Dopo l’Impero, Emmanuel Todd

Dopo l’Impero, Emmanuel Todd

Tra il 1990 e il 2000 il deficit commerciale americano è passato da 100 a 450 miliardi di dollari.. In questo inizio di terzo millennio, gli Stati uniti non possono più vivere della loro produzione. Se lo facessero, significherebbe un calo dal 15 al 20% del livello di vita della popolazione.

Sempre di più, il mondo produce per far consumare l’America. Quella nazione che era autonoma e iperproduttiva nell’immediato dopoguerra è diventata il cuore di un sistema con vocazione a consumare anziché a produrre.

Per riequilibrare i suoi conti esteri, l’America ha bisogno di un flusso continuo di capitali stranieri. Ma il denaro diretto verso gli Usa entra, letteralmente, in un miraggio. L’aumento della capitalizzazione di borsa, infatti, è completamente sproporzionato rispetto alla crescita concreta dell’economia americana e rappresenta soltanto un’inflazione dei ricchi.

Non sappiamo ancora come e a che ritmo gli investitori europei e asiatici si ritroveranno spennati, ma accadrà. La cosa più verosimile è un panico borsistico di ampiezza mai vista, seguito da un crollo del dollaro, concatenamento che metterebbe termine alo status economico imperiale degli Stati Uniti.

Tra il 1997 e il 1999 esplode il deficit commerciale. Tra il 1999 e il 2001 l’America inizia la sua rimilitarizzazione. Esiste un rapporto necessario tra la crescita della dipendenza economica e quella dell’apparato militare. Il nuovo sviluppo delle forze armate deriva da una presa di coscienza della crescente vulnerabilità economica degli Stati Uniti.

Gli Stati Uniti stanno diventando un problema per il mondo, che deve trovare strategie per gestire al meglio il declino dell’America.

Emmanuel Todd, 2003. Sociologo e demografo, ricercatore all’Institut National des études demographiques di Parigi.

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3 thoughts on “Dopo l’Impero, Emmanuel Todd

  1. In USA stanno nascendo strane tendopoli: sono le famiglie che hanno perso la casa perché non possono pagare il mutuo. Tendopoli alla periferia di Los Angeles. Tendopoli alla periferia di Ontario, California.
    Maurizio Blondet 17 marzo 2008
    Per saperne di più:
    http://www.politicaonline.net/forum/
    E in Italia?
    Il discorso vale da noi più che altrove, visto che abbiamo i salari e le pensioni più bassi d’Europa, e la burocrazia strapagata e la classe che vive «di» politica più numerose, corrotte e inefficienti del mondo.

  2. Il tema dominante in questa campagna elettorale è stato l’economia.
    La sinistra ha perso anche perché incapace di far nascere un suo modello di sviluppo economico.
    Vale la pena di ricordare, a questo punto, un discorso di Robert Kennedy che, pur essendo stato pronunciato quarant’anni fa, è di un’attualità disarmante e reca in se una carica ideologica notevole. Il discorso presuppone la creazione di nuovi modelli d’esistenza, un miglioramento dello stato attuale in cui si trovano gli individui e la società.

    Il 18 Marzo del 1968 Robert Kennedy pronunciava, presso l’università del Kansas, un discorso nel quale evidenziava -tra l’altro- l’inadeguatezza del PIL come indicatore del benessere delle nazioni economicamente sviluppate.

    Tre mesi dopo veniva ucciso durante la sua campagna elettorale che lo avrebbe probabilmente portato a divenire Presidente degli Stati Uniti d’America.

    Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell’ammassare senza fine beni terreni.
    Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow-Jpnes, nè i successi del paese sulla base del Prodotto Interno Lordo.
    Il PIL comprende anche l’inquinamento dell’aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana.
    Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, comprende anche la ricerca per migliorare la disseminazione della peste bubbonica, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari.
    Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l’intelligenza del nostro dibattere o l’onestà dei nostri pubblici dipendenti. Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell’equità nei rapporti fra di noi.
    Il PIL non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta.
    Può dirci tutto sull’America, ma non se possiamo essere orgogliosi di essere americani.
    (Robert Kennedy)

    Contro il PIL -modello culturale dell’avere-, contro l’egoismo per arrivare ad un nuovo modello culturale, sociale e di sviluppo.

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