Scene di caccia sotto i Portici

La LAV di Bolzano ha perfettamente ragione: l’uccisione del cervo comparso oggi nelle strade di Bolzano poteva essere evitata, si poteva tentare di recuperare l’animale e garantirne la sopravvivenza. L’ufficio provinciale caccia e pesca, invece, ha proceduto a un concitato abbattimento, secondo una linea di condotta cui ci ha abituato anche in passato. Ad ogni sconfinamento di un animale selvatico in città si risponde col fucile. I dirigenti della Provincia dimostrano di non capire la enorme differenza che passa tra abbattere un cervo in un bosco e ucciderlo nel centro di Bolzano. E’ uno spettacolo diseducante che ogni volta lascia di sasso moltissime cittadine e cittadini, i quali non vedono in queste inaspettate visite una minaccia, ma l’occasione per incontrare la natura e ospitarla per qualche ora anche in città. Il rispetto e la cautela in questi casi sarebbero doverose: rispetto e cautela non solo verso l’animale, ma verso la sensibilità di moltissimi cittadini e cittadine di Bolzano. Il fatto che le autorità adottino sempre la “soluzione finale” contro gli animali selvatici in città dimostra disprezzo per l’amore dei bolzanini e delle bolzanine per l’ambiente naturale che lambisce la città. Questa vicinanza con la natura costituisce un fattore di qualità della vita di Bolzano e le visite di animali selvatici – anche inaspettate e movimentate – andrebbero accolte con serenità e preparazione e non – come successo troppe volte – soffocate nel sangue.

Leggi il comunicato della Lav.

“La LAV chiede alla Provincia di Bolzano di creare al più presto una struttura idonea ad accogliere, curare e riabilitare animali selvatici che non siano uccelli, per i quali esistono già centri attrezzati, e di organizzarsi adeguatamente per prelevare eventuali animali in difficoltà senza ricorrere a misure estreme come l’abbattimento. Nella provincia di Bolzano, che non perde occasione per decantare la sua gestione ambientale e venatoria, infatti, non esiste un solo centro deputato al recupero degli ungulati in difficoltà, a differenza della stragrande maggioranza delle altre Regioni e Provincie Autonome.” Questo l’appello della LAV dopo il drammatico abbattimento di un cervo, avvenuto oggi a Bolzano, in pieno centro cittadino. L’animale è stato ucciso da un guardiacaccia, nonostante non fosse più in condizione di nuocere a nessuno, intrappolato in un parcheggio sotterraneo e immobilizzato da una rete.

Esausto, impaurito, ferito in più punti del corpo dopo una corsa disperata in pieno centro (come testimoniamo le immagini pubblicate sul sito internet del quotidiano Alto Adige), rintanatosi dopo un lungo inseguimento in un vano scale del parcheggio di Via Mayr Nusser (a fianco della stazione ferroviaria), bloccato in un angolo, recintato con una rete dai vigili del fuoco, presidiato da numerosi agenti di polizia, l’animale poteva tranquillamente essere recuperato in modo non traumatico, non rappresentando più un pericolo. Il Servizio Veterinario dell’Azienda Sanitaria era già stato allertato ed aveva predisposto l’intervento del veterinario con cerbottana e dardo anestetico, ma inutilmente.

L’Ufficio Caccia della Provincia di Bolzano, invece, ne ha decretato l’abbattimento con la scusa pretestuosa della pericolosità per la pubblica sicurezza, come è sempre accaduto storicamente in provincia di Bolzano.

“Per l’ennesima volta l’Ufficio Caccia della Provincia Autonoma di Bolzano ha dimostrato la sua insensibilità e inefficienza nel salvaguardare l’incolumità e la sopravvivenza dei mammiferi selvatici di grandi dimensioni, abbattendo in modo del tutto ingiustificato ed inaccettabile un giovane maschio di cervo terrorizzato”, commenta la LAV di Bolzano.

Già in passato l’Amministrazione Provinciale di Bolzano aveva dimostrato il suo completo disinteresse, anzi un vero e proprio accanimento, nei confronti di questi animali: numerosi gli episodi in cui caprioli, anche giovani, ovvero esseri assolutamente indifesi, venivano abbattuti davanti a persone sconvolte dalla brutalità dei guardiacaccia, che trucidavano animali indifesi davanti a bambini piangenti e famiglie incredule, per il solo torto di essere finiti in aree non boschive (come era successo, ad esempio, una domenica pomeriggio nell’estate del 2006, sulla pista ciclabile a fianco della superstrada Bolzano/Merano, episodio altrettanto tragico in cui un guardiacaccia aveva sparato e ucciso un piccolo bambi, mentre le persone presenti lo imploravano di risparmiarlo).

“Questo il drammatico trattamento riservato da sempre agli animali che sconfinano; difficile però spiegare loro quali siano questi confini, più facile violare sistematicamente i loro che, molto meno armati, poco o nulla contano davanti alle doppiette. Con l’episodio  di oggi si è superato il limite: i bolzanini, e tutta l’opinione pubblica nazionale, sono indignati per come è stata condotta l’operazione, per l’inaccettabile uccisione del cervo.”

Claudio Calissoni
Responsabile Maltrattamenti Lav

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4 thoughts on “Scene di caccia sotto i Portici

  1. Violenza e incompetenza vanno a braccetto.

    “Una soluzione da macellai”. Non c’è definizione migliore di quella usata dal WWF provinciale per commentare l’inutile barbarie di ieri a Bolzano. Ma uccidere a sangue freddo un animale indifeso (non era certo una tigre o un elefante) e in trappola è, ancor prima che barbarie, incapacità e incompetenza professionale. Come al solito, se ne sono sentite di tutti i colori, fra cui quella della mancanza degli appositi fucili caricati ad anestetizzante: dobbiamo crederci? Se è una bugia, si commenta da sola; se è la verità, una tale pochezza di mezzi e di capacità di previsione lascia semplicemente sconcertati.

    Ciò che è accaduto ieri a Bolzano sarebbe uno scandalo e una vergogna dovunque nel mondo, ma lo è ancora di più in un luogo che fa un vanto del proprio amore e rispetto per la natura, oltre che preziosa merce d’esportazione per vendere la propria immagine a centinaia di migliaia di turisti ogni anno. Ma gli animali ci piacciono solo al guinzaglio o serviti in tavola, meglio se cacciati.

    Per gli altri casi c’è solo la “soluzione finale”, come l’ha definita il presidente del Consiglio provinciale Dello Sbarba nel suo intervento sulla vicenda. Bene ha fatto il Codacons a tirare in ballo la legge del 2004 che proibisce l’uccisione inutile di animali, e a chiedere alla Procura di indagare sui fatti. Ci sono infatti ancora molti elementi poco chiari in questa vicenda (è vero che il servizio veterinario era pronto ad intervenire con apposite cerbottane? E’ vero che il cervo in fuga si era procurato ferite inguaribili?) che devono venire completamente chiarite perché simili atti di gratuita crudeltà non abbiano a ripetersi.

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