Giù le mani dagli asili

strage innocenti

Adesso basta. Questa danza della guerra intorno agli asili inscenata dalla Svp bolzanina non può essere più tollerata.

Con la proposta di test linguistici obbligatori sui bambini, per impedire che gli italiani si iscrivano alle scuole tedesche, non solo la Svp erge intorno agli asili mura che sono cadute da tempo; non solo viola il diritto costituzionale alla libera iscrizione; non solo umilia i bambini e li espone a persecutori test all’età di tre anni. Non solo questo, già abbastanza grave.

 

Ancora più grave è il fatto che un gruppetto di politici si metta a giocare con l’appartenenza linguistica, anzi la supposta (da chi? sulla base di quali dati e documenti?  forniti da chi?) appartenenza linguistica di minorenni, come tali doppiamente difesi da leggi sulla privacy e codice penale.

Vorrei invitare la Svp bolzanina a smetterla di giocare col fuoco: prima o poi potrebbe bruciarsi le dita.

 

Che agli asili (tedeschi come italiani) ci siano da anni “iscrizioni incrociate” non è una novità. Moltissime famiglie desiderano un’educazione plurilingue per i propri figli e non trovano miglior mezzo che il “bilinguismo fai da te”, a volte fortunato, a volte meno, ma sempre accompagnato da un impegno grande e un sincero amore per i propri figli e per questa terra così ricca di possibilità.

La Svp bolzanina cerca di cancellare questo legittimo desiderio di bilinguismo e così getta dalla finestra un’enorme e preziosa risorsa, su cui dovrebbe essere fondato il nostro comune futuro.

 

La buona politica deve invece fare largo al bilinguismo. E questo, a breve, significa attrezzare le scuole che hanno un’utenza plurilingue a valorizzare questa ricchezza, offrendo loro più mezzi, più insegnanti, più sostegno. Questo come soluzione immediata.

La soluzione definitiva si chiama invece scuola bilingue, come offerta aggiuntiva e  volontaria da offrire innanzitutto alle centinaia di figli e figlie di famiglie mistilingue e con loro ai tanti che si sentono pronti a una formazione plurilingue.

 

Vengo all’ultimo punto. Credo che l’aspetto più grave di questa campagna della Svp sugli asili sia il fatto che un gruppo di persone si metta a fare illazioni sull’appartenenza linguistica di bambini di tre anni, dei nostri bambini e bambine di tre, quattro, cinque anni.

Leggo sul quotidiano “Dolomiten” di oggi che per compilare la sua anagrafe etnica degli asili “il gruppo Svp ha messo con attenzione sotto la lente di ingrandimento le iscrizioni degli ultimi anni” (Cito: “Die SVP-Fraktion nahm daraufhin die Einschreibungen der vergangenen Jahre genauer unter die Lupe“).

Se ciò fosse vero (e non è la prima volta che viene scritto) sarebbe gravissimo. Forse sarebbe addirittura una notizia di reato.

 

I dati che riguardano l’appartenenza etnica e linguistica sono infatti dati sensibili tutelati dal codice penale, dalla legge sulla privacy e da altre norme, come il decreto legislativo 286/98 contro le discriminazioni che all’articolo 43 recita:

“Costituisce discriminazione ogni comportamento che, direttamente o indirettamente, comporti una distinzione, esclusione, restrizione o preferenza basata sulla razza, il colore, l’ascendenza o l’origine nazionale o etnica, le convinzioni e le pratiche religiose e che abbia l’effetto di compromettere il godimento in condizioni di parità dei diritti umani e delle libertà fondamentali in campo politico economico, sociale e culturale e in ogni altro settore della vita pubblica”.

La protezione della privacy e le norme antidiscriminazione sono ancora più severe se in gioco ci sono minorenni, con l’aggravante che in questo caso l’appartenenza linguistica dei bambini sarebbe supposta sulla base di illazioni arbitrarie non si sa di che genere.

Ricordo anche che l’articolo 323 del codice penale punisce chiunque ricopra una pubblica funzione e utilizzi atti (in questo caso liste di bambini iscritti) per scopi non consentiti dalla legge.

Questo per dire quanto gravi siano le notizie che da qualche tempo, con superficialità e irresponsabilità, vengono fatte rimbalzare sulla stampa.

Giù le mani dagli asili, giù le mani dai nostri figli!

  

APPROFONDIMENTO GIURIDICO: impossibili test linguistici negli asili. Che cosa dice la norma di attuazione e perché la proposta Svp è illegittima. Tutto spiegato nel mio commento nr. 4 nella sezione degli interventi

 

(Ps: prendo l’immagine della strage degli innocenti dal blog SegnaVia del mio amico Gabriele, che ringrazio per aver ripreso il tema)

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21 pensieri riguardo “Giù le mani dagli asili

  1. Sono d’accordo nel merito con te, Riccardo. Ma non è questo il modo di affrontare la tematica, anche perché si tratta di un problema reale (per alcuni bambini), forse non così drammatico come lo pompa la SVP, ma comunque innegabile.

    La tua posizione è ovviamente leggittima, ma se la leggo devo dire che la prima cosa da fare per i Verdi sarebbe quella di uscire immediatamente dalla maggioranza con Ellecosta. Perché se la si affronta così, non vedo alternative alla chiusura con la SVP anche in città. Non puoi criticare, dall’alto della presidenza del consiglio l’unica maggioranza della quale fai parte!

    Se lo fai, invece, non sei coerente (oppure i verdi in giunta della città non sono coerenti con la linea del partito…)

    Dico questo pur condividendo assolutamente il “No” agli esami di ammissione. Ma meglio ragionare su soluzioni migliori con la SVP che fare comunicati “duri” che piacciono sicuramente a chi la pensa come Donato Seppi, ma non agli elettori verdi della città che hanno votato per i verdi in giunta con la SVP…

  2. @ Elisa.
    Tu non sai quanto ci ho pensato su prima di intervenire, visto che la questione è sui giornali da mesi. Ma su un caso come questo alla fine prevale una spinta etica più che calcoli politici, una ragione morale più che la ragion di Stato.

    Dovresti parlare con genitori che hanno figli negli asili. Oggi è venuta una madre a ringraziarmi, dicendo che da quando è scoppiata la polemica teme che i suoi due bambini vengano messi all’indice, teme che vengano guardati con occhi diversi e isolati e in famiglia i grandi sono tutti nervosi. Qui c’è un gioco spoco della politica fatto sulla testa dei bambini. C’è gente che si fa campagna elettorale per le provinciali sulla testa dei bambini. C’è gente che sparge veleno e risentimento etnico.
    Qui si sparge ansia e si inventano capri espiatori. Dunque ho pensato che fosse arrivata, dopo mesi, l’ora di dire BASTA. E ricordare che su questi delicatissimi temi ci sono leggi di tutela che non possono essere tranquillamente travolte, perché sono leggi a difesa della dignità della persona e della convivenza tra persone.
    Ho infine ritenuto necessario lanciare l’allarme su un’azione che mi sembra di enorme gravità, quella per cui qualcuno si mette a sbandierare sui giornali illazioni sull’appartenenza linguistica dei bambini degli asili dicendo di aver verificato, di avere dati, di aver visto le iscrizioni ecc… Che nessuno finora si sia scandalizzato di questi annunci è scandaloso e dimostra un intorpidimeto della nostra coscienza civile. Non possiamo, non dobbiamo abituarci a tutto.

    Questo per quanto riguarda la spinta morale che mi ha prima indignato e poi mosso, spinta che qui prevale sui calcoli della politica.

    Però ci sono anche i calcoli della politica, e ti assicuro che li ho ben valutati. E che sono questi:

    PRIMO. Gli equilibri nell’amministrazione comunale. Ho partecipato alla nomina di Spagnolli a candidato sindaco, l’ho sostenuto, ho partecipato alla scrittura del suo programma, alle trattative sul programma di coalizione e a quelle sulla composizione della giunta comunale. Tengo a questa maggioranza, per la quale sono disposto a fare sacrifici. Tuttavia la stesa lealtà la pretendo anche dagli altri partner.
    E dunque ti assicuro: in tutte queste trattative mai è stato posto il problema di test linguistici negli asili. Nel programma comunale si parla anzi di favorire la convivenza. La questione posta dalla Svp bolzanina non sta nel programma, non sta negli accordi di giunta. E’ anzi in palese violazione dei patti sottoscritti, o almeno un coniglio tirato fuori dal cappello senza consenso dei partner di coalizione. Dunque su questo punto nessuno può chiedere vincoli di maggioranza. Anzi, i vincoli dovrebbero valere al contrario, nel senso di impedire alla Svp di sparare irresponsabilmente su un tema così sensibile.

    SECONDO. Per l’attuazione della proposta di test linguistici non è la giunta comunale l’interlocutrice prima, sebbene la Provincia, dunque la Giunta provinciale, dunque il Consiglio provinciale di cui io sono componente. Infatti, se si fanno o no test lnguistici negli asili, e come, questo lo decide la Provincia. Dunque come vedi io mi esprimo su una responsabilità che spetta alla istituzione a cui appartengo.

    Questo per quanto riguarda i tuoi dubbi.
    Sulla natura di questo test linguistico ho fatto le mie ricerche (la competenza è appunto provinciale) che spiegherò in un prossimo intervento in questo blog.

  3. ASILI E CONOSCENZA LINGUISTICA: COSA PREVEDE LA LEGGE

    Esiste una norma di attuazione allo statuto di autonomia, il DPR 301 del 1988 (si trova qui: http://www.consiglio.provincia.tn.it/documenti_pdf/clex_10845.pdf) che prevede il caso in cui un alunno abbia difficoltà “nella conoscenza della lingua di insegnamento prevista per la scuola di frequenza” tali da “compromettere l’efficienza della scuola” e da impedirgli “di seguire utilmente l’insegnamento nella classe di iscrizione”.
    A questo punto il DPR prevede due ipotesi diverse, a seconda se si tratti di un alunno iscritto a un asilo o a una scuola elementare, media o superiore.

    Se siamo all’asilo (e questo è il caso citato dalla Svp-Bozen), così dice il DPR:
    “la questione viene sottoposta tra il 20° ed il 25° giorno dall’inizio dell’anno scolastico:
    a) nell’ambito della scuola materna, dall’insegnante con motivata richiesta al comitato della scuola materna della relativa scuola, che deve sentire il genitore che ha esercitato il diritto di iscrizione”.
    Tutto qui. Nessun test, nessun esame.

    Un esame da parte di una commissione di esperti di lingua italiana e tedesca viene invece previsto se il problema si presenta dalle elementari in poi, probabilmente perché qui si tratta di apprendere contenuti sempre più complessi. Di fatto, fortunatamente, la norma è ormai caduta in disuso anche nei gradi più alti di scuola.
    Ma ripeto: NON INTERESSA LA SCUOLA MATERNA.

    NEGLI ASILI INSOMMA NON E’ PREVISTO ALCUN TEST, TANTOMENO OBBLIGATORIO E A TAPPETO. Per questo la proposta Svp è ILLEGITTIMA.

    Quello che è previsto nella materna è una valutazione congiunta con i genitori, a cui si presume segua una decisione concordata per il bene del bambino stesso. Ovviamente la scuola può anche negare l’iscrizione. decidendo entro 10 giorni, e i genitori possono fare ricorso al Tar. Non si ha notizia di simili conflitti davanti al Tar (mentre conosco genitori che dopo il colloquio con la scuola hanno volontariamente canbiato asilo al figlio) almeno da 20 anni.

    Inoltre va notato:

    1. il problema può essere posto solo caso per caso, se la grave difficoltà linguistica viene rilevata e solo per l’alunno che tale difficoltà presenta.
    In altri termini: non è assolutamente consentito alcun “test obbligatorio per tutti” come chiede la Svp. Un simile test generalizzato ed a priori potrebbe ricadere negli atti di discriminazione sanzionati dal decreto legislativo 286/1998.

    2. il problema può essere sollevato solo dall’insegnante e segnalato alla scuola in un termine preciso, che non supera il 25° giorno dall’inizio della scuola. In altri termini, la cosa è affidata all’autonomia scolastica e ai suoi strumenti, su cui la politica non può e non deve interferire (tantomeno un Comune o un partito politico).

    3. Il problema può logicamente essere sollevato solo alla prima iscrizione, poiché non si capirebbe il caso di un bambino che frequenta senza problemi il primo anno e la cui iscrizione viene contestata solo al secondo o terzo anno.

    4. Essendo previsto in modo dettagliato un procedimento speciale, è escluso ogni tipo di intervento diverso, che avrebbe effetti di discriminazione vietati da diverse leggi e puniti dal codice penale.

    In conclusione – lo dico per Elisa:
    1. Quanto richiesto dalla Svp è illegittimo sotto diversi e gravi aspetti.
    2. Ci sono norme che consentono di affrontare il problema nei casi in cui si presenti.
    3. Conflitti di questo tipo erano caduti in disuso da tempo e questo è il segno di un’evoluzione positiva della convivenza e di un’affievolirsi delle paure e dei sospetti.
    4. La Svp-Bozen vuole ora rinfocolare paure e sospetti al solo fine di ricreare quella “mobilitazione etnica” che le serve per non perdere voti alle elezioni.

    Tutto ciò è irresponsabile e deve indignare.

  4. Pubblico anche qui il mio intervento in merito all’argomento già pubblicato sul blog SegnaVia:

    Come dimostrato dalle più recenti ricerche, tanto prima un bambino viene sottoposto ad una pluralità di lingue e di linguaggi tanto più verranno “allenate” e si svilupperanno le sinapsi. Con il termine inglese NGF (nerve growth Factor) si spiega la maggiore velocità di apprendimento nei bambini che negli adolescenti e negli adulti.
    Quindi non ci si dovrebbe porre solo il problema dell’età dei bambini nell’apprendere una lingua seconda poiché lo sviluppo del plurilinguismo potenzia la plasticità celebrale, stimolando l’NGF, e ciò comporta una più elevata plasticità mentale e lo sviluppo dell’intelligenza in quanto tale.
    Quindi se un bambino viene sottoposto a degli stimoli linguistici che coinvolgono la maggiorparte dei sensi (tatto, vista …), vedi M.Montessori, si potrà forse dire di guidare il discente alla scoperta del sapere e non ad un apprendimento inteso come una trasmissione di sapere dall’insegnante al bambino.
    Ricordo che M.Montessori ha istituito più di mezzo secolo fa le cosiddette “case dei bambini”, quelle che noi chiamiamo scuole dell’infanzia e/o asili dove i bambini imparano a scrivere e a leggere molto prima del primo anno della scuola primaria. Ciò per dire che non solo le lingue si possono apprendere con più facilità in età precoce, è l’NGF che lo dimostra.
    Ipotizzo che chi vuole introdurre un esame di lingua per i bambini (vorrei conoscere la formula di questo esame, mi diverte molto pensare ad un bambino di 3 anni davanti alla commissione del patentino…) o chi vuole più asili non conosce approfonditamente i lavori dei grandi pedagogisti e i risultati delle ricerche più recenti che spingono sempre più verso un apprendimento/insegnamento precoce. Ricordo inoltre, e termino, che le politiche scolastiche degl’altri paesi europei tendono ad un abbassamento dell’obbligo scolastico: la scuola dell’obbligo inizia a 3 anni e non a 6 come da noi. Saranno mica più consci dell’importanza dell’apprendimento precoce???

    Aggiungo inoltre che in Catalogna le scuole bilingui (con alcune particolarità) esistono già da parecchi anni e non mi pare che gli abitati di Barcellona siano diventati verdi perchè alieni senza una cultura di appartenenza…

    Cordialità

    Glauco

  5. nein, ihr lieben,
    jenseits aller artikel
    jenseits aller gesetze
    und jenseits aller historischen hintergründe:
    es geht hier um kinder, die wenige jahre alt sind.
    Ob ellecosta und seine mitstreiterInenn vor augen haben, wer im mittelpunkt dieser diskussionen steht?
    kinder, die erst vor kurzem ihre sprache(n) entdeckt haben. Die ihre erste martinslaterne basteln werden. kinder, die sich in einem bilderbuch verlieren können. kinder, die zum teil noch nicht einmal ihre windel abgelegt haben.
    Ich weiß, ich bin pathetisch, aber als mami (von 2sprachigen kindern, die als solche, wie meine ehemalige mittelschullehrerin und kämpferin für die 2sprachigkeit luisella marchetto sagte, bambini fortunati sind) finde ich die derzeitigen bozner svp-diskurse zutiefst menschenfeindlich.
    Und basta.
    wer die macht dazu hat, möge endlich 2-sprachige sektionen in schulen und kindergärten einrichten, dann können die einsprachigen definitiv unter sich sein und gemeinsam ihr sprachliches erbe hüten.
    Und alle anderen müssen sich nicht mehr fremd oder anders fühlen im land, in dem sie geboren sind und das ihren sprachlichen & kulturellen reichtum einach nicht zu verstehen vermag!
    brigitte

  6. @brigitte

    bambini fortunati sind

    Una brevissima frase che contiene molto. Come hai colto tu, queste tre parole sono capaci da sole di riportare il discorso a una dimensione umana.

    wer die macht dazu hat, möge endlich 2-sprachige sektionen in schulen und kindergärten einrichten, dann können die einsprachigen definitiv unter sich sein und gemeinsam ihr sprachliches erbe hüten

    L’esigenza che la SVP rappresenta sempre è quella che senza una scuola con vocazione alla madrelingua, prima o poi la minoranza sarebbe destinata a scomparire, perdendo la propria lingua e la propria cultura (lingue e cultura fanno tutt’uno in questa impostazione).
    Questa esigenza non è invece cosi’ sentita nella scuola italiana che, al contrario, esibisce una vocazione (dichiarata) al bilinguismo (plurilinguismo).
    Tuttavia alla scuola italiana manca una cultura di progetto che le consenta di definire un percorso di scuola plurilingue articolato e convincente.
    Il problema del “bilinguismo fai da te” (cosi’ lo ha chiamato sopra Riccardo Dello Sbarba), che a Bolzano si manifesta nel’iscrizione dei bambini italiani alla scuola tedesca, sarebbe del tutto ridimensionato se si facesse strada una cultura di progetto, a cui comunque tutte le scuole (di ogni lingua) sarebbero chiamate a partecipare.

    Probabilmente anche l’utenza di una scuola va ridefinita: una scuola sarà tanto piu’ solida se considererà il contributo che puo’ dare a una corrispondente scuola di altra lingua nel campo dell’educazione plurilingue, sarà meno solida se limiterà il proprio raggio di azione a un determinato gruppo.

  7. A tal proposito ecco anche la mia versione, visto che la faccenda mi interessa e sono abbastanza in contrasto coi cori che si sentono ovunque e parlo della mia ESPERIENZA DIRETTA in prima (mia esperienza) e seconda (esperienza col figlio) persona:

    IO – cognome italiano- per accedere allora (1976) alla scuola Goethe ho “sostenuto” un esame di lingua: consisteva nell’andare a mangiare un gelato con la direttrice e la mamma che mi accompagnava affinchè la direttrice si potesse fare un’idea del fatto se sarei o meno stata in grado di capire le lezioni.
    NON È STATO TRAUMATICO. Il gelato era buono e la chiacchierata piacevole. Sono stata ammessa.

    MIO FIGLIO – (come me cognome italiano, sebbene di madrelingua tedesca – identica situazione alla mia di allora salvo mancanza di tale “passeggiata con gelato) alla scuola tedesca si è trovato in classe dei bambini che non capivano il tedesco (2005) – tutta la classe è stata rallentata perchè non capivano e bisognava seguirli – gli stessi bambini hanno avuto un disagio che si sarebbe loro potuto evitare portandoli a mangiare un gelato, appurando dunque la situazione effettiva ed eventualmente, vista la difficoltà, dirottandoli alla scuola italiana oppure affiancando loro un aiuto (che a casa non avevano) per la lingua. PRESUMO SIA STATO TRAUMATICO (provate a mettervi nei loro panni – tutti e specialmente le maestre dalle quali devi imparare a leggere e scrivere ti parlano in una lingua che non capisci o capisci a sprazzi)

    Ora al di là della politica – vogliamo pensare ai bambini e non alle mire dei genitori e dei politici?

    Visto che evidentemente ci sono persone che per motivi (seppur comprensibili) ma assolutamente egoistici vogliono che i figli vengano educati alla scuola tedesca devono dar loro anche il modo di riuscire in tale intento
    a) senza traumatizzarli
    b) senza “frenare” i compagni di classe

    Secondo me una bella chiacchierata col bambino oppure un periodo di “prova”/”osservazione” seguito poi dal “nulla osta” o dall’invito a spostare il pargolo alla scuola italiana oppure la possibilità offerta da associazioni per bilinguismo, intendenza o chiunque si senta autorizzato e in grado di organizzarlo, di affiancare al bambino in maniera non invasiva ma “soft” una persona che lo possa aiutare nell’apprendimento in modo che non si senta a disagio in un contesto linguistico in cui non capisce e non riesca ad esprimersi – e in modo che gli altri bambini con lo stesso diritto all’educazione non vengano intralciati nel loro percorso di apprendimento da situazioni di questo tipo.

    TUTTI hanno ditritto ad imparare – ma non a discapito degli altri – e credo onestamente che anche il bambino letteralmente “sbattuto” in un contesto linguistico che non è il suo senza avere avuto la strumentazione o gli aiuti adeguati a barcamenrvisi sia messo in una condizione di disagio che anzichè fargli amare e quindi conoscere la lingua che i genitori aspirano a fargli assimilare si potrà trovare ad odiare questa lingua che gli ha causato tanto disagio.

    Io da mamma non me la sentirei di mettere mio figlio in una condizione simile – mi organizzerei prima con Tagesmütter, babysitter di madrelingua o altri contesti ludici a numero ristretto di partecipanti – per POI in un secondo momento mettere il bambino in un contesto nel quale sarebbe in grado di affermarsi comunque, senza disagi per se ne intralcio agli altri. E facendo così non credo che “l’esame” possa rivelarsi in alcun modo traumatico – sicuramente MOLTO MENO traumatico di due mesi in un contesto incomprensibile.

    Poi, ognuno faccia come creda – ma riflettendo un attimo su chi o cosa vuole tutelare: il bambino oppure l’ambizione (forse malinterpretata) da genitore.

    Nix für ungut – sono abituata a dire pane al pane e vino al vino.

  8. Cara Karin e che dire dei bimbi degli immigrati che entrano nelle classi dove non solo la lingua è estranea,ma anche il modo di vestire ,il modo di fare,i gesti….?Non pensi che da un incontro tra bimbi che parlano lingue diverse e vengono da contesti anche lontani,tutti possano trarre vantaggio ?cosa vuol dire restare inditro in prima elementare o peggio in prima asilo ? Non conosco nessun bambino o ragazzo che sia rimasto traumatizzato per qualche mese di difficoltà linguistiche.Le mamme immigrate non si possono permettere le Tagesmutter italiane o tedesche

  9. Cara Karin, sento di dover rispondere anch’io, con la mia esperienza. Qualche anno prima di te, nel 72, i miei genitori, italiani, hanno deciso di arrangiarsi per farmi crescere bilingue, cosa che a loro sembrava necessaria in questa terra. All’asilo tedesco non ero stata accettata, ma per la scuola non c’erano leggi ad impedirlo e mio padre si è impuntato contro ogni buon senso, accettando la minaccia che nessuno si sarebbe occupato di me per non rallentare le lezioni agli altri e che quindi, con ogni probabilità, mi avrebbero bocciata. Solo qualche anno più tardi, dopo che anche mia sorella e diversi figli di amici erano stati intrufolati nella scuola tedesca, hanno introdotto le chiacchierate col gelato.
    A quei tempi ero l’unica italiana in tutta la scuola, dunque non costituivo un pericolo per gli altri, che comunque continuavano a parlare il loro dialetto..
    Personalmente però, non ho subito nessun trauma e non mi hanno mai dovuta bocciare. Io sono molto grata ai miei genitori di avermi dato quest’opportunità. Certo, loro sono stati un aiuto, mi hanno appoggiata quando mi sentivo chiamata di Walsche, quando qualche insegnante all’antica mi considerava rappresentante di quel popolo che l’aveva costretta ad andare alla Katakombenschule. Ma sono stati come normali genitori in normali incidenti di percorso, dai quali sono uscita con la coscienza della fortuna che ho. Mi ritengo perfettamente bilingue, so parlare e scrivere perfettamente ed indistintamente una lingua o l’altra ed ho avuto una marcia in più anche nell’apprendimento di altre lingue.
    Un caso? Questione di carattere?
    Ora ho un figlio e una figlia, perfettamente bilingue, che accompagno negli incidenti di percorso scolastico e nelle loro piccole grandi crisi come hanno fatto i miei genitori con me. Per loro però avrei un grande desiderio: che fosse la scuola ad adattarsi ai loro bisogni di bambini bilingue, venendo incontro con soluzioni e sostegno ad un fenomeno che ormai è innegabile, e non proponendo l’esclusione. Vogliamo continuare a battere sullo stesso tasto? Vorrei una scuola che trasmetta tutte due le lingue, le due culture, che i nostri figli ormai sviluppano dentro di se, e trasmetta l’apertura e la curiosità verso altre culture ed altre lingue che sempre più faranno parte del nostro Sudtirolo. Questo vorrei, lo vorremmo in tanti, ormai si va in quella direzione e non penso che i vari Ellecosta riusciranno ad impedirlo.
    Raffaela Vanzetta

  10. ciao riccardo,

    stasera insolita scena di figli con mamma davanti alla TV per vedere pro&contra.

    Bambini chiedono “a chi tieni?”, io non rispondo.

    Alle prime uscite di ellecosta la mathilde (8 anni), che salta in giro per la stanza su pallone da ginnastica, è scandalizzata: “ma isch der gemein, mammi!”.

    Fanno 2.000 domande per tutta la trasmissione, sempre più esterrefatti per quel che dice un adulto volkspartei.

    Alla fine grande giro di commenti di tutti quanti in cucina e giudizio finale dei due figlioli:

    “comunque aveva ragione quello che parlava buffo”!

    ecco, magari in questo sta il vero incoraggiamento per andare avanti!

    cari saluti

    brigitte

    (e… my compliments!…)

  11. Fanno 2.000 domande per tutta la trasmissione, sempre più esterrefatti per quel che dice un adulto volkspartei.

    Battuta: quando saranno grandi e si rivolgeranno a qualcuno di via Brennero per trovare un lavoro smetteranno di essere esterefatti.

    Ovviamente scherzo.

    Insomma.

    Ma sì, scherzo.

    Ma questa trasmissione si può vedere “in replica” sì o no?

  12. Il problema degli asili ha un’origine molto meno “etnica” di quanto non si possa pensare. Lo dico per esperienza personale perchè nell’asilo che frequenta mio figlio il problema esiste già da alcuni anni. Il fatto che molti genitori italiani iscrivano i figli all’asilo tedesco ha comportato l’esclusione per mancanza di posti di diversi bambini tedeschi più indietro in graduatoria. Da qui le proteste di alcuni genitori che si sono quindi rivolti ai politici i quali in modo assolutamente irresponsabile non hanno saputo far nulla di meglio che buttarla sull’etnico.

    E nessuno parla dei danni che questo provoca sui bambini. Mio figlio qualche giorno fa è tornato a casa raccontandomi in tono un po’ perplesso che l’anno prossimo i bambini italiani non potranno più andare al “suo Kindergarten”. Lui fortunatamente ancora non ha chiara la distinzione fra italiani e tedeschi (pensa di essere tedesco visto che frequenta il Kindergarten) ma se si pongono i bambini di fronte a questioni di questo tipo sin dall’età prescolare poi non ci si deve lamentare che la convivenza è difficile.

    Grazie infine a Raffaella (che saluto) per la sua bella testimonianza.

  13. @ Sergio
    Ci sono più domande per gli asili tedeschi? Si aprano nuove sezioni di asilo tedesco. Ci sono nell’asilo tedesco di Gries – come mi ha detto uno – 30 bambini che risiedono a Don Bosco (dunque presumibilmente italiani)? Si apra un asilo tedesco a Don Bosco. Caro Sergio, se la politica agisse con buon senso, la soluzione sarebbe semplice.
    Almeno la soluzione alle proteste che dici, e che sono comprensibili, e che sono le proteste di famiglie che non trovano posto agli asili.

    Ma qui, con il diffuso veleno dell’etnocentrismo che ancora circola, la cosa viene messa in tutt’altro modo: io non trovo posto all’asilo perché il posto che spetta al mio bambino edesco è stato preso da un bambino taliano. Ecco trovato il capro espiatorio nell’altro da sé. Non è il Comune, non è la provincia che hanno sbagliato la programmazione degli asili, sono gli italiani che ci soffiano i posti.
    A tot bambini “davvero tedeschi” dovrebbero corrispondere tot posti-asilo. Ma che significa?

    Se non si pensa etnocentrico, il discorso è un altro: a Bolzano ci sono due offerte di asili, una in lingua italiana e una in lingua tedesca. C’è più richiesta di posti negli asili tedeschi (aus welchem Grund auch immer)? Si costruiscano più asili tedeschi e stop. Senza fare l’analisi del sangue ai bambini, senza distinguere tra quelli che hanno diritto e quelli che sono “abusivi”. Abusivi perché?

    Concetti semplici, abc dello stato di diritto. Ma qui da noi, per arrivare a pensare in questo modo semplice, devi scrollarti di dosso tutta l’armatura dell’etnocentrismo.
    Credo che in questa discussione sugli asili noi tocchiamo le profondità della nostra coscienza collettiva e ci accorgiamo di quanto dovremmo lavorare sulle nostre coscienze.

    Sul concetto di capro espiatorio oggi Alex Zanotelli ha detto cose molto belle.
    L’autore che più ha approfondito il tema è René Girard, in Il capro espiatorio, a cura di Ch. Leverd e F. Bovoli, Adelphi, Milano 1987. E’ leggendo questo libro che Pennac ha inventato il personaggio di Malaussène, il capro espiatorio di professione.
    Vedi anche il post sui rom. Altre storie? Mica tanto…

  14. ci chiedevamo questo:
    Se i bambini (italiani) devono fare dei test per essere accettati dagli asili tedeschi (e non ripeto quanto trovo perversa l’idea), cosa succederà a tutti quei bambini italiani o italo-tedeschi che vivono nei paesini sudtirolesi?
    I nostri bambini (mamma abbastanza tedesca, babbo italiano), a montagna, non sarebbero più accettati? dovrebbero andare all’asilo di egna perché parlano troppo misto?
    Proviamo p pensarci su un momento, perché chi sostiene purismo etnico deve pensare ben anche oltre bolzano… mettete che non superino questo test… chi li porta a egna, all’asilo italiano (sempre che l’asilo italiano accetti la loro condizione gemischt…)? un bus? noi genitori?
    No, vedete che non funziona allo stato pratico delle cose, fare gli hardliner etnici. Serve solo per creare paura e diffidenza.
    Pessimi ingredienti di una politica fatta per le persone e soprattutto per i bambini.
    liebe grüße brigitte

  15. @Riccardo

    non posso che condividere al 100% quello che dici, la “normalità” o la semplice ragionevolezza sembrano essere soverchiate da questa questione etnica di cui mi sono francamente stufato. Mi preme solo chiarire che non tutti i politici in questa vicenda si sono comportati allo stesso modo. Mi risulta che ad esempio il primo a cui i genitori si sono rivolsero fu Saurer (non proprio una colomba…) il quale rispose più o meno con gli stessi argomenti che hai citato tu.
    Purtoppo la reazione non è stata immediata, la sitazione posti è peggiorata, le proteste sono cresciute e alla fine è arrivato Ellecosta. In sostanza si è sorvolato per troppo tempo senza porre in atto correttivi concreti. E così facendo si è dato spazio alle voci più estremiste (nonchè irresponsabili e stupide)

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