Francesco Gesualdi, Sobrietà

sobrieta

Il mondo siede su due bombe: quella sociale e quella ambientale. Mentre le risorse si fanno sempre più scarse, alcuni segnali, come il cambiamento del clima, ci mandano a dire che gli equilibri naturali si stanno alterando. Nel contempo sappiamo che la maggior parte della popolazione terrestre non riesce a soddisfare neanche i bisogni fondamentali: il cibo, l’acqua potabile, il vestiario, l’alloggio, l’istruzione di base. Così ci troviamo di fronte ad un dilemma angosciante: più crescita economica per uscire dalla povertà o meno crescita economica per salvare il pianeta? Eppure c’è un modo per coniugare equità e sostenibilità. La soluzione è che i ricchi si convertano alla sobrietà. Ossia che accettino uno stile di vita, personale e collettivo, più parsimonioso, più pulito, più lento, più inserito nei cicli naturali, in modo da lasciare ai poveri le risorse e gli spazi ambientali di cui hanno bisogno.

 

 

Varie esperienze personali e di gruppo dimostrano che la sobrietà è possibile ed è liberante. Ma la sobrietà preoccupa per i suoi risvolti sociali. In primo luogo l’occupazione. Se consumiamo di meno, come creeremo nuovi posti di lavoro? Parallelamente siamo preoccupati per i servizi pubblici. Se produciamo di meno, e quindi guadagniamo di meno, chi fornirà allo stato i soldi per garantirci istruzione, sanità, viabilità, trasporti pubblici? In conclusione, è possibile vivere bene con meno? E’ possibile coniugare sobrietà con piena occupazione e garanzia dei bisogni fondamentali per tutti? E’ possibile passare dall’economia della crescita all’economia del limite, facendo vivere tutti in maniera sicura?
Questo libro dimostra che è possibile purché si sappiano mettere in atto quattro rivoluzioni: la rivoluzione degli stili di vita, la rivoluzione della produzione e della tecnologia, la rivoluzione del lavoro, la rivoluzione dell’economia pubblica. Il libro è composto da otto capitoli. Il primo, intitolato Squilibri scandalosi, dà una panoramica degli squilibri esistenti a livello mondiale nella distribuzione della ricchezza, nei consumi e nella produzione di rifiuti. Il secondo, intitolato Ricchezza ladra, dà una breve descrizione dei meccanismi attraverso i quali il Nord continua ad arricchirsi alle spalle del Sud, mettendo l’accento sul ruolo di rapina delle multinazionali petrolifere e sullo sfruttamento del lavoro nell’epoca della globalizzazione. Il terzo capitolo, intitolato Obbligatorio dimagrire, si concentra sull’esaurimento delle risorse e sui dissesti ambientali. Il quarto capitolo, intitolato La sobrietà come stile di vita, descrive come si può passare, in concreto, da uno stile di vita consumista ad uno stile sobrio. Il quinto capitolo, intitolato Reinventare la produzione, si sofferma sui cambiamenti da introdurre in ambito produttivo ed in particolare sul ruolo dell’energia rinnovabile, sulla centralità dell’economia locale, sulla necessità di passare dalla vendita di beni alla vendita di servizi per responsabilizzare le imprese sui rifiuti. Il sesto capitolo, intitolato L’economia del bene comune, difende l’economia pubblica come garante dei diritti di tutti e prospetta la tassazione del tempo, in alternativa alla tassazione dei redditi, come formula per costruire una forte economia pubblica in un contesto di rallentamento economico. Il settimo capitolo, intitolato Lavorare su tre gambe, dimostra come è possibile garantire la piena occupazione, pur producendo di meno, a patto di rinforzare l’economia pubblica e di valorizzare il fai da te tramite i canali di economia alternativa come le Banche del tempo. L’ottavo capitolo, intitolato Da qui a là, indica cosa possiamo fare in concreto, sul piano personale e collettivo, per spingere il sistema verso un’economia sobria e solidale.

 

Francuccio Gesualdi era uno dei ragazzi di Barbiana educati da don Lorenzo Milani. Ora dirige il “Centro Nuovo Modello di Sviluppo” di Vecchiano (Pisa). Un luogo prezioso di riflessione sulla svolta ecologica.

 

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