La rana siamo noi

rana

Forza Museion, resisti.

Non ascoltare i cacciatori di rane.

  

Così nella Svp è caduta un’altra diga, quella del rispetto dell’arte e della cultura. Chiedono la messa al bando dell’“arte degenerata”. Bisogna indignarsi. Un mese fa avevamo festeggiato l’ingresso dell’Alto Adige nella contemporaneità. Oggi mezzo mondo ride di noi.

Passerà alla storia come l’estate della rana, un caso per nulla artistico e tutto politico. Senza elezioni in autunno il povero ranocchio sarebbe passato inosservato. Tale era passato la mattina dell’inaugurazione. Io c’ero, posso testimoniare.

Assessori e assessoresse, Obmann e Landeshauptmann, uomini di mondo e, mi par di ricordare, anche di fede avevano dedicato al ranocchio appena un’occhiata. Crocefisso, poverello, che pena!

Ma quando il giornale “Zett” li ha chiamati a sera annunciando che avrebbe sbattuto il rospo in prima pagina, tutti si sono ricreduti: che scandalo, quella rana!

Sono seguiti, nell’ordine: il Durnwalder furioso, la Kasslatter piangente, gli Schützen imbufaliti, la semicensura formato “Zett” (clamoroso caso di pubblicità gratuita), il Pahl famelico e il Pichler Rolle censore. Effetto domino pre-elettorale: gli oltranzisti partono e la Svp gli corre dietro. Succede da mesi su tutto.

Stop, adesso. Respiro profondo, prendiamo la distanza e chiediamoci: che cosa ci dice tutta questa cagnara per la rana?

Ci dice che c’è chi ci ritiene tutti minorenni da tenere sotto tutela. È una visione non solo illiberale ma nemica della società, di noi cittadini e cittadine in carne ed ossa. Non si fidano di noi, della nostra intelligenza, del nostro discernimento (a me per esempio l’opera non piace, ma mai vorrei vederla al bando). Pensano che le persone “vadano costrette al loro bene”, perché spontaneamente tendono al peccato.

Il linguista americano Gorge Lakoff lo chiama “il modello del padre severo”, essenza del pensiero conservatore. Secondo questo modello, il mondo è pericoloso, l’essere umano nasce cattivo e va costretto a diventare buono imponendogli un’autorità morale superiore.

Qui in Alto Adige si aggiunge il mito della decadenza. C’era una volta un piccolo popolo che lottò come Davide contro Golia, e vinse, ed entrò ingenuo in un’età dell’oro nella quale la corruzione è in agguato e il gran mondo affascina e confonde. Qualche giovane sudtirolese tifa Italia ai mondiali, gli atleti delle valli vestono l’azzurro, i politici tutto negoziano senza principi dilapidando il patrimonio degli antenati.

Scandalo. Esce un’indagine demoscopica secondo cui la Svp non è più credibile nella difesa delle tradizioni e della Heimat. Si impone l’intervento del “padre severo”, che dà l’avviso di sfratto alla politica. La quale per un po’ cerca di resistere, ma alla fine si mette in riga. Così si è dimostrato chi comanda in questa terra e si è fissata una morale di stato.

La rana si presta: come animale è la metafora di tutto ciò che sfugge alle regole e al controllo. Si muove a balzi imprevedibili, vive anfibia tra acqua aria e terra senza decidersi per un mondo solo, gracida indecente, si tinge di colori sgargianti e oscene macchie sulla pelle. Nasce girino e sembra un pesce, poi muta radicalmente, ricordandoci che nulla è stabile a questo mondo. Sembra fatta apposta per innervosire chi vuole un mondo disciplinato e stabile, o di qua o di là.

Quelli che se la prendono con la rana sono gli stessi che si piccano di negare l’esistenza di migliaia di figli e figlie di famiglie mistilingui che non stanno né di qua né di là. Sono quelli che non vogliono le scuole bilingui, altrimenti – dicono – a quelle monolingui non ci andrà più nessuno. Sono quelli che pensano che una società si possa immobilizzare con la camicia di forza.

Intendiamoci, non difendo la modernizzazione di per sé. Mi batto contro la svendita dell’ambiente e del paesaggio. Amo questa terra e le sue tradizioni.

Che tuttavia non mi risulta siano a senso unico, come vogliono i censori della domenica. A me è stato raccontato anche un altro Sudtirolo, quello che si è sempre mosso tra Nord e Sud e ha preso il meglio da entrambi. Un Alto Adige dove banchieri fiorentini battevano moneta e pittori di Giotto affrescavano chiese, dove nel Seicento il Magistrato Mercantile fu istituito con atto scritto in italiano e tedesco e organi paritetici.

Altro che ortodossia a senso unico, altro che società sull’orlo di perdersi. Conosco centinaia di persone solidali, preoccupate del futuro, miti, aperte al mondo, accoglienti, che transitano con facilità da una lingua all’altra, sicure di sé, abituate a mescolarsi senza perdersi, parsimoniose nell’uso delle risorse, tenere coi propri figli, premurose nel lavoro, aperte ad ogni cultura, entusiaste del mondo. Persone che sanno accogliere criticamente un’opera d’arte e darle la dimensione che merita. E migliaia di ragazze e ragazzi che si muovono a loro agio in Europa e si vergognerebbero se la loro fosse terra di censura.

Forza Museion, resisti. Non ascoltare i cacciatori di rane.

 

Alto Adige, 1 luglio 2008

 

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8 thoughts on “La rana siamo noi

  1. Carissimo Riccardo,
    ho letto il tuo articolo sull’Alto Adige di ieri e dice tutto in modo intelligente, spaziando dalla cultura all’Arte all’Educazione. Siamo arrivati in un caos di inutili fantasticherie, nessuno sa più cosa dire perchè mancano da tutte le parti non solo le conoscenze di base ma soprattutto la consapevolezza di ammettere le proprie incertezze e ignoranze, di non riuscire a fare quel piccolo passo in più che forse può arricchirti rimettendoti ogni tanto al tuo posto, e soprattutto scendendo da un troppo comodo piedestallo.
    Come tu hai bene descritto sembra che ci sia una esasperazione alla fossilizzazione.
    Beh rivoluzionamo la scuola? Anche se si va controcorrente da lì possono partire molte cose.

  2. Bravo Riccardo!
    Qualcuno, non ricordo chi, aveva detto che la rana non si doveva esporre perchè qui non siamo a New York.
    E’ vero : siamo a Bolzano, in pieno medioevo.
    Cari saluti.

  3. Caro Riccardo,
    ti segnalo l’apertura ufficiale del blog di Museion, uno spazio di discussione proposto direttamente dalla struttura e aperto agli interventi di tutti.
    Vista la sensibilità che hai manifestato in merito alla tematica sarebbe bello e significativo che tu vi potessi partecipare con un piccolo intervento. Magari dedicato alle tue impressioni in merito al dibattito del 8 luglio.
    A presto
    I moderatori del Blog
    museionbz.wordpress.com

  4. Caro Presidente,

    L’arte è libera, perchè se non fosse così, che arte sarebbe? Sarebbe un prodotto preconfezionato. A me da patriota, da cattolico, da persona di fede, da appartenente agli Schützen non mi disturba la rana in sè.

    1. Mi disturba il fatto come sono affrontato con la rana. Il 25. maggio nel mio paese c’erà la processione del sacro cuore di gesù. Trattasi di un avvenimento religioso importante, dove la nostra compagnia marcia e la popolazione partecipa in modo attivo a questa usanza. Certo, anche da noi le chiese non sempre sono molto frequentate, la gente si separa e quindi non rispetta un sacramento della chiesa. Quindi la doppia moralità sicuramente trova almeno in parte le sue fondamenta.
    Ma il scenario che più mi ha scosso è che dopo una buona ora di tempo dedicato alla preghiera, al dialogo con Dio (per chi crede in lui) esco dalla chiesa e trovo un contenitore del giornale domenicale “ZETT” con la rana schiacciata in prima pagina (anche in dimensioni grandi). Dentro di mè ha provocato un sentimento strano. Misto da indignazione, di ferita, di star male, di non credere ai miei occhi). Non ho notato neanche gli oggetti che la rana tiene nelle sue mani. Quindi il giornale già ha fatto la sua parte in una giornata strategica per far aumentare il scalpore.

    2.Mi disturba l’orgia mediatica, che da settimane prende il suo spazio tramite articoli di giornale e commenti di lettori dei stessi giornali.

    3. Mi disturba l’arroganza e la poca conoscenza dei costumi e delle tradizioni della direttrice Corinne Diserens. Se avesse spostato la rana “più in là”, probabilmente il “nostro” popolo non si sarebbe neanche accorto del frog!
    Ma sbatterlo al giorno di inaugurazione all’ingresso lo trovo un pò “fahrlässig”.

    4. Mi disturbano i commenti di quelli, che dicono, che la rana dovrebbe essere distrutta. Voglio ricordare a questi, che oltre 60 anni fà una ideologia che ha avuto in parte consenso anche nel Sudtirolo faceva bruciare libri.

    http://www.dhm.de/lemo/html/nazi/kunst/entartet/index.html

    5. Mi disturbano i membri della casta, che sotto la pressione delle elezioni non trovano argumentazioni pro o contra PROPRIE, ma ricattano il museo tramite contributi eventualmente negati.

    6. Mi preoccupa che adesso tutti quelli che amano le tradizioni, i costumi, le usanze come me magari vengono classificati come discepoli del medio evo.

    7. Io a Corinne Diserens ho scritto una mail, dove la ringrazio per aver ferito i miei sentimenti religiosi. Quando lo scrivevo ero arrabbiato e non sapevo neanche chi fosse Kippenberger (oggi dopo tonellate di articoli potrei quasi scrivere una tesi di laurea 🙂

    8. Il testo di questa mail lo sottoscrivo ancora oggi. Oggi che so chi era l’autore i sentimenti che avevo comunque ci sono ancora….saro banale, ma non riesco a avvicinarmi a questo tipo di arte anche se penso che un motivo ci sarà perchè esista.

    9. Die Linksammlung von Puff Lorenz zeigt auf, dass auch vor dem Museion andere Museen den sogenannten “Scoop” landen wollten.

    10. Auch in Bayern hat Kippenbergers Frosch schon für Ärger gesorgt: in München, als Ende 2004 das Volkstheater mit dem Motiv für eine Inszenierung von Marie­luise Fleißers »Fegefeuer in Ingolstadt« warb. Kurz darauf kam es in Regensburg zum Eklat, als sich die Stadt mit dem gekreuzigten Frosch als europäische Kulturhauptstadt bewerben wollte.

    Ergo Sum:

    Rana o non rana, io da politici mi aspetto, che si occupino di temi seri…non gli elenco neanche, i problemi li conosciamo noi e anche loro.
    Dal Museion, dove noi tutti paghiamo ogni Cent (incluso stipendi) e quindi tutti incluso i consiglio di amministrazione sono i nostri dipendenti (per parlare in modo grillesco) un po più di Feingefühl. Nelle grandi città opere come questa non creano scalpore, la gente è già messa a regimè e non fà una piega. Ma da noi esistono persone che nella vita loro non hanno mai visto nient’altro che la loro valle, il loro paese (fisicamente)…non conoscono i musei di arte moderna, Guggenheim è più Kuckucksuhr. Quindi Feingefühl.
    E dagli amici dell’arte moderna, in quanto persone da pensiero a “banda larga” un’avvicinamento per chi la rana la vede effetivamente come sacrilegio. Daltronde nessuno di questi (nonostanti i Mio. die Euro buttati in questo museo) vuole la Schleifung, la distruzione…se mai per il monumento della vittoria, ma non il Museion. Rinunciare a una piccola rana non messa in prima linea e godersi tutto il resto sarebbe più che giusto. Che cazzo (scusatemi) di colpa hanno tutti gli altri artisti, dei quali non parla nessuno. E poi nessuno sà che c’è un’altra opera….sempre una croce…sarà il secondo scandalo? 🙂

    Dormite sani, concittadini e anche tu, Presidente!

  5. “Rana o non rana, io da politici mi aspetto, che si occupino di temi seri…non gli elenco neanche, i problemi li conosciamo noi e anche loro.”

    Ma voi pensate per davvero che vogliono farlo??!!

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