Plurilinguismo, genitori in campo

mixSul bilinguismo finalmente prendono la parola i genitori. Oggi si è presentata a Bolzano una nuova associazione composta da famiglie mistilingui e da tante altre persone interessate a un Sudtirolo finalmente non diviso.

Sempre oggi, Anna Stecher Oberschmied, direttrice degli asili in lingua tedesca di Bolzano, intervistata sulla Tageszeitung, boccia senza appello la proposta Svp di test linguistici ai bambini di 3 anni.

Ecco la documentazione di una giornata da ricordare. Cominciamo con la posizione dei genitori e le loro richieste. Poi l’intervista della direttrice.

 

Associazione “Mix-ling: Genitori per una cultura plurilingue”

(hier auf Deutsch: mix-ling-vorstellung)

 

Siamo un gruppo di genitori che vogliono promuovere una formazione plurilingue per i nostri figli e figlie per farli crescere a contatto con le diverse culture di questa terra. Per fare questo abbiamo costituito un’associazione che si chiama “Mix-ling: Genitori per una cultura plurilingue.”

 

Ognuno di noi ha conosciuto persone fuori dall’Alto Adige che si meravigliano che i nostri figli non frequentino una scuola plurilingue, perché non c’è. Altrove si da quasi per scontato che l’Alto Adige, terra plurilingue, faccia tesoro di questa immensa risorsa e promuova il plurilinguismo come caratteristica e fonte di orgoglio. Ma non è così.

I politici cercano di convincerci che un approccio separatista e conservatore è per il nostro bene, per tutelarci, per proteggere il nostro bagaglio culturale. Noi con questa politica non siamo d’accordo e soffriamo di questa imposizione, sentendoci limitati nelle nostre possibilità, limitati nella crescita e nella formazione dei nostri figli e delle nostre figlie.

 

 

Viviamo in un mondo che sta cambiando velocemente compresa la nostra provincia e solo chi è aperto verso cambiamenti e diversità, saprà muoversi nel modo giusto e saprà utilizzare le opportunità per crescere come individuo e come società.

Jan Figel, Commissario Europeo all’istruzione e formazione, a Bolzano questa settimana, ha detto ad un nostro quotidiano: I genitori devono fare una riflessione seria e fare pressione sulle istituzioni per ottenere quello che vogliono. La richiesta deve partire dal basso.

È il momento dei genitori, dunque.

Da tempo tanti genitori di lingua italiana e tedesca chiedono una scuola bilingue. Per questo come Associazione “Genitori per una cultura plurilingue”  ci impegniamo che venga finalmente istituita una scuola bilingue o plurilingue che esista in aggiunta alla scuola attuale e dove l’iscrizione sia a libera scelta dei genitori.

 

A Trento e a Innsbruck sono già stati creati progetti di scuola bilingue italiana e tedesca con l’obiettivo di istituire una rete di apprendimento interregionale, promuovere il plurilinguismo come opportunità formativa e culturale, recuperare valori locali e sviluppare un senso di appartenenza europeo. È stato creato un ponte tra le due città, con lo scambio di insegnanti tra Trento e Innsbruck e con l’obiettivo di coprire al più presto tutto il ciclo scolastico dall’asilo alle medie. Noi a Bolzano, che potevamo essere il ponte tra le nostre vicine province, stiamo a guardare. L’Alto Adige che avrebbe le risorse in loco, che non avrebbe bisogno di far cambiare città agli insegnanti, sta a guardare il progresso degli altri,  che potranno frequentare la nostra università trilingue con meno difficoltà dei nostri figli.

 

La nostra Associazione “Genitori per una cultura plurilingue” vuole dare un contributo importante per cambiare questa politica. Vogliamo offrire ai nostri figli ciò di cui avranno bisogno per vivere nell’Europa del futuro: un’apertura verso le culture e la conoscenza di più lingue.

Vogliamo, oltre ad imparare una o più lingue, inserirci in un’Europa Unita, non solo per essere più competitivi, ma per diventare una risorsa per la nostra società e le nostre imprese. Vogliamo che i nostri figli e figlie crescano aperti, che conoscano la storia e la cultura propria e anche quella di chi vive loro accanto, che stringano amicizie e rapporti con curiosità verso gli altri.

 

Da quando abbiamo iniziato ad incontrarci, veniamo contattate/i da moltissime persone. Sono già più di cento le persone che hanno chiesto di essere informate di ciò che facciamo e che ci sostengono. Significa che c’è un bisogno forte dell’insegnamento plurilingue e noi vogliamo essere un punto di riferimento per tutti i genitori che condividono questi obiettivi.

Noi vogliamo essere i promotori e il portavoce delle esigenze e dei bisogni di chi è aperto verso altre culture, di chi vuole imparare altre lingue, di chi crede che le diversità siano un arricchimento e di chi vuole trasmettere tutto questo potenziale ai propri figli.

 

Un’altra delle attività della nostra associazione è quella di informare genitori, sensibilizzare le istituzioni ed i rappresentati politici, promuovere iniziative ed incontri formativi, sostenere altri genitori, creare situazioni di dibattito.

 

Da giugno istituiamo i “Dialoghi del Mercoledì”, ogni secondo mercoledì del mese al caffè Picchio in Via s. Quirino 11, alle ore 20.30 ci troviamo per discutere di temi attuali con esperte/i o persone in grado di darci un contributo. Il primo incontro sarà quindi mercoledì 11 giugno.

   

A tutte le scuole della provincia chiederemo cosa fanno e cosa offrono per promuovere una cultura plurilingue al loro interno. Vogliamo raccogliere queste informazioni e metterle a disposizione dei genitori che ne fanno richiesta, per aiutarli nella scelta della scuole e del programma didattico più adatto alle loro aspettative. 

 

Ai politici, oltre alla scuola bilingue, chiediamo di sostenerci nella valorizzazione del plurilinguismo. Chiediamo di creare poli scolastici che uniscono i vari gruppi linguistici per rendere possibili i contatti tra le scuole, insegnanti e alunni anche attraverso l’uso comune di biblioteche, mense, palestre e cortili.

 

Forderungskatalog der Eltern für eine Mehrsprachige Kultur

(qui in italiano:richieste-genitori)

·         Wir Eltern fordern, dass in Südtirol eine zwei- bzw. dreisprachige Schule errichtet wird, die von beiden Schulämtern gemeinsam geführt und als Zusatzangebot zu den bereits bestehenden einsprachigen Schulen verstanden wird.

·         Die Einschreibung an dieser Schule soll eine freie Wahl der Eltern sein.

·         Wir fordern, dass sich die Schule im allgemeinen bemüht, gemischtsprachige Kinder anzuerkennen und dass sie Strategien entwickelt, um die Kompetenzen und Bedürfnisse dieser Kinder adäquat zu fördern.

·         Wir fordern, dass das Land eine Untersuchung über Bedürfnisse und Wohlbefinden der immer zahlreicher gemischtsprachiger Kinder durchführen lässt, damit ihre Erfahrungen als Ressource genutzt werden können und die Angebote der Schule ihren Ansprüchen angemessen werden.

·         Wir wollen, dass sich die Schule dazu verpflichtet, Eltern anderer Kulturen, die bereits der Schulgemeinschaft angehören, aufzuwerten und einzubeziehen.

·         Wir fordern, dass die Politik die Mehrsprachigkeit als echte Ressource zu schätzen weiß, als Investition in die Zukunft betrachtet und dass sie zu deren Förderung den Schulen die notwendigen Ressourcen zu Verfügung stellt.

·         Wir fordern, dass gemeinsame Schulsprengel (Schulzentren) errichtet werden, damit Kontakte zwischen den Kindern verschiedener Sprachgruppen zum Beispiel in gemeinsamen Bibliotheken, Mensa, Turnhallen oder Höfen stattfinden können.

·         Wir fordern, dass alle kulturellen Initiativen, die von den Schulen ausgehen (wie z.B. die Tanzolympiade oder der Festival Studentesco) immer an Schulen beider Sprachgruppen angeboten werden, damit der Kontakt zwischen Kindern und Jugendliche gefördert wird.

 

anna-stecher-oberschmiedKINDER KANN MAN NICHT TESTEN

Interview mit Anna Stecher Oberschmied, Leiterin der Kindergartensektion Bozen. Tageszeitung, 23.05.08

Tageszeitung: Frau Direktorin, welches ist das größere Problem von Bozens deutschsprachigen Kindergärten: der Platzmangel oder die angeblich starke Präsenz italienischer Kinder?

Anna Stecher Oberschmied: Das Platzproblem hat das andere Problem ausgelöst. Seit dem Jahr 2000 ist deutlich spürbar, dass vermehrt italienischsprachige Eltern ihre Kinder im deutschen Kindergarten anmelden. Das hängt mit den von uns angebotenen Sprachprojekten zusammen. Es hat sich bei den Eltern eine stillschweigende Propaganda dafür breitgemacht. So hat sich in einigen Abteilungen ein hoher Anteil an zweisprachigen oder italienischsprachigen Kindern ergeben. Dazu kam das Problem mit Migrantenkindern.

 

Die Eltern haben schließlich die Möglichkeit, den Kindergarten für ihre Kinder frei zu wählen?

Ja, natürlich. Heuer kommt ein besonderes Problem hinzu. Für die neue Wohnzone Firmian hat man noch nicht die Infrastrukturen geschaffen. Deshalb gibt es Engstellen in Don Bosco, wo rund 30 Kinder auf der Warteliste sind, und in Gries, wo es ähnlich aussieht. Dazu hat es einen Geburtenzuwachs gegeben.

 

Die Bozner SVP wertet das heurige Einschreibungsplus in deutschen Kindergärten gegenüber dem Einschreibungsminus in den italienischen als Beweis für die vermeintliche Unterwanderung. Stimmt das?

Ich bin darüber verwundert. Ich habe mich im italienischen Bereich erkundigt. Dort sind alle Kindergartenplätze so gut wie besetzt. Seit Anfang Februar bemühe ich mich um zusätzliche Räumlichkeiten. In der Gemeinde hat es geheißen, es seien Plätze in einigen deutschen Sektionen frei, die sollten zuerst gefüllt werden. Doch die Eltern wollen nicht von Firmian nach Rentsch fahren.

 

Wie viele Kinder sind derzeit auf der Warteliste für die deutschen Kindergärten?

Um die 70, wobei man nicht weiß, welcher Sprachgruppe sie angehören. Vielleicht tut sich, nachdem die Polemik fortgeführt wird, etwas, und es lässt sich für kommenden Herbst ein Fertigbau auf Gemeindegrund organisieren. Ich spüre, dass der gute Wille da ist, eine Lösung zu finden.

 

Die Landesregierung hat zuletzt deutlich signalisiert, dass es die von der Bozner SVP geforderten Sprachtests im Kindergarten nicht geben wird.

Ja, da sind wir aus pädagogischen Gründen auch dagegen. Zweieinhalbjährige Kinder kann man beim Eintritt in den Kindergarten nicht testen. Die Eingewöhnungszeit ist eine sehr sensible Zeit in der Phase der Kindheit. Da sollten die Kinder positive Erfahrungen machen. Wenn wir sie da nach 20 Tagen testen und dann möglicherweise wegschicken, dann wären wir nicht kinderfreundlich.

 

Was schlagen Sie da vor?

Im italienischen Kindergarten gibt es das Sprachprojekt für alle Fünfjährigen. Das ist natürlich ein Unterschied gegenüber uns. Wenn Eltern die deutsche Sprache für jüngere Kinder wollen, bekommen sie dies, müssen aber zahlen. Im deutschen Kindergarten gibt es das bereits ab zweieinhalb Jahren.

 

Was natürlich ein Anreiz für italienische Eltern ist, ihre Kinder dort einzuschreiben?

Ja. Das könnte ein Argument sein. Wir denken natürlich sehr darüber nach, was sich da tut. Uns geht es immer um optimale Lösungen für Kinder, und wir teilen die Gruppen so ein, dass die Kinder untereinander ungefähr auf dem gleichen sprachlichen Niveau sind. Das ist unsere Schiene. Es gibt eine weitere Schwierigkeit: Kinder aus Migrationsfamilien lernen die deutsche Sprache viel schneller als Italiener, sie passen sich viel schneller an. Wenn italienischsprachige Kinder in ihrem häuslichen Umfeld einen gewissen deutschen Sprachhintergrund haben, tun sie sich natürlich auch leichter. Andere, die ohne diesen Hintergrund gewissermaßen in den Fischteich geworfen werden, erleben zum Teil einen Schock Man kann eben nicht dem Kindergarten die sprachliche Bildung aufbürden. Viele Eltern fordern trotzdem ihr Recht auf freie Einschreibung.

 

Wiederum die Bozner SVP hat darauf hingewiesen, dass in manchen deutschen Sektionen die deutschen Kinder in der Minderheit seien. Stimmt das ?

Ja, das gibt es. Zwei Drittel sprechen nicht die Sprache des Kindergartens. Da müssen wir im Herbst, etwa bei der Gruppenbildung. neue Überlegungen anstellen, um das besser in den Griff zu bekommen. Das kann man allerdings nur in den großen Kindergärten tun.

 

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22 pensieri riguardo “Plurilinguismo, genitori in campo

  1. Ich bin sehr erfreut über die Initiative der Eltern, die sich für ein mehrsprachiges Kindergarten- und Schulangebot einsetzen. In Brixen sind wir auch am Thema dran.

    Ich habe vier Kinder, die den italienischsprachigen Kindergarten in Brixen besucht haben, besuchen, bzw. ab Herbst besuchen werden (der Kleine…).

    Ich habe mit der Einschreibung der Kinder in den Kindergarten der zweiten Sprache nur positive Erfahrungen gemacht. Meine Frau ist Linguistin und ebenfalls deutscher Muttersprache.

    Was ich etwas kritisieren würde, ist der Umstand, dass in der Außendarstellung der Bozner Initiative der Aspekt der Vermischung eine tragende Rolle spielt, was sämtlichen politisch motivierenden Ängsten vor mehrsprachigen Kindergarten- und Schulmodellen Vorschub leistet und dazu angetan ist, uralte Rampoldsche Vorurteile zu bestätigen.

    Auch der Name Mix-ling deutet in diese Richtung und ich würde davor warnen, mehrsprachige Kinder als Gemischtsprachige zu bezeichnen. Ich gehe davon aus, dass es eine “gemischte Sprache” nicht gibt, bzw. halte das auch nicht für einen erstrebenswerten Zustand.

    Ich denke nicht, dass irgendjemand von der Initiative eine Mischsprache will, sondern dass sich alle Beteiligten für die Mehrsprachigkeit einsetzen.

  2. Lieber markus,
    du sprichst genau die vorbehalte an, die ich selber gegenüber dem namen und dem mischmaschigen untertitel hatte.
    Andererseits spricht auch einiges dafür, gerade diese provokation aufrecht zu erhalten und sie für die eigenen edlen (denn das sind sie!) zwecke zu nutzen.
    Dennwas ist das eigentlich revolutionäre an dieser intiative? und warum ist sie so sympathisch? Gerade WEIL sie das schöne-positive-begnadete der 2sprachigen kinder (und jene die es nach wunsch der eltern werden sollten) endlich lauthals benennt.
    Weil das 2sprachigsein immer als sciagura gesehen wurde in südtirol oder zumindest als problem oder im allergünstigsten fall als etwas zu belächelndes (siehe die witze über die armen hascher in salurn deren comodin neben dem lett steht).
    Am alleröftesten aber wird in südtirol bekanntermaßen das thema nobel beschwiegen. Es gibt weder statistiken noch groß angelegte studien zur entwicklung von 2sprachigen kindern.
    Bei der geburt eines kindes in südtirol kriegt frau ein dickes buch von der landesregierung, in dem drin steht, was zu tun ist, wenn das poppi den ersten zahn oder den ersten schnupfen kriegt – kein wort darüber, wie man damit umgehn kann, wenn das erste wort einer anderen sprache angehört als das zweite.
    Es ist tatsächlich eine mischlingssituation, die wir in unseren familien erleben und von der möchten wir ausgehen, um auf die verlogenheit des sprachenlernens in südtirol aufmerksam zu machen – denn an uns wird sie ganz besonders deutlich!
    Wir sind die spitze eines eisbergs… der zu schmelzen beginnt, dessen bin ich sicher!
    Ein begrüßenswerter klimawandel, gell? 🙂
    lieben gruß nach brixen & viel erfolg
    brigitte

  3. Liebe Brigitte,

    bitte versteh’ mich nicht falsch: Natürlich finde ich die Initiative gut und begrüße sie. Ich frage mich nur, ob man die Mehrsprachigkeit als Randphänomen – als Forderung einer gesellschaftlichen Elite – positioniert oder ob man das Anliegen ins Herz der Gesellschaft hineintragen will.

    Ich bin für letzteres, weil ich spüre, dass die Gesellschaft in Südtirol viel weiter ist, als die Politik. Und das betrifft auch Familien ohne Mehrsprachen-Hintergrund, die sich ganz einfach nur einen schwellenfreien Zugang ihrer Kinder zu mehrsprachigen Kindergarten- und Schulmodellen wünschen.

    Zur Zeit erleben wir ja einen regelrechten politischen Wettersturz…

    Herzlichst
    Markus

  4. caro Markus,va tutto bene,ma noi chiediamo anche un’attenzione che per decenni è stata nagata , per tutti quei bambini che sin dalla nascita vivono un contesto familiare plurilingue.Non è tutto facile per loro,o meglio,tutti sono convinti (purtroppo anche gli insegnanti di seconda lingua )che siano comunque migliori in seconda lingua .Trascorrono così molte ore scolastiche a non fare nulla,a non essere valorizzati , a non ricevere programmi personalizzati che li facciano crescere e migliorare, sono ” trasparenti “. Anche nel contesto ufficiale questi cittadini non esistono,sono,come tu ben sai, “altro”. Faccio parte dell’associazione sin dalla fondazione,anche per questo !

  5. Hallo Markus,

    Es freut mich, dass auch in Brixen der Wunsch für eine mehrsprachige Schule besteht und sie uns dabei unterstützen.
    Alle Kinder sind einzigartig und deshalb sollen alle Kinder soweit sie es wünschen, die Möglichkeit einer Mehrsprachigen Schule haben.
    Deshalb schließe ich mich gerne deiner Meinung an: wir wollen die Mehrsprachigkeit in gleicher Weise für die deutsch und italienischsprachen Kindern.
    Ich bin überzeugt, dass dies eine Voraussetzung für die Realisierung einer mehrsprachigen Schule ist.

    Herzlichst
    Franz

  6. Cara Rosina, ovviamente il problema esiste. Lo vedo anche osservando le “carriere scolastiche” dei miei bambini che hanno fatto tre anni di scuola materna italiana prima di essere stati iscritti all’elementare di lingua tedesca, dove nelle ore della seconda lingua si annoiano e invece di imparare perdono tanto di quello che avevano acquisito gioacando. Purtroppo – almeno per i due grandi – non è stato possibile iscriverli in una scuola pluriligue. Per i miei “piccoli” di quattro e due anni spero di trovare un’altra sitauzione quanto mi toccherà iscriverli alla scuola.

    Per me la più marcata assurdità del nostro sistema consiste nel fatte che per tantissimi giovani prima o poi arriva il momento di dover decidere sull’appartenenza ad uno dei gruppi e con la dichiarazione sono costretti a negare una parte della loro identità e una parte della loro famiglia.

    Sono – come scritto più in alto – a favore del plurilinguismo e mi aggrego alla vostra battaglia. Vorrei però sottolineare, e ho cercato di farlo, che non può essere il nostro obbiettivo “mischiare” qualcoso (come rischiano di suggerire “mix-ling” e l’utilizzo del termine “mistilingue”), ma di preparare il terreno per il plurilinguismo che vada ben oltre le lingue parlate in regione.

  7. nett finde ich in diesem zusammenhang den ausdruck “gesellschaftliche elite”, womit wir mestizenfamilien gemeint sind – MAGARI, markus, würde man uns in südtirol allgemeinerweise so sehen!
    davon sind wir leider noch weit entfernt.
    Natürlich ist unsere initiative offen für alle mehrsprachigkeitsinteressierten eltern und auch nicht-eltern!
    Ich wiederhole: an uns wird die absurdität unseres systems so besonders deutlich, dass wir die bahnbrecherInnen sein möchten… und wenn draus mal die elite wird… ben venga!
    liebe grüße brigitte

  8. Qualche commento lo voglio fare anch’io.
    Ich bin eine Mischehefrau, verheiratet mit einem Mischehemann, Mutter zweier Mischlingskinder. Ob ihr das hören wollt oder nicht, so ist es.
    Meine Kinder mischen die Sprachen (oh Gott!!! Welche Schande!), ja sie sagen “mi è freddo” (italienische Wörter mit deutscher Syntax) und “ich respirier nicht mehr” eine kreative Verkomplizierung des Verbs atmen. Aber auch: “ho giocato con la Ritterburg e mi si è rotta la Zinne” È evidente che castello dei cavalieri e merletto sono parole certamente più scomode.
    Ich finde es genial, sie können auf einen viel größeren Wortschatz zurückgreifen (nicht auf zwei Wortschätze) und die Vokabeln wählen, die am ehesten das ausdrücken, was sie spüren. Sag mal spannend auf italienisch! Sie können die Wörter benutzen, die ihnen am schnellsten einfallen, welche ein Glück. Und sie wissen genau, mit wem sie das dürfen, wer sie versteht. Sind wir bei der nonna, da wissen sie genau, was die nonna versteht und was nicht, genauso bei der Oma. Da wird dann nur Deutsch geredet, ein besonders schönes Deutsch und da fällt ihnen plötzlich auch atmen ein.
    Mescolare non sarà un obiettivo, caro Markus, ma è un dato di fatto, una realtà della nostra terra. Possiamo combatterla e demonizzarla, oppure vedere l’opportunità che dá, la risorsa che hanno i nostri figli. La scuola deve dare ai bambini l’esempio di lingue chiare e distinte (come facciamo noi genitori), ma tutte e due, o tre, senza gerarchia di prima e seconda. E deve trasmettere loro le due culture che stanno dietro ad ogni lingua. Tutte e due.
    Smettiamola, di fare quelli che sono aperti rispetto alle categorie della SVP, ma continuare a pensare in quegli schemi. Die Gesellscahft mag schon weiter sein als die Politik, ma noi siamo oltre ancora, e al contempo parte integrante di questa società.
    Non vogliamo essere un’ elite, non è un merito aver fatto dei figli con un compagno che parla un’altra lingua e nemmeno essere nati con due genitori che parlano lingue diverse. Però è un vantaggio, e se i nostri figlie e figlie crescono con la consapevolezza di avere questo vantaggio, volentieri si fermeranno ad allungare una mano a chi è più indietro. Ma se crescono col senso della vergogna non porterà vantaggio a nessuno.
    Wir wollen keine Elite sein, aber diesen Vorsprung, den wir haben, nutzen, um bahnbrechend sein zu können, um einen Schubs zu geben (spinta wäre hier doch besser…), um anderen die Angst zu nehmen, die ihnen Jahrzehnte lang eingejagt wurde. Misch-ling ist doch supertoll!!!

  9. Questa discussione è davvero bella e profonda.
    Se esiste una “lingua mista” o no, per esempio tra i bambini di famiglie miste (ma non solo), e come questa mescolanza funzioni, se sia creativa o no, se sia il motore del cambiamento delle lingue (come io credo: se non si ha una visione statica, ma dinamica, le lingue sono isole strutturate immerse in un mare in movimento di sfumature, varianti, contaminazioni, che costituiscono una secie di “brodo primordiale” dal quale emergono nel tempo i nuovi elementi che strutturano-variano-innovano una lingua) o una pericolosa malattia infettiva (come pensano i “puristi”) – tutto ciò, credo, lo dovremmo lasciare alla libera ricerca dei linguisti.

    E’ una questione scientifica. E collegata a questa c’è la questione dello status dei dialetti (altro brodo primordiale, non codificato in lingua scritta, dunque molto più mobile -quello sudtirolese è un bell’esempio che gode di prestigio)che sono lingue miste e fluide per antonomasia, anche se sono lingue a tutti gli effetti.

    Altra questione è la definizione di lingua, che cosa sia, che cosa la distingua dalle altre più vicine, quali siano le colonne di una lingua (senza le quali non è più tale) e quali gli elementi variabili (io direi: la sintassi fa la lingua, non i termini. Ich hab eine multa gekriegt è una frase in tedesco. Ich habe gekriegt eine multa non è più in tedesco perché cade la sintassi).

    Ecco, su tutte queste cose, lo ripeto, è bene che dica la sua la scienza e la ricerca, lascita libera al massimo in una fase in cui gli stati nazionali (che hanno strutturato le lingue e il purismo linguistico per motivi politico-militari) stanno tramontando e il mondo si muove in una nuova grosse wanderung.

    Ma in Sudtirolo le cose non vanno così. In Sudtirolo il nazionalismo nano (e che sia a dimensioni ridotte non lo fa meno nazionalismo nei principi) ha politicizzato la questione della lingua, come fondamento della Nationsbildung. Un processo che in Europa gli stati nazionali hanno vissuto tra il 1400 e il 1800 (1lingua=1nazione teoricamente, in pratica: 1nazione=1 lingua, a costo di inventarla) in Sudtirolo è stato messo in atto dal 1918 il poi e soprattutto dopo il 1945 per inventare, tenere insieme la Nazione-Sudtirolo.

    Rampold è stato il grande teorico di questo nazionalismo linguistico e ha combattuto per motvi politici ogni sospetto che il mescolamento abbia senso, perché per lui lingua=identità e se la lingua vacilla, vacilla l’identità. Così tutto il dibattito si è avvelenato e chi la pensa come Raffaela (ma soprattutto chi vive la realtà quotidiana della mescolanza, dei tanti grigi che stanno in mezzo al bianco-nero) è stato demonizzato e indicato come distruttore dell’identità e della patria.

    Purtroppo Rampold ha lasciato una traccia molto profonda nella coscienza della popolazione e nella cultura diffusa (dal Dolomiten). Per cui al massimo si può ammetere la conoscenza di più lingue, ma che esse restino chiare e distinte, che la loro conoscenza sia meramente strumentale! Cioè che si lasci intatta la integrità e la distanza tra diverse identità.

    Tutto questo nega la realtà della mescolanza vissuta, il perdersi e ritrovarsi continuo che sperimenta chi la vive, nega la possibilità che da questa socializzazione mista emerga un’identità sudtirolese indivisa, qualcosa di diverso dalle identità separate (magari nebeneinander, ma divise) che oggi vogliono continuare cocciutamente a dominare il campo.
    Di qui la paura verso termini che rimandino a qualcosa di più complesso e inquietante di un semplice condominio. Dal peso di questa tradizione credo vengano i timori di Markus.

    Però una domanda bisogna farsela: quando avremo finalmente il coraggio di liberarsi di Joseph Rampold?

  10. Non posso che riconoscermi in quello che dice Raffaela,perchè come lei osservo quotidianamente gli sforzi ed i dribblings dei miei figli per parlarsi tra loro o con me o con il padre.Ho adottato il metodo di ripetere in italiano corretto quello che dicono in mix e così fa Franz.Ma la lingua veloce tra loro è un’altra cosa…Come sarebbe la loro competenza linguistica in tutte e due le lingue se avessero avuto l’opportunità di frequentare una scuola che li RISPETTASSE profondamente ? Penso che sarebbero più sicuri ,non in lingua ,ma nel profondo.

    E che bello vederli usare le parole più adatte alla circostanza

    KUSCHELIG TEPPA GENIESEN BANDUS

  11. Ich denke, zwei Dinge sind im Zusammenhang mit mehrsprachiger Schule wichtig: die politische Anerkennung der “Mixlinge” – und “Mix-ling” hat zu Recht auch an die MigrantInnen gedacht (super!!) – und die Förderung/Forderung von Mehrsprachigkeit in der Schule (endlich!).

    Eines bitte ich jedoch AUCH zu bedenken: selbst die mehrsprachige Schule kann nicht alle Probleme lösen und v.a. L2-LehrerInnen sollten nicht die Buhmänner und -frauen einer (langersehnten) wünschenswerten mehrsprachigen Gesellschaft werden.

    Die Schule ist auch ein Kind ihrer Zeit, und von ihr die Dekonstruktion von Mythen wie Nation-Sprache-Volk zu verlangen, Zusammenhänge, die R. Dello Sbarba treffend darlegt (siehe Rampold & Co.), kommt einer Forderung gleich, die sie allein nicht leisten kann, und worin sie auch keine Vorreiterrolle übernehmen wird.
    Dazu braucht es die Zusammenarbeit eines kulturellen Umfeldes, das sich nun endlich auf breiterer, vernetzter Ebene entwickelt und konstituiert. Wie WUNDERBAR!!! Weiter so, aber kritisch und ohne soluzioni facili, denn den Schwarzen Peter zücken, dazu braucht es nicht viel, aber das kann viel zerstören.

  12. @Corinna

    selbst die mehrsprachige Schule kann nicht alle Probleme lösen

    D’accordo, pero’ da qualche parte bisogna pure cominciare e io credo che la scuola sia il punto di partenza operativamente piu’ importante. Del resto, di qualche resonsabilità diretta la scuola dovrà pure farsi carico, senza rimadare in ogni momento alla necessità di una Entmythisierung e quindi al tema di una nuova coscienza sociale, collegato con quello della conoscenza dell’altro e della rimozione del pregiudizio.

    In caso contrario ho paura che staremo qui ancora per anni senza muovere un dito a discutere di dove stiano le vere causa del problema del mancato bilinguismo.

    Bisogna invece affrontare il problema pragmaticamamente e cioè progettando una scuola bilingue operativa, senza ideologie di sottofondo. Fondamentale è realizzare una scuola bilingue, non tanto progettare una alternativa al sistema.

  13. Caro Riccardo
    ho appena letto su Repubblica l’articolo sulla battaglia, importante, delle scuole dell’infanzia a Bolzano.
    Comiciare dalla più tenera età a “testare” le competenze linguistiche tralasciando qualsiasi considerazione sulla capacità di usarle come mezzi (i fini dovrebbero essere attinento all’idealità, ai territori del’utopia, alle possibili solidarietà relazionali, alla salvaguardia degli affetti) è un segno funesto dei tempi che siamo costretti a vivere: obbligati come siamo a una sorta di socializzazione forzata e superficiale, affidata all’apparenza e all’effimero più che ad aspetti profondi e permanenti; sospinti all’efficienza produttiva e coartati in un concetto meschino e riduttivo di “utile”; costretti a nascondere i segni dell’inquietudine, la limitatezza, la fragilità, la mancanza e la diversità che potrebbero, invece, creare il senso di una comune appartenenza.
    Un abbraccio,
    Antonella Galanti
    (università di Pisa)

  14. Cara Antonella,
    qui purtroppo vige la regola della prestazione (e poi ci si stupisce se abbiamo il record dei suicidi), il cittadino viene considerato con sospetto, il bambino come un diavoletto da disciplinare, la lingua come fondamento dell’identità “nazionale”, per cui è bene che si identifichi con una sola. L’incerto, il promiscuo, il misto è bandito e considerato come un pericolo. Così va il mondo alla frontiera…

  15. Questa cosa del record dei suicidi non la sapevo…
    E’ interessantissima. Il suicidio nasce anche, secondo me (e mi riferisco sia a quello vero e proprio che a quello metaforico), quando si è preda di istanze opposte ma ugualmente potenti tra le quali non è possibile scegliere.
    Il conflitto va attraversato, non negato perché il risultato sarebbe lo stesso che si otterrebbe esasperandolo.

  16. @ corinna
    liebe corinna,
    nein, bitte keine buhfrauen und männer!
    Und keine schuldzuweisungen an die lehrpersonen, schon gar nicht a die L2’s!
    Schule löst nicht alle probleme und wenn dann nur gemeinsam: Lehrpersonen, eltern, schülerInnen…und eine politik, die die jungen menschen und ihre zukunft wichtiger nimmt als die paragraphen!
    lieben solidarischen gruß brigitte

  17. Liebe brigitte,
    bin ganz deiner meinung: nur eine zusammenarbeit bringt’s! nur ist halt manchmal die tentazione groß, schon mal die verantwortung auf andere abzuschieben (langeweile..)… und damit eine kleine antwort an enrico:
    non intendevo escludere la scuola dalla discussione su Mythen ecc. e credo che dalle/gli insegnanti (tutte/i!) debba arrivare una risposta costruttiva al bagaglio storico-sociale-ecc che accompagna l’insegnamento L2. Ma chi insegna L2 lo fa già (chi più chi meno) ogni giorno – penso alle mie insegnanti delle medie (20 anni fa! :o)… Una nuova coscienza sociale c’è già, sta crescendo, e bisogna farla crescere ancora! Quindi: ottimismo e sù le maniche!
    E mi chiedo: ma una scuola bilingue, non è già in sostanza un’alternativa al sistema?

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