Scuola bilingue? A Trento e Innsbruck

dreier landtag

Mentre arriva l’ennesimo “no” della Giunta provinciale agli asili bilingui, come Presidente del Südtiroler Landtag ricevo la relazione delle tre giunte provinciali di Trento, Bolzano e Innsbruck sull’attuazione delle decisioni prese nel Dreier-Landtag del 18 aprile 2007.

 

La decisone nr. 9 riguardava la collaborazione tra scuole. Il Trentino e il Tirolo comunicano di aver creato “sezioni di scuola bilingue italiano tedesco presso scuole di Trento e Innsbruck. L’obiettivo è quello di coprire tutto il ciclo delle elementari e medie inferiori, implementando di anno in anno una classe.

Bolzano non partecipa al progetto.

Andando avanti così, il ponte tra culture lo fanno gli altri, col Sudtirolo abbandonato sotto il viadotto.

 

Leggi più sotto il testo integrale della relazione in italiano e tedesco. 

 

 

RELAZIONE INTERMEDIA

sullo stato di attuazione delle deliberazioni adottate dalle Assemblee legislative delle province autonome di Bolzano e Trento e del Land Tirolo riunitosi a Innsbruck il 18 aprile 2007 Trient/Trento, April/aprile 2008

 

DELIBERAZIONE N. 9

Collaborazione tra le istituzioni scientifiche e culturali collocate tra Trento, Bolzano ed Innsbruck allo scopo di favorire scambi e confronti fra realtà scolastiche.

 

“La Provincia autonoma di Trento e il Land Tirolo hanno avviato un’importante iniziativa nel settore  dell’istruzione, attraverso la creazione di sezioni di scuola bilingue italiano-tedesco presso due scuole elementari, a Trento e a Innsbruck, a partire dall’anno scolastico 2005/2006. La collaborazione tra le due realtà territoriali è stata sancita da un Protocollo di intesa siglato a Innsbruck, il 20 aprile 2005, che definisce l’istituzione delle classi, la composizione del personale docente, la costituzione di un gruppo di lavoro congiunto, formato da personale della scuola, che segue il progetto, le finalità e le modalità organizzative della sperimentazione bilingue.

L’obiettivo principale del progetto di scuola bilingue riguarda l’istituzione di una rete di apprendimento interregionale, la promozione del plurilinguismo come opportunità formativa e culturale, il recupero dei valori locali e lo sviluppo di un senso di appartenenza europeo.

L’insegnamento avviene attraverso l’apporto di docenti austriaci che operano a Trento e viceversa docenti trentini che operano a Innsbruck.. Attualmente sono operative le prime tre classi elementari a Trento presso l’Istituto Trento 2 di Cognola e le prime tre presso la scuola Innere Stadt di Innsbruck.

Sono stati anche definiti i programmi per la quarta classe che opererà dal prossimo anno scolastico. L’obiettivo è quello di coprire tutto il ciclo delle elementari e medie inferiori, implementando, di anno in anno, una classe”.

 

 

ZWISCHENBERICHT

über die Umsetzung der Beschlüsse, die von den Landtagen der Autonomen Provinzen Bozen-Südtirol und Trient und dem Land Tirol am 18. April 2007 in Innsbruck verabschiedet wurden.

 

BESCHLUSS NR. 9

Zusammenarbeit zwischen den wissenschaftlichen und kulturellen Institutionen der Autonomen Provinzen Trient und Bozen sowie des Landes Tirol, um im Rahmen der Schulwelt einen Austausch und Vergleich zu fördern.

 

“Die autonome Provinz Trient und das Land Tirol haben eine wichtige Initiative im Bildungsbereich gestartet, mit Einrichtung zweisprachiger Klassen (deutsch-italienisch) in zwei Grundschulen, in Trient und Innsbruck, ab dem Schuljahr 2005/2006. Die Zusammenarbeit zwischen den beiden Schulen wurde in einer Absichtserklärung verankert, die am 20. April 2005 in Innsbruck unterzeichnet wurde.

Sie legt die Einrichtung der Klassen, die Zusammensetzung des Lehrpersonals, die Gründung einer gemeinsamen, projektbegleitenden Arbeitsgruppe aus Mitarbeitern der Schulen, sowie die Zielsetzungen und organisatorischen Modalitäten für dieses zweisprachige Versuchsprojekt fest.

Wichtigste Zielsetzung des Projekts der zweisprachigen Schule ist die Einrichtung eines interregionalen Lernnetzes, die Förderung der Mehrsprachigkeit als bildungspolitische und kulturelle Chance, die Wiederentdeckung lokaler Werte und die Entwicklung eines

europäischen Zugehörigkeitsgefühls.

Der Unterricht wird von österreichischen Lehrkräften in Trient und von Trentiner Lehrkräften in Innsbruck gehalten. Derzeit sind die ersten drei Grundschulklassen in Trient beim Istituto Trento 2 in Cognola und die ersten drei Klassen an der Volksschule Innere Stadt in Innsbruck operativ.

Es wurden auch bereits die Lehrpläne für die vierte Klasse festgelegt, die im nächsten Schuljahr zum ersten Mal ansteht. Das Ziel ist es, mit den Jahren die ganze Grundschule sowie die Unterstufe abzudecken”.

 

La relazione completa la trovate qui.

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7 thoughts on “Scuola bilingue? A Trento e Innsbruck

  1. Ottima cosa, rendere pubblici questo tipo di documenti.

    Per quanto riguarda le sezioni di scuola bilingue italiano-tedesco presso scuole di Trento e Innsbruck, fornisco come contributo un link a un post del mio blog che risale all’aprile 2006, quando su invito di Luisa Gnecchi, ho potuto assistere a Merano a una presentazione dell’iniziativa Trento/Innsbruck.

    http://www.gebi.bz.it/bilinguismo/?p=36

    Nel post c’e’ anche un collegamento al documento di intesa Trento/Innsbruck per l’attivazione dell’iniziativa sperimentale.

    Per quanto riguarda l’odierno “no” della Giunta provinciale agli asili bilingui, ho scritto un post sul blog in allestimento Mehrsprachigkeit/Plurilinguismo:

    http://mehrsprachigkeit.wordpress.com/2008/05/19/viene-da-piangere/

    Provate a dare un’occhiata a questo nuovo blog (promosso da me, da Gabriele Di Luca e da Valentino Liberto – e da estendere a tutti gli interessati), blog che ha l’ambizione di costituire una piattaforma di documentazione e discussione per tutte le persone che siano interessate ad approfondire il tema del plurilinguismo. Dovrebbe essere un blog “interventista” insomma, in un contesto in cui siamo tutti consapevoli dell’importanza di creare “rete”.

    Enrico Hell

  2. Mi permetto di intervenire con una breve considerazione che riguarda il tema più generale del bilinguismo in regione, e che mi è sembrato affrontato con saggezza in tutto il sito.

    Premetto di essere profondamente convinto del fatto che il tentativo non solo di prevenire il disgregarsi di una cultura che sinceramente sento preziosa perchè testimonianza viva di una fase antica nel processo più generale di costruzione della cultura europea, ma anche di mantenerla viva e vitale, quotidiana, attiva, rappresenti un obiettivo di importanza non secondaria.

    La mia convinzione quindi è che ci si trovi di fronte ad un modus sbagliato di affrontare un problema reale, laddove l’errore di fondo è determinato dalla subordinazione dell’obiettivo alle esigenze della politica (nell’accezione meno nobile del termine).

    Il mio timore infatti è che il metodo con il quale fino ad oggi si è tentato di elevare barricate che, anno dopo anno, si sono dimostrate sempre meno difendibili, stia mettendo a rischio proprio quel sistema di valori che si pretende di voler proteggere.

    Più esattamente, credo che il voler porre l’identità (sud)tirolese al riparo dal processo di apertura linguistica e culturale che vive il pianeta, tentando di blindarla all’interno di una camera di sicurezza piu o meno inaccessibile, indurrà progressivamente buona parte dei soggetti a favore dei quali si afferma di agire (i rappresentanti del gruppo etnico tedesco) ad abbandonarla, per fuggire dal rischio di emarginazione nel contesto di una società che, al di la di ogni valutazione di merito, è orientata verso un processo di macro regionalizzazione .

    Tra le identità regionali “forti e antiche” oggi vedo non solo quella tirolese ma anche, ad esempio, quella gaelica, irlandese e scozzese, quella basca o quella bretone (aree con le quali ho avuto la fortuna di confrontarmi), anche queste esposte, in passato, al rischio di un’assimilazione letale ma che attraverso percorsi diversi stanno oggi riuscendo a riaffermarsi pur all’interno di sistemi politici “estranei”.

    Ed è sull’esempio di quanto accade in quelle regioni europee che credo di avere capito come la difesa dell’integrità delle minoranze linguistiche e culturali passi certamente per il riconoscimento della loro peculiarità, ma al tempo stesso abbandoni l’utopia di voler credere possibile essere membri attivi di una società globale (mi si perdoni il termine logoro), restando al tempo stesso portatori esclusivamente di una cultura “di nicchia”.

    Nel Gaeltach irlandese, ad esempio, dove il gaelico e la storia regionale sono insegnate nelle scuole, dove esistono radio e tv locali che trasmettono programmi in quella lingua e dove esiste un programma di toponomastica bilingue (non siamo i soli!), nessuno ipotizza la creazione di scuole monolingue o crede che per difendere la propria identità celtica sia necessario proteggersi dall’egemonia dell’inglese, perché ciascuno comprende che ciò significherebbe autoesclusione dalla società nazionale e, su un piano piu ampio, da quella europea.

    Eppure l’identità locale non solo non si è estinta, ma sta conoscendo una vera e propria rinascita.

    È quindi proprio il discorso sull’identità regionale, al quale la questione sull’educazione è inscindibilmente connessa, che dovrebbe essere sottratto con fermezza al monopolio della politica fine a se stessa e restituito all’ambito del dibattito culturale, pena il serio rischio di costringere le generazioni future ad una scelta tra un’educazione realizzata altrove, capace di rendere competitivi nella “lotta per la sopravvivenza” sul mercato del lavoro ma dimentichi del legame con la propria regione, e una scolarizzazione puntualmente rispettosa di ogni comma dello Statuto d’Autonomia ma chiusa in una sorta di decadente autismo culturale.

    Ringrazio per lo spazio concesso.

    Francesco M.

  3. Bellissimo intervento. Come ti sarai reso conto però qui (inteso in sudtirolo) stai toccando un tabù, il tuo pensiero sarebbe considerato “eversivo”

  4. @ Francesco M.
    Mi associo ai complimenti. E aggiungo il caso dei ladini del Sudtirolo: hanno la scuola trilingue, com materie insegnate nelle tre lingue e in cui il ladino ha addirittura una quota di ore inferiore a tedesco e italiano.
    Eppure negli ultimi 20 anni c’è stata una rinascita dell’identità ladina che ha contagiato additrittura le province vicine.
    Questa rinascita è anche confermata nell’aumento costante delle dichiarazioni ladine al censimento (lo dico per i cultori dell’etnicità). Questa la progressione:
    1921: 9.910
    1961: 12.594
    1971: 15.456
    1981: 17.736
    1991: 18.434
    2001: 18.736
    Come si vede, la scuola trilingue non rovina l’identità.

  5. @Riccardo

    sarebbe interessante sapere il motivo che ha portato gli estensori dello statuto a prevedere questa eccezione per i ladini.

    Come hai fatto notare è stata una scelta vincente.

  6. Pingback: Ponti « SegnaVia
  7. Ich freue mich sehr über den Inhalt des Artikels, habe ich doch erst vor kurzem auf meinem Blog (http://freeweb.dnet.it) in einem Eintrag ein mehrsprachiges Tirol gefordert, mit welchem sich alle Sprachgruppen und Altersschichten in den drei Ländern identifizieren können. Der Beschluss zeigt, dass der Wille in den beiden Nachbarprovinzen durchaus vorhanden ist und wenn sich bei uns nichts ändert, dann hoffe ich dass die postethnischen Kräfte in unserem Land solche Projekte fördern und unterstützen, um somit ein europäisches Tirol von außerhalb Südtirols aufzubauen.

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