Giovani. Tutto in un giorno

Manifestazione degli studenti a Bolzano

Bolzano, 17 aprile 2008. Migliaia di ragazze e ragazzi delle scuole superiori di lingua tedesca di Bolzano (sporadiche le presenze italiane) sfilano per la città con tre precise richieste: che vengano aboliti gli esami di riparazione, che vengano aboliti i voti al di sotto del quattro, più peso a studenti e studentesse nella vita della scuola e nelle decisioni che li riguardano.

Insomma: democrazia, democrazia e ancora democrazia. Nei giorni scorsi, l’intendente alla scuola tedesca aveva affermato che la manifestazione era illegittima.

Qui trovi altre informazioni in tedesco e un video della manifestazione.

Manifestazione studentesca a Bolzano

Bolzano, 17 aprile 2008. La polizia comunica che, al termine di un’indagine denominata “Odessa”, sono stati arrestati sedici giovani neonazisti nella zona di Merano e dintorni, tutti tra i 17 e i 27 anni, accusati di incitamento alla discriminazione, odio e violenza per motivi razziali, etnici e nazionali. Video della polizia (vedi qui) mostrano i loro rituali e la partecipazione a manifestazioni neonaziste in Germania. L’esistenza del gruppo e le sue gesta erano state denunciate da tempo dai giovani antifascisti di Merano.

La manifestazione dà gioia e fa sperare, gli arresti fanno disperare. La contemporaneità dei due fatti ci interroga. Quanto sono forti in Sudtirolo i valori della democrazia, dell’uguaglianza, e della convivenza? E quali spazi di partecipazione e libertà hanno i giovani?
Intanto, grazie alle ragazze e ai ragazzi della manifestazione. E grazie ai giovani antifascisti di Merano che per primi hanno lanciato l’allarme.

Tutti giovani. E gli adulti?

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22 thoughts on “Giovani. Tutto in un giorno

  1. Caro Riccardo, per il momento dico grazie di cuore all’Antifa di Meran/o.

    Sui manifestanti ho ancora diversi dubbi che mi perseguitano: gli studenti non hanno degli argomenti più validi da trattare? Democrazia e partecipazione si ottengono davvero a colpi di fischietti oppure è una trovata abilmente costruita da qualcuno? [tanto per non far nomi: Igor Guizzardi, oltre che organizzatore del corteo e componente della Consulta provinciale studenti, è pure nella Junge Generation; sul quotidiano “Alto Adige” di ieri compariva in fotografia stretto tra Brugger, Stocker e Durnwalder]. Dov’è finita la ricerca di “idee” e non solo di “strumenti”, vedi l’articolo pubblicato sull’odierno “ff” relativo all’epoca d’oro del ’68?

    Io sono qui che mi interrogo… a quarant’anni di distanza, protestano in piazza per i 2 sul registro. Io pretendo qualcosa di più e di meglio da loro.

  2. Ecco, una bella manifestazione pluriligue e “post-etnica” contro il Rechtsradikalismus nazifascista nel nostro Sudtirolo, con le principali componenti giovanili della provincia a sfilare tutte assieme in un unico corteo – non solo l’Antifa meranese, già protagonista di un evento analogo, ma anche giovani verdi, ambientalisi, democratici, della SVP, rappresentanti degli studenti universitari (asus.sh) e superiori (Consulte), delle associazioni, del mondo cattolico… – si potrà fare prima o poi? E’ davvero solo un’utopia?

  3. Caro Valentino,
    leggo la tua interessante riflessione sul tuo Blaun: http://blaun.wordpress.com/2008/04/17/die-verbotene-demo/
    Però ho qualche dubbio.
    E’ vero, non è stato cercato il dialogo con le scuole italiane. E’ vero, la consulta che ha organizzato la manifestazione si comporta un po’ come un sindacato studentesco, o come uno dei tanti Vereine che alla fine finiscono tutti da papà Durnwalder che generoso ascolta, promette e poi chissà. Ormai entrare nel suo studio pare diventato il sogno di tutti i sudtirolesi, c’è chi si mette in fila alle 6 del mattino e chi ci va in massa con un corteo.
    E qui c’è la differenza: il corteo è più importante per i processi di presa di coscienza che mette in moto, che per l’incontro finale. La preparazione, il sentirsi attivi e protagonisti, il prendersi spazi per agire al di fuori della routine solita, trasformarsi da studente sottoposto alle regole scolastiche (quando sarai grande…) a cittadino, prendersi delle responsabilità (hai visto come gli organizzatori guidavano il corteo, sorvegliavano che nessuno facesse cavolate come l’altra volta, richiamavano dentro chi si allontanava…?), le discussioni, i cartelli, e poi le discussioni dopo al rientro a scuola.
    Ecco questo si chiama processo di presa di coscienza, di politicizzazione nel senso di ingresso nella polis.
    E se nella polis ci entri come soggetto collettivo, questo ti dà identità e forza. Identità democratica, pacifica, alternativa. Per questo ho contrapposto il corteo di oggi agli arresti della notte, al gruppetto maschilista e clandestino che disprezza la democrazia e vorrebbe dividere la polis in caste.
    Tu ricordi le attività della consulta italiana sulla cittadinanza attiva ecc.. Va tutto bene, ognuno ha le sue strade per arrivare alla presa di coscienza.
    A me però i ragazzi tedeschi di stamattina, che abbiamo seguito per un po’ insieme, mi ricordavano tanto noi degli anni del liceo e insomma…

  4. Scrive Valentino:
    “Ecco, una bella manifestazione pluriligue e “post-etnica” contro il Rechtsradikalismus nazifascista nel nostro Sudtirolo, con le principali componenti giovanili della provincia a sfilare tutte assieme in un unico corteo…”
    Ottimo. Provateci, sta a voi. Forse, però, un corteo non tanto contro (dovete aspettare i nazi per muovervi?), ma per: la vera convivenza, la fratellanza con gli immigrati, l’uguaglianza, la democrazia, la scuola bilingue per chi la vuole.

  5. Caro Riccardo,

    i miei complimenti, hai letteralmente sezionato il mio testo 😉

    Scherzi a parte, forse la mia visione è eccessivamente negativa e magari poco obiettiva, influenzata da quel pizzico di pregiudizio che si genera nei confronti di persone le quali il Dialogo (con la “d” maiuscola) aimé non l’hanno mai cercato sino in fondo. Lasciando dunque perdere le persone in sé e guardando la situazione dall’esterno con uno sguardo “vergine”, posso darti ragione. Ogni espressione pacifica è un esercizio di democrazia. Questa in particolare ha dei limiti, ma è pur sempre democratica e quindi del tutto “positiva” – tuttalpiù se confrontata all’immane pericolo rappresentato dai naziskin.

    Unica annotazione: quanti studenti vengono effettivamente raggiunti da tale presa di coscienza? Quanti hanno partecipato al percorso di preparazione e chi ha dato un proprio contributo alla contestazione? Ad organizzare ci hanno pensato in tre, massimo quattro persone, al corteo prendono parte circa duemila studenti. Molti solo sbraitando, altri in modo del tutto disinteressato, persino disilluso. Ok, è pur sempre un inizio… tra loro ci sarà chi “ci crede”. Purtroppo, secondo me mancava un vero momento di riflessione e confronto “pubblico” tipico di certe manifestazioni: sedersi e discutere anche animatamente, realizzare manifesti in gruppo, dire ognuno la propria (come abbiamo fatto sul Virgolo, ricordi?), può diventare persino un momento per socializzare… Allora sì che sarebbe un passo in avanti per tutti, un’esperienza da trasmettere al ritorno in classe, al compagno di banco, all’amico. Diffondendo a macchia d’olio quei “valori” (cittadinanza etc.) e meccanismi appena acquisiti.

    Ma ripeto: hai ragione. Forse non sono pronto per un sano e autentico “anticonformismo”. Per questo motivo, preferisco al momento accontentarmi di una buona dose di “conformismo” e procedere a piccoli passi per quella strada retta e senza ostacoli (o trappole?) interno alla scuola, assieme agli amici ladini e tedeschi. Di spazi, nella scuola, ce ne sono a sufficienza, nessuno però si accorge che esistono. E questo (sono sincero) fa arrabbiare.

    Ti ringrazio per l’esauriente risposta.

  6. Ottimo. Provateci, sta a voi. Forse, però, un corteo non tanto contro (dovete aspettare i nazi per muovervi?), ma per: la vera convivenza, la fratellanza con gli immigrati, l’uguaglianza, la democrazia, la scuola bilingue per chi la vuole.

    per anziché contro: sono perfettamente d’accordo. Però “noi” non »aspettiamo i nazi«… il problema è rappresentato semmai dalla visibilità che questi fenomeni guadagnano sui media. Ora non si parlerà d’altro, perciò sarebbe importante per “noi” dimostrare a tutti i concittadini la nostra idea di Sudtirolo e di Europa, prendendo le distanze da quegli stessi fenomeni.

    Occorre poi insistere nell’apprendimento di una storia condivisa, ambito dove la scuola potrebbe intervenire con incontri a tema; abbiamo storici di grande talento – penso ad Hans Heiss, che ho avuto modo di ascoltare recentemente a Brixen [vedi] – i quali potrebbero agevolare questo processo di (ri)costruzione in chiave (mi ripeto) post-etnica della memoria storica, freno alla deriva nazista e neofascista di alcuni (per fortuna pochi) miei coetanei.

    A ciò si aggiungono le testimonianze dei sopravvissuti (Franz Thaler) e la lettura attenta di documenti sia scritti che filmati riguardanti l’italianizzazione nonché l’occupazione nazista della provincia di Bolzano (da Leopold Steurer, passando per Gatterer, arrivando a “Verkaufte Heimat” di Mitterer), più ancora che la visita ai campi di stermino, trasformata da taluni in macabro pellegrinaggio, da altri in turismo sbarazzino.

  7. Perdonatemi. Ma questo tema mi ha fatto tornare alla memoria un fatto che vi voglio raccontare (Riccardo sorriderà perché conosce il contesto).

    Livorno. Metà degli anni ottanta. Quartiere Venezia. Centro per la Pace. Assemblea degli studenti.

    Vado lì con due amici, studenti all’ultimo anno del classico e membri di un gruppo “dark” (anzi: dell’unico gruppo “dark” peresente in città). Sala piena. Fumo. Ognuno parla col vicino e non si capisce nulla. Ad un certo punto Silvia Guastalla (figlia di Guido Guastalla, noto gallerista e commerciante d’arte cittadino) si volta verso di noi e dice: “oh! ma la volete smette? Noi si sta lavorando per voi!”. A quel punto (trattenendo un po’ a stento le risate) Gianfranco Scarfò (oggi fa il magistrato in Sicilia) ci fa: “ragazzi, ho saputo che oggi pomeriggio al Tirreno c’è un’incontro con Paolo Valenti! Si va?”. Abbandoniamo immediatamente l’assemblea per dirigerci a sentire l’eroe indiscusso di “Novantesimo Minuto”.

  8. DI QUALE NOTIZIA STANNO PARLANDO?

    Come la stampa italiana e/o tedesca ha raccontato la manifestazione degli studenti.

    Sull’Alto Adige:
    SCIOPERO DEGLI STUDENTI, CORTEO SUPERALCOOLICO
    Ragazzi per le strade ubriachi: lattine di birra, bottiglie di vino, vodka e grappa.

    Sul Dolomiten:
    SCHÜLER PROBEN AUFSTAND
    Gegen tiefe Noten und Nachprüfung
    2500 Oberschüler bei Straßen-Demo in Bozen – Durnwalder zeigt Verständnis

    Sembra di leggere due storie che non hanno a che fare nulla l’una con l’altra, avvenute in due mondi distanti anni luce.

  9. Beh, se vogliamo sapere come sono andate le cose dobbiamo riferirci ad un giornale non fazioso:

    Studenti tedeschi in piazza, italiani “in attesa”. Duemila in corteo contro la riforma “Modello trentino”… Il tutto si è svolto senza incidenti.

    Ah, il giornale non fazioso è ovviamente Il Corriere dell’Alto Adige.

  10. Il problema non è chi vince, ma chi fa vincere chi.
    Stamani ho comprato il quotidiano a un’edicola dalla quale mi servo di tanto in tanto, quando devo recarmi in quella zona. L’edicolante, dunque, non la conosco bene e non si fa certo notare più di tanto; è persona un po’ scialba, che porta male i suoi chili di troppo, dimessa, senza alcuna velleità di carattere estetico. Mentre con la testa china scorro i titoli del giornale sento che dice sospirosa: “Speriamo che l’aiuti lui, che ci si faccia a salvarla!” E’ il tipico uso toscano dell’impersonale al posto della prima persona plurale; di solito indica un’identificazione ancora più totale con quanto si afferma, che non prevede partigianerie e nemmeno l’esistenza di possibili punti di vista alternativi. Mi guardo intorno pensando che si stia rivolgendo ad altri, invece si rivolge proprio a me. Mentre annaspo nel tentativo di capire (avrà una parente o qualcuno che entrambe conosciamo all’ospedale? La torre, simbolo della città, minaccia davvero di cadere?) riprende: “L’Alitalia, no? Lui la può salvare se non lo ostacolano, lui ce la può ridare!”. Mi chiedo da quanto tempo abbiamo perso le battaglie all’interno della mente (vorrei dire dell’anima, rivendicando una laicità del termine) delle persone, tutte identificate con chi detiene il potere per sentirsene un po’ coinvolte, almeno olfattivamente; tutte raccolte nei confini angusti di chi attraverso la televisione decide per loro i percorsi del giusto e dell’ingiusto, del vero e del falso…
    Dunque grazie per queste immagini di giovani (non i naziskin), che mi riempiono il cuore di tenerezza.

  11. Basta guardare quali parti del mio intervento hanno pubblicato gli uni e gli altri per capire dove sta la professionalità. Ovviamente il più obiettivo è stato il Corriere dell’Alto Adige. Senz’ombra di dubbio.

  12. Ma non si vergonga un presidente del consiglio provinciale a scrivere “grazie ai giovani dell’Antifa” di merano?
    Ma ci è o ci fa?
    Signor Presidente, guardi che i nazisti, molto presenti in Alto Adige, vengono difesi dai suoi amici dell’SVP!

    E ValentinO altro genio, che loda l’Antifa, movimento di estremismo di sinistra, usando come avatar la bandiera del Tibet, oppresso dalla dittatura comunista cinese!

    Avete bisogno di uno psichiatra!

  13. @ incredulo
    Non mi risulta che i giovani antifascisti di Merano siano estremisti di sinistra, ma solo ragazzi che si sono messi insieme perché da mesi subiscono minacce, pestaggi e offese. E sono stati i primi a lanciarre l’allarme e mettere le forze dell’ordine sulle tracce di chi voleva “dominare il territorio”.
    Ragazzi che sollecitano e poi aiutano le indagini della polizia: Le sembra un movimento estremista?

    ps1: non ho molti amici nell’Svp, anzi.
    ps2: vabbe’ che fino a ottobre sono presidente del consiglio, ma su questo blog scrivo come cittadino, come giornalista e come consigliere provinciale dei Verdi. C’è anche una vita oltre la (provvisoria) carica istituzionale.

  14. I commenti di cui sopra (nei quali sottolineo l’importanza di una storia condivisa) ricalcano in sostanza questa mozione dei Verdi, approvata dal Consiglio Provinciale nel lontano gennaio 2006.

    Ma la Giunta provinciale ha poi provveduto a nominare la commissione e avviare così l’elaborazione dell’auspicato testo comune di storia locale?

  15. Dopo la scoperta di un gruppo così grande di giovani che si richiamano a Hitler mi domando se il Sudtirolo ha anticorpi a sufficienza per combattere la malattia del razzismo. In un posto dove se incontri una persona la prima cosa che ti domandi non è se ti è simpatica o no, ma se è italiana, tedesca, ladina o “altro”, c’è qualcosa che non va.

  16. @Riccardo Dello Sbarba

    “Non mi risulta che i giovani antifascisti di Merano siano estremisti di sinistra”

    http://www.antifa.org.uk/

    http://www.antifa.org.uk/links.html

    http://antifa-bergamo.noblogs.org/

    http://www.antifa.de/

    http://www.antifa.de/cms/component/option,com_bookmarks/Itemid,35/

    http://antifa-meran.org/index-Dateien/Page1048.htm

    Und so weiter, und so weiter, und so weiter…

    Onestamente speravo che Lei si informasse un pochino di più…

  17. @ Valentino
    Ho ricevuto proprio adesso la risposta a una mia interrogazione che chiedeva che cosa fosse stato fatto per dare seguito alla mozione sulla elaborazione di un libro di storia comune per le scuole di tutti i gruppi linguistici.
    La Giunta ha risposto che è stato insediato un gruppo di lavoro che ha dato a due storici, Carlo Romeo e Christoph von Hartungen, il compito di scrivere il testo.
    I due storici, che stimo moltissimo, hanno cominciato il lavoro. E’ positivo che siano loro a lavorarci, ma l’impressione è che la Giunta non abbia grande entusiasmo, che la cosa venga mandata avanti perché si deve ed è “politicamente corretta”, ma senza farne il centro di tutto un lavoro culturale più largo e coinvolgente.
    Comunque, sono progettati due volumi, uno dalla preistoria al 1815 e l’altro dal 1815 ad oggi. Verranno editi sia in lingua tedesca che in lingua italiana.
    Il primo volume dovrebbe uscire nell’autunno di quest’anno, il secondo nella primavera del 2010.
    Dubbi su come la Giunta ha attuato il progetto:
    1. nella mozione si parlava di Materiali didattici da offrire alla scuole. I due volumi rischiano di essere un medium troppo pesante e tradizionale, l’ennesimo che magari le scuole non adotteranno.
    2. Infatti viene specificato dalla giunta che tali volumi sono pensati per i giovani delle scuole superiori “ma anche per un pubblico più ampio”. Il rischio: che siano per tutti e per nessuno.
    3. Del volume verranno inviate alle scuole in omaggio dai 5 ai 10 esemplari. Avrà un prezzo abbordabile.
    4. Per la casa editrice è stata fatta già la gara e indovinate chi l’ha vinta? L’Athesia.

    Insomma: finalmente – grazie alla mozione dei Verdi approvata in consiglio provinciale – ci sarà un testo di storia per tutte le scuole di tutte le lingue e questa è la cosa positiva; il rischio è che non venga adottato e viva di stenti; la pubblicazione di ulteriori e più agili materiali didattici è rimandata al dopo pubblicazione dei due volumi, in quanto – dice la Giunta – “è da vedersi in stretto rapporto col testo in elaborazione”.
    C’è ancora molto lavoro da fare.

  18. Grazie mille, Riccardo.
    E’ vero: entrambi sono storici molto qualificati. Speriamo non vengano “imbrigliati” dall’editore…

    Carlo Romeo ha già pubblicato libri di divulgazione storica, di cui uno maneggevole (il secondo in ordine di tempo) rivolto alle scuole [vedi]. Opere encomiabili – in assoluto i primi “esperimenti” di questo genere in italiano -, comunque insufficienti a colmare l’enorme voragine che separa gli italiani del Sudtirolo dalla storia locale; entrambe le pubblicazioni trascurano il periodo antecedente il XIX secolo, perciò è urgente rivederne, ampliarne e aggiornarne il contenuto. Anche una traduzione in lingua ladina (standard?) sarebbe auspicabile, come una trattazione più ampia delle vicende riguardanti la realtà ladino-dolomitica.

  19. perdonatemi se non c’entra niente , ma vorrei sapere chi è ètranger che ha fatto il post nr. 9 e che mi conosce

    ricorda un anedotto che io non ricordo e che mi ha fatto ridere ; forse stupidamente come allora…… ma rivendico ora come allora il diritto all’ironia in contesti in cui ci si prende , inutilmente , troppo sul serio.

    Caro ètranger mi trovi al gianfranco.scarfo@tiscali.it

    P.s. perdonate l’intrusione

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