Scuola bilingue a portata di mano

borsa bilinguismoCi siamo, manca poco ed è fatta.

Me ne sono reso conto improvvisamente martedì sera, partecipando al Pro&Contra del Sender Bozen. Dall’altra parte, Oswald Ellecosta, il duro della Svp-Bozen. Stretto nel labirinto degli argomenti, non riusciva più a uscirne.

 

Le “iscrizioni incrociate” sono ormai un fenomeno di massa  – era costretto ad ammettere – che non si argina con i test. Anche famiglie tedesche iscrivono i figli a asili italiani. Le famiglie miste crescono sempre di più. Gli stranieri affollano le aule. La società non si può fermare.

E quando gli ho sparato: per tutti questi ci vuole una scuola nuova, una scuola bilingue, lui ha tentennato. Pensavo mi azzannasse alle caviglie e invece nulla, ha balbettato incerto sul diritto di chi vuole una scuola solo tedesca ad averla. Certo che ha diritto, gli ho risposto. Ma allora facciamo la scuola bilingue per tutti gli altri.

 

E lui, allora: “Ja, wenn es darum geht, die deutsche Schule zu schützen, kann man schon gemischte Sektionen einrichten“. Lì per lì non credevo ai miei orecchi. Das ist ein Wunder – devo aver esclamato – ich hab ihn überzeugt!.

Due giorni dopo, oggi cioè, giovedì 15 maggio, la conferma sul Dolomiten: „Gemischte Sektionen sind möglich“. Ancora Ellecosta.

Eterogenesi dei fini, direte voi. Quello che aveva cominciato con la polizia linguistica negli asili finisce ad ammettere la scuola addirittura (Schimpfwort!) “mista”.

Solo per italiani e immigrati, sussurra qualcuno della Svp. Ma anche il Dolomiten non può non chiedere: e se a queste sezioni miste ci si iscrivono anche famiglie sudtirolesi? “Dann ist das eine freie Entscheidung dieser Bürger“ risponde il Nostro arricciando il naso.

 

Dai e dai, finalmente ci siamo. Ci sono arrivati per salvare la tedeschità della scuola minacciata di sommersione. Ma ci sono arrivati. Ora bisogna dare la spinta finale. Perché naturalmente come se la immaginano loro va mica tanto bene.

“La deve realizzare l’intendenza italiana, nella scuola italiana” dicono.

Mah. Ho tre figli che sono passati per la famosa immersione. E ho visto una cosa: che se la scuola è italiana, pensa solo in italiano, vive solo in italiano, l’innesto tedesco risulta alquanto artificioso. E i risultati non sono un gran che.

 

La scuola plurilingue vera è quella costruita insieme da intendenza tedesca e italiana, da insegnanti tedeschi e italiani, da famiglie e alunni tedeschi e italiani. E’ quella che fa didattica linguistica integrata, che confronta culture, lavora sui linguaggi, considera le interferenze come miniera di apprendimento. Questa è la scuola plurilingue che vogliamo, la fucina dei futuri cittadini di un “Sudtirolo indiviso”.

Ci siamo quasi, me lo sento. Che gioia.

  

 

Qualche buona idea in questo progetto, 20-punti-per-il-bilinguismo, frutto di una giornata di confronto ad Alpha&Beta nel 1999.

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7 thoughts on “Scuola bilingue a portata di mano

  1. Diceva Trapattoni: non dire gatto se non ce l’hai nel sacco. Ci vediamo comunque nei prossimi giorni per un bicchierino di spumante?

  2. Sono piuttosto critico su quanto contenuto nel documento citato (20 punti sul bilinguismo), soprattutto per la dichiarata opposizione degli estensori all’immersione linguistica, cosi’ come era proposta al tempo. Penso che quel documento abbia frenato in questi anni la progettazione in termini di uso veicolare della lingua, al punto che a tutt’oggi mancano ancora progetti di grande respiro. Non sempre ha frenato la SVP, molto hanno contribuito anche riserve mentali e impostazioni ideologiche al problema.

    Enrico Hell

  3. @ enrico.
    Non credo che quei 20 punti abbiano fatto male a nessuno, visto che sono rimasti sempre nel cassetto della mia scrivania. Fu un brainstorming tra diverse persone che lavorano sul campo, e per di più lo fanno in un ambito interetnico, ma nulla più. Io ne feci il riassunto e ora che la discussione di nuovo è attuale lo offro a chi interessa il tema.

    Come ho raccontato, tutti e tre i miei figli hanno fatto l’immersione all’Archimede. Il primo fu tra i primi. Un’esprienza pionieristica, che ha aperto le porte di tutto il dibattito successivo.
    Ma io l’ho sempre vista come una tappa intermedia verso la meta finale, che è la scuola plurilingue, frequentata da alunni di diverse lingue e tenuta da docenti di diverse lingue in un istituto che in ogni suo momento vive in diverse lingue e che dipende da un’autorità scolastica che parla e pensa nelle diverse lingue.

    L’immersione invece è un innesto tedesco nella scuola italiana e come tale ha diversi limiti. Gli unici riferimenti autentici della seconda lingua sono i docenti ed è la materia studiata.
    Altra cosa se anche il compagno di banco e tutto l’ambiente si muove sulle due lingue. Così la scuola bilingue diventa una forma di socializzazione pluriculturale, in un Sudtirolo finalmente non più diviso. Nella scuola bilingue anche il dialetto assume un ruolo, va tematizzato (è la lingua del compagno di banco) e fa parte della socializzazione “sudtirolese indivisa”.

    L’immersione invece difficilmente diventa qualcosa di più di un modo più efficace e motivante per imparare la seconda lingua. Cosa che è già moltissimo. Ma oggi possiamo andare oltre, senza perdere nulla di quanto fatto, anzi. E ringraziando chi l’ha fatto, quei genitori pionieri (con la loro eroica associazione, ti ricordi Enrico?) che fecero partire tutto.

  4. Nach dem “Pro&Contra” vom 13. Mai habe ich Hofffnung, dass irgendwann auch die hartnäckigsten Verfechter des Artikels 19 einsehen werden, dass es die wirklich und wahrhaftig einsprachige Schule erst dann geben wird, wenn es endlich auch die zweisprachige gibt.
    (Leserbrief in den Dolomiten am 16.05.08 )

  5. @Riccardo

    il termine immersione non indica di preciso quello che si è fatto alle Archimede, piuttosto qualcosa che a Bolzano non c’e’ ancora (secondo me, lo dico incidentalmente, anche a causa della mentalità che si rispecchia nel documento di lavoro che qui hai riproposto).
    Intendo dire che un programma di immersione non si limita a un paio di materie in seconda lingua, ma in genere prevede quasi tutte le materie in seconda lingua, almeno all’inizio del programma stesso, per poi introdurre gradatamente piu’ materie nella madrelingua.

    Per l’Archimede quindi potrebbe meglio essere utilizzato il termine CLIL (Content ad Language Integrated Learning) solo che al tempo l’acronimo non esisteva e si è usato un altro termine (“immersione” appunto).

    Hai scritto dell’immersione: Ma io l’ho sempre vista come una tappa intermedia verso la meta finale, che è la scuola plurilingue, frequentata da alunni di diverse lingue e tenuta da docenti di diverse lingue in un istituto che in ogni suo momento vive in diverse lingue e che dipende da un’autorità scolastica che parla e pensa nelle diverse lingue.

    Concordo sull’importanza e sul valore dell’obiettivo che hai descritto, ma sei davvero sicuro che possa essere messo a punto un progetto didattico efficace in tal senso? O non rischiamo che, banalmente, succeda, a fronte di differenti competenze linguistiche, che poi la scuola non trovi altro modo che organizzare le attività per gruppi di bambini di una stessa lingua, ricreando cosi’ al proprio interno le stesse divisioni che la tua proposta invece voleva superare?

    Diverso il discorso, naturalmente, per i bambini che parlano correntemente le due lingue già a casa (come è stato detto: “bambini fortunati sind”).

    Mi sembra quindi importante ragionare in termini di modelli didattici e organizzativi orientati alla praticabilità delle proposte, spostando cosi’ il discorso dai principi ai progetti.

    @ Brigitte Foppa

    Ottima impostazione.

  6. @ enrico.
    Penso che alla fine siamo d’accordo.
    Bisognerebbe disporre di un ventaglio di offerte formative che rispondano a diverse esigenze e situazioni dei bambini e delle famiglie.
    La scuola in madrelingua che c’è, una vera immersione come la dici tu che non c’è, la scuola europea plurilingue innanzitutto per i figli di famiglie miste ma non solo, che si ostinano a vietare per puntiglio ideologico.
    Le diverse offerte, tra l’altro, potrebbero stimolarsi a vicenda. Con l’università che accompagna, valuta, sostiene.
    C’è più di un motivo per fare fronte comune per la libertà e il plurilinguismo.

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