I patrioti del monolinguismo

bild-zweisprBOCCIATA IN CONSIGLIO PROVINCIALE LA PROPOSTA VERDE DI SCUOLA BILINGUE.

LE DESTRE ITALIANA E TEDESCA UNITE PER LA SCUOLA MONOLINGUE, LA SVP PROMETTE ETERNA SEPARAZIONE, IL CENTROSINISTRA SI NASCONDE. DIBATTITO SERRATO, VOTI A RAFFICA E MOLTE SORPRESE.

 

Che l’avrebbero bocciato, a 4 mesi dalle elezioni, c’era da aspettarselo. Ma il dibattito in Consiglio provinciale sul nostro ordine del giorno (leggi: odg-scuola-bilingue) sulla scuola bilingue ha riservato diverse novità. La più significativa: la destra italiana (An e Unitalia) si è schierata nettamente contro la istituzione di sezioni bilingui, rivendicando solo “libertà per la scuola italiana”. Se si fa la scuola bilingue – ha detto Urzì – alla scuola italiana non ci va più nessuno. Lui e Seppi hanno insistito sul legame tra scuola di gruppo, lingua e identità “nazionale”, fattore fondamentale secondo loro soprattutto qui in Sudtirolo. La scuola bilingue farebbe perdere l’identificazione con la lingua e dunque l’identità, portando alla fine del gruppo etnico. “La scuola deve essere chiaramente o italiana, o tedesca” ha detto Seppi.

Identica l’argomentazione di Eva Klotz e dei Freiheitlichen: qualsiasi esperimento è un tradimento della minoranza linguistica. Per la Klotz, i figli di famiglie mistilingui “dimostrano notevoli incertezze linguistiche e identitarie”. Baumgartner (Svp) li ha rassicurati: primo obbiettivo della Volkspartei “è che le scuole restino nettamente divise”.

Nel mio intervento ho cercato di dimostrare che queste paure sono infondate, , che la società chiede più coraggio, che i figli di famiglie miste sprecano le loro risorse in una scuola monolingue, che i ladini hanno la scuola trilingue ma il loro numero aumenta di censimento in censimento, che questa idea del legame lingua-identità–popolo è tipica del nazionalismo ottocentesco e il fatto che sia applicata a un territorio piccolo non la fa meno nazionalistica (Eva Klotz mi ha corretto: “non è nazionalismo, è patriottismo!”). Gli assessori Saurer e Gnecchi hanno difeso l’importanza del bilinguismo, ma hanno poi votato conto l’ordine del giorno.

E a proposito del voto (assai significativo), che è avvenuto per parti separate, ecco in dettaglio com’è andata:

Ø      Sulla parte introduttiva (eccetto punto 6)  hanno votato sì Verdi, An, Forza Italia. Gnecchi si è astenuta. No da Svp e opposizione tedesca.

Ø      Sul punto 6 della parte introduttiva (“In diversi centri della provincia sono state raccolte centinaia di firme per la scuola bilingue”) hanno votato sì solo i Verdi e Pasquali (FI), contro An, Unitalia, Gnecchi, Svp e opposizione tedesca.

Ø      Sul punto 1 della parte impegnativa (“riconoscere autonomia di sperimentazione alle scuole, compreso uso veicolare della lingua e apprendimento precoce”) sì di Verdi, An, FI, no di Gnecchi, Svp, opposizione tedesca.

Ø      Sul punto 2 (“consentire istituzione sezioni plurilingui sul modello ladino”) sì solo da Verdi e Pasquali (FI), no da tutti gli altri. Gnecchi non ha partecipato al voto.

Ø      Sul punto 3 (“sostegno di intendenze, istituti pedagogici e università alle sperimentazioni di cui sopra”) sì di Verdi, An, FI e no di Gnecchi, Svp e opposizione tedesca.

 

Il resoconto del dibattito lo trovate nei comunicati dell’ufficio stampa del Consiglio provinciale.

Qui in italiano.

Qui in tedesco.

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14 thoughts on “I patrioti del monolinguismo

  1. Grazie Riccardo per il resoconto della votazione punto per punto.

    Provo ad analizzare i risultati delle votazioni prescindendo dai diversi atteggiamenti dei consiglieri sulla questione “lingua-cultura-identità”, tema che trova di certo inaspettate convergenze trasversali, ma che puo’ essere ininfluente rispetto alle proposte operative da adottare.

    Faccio un esempio: personalmente io sono convinto che la costruzione dell’identità sia indipendente da una lingua e anche che ogni lingua sia adeguata ad esprimere i contenuti di ogni cultura ma questo ha poco a che fare, mi sembra, con le proposte che ho sempre fatto in tema di scuola plurilingue (comunque non sono un consigliere provinciale per cui l’esempio è addirittura poco calzante…)

    Tornando al tema della votazione sul l’ODG, dai tuoi dati mi risulta che:

    Verdi e FI hanno votato sempre si all’ ODG;
    AN ha votato no solo sulla raccolta di firme in premessa e sull’estensione del modello ladino;
    Luisa Gnecchi non ha mai votato si all’ ODG;
    La SVP e l’opposizione tedesca hanno votato sempre no al tuo ODG;
    Donato Seppi non ci hai detto come ha votato.

    Sulla questione dell’estensione del modello ladino bisogna naturalmente capire che, proposto in quel modo nell’ODG, sembra la proposta di un modello alternativo, esattamente quel tipo di modello che che i Verdi dichiarano di non volere. Se la questione è terminologica che ci voleva a togliere il riferimento all’estensione del modello ladino dall’ODG o a riformularla? E che ci voleva a togliere in premessa il riferimento a una raccolta firme solo di area Arcobaleno?

    Un punto davvero importante dell’ODG mi sembra comunque: ” creare tutti i presupposti operativi, in stretta collaborazione con le tre intendenze scolastiche e con l’università, affinché le sperimentazioni di cui ai punti 1 e 2 siano coronate da successo e vengano accompagnate da un costante sostegno operativo e scientifico.” La richiesta vale indipendentemente dai punti 1 e 2, considerato che sperimentazioni sul piano dell’innovazione didattica già esistono e che sono, a mio avviso, abbastanza poco supportate.

    Rispetto a questo punto (che raccoglie il voto favorevole di Verdi FI e AN) mi sembra incomprensibile il no di Luisa Gnecchi, allineato a quello della SVP e dell’opposizione tedesca, come la chiami tu.

    In conclusione, non capisco perchè in questo tuo post la tua critica vada alla destra (italiana o tedesca che sia) in termini di diversa visione del mondo , quando la destra italiana ha votato nella sostanza a favore dell’ ODG e Luisa Gnecchi, quando è andata bene, non ha partecipato alla votazione.

    Qesto sempre che non abbia sbagliato a leggere i dati che hai fornito, nel caso correggimi.

  2. @Enrico. Dunque:

    1. Come ha votato Seppi non l’ho visto (la votazione era per alzata di mano), però nel dibattito si era dichiarato strenuo difensore della scuola divisa, con la massima libertà per la scuola italiana. Dunque identica posizione di An, che credo abbia seguito nel voto. Anche Cigolla non l’ho visto, del resto non ha mai parlato, non so se era presente al voto, è un politico trasparente (e forse per questo sempre in sella?).
    Tu dici che la destra italiana ha votato il nostro documento. Ne ha votato una parte, con un’operazione chirurgica: sì a tutto quello che poteva dare spazio alla scuola italiana, no a qualsiasi proposta di scuola bilingue. Se si mette insieme quello che hanno votato e si leva quello che non hanno votato, viene fuori un altro documento e un’altra politica. Loro vogliono la scuola separata, pur libera di sperimentare, ma separata. Loro fanno lo stesso discorso della Svp sul “patriottismo linguistico”. Questa è la differenza profonda con la nostra linea. In fondo, la loro linea è identica a quello che concretamente già fa Luisa. Al suo posto, Urzì non farebbe nè potrebbe fare di più.

    2. E’ vero che chi ha votato sempre con noi è Pasquali di FI, e non so se è una posizione sua personale (lui con FI ormai ha poco a che fare, mi sembra) e del partito e se sì, sono curioso di vedere come troveranno un accordo dentro il partito unico PdL.

    3. La posizione di Luisa Gnecchi è un po’ più complessa. Luisa credo sia arrivata alla convinzione che una scuola bilingue per ora non è possibile. Che dunque quello che si può fare è potenziare il più possibile le sperimentazioni nella sola scuola italiana, passo dopo passo. E dei risultati molto positivi in questo senso li ha raggiunti, noi Verdi l’abbiamo sempre sostenuta in questo e in Consiglio l’abbiamo difesa dagli attacchi dei Pahl e delle Klotz, pur consapevoli dei limiti che – a nostro parere – ha un pur pregevole esperimento bilingue innestato però in una scuola monolingue come quella italiana.
    Dunque la sua posizione è dettata da quello che lei considera il realismo.
    Naturalmente non mi nascondo che nel suo partito, il Pd, ci sono anche altre posizioni: c’è chi (penso a tutta la ex Margherita, ma non solo) si concepisce come partito di governo del gruppo italiano (evitando che la destra italiana vada in giunta) e dunque si limita alla rivendicazione di libertà per la scuola italiana e sottolinea l’autonomia dei gruppi linguistici ognuno per la propria scuola e cultura (cosa che molto interetnica non è).
    Questa linea trova ora ancoraggio nella riforma della scuola (Dlp 147/07) che stiamo discutendo in consiglio, firmata Saurer-Gnecchi-Mussner, e che all’articolo 15 sancisce nero su bianco che scuola italiana, tedesca e ladina andranno ognuna per conto suo con linee guida separate su tutti gli aspetti didattici (“la Giunta provinciale approva distintamente per le scuole dei tre gruppi linguistici le indicazioni provinciali per la definizione dei curricoli relativi alla scuola primaria e alla scuola secondaria di primo grado”). Una cosa così non era stata mai scritta.
    Noi Verdi (solo noi) abbiamo presentato un emendamento per cancellare questo comma, lo votiamo forse oggi, vedremo se sarà approvato (credo di no) e come voterà Luisa (credo: NO, perché lei difende quel passo come strumento che le consente di non recepire nella scuola italiana le norme “morattiane” recepite invece nella scuola tedesca).
    Questa delle “scuole parallele”, ognuna libera di far quel che vuole, è una linea sostenuta in fondo dalla maggior parte della stampa italiana e anche dalla destra italiana; è ciò che Durnwalder “consente” se non si grida troppo sulle sperimentazioni.
    Come assessora Luisa ha in più la cosiddetta “disciplina di giunta”, che lei rispetta. La regola cioè che la giunta vota tutta insieme allo stesso modo. Dunque lei vota con la Svp per avere in cambio il voto dalla Svp sulle sue cose.
    Con questa legge sulla scuola, però, questo tacito patto è saltato completamente, perché nessuna delle proposte di Luisa è stata appoggiata dalla Svp, col risultato che prima lei ha votato contro le proposte Verdi, ma poi la Svp ha votato comunque contro le proposte di Luisa e che solo noi Verdi abbiamo votato insieme a Luisa gli emendamenti suoi e nostri sulla scuola laica, che purtroppo sono stati respinti.
    Vedremo quale sarà la linea del Pd una volta che Luisa (che ha una storia tutta sua, non riducibile al Pd) è fuori dal consiglio, sostituita da chi sarà eletto a ottobre (Tommasini? Repetto?).

    4. Sul modello ladino: credo tu abbia equivocato il contenuto della mozione, che invece è stato capito da tutti qui in aula, tanto che nessuno ha fatto la tua obiezione (e ti garantisco che hanno cercato tutti i contro-argomenti possibili).
    Si chiedeva l’istituzione sperimentale di sezioni plurilingui (sezioni, non intere scuole!) come offerta ulteriore che si pone accanto (e non sostituisce) la scuola in madrelingua. Per autorizzare queste sezioni plurilingui ci si può riferire giuridicamente al modello plurilingue ladino, che è una realtà statutariamente sancita. Per dire che non si inventa nulla di estraneo al sistema scolastico sudtirolese.
    Questo non vuol dire affatto che diventa l’unica scuola, come nelle valli ladine.

    5. La raccolta di firme per la scuola bilingue. Quella fatta a Bolzano dal gruppo consiliare ecosociale è stata solo una di queste raccolte di firme. Altre ce ne sono state a Bressanone e Vipiteno, promosse dalle Bürgerlisten, altre in Puestria, a Appiano e nell’Oltradige promosse spontaneamente da gruppi di genitori, neppure collegati l’uno con l’altro. Il tutto negli ultimi due-tre anni.

  3. Ultime notizie dal Consiglio provinciale.

    1. La discussione sull’articolo 15 è stata interrotta perché la Svp si è divisa sull’autonomia delle scuole nel decidere sul monte ore opzionale facoltativo: la giunta vuol deciderlo lei stessa centralmente e imporlo alle scuole, Pardeller (spinto dal sindacato scuola dell’Asgb) ha proposto invece di demandare alle scuole la decisione. Noi siamo sulla stessa posizione e abbiamo presentato un simile emendamento. Per paura che in una votazione segreta il nostro emendamento o quello di Pardeller passassero, la Svp ha chiesto l’interruzione della seduta alle 17,45. Per andare a vedere la partita e tifare Italia? (io invece stavolta tifo Romania, sarebbe una bella rivincita sulle espulsioni di massa).

    2. Nessun dubbio invece sul comma sulla separazione delle scuole con “indicazioni provinciali separate per gruppo linguistico”. Alle nostre obiezioni contro la sanzione delle “scuole parallele”, Otto Saurer ha risposto che “bisogna riconoscere che in Sudtirolo c’è una scuola italiana che guarda al sistema dell’Italia e una scuola tedesca che guarda al sistema scolastico germanico-austriaco” (significa che non esiste un Sudtirolo, ma due Sudtiroli che sono “penisole” di continenti separati).
    Luisa Gnecchi ha detto che è vero che “le tre scuole in questi anni hanno percorso itinerari diversi” e che per la scuola italiana questo ha significato la libertà di non applicare le norme Moratti e di fare sperimentazione linguistica. Urzì d’accordo annuiva.

    Ovviamente la nostra idea è che l’autonomia non sia delle sovrintendenze ma delle singole scuole, non sia dei gruppi linguistici ma di ciascuna scuola, che ci dovrebe essere un quadro unitario europeo per tutti e poi itinerari autonomi delle singole scuole, che bello sarebbe che le differenze fossero territoriali – per esempio – e non etniche. E che le migliori pratiche si diffondessero tra le scuole, von welcher Sprachgruppe auch immer.

    Per i resoconti su questo punto vedi:
    – in italiano: http://www.consiglio-bz.org/press-landtag/lndtg_news_i.asp?art=222435
    – in tedesco: http://www.landtag-bz.org/press-landtag/lndtg_news_d.asp?art=222434&HLM=1

  4. In effetti, il comma 5 dell’art. 14 è l’unica cosa buona della legge: “Al fine di migliorare le conoscenze plurilingui delle alunne e degli alunni, le scuole possono avviare progetti innovativi di insegnamento delle lingue nel rispetto dell’articolo 19 dello Statuto di autonomia e con le indicazioni della Giunta provinciale”.
    Con questo vengono abbastanza protette le sperimentazioni in corso nelle scuole italiane. Però:
    1. Da scordarsi comunque la collaborazione con l’intendenza tedesca (preziosa per esempio per garantire gli insegnanti di madrelingua per le materie in immersione).
    2. Inseriuto nel contesto, possono pesare quei riferimenti all’articolo 19 e alle indicazioni della Giunta. Insomma, dipende da chi è l’assessore. E l’unica cosa certa è che: non sarà più Luisa.
    3. Visto che tutta la legge separa ancora di più scuola tedesca e scuola italiana (indicazioni provinciali divise per gruppo linguistico) è abbastanza certo che tutto questo non interesserà la scuola tedesca. E questo può andare bene per chi pensa e agisce solo in italiano, ma non basta a chi pensa in due lingue e due culture e si assume la responsabilità di entrambi i mondi.
    Un passp avanti, insomma, Ma il cielo del Sudtirolo resta diviso.

  5. Per passare inosservato intervengo solo ora nel dibattito sulla scuola bilingue, anche perché l’idea che ho è del tutto originale e con il voto in C.P. non c’entra nulla. Parte dal presupposto che il desiderio di conoscenza si sviluppa attraverso dei meccanismi ormai noti in cui, semplificando al massimo, l’elemento essenziale è l’“amore” con cui si affronta lo studio. Per questo la mia idea è che la seconda lingua (meglio in una scuola bilingue, ma non necessariamente) non sia soggetta a valutazione, sia studiata ma senza voti né esami. Renderla libera, non meritocratica. Non so se ci siano le condizioni per mettere in pratica ciò che dico, non so se la legge lo consenta, ma certo, proprio perché lontana dalla logica comune, potrebbe innescare un processo di formazione diverso negli studenti che spesso rifiutano L2 perché la sentono come un fardello politico-sociale.
    L’idea è da sviluppare e potrebbe essere nella sua semplicità rivoluzionaria. La scuola (meglio se bilingue, ma non necessariamente) non sarebbe più uno strumento d’emarginazione in funzione della conoscenza della seconda lingua ma un non-luogo dove affermare, secondo le proprie possibilità, un dialogo inter-culturale.
    Servirebbe ad attenuare il disagio di molti studenti, soprattutto con genitori monolingui, che ancor più di una volta con l’aumento delle famiglie mistilingue (condizione di partenza privilegiata e auspicabile) si sentono emarginati in una provincia in cui il monopolio del posto di lavoro”buono” e l’affermazione sociale è una prerogativa dei bilingui.

  6. Se qualcuno di madrelingua italiano vuole imparare il tedesco (se c’è la forte volontà), allora ci riesce e anche bene.

    Purtroppo manca alla grande la volontà. E per questo in provincia trovi gente nata negli anni 70, 80 o più in qui che manco parla una parola. Questo è il mio pensiero per essere contrario alle scuole bilingue.

    Oggi logicamente questi soggetti (sono miei collaboratori) piangono per la loro carriera stroncata per causa della incapacità di parlare ne il tedesco. Dell’inglese non parliamone.

  7. Caro Sergio,
    l’ho già scritto. Intanto il Pd è in maggioranza e ha deciso di rispettare la “disciplina di giunta”. Credo poi che il grosso del Pd sia convinto che una vera scuola bilingue per ora non è possibile. Che dunque quello che si può fare è potenziare il più possibile le sperimentazioni nella sola scuola italiana. E dei risultati molto positivi in questo senso Luisa Gnecchi li ha raggiunti, noi Verdi l’abbiamo sempre sostenuta in questo, pur consapevoli dei limiti che – a nostro parere – ha un pur pregevole esperimento bilingue innestato però in una scuola monolingue come quella italiana.
    Questo per la componente ex Ds. Poi nel Pd ci sono anche altre posizioni: c’è chi (penso a tutta la ex Margherita, ma non solo) si concepisce come partito di governo del gruppo italiano e dunque si limita alla rivendicazione di libertà per la scuola italiana e sottolinea l’autonomia dei gruppi linguistici ognuno per la propria scuola e cultura.
    Questa delle “scuole parallele”, ognuna libera di far quel che vuole, è una linea sostenuta in fondo dalla maggior parte della stampa italiana e anche dalla destra italiana; è ciò che Durnwalder “consente” se non si grida troppo sulle sperimentazioni.
    Fin qui quel che è successo in questa legislatura. Vedremo come si evolveranno le posizioni in futuro. C’è la candidata del Pd Repetto che ha proposto la “scuola europea” e a questo ha legato – mi pare – la propria candidatura e la propria “distinzione” del resto della lista. Vedremo che cosa succederà dopo le elezioni, chi sarà eletto/a, chi andrà in giunta e quel che farà.

  8. La mia domanda era appunto per capire se la linea di Luisa Gnecchi che tu hai descritto in precedenza era poi la linea del Pd. In sostanza significa che chi sta in Giunta deve per forza sposare le posizioni di SVP. Mi domando se questa linea sia compresa e/o condivisa dalla base elettorale del Pd.

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