp mceIEcenter" style="text-align:left;"><strong>IL SONNO DELLA COSCIENZA DEMOCRATICA GENERA MOSTRI</strong></div>
<div class="mceTemp mceIEcenter" style="text-align:left;"><strong>LA STORIA FINISCE IN PRIMA PAGINA SUL CORRIERE DELLA SERA</strong></div>
<div class="mceTemp mceIEcenter" style="text-align:left;"><strong>                                  </strong></div>
<div class="mceTemp mceIEcenter" style="text-align:left;"><strong>E’ successo ancora.</strong> Senza più anima né missione, la Svp deraglia paurosamente dalla linea dell’autonomia e della convivenza e rincorre la destra tedesca che risveglia le tossine etniche mai definitivamente eliminati dal corpaccione Volkspartei. Il partito non pare nemmeno più in grado di reggere sul piano del linguaggio e subisce i concetti, le parole, i simboli e l’egemonia culturale degli Schützen e del duo Knoll-Klotz.</div>
<p><strong>Per delibera del Consiglio provinciale</strong> approvata a maggioranza, da ieri le persone condannate per gli attentati degli anni ’60 in Sudtirolo si chiamano ufficialmente “Freiheitskämpfer”, in italiano: Combattenti per la Libertà. E questo<strong> dieci giorni dopo che</strong> <strong>un esponente della stessa Svp e vicesindaco di Bolzano si è rifiutato di rendere onore ai</strong> <strong>veri “combattenti per la libertà”, i partigiani del 25 aprile 1945, e alle vere vittime delle dittature, gli internati dell’ex lager di via Resia.</strong></p>
<p><strong>La politica sembra non saper mettere un freno a questa deriva.</strong> Devono intervenire i giornali, deve intervenire il Dolomiten per dire che quel vicesindaco non è degno del suo incarico e in Austria e Germania per le sue affermazioni sarebbe stato accusato di violazione dei principi costituzionali. E deve intervenire il governo del Tirolo del Nord per dirci da Innsbruck: &#8220;non se ne parla nemmeno!&#8221; alla indecente proposta, approvata sempre in Consiglio Provinciale qualche settimana fa, di un&#8217; <strong>Euregio solo tedesca</strong>, senza il Trentino.</p>
<p><strong>La coscienza democratica sembra assopita.</strong> E il sonno della democrazia genera mostri.</p>
<p><strong>Giorno dopo giorno, continua a venir infranto il limite della vergogna e della decenza</strong>, vengono riabilitate e nobilitate parole e concetti che fino a ieri un sano tabù democratico aveva relegato nella spazzature della storia. Fanno moda e vengono sanzionati da una maggioranza in consiglio linee e concezioni che rompono col solco dell’autonomia, che è stato seguito per 60 anni e ha pacificato questa terra.</p>
<p>Non si può, non si deve tacere.</p>
<p><span id="more-975"></span></p>
<p><strong>Infine, una parola ancora a proposito di grazia</strong>. E&#8217; chiaro che dopo tanti anni uno stato democratico può anche (e forse deve) chiudere i conti. Lo può fare perché la democrazia e l&#8217;autonomia hanno vinto, e non l&#8217;&#8221;autodeterminazione&#8221; per cui quelle persone combattevano.</p>
<p>Ma lo può fare solo se la vicenda è conclusa definitivamente e il giudizio storico è chiaro. Non lo può fare, invece, se <strong>la grazia diventa un modo di riscrivere la storia, di riabilitare la violenza</strong>, di dare ragione a chi sparava credendo di vivere in una dittatura, contro la quale ogni mezzo di lotta è legittimo. E questo avviene proprio con questa mozione. Leggete quanto è scritto nella parte introduttiva:</p>
<blockquote><p><em>Senza volere per questo dimenticare la tragedia delle vittime che ci sono state anche da parte italiana, va però detto che non sono state ancora chiarite le circostanze della loro morte o il coinvolgimento dei servizi segreti italiani, e che l&#8217;intera colpa è stata addossata agli Combattenti per la Libertà sudtirolesi.</em></p>
<p><em>Va altresì ricordato che non ci sarebbero stati né l&#8217;attivismo sudtirolese né quei morti se l&#8217;Italia non avesse avanzato rivendicazioni imperialistiche sull&#8217;Alto Adige.</em></p>
<p><em>Gli Combattenti per la Libertà degli anni &#8216;60, così come i partigiani della seconda guerra mondiale, si sono opposti ai metodi criminali di uno Stato il cui unico obiettivo era quello di sottomettere e italianizzare l&#8217;Alto Adige con qualsiasi mezzo.</em></p>
<p><em>Senza l&#8217;intervento degli Combattenti per la Libertà, che hanno sacrificato tutta la loro vita a questa terra e ai loro abitanti e che ne pagano ancora lo scotto, la questione sudtirolese sono sarebbe assurta a rango internazionale, e in seguito non ci sarebbero state &#8220;rapide&#8221; trattative per un&#8217;autonomia di cui oggi beneficiano tutti i gruppi linguistici.</em></p></blockquote>
<p>Sono parole gravi, e non vale la scusa Svp che dice che loro questa parte non l&#8217;hanno votata, perché questi argomenti sono quelli che giustificano quella definizione di <em>Combattenti per la Libertà </em>che invece hanno votato.</p>
<p><strong>E&#8217; chiaro che la notizia fa scalpore a livello nazionale</strong>. A nemmeno un&#8217;ora dal voto io stesso sono stato chiamato da un giornalista del <strong>Corriere della Sera</strong> (edizione nazionale) che ha sparato la storia in prima pagina. <a href="http://www.corriere.it/politica/09_maggio_07/bolzano_campagna_anti_italiana_svp_solo_candidati_tedeschi_741d8fe2-3ac8-11de-b512-00144f02aabc.shtml" target="_blank"><strong>Chi lo vuole leggere, lo trova qui.</strong></a></p>
<p>Nell&#8217;articolo ci sono diverse inesattezze: io non sono più presidente del consiglio e non gli ho detto che la Svp avrebbe cambiato lo statuto inserendo il divieto di candidare italiani. Però quest&#8217;ultima svista ci deve far pensare: a un giornalista di fuori pare inconcepibile che un partito escluda dalle candidatura una persona perché parla una lingua e dunque ritiene che per stabilire questo ci voglia un cambiamento dello statuto. In realtà, lo statuto della Svp esclude a priori gli italiani dalla rappresentanza. Ma vallo aspiegare fuori dal Sudtirolo! Comunque l&#8217;articolo ha destato un grande scandalo a livello nazionale e forse è bene così.</p>
<p>AGGIORNAMENTO: qui trovate <a href="http://www.corriere.it/editoriali/09_maggio_08/editoriale_alto_adige_ernesto_galli_della_loggia_fb5d76a4-3b8e-11de-a872-00144f02aabc.shtml" target="_blank"><strong>l&#8217;editoriale di Ernesto Galli Della Loggia</strong> </a>sulla prima pagina del Corriere della sera dell&#8217;8 maggio 2009.</p>
<p>Sulla mozione approvata in Consiglio provinciale il gruppo consiliare dei Verdi-Grüne-Verc ha diffuso il comunicato stampa che segue (in tedesco e in italiano).</p>
<p><em><strong>Mehrheit im Landtag folgt dem Diktat der ‚Südtiroler Freiheit’: Landtagsbeschluss adelt Attentäter pauschal zu „Freiheitskämpfern“.</strong></em></p>
<p><em>Wieder einmal lässt sich die Südtiroler Volkspartei von der „Südtiroler Freiheit“ vor sich hertreiben: Mit dem von breiter SVP-Mehrheit und PD-Landesrätin Barbara Repetto angenommenen Beschluss, für die letzten, noch nicht begnadigten Attentäter in Rom um Begnadigung anzusuchen, tritt sie nur auf den ersten Blick um einen überfälligen Gnadenakt ein.</em></p>
<p><em>Aus zwei Gründen erweist sich der Beschlussantrag als fataler Irrläufer:</em></p>
<ul>
<li><em>Begnadigung wäre ein verständlicher humanitärer Akt, der jedoch auch eines öffentlichen Zeichens der Reue bedürfte. Dieses liegt jedoch, abgesehen von einzelnen schwammige Bekundungen von Siegfried Steger, bis auf weiteres noch nicht vor und wird auch in dem Beschlussantrag nicht eingefordert. </em></li>
<li><em>Noch unverständlicher und keinesfalls annehmbar ist die pauschale Gleichsetzung von Attentätern mit „Freiheitskämpfern“. Damit billigt die Mehrheit das Mittel der Gewalt, zu denen die Attentäter gegriffen haben, als legitime und sogar nachahmenswerte Strategie und unterschlägt die zahlreichen Todesopfer, die die Attentate der Jahre nach 1960 gefordert haben.</em></li>
</ul>
<p><em>Dass die Begründung des Beschlussantrags, in dem faschistisches Regime und italienischer Staat der Nachkriegszeit absichtsvoll gleich gesetzt werden, von der Mehrheit nicht angenommen wurde, spielt keine Rolle.</em></p>
<p><em>Der Öffentlichkeit wird hingegen die Botschaft vermittelt, dass der Landtag die Attentäter zu „Freiheitskämpfern“ geadelt hat. Dass sich die politische Mehrheit auf eine solche Begriffsverwirrung einlässt, zeigt deutlich ihre Orientierungslosigkeit, ihre Armut an Werten und Ideen  Die Abstimmung demonstriert auch, wie sich die Mehrheit vor den politischen Karren der rechten Minderheit spannen lässt und auch unter dem neuen Obmann Richard Theiner eigene Perspektiven vermissen lässt. So unsäglich das Leugnen der Folter von Verdächtigen durch Vertreter der früheren AN ist, so falsch ist die pauschale Aufwertung von Attentätern zu Freiheitskämpfern. Mit der Verleihung dieses Prädikats wird der Rechtsruck in der Südtiroler Gesellschaft, zumal unter Jugendlichen, zügig vorangetrieben.</em></p>
<p><em>Hans Heiss</em></p>
<p><em>Riccardo Dello Sbarba</em></p>
<p><strong><em>Gli attentatori diventano “combattenti della libertà”</em></strong></p>
<p><em>La maggioranza in Consiglio provinciale segue il diktat della “Südtiroler Freiheit“: una delibera del Consiglio nobilita alla leggera gli attentatori come “Combattenti per la libertà”</em></p>
<p><em>Ancora una volta la Svp si lascia trascinare dalla Südtiroler Freiheit: nella mozione approvata ieri coi voti della Svp e della assessora Repetto si tratta solo in apparenza della semplice richiesta di grazia per gli ultimi attentatori non ancora graziati,</em></p>
<p><em>La mozione si rivela un grave errore per due motivi:</em></p>
<ul>
<li><em>La grazia è certamente un atto umanitario comprensibile, ma necessita di un aperto gesto di pentimento. Ma questo gesto non è mai stato fatto (a parte qualche dichiarazione ambigua di Siegfried Steger) né viene posto come condizione dalla mozione approvata.</em></li>
<li><em>Ancora più incomprensibile e pericolosa è la promozione degli attentatori a “Combattenti per la libertà”. Così la maggioranza del Consiglio ha legittimato la violenza cui gli attentatori hanno fatto ricorso, addirittura come strategia da imitarsi, e dimentica le tante vittime che quella violenza provocò.</em></li>
</ul>
<p><em>E non importa che Svp e Repetto non abbiano approvato la prima parte della mozione, che mette sullo stesso piano Italia fascista e Italia democratica.</em></p>
<p><em>Resta il fatto che all’opinione pubblica viene trasmesso il chiaro messaggio che per il Consiglio provinciale gli attentatori erano “Combattenti per la libertà”.</em></p>
<p><em>Che la maggioranza si lasci trascinare in questa deriva dimostra il suo disorientamento, la sua povertà di valori e la mancanza totale di una propria autonoma prospettiva anche sotto la guida del nuovo Obmann Richard Theiner.</em></p>
<p><em>Se non si può accettare la negazione fatta dalla destra italiana delle rappresaglie e delle torture commesse allora da corpi dello Stato, così non è accettabile che attentatori divengano combattenti per la libertà.</em></p>
<p><em>Con simili affermazioni viene solo favorita la deriva a destra in corso nella società sudtirolese, soprattutto tra le giovani generazioni.</em></p>
<p><em>Hans Heiss</em></p>
<p><em>Riccardo Dello Sbarba</em></p>
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		<title>Sì Unesco: Rosengarten salvo</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Apr 2009 11:36:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo Dello Sbarba</dc:creator>
				<category><![CDATA[ambiente]]></category>

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		<description><![CDATA[
Dolomiti patrimonio dell&#8217;umanità: il sì Unesco arriva prima degli speculatori
La corsa contro il tempo è vinta. Ora il Catinaccio è salvo davvero
Entro la prossima settimana lo IUCN (l&#8217;organismo tecnico dell&#8217;Unesco) presenterà ufficialmente il suo parere positivo sulla proclamazione delle Dolomiti patrimonio dell&#8217;Umanità. L&#8217;arrivo del parere tecnico dell&#8217; IUCN impone da subito una tutela assoluta delle Dolomiti: progetti [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=riccardodellosbarba.wordpress.com&blog=3404516&post=957&subd=riccardodellosbarba&ref=&feed=1" />]]></description>
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<p><strong>Dolomiti patrimonio dell&#8217;umanità: il sì Unesco arriva prima degli speculatori</strong></p>
<p><strong>La corsa contro il tempo è vinta. Ora il Catinaccio è salvo davvero</strong></p>
<p>Entro la prossima settimana lo IUCN (l&#8217;organismo tecnico dell&#8217;Unesco) presenterà ufficialmente il suo parere positivo sulla proclamazione delle Dolomiti patrimonio dell&#8217;Umanità. L&#8217;arrivo del parere tecnico dell&#8217; IUCN impone da subito una tutela assoluta delle Dolomiti: <strong>progetti come la nuova pista sotto la Roda de Vael, al Catinaccio/Rosengarten, sono definitivamente scongiurati.</strong></p>
<p>E&#8217; un grande successo per chi si è impegnato in questi mesi per salvare il Catinaccio/Rosengarten, innanzitutto nel comune di Nuova Levante (i consiglieri comunali Thomas Pardeller e Elvira Tschager, insieme a Norbert e Sigrid De Jori e tanti/e altri/e). Ed è &#8211; permettetemelo &#8211; una grande gioia per me: solo ora è chiaro quanto sia stata importante la mozione da me presentata (e approvata) in Consiglio provinciale un anno fa (<a href="http://riccardodellosbarba.wordpress.com/2008/09/30/catinaccio-vittoria/" target="_blank">vedi qui</a>),  che bloccò il progetto della nuova pista sotto la Roda de Vael e ci consentì a guadagnare tempo fino all&#8217;arrivo &#8211; finalmente &#8211; della tutela integrale Unesco.</p>
<p><span id="more-957"></span><strong></strong></p>
<p>La notizia è arrivata dalla provincia di Belluno, in particolare dalla assessora Irma Visalli, vero motore instancabile del progetto Dolomiti patrimonio dell&#8217;umanità.  A questo punto il riconoscimento delle Dolomiti come patrimonio Unesco è praticamente cosa fatta e verrà ufficializzata a Siviglia a fine giugno. Non è infatti mai successo che l&#8217;Unesco abbia deciso diversamente da quanto proposto dall&#8217;IUCN, il cui parere circola già ufficiosamente negli uffici dell&#8217;assessora bellunese. E&#8217; una grande notizia per chi ama le Alpi e le vuole tramandare intatte anche nel futuro.</p>
<p>Da oggi dunque le Dolomiti sono virtualmente patrimonio dell&#8217;Umanità. Il parere positivo dell&#8217; IUCN infatti è fondato sulla cartografia che le province interessate hanno allegato alla candidatura e riporta i confini delle zone protette e le loro condizioni ambientali così come oggi sono e che le Province si sono impegnate a mantenere, anzi a migliorare di anno in anno.</p>
<p>Fino a giugno l&#8217;IUCN continuerà a monitorare tutta l&#8217;area e controllare che nulla venga alterato, pena compromettere la proclamazione finale. Sfumano dunque le speranze delle lobby del turismo di massa, che speravano di poter spostare i confini di tutela attorno al Catinaccio/Rosengarten per far posto ai loro progetti speculativi.</p>
<p>(Per dettagli sulla vicenda e sulle conseguenze del parere IUCN vedi in questo blog, <a href="http://riccardodellosbarba.wordpress.com/2009/03/17/dossier-carezza/" target="_blank">qui</a>)</p>
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		<title>Il limite della decenza</title>
		<link>http://riccardodellosbarba.wordpress.com/2009/04/29/il-limite-della-decenza/</link>
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		<pubDate>Wed, 29 Apr 2009 14:41:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo Dello Sbarba</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bolzano Bozen Bulsan]]></category>
		<category><![CDATA[convivenza]]></category>

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		<description><![CDATA[ELLECOSTA NON PUO&#8217; FARE IL VICESINDACO DI BOLZANO 
CONSIDERAZIONI SU UN CASO CHE NON È CHIUSO
E TRE EDITORIALI CHE HANNO RISVEGLIATO LE COSCIENZE
Ribadisco quel che ho detto in piazza il 25 aprile: non può fare il vicesindaco di una città d&#8217;Europa, e di una giunta di centro sinistra, chi rifiuta i valori della Resistenza e della [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=riccardodellosbarba.wordpress.com&blog=3404516&post=930&subd=riccardodellosbarba&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><div id="attachment_945" class="wp-caption alignleft" style="width: 187px"><img class="size-medium wp-image-945" title="carpi-olimpia1" src="http://riccardodellosbarba.files.wordpress.com/2009/04/carpi-olimpia1.jpg?w=177&#038;h=357" alt="Olimpia Carpi, nata a Bolzano nel 1940, arrestata all'indomani dell'8 settembre 1943 e morta ad Auschwitz nel 1944" width="177" height="357" /><p class="wp-caption-text">Olimpia Carpi, bambina ebrea nata a Bolzano nel 1940, arrestata all&#39;indomani dell&#39;8 settembre 1943 e morta ad Auschwitz nel 1944</p></div>
<p><strong>ELLECOSTA NON PUO&#8217; FARE IL VICESINDACO DI BOLZANO </strong></p>
<p><strong>CONSIDERAZIONI SU UN CASO CHE NON È CHIUSO</strong></p>
<p><strong>E TRE EDITORIALI CHE HANNO RISVEGLIATO LE COSCIENZE</strong></p>
<p>Ribadisco quel che ho detto in piazza il 25 aprile: non può fare il vicesindaco di una città d&#8217;Europa, e di una giunta di centro sinistra, chi rifiuta i valori della Resistenza e della Liberazione (quella vera), chi non guida il corteo a lui affidato sui luoghi della memoria, chi non si presenta al muro dell&#8217;ex Lager di Bolzano &#8211; parte integrante della macchina di sterminio nazista &#8211; per onorarne le vittime, chi giustifica queste sue scelte dicendo che il Sudtirolo fu liberato dai nazisti l&#8217;8 settembre 1943 (cui seguì il 9 settembre 1943, giorno in cui fu firmato l&#8217;ordine di arresto di tutti gli ebrei del Sudtirolo, che per primi in Italia finirono ai campi di sterminio).</p>
<p>Ellecosta può dire queste cose solo perché &#8211; paradosso per lui &#8211; il Sudtirolo è in Italia, paese che non ha mai davvero fatto i conti fino in fondo col passato fascista. In Germania ed Austria, per dichiarazioni simili, Ellecosta sarebbe finito sotto processo.</p>
<p>Mi dispiace per il mio sindaco, ma le dichiarazioni di Spagnolli di ieri (&#8220;per me non è mai esistito un caso Ellecosta&#8221;) e la sua fretta di chiudere la vicenda sono inadeguate alla gravità della situazione e non rispondono al giusto sdegno espresso dall&#8217;opinione pubblica. E&#8217; il colmo che la politica sia in questo caso anni luce più arretrata degli organi di informazione, che in questi giorni tengono alta la guardia e segnalano con forza che in una terra come il Sudtirolo esistono limiti che non possono essere superati se non si vuole mettere a repentaglio la convivenza e la coscienza civile.</p>
<p>Penso in particolare a quanto pubblica in questi giorni il quotidiano Dolomiten e il suo Direttore Toni Ebner: loro &#8211; eredi di una famiglia di Dableiber &#8211; sanno bene quali conseguenze possa avere il veleno sparso da dichiarazioni come quelle di Ellecosta e quanto di &#8220;passato che non passa&#8221; si nasconda dietro certe frasi.</p>
<p>Dal 25 aprile a oggi Ellecosta ha piccatamente riconfermato le sue affermazioni, salvo piccoli spostamenti di accento. Ma la tecnica del lanciare il sasso e poi nascondere la mano è tipica di queste provocazioni: intanto, chi deve capire ha capito. Intanto, certe cose sono diventate di nuovo &#8220;salonfähig&#8221;, certe cose di cui finora ci si vergognava si possono di nuovo dire nei salotti buoni. Bisogna ristabilire il limite della decenza.</p>
<p>Per me Ellecosta ha finito di essere vicesindaco della mia città dalla mattina del 25 aprile 2009. E come me la pensa, sono sicuro, la maggioranza delle cittadine e dei cittadini di Bolzano, cui in questi giorni la stampa sia tedesca che italiana dà autorevolmente voce. Il caso non è chiuso. Chiedo al mio sindaco e alla mia amministrazione civica di trarne le conseguenze.</p>
<p>Pubblico di seguito, condividendoli interamente, gli editoriali di Toni Ebner sul Dolomiten e di Mauro Fattor e dello storico Andrea di Michele sull&#8217;Alto Adige</p>
<p>Prima però, voglio aggiungere un ultimo punto: esiste anche un &#8220;caso Brunico&#8221;.</p>
<p>Bisogna infatti interrompere la spirale di provocazioni e controprovocazioni che si è innestata da oltre un anno e che rischia di farci precipitare negli anni peggiori della nostra storia. Il modo in cui il Questore ha gestito la piazza di Brunico è assolutamente inaccettabile. Lo spiegamento di forze dell&#8217;ordine (600 uomini) e altre irritanti e inutili misure hanno assunto il sapore di una prova di forza con gli Schützen. Aver lasciato al gruppo Seppi di &#8220;onorare&#8221; il monumento, isolato dalla sera prima, ricorda i tempi in cui gli apparati dello stato usavano i fascisti come quinta colonna. Uno Stato democratico garantisce il diritto a manifestare e la democrazia e non si comporta come una banda contrapposta all&#8217;altra.</p>
<p><span id="more-930"></span></p>
<div id="attachment_931" class="wp-caption alignleft" style="width: 110px"><strong><img class="size-full wp-image-931" title="toni-ebner" src="http://riccardodellosbarba.files.wordpress.com/2009/04/toni-ebner.jpg?w=100&#038;h=120" alt="Toni Ebner, Dolomiten" width="100" height="120" /></strong><p class="wp-caption-text">Toni Ebner, Dolomiten</p></div>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>AB IN DIE MOTTENKISTE!</strong></p>
<p><em><strong>Toni Ebner, Tageszeitung Dolomiten, 28 April 2009.</strong></em></p>
<p>Für Bürgermeister Luigi Spagnolli ist Oswald Ellecosta kein Nazi-Sympathisant. Das mag stimmen, seine Aussagen sind trotzdem unakzeptabel und aufs Schärfste zu verurteilen. Kein Politiker in Deutschland oder Österreich wäre länger als drei Tage nach so einem verbalen Ausrutscher noch im Amt.</p>
<p>Den Einmarsch der Nationalsozialisten am 8. September 1943 als Befreiung zu bezeichnen, ist entweder totale historische Ignoranz oder ein gefährliches Spiel mit dem Feuer. Hat der Vizebürgermeister von Bozen nicht mitbekommen, dass die Nationalsozialisten in Südtirol die  Terrorherrschaft der Faschisten fortgesetzt haben, nur in einer anderen Qualität?</p>
<p>Hat Ellecosta nie etwas von den Judendeportationen gehört, die seine Befreier mit tatkräftige Hilfe von Südtiroler durchgezogen haben? Heute noch leben Familienangehörigen von Südtiroler Nazis in Wohnungen von Südtiroler Juden; zuerst wurden die jüdischen Nachbarn angezeigt, dann von der Gestapo angeholt, ins Konzentrationslager deportiert und dort ermordet. Und in ihre Wohnungen zogen die lieben Nachbarn ein, die gewissenlos von der menschenverachtenden Ideologie der „Befreier&#8221; profitierten.</p>
<p>Und hat Ellecosta auch nicht mitbekommen, wie die Nazis mit den politischen Gegnern nach dem 8. September 1943 verfahren sind? Wer es nicht geschafft hätte zu flüchten, wurde verhaftet, peinlich verhört, misshandelt und in die Konzentrationslager deportiert. Die Südtiroler Nazi-Gegner hatten nur das Glück, dass dieses Terrorregime 1945 zusammengebrochen ist und Hitlers Schergen in Südtirol zu wenig Zeit hatten, um richtig aufzuräumen.</p>
<p>Viel unheil haben sie trotzdem angerichtet und viel Leid verursacht. Ellecosta vergisst die vielen jungen Männer, die damals ihr Leben an der Front oder sonst wo in einem sinnlosen Krieg verloren haben. Sicher, viele sind mit Begeisterung in den Krieg gezogen; dass sie wirklich mit ebenso viel Begeisterung  auf den Schlachtfelder verblutet sind, ist unwahrscheinlich.</p>
<p>Es ist dann auch eine Tatsache, dass die Südtiroler Nazis mit Vorliebe die Söhne der Dableiber an die Front geschickt haben, wohin diese sicher nicht wollten und wo sie unfreiwillig als Kanonenfutter für Adolf Hitler missbraucht wurden.</p>
<p>Und trotz all dieser furchtbaren Ereignisse, haben die Südtiroler nach dem Krieg zusammengestanden, egal ob sie auf der Seite der Nazis waren oder auf der anderen Seite.</p>
<p>Frieden und Eintracht mussten wieder in dieses Land einziehen. Der 8. September 1943 sollte deshalb das bleiben, was er immer war: ein historisches Datum, das die einen mit Freudentränen erlebten und die anderen mit Schmerzenstränen. Wer aber den 8. September 1943 als „Befreiungstag&#8221; ansieht, hat von der Südtiroler Geschichte nichts verstanden und gehört dorthin, wo derartige Ideen bleiben sollen: in die Mottenkiste!</p>
<p><em><strong>Toni Ebner, Tageszeitung Dolomiten, 28 April 2009.</strong></em></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong><img class="size-full wp-image-932 alignleft" title="alto-adige" src="http://riccardodellosbarba.files.wordpress.com/2009/04/alto-adige.jpg?w=131&#038;h=80" alt="alto-adige" width="131" height="80" />CHI HA TORTO SI ALZI PURE</strong></p>
<p style="text-align:left;"><strong><em>Mauro Fattor, quotidiano Alto Adige, 28 aprile 2009</em></strong></p>
<p style="text-align:left;">Forse il Dolomiten ha ragione. La questione dei relitti del fascismo è una vergogna. Che quelle pietre parlino ancora è davvero uno scandalo europeo, come dice Toni Ebner, visto che basterebbero quattro tabelle per farle tacere per sempre. Quanto a indignazione non si trova traccia però dell&#8217;altro scandalo di portata europea, quello dei relitti del nazismo, visto che ne abbiamo uno che fa il vicesindaco di Bolzano.</p>
<p style="text-align:left;">Oswald Ellecosta è un uomo che dice quello che pensa e ne va fiero. Bravo. Poi però è doveroso assumersi le responsabilità &#8211; anche politiche &#8211; di ciò che si dice. Esistono due generi di estremisti, quelli consapevoli e quelli inconsapevoli. Quelli che dicono bestialità rivendicandone la legittimità, e quelli che non si rendono conto di cosa vanno dicendo. Ellecosta è un estremista del secondo tipo, come lo sono stati moltissimi in Germania sotto il nazismo e altrettanti in Italia sotto Mussolini. Il vicesindaco di Bolzano si è rifiutato di guidare il corteo che andava a rendere omaggio alle vittime del lager di via Resia e ha deciso che per i sudtirolesi, se di Liberazione si deve parlare, è meglio pensare al 9 settembre, quando i nazisti entrarono in Alto Adige perchè, per la miseria, almeno erano tedeschi. Ovviamente Ellecosta non è nazista, anzi lui i nazisti li odia così come, altrettanto naturalmente, il discorso di ogni buon razzista comincia sempre con «premesso che non sono razzista».</p>
<p style="text-align:left;">Allora, premesso che Ellecosta dice di non essere nazista, a smentirlo ci sono i contenuti delle cose che dice. Una volgarità di pensiero formidabile, che si esprime per di più facendosi forte di brandelli di storia sudtirolese tagliata con l&#8217;accetta. Chiunque conosca la storia, sostiene, non può che dargli ragione. Sbagliato, vicensindaco. Chiunque conosca la storia non può che fare un salto sulla sedia.</p>
<p style="text-align:left;">Perchè non si possono barattare sei milioni di morti nei campi di concentramento con la ritrovata libertà di indossare i Lederhosen. Per quanto coi calzini bianchi. Nel pensiero di Ellecosta la scala di valori è chiara: il «male assoluto» non sono la follia hitleriana, l&#8217;ideologia della razza, i milioni e milioni di morti che questo cancro ha lasciato in giro per il mondo. No, nella personalissima scala di valori del vicesindaco questo passa in secondo piano. Il «male assoluto» per lui sono la perdita della Heimat, il distacco dalla madrepatria austriaca, lo sradicamento identitario. A questo si deve piegare tutto il resto.</p>
<p style="text-align:left;">Il resto viene dopo. Auschwitz viene dopo. Dachau viene dopo. Mauthausen viene dopo. Ma anche la democrazia viene dopo, la pietà umana viene dopo, la libertà e il pluralismo vengono dopo. Il vicesindaco Ellecosta è un mediocre rappresentante dell&#8217;ideologia nazional-patriottica, quella stessa ideologia nella quale il nazismo nascente pescò a piene mani per affermare l&#8217;odio contro lo «sradicato» per eccellenza, il perfido ebreo senza Heimat. Rifiutarsi di andare al lager di via Resia è stata un&#8217;infamia. Adesso però la questione è politica. Perchè delle due l&#8217;una: o Ellecosta è in torto e allora se ne deve andare, oppure ad alzarsi dal tavolo della giunta quando lui si siede dovranno essere gli altri.</p>
<p style="text-align:left;"><strong><em>Mauro Fattor, quotidiano Alto Adige, 28 aprile 2009</em></strong></p>
<p style="text-align:left;"> </p>
<p style="text-align:left;"><strong>UNA DITTATURA BANALIZZATA</strong></p>
<p style="text-align:left;"><strong>Andrea Di Michele</strong></p>
<p>Di questi giorni la stupefa­cente dichiarazione del vice­sindaco di Bolzano, Oswald Ellecosta, secondo cui in Su­dtirolo non vi sarebbe nulla da festeggiare, poiché la fi­ne della guerra non coinci­se con la vera liberazione che a lui sta a cuore, quella dall&#8217;Italia. La fine del fasci­smo e della guerra non sa­rebbero nulla, dunque, di fronte al permanere del con­fine al Brennero. Quello era il male minore, quello mag­giore era ed è il Sudtirolo in Italia. Di fronte alle critiche ricevute, Ellecosta ha rilan­ciato, affermando che la ve­ra liberazione per i sudtiro­lesi fu il 9 settembre 1943. con l&#8217;occupazione nazista dell&#8217;Alpenvorland e il ritor­no della &#8220;cultura tedesca&#8221;.</p>
<p>Viene da pensare che Ellecosta ­sarebbe stato più felice di vedere un Sudtirolo finalmente libero dall&#8217;Italia ma parte del grande Reich nazista, piuttosto che un Alto Adige italiano, ma provin­cia di uno Stato finalmente democratico: quello che conta, in altre parole, è l&#8217; &#8220;etnia&#8221; e non la libertà e la democrazia.</p>
<p>Lo stesso Ellecosta afferma che chi criti­ca questa sua posizione non conosce la storia, mentre il sindaco Spagnolli minimiz­za e invita coloro che chie­dono che il vice sindaco si dimetta dalla sua carica per le sue affermazioni e per non aver voluto partecipare al tradizionale corteo del 25 aprile, a non perdersi dietro a &#8220;comportamenti persona­li&#8221;.</p>
<p>Io credo che su questio­ni così delicate e centrali non si debba transigere. Di fronte a una data che segna per tutti noi, italiani, tede­schi e ladini, la fine della dit­tatura e il ritorno alla demo­crazia, il riconoscimento de­ve essere esplicito e privo di ambiguità. Per questo, an­che nella nostra provincia, combatterono e morirono uomini sia di lingua italia­na che di lingua tedesca, ma­gari divisi sul destino che il Sudtirolo avrebbe dovuto conoscere dopo la guerra, ma consapevoli che la pri­ma cosa da fare era quella di dare il proprio contributo per sconfiggere le dittature.</p>
<p>Come può un importante partito di governo come l&#8217;Svp fare finta di nulla di fronte ad affermazioni così gravi fatte da un suo espo­nente? E come può un cen­tro-sinistra che a Roma co­me a Bolzano sottolinea giu­stamente i limiti della riela­borazione critica del passa­to fascista compiuta dalla destra, continuare a gover­nare il capoluogo con que­sto vicesindaco?</p>
<p>E&#8217; giunto il momento di porre un limi­te, oltre il quale non è con­sentito andare. La società ci­vile democratica e il mondo della cultura devono farsi sentire e dire a chiare lette­re, in primo luogo alla politi­ca, che non si è liberi di dire qualsiasi cosa, anche le af­fermazioni più aberranti.</p>
<p>Non è questione di essere italiani, tedeschi o ladini, ma di credere sinceramente nei valori della democrazia. Non ci possono essere ambi­guità nella condanna a fasci­smo e nazismo e va detto chiaramente che sono stati due Stati democratici, Italia e Austria, a trovare una so­luzione al problema sudtiro­lese  (&#8230;).</p>
<p style="text-align:left;"><strong><em>Andrea Di Michele, quotidiano Alto Adige, 28 aprile 2009</em></strong></p>
<p><strong>ELLECOSTA NON PUÒ FARE IL VICESINDACO DI BOLZANO</strong></p>
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		<title>Ebnercom, la scalata</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Apr 2009 07:14:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo Dello Sbarba</dc:creator>
				<category><![CDATA[economia]]></category>

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BRENNERCOM, ENNESIMO REGALO ALL&#8217;ATHESIA. 
MA L&#8217;AFFARE POTREBBE AVERE LE GAMBE CORTE.
 Sembra paradossale che proprio nel primo anno in cui Brennercom distribuisce dividendi (15 euro ad azione), la Provincia abbia ridotto del 22% la sua quota societaria (e dunque gli incassi in dividendo) a favore del gruppo Athesia, che oggi controlla 30,5% del pacchetto azionario e [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=riccardodellosbarba.wordpress.com&blog=3404516&post=918&subd=riccardodellosbarba&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p> </p>
<p><strong></p>
<div id="attachment_928" class="wp-caption aligncenter" style="width: 380px"><img class="size-full wp-image-928" title="ebner-durni1" src="http://riccardodellosbarba.files.wordpress.com/2009/04/ebner-durni1.jpg?w=370&#038;h=254" alt="Michl Ebner e Luis Durnwalder (foto: Leo Angerer)" width="370" height="254" /><p class="wp-caption-text">Michl Ebner e Luis Durnwalder (foto: Leo Angerer)</p></div>
<p></strong></p>
<p><strong>BRENNERCOM, ENNESIMO REGALO ALL&#8217;ATHESIA. </strong></p>
<p><strong>MA L&#8217;AFFARE POTREBBE AVERE LE GAMBE CORTE.</strong></p>
<p> Sembra paradossale che proprio nel primo anno in cui <strong>Brennercom</strong> distribuisce dividendi (15 euro ad azione), la Provincia abbia ridotto del 22% la sua quota societaria (e dunque gli incassi in dividendo) a favore del gruppo <strong>Athesia</strong>, che oggi controlla 30,5% del pacchetto azionario e si appresta &#8211; con l&#8217;ulteriore acquisto del 7,5% dalla <strong>Cassa di Risparmio</strong> &#8211; a controllarne il 38%, avendo finalmente diritto a nominare un membro nel consiglio di amministrazione e insidiando la maggioranza relativa ancora in mano alla Provincia (42%). Gli altri soci: <strong>Raiffeisenverband</strong> col 10%, <strong>Solfin</strong> (comuni) col 4%, <strong>Autobrennero</strong> col 2,6%, <strong>Asm</strong> Bressanone col 1,8% e <strong>Karl Manfredi</strong> (che è amministratore delegato) con 0.5%.</p>
<p>Si conferma così l&#8217;allarme che da tempo ho lanciato ( <a href="http://riccardodellosbarba.wordpress.com/2009/01/16/ebnercom/" target="_blank">vedi: Ebnercom</a>).  La Provincia si è fatta carico degli investimenti e degli oneri necessari a far partire l&#8217;impresa e ora, quando la <strong>Brennercom</strong> comincia a dare profitti, cede le sue partecipazioni al gruppo <strong>Athesia</strong>, che riceve l&#8217;ennesimo regalo da <strong>Durnwalder</strong>.</p>
<p><span id="more-918"></span></p>
<p> Se in <strong>Brennercom</strong> si privatizzano i guadagni, in altre imprese partecipate dalla Provincia, come <strong>Air Alps</strong> e Hotel <strong>Terme di Merano</strong>, si mettono invece a carico dell&#8217;ente pubblico le perdite.</p>
<p> In <strong>Air Alps</strong> la Regione (presidente Durnwalder) ha investito 1,5 milioni di euro; la Provincia una prima volta 1,4 milioni e una seconda 3 milioni di euro. In tutto: 5,9 milioni di euro che oggi, su dichiarazione dello stesso presidente Durnwalder, a causa delle continue perdite di esercizio, valgono meno di 800 mila euro nominali, e sul mercato un bel nulla, come dimostra il fatto che la quota provinciale (costata alla controllata <strong>STA</strong> un investimento 4,4 milioni) è messo in bilancio della stessa <strong>STA</strong> al valore di 1 euro (un euro!).</p>
<p> <strong>L&#8217;Hotel Terme di Merano</strong> è costato alla Provincia 41,5 Milioni di euro (costo di costruzione, senza contare i mutui, le spese per il terreno e le perdite che per l&#8217;anno 2006 sono state di Euro 3.180.000 per il 2007 di Euro 4.510.000); adesso la Provincia tenta di venderlo ma non riesce a trovare nessuno disposto a darle più di 20 milioni di euro, cioè la metà del solo costo di costruzione. Questi sono gli affari che fa la Provincia!</p>
<p> Ma anche per <strong>l&#8217;Athesia</strong> la <strong>Brennercom</strong> potrebbe rivelarsi un boomerang. Sognando la costituzione di un polo mediatico-telefonico, per consolidare ancora di più la propria posizione dominante nel mondo della comunicazione, gli <strong>Ebner</strong> potrebbero avere fatto però male i conti. Gli analisti economici sono concordi che <strong>l&#8217;Athesia</strong> ha pagato per le azioni <strong>Brennercom</strong> un prezzo eccessivo per un&#8217;azienda che, al di là dei trionfalismi del momento, viene considerata di dimensioni troppo ridotte per reggere alla sfida del mercato delle telecomunicazioni.</p>
<p> Tutte queste sono vicende sono possibili solo in un territorio come l&#8217;Alto Adige, che vive l&#8217;artificiosa condizione di un mercato chiuso, protetto, con indebiti intrecci tra politica ed economia. Ma l&#8217;appuntamento col mercato aperto non sarà rinviabile all&#8217;infinito e già oggi fa sentire i suoi effetti: il piccolo affarismo &#8220;made in Südtirol&#8221; potrebbe presto mostrare la corda.</p>
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	</item>
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		<title>Disastro Air Alps</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Apr 2009 10:25:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo Dello Sbarba</dc:creator>
				<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>

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		<description><![CDATA[
SEI MILIONI DI DENARO PUBBLICO POLVERIZZATI IN UN MUCCHIO DI DEBITI
PERCHÉ  PROVINCIA E REGIONE DEVONO USCIRE IMMEDIATAMENTE DALLA COMPAGNIA AEREA PRIVATA AIR ALPS
 Un calo del 30% dei passeggeri, la cassa integrazione per 120 dipendenti, un aumento di capitale di 5 milioni per coprire l&#8217;insanabile deficit, la possibile eliminazione del volo Bolzano-Roma, l&#8217;acquisto di 4 nuovi Atr. Motivi sufficienti [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=riccardodellosbarba.wordpress.com&blog=3404516&post=909&subd=riccardodellosbarba&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img class="aligncenter size-full wp-image-908" title="air-alps" src="http://riccardodellosbarba.files.wordpress.com/2009/04/air-alps.jpg?w=500&#038;h=333" alt="air-alps" width="500" height="333" /></p>
<p><strong>SEI MILIONI DI DENARO PUBBLICO POLVERIZZATI IN </strong><strong>UN MUCCHIO DI DEBITI</strong></p>
<p><strong>PERCHÉ  PROVINCIA E REGIONE DEVONO USCIRE IMMEDIATAMENTE DALLA COMPAGNIA AEREA PRIVATA AIR ALPS</strong></p>
<p> Un calo del 30% dei passeggeri, la cassa integrazione per 120 dipendenti, un aumento di capitale di 5 milioni per coprire l&#8217;insanabile deficit, la possibile eliminazione del volo Bolzano-Roma, l&#8217;acquisto di 4 nuovi Atr. Motivi sufficienti per tempestare la Giunta provinciale e regionale di interrogazioni sul destino della compagnia aerea privata con (illegittima e insensata) partecipazione pubblica.</p>
<p>Adesso le risposte sono arrivate e confermano la catastrofe finanziaria causata al patrimonio pubblico dalla partecipazione alla compagnia Air Alps.  Il capitale investito da Provincia e Regione (quando presidente di turno era Durnwalder) ha subito enormi perdite di valore. Quale famiglia, quale impresa, quale banca potrebbe permettersi di gettare dalla finestra spensieratamente tanto denaro? Ma si sa, gli assessori non investono di tasca propria, ma dalle tasche di cittadini e cittadine. Mettendo insieme le risposte, il quadro che viene fuori è desolante. Eccolo&#8230;</p>
<p><span id="more-909"></span></p>
<p> Ma adesso torniamo al quadro che emerge dalle risposte della Giunta alle nostre interrogazioni. Da esse si ricava che, attraverso riduzioni di capitale e ri-capitalizzazioni resesi necessarie per la copertura dei continui deficit, il VALORE NOMINALE (cioè il valore che fissa i diritti formali di un socio nella società, ben diverso dal valore reale di mercato, che è azzerato, come vedremo più sotto) delle quote di Provincia e Regione è crollato di oltre il 70%. In particolare:</p>
<p> REGIONE: l&#8217;investimento iniziale di 1,5 milioni di euro (pari a una quota dell&#8217;7,94%) oggi ha visto crollare il suo valore a 325.396,83 euro (pari a una quota del 5,6%). <span style="text-decoration:underline;">La perdita è del 78% del capitale investito.</span></p>
<p> PROVINCIA TRAMITE STA: l&#8217;investimento di 3 milioni di euro (pari a una quota dell&#8217;19,32%) oggi ha visto crollare il suo valore a 792.229,17 euro (pari a una quota del 13,76%). <span style="text-decoration:underline;">La perdita è del 74% del capitale investito.</span></p>
<p>MA NON E&#8217; TUTTO: La STA era presente anche in precedenza (dal 2001, quando la cordata di imprenditori sudtirolesi rileva Air Alps) con un precedente investimento di 1,4 milioni di euro (pari al 7% delle quote), che pian piano perse il suo valore fino ad azzerarsi.</p>
<p>DUNQUE: TOTALE APPORTO CAPITALE STA fino ad oggi: 4,4 milioni di euro (1,4 iniziali più 3 successivi). Il tutto oggi è ridotto a un valore di 792.229,17 euro. <span style="text-decoration:underline;">La perdita globale di STA (cioè della Provincia) in Air Alps ammonta all&#8217;82% del valore nominale del capitale!</span></p>
<p>Questo per quanto riguarda il valore nominale, che serve per determinare i diritti di ogni socio negli organi della società.</p>
<p>MA QUAL&#8217;E&#8217; IL VALORE REALE, CIOÈ DI MERCATO, DELLE QUOTE STA IN AIR ALPS?</p>
<p>Lo scopriamo nei bilanci della Sta, che deve mettere a bilancio il valore reale (contabile) della sua partecipazione ad Air Alps. Ebbene, nel bilancio STA questo valore è indicato a <span style="text-decoration:underline;">1 euro!</span> Cioè: la Sta dichiara che la sua partecipazione ad Air Alps non ha più alcun valore di mercato, PRATICAMENTE L&#8217;INTERO INVESTIMENTO DI 4,4 MILIONI (PIÙ 1,5 DELLA REGIONE) SI È VOLATILIZZATO.</p>
<p>Di fronte a questa partecipazione che non ha più alcun valore di mercato, resta però una partecipazione nominale alla società Air Alps degli enti pubblici per un totale del 19,3% (5,6% della Regione + 13,7% della STA) che comportano per Provincia e Regione il dovere di farsi carico della rispettiva quota di deficit, nel caso di conti in rosso.</p>
<p>INSOMMA: DI FRONTE A UNA PARTECIPAZIONE CHE VALE ZERO, PROVINCIA E REGIONE (CHE IN TOTALE HANNO VERSATO ALLA SOCIETà 5,9 MILIONI DI EURO) RISCHIANO DI DOVERSI FARE CARICO DEL 20% DEI DEBITI CHE ANNO PER ANNO L&#8217;AIR ALPS ACCUMULA!</p>
<p>CHE FARE?</p>
<p>Per i motivi suddetti bisogna che <span style="text-decoration:underline;">Provincia e Regione escano immediatamente dal capitale di Air Alps</span>, cedendo le proprie quote sul mercato attraverso bando pubblico. E&#8217; molto probabile che queste quote oggi debbano essere cedute a un prezzo minimo, ma uscire significa soprattutto liberarsi degli oneri del debito che la partecipazione a una società deficitaria comporta per ogni socio. </p>
<p>La Giunta provinciale ribatte che la <span style="text-decoration:underline;">Corte dei Conti</span> ha fissato il 2009 come termine per &#8220;il piano di uscita&#8221;. NON è vero: la Corte dei Conti è stata inequivocabile: l&#8217;uscita deve essere <span style="text-decoration:underline;">realizzata</span> entro il 2009 (cioè 2 anni dopo la legge sui servizi pubblici locali &#8211; nr. 12 del 16 novembre 2007 &#8211; che obbliga alla dismissione delle partecipazioni in società che non producono servizi o beni di interesse pubblico).</p>
<p>La Giunta provinciale dice che l&#8217;interesse pubblico per partecipare ad Air Alps sta nel mantenimento del <span style="text-decoration:underline;">volo Bolzano-Roma</span>. Bene, ammettiamo che l&#8217;interesse pubblico sia nell&#8217;avere questo volo. Ma questo non comporta necessariamente essere soci di una compagnia aerea privata. Se il volo è di interesse pubblico, si faccia una gara pubblica e si assegni il volo alla compagnia che lo garantisce alle condizioni più convenienti.</p>
<p>NOI CHIEDIAMO CHE LA PROVINCIA E LA REGIONE ESCANO DA AIR ALPS ENTRO LA FINE DEL 2009.</p>
<p>PER QUESTO DEVONO INDIRE SUBITO IL BANDO PER LA CESSIONE DELLE PROPRIE QUOTE SOCIETARIE, rispettando sia la legge provinciale che la pronuncia della Corte dei Conti.</p>
<p> APPENDICE. Vale forse la pena ricordare, per chi non sia pratico dell&#8217;argomento, che l&#8217;Air Alps non è una società qualsiasi. Raccoglie infatti quel gruppo di &#8220;nuovi imprenditori&#8221; cresciuti nell&#8217;era <strong>Durnwalder</strong> e a lui strettamente legati. Una cordata che il Landeshauptmann ha tenuto (e tiene) a galla in tutti i modi e che è la stessa che costituisce il cuore di &#8220;<strong>Euregio Finance</strong>&#8220;, la finanziaria nata per intercettare gli affari legati al Tunnel sotto il Brennero e che, scavalcata è più volte in quell&#8217;affare, si è data intanto agli investimenti energetici ed ha acquistato ultimamente Video Bolzano 33 alla vigilia della morte del patron Rolando Bosso.</p>
<p>Ecco l&#8217;elenco dei soci:</p>
<ul>
<li><strong>Franz Senfter</strong> (l&#8217;imprenditore dei salami e dello speck, con Senfter spa),</li>
<li><strong>Franz Staffler</strong> (padrone dell&#8217;hotel Laurin e del Greif, concessionario della Fiat in Sudtirolo con Ifi spa),</li>
<li><strong>Michl Seeber</strong> (re degli impianti di risalita con la Leitner Spa),</li>
<li><strong>Alfred Guariello</strong> (Acaba),</li>
<li>l&#8217;immancabile Athesia della <strong>famiglia Ebner</strong> (re dei media col Dolomiten, la Zett, decine di radio, la raccolta pubblcitaria ecc&#8230;),</li>
<li>la birreria Forst della contessa <strong>Margarethe Fuchs</strong>,</li>
<li>la Dr. Schär di <strong>Ulrich Ladurner</strong>,</li>
<li><strong>Hans Krapf</strong> con la Haka Srl,</li>
<li><strong>Artur Pernthaler</strong> con la Sagburg srl</li>
<li><strong>Thomas Pan</strong>,</li>
<li><strong>Johanna Lunz</strong></li>
<li>la Schweitzer Projekt Spa</li>
<li>la Sviluppo Srl</li>
<li>la Cassa di Risparmio di Bolzano,</li>
<li>la Bipielle (ex Lodi, che aveva fatto scorribande nel patrimonio azionario della Fondazione Carisma),</li>
<li>la Banca di Trento e Bolzano.</li>
</ul>
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		<title>Togliere ai ricchi</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Apr 2009 16:44:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo Dello Sbarba</dc:creator>
				<category><![CDATA[politica]]></category>

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		<description><![CDATA[
COSTI DELLA POLITICA: VIA LIBERA AL TAGLIO DELLE SPESE ELETTORALI
SECONDO SUCCESSO IN CONSIGLIO PROVINCIALE, APPROVATO DISEGNO DI LEGGE DEI VERDI
Il disegno di legge dei Verdi approvato da un&#8217;inedita maggioranza trasversale nella prima commissione legislativa del Consiglio provinciale. Tra un mese la discussione sugli articoli.
Finalmente in Consiglio provinciale si formano maggioranze inedite disposte a intervenire seriamente [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=riccardodellosbarba.wordpress.com&blog=3404516&post=898&subd=riccardodellosbarba&ref=&feed=1" />]]></description>
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<p><strong>COSTI DELLA POLITICA: VIA LIBERA AL TAGLIO DELLE SPESE ELETTORALI</strong></p>
<p><strong>SECONDO SUCCESSO IN CONSIGLIO PROVINCIALE, APPROVATO DISEGNO DI LEGGE DEI VERDI</strong></p>
<p>Il disegno di legge dei Verdi approvato da un&#8217;inedita maggioranza trasversale nella <a href="http://www.consiglio-bz.org/it/organi/commissioni-legislative.asp" target="_blank">prima commissione legislativa del Consiglio provinciale</a>. Tra un mese la discussione sugli articoli.</p>
<p>Finalmente in Consiglio provinciale si formano maggioranze inedite disposte a intervenire seriamente sulla limitazione dei costi della politica a cominciare da quelli che trascinano tutti gli altri: le spese faraoniche per le campagne elettorali.</p>
<p>La Prima Commissione legislativa ha discusso oggi il disegno di legge dei Verdi nr. 15/09 su <strong>&#8220;Limitazione, pubblicità e controllo delle spese elettorali&#8221;</strong> e alla fine ha approvato il suo passaggio alla discussione articolo per articolo (cosa più unica che rara per le proposte delle opposizioni) con 6 voti a favore, un astenuto e un voto contrario. (QUI TROVI IL <a href="http://www2.landtag-bz.org/documenti_pdf/idap_218441.pdf" target="_blank">TESTO DELLA LEGGE </a>E QUI LA MIA <a href="http://www2.landtag-bz.org/documenti_pdf/idap_218809.pdf" target="_blank">RELAZIONE COME PRESENTATORE</a>) </p>
<p><strong>A favore della legge hanno votato tre rappresentanti della minoranza (Ulli Mair, Eva Klotz, Alessandro Urzì) e tre della maggioranza, tutti della Svp (Arnold Schuler, Veronica Stirner Brantsch e Josef Noggler). Il capogruppo Svp Elmar Pichler Rolle si è astenuto e il consigliere Svp Georg Pardeller ha votato contro.</strong></p>
<p><strong>Il dibattito in commissione è stato davvero interessante.</strong> I rappresentanti della Svp erano visibilmente provati dal casino di questi giorni, nel partito e fuori, sui costi della <span style="text-decoration:underline;">loro</span> politica, sul debito della campagna elettorale, sul deficit salito oltre ogni previsione, sul trionfo elettorale di &#8220;quelli col portafoglio pieno&#8221;, della defenestrazione dell&#8217;Obmann causa rischio insolvibilità Svp e fallimento finanziario del partito. E così si sono buttati nel dibattito a cuore aperto.</p>
<p><span id="more-898"></span></p>
<p><strong>Veronika Stirner</strong> ha denunciato il fatto che, specialmente nel partito di governo, cioè il suo, il denaro determina la carriera politica e il successo elettorale ed ha aggiunto che, se fosse per lei, le misure da prendere sarebbero ancora più drastiche e dovrebbero riguardare soprattutto chi in campagna elettorale gestisce poteri forti, come gli assessori..</p>
<p><strong>Arnold Schuler</strong>, il capo dei sindaci, ha detto che il problema c&#8217;è e che va fatto qualcosa, tirando in ballo le sponsorizzazioni delle diverse lobby e associazioni di categoria, attraverso i loro organi di stampa, per questo o quel candidato.</p>
<p>Lo stesso <strong>Elmar Pichler Rolle</strong>, visibilmente provato dallo scontro interno alla Svp che lo ha eliminato come Obmann, ha incalzato sulla vanità delle regole di par condicio quando chi è in giunta provinciale tiene conferenze stampa, incontri e convegni fino all&#8217;ultimo giorno della campagna elettorale, &#8220;mentre noi semplici candidati veniamo censurati sistematicamente sugli organi di stampa&#8221;.</p>
<p>Insomma, erano tutti d&#8217;accordo, ma tutti dicevano che il disegno di legge era parziale e avrebbero votato contro, perché bisogna fare meglio. Solita storia della maggioranza che invoca il meglio per affossare il bene.</p>
<p>Solo <strong>Georg Pardeller</strong>, segretario del sindacato Asgb, ha parlato apertamente contro l&#8217;idea di una legge per limitare le spese elettorali: le regole non servono, ha detto, tanto non c&#8217;è modo di farle rispettare e chi ha il potere fa quello che vuole. Strana affermazione per chi dovrebbe sapere che le regole (i contratti di lavoro, per es.) sono l&#8217;unica arma dei deboli contro i forti.</p>
<p>Sostegno, abbastanza ovvio, dai/dalle rappresentanti dell&#8217;opposizione.</p>
<p>Poi ho replicato io. Con una bella scenetta tra me e <strong>Pichler Rolle</strong>. Lui aveva detto che era contrario al fatto &#8220;che questo disegno di legge vada in Consiglio&#8221; e che dunque avrebbe votato contro. Pensava che una volta bocciata in commissione, la legge semplicemente sparisse. Col cavolo.</p>
<p>Nella replica, io gli ho &#8220;svelato&#8221; che comunque la commissione votasse, il disegno di legge sarebbe andato in discussione in Consiglio provinciale e allora loro avrebbero dovuto giustificarsi davanti all&#8217;opinione pubblica. Lui ha fatto tanto d&#8217;occhi così (è consigliere da 6 mesi ma non aveva ancora capito), ha chiesto lumi al presidente <strong>Noggler</strong>, quello ha confermato: sì, anche i disegni di legge bocciati vanno in Consiglio, e <strong>Rolle</strong> si è messo le mani tra i capelli.</p>
<p>Allora ha preso la parola <strong>Veronica Stirner</strong> e ha detto: &#8220;Beh, a ripensarci, se io sono d&#8217;accordo con l&#8217;impostazione di questo disegno di legge, perché dovrei votare contro?&#8221;. E ha guardato gli altri del suo partito. Si sono guardati a lungo, come se fossero da soli, tra loro, a fare i conti con le proprie coscienze e le proprie lacerazioni.</p>
<p><strong>Noggler</strong> le è andato dietro: &#8220;Sì, in effetti la legge non è sbagliata, sarebbe un controsenso votare contro: la possiamo approvare e poi, nella discussione articolo per articolo, emendare!&#8221;. Anche <strong>Schuler</strong> ha fatto sì con la testa. <strong>Pichler Rolle</strong>, Obmann e capogruppo, ha strabuzzato gli occhi e allargato le braccia. Noggler ha aperto le votazioni, sei mani (3 Svp) hanno risposto al sì, <strong>Rolle</strong> ha alzato tremante la manina dell&#8217;astenuto e il <strong>Pardeller</strong> sindacalista si è opposto da solo.</p>
<p>Sorrisi in sala, sibilo di &#8220;ma fate un po&#8217; come vi pare, allora!&#8221; del capogruppo, che si girava tra le mani il titolone del Dolomiten sul fatto che un gruppo di Amministratori comunali Svp si rifiutano di pagare la quota al partito per protesta.</p>
<p>Il primo passo è dunque fatto. Tra un mese la Commissione passerà alla discussione dei singoli articoli.</p>
<p>Sui costi della politica è il secondo successo messo a segno dai Verdi, dopo che la stessa Prima Commissione ha approvato il 12 marzo scorso il nostro disegno di legge n. 4/08: &#8220;Divieto di cumulo di redditi derivanti da incarichi di nomina politica&#8221;, che presto arriverà in Consiglio provinciale per l&#8217;approvazione definitiva.</p>
<p><strong>Cosa prevede il &#8220;Disegno di legge provinciale nr. 15/09, Norme per la limitazione, la pubblicità e il controllo delle spese elettorali in occasione delle elezioni provinciali&#8221;.</strong></p>
<p><strong>1.      </strong>Limiti precisi alle spese elettorali: non più di  27.000 euro per ogni candidato/a e non più di 380.000 euro per ogni lista.</p>
<p><strong>2.      </strong>Obbligo di rendicontazione pubblica e documentata di ogni spesa elettorale da parte sia dei candidati/e che delle liste.</p>
<p><strong>3.      </strong>Istituzione di un &#8220;collegio di garanzia&#8221; di tre giudici (uno del tribunale, uno del Tar e uno della Corte dei conti), che controlla la rendicontazione e a cui chiunque può rivolgersi per segnalare eventuali violazioni dei limiti previsti.</p>
<p><strong>4.      </strong>Sanzioni pecuniarie per chi viola le norme di limitazione delle spese elettorali.</p>
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	</item>
		<item>
		<title>Renon: acqua o atomo?</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Mar 2009 12:06:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo Dello Sbarba</dc:creator>
				<category><![CDATA[ambiente]]></category>

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		<description><![CDATA[Produce meno energia di quanta ne consuma. Per funzionare userà elettricità da carbone e nucleare. Per realizzarla, verranno scavati 2,4 milioni di metri cubi di roccia. E il conto finanziario, alla fine, potrebbe finire in rosso.
Tutti i segreti del progetto di &#8220;centrale a pompaggio&#8221; del Renon. Un gigante dai piedi d&#8217;argilla, che serve alla mega-società [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=riccardodellosbarba.wordpress.com&blog=3404516&post=875&subd=riccardodellosbarba&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><div id="attachment_880" class="wp-caption aligncenter" style="width: 491px"><img class="size-full wp-image-880" title="centrale-pompaggio1" src="http://riccardodellosbarba.files.wordpress.com/2009/03/centrale-pompaggio1.jpg?w=481&#038;h=490" alt="Dietro l'idroelettrico: carbone e nucleare?" width="481" height="490" /><p class="wp-caption-text">Dietro l&#39;idroelettrico: carbone e nucleare?</p></div>
<p><strong>Produce meno energia di quanta ne consuma. Per funzionare userà elettricità da carbone e nucleare. Per realizzarla, verranno scavati 2,4 milioni di metri cubi di roccia. E il conto finanziario, alla fine, potrebbe finire in rosso.</strong></p>
<p><strong>Tutti i segreti del progetto di &#8220;centrale a pompaggio&#8221; del Renon. Un gigante dai piedi d&#8217;argilla, che serve alla mega-società elettrica &#8220;Kelag&#8221; (Carinzia) per fare il suo ingresso in  Sudtirolo.</strong></p>
<p>Ma che senso ha una centrale elettrica che consuma più energia di quanto ne produce? La domanda sorge spontanea quando si fa il primo incontro col progetto della gigantesca &#8220;Centrale elettrica di pompaggio&#8221; progettata sul Renon. La prima di questo genere non solo in Sudtirolo, ma in tutta Italia. Bisogna darsi molto da fare, informarsi in Austria e Svizzera, per trovare impianti analoghi e saperne molto, molto di più. Questi sono i risultti della mia inchiesta.</p>
<p><span id="more-875"></span></p>
<p>Intanto, il luogo: tra Prato Isarco e Collalbo, e tutto dentro la montagna. Qui:</p>
<div id="attachment_876" class="wp-caption aligncenter" style="width: 362px"><img class="size-full wp-image-876" title="renon-centrale-carta" src="http://riccardodellosbarba.files.wordpress.com/2009/03/renon-centrale-carta.jpg?w=352&#038;h=640" alt="L'area della centrale" width="352" height="640" /><p class="wp-caption-text">L&#39;area della centrale</p></div>
<p> </p>
<p><strong>UNA CENTRALE SUI GENERIS</strong></p>
<p>Le centrali elettriche di pompaggio sono impianti che prelevano acqua in basso e la pompano in alto, per poi farla precipitare di nuovo giù in turbine che generano elettricità. Il meccanismo è abbastanza semplice, ma c&#8217;è un problema: per portare l&#8217;acqua in alto si spende più energia di quanta se ne produce. Il senso di tutto ciò è duplice:</p>
<p><strong>1. Energetico</strong>: l&#8217;energia che viene utilizzata per pompare l&#8217;acqua è quella „di sfondo&#8221;, acquistata per pompare nelle ore (soprattutto notturne) in cui ce n&#8217;è in abbondanza ed andrebbe persa perché c&#8217;è poca domanda. L&#8217;energia in sovrappiù viene dunque trasformata in acqua che viene accumulata in alto e poi l&#8217;acqua viene di nuovo trasformata in energia (nelle ore) &#8220;di punta&#8221;, quando viene fatta cadere in basso alle turbine. In sostanza, la centrale equivale a un&#8217;enorme batteria: accumula energia quando è in sovrappiù e la rilascia quando ce n&#8217;è più bisogno. E&#8217; vero che in questo ciclo il bilancio energetico è (ovviamente) negativo e si perde (cioè si distrugge) un 25-30 per cento di energia, ma in compenso si conserva quella energia in più, per un uso successivo, che viene comunque prodotta e andrebbe altrimenti dispersa. Il primo problema (cui risponderò sotto) sta proprio qui: da dove viene questa energia a basso prezzo?</p>
<p><strong>2. Finanziario</strong>. La convenienza per chi si getta in una simile impresa deriva dalla speculazione sul differenziale di prezzo tra energia &#8220;di sfondo&#8221; ed energia &#8220;di punta&#8221;: la prima costa meno perché c&#8217;è poca domanda, la seconda di più perché viene acquistata nelle ore in cui c&#8217;è più domanda. Lo scambio avviene sul libero mercato e la Terna, la società che fa da gestore nazionale della rete elettrica, ha diviso l&#8217;energia in tre fasce: a basso prezzo, media e ad alto prezzo. Dunque: si pompa l&#8217;acqua usando energia a basso prezzo e si fan girare le turbine quando si genera energia ad alto prezzo. La differenza è il guadagno. Che deve coprire, nell&#8217;ordine: la dispersione del 30% di energia del ciclo; l&#8217;ammortamento degli investimenti iniziali; i costi di gestione e del personale della centrale. E qui sta il secondo problema: sarà così alto il differenziale di prezzo dell&#8217;energia, in modo da coprire tutti questi costi?</p>
<p>Ma prima di rispondere a queste domande vediamo ne caratteristiche della progettata centrale del Renon.</p>
<div id="attachment_874" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><img class="size-full wp-image-874" title="renon-centrale-schema" src="http://riccardodellosbarba.files.wordpress.com/2009/03/renon-centrale-schema.jpg?w=500&#038;h=510" alt="La struttura della centrale del Renon: tutto nella montagna" width="500" height="510" /><p class="wp-caption-text">La struttura della centrale del Renon: tutto nella montagna (da ff)</p></div>
<p><strong>IL PROGE</strong><strong>TT</strong><strong>O DEL RENON</strong></p>
<p>Lo studio di impatto ambientale della centrale, con tutte le caratteristiche tecniche in entrambe le lingue, lo potete trovare nel sito della <a href="http://www.provincia.bz.it/agenzia-ambiente/via/pubblicazione-piani-progetti.asp" target="_blank">Agenzia provinciale dell&#8217;ambiente: qui.</a></p>
<p>I dati più importanti sono questi. La centrale viene scavata tutta nella montagna, per un totale di 2,4 milioni di m3 di materiale (la piramide di Cheope è 2,6 milioni di m3) e sono previsti da 200 a 260 viaggi di camion al giorno nella fase di costruzione.</p>
<p>Viene realizzato un serbatoio sotterraneo a valle, a Prato Inarco, di 600.000 m3 e uno di eguale dimensione a monte, sotto la zona artigianale di Collalbo. In esercizio, il serbatoio a monte viene svuotato in 5 ore e mezzo e riempito in 8 ore.</p>
<p>Vengono scavate due gallerie, una per i canali di pompaggio e l&#8217;altra per le condotte forzate di rilascio. Il serbatoio in alto sarà a 1270 m., le turbine in basso a 310 m., con un dislivello di 960 m.</p>
<p>Per quanto riguarda il bilancio energetico, la centrale consumerà annualmente dai 397 ai 459 GWh e produrrà dal 277 ai 318 GWh, con un saldo negativo che oscilla tra 120 e 141 GWh all&#8217;anno (-30%) di energia che viene sprecata (tutte le utenze del Sudtirolo consumano 541 GWh/anno).</p>
<p>&#8220;Dal punto di vista del bilancio energetico &#8211; è scritto a pagina 15 dello studio VIA &#8211; ad ogni ciclo la quantità di energia consumata è maggiore della quantità di energia prodotta, <strong>ovvero l&#8217;impianto non produce energia, ma la consuma</strong>&#8220;  (testuale!).</p>
<p>Come misure di compensazione è previsto finalizzare la centrale anche alla fornitura di acqua (potabile e non) all&#8217;altopiano del Renon, che soffre da sempre di carenza idrica.</p>
<p>Infine il costo: per costruire la centrale sono stimati 300 milioni di euro.</p>
<p><strong>IL REBUS ENERGETICO</strong> </p>
<p>E arriviamo al dunque. Ho avvertito sopra che i problemi sono due, energetico e finanziario. Vediamoli in ordine.</p>
<p><strong>1. Dietro l&#8217;idroelettrico, carbone e nucleare.</strong> La domanda era: che genere di energia è quella che viene comprata a basso prezzo, prevalentemente di notte, per pompare in alto l&#8217;acqua. Semplice, quella che offre il mercato in quelle fasce orarie. Non è certamente né solare (che va di giorno) né idroelettrico (che va nelle fasce di punta). Può esserci un po&#8217; di eolico (che va quando tira il vento, dunque anche di notte), ma soprattutto ci sono le grandi energie &#8220;di sfondo&#8221;, quelle prodotte da impianti a ciclo continuo, che &#8211; notte o giorno che sia, alta o bassa la domanda che sia &#8211; producono senza sosta. E queste sono le centrali nucleari, le centrali a carbone o ad altri combustibili fossili. Tra l&#8217;altro, nelle vicinanze abbiamo il nucleare svizzero e francese, il carbone tedesco e gli impianti termoelettrici della pianura padana (porto Tolle &amp; co.).</p>
<p>L&#8217;energia viene ovviamente comprata sul mercato europeo dell&#8217;elettricità e quello che questo mercato offre lo vedete nei grafici qui sotto: </p>
<div class="mceTemp mceIEcenter">
<dl class="wp-caption aligncenter">
<dt class="wp-caption-dt"><img class="size-full wp-image-882" title="mix-energetico-eu" src="http://riccardodellosbarba.files.wordpress.com/2009/03/mix-energetico-eu.jpg?w=396&#038;h=130" alt="Mix energetico EU a 27" width="396" height="130" /></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Mix energetico EU a 27</dd>
</dl>
<p style="text-align:left;">Le rinnovabili sono al 15%, il nucleare al 29%, il restante 66% sono centrali termoelettriche (carbone, gas, liquidi). Se va bene, dunque, la centrale del Renon acquisterà energia che corrisponde a questo mix. Ma, poiché tra le rinnovabili c&#8217;è anche solare e idroelettrico che abbiamo escluso, in sostanza l&#8217;energia acquistata sarà tutta da nucleare e combustibili fossili, e solo una piccolissima parte da eolico. I promotori della centrale dunque dicono una cosa inesatta quando affermano che &#8220;sarà usata prevalentemente energia eolica&#8221;. Ma perché lo dicono? Semplice: perché solo se viene utilizzata energia rinnovabile, allora la centrale è accettabile da un punto di vista ambientale.</p>
<p style="text-align:left;">Altrimenti si tratta solo di un impianto che ricicla energia sporca in energia pulita, così come un criminale ricicla denaro sporco in attività lecite. E se è così, allora queste centrali a pompaggio usano la scusa della energia idroelettrica rinnovabile per giustificare l&#8217;esistenza di centrali nucleari e termoelettriche.</p>
<p style="text-align:left;">E questa è proprio la tesi della &#8220;<a href="http://www.energiestiftung.ch/energiethemen/erneuerbareenergien/wasser/pumpspeicherung/" target="_blank">Schweizerische Energie-Stiftung&#8221; (SES), </a>un centro scientifico-ambientale di prima qualità, che si basa sulla lunga esperienza svizzera in questo tipo di centrali. <a href="http://www.energiestiftung.ch/files/downloads/energiethemen-erneuerbareenergien-wasser-pumpspeicherung/spitzenstrom-auf-pump-tec21-0120063108.pdf" target="_blank">L&#8217;analisi completa della SES la trovate qui.</a> La loro posizione sintetica è pubblicata in tedesco nella seconda parte di questo post. La conclusione: &#8220;Finché la energia usata per il pompaggio non viene al 100% da energia rinnovabile, questo tipo di centrali sono da rigettare&#8221;.</p>
<p style="text-align:left;">Ma è possibile che l&#8217;energia utilizzata dalla centrale sia al 100% rinnovabile? Sì, ma solo se la società gestrice avesse un contratto di fornitura diretta con un impianto eolico di notevoli dimensioni (capace di fornire fino a 459 GWh all&#8217;anno, cioè quasi quanto l&#8217;intero consumo del Sudtirolo). E questo impianto non esiste.</p>
<p style="text-align:left;"><strong>2. Il rischio dei bilanci in rosso. </strong>Si è detto che finanziariamente l&#8217;operazione si regge sul differenziale dei prezzi tra energia &#8220;di sfondo&#8221; ed energia &#8220;di punta&#8221;. Il problema è che queste differenze si stanno riducendo sempre di più sia per effetto delle nuove tecnologie applicate alle centrali (a quelle a gas, per es.) che diventano più flessibili e adattabili alla domanda reale, sia per le dinamiche della borsa energetica internazionale. In concreto: nel 2003 la differenza tra l&#8217;energia meno cara e quella più cara era di 3,5 volte, mentre oggi è di 2 volte. Se va avanti così, tra 10 anni non si sa che succede. La centrale potrebbe non ripagarsi più. E qui potrebbe giocare un ruolo quella &#8220;compensazione&#8221; rappresentata dalla fornitura di acqua al Renon. Se i bilanci volgono al rosso e la centrale rischia di chiudere, i proprietari potrebbero chiedere alla Provincia un sostegno per garantire l&#8217;acqua all&#8217;altopiano&#8230;</p>
<p style="text-align:left;">Ma chi sono, questi proprietari?</p>
<p style="text-align:left;"><strong>L&#8217;OMBRA DELLA KELAG</strong></p>
<p style="text-align:left;">Il progetto è stato presentato da una ingegnera, Margrit Hubmann, a nome della società &#8220;Hepperger GmbH&#8221;, società a responsabilità limitata. Per capirsi: Paul von Hepperger è il marito della signora Margrit ed è vicedirettore dell&#8217;<strong> </strong>Ufficio Sistemazione bacini montani nord della Provincia di Bolzano. Come collaboratore e &#8220;presentatore&#8221; del progetto è apparso Christian Masten, nome noto (e non troppo fortunato) dell&#8217;economia altoatesina. Nella società, il 51% lo detiene la signora Margrit Hubmann e il 49% il commercialista bolzanino Dieter Plaschke, che però ha fin dal primo momento affermato di rappresentare &#8220;un altro investitore&#8221;. Chi sia questo investitore si è saputo qualche giorno fa.</p>
<p style="text-align:left;">Si tratta di una delle più grandi imprese energetiche dell&#8217;Austria e dell&#8217;intera Europa, <a href="http://www.kelag.at/" target="_blank">la KELAG della Corinzia</a>, che possiede già altre centrali elettriche a pompaggio, tratta gas e idroelettrico sia come produttrice che come gestrice di una parte della rete austriaca. La KELAG sta costruendo una centrale a pompaggio a Lavamünd, in riva alla Drava, che sta sollevando grosse proteste delle popolazioni e delle istituzioni locali.</p>
<p style="text-align:left;">E&#8217; chiaro che nel calcolo costi (tanti) &#8211; benefici (dubbiosi), la KELAG deve aver messo anche l&#8217;appetibile possibilità di entrare a piè giunti nel ricco mercato idroelettrico del Sudtirolo. Una volta dentro, poi da cosa può nascere cosa&#8230;</p>
<p style="text-align:left;"><strong>C&#8217;È GIÀ UN PATTO PROVINCIA-KELAG?</strong></p>
<p style="text-align:left;">Ok, a pensare male si fa peccato, però&#8230; Però la tempistica con cui la procedura VIA è stata gestita ed è sfociata nell&#8217;approvazione del progetto fa alquanto pensare.</p>
<p style="text-align:left;">Vediamo con ordine e attenti alle date.</p>
<p style="text-align:left;"><strong>Il 23 luglio 2008</strong> il Comitato Valutazione Impatto Ambientale (Via) approva il progetto della &#8220;Centrale idroelettrica a pompaggio&#8221; che comporta il cambiamento dei piani urbanistici del comune di Renon e di quello di Bolzano.</p>
<p style="text-align:left;"><strong>Il primo settembre 2008</strong> la Giunta provinciale approva la delibera 3162 con la quale recepisce il giudizio positivo del comitato Via sul progetto di nuova centrale. L&#8217;iter è stato particolarmente veloce: la giunta ha infatti dato il suo consenso alla Via nella prima seduta utile. Succede raramente.</p>
<p style="text-align:left;"><strong>Poche settimane prima, il 10 giugno 2008</strong>, erano state create le condizioni per spalancare le porte al progetto. La Giunta aveva infatti inserito nella ennesima Legge Omnibus (la nr. 4/08) un piccolo ma devastante comma (il 14 dell&#8217;articolo 9) che modificava la vigente Legge Urbanistica provinciale e riguardava &#8220;Impianti idroelettrici con una potenza nominale media di oltre 3.000 k che interessano più di un comune&#8221;  (è proprio il caso della mega centrale del Renon). La modifica prevede che se i comuni respingono il progetto di centrale, allora la Giunta scavalca le amministrazioni locali e provvede d&#8217;ufficio a cambiare il piano urbanistico dei Comuni interessati. Curioso, no?</p>
<p style="text-align:left;">La Giunta provinciale ha così messo così i comuni con le spalle al muro: o approvano, o subiranno. La norma sembra ritagliata sul progetto Kelag.</p>
<p style="text-align:left;">Questo per ora è tutto.</p>
<p style="text-align:left;"><em><strong>In sintesi: il progetto è gigantesco, ha conseguenze ambientali, energetiche e finanziarie enormi ed è bene che se ne cominci a discutere apertamente e in modo trasparente. Cosa che finora è stata accuratamente evitata.</strong></em></p>
<p style="text-align:left;"><em><strong>Nel merito, finché non è garantito che l&#8217;energia consumata è al 100% rinnovabile, l&#8217;impianto non può essere accettato.</strong></em></p>
<p style="text-align:left;">Qui sotto il documento della &#8220;Schweizerische Energie-Stiftung&#8221; (SES) sulle centrali a pompaggio.</p>
<p style="text-align:left;"><strong>PUMPSPEICHERUNG: </strong><strong>WASSERKRAFT IST NICHT GLEICH WASSERKRAFT</strong></p>
<p style="text-align:left;">Wasserkraft steht im Volksverständnis für saubere erneuerbare Energie. Bei den Pumpspeicherkraftwerken zu unrecht. Weil der Pumpstrom aus grossen Atom- oder Kohlekraftwerken stammt ist die Pumpspeicherung ein Verlustgeschäft für unsere Landschaft und unser Klima.</p>
<p style="text-align:left;"><strong>So funktionierts:</strong></p>
<p style="text-align:left;">Wasser aus tieferen Lagen wird mit günstig zugekaufter Bandenergie in den Speichersee hoch gepumpt. Ist die Nachfrage nach Strom gross (Mittag/Abend), wird das hoch gepumpte Wasser wieder abgelassen und turbiniert. Der so produzierte und veredelte Spitzenstrom wird vorwiegend in die europäischen Märkte exportiert. Die Speicherung von Wasser in Stauseen hat ungefähr einen Wirkungsgrad von 75%. Gut ein Viertel der Energie wird dabei vernichtet.</p>
<p style="text-align:left;"><strong>Früher </strong>dienten die grossen Speicherseen um das anfallende Sommerwasser in kostbaren Winterstrom umzuwandeln. Mit dem Bau der Atomkraftwerke kam es zunehmend zu „überschüssiger&#8221; Bandenergie. Dieser zuviel produzierte Strom suchte Verwendung. Eine davon war die Pumpspeicherung.</p>
<p style="text-align:left;"><strong>Heute </strong>hat sich der Strommarkt europaweit liberalisiert. Während früher die Versorgungssicherheit fürs Winterhalbjahr im Zentrum stand, so sind es heute die Tagesschwankungen und ihre Margen an den europäischen Strombörsen. Der Handel mit Strom hat sich in den letzten 10 Jahren vervielfacht. Der Pumpstrom wird heute an den europäischen Strombörsen eingekauft. Zur Mehrheit stammt er aus Kohlekraftwerken und AKW.</p>
<p style="text-align:left;">Die heutige Problematik der Pumpspeicherung</p>
<p style="text-align:left;"><strong>Mit der Pumpspeicherung wird mehr Strom vernichtet als produziert.</strong></p>
<p style="text-align:left;">Um eine Kilowattstunde Strom zu produzieren, braucht es 1.3 Kilowattstunden Pumpenergie. (Bsp: Im Jahr 2003 hat die KWO rund 180 GWh Strom vernichtet. Das kommt dem Jahresverbrauch von rund 40&#8242;000 Haushalten gleich.)</p>
<p style="text-align:left;"><strong>Die Pumpspeicherung fördert den Weiterbetrieb von Atom- und Kohlekraftwerken.</strong></p>
<p style="text-align:left;">Pumpspeicherung lebt von der Preisdifferenz zwischen „überschüssigem&#8221; Billigststrom und teurem Spitzenstrom. Der Pumpstrom wird auf den europäischen Spotmärkten zu 2-4 Rp/KWh eingekauft und stammt mehrheitlich aus europäischen Atom- und Kohlekraftwerken.</p>
<p style="text-align:left;"><strong>POSITION</strong></p>
<p style="text-align:left;"><strong>Die Pumpspeicherung fördert den CO2 Ausstoss</strong></p>
<p style="text-align:left;">Die Verwendung von importiertem Euromixstrom als Pumpstrom belastet den vermeintlich sauberen Wasserstrom. Die CO2 Last von Pumpspeicherstrom liegt bei etwa 200 Gramm CO2/KWh. Dies entspricht etwa der Hälfte des Euromix-Stromes. Dazu kommt der atomare Müll, welcher in den ausländischen AKW anfällt.</p>
<p style="text-align:left;"><strong>Bei der Pumpspeicherung geht es nicht um die Landesversorgung, sondern um das internationale Stromgeschäft.</strong></p>
<p style="text-align:left;">Pumpspeicherung ist ein Stromhandelsgeschäft über die Grenzen hinweg. Der zugekaufte Pumpstrom stammt aus ausländischen Grosskraftwerken (Euromixstrom). Der damit hergestellte Spitzenstrom wird wiederum auf den internationalen Strombörsen verkauft und wirft satte Gewinne ab &#8211; auch wenn dabei ein Viertel der Energie verloren geht. Die Zeche für die lukrative Stromveredelung bezahlen das Klima, die Landschaft und die Gesellschaft.</p>
<p style="text-align:left;"><strong>Die Pumpspeicherung belastet die Gewässer-Ökologie</strong></p>
<p style="text-align:left;">Die Schwall und Sunk Problematik wird verstärkt. Die dadurch vergrösserten Tagesschwankungen des Pegels schädigen Bäche und Flüsse noch stärker.</p>
<p style="text-align:left;"><strong>Pumpspeicherwerke bergen ein wirtschaftliches Risiko.</strong></p>
<p style="text-align:left;">Die Marge zwischen Billigstrom und Spitzenstrom könnte in Zukunft kleiner werden. Durch den Umbau des europäischen Kraftwerkparks wird es weniger unregulierbaren Bandstrom geben. Die in letzter Zeit zugebauten 70&#8242;000 Megawatt Gaskraft-Leistung in Europa, werden nicht nur die Winterspitzen abdecken, sondern auch die flexible Regelenergie bereitstellen. Die Überkapazitäten werden in Europa kleiner werden, der Preis für Bandstrom wird steigen. Die Margen für die Pumpspeicherung könnten deshalb zusammenschmelzen.</p>
<p style="text-align:left;"><strong>Solange der Pumpstrom nicht aus regenerativen Quellen stammt, lehnt die SES die Stromvernichtung mittels Pumpspeicherung ab. Die SES empfiehlt statt der Produktion von „überschüssiger&#8221; und umweltbelastender Bandenergie, die massgeschneiderte, wo möglich dezentrale Stromproduktion aus neuen erneuerbaren Energiequellen sowie einen effizienteren Energieeinsatz.</strong></p>
<p style="text-align:left;"><em>Schweizerische Energie-Stiftung&#8221; (SES), 2005</em></p>
</div>
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		<title>La paura, cattiva consigliera</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Mar 2009 18:25:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo Dello Sbarba</dc:creator>
				<category><![CDATA[convivenza]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>

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		<description><![CDATA[

SE MI CHIAMANO A DISCUTERE, IO CI VADO.

PER DIMOSTRARE CHE L&#8217;AUTODETERMINAZIONE NON È SOLO QUELLA DEGLI SCHÜTZEN, CHE L&#8217;AUTONOMIA È STATA UNA FORMA PACIFICA E INTELLIGENTE DI SELBSTBESTIMMUNG E SOPRATTUTTO CHE IL FUTURO È L&#8217;EUROPA, NON LO STATERELLO DEL SUDTIROLO
RISPOSTA A FLORIAN KRONBICHLER.
Io non ho paura. Non ho paura delle parole, neppure della parola &#8220;autodeterminazione&#8221;, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=riccardodellosbarba.wordpress.com&blog=3404516&post=828&subd=riccardodellosbarba&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><span lang="IT"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:center;"><span lang="IT"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong><img class="size-full wp-image-863    aligncenter" title="paura-2" src="http://riccardodellosbarba.files.wordpress.com/2009/03/paura-2.jpg?w=450&#038;h=362" alt="paura-2" width="450" height="362" /></strong></span></span></p>
<p>SE MI CHIAMANO A DISCUTERE, IO CI VADO.</p>
<p></strong></span></span></p>
<p><strong>PER DIMOSTRARE CHE L&#8217;AUTODETERMINAZIONE NON È SOLO QUELLA DEGLI SCHÜTZEN, CHE L&#8217;AUTONOMIA È STATA UNA FORMA PACIFICA E INTELLIGENTE DI SELBSTBESTIMMUNG E SOPRATTUTTO CHE IL FUTURO È L&#8217;EUROPA, NON LO STATERELLO DEL SUDTIROLO</p>
<p>RISPOSTA A FLORIAN KRONBICHLER.</p>
<p></strong>Io non ho paura. Non ho paura delle parole, neppure della parola &#8220;autodeterminazione&#8221;, che solo nella repubblichetta del Sudtirolo equivale al nazionalismo bonsai di Eva Klotz e compagnia. Altrove, dalle tribù dell&#8217;Amazzonia al movimento femminista, autodeterminazione vuol dire libertà di disporre di sé e delle proprie risorse, un principio democratico di cui pretendo di riappropriarmi, liberandolo dalla gabbia etnica in cui l&#8217;hanno rinchiuso gli Schützen e le loro vivandiere.</p>
<p>E se per Florian Kronbichler questo vuol dire frequentare cattive compagnie e traviare i giovani (verdi), io vorrei chiedere a Florian Kronbichler, e a tutti i sudtirolesi miei fratelli negli ideali, perché dopo 60 anni di battaglie democratiche non siamo riusciti ad estirpare dal mondo di lingua tedesca il sogno di uno staterello indipendente del Sudtirolo, tanto che ad esso si aggrappano alla cieca anche diversi esponenti di una Svp in crisi d&#8217;identità.</p>
<p>Non mi rassegno al fatto che la destra tedesca prenda i voti di un terzo dei sudtirolesi e che la balena Svp le vada dietro. Voglio provare a demolire il consenso di cui attualmente gode e questo si fa non con gli anatemi, ma con gli argomenti, di cui non ho paura.</p>
<p><span id="more-828"></span></p>
<p>E ora spostiamoci sul luogo del delitto: il convegno &#8220;Vision Freistaat&#8221;, organizzato un mese fa dalla Accademia Cusano di Bressanone. Lì ho detto tre cose.</p>
<p><strong>Primo, ho detto che di autodeterminazione non ce n&#8217;è una sola.</strong> Autodeterminazione è anche il diritto di ogni persona a decidere della propria vita, di ogni donna a disporre del proprio corpo, di ogni paziente a decidere sulle cure: diritti civili e libertà individuali che abbiamo difeso sempre, dal divorzio al &#8220;caso Englaro&#8221;.</p>
<p>Altra cosa è l&#8217;&#8221;autodeterminazione dei popoli&#8221;, principio del secolo scorso che va preso con le molle. Sacrosanta nelle lotte di liberazione anti-coloniale, l&#8217;autodeterminazione è stata poi strumentalizzata dai micro-nazionalismi delle guerre civili e delle pulizie etniche ed è finita così  per diventare dittatura del gruppo sull&#8217;individuo e negazione di quel principio di libertà che ne sta all&#8217;origine.</p>
<p>Le Nazioni Unite considerano legittima l&#8217;autodeterminazione solo da parte di popoli soggetti a dominio militare straniero, o gruppi sociali cui le autorità nazionali neghino un effettivo diritto allo sviluppo politico, economico, sociale e culturale. Che non mi pare sia il caso dell&#8217;Alto Adige.</p>
<p><strong>Secondo, ho detto che di modi di fare l&#8217;autodeterminazione non ce n&#8217;è uno solo.</strong> Non c&#8217;è solo quello di Klotz e compagnia: il referendum secessionista che sposta per l&#8217;ennesima volta i confini e ti costringe a scegliere se adattarti o andartene.</p>
<p>No. Anche il cammino percorso dall&#8217;autonomia dell&#8217;Alto Adige &#8211; Südtirol, spostando radicalmente la sovranità dallo Stato centrale al territorio, deve essere considerata una forma di progressiva autodeterminazione, forse meno eroica e più lenta, ma in compenso più pacifica e democratica. L&#8217;autonomia è stata un&#8217;autodeterminazione intelligente e di successo e non ha fatto vittime, al contrario di quanto fa ogni micro-indipendenza.</p>
<p>Certo, alla nostra autonomia manca ancora molto. Ma quel che manca non è il diventare stato, con esercito, inno e bandiera. Manca invece la democrazia interna, manca il pluralismo politico e culturale, manca il coraggio civile, la trasparenza, lo stato di diritto. Il problema dei sudtirolesi oggi non è liberarsi da Roma o da Trento, ma da quell&#8217;&#8221;alleanza strategica&#8221; politico-economica che fa prevalere l&#8217;interesse di pochi su quello di tutti.</p>
<p><strong>Infine, ho messo in guardia dal rischio che il sogno di uno stato indipendente non si trasformi nell&#8217;incubo opposto</strong>: in un Tirolo solo tedesco come mai e poi mai è stato nei secoli dei secoli, in uno staterello ultra-dipendente dal turismo del cemento.</p>
<p>Se proprio si vuole immaginare un futuro ulteriore, ho detto, bisogna immaginarselo più aperto e più ricco, non più chiuso e gretto dell&#8217;attuale. E qui, per contrapporre visione a visione, ho citato l&#8217;ipotesi avanzata anni fa sul Corriere della Sera dall&#8217;ex ambasciatore Sergio Romano: che l&#8217;Europa, nel suo evolversi ed unirsi, possa riconoscere in futuro agli abitanti di terre di confine come la nostra, oggetto un tempo di contese tra stati, una sorta di cittadinanza plurale, un passaporto multiplo europeo, uno status di territorio comune plurilingue dai confini diluiti. E più nessuna patria da servire in armi, più nessuna minoranza o maggioranza. Un&#8217;evoluzione dell&#8217;autonomia, contro l&#8217;involuzione dell&#8217;indipendenza sognata dalla destra sudtirol-leghista.</p>
<p>Questo è quel che penso e dico. Vi sembrano opinioni pericolose? A me no.</p>
<p><em>(Pubblicato sul Corriere dell&#8217;Alto Adige il 24 marzo 2009).</em></p>
<p> </p>
<p class="MsoNormal"><span lang="IT"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong></strong></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span lang="IT"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong></strong></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span lang="IT"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong></strong></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span lang="IT"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong></strong></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span lang="IT"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong></strong></span></span></p>
<div><span lang="IT"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong></strong></span></span></div>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><em></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><em><img class="size-full wp-image-841     alignnone" title="autodet2" src="http://riccardodellosbarba.files.wordpress.com/2009/03/autodet2.jpg?w=460&#038;h=209" alt="autodet2" width="460" height="209" /></em></p>
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		<title>Cattive compagnie</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Mar 2009 17:33:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo Dello Sbarba</dc:creator>
				<category><![CDATA[Selbstbestimmung]]></category>
		<category><![CDATA[convivenza]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>

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		<description><![CDATA[
SELBSTBESTIMMUNG: I VERDI NON SE LA DEVONO PRENDERE CON I PROPRI GIOVANI, MA COL LORO CAPOGRUPPO IN CONSIGLIO PROVINCIALE, RICCARDO DELLO SBARBA. CIOE&#8217; CON SE STESSI.
di FLORIAN KRONBICHLER
Oggi mi devo far violenza. Per principio trovo repellente occuparmi di Selbstbe­stimmung, concetto di cui «autodeter­minazione» è una traduzione eufemi­stica. Parlarne mi riporta in mente il monito di Karl [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=riccardodellosbarba.wordpress.com&blog=3404516&post=832&subd=riccardodellosbarba&ref=&feed=1" />]]></description>
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<p><strong>SELBSTBESTIMMUNG: I VERDI NON SE LA DEVONO PRENDERE CON I PROPRI GIOVANI, MA COL LORO CAPOGRUPPO IN CONSIGLIO PROVINCIALE, RICCARDO DELLO SBARBA. CIOE&#8217; CON SE STESSI.</strong></p>
<p><strong><em>di FLORIAN KRONBICHLER</em></strong></p>
<p>Oggi mi devo far violenza. Per principio trovo repellente occuparmi di Selbstbe­stimmung, concetto di cui «autodeter­minazione» è una traduzione eufemi­stica. Parlarne mi riporta in mente il monito di Karl Kraus a proposito delle barzellette antigiu­daiche: «Chi ride è già d&#8217;accordo». Chi eleva la «Selbstbesiimmung» a oggetto del dibattito poli­tico dev&#8217;essere consapevole di essere identificato o almeno messo in compagnia con chi del tema è titolare, ossia la destra sudtirolese, pantirolese e fondamentalmente antiautonomista. Condivi­do in pieno l&#8217;analisi di Toni Visentini <em>(sul Corriere dell&#8217;Alto Adige, ndr)</em> sulla nostal­gia di Selbstbestimmung in atto.</p>
<p>Allora, perché ci ritorno sopra? È  vero, è già sta­to detto tutto, ma non su tutti. Mi rivolgo ai so­gnatori della Selbstbestimmung dell&#8217;ultima ora, i Verdi. Proprio in quella parte dell&#8217;universo politi­co &#8211; che meno si riteneva esposta al rischio di contagio &#8211; ora divampa la discussione, e se ne discute in modo non onesto. I Verdi, con un co­municato dal loro quartiere generale, si sono dis­sociati da una presa di posizione fondamental­mente pro-Selbstbestimmung della propria orga­nizzazione giovanile. È un atto ipocrita oltre che ingeneroso. I giovani Verdi sono un fantasma, non esistono, e dissociarsi da essi è come basto­nare il sacco quando si intende l&#8217;asino. I Verdi, se vogliono essere credibili, si devono confrontare con il loro capogruppo in Consiglio provinciale, Riccardo Dello Sbarba, cioè con se stessi.</p>
<p><span id="more-832"></span></p>
<p>È l&#8217;ex-presidente dell&#8217;Aula che in dibattiti e sul proprio sito-intemet cova il tema, proponendo soluzioni quali la doppia cittadinanza (italo-au­striaca) ed esercitandosi in acrobazie semantiche sul concetto di Selbstbestimmung. Chiedo più chiarezza: i Verdi devono dire come la pensano in proposito. II loro comportamento &#8211; vago &#8211; lascia sospettare in essi le peggiori attitudini del radicalismo vecchio stampo. Si è per principio contro-sistema. II sistema è l&#8217;autonomia che a sua volta è governata dall&#8217;avversario politico (mo­derato) contro cui non c&#8217;è chance di reggere, quindi si vuol cambiare sistema e &#8211; non dichia­ratamente, ma nei fatti &#8211; ci si allea con chiun­que ci sta.</p>
<p>Riccardo Dello Sbarba è un ingenuo quando si inebria del plauso di nostalgici della Selbstbe­stimmung (come successo due mesi fa alla Cusa­nus di Bressanone). Ipotizza orizzonti da Stato ideale e pace eterna senza accorgersi che la pla­tea lo comprende solo in quanto testa di ponte alla SeIIbstbestimmung così come essa la concepi­sce: via da questo Stato! Ed è, da un politico di sinistra e verde, un comportamento irresponsabi­le.</p>
<p>Si è stufato dell&#8217;autonomia così com&#8217;è. Finisce per considerare un alleato il falco Karl Zeller che sentenzia che «l&#8217;autonomia dinamica è arrivata al capolinea». Compagnia da opposti estremi­smi. E mi dispiace.</p>
<p><em>(dal Corriere dell&#8217;Alto Adige di domenica 22 marzo 2009)</em></p>
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		<title>Dossier Carezza</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Mar 2009 17:27:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo Dello Sbarba</dc:creator>
				<category><![CDATA[ambiente]]></category>

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		<description><![CDATA[LE MILLE FIRME CONTRO IL CAMPEGGIO, LA DELIBERA FANTASMA, I NUOVI PROGETTI DELLA &#8220;LATERMAR CAREZZA SRL&#8221;, UNA CALDA ASSEMBLEA POPOLARE A NUOVA LEVANTE.
GRANDI MANOVRE ALL&#8217;OMBRA DEL ROSENGARTEN, MENTRE PER  IL RICONOSCIMENTO UNESCO E&#8217; COMINCIATO IL CONTO ALLA ROVESCIA. DATE, IMPEGNI E CONSEGUENZE.
Torniamo coi piedi per terra, cioè sul territorio. E riparliamo del Catinaccio-Rosengarten, di come salvare la più [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=riccardodellosbarba.wordpress.com&blog=3404516&post=812&subd=riccardodellosbarba&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><div id="attachment_815" class="wp-caption aligncenter" style="width: 375px"><img class="size-full wp-image-815" title="catinaccio-2009" src="http://riccardodellosbarba.files.wordpress.com/2009/03/catinaccio-2009.jpg?w=365&#038;h=271" alt="&quot;Pista al confine del bosco&quot;. In rosso, le nuove proposte. In viola, la parte eliminata" width="365" height="271" /><p class="wp-caption-text">&quot;Pista portata al confine del bosco&quot;. In rosso, il nuovo tracciato dedotto dalle dichiarazioni fatte all&#39;assemblea di Nuova Levante. In viola, la parte eliminata del vecchio progetto. In giallo, la linea in sostituzione degli impianti esistenti</p></div>
<p><strong>LE MILLE FIRME CONTRO IL CAMPEGGIO, LA DELIBERA FANTASMA, I NUOVI PROGETTI DELLA &#8220;LATERMAR CAREZZA SRL&#8221;, UNA CALDA ASSEMBLEA POPOLARE A NUOVA LEVANTE.</strong></p>
<p><strong>GRANDI</strong><strong> MANOVRE ALL&#8217;OMBRA DEL ROSENGARTEN, MENTRE PER </strong><strong> IL RICONOSCIMENTO UNESCO E&#8217; COMINCIATO IL CONTO ALLA ROVESCIA. DATE, IMPEGNI E CONSEGUENZE.</strong></p>
<p>Torniamo coi piedi per terra, cioè sul territorio. E riparliamo del Catinaccio-Rosengarten, di come salvare la più bella montagna del Sudtirolo, della candidatura delle Dolomiti come patrimonio dell&#8217;umanità e delle manovre in corso sul territorio di Carezza. Le novità sono parecchie: le 1000 firme contro il progetto di campeggio, un&#8217; importante assemblea popolare a Nuova Levante e i tempi del progetto Unesco.</p>
<p>IL CAMPEGGIO. E&#8217; giovedì 12 marzo, intorno a mezzogiorno. Con Corrado Pasquali dell&#8217;associazione &#8220;Amici di Carezza&#8221;, che ha raccolto le 1000 firme, Silvia Biasin del Fai (Fondo ambiente italiano), Umberto Tecchiati di &#8220;Italia Nostra&#8221; e Alberto Filippi di &#8220;Asterisco&#8221; saliamo all&#8217;assessorato all&#8217;ambiente.</p>
<p>Le firme sono state raccolte contro la delibera 56, approvata dal consiglio comunale di Nuova Levante il 14 febbraio 2008, che prevede il cambio di destinazione d&#8217;uso da &#8220;bosco e verde alpino&#8221; a &#8220;zona per attrezzature turistiche &#8211; campeggio&#8221;, con l&#8217;intenzione di realizzare un camping di 12.830 m2 accanto al maso Angerle. Per intenderci, è quella bella e incontaminata area alle spalle del villaggio di Carezza.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-816" title="camping-welschnofen" src="http://riccardodellosbarba.files.wordpress.com/2009/03/camping-welschnofen.jpg?w=465&#038;h=294" alt="camping-welschnofen" width="465" height="294" /></p>
<p><span id="more-812"></span></p>
<p>Il maso è già un agriturismo. Farci un campeggio significa attirare ulteriore turismo di massa, il turismo mordi e fuggi dei camper, in una zona già congestionata dalla speculazione edilizia. A questo si aggrappa la maggioranza del comune di Nuova Levante per &#8220;rilanciare turisticamente&#8221; l&#8217;area.</p>
<p>Il camping infatti non solo è uno scempio in sé, ma potrebbe essere usato da cavallo di troia. Lo si realizza, così intanto si acquisisce un aumento di recettività, si costruiscono un po&#8217; di strutture, e se va bene, bene. Se invece va male, si torna in Provincia e si chiede di poter riconvertire l&#8217;area a miniappartamenti, a residence o simili: perché ormai l&#8217;investimento è fatto e la maggior ricettività è stata concessa. Così col tempo il cemento passo passo avanza.</p>
<p>L&#8217;assessore Laimer ci dà risposte a prima vista rassicuranti. Dice che ci sono due motivi per cui di campeggio in quell&#8217;area neanche a parlarne.</p>
<ul type="disc">
<li><strong>Primo motivo</strong>, la legge urbanistica provinciale vieta di realizzare campeggi come estensione di un agriturismo. O si fa l&#8217;uno o si fa l&#8217;altro (è anche logico: agriturismo vuol dire qualità, autenticità e piccole dimensioni, cose che con un camping e coi camper nulla hanno a che fare).</li>
<li><strong>Secondo motivo</strong>, Nuova Levante è classificato tra i comuni ad alta densità turistica, tra quei comuni cioè che hanno raggiunto già il loro limite massimo e dove dunque non si può aggiungere ulteriore recettività. Insomma, niente letti in più, neppure in forma di tende e camper.</li>
</ul>
<p>Per questi motivi, ci rassicura Laimer, la delibera &#8220;dovrebbe essere già stata respinta dalla giunta provinciale&#8221;. Lui non ricorda bene, ci dovrebbe essere il relativo decreto di giunta, ce lo farà avere.</p>
<p>Torno in  ufficio. Mi metto a cercare il decreto di giunta provinciale che respinge la delibera del comune di Nuova Levante: niente da fare. Scopro che la giunta provinciale non si è mai occupata della questione. Che è successo? La spiegazione la trovo sul giornalino comunale di Nuova Levante che riferisce della seduta del 14 febbraio 2008. Si dice che la delibera sul camping è identica a un&#8217;altra del 2004 che fu respinta dalla giunta provinciale per le suddette ragioni e che questa volta la delibera è stata di nuovo approvata, questo sì, ma è stata trattenuta in un cassetto in comune. Prima di ritirarla fuori si procederà all&#8217;elaborazione e approvazione in Consiglio comunale di un &#8220;Concetto turistico&#8221;, cioè un piano organico entro il quale chiedere un ampliamento della capacità ricettiva, in soldono nuovi posti letto e nuove zone turistiche. Fatto il &#8220;Concetto&#8221;, questo verrà presentato alla Provincia e se questa lo approverà, allora saranno possibili modifiche del piano urbanistico comunale e la delibera sul campeggio potrà avere il via libera.</p>
<p>Mentre leggo, mi vengono in mente le ultime parole di Laimer: &#8220;In un comune come Nuova Levante non si può ampliare la ricettività, a meno che&#8230;&#8221;. Già: a meno che. Nel regno sudtirolese delle leggi ad hoc non si può mai star tranquilli. La legge urbanistica dice che non si può fare, ma c&#8217;è sempre un &#8220;a meno che&#8230;&#8221; che ti frega. E quello che intendeva Laimer era: a meno che il comune non elabori un &#8220;Concetto turistico&#8221; nel quale si dimostri che c&#8217;è ulteriore spazio e necessità per ampliare la ricettività turistica, si dimostri che ciò ha un senso anche sovra comunale eccetera eccetera.</p>
<p>E&#8217; probabile che al sindaco di Nuova Levante qualcuno in Provincia il discorso l&#8217;abbia già fatto: non rompete con le vostre delibere di continue varianti al piano urbanistico comunale. Se proprio volete nuovi letti, anche formato camping, e nuove piste, anche a danno del Rosengarten, dovete dotarvi di questo famoso &#8220;Concetto Turistico&#8221;. E quelli si sono messi al lavoro.</p>
<p>Infatti, la presentazione delle prime &#8220;linee guida&#8221; sono previste proprio per lo stesso giovedì 12 marzo, alla sera, a Nuova Levante. Ci vado.</p>
<p>L&#8217;ASSEMBLEA POPOLARE. La sala dell&#8217;Haus der Dorfgemeinschaft è quasi piena, 250 persone, valuta Elvira Tschager, la coraggiosa consigliera comunale di opposizione che con Thomas Pardeller, emtrambi della lista civica, è alla testa delle battaglie ambientali per salvare il Rosengarten e Carezza da ulteriori scempi.</p>
<p>La presentazione va avanti due ore buone. Il sindaco Pattis introduce, spiegando che questo è il primo passo per arrivare a formulare quel &#8220;Konzept&#8221; (eccolo lì) che poi deve essere sottoposto all&#8217;approvazione della Giunta provinciale, grazie al quale poi sarà possibile dare via libera allo &#8220;sviluppo turistico&#8221; della zona (come se Carezza fosse un&#8217;area sottosviluppata).</p>
<p>Di gestire il processo di elaborazione del piano, coinvolgendo la popolazione, è stata incaricata l&#8217;agenzia &#8220;Kohl &amp; Partner&#8221; il cui responsabile, Alois Kronbichler, annuncia che di simili &#8220;concetti&#8221; in Sudtirolo ne sono stati già elaborati diversi (orrore), che nessuno finora è stato approvato (sollievo) e che dunque, coraggio!, quello di Nuova Levante potrebbe essere il primo ad aprire una nuova era.</p>
<p>Poi, come sempre in queste occasioni, arriva una pioggia di dati che confrontano le variazioni negli ultimi 30 anni. Alcuni sono interessanti. Le aziende sono sì diminuite (da 157 a 104), il numero di letti è cambiato poco (da 2296 a 2238), il rapporto letti/abitante calato (da 1,6 a 1,1), ma l&#8217;intensità turistica (rapporto pernottamenti/abitanti) invece è aumentata, da 107 (nel 1981) a 122 (nel 2007). Il fatturato è di 24 milioni di euro all&#8217;anno, che arrivano a 35 con l&#8217;indotto. Negli anni il turismo invernale è calato e quello estivo è aumentato e nel complesso la stagione nel comprensorio di Carezza è ancora troppo breve.</p>
<p>Vengono illustrate le tendenze del mercato turistico: c&#8217;è di tutto &#8211; si dice &#8211; e troppo di tutto, la concorrenza è spietata, spinge a continui investimenti e obbliga alla incessante novità. La risposta deve essere: individualità, autenticità, qualità (mille piccolezze ben curate), semplicità, sincerità. Fin qui va (quasi) tutto bene e non si capisce come siano conciliabili questi principi con la richiesta di nuovi letti e campeggio (quantità), nuove piste fino al Rosengarten (artificialità e scempio della montagna).</p>
<p>Ci si aspetterebbe, invece, che a questo punto il comune puntasse tutto sul progetto Unesco, le Dolomiti patrimonio dell&#8217;umanità, il turismo ecologico e naturalistico, spalmato sulle quattro stagioni. Ci si aspetterebbe che qualcuno ricordasse che nelle zone che sono diventate patrimonio dell&#8217;umanità si è registrato un 30% di nuovo turismo, per di più dolce e sostenibile. Invece, nulla di tutto questo. In tutta la serata non vola una parola sull&#8217;Unesco, che non viene mai &#8211; dico mai &#8211; citata una volta. Il &#8220;Konzept&#8221; turistico a cui si lavora viene così riassunto: &#8220;Ci vuole nuovo sviluppo in armonia con la natura per sostenere l&#8217;economia che è trainata dal turismo&#8221;.</p>
<p>Che cosa voglia dire, lo si capisce quando si arriva al sodo: le richieste di albergatori, commercianti e proprietario degli impianti di risalita. Servono &#8211; dicono &#8211; due nuove zone commerciali (una in paese e una al passo di Carezza) perché i turisti lo shopping lo facciano in loco e non a Bolzano. Servono nuovi parcheggi, perché i turisti e i locali non possono impazzire a trovare posto. Servono nuovi letti, nuova capacità ricettiva. Serve il campeggio, per attirare nuovo tipo di clientela. E servono nuove piste &#8211; qui è il turno di Georg Eisath, presidente della società &#8220;Latemar Carezza Srl&#8221; proprietaria degli impianti sotto il Rosengarten, l&#8217;uomo che, vendute le sue azioni nella società Techno Alpin, sta ora reinvestendo il capitale nello &#8220;sviluppo&#8221; del comprensorio sciistico sotto il Catinaccio.</p>
<p>Prima mostra le foto dei lavori fatti in autunno, abbondano le ruspe gialle e gli scavi sui pendii, la strada fino al Coronelle, la posa dei tubi per i 170 nuovi cannoni da neve, i lavori per l&#8217;invaso di alimentazione da 100 mila metri cubi nell&#8217;area dello Zenayberg che, dice, non è stato ancora ultimato. Poi il discorso passa a quel che resta da fare.</p>
<p>Qui patron Eisath si mostra prudente, segno che le battaglie dell&#8217;autunno 2008 hanno lasciato il segno. Dice che i suoi progetti consistono di due parti, una a breve periodo e l&#8217;altra &#8220;di più lunga prospettiva&#8221;. La parte a breve riguarda il rifacimento degli impianti di collegamento tra &#8220;il polo Paolina&#8221; e &#8220;il polo Coronelle&#8221;. Si tratta in sostanza di sostituire i vecchi skilift, unificandoli e velocizzandoli &#8211; per la precisione quelli dalla Moseralm in poi verso Coronelle. Si tratta &#8211; per come lo presenta &#8211; di ammodernamento di strutture già esistenti, su cui comunque sarà necessaria la massima vigilanza: sull&#8217;impatto paesaggistico, sulle variazioni di tracciato, sul bosco e così via.</p>
<p>Poi passa al progetto &#8220;di più lungo periodo&#8221;. E qui rispunta fuori la pista ai piedi della Roda de Vael. Accorciata, dice Eisath, fino al limite del bosco (2000 m. di altitudine) &#8220;per rispettare le zone tutelate&#8221;. Qui aleggia nella sala l&#8217;unico accenno alle aree del progetto Unesco, naturalmente mai citato per nome. Ma che vuol dire &#8220;abbassata al limite del bosco&#8221;?</p>
<p>Alla fine mi avvicino alla carta esposta (che riporta gli impianti esistenti) e chiedo al sindaco Pattis. Lui ammette: beh, sì, in effetti anche nella versione &#8220;corta&#8221; il nuovo impianto andrebbe assai oltre i confini dell&#8217;area di rispetto tutelata dall&#8217;Unesco. Però su questo vedremo, aggiunge subito il sindaco: non si tratta di un progetto del domani e bisogna vedere che decide l&#8217;Unesco, quando lo decide, e quanto sarà ampia l&#8217;area tutelata.</p>
<p>Su questo io ho informazioni di prima mano, raccolte nelle ultime settimane tra gli ambienti Unesco, le altre province dolomitiche e i nostri uffici che seguono la pratica. Notizie inedite, che trovate qui sotto.</p>
<p>L&#8217;UNESCO: TEMPI E MODI DI UNA CANDIDATURA. Andiamo con ordine.</p>
<p><strong>1. MODI DELLA CANDIDATURA.</strong><strong> </strong><strong></strong></p>
<p><strong>La candidatura delle Dolomiti come patrimonio dell&#8217;umanità è ormai chiusa</strong><strong>. </strong>Tutta la documentazione è stata inviata e si basa sulla situazione esistente, fotografata dalla cartografia allegata, che comprende il Catinaccio nelle attuali condizioni e con gli attuali confini delle aree di tutela. Quei confini che hanno convinto il Consiglio provinciale a respingere mesi fa ogni nuova pista sulla Roda de Vael. Per di più, nell&#8217;inviare la candidatura le Province interessate si sono prese l&#8217;impegno che la situazione resterà quella che è descritta nella cartografia. Modifiche non se ne possono più fare.</p>
<p>Chi analizza la candidatura. Lo IUCN (International Union for Conservation o Nature, molto rigido come criteri, vedi: <a href="http://www.iucn.org/">http://www.iucn.org/</a>) è il gruppo tecnico cui l&#8217;Unesco si è affidata per valutare tutte le carte e dare su questa base un suo giudizio. Lo IUCN darà il suo parere e se sarà positivo, le Dolomiti saranno dichiarate patrimonio Unesco per i confini e le condizioni certificate nella candidatura, che le Province si sono impegnate a mantenere, anzi a migliorare.</p>
<p>Va detto che l&#8217;Unesco non pretende di imporre nulla, ma riconosce solo che un&#8217;area ha determinati standard di eccezionale qualità, per cui merita il riconoscimento, e che le comunità locali, per loro libera scelta, hanno dichiarato &#8211; candidandosi al riconoscimento di &#8220;patrimonio dell&#8217;umanità&#8221; -  di aver intenzione di mantenere tale qualità e col tempo migliorarla. Se le comunità locali continuano su questa strada bene, altrimenti l&#8217;Unesco &#8211; anche dopo averlo concesso &#8211; può togliere in ogni momento il riconoscimento a tutta o a parte dell&#8217;area in questione, e arrivederci.</p>
<p>Risulta per esempio che la Marmolada rischia grosso, perché è previsto un nuovo villaggio turistico che è un pugno nell&#8217;occhio rispetto agli standard IUCN. Da aggiungere: l&#8217;IUCN tiene costantemente d&#8217;occhio la stampa nazionale e internazionale (per cui per esempio l&#8217;articolo di Rumiz su Repubblica l&#8217;hanno notato e ben studiato, come leggeranno anche quanto scritto in questo blog). Sul Rosengarten per esempio erano già ben informati nella loro ultima visita, a settembre.</p>
<p>Dunque, se nel corso del tempo la situazione cambia, per esempio con uno spostamento di confini o un degrado ambientale del territorio, allora l&#8217;Unesco non fa altro che escludere la parte di territorio degradata o meno protetta dal riconoscimento di patrimonio dell&#8217;umanità. Un bel colpo alla credibilità e attrattività della zona che dovesse venir cacciata.</p>
<p><strong>2. TEMPI DELLA DECISIONE.</strong></p>
<p>a. La <strong>PROCLAMAZIONE</strong> delle Dolomiti come patrimonio dell&#8217;Unesco avverrà a Siviglia dal <strong>20 al 30 giugno</strong> <strong>2009</strong>. E questo sarà un bel paletto contro i vari progetti di speculazione: chi rovinerà l&#8217;ambiente verrà in seguito escluso dall&#8217;aera riconosciuta e farà davvero una figuraccia, oltre a perdere l&#8217;occasione di uno sviluppo anche economico di lungo periodo. Insomma, se Il Rosengarten a giugno è dentro, sarà davvero difficile per i nostri amici della Wirtschaft forzare la mano.</p>
<p>b. Ma prima della proclamazione di giugno ci sarà una pre-decisione, <strong>IL PARERE TECNICO DELL&#8217;IUCN</strong>. Si tratta di un importantissimo giudizio tecnico scientifico sull&#8217;accettabilità della candidatura. Di solito l&#8217;Unesco non contraddice mai il giudizio dell&#8217;IUCN. E ora la cosa importante: <strong>il giudizio IUCN dovrebbe arrivare</strong><strong> INTORNO ALL&#8217; APRILE 2009</strong> e verrà comunicato ufficialmente allo stato italiano che lo comunicherà alle province interessate. Da quel momento in poi le Dolomiti sono virtualmente già patrimonio Unesco e sarà importante che da allora fino a giugno non si muova nulla, ma assolutamente nulla sul territorio, che possa compromettere la decisione finale. Perché l&#8217;IUCN continuerà ad osservare quel che succede e se proprio nella delicatissima fase aprile-giugno qualcuno cambia in peggio il territorio, allora l&#8217;Unesco ne trarrà le debite conseguenze.</p>
<p>c. <strong>Dopo la proclamazione</strong> le cose vanno avanti. Le cinque province, attraverso la fondazione che hanno creato (c&#8217;è già la delibera della giunta provinciale), dovranno ogni anno mandare all&#8217;IUCN un report della situazione, per vedere come si sviluppa il territorio. E qui siamo alle solite: se la situazione peggiora dal punto di vista ambientale, verso per es. il turismo di massa di cattiva qualità, (nuovi impianti sciistici, campeggi ecc&#8230;) allora la zona rischia di essere esclusa.</p>
<p>In conclusione, l&#8217;Unesco dovrebbe arrivare prima di ogni &#8220;Concetto turistico&#8221; e di ogni altra delibera comunale. E metterà un vincolo che difficilmente sarà aggirabile, e comunque su cui sarà più facile vigilare. E tuttavia è bene anche sapere che l&#8217;Unesco non ha poteri di controllo, né vuole imporsi alle comunità locali. Riceve i report annuali, raccoglie segnalazioni, ma nulla di più. La filosofia è: se voi comuni e province siete interessati al nostro riconoscimento, allora rispettate certi standard. Se non lo fate, non c&#8217;è problema: l&#8217;Unesco non vi costringe, non vi multa, non vi punisce. Solo, vi ritira il riconoscimento.</p>
<p>Insomma, come sempre saranno le popolazioni a dover fare le custodi del proprio territorio. La responsabilità e tutta nostra.</p>
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		<title>Tagli alla casta: vittoria!</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Mar 2009 17:43:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo Dello Sbarba</dc:creator>
				<category><![CDATA[politica]]></category>

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		<description><![CDATA[
Racconto quanto accaduto oggi in Consiglio provinciale pubblicando il comunicato che ho appena mandato ai giornali (in coda riassunto in tedesco e documentazione bilingue).
COSTI DELLA POLITICA: GLI ALTRI PARLANO, NOI AGIAMO!
Storico avvenimento: La prima commissione legislativa del Consiglio provinciale approva la legge dei Verdi che vieta il cumulo tra pensione da ex consigliere, ex parlamentare italiano [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=riccardodellosbarba.wordpress.com&blog=3404516&post=802&subd=riccardodellosbarba&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img class="size-full wp-image-801 alignnone" title="stupore" src="http://riccardodellosbarba.files.wordpress.com/2009/03/stupore.jpg?w=335&#038;h=326" alt="stupore" width="335" height="326" /></p>
<p><em>Racconto quanto accaduto oggi in Consiglio provinciale pubblicando il comunicato che ho appena mandato ai giornali (in coda riassunto in tedesco e documentazione bilingue).</em></p>
<p><strong>COSTI DELLA POLITICA: </strong><strong>GLI ALTRI PARLANO, NOI AGIAMO!</strong></p>
<p><strong>Storico avvenimento: La prima commissione legislativa del Consiglio provinciale approva la legge dei Verdi che vieta il cumulo tra pensione da ex consigliere, ex parlamentare italiano ed europeo e altri redditi derivanti da nomine politiche (addio doppio stipendio a Hosp e altre decine di ex consiglieri e parlamentari sistemati in Cda e altro!). </strong></p>
<p><strong>Vietati anche  gli incarichi di consulenza (povero avvocato Ritz e altre decine di avvocati, architetti, esperti vari!). </strong></p>
<p><strong>Eliminato un assurdo privilegio. </strong></p>
<p><strong>Dopo tante chiacchiere, è il primo passo concreto per tagliare i privilegi e restituire credibilità alla politica. </strong></p>
<p><strong>Per la prima volta in 60 anni di storia del consiglio provinciale passa una legge dell&#8217;opposizione.</strong></p>
<p> <span id="more-802"></span></p>
<p>La prima commissione legislativa del Consiglio provinciale ha oggi approvato la <strong><em>proposta di legge n. 4/08: &#8220;Riforma della L.P. 16 novembre 2007, nr. 12 Divieto di cumulo di redditi derivanti da incarichi di nomina politica&#8221;,</em></strong> proposta dal gruppo verde in consiglio provinciale e presentata in commissione dal primo firmatario, il consigliere Riccardo Dello Sbarba.</p>
<p>Dopo tante promesse, è questo il primo passo concreto sulla strada della moralizzazione della politica e l&#8217;eliminazione di ingiustificati privilegi.</p>
<p>La commissione ha approvato la legge con 7 voti favorevoli e due sole astensioni (Pardeller e Stirner Brantsch).</p>
<p>La commissione ha anche <span style="text-decoration:underline;">respinto</span> un emendamento (presentato da Pichler Rolle, Schüler, Pardeller e Stirner Brantsch) volto a modificare l&#8217;articolo 2 (eliminava il punto 3. riportato qui sotto), che è dunque stato approvato nella sua versione originale grazie ai voti delle opposizioni e del presidente di commissione Noggler.</p>
<p> La legge approvata prevede che:</p>
<ul>
<li>1. chi percepisce già una pensione da ex consigliere/a provinciale, o regionale, o del parlamento nazionale o europeo, se nominato dal Consiglio provinciale in Cda o altro, non percepisca per questi incarichi alcun ulteriore compenso né indennità di risultato.</li>
<li>2. ai titolari di vitalizi delle istituzioni sopra menzionate non possono essere conferite consulenze retribuite dal Consiglio o dalla Giunta provinciale.</li>
<li>3. Che gli ex eletti nelle istituzioni di cui sopra non possano assumere nel quinquennio successivo al termine del loro mandato politico alcun incarico per conto della Provincia.</li>
</ul>
<p> Il primo passo fatto con questa legge consente di restituire alle istituzioni la loro credibilità agli occhi dei cittadini.</p>
<p>Qui trovi la <a href="http://www2.landtag-bz.org/documenti_pdf/idap_217681.pdf" target="_blank">legge </a>la <a href="http://www2.landtag-bz.org/documenti_pdf/idap_217682.pdf" target="_blank">relazione accompagnatoria</a>.</p>
<p><strong></strong></p>
<p><strong>Kosten der Politik: Während andere reden, handeln die Grünen</strong></p>
<p><strong>I. Gesetzgebungskommission heißt den Gesetzentwurf der Grünen gut</strong></p>
<p> Der von den Grünen Landtagsabgeordneten eingebrachte Landesgesetzentwurf Nr. 4/08 „Verbot der Häufung von Einkünften aus politischen Ämtern&#8221; wurde von der I. Gesetzgebungskommission genehmigt. Mit diesem Gesetzesvorschlag kommt nun auch in der Provinz Bozen die Bestimmung zur Anwendung, welche die Möglichkeit ausschaltet, mehrere Einkünfte aus politischen Ämtern (Leibrente eingeschlossen) zu beziehen, was dazu beitragen soll, dass absurde Privilegien für Politiker abgeschafft werden und die Glaubwürdigkeit der Institutionen in den Augen der Bürger wieder hergestellt wird.</p>
<p> Nach den vielen Versprechungen, ist diese Annahme der erste konkrete Schritt, die Kosten der Politik zu senken. Es ist das erste Mal in der Geschichte, dass ein Gesetzentwurf der Opposition angenommen wurde.</p>
<p> Die Kommission hat den Gesetzentwurf der Grünen mit sieben Ja-Stimmen und nur zwei Enthaltungen (Pardeller und Stirner Bransch) genehmigt.</p>
<p>Die Gesetzgebungskommission hat einen Änderungsantrag zu Artikel 2 des Gesetzentwurfes &#8211; eingebracht von Pichler Rolle, Schuler, Pardeller und Stirner Brantsch  &#8211; <span style="text-decoration:underline;">abgelehnt</span>, womit der ursprüngliche Text des Artikels beibehalten werden konnte (die Opposition und der Präsident der Gesetzgebungskommission Noggler stimmten gegen den Änderungsantrag).</p>
<p> Die Grünen Landtagsabgeordneten hoffen nun, dass der Gesetzentwurf auch im Plenum des Landtages eine Mehrheit findet.</p>
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		<title>Italia</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Mar 2009 11:51:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo Dello Sbarba</dc:creator>
				<category><![CDATA[politica]]></category>

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		<description><![CDATA[
Se uno dovesse riassumere in poche righe gli ultimi quindici anni di storia politica italiana potrebbe dire questo: &#8220;Il più caro amico di uno dei leaders che simboleggiò la corruzione della classe politica del paese diventò l&#8217;uomo più ricco, l&#8217;imprenditore più famoso, il premier più amato, il leader del partito più votato; il segretario dell&#8217;ex [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=riccardodellosbarba.wordpress.com&blog=3404516&post=794&subd=riccardodellosbarba&ref=&feed=1" />]]></description>
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<blockquote><p><strong>Se uno dovesse riassumere in poche righe gli ultimi quindici anni di storia politica italiana potrebbe dire questo: &#8220;Il più caro amico di uno dei leaders che simboleggiò la corruzione della classe politica del paese diventò l&#8217;uomo più ricco, l&#8217;imprenditore più famoso, il premier più amato, il leader del partito più votato; il segretario dell&#8217;ex partito neofascista diventò presidente della camera, terza carica dello stato: uno dei dirigenti dello stesso partito fu eletto sindaco della capitale; l&#8217;opposizione fu sciolta in modo democratico e le venne affidato il compito di autodistruggersi; gli ultimi dirigenti di quello che fu il più grande partito comunista dell&#8217;Europa occidentale lasciarono spontaneamente la giuda ad un uomo della ex Democrazia Cristiana, il loro avversario storico; il resto della sinistra si divise così tante volte che alla fine raggiunse proporzioni omeopatiche; a raccoglierne l&#8217;eredità fu soprattutto un magistrato; intanto in tutto il paese si diffuse il fenomeno delle ronde. Ma è quello che venne dopo che fa paura&#8221;.</strong> <em>(Da L&#8217;Internazionale, 784/2009)</em></p></blockquote>
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	</item>
		<item>
		<title>Etnoregione</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Mar 2009 12:49:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo Dello Sbarba</dc:creator>
				<category><![CDATA[convivenza]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://riccardodellosbarba.wordpress.com/?p=772</guid>
		<description><![CDATA[
IRRESPONSABILI AL COMANDO IN CONSIGLIO PROVINCIALE. 
LA SVP OBBEDISCE A SVEN KNOLL E VOTA PER UN TIROLO SENZA IL TRENTINO.
TRADITO IL TIROLO STORICO, CHE FU SEMPRE PLURILINGUE.
E questa, che roba è? E&#8217; martedì 3 marzo, il Consiglio provinciale sta per finire, quando viene distribuita e messa in votazione una mozione dal titolo: &#8220;Ripristino della seduta congiunta della Dieta del Tirolo e del Consiglio [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=riccardodellosbarba.wordpress.com&blog=3404516&post=772&subd=riccardodellosbarba&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img class="aligncenter size-full wp-image-774" title="ein-tirol1" src="http://riccardodellosbarba.files.wordpress.com/2009/03/ein-tirol1.jpg?w=500&#038;h=186" alt="ein-tirol1" width="500" height="186" /></p>
<p><strong>IRRESPONSABILI AL COMANDO IN CONSIGLIO PROVINCIALE. </strong></p>
<p><strong>LA SVP OBBEDISCE A SVEN KNOLL E VOTA PER UN TIROLO SENZA IL TRENTINO.</strong></p>
<p><strong>TRADITO IL TIROLO STORICO, CHE FU SEMPRE PLURILINGUE.</strong></p>
<p>E questa, che roba è? E&#8217; martedì 3 marzo, il Consiglio provinciale sta per finire, quando viene distribuita e messa in votazione una mozione dal titolo: &#8220;Ripristino della seduta congiunta della Dieta del Tirolo e del Consiglio provinciale di Bolzano&#8221;, in tedesco molto più chiaro e simbolico: &#8220;Wiedereinführung des Zweier-Landtages&#8221;. Ma chi diavolo può presentare, dopo vent&#8217;anni di Dreier-Landtag, una roba che ripropone un Tirolo monolingue che esclude il Trentino? Leggo le firme e faccio un salto sulla sedia.</p>
<p>Il primo firmatario è Sven Knoll, il giovane consigliere della Südtiroler Freiheit, e seconda Eva Klotz, fin qui tutto prevedibile. Ma dopo di loro seguono in fila le firme di 15 (dico quindici) consiglieri e consigliere Svp, Pichler Rolle in testa, mancano solo gli assenti: Durnwalder l&#8217;africano, il troppo mobile Widmann (non l&#8217;hanno trovato) e il sindaco dei sindaci Schüler. Tutte le altre e altri ci sono proprio tutti. A rifilare uno schiaffone ai Trentini, a dare un&#8217;interpretazione etnocentrica e nostalgica dell&#8217;Euro-Regione, degradata ad Etno-Regione.</p>
<p><span id="more-772"></span></p>
<p>Cosa c&#8217;è scritto nella mozione? Che bisogna ripristinare lo Zweier-Landtag, cioè l&#8217;assemblea dei consigli di Tirolo e Sudtirolo senza Trentino, non in alternativa, per carità &#8211; si precisa ipocritamente &#8211; al Dreier-Landtag, ma solo per riunire parti più omogenee come Sudtirolo e Tirolo (cioè il Tirolo prevalentemente tedesco), parti tra le quali &#8220;i punti in comune sono molto maggiori &#8211; recita la mozione &#8211; anche solo per la lingue e la cultura: tra Tirolo settentrionale, orientale e meridionale c&#8217;è un numero decisamente maggiore di ambiti in cui si potrebbe mirare a una collaborazione politica comune&#8221;, mentre la costituzione del Dreier-Lantag, con anche il Trentino &#8220;ha inevitabilmente comportato che la collaborazione tra le diverse parti del Tirolo si concentrasse sugli ambiti che riguardano anche il Trentino&#8221;, che sono molti di meno e molto più generici. Si avverte inoltre che &#8220;dagli ultimi sondaggi risulta che il 50% della popolazione del Land Tirolo desidera la riunificazione con il Sudtirolo, tra cui il 70% dei giovani&#8221;. Classico ragionamento da Eva Klotz. Stavolta fatto proprio dall&#8217;intera Svp.</p>
<p>La cosa mi pare subito un atto da irresponsabili. Affiancare lo Zweier-Landtag (con riunioni annuali, precisa Knoll) al Dreier-Lantag (che si riunisce ogni due anni) aggiungendo che la collaborazione a due può essere molto più intensa che quella a tre, significa togliere progressivamente valore a quest&#8217;ultimo, svuotare l&#8217;Euregio come si è fatto con la Regione. Non bisogna dimenticare che lo Zweier-Landtag è esistito negli anni &#8216;70 come prima forma di collaborazione transfrontaliera, quando questa era tabù, e che i padri fondatori l&#8217;hanno sempre pensato come tappa intermedia verso il coinvolgimento anche del Trentino: quando questo è arrivato, lo Zweier-Landtag si è evoluto nel Dreier. Adesso tornare allo Zweier significa una involuzione.</p>
<p>Significa rifarsi all&#8217;idea etno-regionale di un Tirolo omogeneo perché quasi esclusivamente tedesco, idea contrapposta a quella di una euroregione trasfrontaliera e plurilingue. (Voglio precisare: questo aspetto dell&#8217;omogeneità etnico-linguistica versus la dimensione plurilingue e pluriculturale a me pare il vero punto discriminante per tutti i ragionamenti sul futuro dell&#8217;autonomia, la cartina di tornasole su ogni prospettiva di &#8220;Europa delle regioni&#8221;, superamento dei confini ecc&#8230; Se le regioni sono piccoli stati etnicamente omogenei, siamo al nazionalismo in scala ridotta, che moltiplicherebbe per mille gli stati esistenti al mondo. Questo solo per inciso).</p>
<p>E significa, questa idea dello Zweier-Landtag tedesco, anche il tradimento dell&#8217;esperienza del Tirolo storico, che sempre vide tedeschi, ladini e italiani (trentini) insieme, tranne che negli ultimi anni, quando le correnti nazionaliste cominciarono a predicare l&#8217;emarginazione del Trentini e delle altre aree non tedesche dell&#8217;impero austro-ungarico, facendolo implodere. Adesso quella musica torna ad aleggiare, complice l&#8217;euforia dell&#8217;anno Nove.</p>
<p>Nel dibattito sulla mozione queste cose le diciamo solo noi Verdi, io e Hans, in entrambe le lingue perché ci sembra simbolicamente importante farlo in quel momento (Hans come al solito con un intervento breve e splendido). Nulla. Si vota e la mozione passa. A Pichler Rolle pare di aver fatto una furbata, avendo costretto la Klotz a non far firmare la mozione anche ai Freiheitlichen, piccolo schiaffetto a Leitner &amp; co., che infatti protestano e rivendicano la paternità dell&#8217;idea tirolese. Poi la seduta finisce. Io non riesco ad alzarmi subito dal mio posto. Sono sorpreso e scandalizzato. Ho ancora negli occhi la scena: Knoll che come presentatore e primo firmatario presenta la mozione e poi tira le conclusione del dibattito, risponde a questo e quello (soprattutto a noi) e la Svp e la giunta provinciale in mezzo, come scolaretti, con Pichler Rolle costretto al suo interventino di 2 minuti, con Berger che a nome della giunta arriva a dire che il Dreier-Landtag è una perdita di tempo, vedi fallimento della seduta a Riva del 2002, insomma tutta la Svp piazzata in mezzo ai discorsi pieni di retorica di Sven Knoll, tutta la Svp come una fetta di mortadella tra le due belle fette di pane della Klotz e del suo discepolo venuto alla prima seduta vestito da Schütze. Allucinante.</p>
<p>Torno a casa furioso e ai giornali che mi chiedono mando questa dichiarazione:</p>
<p><em><strong>&#8220;La presentazione a firme unite di Svp e destra di lingua tedesca e poi l&#8217;approvazione di una mozione che chiede il ripristino dello &#8220;Zweier Landtag&#8221; (Tirolo e Sudtirolo senza il Trentino) è un enorme passo indietro, dal futuro europeo alla preistoria dell&#8217;autonomia. A parole l&#8217;iniziativa viene presentata come parallera al &#8220;Dreierlandtag&#8221; (Tirolo, Sudtirlo e Trentino), nei fatti è una proposta concorrente e antagonista all&#8217;idea di un&#8217;Euroregione transfrontaliera e plurilingue, come è il Dreierlandtag e come è sempre stato il Tirolo storico. </strong></em></p>
<p><em><strong>Accompagnata dalla sottolineatura delle &#8220;maggiori affinità&#8221; tra Tirolo e Sudtirolo, la mozione di fatto delegittima l&#8217;Euroregione e propone un&#8217; Etno-regione linguisticamente omogenea e immensamente più povera del Tirolo classico, che fu sempre plurilingue e comprese sempre anche il Trentino, ad eccezione degli utlimi anni, quando l&#8217;idea nazionalista di un &#8220;Tirolo tedesco&#8221; dilaniò il vecchio impero austroungarico multinazionale e decretò la fine della storia e dell&#8217;identità dell&#8217;autentico Tirolo. </strong></em></p>
<p><em><strong>La Svp, in panico per la perdita di consensi verso destra, è diventata un elefante irresponsabile che mena colpi da tutte le parti, rischiando di distruggere le basi su cui è costruito il quadro di collaborazioni transfrontaliere che hanno fatto la fortuna della nostra autonomia. Faceva impressione vedere la Svp, capitanata da Pichler Rolle, accodarsi al discorso di Sven Knoll, primo firmatario della mozione, che ha tenuto il discorso di presentazione e ha tirato le conclusioni. E faceva impressione ascoltare l&#8217;assessore Berger, a nome della giunta provinciale, sostenere il giovane Knoll e farsi beffe del Dreierlandtag.</strong></em></p>
<p><em><strong>Noi Verdi abbiamo votato contro questa irresponsabile mozione e levato le nostre voci, sia in tedesco che in italiano, per difendere la collaborazione col Trentino, per difendere l&#8217;idea di un territorio plurilingue orientato al futuro e per denunciare la china nella quale si è messa una Svp che ha perso il senso della propria responsabilità&#8221;.</strong></em></p>
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		<title>Sowohl, als auch</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Feb 2009 16:45:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo Dello Sbarba</dc:creator>
				<category><![CDATA[Selbstbestimmung]]></category>
		<category><![CDATA[convivenza]]></category>

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		<description><![CDATA[
ITALIANO O AUSTRIACO? ENTRAMBI, MEIN GOTT!
NON UNA NUOVA MICRONAZIONE, MA DOPPIA CITTADINANZA PER TUTTI.
PER PRENDERE IL MEGLIO DALLA DISCUSSIONE SUL &#8220;FREISTAAT SÜDTIROL&#8221; SENZA CADERE NEL NAZIONALISMO BONSAI
Ho capito. La discussione che da una settimana infiamma questo blog (vedi post precedete)  mi ha dimostrato che tra chi parla di Selbstebestimmung non ci sono solo nostalgici mangia-italiani. Non c&#8217;è [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=riccardodellosbarba.wordpress.com&blog=3404516&post=761&subd=riccardodellosbarba&ref=&feed=1" />]]></description>
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<p><strong>ITALIANO O AUSTRIACO? ENTRAMBI, MEIN GOTT!</strong></p>
<p><strong>NON UNA NUOVA MICRONAZIONE, MA DOPPIA CITTADINANZA PER TUTTI.</strong></p>
<p><strong>PER PRENDERE IL MEGLIO DALLA DISCUSSIONE SUL &#8220;FREISTAAT SÜDTIROL&#8221; SENZA CADERE NEL NAZIONALISMO BONSAI</strong></p>
<p>Ho capito. La discussione che da una settimana infiamma questo blog (vedi post precedete)  mi ha dimostrato che tra chi parla di Selbstebestimmung non ci sono solo nostalgici mangia-italiani. Non c&#8217;è solo chi è rimasto con la testa al 1918 e vorrebbe cancellare il Novecento in un colpo solo. C&#8217;è anzi chi vede questo &#8220;Sudtirolo indipendente&#8221; come una nuova entità pacifica, indivisa e condivisa, transfrontaliera, plurilingue e multiculti, libera dai conflitti della storia e dai rimproveri reciproci, libera forse anche da una Sammelpartei oppressiva che non avrebbe più ragion d&#8217;essere (e libera da Berlusconi, che non è poco) con scuole bilingui, senza censimenti nominativi e proporzionali. Visione troppo bella per essere vera. Ma se viene presentata a colpi di citazioni di Alexander Langer, a noi vecchi langheristi ci viene il batticuore.</p>
<p>Per esempio per questa citazione dell&#8217;Alex del 1995: <em>&#8220;L&#8217;idea che in una regione, intesa anche al di là dello spartiacque alpino, dei confini statali o delle differenze linguistiche, si possano coltivare progetti ed iniziative comuni e rafforzare legami antichi e costruirne di nuovi, non è patrimonio nè di austriacanti nè di sognatori. Il disegno di un&#8217;Europa unita avrà bisogno di <strong>zone di sutura, in cui i vecchi confini statali si diluiscano più generosamente che altrove ed in cui l&#8217;artificiosità delle frontiere nette tra lingue e popoli possa invece dissolversi gradualmente in territori comuni, in aree di più intenso scambio e di frequentazione transconfinaria. Aree-ponte, territori che anticipino e garantiscano legami</strong> che oggi ancora le sovranità statali circondano sempre di qualche diffidenza e qualche complicazione amministrativa in più&#8221;.</em></p>
<p>Bello. Ma che cosa può voler dire &#8220;zone di sutura, territori comuni, aree ponte?&#8221;</p>
<p><span id="more-761"></span></p>
<p>Questi concetti pongono la questione dei confini, non c&#8217;è dubbio. Ma queste parole sono state scritte per abolirli, questi confini, farli via via più invisibili ed ininfluenti. Non per spostarli semplicemente, come nel caso di un nuovo stato libero del Sudtirolo. Che nessuno ci garantisce che possa diventare più libero, Berlusca-frei e Durni-frei, più interetnico e democratico. E poi, l&#8217;idea di dover scegliere una nuova appartenenza statale non è proprio un passo verso l&#8217;Europa senza frontiere. In ultimo, se non sono d&#8217;accordo Italia e Austria, e italiani, tedeschi e ladini (almeno nelle loro maggioranze &#8220;qualificate&#8221;), non se ne farà mai di nulla.</p>
<p>Ma se Italia e Austria fossero d&#8217;accordo nel rivedere lo status del Sudtirolo, non si potrebbe pensare a qualcosa di meglio di una San Marino alpina (o una città del Vaticano in miniatura? Non scherzo, avete presente il papa in vacanza, la Bischofsstadt, l&#8217;Opus Dei locale, i christliche Brüder usw&#8230;?).</p>
<p>Arrivo al punto: se Italia e Austria fossero d&#8217;accordo a rivedere lo status del Sudtirolo, io chiederei che <strong>a tutti e tutte le cittadine del Sudtirolo sia riconosciuta la doppia nazionalità: italiana e austriaca</strong>. Doppio passaporto. Doppio diritto elettorale: di votare ed essere eletti ed elette sia a Vienna che a Roma. Possibilità di muoversi liberamente sia in Italia che in Austria godendo di tutti i diritti di cittadinanza riconosciuti nei due paesi.</p>
<p>E ancora più forte autogoverno del territorio, con possibilità di adottare nella legislazione locale quanto di meglio c&#8217;è in quella austriaca e in quella italiana. Permanenza formale all&#8217;interno della Repubblica italiana, ma proclamazione di regione smilitarizzata, denuclearizzata, ogm-frei, ecologicamente sensibile e dunque autorizzata a imporre regole e tariffe adeguate ai transiti. E&#8217; la visione di una &#8220;autodeterminazione nell&#8217;autonomia&#8221; che potrebbe essere il passo ulteriore nello sviluppo di un cammino partito 60 anni fa e che non viene rinnegato, ma evoluto e che, chiudendo per sempre ferite e contro-ferite che due guerre hanno provicato, diventa l&#8217;esempio di un&#8217;Europa che, tra le grandi aree nazionali, preveda aree cuscinetto, di lenta transizione, di piena e plurima cittadinanza per tutti, aperte verso tutti i punti cardinali.</p>
<p>Questa regione plurinazionale sarebbe una evoluzione dell&#8217;attuale sistema autonomistico, mentre lo staterello indipendente rischia di esserne l&#8217;involuzione. Sarebbe Europa del futuro. E sarebbe accettabile da moltissimi, se non da tutti. Non chiederebbe rinunce, come lo stato indipendente, ma darebbe a ciascuno qualcosa in più, una cittadinanza aggiuntiva e moltiplicata. Il Freistaat ti costringe alla logica dell&#8217;entweder-oder, dell&#8217;aut-aut, e ti costringe all&#8217;opzione; la doppia cittadinanza non ti obbliga a scegliere, ma ti regala un mondo in più, se lo vuoi vivere. Chi potrebbe rifiutare un così bel dono?</p>
<p>E inoltre: si affermerebbe concretamente un&#8217;altra idea di cittadinanza, non sciovinista, non sangue e suolo, ma aperta, plurale: vivo in una terra che mi consente di essere contemporaneamente e italiano e austriaco. Sono speciale. Sono fortunato. Non sarebbe la base per un mite e pacifico &#8220;patriottismo sudtirolese&#8221;? E sarebbe un regalo reciproco, consentito dal fatto che qui vivono anche &#8220;gli altri&#8221;: ciascuno &#8220;regala&#8221; la sua vecchia madrepatria all&#8217;altro, e ne riceve in cambio lo stesso dono.</p>
<p>L&#8217;idea mi è venuta anche in seguito al viaggio che ho appena fatto in Amazzonia. Con la nuova legge sulla doppia cittadinanza, in tutto il Sudamerica figli, nipoti e pronipoti di immigrati italiani fanno la fila ai consolati per ottenere la cittadinanza italiana aggiuntiva, con parificazione di diritti, voto incluso. E spesso &#8211; ci ho parlato &#8211; è gente che in italiano non sa dire nemmeno una parola! Se la doppia cittadinanza è possibile per gente distante 10 mila chilometri e un oceano, perché non dovrebbe essere pensabile per tutti noi che viviamo in questa intersezione di mondi e nazioni?</p>
<p><strong>Una regione plurinazionale, con abitanti dotati/e di doppia cittadinanza e nessuna patria da servire in armi</strong>. Non sarebbe in fondo la ripresa delle vecchie &#8220;libertà tirolesi&#8221;, ma coniugate nel lessico del pacifismo contemporaneo? Una regione plurinazionale: forse somiglierebbe a quella &#8220;nazione senza nazione&#8221; di cui parlava Gabriele Di Luca in un suo intervento su questo blog, anche se, aggiungeva: &#8220;non sono mai riuscito a capire cosa volevo dire&#8221;. Te lo spiego io, cosa potevi voler dire.</p>
<p>Ovviamente tutto ciò in questo momento è pura speculazione, forse un modo per sopravvivere all&#8217;anno hoferiano. E&#8217; una visione, appunto. Ma come visione la preferisco a quello di un Sudtirolo indipendente, cioè &#8220;weder-noch&#8221;. O, detto in italiano: &#8221;né-né&#8221;.</p>
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		<title>Freistaat und Panzer</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Feb 2009 10:49:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo Dello Sbarba</dc:creator>
				<category><![CDATA[Selbstbestimmung]]></category>
		<category><![CDATA[convivenza]]></category>

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&#8220;MA SE FACCIAMO LA SELBSTBESTIMMUNG, POI BERLUSCONI CI MANDA I PANZER?&#8221;. A QUEL PUNTO HO CERCATO DI BUTTARLA IN BATTUTA: &#8220;BEH, BISOGNA VEDERE SE HA LA BENZINA&#8230;&#8221;. 

 
 
MOLTI HANNO SORRISO, MA  LA DOMANDA ERA SERIA. ERAVAMO  ALLA CUSANUS AKADEMIE DI BRESSANONE, ERA MARTEDÌ 17 FEBBRAIO E IL CONVEGNO SI INTITOLAVA &#8220;DIE VISION FREISTAAT&#8221;. SUL PODIO [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=riccardodellosbarba.wordpress.com&blog=3404516&post=737&subd=riccardodellosbarba&ref=&feed=1" />]]></description>
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<div><strong></strong></div>
<div><strong></strong></div>
<p><strong></strong><strong>&#8220;MA SE FACCIAMO LA SELBSTBESTIMMUNG, POI BERLUSCONI CI MANDA I PANZER?&#8221;. A QUEL PUNTO HO CERCATO DI BUTTARLA IN BATTUTA: &#8220;BEH, BISOGNA VEDERE SE HA LA BENZINA&#8230;&#8221;. </strong></p>
<p style="text-align:center;"><img class="size-full wp-image-744  aligncenter" title="tien-an-men" src="http://riccardodellosbarba.files.wordpress.com/2009/02/tien-an-men.jpg?w=630&#038;h=323" alt="tien-an-men" width="630" height="323" /></p>
<p> </p>
<p> </p>
<p><strong>MOLTI HANNO SORRISO, MA  LA DOMANDA ERA SERIA. ERAVAMO  ALLA CUSANUS AKADEMIE DI BRESSANONE, ERA MARTEDÌ 17 FEBBRAIO E IL CONVEGNO SI INTITOLAVA &#8220;DIE VISION FREISTAAT&#8221;. SUL PODIO IO PER I VERDI (E UNICO ITALIANO), EVA KLOTZ, PIUS LEITNER E MARTHA STOCKER.</strong></p>
<p>Eppure Günther Pallaver, che aveva introdotto, aveva invitato tutti alla prudenza. Se autodeterminazione significa secessione, aveva avvertito, allora sappiate che un diritto alla secessione dalle norme internazionali non è riconosciuto. A meno che non ci sia consenso di tutte le parti in gioco e allora si può fare quel che si vuole (vedi Cechia e Slovacchia).</p>
<p>Poi aveva invitato a distinguere: tra autodeterminazione esterna (cioè la secessione) e autodeterminazione interna (cioè autonomia e autogoverno, tipo Freistaat Bayern). E tra visione nazionalistica della Selbstbestimmung (ristabilire una omogeneità etnico-nazionale dove non c&#8217;è, che equivale a un nazionalismo in piccolo che nel mondo centuplicherebbe gli stati esistenti) e una visione democratica della Selbstbestimmung (fondata sull&#8217;idea che ogni persona deve essere libera di decidere di se stessa, ma che presuppone la rinuncia alla violenza, l&#8217;accettazione delle diversità di lingua, cultura e religione e il riconoscimento di pari diritti a chiunque). Distinzione che a diverse persone (tutti maschi i numerosi intervenuti) non è piaciuta gran che.</p>
<p>La discussione infatti si è svolta partendo dal: &#8220;Facciamo finta che la Selbstbestimmung la facciamo davvero&#8221;, che succede dopo? Berlusconi manda i panzer? E degli italiani che ne facciamo? E qui tutti guardavano me.</p>
<p><span id="more-737"></span></p>
<p>Dunque, ho giocato a fare l&#8217;italiano. Dando dei consigli su come conquistare il consenso degli italiani del Sudtirolo all&#8217;idea di uno stato indipendente. Che potrebbe fare strada, ho detto subito, tra i tanti italiani che si sentono in esilio in questa Italia berlusconiana.</p>
<p>Il problema, ho spiegato, è di quale Freistaat si parla, come ve lo immaginate e come lo proponete. Inaccettabile, anche per gli italiani più disponibili, è qualsiasi visione di uno stato libero del Tirolo dei tempi andati, dove dominino una memoria, una identità, una cultura a senso unico. Insomma, questo &#8220;stato indipendente&#8221; non dovrebbe cancellare la storia del Novecento, ma metabolizzarla, contestualizzarla certo, ma in qualche modo farla propria (insieme alle tracce che ha lasciato) come storia comune, con con-passione per i dolori che ha portato e con-piacimento per i successi ottenuti nel cammino dell&#8217;autonomia. Va costruita quella reciproca fiducia che oggi non c&#8217;è e che sola può rassicurare il mondo italiano che chi parla di Selbstbestimmung lo fa avendo a cuore tutte le persone di questa terra e non invece perché sta mettendo fuori l&#8217;avviso di sfratto per gli ultimi arrivati.</p>
<p>Per questo, ho detto, la &#8220;Vision Freistaat&#8221; dovrebbe contenere:</p>
<ul>
<li>1. L&#8217;idea di una regione europea aperta e plurilingue di diverse culture, esperienze, storie tutte dotate di uguale dignità e diritti.</li>
<li>2. La promessa dell&#8217;abolizione di ogni logica e misura di separazione etnica: un unico sistema scolastico plurilingue, la fine dei partiti etnici, il principio della cittadinanza universale e uguale.</li>
<li>3. Il riconoscimento di un Heimatrecht uguale per tutte le persone che vivono sul territorio di questo &#8220;Stato libero&#8221;. Ciò vuol dire che la terra non appartiene a nessuno, ma a tutti (a Dio, dicevano i medioevali), che non ci sono primi arrivati e ultimi arrivati, che non ci sono proprietari e ospiti. Ciò vuol dire che ogni decisione politica su questa strada la prendono tutti e tutte, senza sbarramenti dovuti alla anzianità di residenza (Eva Klotz aveva sostenuto che secondo le norme internazionali in un referendum sulla Selbstbestimmung potranno votare le persone che hanno una residenza di 50, oppore ad essere generosi, di 30 anni in Sudtirolo!).</li>
<li>4. Rinuncia alla violenza e alla glorificazione della violenza.</li>
<li>5. Immediata cessazione di ogni provocazione. La strada per l&#8217;autodeterminazione, se questa vuol convincere gli italiani, non può passare per le marce e la richiesta di abbattere i monumenti, ma per il rispetto della storia e dell&#8217;esperienza di ciascuno, che va contestualizzata, resa testimonianza di una educazione alla democrazia, ma non rasa al suolo.</li>
</ul>
<p>Ho detto insomma che andrebbe messo in moto un processo tutto diverso dall&#8217;attuale, un processo che crei calore e confidenza reciproca, tanto che ogni italiano/a possa e voglia dire &#8220;Ich bin ein Südtiroler und bin stolz darauf&#8221;, ma che anche ogni tedesco/a e ladino/a gli/le voglia e possa dire: „Ja, du bist ein Südtiroler und ich freue mich darüber&#8221;. Cose da cui, tra marce degli Schützen e corone militari, siamo oggi ben lontani. Quel che domina attualmente, mi sembra, è da un lato la nostalgia di un Tirolo storico com&#8217;era prima dell&#8217;&#8221;ingiusto confine&#8221; e dall&#8217;altro la difesa a riccio di ogni &#8220;attestato di esistenza in vita&#8221;, anche se questo ha l&#8217;aspetto arcigno dei fasci littori di Piacentini.</p>
<p>Insomma, per ora la discussione è dominata dai panzer. E finché sarà così, l&#8217;autonomia resta l&#8217;unica forma di &#8220;autodeterminazione&#8221; in cui tutti vincono e nessuno perde.</p>
<p>La discussione si è svolta tutta in tedesco. Pubblico qui sotto i punti che ho toccato nel mio primo intervento. Il resto è andato a braccio.</p>
<p> </p>
<p><strong></strong></p>
<p><strong>Die Vision Freistaat </strong></p>
<p><span style="text-decoration:underline;"> </span><span style="text-decoration:underline;">Brixen, Cusanus Akademie, 17.02.09, 19-22 Uhr</span></p>
<p><span style="text-decoration:underline;">Beitrag vom  </span><span style="text-decoration:underline;">Riccardo Dello Sbarba</span> </p>
<p><strong>Am Anfang, ein bisschen Humor.</strong> Wenn Berluconi so weitergeht, mit seinen rassistischen Gesetzen, bin ich auch für die Selbstbestimmung und für den Anschluss an Katalonien! Nun aber im Ernst&#8230;</p>
<p><strong>Stichwort Freistaat Südtirol.</strong> Diese Vision wird als der konkrete Weg zur echten Selbstbestimmung vorgestellt. Als die Verwirklichung diejeniger Selbstbestimmung, die den Südtiroler nach den Ersten und wieder nach den Zweiten Weltkrieg verweigert wurde &#8211; zu Unrecht, ohne Zweifel.</p>
<p>Die Selbstbestimmung ist kein Tabu. Sie ist das Recht, sich selbst frei zu bestimmen, sein eigenes Leben frei zu gestalten. Sie ist ein Grundrecht jedes Menschen.</p>
<p>In Bezug auf den Fall Eluana Englaro ist in den letzten Wochen von Selbstbestimmung sehr viel gesprochen worden: über das Recht, medizinische Behandlungen selbst und frei wählen zu können.</p>
<p>Die Frauenbewegung hat von Anfang an auf Selbstbestimmung bestanden: Das Recht jeder Frau sich selbst frei zu bestimmen.</p>
<p>Die Selbstbestimmung ist mit dem Begriff <strong>Freiheit</strong> eng verbunden. Die Selbstbestimmung ist die höchste Form der Freiheit (Es gibt aber auch andere wichtige Begriffe, z.B. Brüderlichkeit).</p>
<p>Der Frei-Staat könnte also für eine Bevölkerung die höchste Form der Selbstbestimmung sein. Zumindest, im Neunzehnten Jahrhundert, dem Jahrhundert der Nationalstaaten. Nach der Doktrin des Nationalstaats, soll jedes Volk seinen Staat haben, seine Fahne, seine Sprache und leider auch sein Heer. Das Volk, das in einem „falschen&#8221; Staat sich befindet, soll alles unternehmen, um sich an den „richtigen&#8221; Staat anzuschließen, oder zumindest einen eigenen Mini-Staat zu gründen. Das sind die Konzepte der Ära der Nationalstaaten und die Diskussion zum Freistaat Südtirol ist in diese Konzepte eingebettet. Konzepte des Neunzehnten Jahrhunderts.</p>
<p>Heute aber, im Einundzwanzigsten Jahrhundert, nach allen Kriegen und Konflikten des Zwanzigsten Jahrhunderts und im Lauf des Versuchs, ein Vereinigtes Europa zu gründen, um eben neue Konflikte zu vermeiden &#8211; also, in diesem neuen europäischen Kontext ist die Sache ein bisschen komplizierter.</p>
<p>Ich möchte einige Punkte ansprechen.</p>
<p><strong>Erster Punkt.</strong> Für wen ist die Selbstbestimmung tatsächlich eine Selbstbestimmung? Es könnte passieren, dass die <span style="text-decoration:underline;">Selbstbestimmung </span>der einen, zur <span style="text-decoration:underline;">Fremdbestimmung</span> der anderen wird.</p>
<p>Einfacher gesagt: es ist sehr wahrscheinlich, dass ein Freistaat Südtirol für hundertzehntausend (110.000) Italiener, also für ein Viertel der in Südtirol lebenden Frauen und Männer, für eine der drei Sprachgruppen unseres Landes, zur Fremdbestimmung wird.</p>
<p>In diesem Fall, hätten wir keinen Schritt nach vorne gemacht, nur die Situation hätte sich umgekehrt, die Machtverhältnisse hätten sich einfach umgekippt, die alte (Sprach-) Minderheit würde in diesem Freistaat zur neuen (Staat-) Mehrheit und die alte (Staat-) Mehrheit würde zur (Sprach-) Minderheit in einem als fremden empfundenen Staat. Und was passiert dann?</p>
<p>Die neue Minderheit wird ihren Kampf für Schutz und Rechte führen und die Geschichte fängt fast bei Null wieder an &#8211; mit noch unbekannten Folgen, weil die Geschichte wiederholt sich nie identisch.</p>
<p>Wir würden zwei Grenzen haben, eine in Salurn und eine am Brenner. Wir werden die Regeln des Zusammenlebens der Sprachgruppen neu definieren müssen, wir werden die Beziehungen zu Wien und zu Rom und zu Europa neu definieren müssen usw&#8230;</p>
<p>Wollen wir diesen Weg wirklich gehen? Wollen wir tatsächlich alles als eine vorübergehende Episode betrachten, was in Südtirol in diesen letzten 60 Jahren erreicht wurde, was in ganz Europa als Erfolgsgeschichte betrachten wird?</p>
<p>Wollen wir wirklich in diese Richtung unsere Kräfte investieren?</p>
<p>Es stimmt: Kosovo hat die Unabhängigkeit ausgerufen. Aber: will jemand Südtirol zu einem Kosovo machen? War es jemals in der Situation des Kosovo? Will jemand die Geschichte eines Kosovo durchmachen? Der Dalai Lama wünscht sich für sein Tibet nicht die Unabhängigkeit, sonder die Autonomie nach Südtiroler Modell. Und er will es in dieser Situation Tibets, die unvergleichbar schlechter ist als die in Südtirol.</p>
<p>In Südtirol haben sechzig Jahre Autonomie eine völlig neue Situation geschafft. Das Land genießt eine sehr breite Selbstverwaltung und die Sprachminderheit ist weitgehend Herr im eigenen Haus. Wollen wir tatsächlich diesen Erfolg aufs Spiel setzen?</p>
<p><strong>Und so komme ich zum zweiten Punkt</strong>. Der Freistaat ist eine Form von Selbstbestimmung. Aber nicht die einzige! Ich halte die Autonomie <span style="text-decoration:underline;">auch</span> für eine mögliche Form von Selbstbestimmung. Langsamer und weniger heroisch, vielleicht, aber dafür viel friedlicher. Die kämpferische Autonomie &#8211; und ich betone kämpferisch &#8211; eines Silvius Magnagos ist die Selbstbestimmung gewesen, die unter jenen Bedingungen möglich war. Unter der Voraussetzung, dass wir Frieden wollen, und nicht Gewalt.</p>
<p>Die Autonomie hat alle Voraussetzungen, um die politische Form unser aller Selbstbestimmung zu werden.</p>
<p>Die Autonomie ist die Form der Selbstbestimmung, in der alle gewinnen können. Sie ist eine win-win Lösung. Beim Freistaat, hingegen, gewinnt nur ein Teil, der andere verliert.</p>
<p>Denken wir über folgendes nach: wenn die Selbstbestimmung die Form der Freiheit ist, dann wird die Freiheit nicht unabhängig von den jeweiligen historischen und menschlichen Bedingungen ausgeübt. Die Freiheit stößt immer gegen bestimmte Grenzen und soll immer den Weg finden, um durch diese Grenzen, und trotz dieser Grenzen, sich irgendwie zu verwirklichen. Die Autonomie ist, nach langen Jahrzehnten des Unrechts, der friedliche Weg, den Südtirol in schwierigen Zeiten gefunden hat. Ich glaube, dies war die einzige und die beste Lösung.</p>
<p>Jetzt heißt es, diesen Weg fortzusetzen, in Richtung einer immer vollständigeren Autonomie nach innen und nach außen.</p>
<p>Volle Autonomie bedeutet:</p>
<ol type="1">
<li><strong>Mehr grenzüberschreitende Zusammenarbeit</strong> auf allen Ebenen.</li>
<li>Progressive <strong>Ent-ethnisierung</strong> der internen Verhältnisse zwischen den Sprachgruppen. Je mehr Selbstverwaltung, desto mehr Integration, umso weniger Trennung.</li>
<li>Entscheidende <strong>Demokratisierung</strong> der Autonomie und der politischen Landschaft Südtirols. Je mehr Macht beim Land, desto mehr politische Vielfalt, mehr Bürgerrechte, mehr direkte Demokratie, mehr Kontrolle, mehr Transparenz usw&#8230;</li>
</ol>
<p>In diese drei Richtungen würde ich unsere Kräfte voll und ganz einsetzen. Das scheint mir die nachhaltigere Vision die wir verfolgen müssen. Nachhaltiger als die Vision Freistaat.</p>
<p><strong>Dritter Punkt</strong>. Ich glaube schon, dass heute in Südtirol die Frage der Selbstbestimmung aktuell ist, aber auf einer anderen Ebene. Auf der Ebene der Verhältnisse zwischen BürgerInnen und Macht, zwischen Zivilgesellschaft und Politik. Hier haben wir sehr viel Nachholbedarf!</p>
<p>Wie autonom sind die BürgerInnen dieser ultra-autonomen Provinz Bozen? Wie autonom sind unsere Gemeinden, unsere Schulen, wie autonom und frei sind unsere Kultur, unsere Presse, unsere Öffentliche Meinung? Wer trifft die wichtigen Entscheidungen hier in Südtirol? Die BürgerInnen? Ihre gewählte Mandatare? Oder eine Machtkonzentration zwischen Medienmonopol, Lobbyisten und Teile der Politik?</p>
<p>Das Jahr 2009 ist das Hofer-Jahr, das unter einem großen Stichwort steht: Freiheit. Gut. Was heißt heute, Südtirol anno 2009, Freiheit? Ich denke, wir sollten in Mittelpunkt dieses Hofer-Jahres die Frage stellen: wie frei sind heute die Südtiroler? Sind sie unabhängig, oder abhängig? Und wovon sind sie abhängig? Nur von den bösen Rom und Brüssel? Oder, mehr oder weniger, auch von der Südtiroler Politik, von dem Südtiroler Lobbyismus, von der Südtiroler Machtkonzentration?   Und leiden nur die deutsch- und ladinischsprachigen Südtiroler unter dieser neuen Form von Abhängigkeit, oder auch ihre italienischsprachigen Mitbürger?</p>
<p>Die Abhängigkeit unserer Gesellschaft ist ein gemeinsames Problem und kann nur gemeinsam gelöst werden. Wenn wir uns von dieser Abhängigkeit nicht befreien, werden wir auch in einem Freistaat Südtirol abhängig bleiben.</p>
<p>Das System Südtirol demokratisieren; die Südtiroler BürgerInnen aller Sprachgruppen unabhängiger machen; eine echte Südtiroler Freiheit schaffen für alle BürgerInnen: das scheint mir unsere zentrale und aktuelle Aufgabe.</p>
<p><strong>Zum Schluss</strong> möchte ich noch eine Überlegung hinzuführen. Mit ihrem Slogan „Südtirol ist nicht Italien&#8221; hat Frau Klotz Erfolg gehabt. Es war eine gelungene Provokation, die die Leute diskutieren hat lassen. Aber, Provokation beiseite, ich frage mich, wie lange werden wir Südtirol für das definieren, was es NICHT ist. Südtirol ist nicht Italien, zugegeben.</p>
<p>Aber interessanter wäre es zu wissen, was Südtirol eigentlich ist. Und zwar das Südtirol von heute, nach all dieser Geschichte des Zwanzigsten Jahrhunderts. Ich versuche, einige Merkmale festzustellen:</p>
<ol type="1">
<li>Mehrsprachigkeit und Vielfalt an Kulturen; Gewohnheit, mit anderen friedlich zusammenzuleben.</li>
<li>Autonomie und Selbstverwaltung.</li>
<li>Landschaft und Natur.</li>
</ol>
<p>Diese drei Eigenschaften sind eng miteinander verbunden. Sie immer mehr zu vertiefen, zu pflegen, zu entwickeln, an die neue Herausforderungen anzupassen, sie kreativ und innovativ ständig neu zu gestalten, halte ich als eine moderne Form von Südtiroler Patriotismus.</p>
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		<title>Noi e loro</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Feb 2009 17:15:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo Dello Sbarba</dc:creator>
				<category><![CDATA[convivenza]]></category>

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		<description><![CDATA[SUL FALLIMENTO DELLA POLITICA IDENTITARIA IN SUDTIROLO
di Brigitte Foppa
Si sta inasprendo il dibattito etnico in Sudtirolo. Anzi, si stanno affilando i coltelli in preparazione di una nuova lotta tra i gruppi etnici. I segni sono chiari.
Gli Schützen hanno sfilato per la città, in bella compagnia dei nostri governanti, contro le schifezze fasciste (&#8220;Der faschistische Dreck [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=riccardodellosbarba.wordpress.com&blog=3404516&post=727&subd=riccardodellosbarba&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><strong><img class="size-full wp-image-728 alignleft" title="bri" src="http://riccardodellosbarba.files.wordpress.com/2009/02/bri.jpg?w=186&#038;h=253" alt="bri" width="186" height="253" />SUL FALLIMENTO DELLA POLITICA IDENTITARIA IN SUDTIROLO</strong></p>
<p><em><strong>di Brigitte Foppa</strong></em></p>
<p>Si sta inasprendo il dibattito etnico in Sudtirolo. Anzi, si stanno affilando i coltelli in preparazione di una nuova lotta tra i gruppi etnici. I segni sono chiari.</p>
<p>Gli Schützen hanno sfilato per la città, in bella compagnia dei nostri governanti, contro le schifezze fasciste (&#8220;Der faschistische Dreck muss weg!&#8221;) e per l&#8217;autodeterminazione.</p>
<p>Negli asili di Bolzano i genitori fanno la lotta per far entrare i figli negli asili tedeschi.</p>
<p><span id="more-727"></span></p>
<p>Oswald Ellecosta, a giorni alterni, soffia sul fuoco delle divisioni: prima i test di ammissione e il censimento di gruppo linguistico; ora una una sorta di disagio della popolazione tedesca per via dei monumenti fascisti di Bolzano. Chiede agli italiani di &#8220;studiare finalmente la storia sudtirolese&#8221;. Confonde spudoratamente italiani e fascisti [dice Ellecosta - "loro" hanno messo li il monumento e a "loro" tocca rimuoverlo (?!)]. E avverte minaccioso che la popolazione tedesca sta perdendo la pazienza (?!).</p>
<p>Trovo tutto questo scandaloso e preoccupante.</p>
<p>Si sta giocando col fuoco.</p>
<p>Decenni di finta pacificazione e di finta comparteciapazione sono serviti a tenere in stand-by la lotta fra i gruppi linguistici, ma non hanno portato alla creazione di una vera identità sudtirolese matura.</p>
<p>E&#8217;forse il momento di decretare con onestà il fallimento della politica identitaria sudtirolese degli ultimi 60 anni.</p>
<p>Si tratta di una politica costruita non solo sulla separazione, ma anche sull&#8217;idea che l&#8217;identità derivi proprio dal distinguersi dall&#8217;altro. Tedeschi quindi si è perché NON si è italiani. E viceversa.</p>
<p>Questo ha portato a un atteggiamento difensivo, a una specie di guerra fredda in casa &#8211; con relativa &#8220;corsa agli armamenti&#8221; &#8211; soprattutto per decidere chi era la vera vittima della storia in Sudtirolo.</p>
<p>E con una base comune, la paura.</p>
<p>I tedeschi hanno paura di perdere la lingua, di essere schiacciati da uno Stato ostile, di mescolarsi.</p>
<p>Gli italiani hanno paura di non sentirsi a casa propria, di non poter decidere sulla loro terra, di essere gli eterni secondi.</p>
<p>La paura, da sempre un potente collante, funziona però solo in apparenza.</p>
<p>In realtà l&#8217;identità non si costruisce mai con la paura, ma con una buona consapevolezza di sé. E chi ha questa sicurezza dentro non teme l&#8217;altro, ma può anzi apprezzarne la differenza, soddisfare la propria curiosità, godere della complementarietà.</p>
<p>Questo in Alto Adige non lo si è voluto costruire.</p>
<p>La paura persiste e pervade tutti gli ambiti.</p>
<p>Non deve perciò stupire la xenofobia nascente &#8211; è la logica conseguenza della politica identitaria degli ultimi 60 anni.</p>
<p>Chi ha sempre detto che bisognava non confondersi con gli italiani (o con i tedeschi) per non perdere &#8220;l&#8217;identità&#8221;, non può che temere ancora di più chi è ANCORA più diverso.</p>
<p>Chi sta alimentando in tutti i modi la xenofobia in Sudtirolo, sta giocando di nuovo questa carta della paura per dare una sensazione di identità a chi continua a non averla costruita. È un po&#8217; come con le droghe: bisogna sempre aumentare la dose.</p>
<p>La paura degli italiani o dei tedeschi non ci basta più per colmare questo vuoto identitario. Ecco allora il bisogno di travasarla sugli immigrati.</p>
<p>È un meccanismo vecchio, sfruttato da sempre dalle ideologie fasciste ed è veramente triste doverlo osservare in questa terra che, se è vittima di qualcosa, lo è proprio dei fascismi.</p>
<p>Non abbiamo imparato proprio niente.</p>
<p>Perciò finchè siamo in tempo (se siamo in tempo) fermiamoci!</p>
<p>O andremo veramente allo scontro.</p>
<p>Uno scontro nel quale perderemo tutti. E non ci saranno allora tedeschi o italiani. Ma solo vittime.</p>
<p>Occorre ripartire da nuove prospettive di convivenza e da nuovi atteggiamenti di rispetto.</p>
<p>Questa piccolo pezzo di Europa, così bello, ammirato e particolare, può essere un posto &#8220;ideale&#8221; per viverci e per far crescere i nostri figli.</p>
<p>Ci vengono chiesti solo pochi sacrifici e tanta fiducia. </p>
<p>Occorre il coraggio di accettare i disagi che la convivenza inevitabilmente comporta, per poter però conquistare un pezzo di identità nuovo.</p>
<p>Occorre il coraggio di accettare i &#8220;danni&#8221; che la storia ha provocato qui da noi, e di cui nessuno di noi è ormai più responsabile.</p>
<p>Allora i tedeschi accetteranno di vedere una scritta italiana sotto il vero nome del proprio paese (si badi, non al posto del nome del proprio paese).</p>
<p>E gli italiani saranno lieti di dedicare una piazza alla pace e non ad una guerra di quasi cento anni fa, la cui vittoria non inorgoglisce più nessuno.</p>
<p>Azzeriamo il debito storico.</p>
<p>Non neghiamo la storia, ma appropriamocene e superiamola.</p>
<p>Studiamo finalmente la storia di tutti i sudtirolesi, degli italiani, dei tedeschi, dei ladini. Costruiamo un libro di storia comune che spieghi a tutti, a tutte, cosa è successo davvero in questa terra.</p>
<p>Ma sappiamo anche guardare avanti!</p>
<p>Soprattutto guardiamo alla realtà &#8220;reale&#8221; della nostra terra.</p>
<p>Guardiamo a quelle migliaia di sudtirolesi che la convivenza la vivono già ogni giorno. Che lavorano, studiano, giocano, parlano, ridono con persone dell&#8217;&#8221;altra lingua&#8221;. E trovano tutto questo un importante &#8220;dono&#8221; di questa terra così strana.</p>
<p>(Ri)partiamo da loro.</p>
<p>Istituiamo, fra tutte le commissioni che abbiamo, un <strong>tavolo della convivenza</strong>, dove decidere insieme quale scuola ci serve e quale società vogliamo.</p>
<p>La politica sudtirolese deve fare questo passo. Altrimenti vedo solo altra paura e nuove tensioni. Pericolose premesse allo scontro.</p>
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		<item>
		<title>O Povo</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Feb 2009 00:07:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo Dello Sbarba</dc:creator>
				<category><![CDATA[mondo]]></category>

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		<description><![CDATA[
Belem, 31 gennaio. Piove ogni giorno verso sera. Normalmente. Ma ora sta piovendo da due giorni ininterrottamente. Nello stato del Rio Grande do Sul ci sono 30 morti e 15 mila persone senza tetto per le inondazioni. Ma sono a migliaia di chilometri da qui.
Qui invece, nello stato amazzonico del Pará, nessuno si preoccupa troppo. [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=riccardodellosbarba.wordpress.com&blog=3404516&post=703&subd=riccardodellosbarba&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img class="size-full wp-image-707" title="mani" src="http://riccardodellosbarba.files.wordpress.com/2009/01/mani.jpg?w=452&#038;h=330" alt="" width="452" height="330" /></p>
<p>Belem, 31 gennaio. Piove ogni giorno verso sera. Normalmente. Ma ora sta piovendo da due giorni ininterrottamente. Nello stato del Rio Grande do Sul ci sono 30 morti e 15 mila persone senza tetto per le inondazioni. Ma sono a migliaia di chilometri da qui.<br />
Qui invece, nello stato amazzonico del Pará, nessuno si preoccupa troppo. L´acqua scorre via, pulisce l´aria dall´inquinamento e finisce nel grande fiume, che corre alzandosi e abbassandosi a ritmi regolari. No, non é piena; é marea. Che cambia ogni sei ore. Sei ore su di un paio di metri, sei ore giú lasciando a secco i pescherecci ormeggiati nel porto di Belem. Gli avvoltoi si contendono gli scarti di enormi pesci gettati dalle barche e messi a secco dalla bassa. I pescatori sistemano le reti e vendono il pescato sulle banchine, aspettando che torni l´alta marea a sbloccare la chiglia per prendere il largo.</p>
<p><span id="more-703"></span><br />
Milioni di litri d´acqua al secondo che corrono alla velocitá di un torrente di montagna. Tanti milioni di litri in un solo giorno, quanti basterebbero per dissetare una cittá come New York per dieci anni. Da una sponda non si vede l´altra. E dimenticavo: qui non siamo direttamente sul rio delle Amazzoni, ma su un braccio a sud della grande foce: il fiume Pará.<br />
Non piove nel gigantesco auditorium Hangar di Belem, inaugurato nel 2007, dove Lula ha riunito il suo popolo, 10 mila persone che ballano, cantano e lanciano slogan indirizzati a un palco dove parlano uno dietro l´altro i cinque presidenti pan-amazzonici della &#8220;nueva Latinoamerica&#8221;: Rafael Correa dell´Equador, Evo Morales della Bolivia, Fernando Lugo del Paraguai, l´inquietante Hugo Chavez del Venezuela e lui, Luiz Ignacio Lula da Silva, Brasil.</p>
<p>L´atmosfera é quella delle occasioni storiche. &#8220;In America Latina non viviamo solo un´epoca di cambio, ma il cambio di un´epoca&#8221; dice l´equadoriano Rafael Correa. Lula attacca una specie di filastrocca all´insegna del &#8220;chi l´avrebbe mai detto&#8221;. Chi l´avrebbe mai detto, solo 20 anni fa, quando questi paesi erano dominati da sanguinose dittature militari, che vent´anni dopo un vescovo della chiesa cattolica diventasse presidente del Paraguai (Lugo), che un indio diventasse presidente della Bolivia (Morales), che un tornitore meccanico diventasse presidente del Brasile (Lula stesso)? Chi l´avrebbe detto che in tutto il Sud America sarebbero stati eletti governi e presidenti con un voto democratico espressione della volontá popolare? E chi l´avrebbe mai detto &#8211; qui Lula conclude la sua acrobazia retorica &#8211; che un paese che 40 anni fa assassinó Martin Luther King avrebbe eletto 40 anni dopo un nero alla presidenza degli Stati Uniti d´America&#8221;?</p>
<p>Il clima é questo: di eccitazione per la nuova era. Per la fine della &#8220;ricetta economica neoliberale, sperimentata in America Latina con una violenza e una radicalitá senza pari, e che ha portato alla crisi globale attuale, che non é la nostra crisi, ma la loro crisi&#8221; (Chavez). Per la fine della inferioritá psicologica, culturale ed anche economica di tanti paesi del Sud verso il Nord: &#8220;Oggi i lavoratori americani ed europei vengono licenziati a milioni e quelle societá soffrono la crisi molto piú delle nostre, che chiamavano in via di sviluppo&#8221; (Morales). E fine anche del mondo del dopo 11 settembre, ossessionato dalla preoccupazione della sicurezza a costo di cancellare i diritti e le libertá dei propri stessi cittadini. &#8220;La chiusura della prigione illegale di Guantanamo é la fine di un incubo e l´inizio di una nuova fase in cui la sicurezza mondiale dipenderá sempre piú dalla diffusione della democrazia e dalla riduzione delle disuguaglianze, invece che dalla guerra&#8221; (Lugo).<br />
I cinque presidenti parlano l´uno dietro l´altro, si citano a vicenda, si rilanciano gli argomenti. Un´altra epoca al confronto di pochi anni fa, quando Lula e Chavez si minacciavano a vicenda e lo stesso Lula viveva nell´incubo dell´impeachment nel suo paese. Oggi il presidente brasiliano registra percentuali record di consenso d´opinione e sceglie proprio il Forum sociale mondiale per incoronare come sua successora la ministra Dilma Roussef per le elezioni del prossimo anno, quando la legge vieta al presidente-tornitore di ricandidarsi. I cinque insieme riescono perfino ad arginare l´irruente e temuto Hugo Chavez. Parla per penultimo e annuncia: stavolta saró breve, un quarto d´ora appena, la prima volta per uno abituato a comiziare per 6 ore consecutive. Quando invoca una &#8220;nazione latinoamericana unificata, la grande Latinoamerica&#8221;, gli altri fanno finta di non sentire.<br />
In questa riunione dei presidenti della Pan-Amazzonia, con migliaia di indios assiepati nell´Hangar, é l´indio boliviano Evo Morales che entusiasma gli animi.<br />
Detta le quattro vie per uscire dalla crisi. Primo, la pace, la fine di ogni aggressione e guerra. Secondo, un nuovo ordine economico internazionale basato sulla reciprocitá e l´equitá. &#8220;Per misurare la salute delle nazioni &#8211; dice Morales &#8211; non dovrá essere piú usato il prodotto interno lordo, ma l´indice di distribuzione della ricchezza tra tutta la popolazione&#8221;. Terzo, la salvezza della madre terra, la Pachamama venerata dai popoli originari, fonte della nostra vita. Quarto, diversitá e pari dignitá tra tutte le culture.<br />
Il raffinato economista Rafael Correa, presidente dell´ Equador, parla di quello che chiama il socialismo del ventunesimo secolo. &#8220;Il socialismo del 20esimo secolo &#8211; dice &#8211; é fallito perchè ha preteso di imporre le sue risposte prima di aver ascoltato le domande. Il socialismo del 21esimo secolo é un socialismo ecologico, liberale, democratico, fondato sull´azione comunitaria del popolo. Noi siamo solo vostri delegati, frutto della vostra lotta per la dignitá e i diritti&#8221;. Correa parla di un´America Latina &#8220;indigena, meticcia, nera&#8221;. Popoli originari e afro-discendenti che riscoprono l´orgoglio di essere tali, senza vergognarsi di sé come hanno fatto per secoli. E legge orgoglioso l´articolo della nuova costituzione ecuadoregna che inserisce l´ecologia tra i suoi principi fondamentali.<br />
Correa propone un piano internazionale sull´ Amazzonia polmone del pianeta: &#8220;Il resto del mondo deve compensare le popolazioni amazzoniche per la loro funzione di protettrici della foresta e per la loro rinuncia a sfruttarla economicamente&#8221;.<br />
Fernando Lugo, presidente del Paraguai e vescovo della diocesi di San Pedro, invoca la conversione del Nord del mondo, &#8220;perchè il problema dei poveri non sono i poveri, ma i ricchi&#8221;. E chiama a un &#8220;grande inventario delle ricchezze e delle culture di Africa e America Latina e dei loro popoli millenari. &#8220;Noi non abbiamo la luna &#8211; conclude &#8211; ma la luna si riflette ogni notte nel Rio delle Amazzoni&#8221;.<br />
La maratona oratoria finisce in una festa popolare, l´ Hangar si riempie di musica e di balli fino a notte inoltrata. A chi dal freddo Nord guarda questa Latinoamerica vitale, entusiasta, piena di fede e ancora convinta che al mondo esista il bene ed il male e siano sicuramente attribuibili all´una o all´altra parte, a chi sospetta che le cose siano un po´ piú complicate di come l´hanno messa i 5 presidenti (ma lo sanno anche loro), viene spontaneo chiedersi da dove venga questa fiducia e questa energia in questi tempi di pioggia incessante.<br />
La risposta sta nell´ enorme atrio dell´ Hangar. Lí, su una lunga parete, stanno appesi 1500 calchi in terracotta di altrettante mani di essere umano. Un cartello spiega: &#8220;Queste sono le mani dei 1500 lavoratori che hanno costruito questo edificio. Questa parete é stata realizzata per rendere loro omaggio&#8221;.<br />
Eccolo qui, il segreto. Il popolo. O Povo.</p>
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		<title>Amazzonia</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Jan 2009 18:59:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo Dello Sbarba</dc:creator>
				<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[mondo]]></category>

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		<description><![CDATA[BELEM, 30 gennaio. &#8220;L´Amazzonia divide con l´Africa la responsabilità del futuro ecologico del pianeta&#8221; dice al &#8220;Forum delle autoritá locali&#8221; Valeci També, angolano, rappresentante di una rete di 15.000 municipi impegnati per una economia sostenibile. Chi viene dal primo mondo pensando di insegnare qualcosa é avvertito. Siamo nel Forum della grande crisi economica globale. La [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=riccardodellosbarba.wordpress.com&blog=3404516&post=683&subd=riccardodellosbarba&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><div id="attachment_684" class="wp-caption aligncenter" style="width: 460px"><img class="size-full wp-image-684" title="belem" src="http://riccardodellosbarba.files.wordpress.com/2009/01/belem.jpg?w=450&#038;h=330" alt="Belem, famiglia india della tribú Kajapo" width="450" height="330" /><p class="wp-caption-text">Belem, la tribú Kajapo al Forum Panamazzonico</p></div>
<p>BELEM, 30 gennaio. &#8220;L´Amazzonia divide con l´Africa la responsabilità del futuro ecologico del pianeta&#8221; dice al &#8220;Forum delle autoritá locali&#8221; Valeci També, angolano, rappresentante di una rete di 15.000 municipi impegnati per una economia sostenibile. Chi viene dal primo mondo pensando di insegnare qualcosa é avvertito. Siamo nel Forum della grande crisi economica globale. La reputazione del primo mondo non é mai stata così scarsa. In compenso, il resto del pianeta sembra aver acquistato in pochissimi mesi una consapevolezza impensabile prima. Noi abbiamo combinato il guaio e adesso loro sono pronti a rimediare. E a spostare in modo drastico i rapporti tra ricchi e poveri, tra Nord e Sud.</p>
<p>L´Amazzonia é come la immaginate: un´enorme distesa di acqua color caffelatte (a queste latitudini) e di verde, entrambi in quantità inimmaginabili. Il grande fiume produce un terzo dell´ acqua dolce del pianeta e la foresta la gran parte del suo ossigeno; la foresta é lo scrigno della biodiversitá, nascondendo migliaia di specie animali e vegetali di cui ancora neppure sappiamo l´esistenza. La deforestazione la divora anno dopo anno. Solo tra il 2000 e il 2005  il 17% della foresta amazzonica é stato abbattuto e una parte altrettanto grande é stata gravemente compromessa nel suo equilibrio ambientale. Ma la tendenza si sta invertendo.</p>
<p class="western" style="margin-bottom:0;"><span id="more-683"></span></p>
<div class="mceTemp mceIEcenter">
<div id="attachment_685" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><img class="size-full wp-image-685" title="belem2" src="http://riccardodellosbarba.files.wordpress.com/2009/01/belem2.jpg?w=500&#038;h=356" alt="Belem, tribú Tucuxi" width="500" height="356" /><p class="wp-caption-text">Belem, tribú Tucuxi al Forum Panamazzonico</p></div>
<p style="text-align:left;">Ana Júlia Carepa, energica (e femminista) governatrice dello stato del Pará (di cui Belem é capitale) annuncia orgogliosa che la deforestazione é diminuita del 25% nel 2008 rispetto all´ anno precedente e che il suo stato ha appena predisposto un piano per piantare un miliardo di alberi di qui al 2010 e rilanciare la coltivazione della foresta e il suo utilizzo sostenibile (sostenendo i popoli originari e i mestieri tradizionali come i seringheiros della gomma, i castanheiros&#8230;).</p>
<p style="text-align:left;">Che vuol dire anche porre dei limiti allo sfruttamento idroelettrico, energia rinnovabile, d´accordo, ma le grandi dighe hanno sommerso migliaia di chilometri quadrati di Amazzonia e il limite é raggiunto.</p>
<p style="text-align:left;">A indicare la strada ai 120.000partecipanti al Forum di Belem sono il teologo della liberazione Leonardo Boff e la militante ecologica Marina Silva, compagna di lotta di Chico Mendes, l´eroe della foresta amazzonica ucciso dai latifondisti nel 1988.</p>
<p style="text-align:left;">&#8220;La crisi non é solo economica &#8211; dice Marina Silva al Forum sull´educazione &#8211; anzi, non é neppure principalmente economica. La crisi é in primo luogo etica e ambientale ed é stata provocata da un modello sociale neoliberale che ormai é insostenibile per il pianeta&#8221;.</p>
<p style="text-align:left;">Leonardo Boff enuncia i cinque principi e le quattro virtù che serviranno al nuovo mondo possibile. I cinque principi: sostenibilità, precauzione, rispetto, cooperazione, solidarietà. Le 4 virtù: ospitalità, convivenza, tolleranza, convivialità (pare di sentire Alexander Langer). Il pianeta é a rischio e la specie umana con lui, dice Boff. &#8220;Ma siamo fiduciosi: l&#8217; umanità non è stata creata per scomparire, ma per celebrare la vita, la cui irradiazione è lo scopo dell´universo e lo scopo del Creatore&#8221;.</p>
<p style="text-align:left;">&#8220;Ma ci serve piú consapevolezza e formazione, soprattutto per le popolazioni indigene&#8221;, avverte Marina Silva, che commuove il pubblico quando racconta che ha imparato a leggere e scrivere a 16 anni, trascinata all´impegno da Chico Mendes. Trent´anni dopo é diventata ministro dell´ambiente con Lula e ha dato inizio (solo inizio) alla svolta ecologica in Amazzonia. Altri obbiettivi: dare a tutti le popolazioni della foresta l´energia elettrica, l´acqua potabile e collegamenti internet a banda larga. Non stupisca l´accostamento tra acqua e banda larga: qui i diritti basilari camminano fianco a fianco con il sapere e la consapevolezza.</p>
<p style="text-align:left;">Noi proteggiamo la nostra foresta non solo per salvare noi stessi, ma per salvare il mondo, per salvare l´acqua che bevete e l´aria che respirate, dice il capo Kajapo, tribù della grande foresta, nel giorno della Pan-Amazzonia, sottotitolo: 500 anni di resistenza. É il forum delle &#8220;popolazioni originarie&#8221;, come si definiscono orgogliosamente i tremila indigeni di 270 tribù diverse che hanno aperto il corteo inaugurale del Forum di Belem e riempiono i gruppi di discussione sparsi nelle due università della città, la statale e la federale. Sono arrivati da tutta l´America Latina. I Tucuxi del sud est del Pará sono arrivati in grandi canoe navigando per sette giorni sul grande fiume.</p>
<p style="text-align:left;">La conclusione, una sintesi fulminante, la tira Boaventura De Sousa Santos, professore di sociologia all´Universitá di Coimbra: In questi giorni al forum di Davos &#8211; dice Sousa Santos &#8211; i responsabili della crisi mondiale stanno discutendo di come far diventare consumatori globali miliardi di cinesi, in modo da rilanciare l´economia liberale, senza pensare che, se anche ci riuscissero, servirebbero cinque pianeti Terra per mantenere questo modello di vita. L´alternativa é un modello sociale in armonia con la natura, dove con meno si puó vivere molto meglio e soprattutto piú uguali, secondo il principio che gli indios conoscono e praticano da secoli. É il principio del &#8220;ben vivere&#8221; che i Quechuas chiamano &#8220;Suma Kawsay e gli Aymaras &#8220;Suma Qamana&#8221;. É questa saggezza millenaria, questa responsabilitá verso il pianeta e l´umanitá che ci porterá fuori dalla crisi provocata dall´egoismo e dalla irrensponsabilitá dei ricchi.</p>
</div>
<div class="mceTemp mceIEcenter"><img class="aligncenter size-full wp-image-686" title="fsm3" src="http://riccardodellosbarba.files.wordpress.com/2009/01/fsm3.jpg?w=365&#038;h=265" alt="fsm3" width="365" height="265" /></div>
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		<title>Casa do Sol</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Jan 2009 23:27:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo Dello Sbarba</dc:creator>
				<category><![CDATA[mondo]]></category>

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UN RAGGIO DI SOLE NELL´INFERNO DELLE FAVELAS DI BAHIA. TRA I POVERI DELLA BARACCOPOLI, INSIEME AI RAGAZZI E ALLE RAGAZZE DI PADRE LUIS LINTNER

Salvador de Bahia, Cajazeiras 5, quadra 6, caminho 3, casa 7. Qui abitava Luis Lintner. Qui fu assassinato il 16 maggio 2002 e sembra ieri, dice la gente che lo amava. Qui mi aspettano Filomena [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=riccardodellosbarba.wordpress.com&blog=3404516&post=673&subd=riccardodellosbarba&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><div><strong></strong></div>
<div><strong></strong></div>
<p><strong></p>
<div id="attachment_676" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><img class="size-full wp-image-676" title="dscn0312" src="http://riccardodellosbarba.files.wordpress.com/2009/01/dscn0312.jpg?w=500&#038;h=375" alt="Filó, Teresa, Tatá a Casa do Sol" width="500" height="375" /><p class="wp-caption-text">Filó, Teresa, Tatá a Casa do Sol</p></div>
<p>UN RAGGIO DI SOLE NELL´INFERNO DELLE FAVELAS DI BAHIA. TRA I POVERI DELLA BARACCOPOLI, INSIEME AI RAGAZZI E ALLE RAGAZZE DI PADRE LUIS LINTNER</p>
<p></strong></p>
<p>Salvador de Bahia, Cajazeiras 5, quadra 6, caminho 3, casa 7. Qui abitava Luis Lintner. Qui fu assassinato il 16 maggio 2002 e sembra ieri, dice la gente che lo amava. Qui mi aspettano Filomena (Filó) e Teresa, qui parliamo intorno alla tavola imbandita con insalata, riso, fagioli e pollo in salsa. Sul mobile dietro di noi tre foto di Luis in mezzo ai bambini. &#8220;Oggi queste ragazze e ragazzi sono la colonna della comunitá &#8211; dice Filó &#8211;  I semi di Luis hanno dato i frutti&#8221;. Tatá era un ragazzo, quando Luis arrivó. Ora sta per iscriversi all´universitá statale, fará geografia, &#8220;molto, molto impegnativo&#8221; dice con gli occhi che gli brillano. I neri come lui stanno cominciando appena a entrare nelle universitá. &#8220;Bahia ha una popolazione nera al 90% e mai un sindaco nero!&#8221;. La generazione di Tatá ha scoperto l´orgoglio degli &#8220;afrodiscendenti&#8221;, come si autodefiniscono i neri del Brasile. Un orgoglio che padre Luis per primo gli ha insegnato: &#8220;Lui stava con gli ultimi, fino alle estreme conseguenze&#8221;.</p>
<div id="attachment_677" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><img class="size-full wp-image-677" title="dscn0284" src="http://riccardodellosbarba.files.wordpress.com/2009/01/dscn0284.jpg?w=500&#038;h=375" alt="Oasis" width="500" height="375" /><p class="wp-caption-text">Oasis</p></div>
<p>In questa casa bassa e linda Luis Lintner ha vissuto, nel retro del giardino ha coltivato un orto che doveva ricordargli il maso di Aldino e qui é stato ucciso. Una targa lo ricorda. Ma non era qui il suo mondo. Qui abitano i penultimi. Gli ultimi abitano piú sotto, in baracche aggrappate alla collina. Quelli che l´hanno creata l´hanno chiamata &#8220;Oasis&#8221;, la favela. Un inferno da cui ogni mattina decine di bambini si arrampicano per andare a Casa do Sol, la creazione di Luis Lintner. Lí ricevono alimenti per il corpo e per la mente. Asilo, scuola primaria, preparazione per l´universitá, scuola di teatro, di danza, di medicina popolare. Quasi 500 giovani dai 3 ai 18 anni, o anche piú. Perché se si entra a Casa do Sol non si vuole piú uscire.</p>
<p><span id="more-673"></span></p>
<p>L´inferno é sotto, all´Oasis. Le favelas di Bahia sono tutte simili. Dietro alla linea del mare, riservata ai grattacieli dei ricchi, si estende un territorio di colline dove sorgono i barrios popolari. Le vette vengono colonizzate dalle case costruite dal governo, o dal comune. Lí le autoritá portano acqua, elettricitá e fogne. Dalle vette, le colline precipitano giú in ripidi versanti. Ed é qui che nasce la favela. Le &#8220;invasioni&#8221; &#8211; cosí vengono chiamate &#8211; cominciano a poco a poco. Oasis é nata alla fine degli anni ´80. La gente si aggrappa al versante scosceso, lá dove nessuno si azzarderebbe a costruire. Loro, i disperati senza casa, sí. Scavano il pendio, ricavano terrazze, ci sistemano baracche di legno e nylon. Qualche volta l´argilla frana e qualcuno ci resta sotto. I primi occupanti si prendono le postazioni piú in alto e sono i piú fortunati. Chi sta in basso riceve gli scarichi e le immondizie degli altri.</p>
<p>La prima cosa da fare é costruire le scalinate. Non si sale il versante ripido semplicemente aggrappandosi. L´argilla frana sotto i piedi. E quando piove i sentieri diventano torrenti e cascate di fango invadono le baracche. Dunque ci vogliono protezioni, muri di tenuta e soprattutto scalinate per raggiungere la parte alta, dove ci sono negozi, lampioni, strade. I gradini vengono scavati e consolidati con assi di legno e cemento. Poi si passa alle abitazioni: mattoni e intonaco prendono il posto del legno e della lamiera. Cavi tirati dall´alto portano l´elettricitá, si stendono tubi di gomma per l´acqua (tutti allacciamenti di fortuna), delle fogne si fa a meno ancora per parecchio. Nasce il quartiere autocostruito, arrampicato sulla collina, una casa sopra l´altra, un piano addossato all´altro, in un purgatorio di argilla rossa, canali di scolo, sbarramenti e viuzze. Viste dall´alto, queste colline somigliano a grappoli d´uva, oppure ai favi delle api: di qui &#8220;favela&#8221;, vita brulicante, migliaia di vite l´una sull´altra.</p>
<p>Ma favela, e favelados chi la abita, sono dispregiativi. Umanitá di infimo grado e senza diritti. Lo dicono quelli che stanno nella cittá legale, ma cosí si sentono anche quelli della cittá illegale. Gli ultimi. Verso questi ultimi scendeva padre Lintner, facendo il cammino inverso di chi cercava di arrampicarsi in alto. &#8220;La cittá non li vuole e per questo io scendo da loro&#8221;.</p>
<p>Con Pina Rabbiosi, valtellinese, suo braccio destro, cominció fin dal suo arrivo a frequentare l´Oasis. Di fronte agli assalti della polizia, che si presentava in forze per sgombrare, Luis predicava la non violenza. Il battaglione arrivava all´alba con cani, mitra spianati, giubbotti antiproiettile e caschi da marziani &#8211; un´unitá speciale creata apposta per gli sgomberi. Luis scendeva tra la gente spaventata e diceva: non resistete, lasciamoli fare, che distruggano pure tutto. Tanto domani se ne andranno e noi ricostruiremo.</p>
<p>La gente gli obbediva, ricostruivano e ricostruivano &#8211; Filó si ricorda ancora quando devastarono la baracca di suo fratello. Passati 5 anni erano ancora lí e allora una legge dello stato riconosce loro l´uso capione: se usi una terra abbandonata per 5 anni diventa tua. Piú facilmente se sono terre demaniali, come quelle scelte per le &#8220;invasioni&#8221;.  Cosí gli occupanti diventavano proprietari e potevano finalmente cominciare a costruirsi case vere.</p>
<p>Ma non erano i mattoni che interessavano padre Lintner. Non era il cemento. &#8220;Per lui prima del cemento veniva la coscienza&#8221; spiega Tatá. La coscienza doveva crescere. Gli occupanti dovevano diventare comunitá, sviluppare una coscienza collettiva, darsi un´organizzazione che fosse in grado di negoziare con le autoritá e creare uma societá civile in quell´area che non doveva restare favela, no, ma diventare barrio popular, chiedendo alle autoritá il &#8220;risanamento basico&#8221;, che vuol dire servizi minimi e legalizzazione. Il lavoro di Lintner e di Casa do Sol era questo: semplice e immenso. Censire i bisogni e le storie degli abitanti, riunirli in gruppi di vicinato, formare e far eleggere &#8220;leader di comunitá&#8221; che difendessero i  diritti della gente. Loro, che si sentivano ed erano additati come occupanti illegali. &#8220;Non sono i poveri a essere illegali &#8211; ribatte Filó &#8211; illegale é il governo che li abbandona&#8221;.</p>
<p>Molti sono venuti in cittá dalle campagne a cercare lavoro e hanno trovato povertá. Altri sono stati cacciati da altre zone di Bahia: la riconversione dell´antico Pelorinho a cartolina per turisti ha comportato l´espulsione di migliaia di vecchi abitanti. I piú lavorano nell´economia informale, nell´edilizia, nelle pulizie. Occupano la terra per sopravvivere, per potersi mettere um tetto (spesso di eternit marcio) sulla testa.</p>
<p>La discesa giú all´Oasis é lenta, faticosa. Ci aspettano ragazze e ragazzi di padre Lintner ormai cresciuti, diventati madri e padri ma soprattutto leader orgogliosi della loro comunitá. Non sono giorni facili. Venerdí é stato ucciso il capo della banda di spacciatori che controlla il territorio. La guerra per la successione é in corso. La gente ha paura. Nel bosco, oltre il torrente, si dice siano nascoste armi, anche pesanti. Con la sera scende la paura. Il &#8220;risanamento basico&#8221; che chiede Oasis non é solo acqua, trasporti, luce. É anche sicurezza.</p>
<p>In un barrio non lontano, ex favela, la gente ha chiesto un posto di polizia. Padre Lintner su questo aveva i suoi dubbi. La polizia brasiliana é corrotta e violenta e verso la gente delle favelas ha gli stessi pregiudizi dei ricchi.  &#8221;Quelli vi odiano &#8211; diceva &#8211; come potete pensare che vi proteggano&#8221;. Con la polizia la insicurezza e la violenza aumentano invece di diminuire. &#8220;La sicurezza dovete crearvela da soli, eliminando le ragioni della violenza&#8221; predicava Luis Lintner. Auto-proteggersi, auto-valorizzarsi, auto-organizzarsi. La teologia della liberazione non poteva essere interpretata con piú radicalitá e coerenza. Come há parlato e vissuto Luis Lintner. Con i poveri, fino all´ultima conseguenza.</p>
<div id="attachment_678" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><img class="size-full wp-image-678" title="dscn0296" src="http://riccardodellosbarba.files.wordpress.com/2009/01/dscn0296.jpg?w=500&#038;h=375" alt="Sul muro della casa di Padre Luis" width="500" height="375" /><p class="wp-caption-text">Sul muro della casa di Padre Luis</p></div>
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		<title>Periquito</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Jan 2009 20:55:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo Dello Sbarba</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Periquito, a dispetto del suo nome (pappagallino), era un agente enorme e nero  della polizia militare di Bahia. Teneva l&#8217;ordine nel quartiere centrale di Pau de Lima, e lo teneva a modo suo. Quando spariva un ragazzo, e a volte piú di uno, tutti sapevano che poteva esserci lo zampino di Periquito.
La conferma sarebbe venuta [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=riccardodellosbarba.wordpress.com&blog=3404516&post=664&subd=riccardodellosbarba&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><div id="attachment_667" class="wp-caption alignleft" style="width: 510px"><img class="size-full wp-image-667" title="dscn0131" src="http://riccardodellosbarba.files.wordpress.com/2009/01/dscn0131.jpg?w=500&#038;h=375" alt="Bahia, favela del quartiere di Imbui" width="500" height="375" /><p class="wp-caption-text">Bahia, favela del quartiere di Imbuí</p></div>
<p>Periquito, a dispetto del suo nome (pappagallino), era un agente enorme e nero  della polizia militare di Bahia. Teneva l&#8217;ordine nel quartiere centrale di Pau de Lima, e lo teneva a modo suo. Quando spariva un ragazzo, e a volte piú di uno, tutti sapevano che poteva esserci lo zampino di Periquito.</p>
<p>La conferma sarebbe venuta da lui stesso, qualche giorno dopo. Aveva un suo rituale. Entrava nel bar, sempre lo stesso, del centro del quartiere, e ordinava una birra e due bicchieri. Ne versava um po´ nel primo e ripeteva la frase rituale: &#8220;Il primo sorso al morto&#8221;. Era il segno che Periquito aveva fatto il suo lavoro. In cambio poteva entrare in ogni negozio delle vie principali, servirsi, andarsene e non pagare. Lo mantenevano. La vita da nababbo era la sua ricompensa.</p>
<p>Periquito comandava uno dei tanti &#822