Il caso Barbara N.

Sulla difficoltà di essere mistilingue in Sudtirolo.  La storia di una trentenne di Bolzano sul “Corriere dell’Alto Adige” e la mia risposta, qualche giorno dopo. Comincio da questa; in appendice la lettera di Barbara.

SOGNANDO UN POSTO NORMALE

di Riccardo Dello Sbarba

 

Se fossimo in un posto normale, la signorina Barbara Nerpas, cresciuta mistilingue alle Semirurali, e per questo dichiaratasi al censimento sia tedesca che italiana, sarebbe stata chiamata dall’ufficio contributi della Provincia e una gentile impiegata l’avrebbe aiutata. Le avrebbe detto: cara signorina, ci congratuliamo con lei che si muove con naturalezza tra italiano e tedesco, nonché apprezziamo la sua volontà di essere sincera nella sua dichiarazione, ma dobbiamo comunicarle che questo non c’entra nulla col censimento.

Il censimento – le avrebbero detto se fossimo in un posto normale – serve per la spartizione proporzionale delle risorse, una specie di grande gioco di simulazione, nel quale ciascuno si deve “iscrivere” ad uno e un solo gruppo linguistico. Dunque, signorina Nerpas (questo le avrebbero detto se fossimo in un posto normale) lei ora ci pensi bene, non faccia caso alle lingue che parla davvero, ma scelga solo in quale lista d’attesa lei si vuole incolonnare, quella italiana, tedesca o ladina. E faccia attenzione: quello che dichiarerà avrà valore anche nei prossimi anni.

Se fossimo in un posto normale, la signorina Nerpas, ripresasi dallo stupore, ci avrebbe pensato un po’ e poi avrebbe fatto la sua scelta, su un nuovo modulo e con una crocetta, e avrebbe ricevuto così senza problemi il suo contributo casa. Se fossimo in un posto normale.

Ma in un posto normale non siamo, e dunque la signorina Nerpas, che ingenuamente ha creduto che qualcuno si interessasse davvero alle tante lingue che parla, ha messo troppe croci al posto sbagliato. Addio contributo.

E senza possibilità di correzione. Perché tutta la nostra legislazione su censimento e proporzionale si basa su un presupposto: che il cittadino imbrogli. Che – con tutti i soldi che distribuiamo – il mentitore, il bugiardo, il simulatore, l’opportunista sia sempre in agguato. C’è un furfante dentro ognuno di noi, che va tenuto a bada: su questo presupposto sono scritte le norme. Che sono state riempite di trappole e trabocchetti, punizioni e sanzioni, dilazioni e sospensioni (18 mesi, 5 anni, una vita…).

Gli azzeccagarbugli che hanno trasformato l’autonomia in una giungla di carte bollate hanno pensato così di scoraggiare gli “abusi”, finendo per farci sentire tutti degli abusivi. Specialmente chi non rientra nei canoni. E i mistilingue come Barbara Nerpas sono il caso più eclatante della camicia di forza che è stata calata sulla società sudtirolese. I mistilingue non  stanno nei canoni previsti, quelli di gruppi “nazionali” ben delimitati e separati tra loro. I ladini trilingui? dicono in pubblico i burocrati dell’etnicità: non raccontate storie, i ladini non sanno né l’una lingua né l’altra!

Tempo fa mi capitò una bella storia, all’istituto superiore di lingua tedesca Marie Kurie di Merano. Ero lì con altre due persone impegnate in politica (non faccio nomi per carità di patria): io parlai dei mistilingui, della necessità di una scuola bilingue adatta a loro, e una correlatrice disse che i mistilingue non esistono e, se esistono, è gente dalle idee confuse. Io chiesi allora quante persone in sala provenissero da famiglie miste e, apriti cielo: buona parte delle trecento ragazze e ragazzi seduti in quell’aula magna alzò la mano. “Ich bin Tochter einer zweisprachigen Familie und bin perfekt zweiscprachig!” sparò orgogliosa una studentessa. „Sono figlia di una famiglia mista e sono perfettamente bilingue!“. Gli insegnanti accanto a lei annuirono.

Fu un raro momento di orgoglio plurilingue, che sarebbe pane quotidiano se fossimo in un posto normale. Ma non lo siamo e i mistilingue, invece che essere considerati le piante pioniere della convivenza, sono negati, ignorati, negletti, considerati un errore, una specie di anomalia culturale.

Così va il mondo, quaggiù in Alto Adige Südtirol, dove l’unico bilinguismo ammesso è quello del testo a fronte e della traduzione simultanea.

Vorrei dire a Barbara Nerpas di non scoraggiarsi e conservare il suo candore. L’ingenuità che l’ha portata a dichiararsi italiana e tedesca insieme non è pazzia, ma l’unica scelta sensata, se fossimo in un posto normale. I matti sono gli altri.

 

Mistilingue? Casa negata

 di Barbara Nerpas

 

Sono una ragazza di 32 anni nata a Bolzano, di madrelingua tedesca, cresciuto alle Semirurali.

Sono dunque cresciuta in mezzo a persone di lingua italiana, imparando così con molta facilità la lingua italiana.

Lavoro come impiegata presso un’associazione e nel mio tempo libero mi dedico molto al volontariato. Sono riuscita, grazie all’aiuto dei miei genitori, a comprare un appartamentino per iniziare finalmente a essere indipendente. Sono sola e quindi ho dovuto fare un mutuo di 30 anni che mi costa non pochi sacrifici.

 Il 12 dicembre scorso mi sono recata in via Duca D’Aosta 40 per richiedere una copia della mia dichiara­zione di appartenenza linguistica e mi sono sentita dire, in modo anche poco carino, che, per un mio errore (la signora gentilmente mi ha detto: ma che hai combinato?) non avrei ricevuto un centesimo come contributo della Provincia.

Io, cascando dalle, credevo di aver fatto chissà cosa finché sono venuta a sapere che, avendo fatto una «X» sia sul quadratino di lingua tedesca sia su quello di lingua italiana, questa dichiarazione risulta nulla.

L’ho subito rifatta, ma ci vogliono 18 mesi perché abbia validità, purtroppo troppo tardi per rientrare nei sei me­si previsti dalla legge dopo la stipula del contratto di compravendita.

lo all’epoca (e dalle mie indagini fatte finora non solo io) non avevo capito l’importanza di questa di­chiarazione. Non avrei mai creduto che dichiarandomi “mistilingue” avrei avuto un futuro economico molto più difficile da affrontare. Ne ho parlato con tante persone e tutte sono d’accordo con me: è una vera assurdità, ma così è qui a Bolzano, basta vedere quello che sta venendo fuori per gli asi­li mistilingui. Si accettano stranieri, ma non mettete un italiano con un tedesco!

All’inizio non volevo dargliela vinta a questa nostra bella Provincia e ho parlato con assessori, consiglieri e altro i quali, per mio stupore, ne sapevano quanto me, se non ancora me­no.
Ora che so vorrei, con questo mio racconto, aprire gli oc­chi ai giovani che devono ancora affrontare tutto ciò perché sono sicura che pochissimi sanno a cosa serve la dichiarazione di appartenenza linguistica e che bisogna per forza schierarsi per una delle tre lingue. Non si ha scelta, nemmeno se si sta bene sia con uno che con l’altro gruppo linguistico.
E’ la burocrazia, i politici stessi che riescono a farti odiare il fatto che ci siano tre lingue. Non siamo noi che non apprezzia­mo una di queste.

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14 thoughts on “Il caso Barbara N.

  1. Caro Riccardo,

    figurati che a me la signorina dell’ufficio (di dichiarazione di appartenenza linguistica, non so quale sia, nè in tedesco, nè in italiano ;), il nome corretto/ufficiale dell’ufficio) disse “wenn du eine Zukunft in Suedtirol haben willst, bleib erklaert wie du bist. Ich lass dich heute deine Erkklaerung nciht zuruecknehmen, wenn dann kommst du in den naechsten Tagen”, e me ne andai più disperata che mai…
    Un’altra cosa che mi lascia molto perplessa, come mai l’Unione Europea (ho persino scritto a Barroso, senza ottenere risposta alcuna..) non interviene mai nel Sudtirolo, solo perchè siamo una provincia autonoma pratiche come questa dichiarazione che non sono in conformità con le linue guida e i principi dell’Unione Europea possono restare in vigore??

  2. Che Barroso non risponde, non mi sorprende affato….aspetto da tre settimane una risposta del sindaco del mio paese 🙂

    Io credo che ognuno deve avere un futuro nel nostro paese indipendentemente dalla lingua di appartenenza. La mia fortuna non era di essere di madrelingua tedesca, ma di aver imparato bene l’italiano.

    Difatti la dichiarazione di lingua tutela la minoranza di madre lingua tedesca e ladina in primis. Per capire ciò si deve affrontare la storia di questo paese. Io non so tu, cara Barbara, ma io mi riccordo che i miei famigliari nel dopoguerra hanno avuto veramente difficoltà a trovare un posto pubblico in quanto riservato quasi del tutto a persone di madrelingua italiana (chi sa perchè). Io lavoro nell’economia privata e parlo molto l’italiano, quindi sono contento di sapere tre lingue.

    Ti dichiari di madrelingua tedesca ma sei mistilingue? Penso che non c’è un’altoatesino che non lo è. Siamo tutti andati a scuola no?

    Però sono contro le scuole a immersione. Noi sudtirolesi di madre lingua per prima lingua impariamo il tirolese….che per tanti è un dialetto, ma non conosco nessuno che a casa parla “Hochdeutsch”. Per mè la lingua tedesca in parte è una lingua straniera. Difatti lo si impara nella scuola elementare. Quindi l’italiano diventa la terza lingua nonostante che io sia cittadino italiano (non per libera scelta). E po l’inglese. Io penso che l’apprendimento di lingue deve avvenire una dopo l’altra, possibilmente nei primi 20 anni (ho tentato con il spagnolo quando avevo 30 ed era un fallimento, olè).

    Il fatto grave per mè è effetivamente che un finanziamento pubblico per una casa (diritto fondamentale e costituzionale) deve dipendere all’appartenenza di lingua. Se mai lo trovo giusto di legarlo all’anzianità di residenza. E poi un’ufficio dovrebbe avvisare che una doppia dichiarazione potrebbe causare problemi e non solo a fatti avvenuti!

    Michaela, l’autonomia è il minimo che ci spetta. Anche in un Europa unita e moderna.

  3. Caro Meihoamat,

    certamente hai ragione, soprattutto quando ti riferisci al periodo del fascismo e le difficoltà di trovare lavoro per persone di appartenenza linguistica tedesca….
    Però ormai la guerra per fortuna è finita e dovremmo essere in grado di guardare avanti, e questa dichiarazione di appartenenza secondo me è una pratica arretrata che oggi dovremmo superare.
    Nel mio caso (e non credo sia l’unico..) non saprei proprio come dichiararmi… a casa si parla sia il tedesco, che l’italiano, non saprei quale lingua scegliere in una dichiarazione. Ormai so anche parlare il francese e l’inglese (e ci provo col ladino), però le mie “madrelingue” rimarranno sempre e comunque italiano e tedesco… Credo che questo mio bilinguismo sia degno di essere tutelato….. come fai ad obbligare una persona di scegliere? Altrimenti, come hai già accennato, la dichiarazione si fa per un gruppo privilegiato perchè offre più posti di lavoro (anche questa non è che sia una scelta intelligente…?).
    Perchè la dichiarazione si può dire che è d’obbligo nel senso che non riesci a trovare lavoro (nel settore pubblico), non ottieni finanziamenti pubblici…..
    Allora, all’infuori della maggioranza che si sente appartenente ad un solo gruppo linguistico, cosa ne facciamo di noi bilingui in questo caso discriminati??

  4. Si ti dò completamente ragione. Ho voluto solo scrivere uno dei motivi perchè esiste da noi il Proporz e in altri paesi europei non esiste. Non c’entra se la CE tollerì o non tollerì, l’autonomia e tutto quello che ne segue è ancorato su livello internazionale, come garanzie per la tutela delle minoranze. Poi è vero che persone come tè sono una situazione “nuova”, che pone delle domande e servono delle risposte. Come può per esempio una SVP chiedere a persone come tè il voto (la cosa più sacra che un cittadino in una democrazia può dare) e poi non essere messo su una lista politica per le elezioni. Vedi lì almeno i partiti tedeschi di destra non mentono. Sono stati fatti per obiettivi ben precisi. E non giocano con le persone. La grande SVP che è stata fondata per tornare prima o poi con l’Austria non si riccorda più il suo scopo principale per il quale esiste. Oggi dove c’è l’autonomia si denomina Sammelpartei e cerca di ragruppare tutti. Uno dei motivi per i quali non ha mai esistito una seria Sozialdemokratie nella quale io mi troverei anche bene come idee.

    Anche per questo supporto la unificazione del Tirolo e comunque l’idea di uno Freistaat o il ritorno in Austria. Con l’autonomia siamo in una stasi ferma ormai, che blocca le menti delle persone. Secondo mè vale la pena di posizionarci in un nuovo modello. Un paese per tutti. In un paese dove un partito non avelena le menti per costringere tutti alla coesione creando paure. Da due generazioni la mia famiglia votava SVP. Io sono il binario chiuso, ho interrotto la scia, il treno del Edelweiss almeno in casa mia si è fermato.

    Voi bilinguii dovete avere le stesse possibilità di ognuno. Non so che età hai, ma amettiamo che sei trentenne, mi chiedo con che diritto questo paese si autorizza a limitare i tuoi problemi. Se non c’è possibilità di fare a meno del Proporz, allora devono aggiungere una quarta e una quinta possibilità di scelta. E comunque la possibilità di dichiararsi italiano/tedesco o tedesco/italiano. Sarebbe anche interessante sapere quante persone hanno questa situazione del biliniguismo, credo che mistilingue è più corretto.

  5. Sono ancora più piccola, “appena” 22 anni, ;), però nella fase dove inizierò a lavorare….
    solo, un ritorno con l’Austria, no ritieni che anche questo sia un segno di totale anachronismo e arretratezza…? (non credo che l’Austria poi ci vuole aggiungere al suo territorio, però almeno anche là il governo è crollato quindi niente di nuovo per noi ;)!), però allora la situazione sarebbe inversa, ovvero sarebbero gli italiani a dover ottenere una speciale autonomia e tutela…?

  6. In uno Freistaat Südtirol sicuramente no, se c’è un ritorno in Austria penso che una tutela speciale sarebbe il minimo da dare alla minoranza italiana. Un’autonomia dipende un pò come la vede l’austria. Magari poi è superflua. Io penso che L’Austria sarebbe ben disposta a riprenderci…tra l’altro è il nostro Vaterland, la nostra patria. Per mè l’Italia è nient’altro che una forza straniera, che 80 anni fà ha occupato senza chiederci la nostra terra. E ogni giorno che passa la diffidenza si alza. Basta aprire i giornali, guardarsi Emilio Fede e colleghi e sentire le castronate enormi che succedono in parlamento. Magari ti senti a tuo agio, io no! L’Italia a debiti, a figuraccie è diventato un paese ridicolo.

    Quindi o troviamo il compromesso, che sarebbe un paese dove tu e io troviamo i stessi diritti senza la padronanza di nessun stato e quindi un stato nostro, il Südtirol, dove insieme tifiamo per una nazionale bianco rossa, dove insieme riusciamo a cementare una nostra identità nuovo…il cosidetto Anno Zero o se no mi batterò per toglierci dai piedi questo stato che ormai non è più uno stato…Bossi punta il dito centrale sull’inno di Mameli, Gasparri titola il CSM la cloaca del paese….ma non vi chiedete dove siamo arrivati? E non capite che gente come Klotz o altri hanno le “palle” piene di questo stato fantoccio? Se addiritura il governo non rispetta il sentimento nazionale, chi lo dovrebbe rispettare? Noi di madrelingua tedesca? A voi le proposte alternative!

  7. Lieber Meihoamat,

    certamente, le tue critiche sono fondate, c’è tanto che, ahimè, in Italia npon sta funzionando bene, però, se proprio vogliamo dirlo, anche l’Austria no è meglio (“Platterwatch”, la FPOE e BZOE con Haider, che potrebbe essere il gemello-ideologico- di Haider, la SPOE e Gusenbauer…. lo scandalo della Bawag…..) e anche da noi le cose non vanno sempre bene (Spenden aus Sachsen, nachgewiesen von der NDP and die Suedt.Freiheit…..), cose sempre e comunque molto tristi…..
    Però io, essendo nata nel 1985, ormai mi sento italiana perchè nata in un Sudtirolo che già era italiano (di nazionalità) pur essendo molto molto speciale e tutelato (e questa è proprio la cosa bella da noi, di essere- come tutti gli esseri umani- molto speciali per la nostra storia e cultura un po’ “mescolata”…) 🙂

  8. ps, e credimi, io studio a Innsbruck, e non è bello sentirsi dire ogni giorno “ihr Suedtiroler seids eh alles Opportunisten und drehts und wendets euch alles wies euch passt, ausserdem terfts do gratis studieren und zohlts net viel und nemmts ins studienplaetze weck….”- quindi, non tutti gli austriaci ci vogliono bene….

  9. Direi che l’Austria non è peggio ma sicuramente meglio..almeno non ci sono conflitti di interessi cosi evidenti…e alla fine il processo dello scandalo della BAWAG lo hanno fatto.

    Invece i processi del Signor B….valà lasciamo stare perchè non si può neanche più accenare queste cose in questo paese…vedi processo Berlusconi/Mills….se mai facciamo una leggina e siamo apposto….questo non succede in Austria e solo per questo e per il rispetto della democrazia valerebbe la pena cambiare rotta.

    Io condivido le idee della SF. Ma soprattutto mi sento verde dentro su alcuni argomenti (credimi, non è un conflitto d’interessi).

    E poi sarò molto vigile sui contatti del movimento con frangie estremiste. Il mio sentimento di essere tirolese è lontani dai estremismi di sinistra e di destra.

  10. Sì, in questo caso sono perfettamente d’accordo con te, anche perchè un lodo Alfano e procedimenti simili son davvero scandalosi e sto quasi male pensandoci….però si deve dire che è stato eletto, gli italiani lo hanno eletto (se chiedi in giro nessuno lo ammette…) però è stato eletto democraticamente (ancora peggio?).
    E poi avere una semina verde, credere nel dono prezioso della natura che abbiamo, no è un privilegio che solo i verdi hanno, quindi niennte conflitto d’interessi 😉 (anzi, se più gente all’infuori dei verdi cel’avrebbe questa sensibilità….!!!).
    E viceversa, credere in una “Heimat” (anch’io mi sento a casa nel nostro Sudtirolo) non è un privilegio di partiti com la SF….. 🙂

  11. Una forma di autonomia nazionale sarebbe difficile (con cosa sosteniamo il PIL?) ma non nego che l’ipotesi di una ridefinizione dell’assetto geopolitico del Tirolo (tutto il Tirolo) tenendo in cosiderazione la sua vicenda storica mi attrae sempre piu’.

    Pur rendendomi conto di trovarmi nell’ambito della fantapolitica, ne immagino talvolta le conseguenze: con lo spostamento del baricentro politico-amministrativo a Innsbruck e il conseguente depotenziamento del partito di raccolta (chi dovranno raccogliere poi?), si vedrebbe un importante attenuazione delle tensioni (vere o artificiali) interetniche perche’ non sarebbero piu utili a nessuno. Sul piano culturale il vantaggio sarebbe notevole per l’effetto trainante di Innsbruck, che ad esempio gia’ ora non si spaventa all’idea di promuovere il plurilinguismo nelle sue scuole. Un territorio cosi’ ampio poi (sud, nord e est) disporrebbe di piu risorse produttive e potrebbe pesare anche politicamente in ambito europeo (questo lo aveva capito gia’ Napoleone, che non potendo controllarlo infatti lo divise).

    Forse non lo faranno mai…

  12. Ho lo stesso problema. Mi serve certificato entro 6 mesi ed invece devo aspettare 18 mesi. Cosi non ricevo i soldi dalla provincia per la casa.

    Meno male che sono anche extracomunitario, cosi posso fare la domanda come straniero dove non serve nessun certificato di apparteneza linguistica. Nella sua mente malata non hanno previsto questa possibilità.

    Sicuramente uscirano con la storia che devo usare la cittadinanza meno favorevole per me, ma questo obbligo non vedo nella legge dei furbetti per non dire altro.

    E se non passa, pazienza, almeno non avrò nessun vincolo finanziario per 20 anni. 90% dei soldi bloccati con una piccola somma 10% “regalata”.

    Sarebbe sicuramente meglio prendere i soldi ed affitare a volonta (un po landesmietzins un po al nero) come fanno veri sudtirolesi, ma questo è un’altra storia.

  13. Caro Pietro,
    la tua e quella di Barbara sono storie emblematiche del Sudtirolo del “dopo riforma del censimento”.
    Hanno fatto un passo indietro, abolendo il censimento etnico decennale, diventato fastidioso appuntamento generale pieno di insidie. Ma hanno fatto anche dei passetti avanti, per introdurre un sacco di trappole e rendere difficile la libertà di scelta.
    Credo che prima o poi spunterà fuori un caso, una buona causa da portare davanti a qualche tribunale e lì chiedere che la norma attualmente vigente (concordata tra Provincia e Governo nella Commissione dei 6) venga rimandata alla Corte costituzionale per una verifica di costituzionalità (per esempio per una lesione del principio di uguaglianza e pari opportunità tra i cittadini).

  14. Se volevano fermare i furbi che cambiano la lingua secondo la offerta di lavoro della provincia mi va anche bene, però lavoro si puo cambiare anche 10 volte nella vita. Invece comperare la prima casa si fa una volta sola. Potrebbero accettare la domanda e pagare p.e. solo quando arriva questo certificato, che puo certificare che sono ladino pur non parlando la lingua.

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