“Dei delitti contro il sentimento per gli animali”

 

 

Accolgo con soddisfazione la disponibilità del procuratore Cuno Tarfusser ad aprire un inchiesta sulla effettiva necessità di sopprimere il cervo comparso lunedì scorso a Bolzano. Ringrazio la Lav per l’esposto presentato, che consentirà finalmente di fare chiarezza su come si deve trattare un animale – anche selvatico – in città.

 

I dettagli e le foto pubblicate oggi sui giornali (sopra dal sito del quotidiano Alto Adige che ne pubblica altre molto interessanti: vedi qui) sembrano confermare i dubbi di molti bolzanini. Il cervo era ormai intrappolato con una rete nel parcheggio e apparentemente calmo; i veterinari dell’Asl avevano già preparato una cerbottana con narcotico per addormentare l’animale e non l’hanno usata solo perché intanto l’animale era stato già ucciso. Ciò induce a pensare che l’animale poteva essere catturato e consegnato a chi era in grado di valutare se poteva essere salvato o no.

L’affannoso inseguimento a sirene spiegate, la concitata uccisione con spari prima di un guardiacaccia e poi addirittura di un poliziotto con la pistola d’ordinanza, dimostrano che si è agito con improvvisazione e soprattutto in modo non adatto a un ambiente urbano.

 

Una cosa è cacciare la selvaggina in montagna e nei boschi, un altro è sparare a un cervo al centro di una città. Nel centro di Bolzano non è consentita la caccia, in nessuna delle sue versioni, neppure nella forma di “abbattimento selezionato”. E dunque non dovrebbero essere consentiti interventi né di cacciatori, né di guardiacaccia, ma solo delle autorità sanitarie.

Per questi motivi:

  1. A Bolzano a decidere in questi casi non dovrebbe essere più l’Ufficio caccia e pesca della Provincia, ma il servizio veterinario dell’Asl, che infatti si era già mobilitato con mezzi adeguati.  
  2. Andrebbe inoltre creata anche a Bolzano o nelle vicinanze – come proposto dalla Lav – una struttura idonea per accogliere, curare e riabilitare gli animali selvatici.

L’articolo 544 bis del codice penale, alla luce del quale Tarfusser dovrà giudicare i fatti, ha un bellissimo titolo: “Dei delitti contro il sentimento per gli animali”. Il sentimento a cui ci si riferisce è quello di noi cittadine e cittadine di Bolzano, orgogliosi di vivere in una città lambita dalla natura e rallegrati da ogni sua visita – anche improvvisa e movimentata. Questa sensibilità è stata gravemente violata lunedì da chi ha voluto che la corsa di un cervo attraverso i Portici finisse in una inguardabile pozza di sangue.

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9 thoughts on ““Dei delitti contro il sentimento per gli animali”

  1. anche da me sono giunte le notizie fuori persino a Innsbruck (non avevo letto il giornale ma mel’hanno fatto notare conoscenti…)si tratta davvero di un trattamento abominevole…speriamo almeno che tarfusser riesca a giudicare in modo adeguato, almeno per la prossima volta (è triste il fatto, che ormai non ci siamo più abituati a vedere animali selvaggi dal vivo che la gente impazzisce appena ne vede uno….)

  2. Se fosse morta una mosca nessuno avrebbe detto nulla. Questo è il solito atteggiamento ipocrita degli animalisti che non sopporto. Solo perché muore “un parente di bambi”, allora si grida allo scandalo. Animale grande conta tanto, animale piccolo non conta niente.

    Abbiamo troppi cervi in Alto Adige che devastano i nostri boschi (danneggiando in particolare gli alberi giovani). Purtroppo non ci sono più i predatori e quindi abbiamo bisogno dei cacciatori per evitare maggiori problemi. Se il cervo fosse stato ucciso da un cacciatore nel bosco nessuno avrebbe detto nulla.

    Comunque almeno adesso abbiamo un nuovo tema per la campagna elettorale. Ogni cosa ha i suoi lati positivi!!!

    Ciao Riccardo!

  3. Le foto sono di quelle che non si possono guardare tanto fanno male e tuttavia ti restano impresse dentro come se le avessi a lungo studiate, tenute sul tavolo per giorni, appoggiate con apparente noncuranza tra le carte sparse, i libri e la tazzina di caffé; per gettare loro una rapida occhiata e lasciarsi subito riavvolgere dal ticchettio sommesso dei tasti del portatile e poi guardarle di nuovo mentre ti alzi per cercare qualcosa, poi ancora mentre torni a sederti.
    Nel guardare la foto che lo ritrae, reso innocuo da una recinzione, ma più ancora dalla propria paura, appiattito sul fondo della parete di un giallo troppo allegro per la circostanza e subito imbrattato del suo sangue, mi faccio anch’io, per qualche attimo, immobile, come lui subito prima di morire. Mi costringo a guardarle, le foto, cercando una volta di più di penetrare il mistero di uno sguardo così diverso e così uguale al nostro: sorpreso, impaurito, timido, sgomento, addolorato, terrorizzato o carico di affetto, di tenerezza, di gratitudine; come può essere quello di un animale; lo stesso che posso riconoscere n quelli che mi sono familiari – i miei due gatti – o in altri che contatto casualmente.
    Mi si riempiono gli occhi di lacrime. Qualcuno penserà che questa è retorica e che è anche irriverente nei confronti di un’umanità che soffre; preoccuparsi, cioè, della morte di un animale – della morte sia pure inutile, gratuita e insensata di un animale – quando ci sono i morti sul lavoro o quelli di guerra da piangere o ancora le vittime della fame e della povertà.
    Ma c’è qualcosa che travalica la vicenda stessa, che si fa specchio di un’umanità che non riconosco, della quale non mi sento parte.
    Quanti sforzi, nel tempo, quante pagine attraverso le epoche, per mostrare come “…gli esseri umani, a differenza degli animali…”. Ci si può sentire forti e persino illuderci di trascendere i propri limiti nascondendo la fragilità nel terrore che sappiamo suscitare in un altro essere vivente e che leggiamo nei suoi occhi.
    Quanta paura di riconoscere che siamo fatti della stessa stoffa degli altri animali! Animali anche noi, sia pure nutriti di saggezza e cultura; fragili e forti a seconda delle cornici che di volta in volta ci definiscono: emozioni e sangue, carne e sentimenti, brividi di freddo e di paura o di affetto per il calore di una carezza, per un odore buono che riconosciamo come familiare e che ci rassicura e rende inservibili le parole.
    Scusami, caro Riccardo, se il tono non è quello giusto, se questo commento è troppo lungo e troppo poco controllato quanto a emotività: ma la spiegazione è nello stesso bellissimo titolo che hai scelto. “Dei delitti contro il sentimento per gli animali”. E’ proprio di questo, infatti, che si tratta. Quelle foto parlano alla nostra sensibilità più profonda. Non si tratta di pietà (la pietà nasce dalla distanza e ne genera di nuova), ma di qualcosa di simbolico e di forte che potrebbe, forse, costringerci a ripensare molte nostre certezze.

  4. Casualmente il mio commento e il precedente sono stati inviati nello stesso momento: dunque il mio non era una risposta a quello di Juhura, come invece si potrebbe pensare. Perciò lascio una piccola considerazione ora: non mi sento animalista (a dire la verità non capisco neanche bene il senso del termine), né mi tessererei, se esistesse, al club “Amici di Bambi”. Non sono neanche vegetariana. Eppure le foto e la vicenda hanno toccato una mia corda particolarmente sensibile. E’ quella del non sopportare la crudeltà gratuita e ancor meno le spiegazioni razionalizzatrici che di solito ne seguono.

    I cervi sono troppi: c’è bisogno, allora, di braccarne uno in piena città e di sparargli quando ormai è già stato reso innocuo?

    E poi: anche gli esseri umani sono troppi e molti muoiono di fame. Dobbiamo allora sopprimerli, magari quelli che morirebbero ugualmente per fame o perché destinati ad affondare in un barcone di disperati? Sarebbe molto logico, molto razionale!

    Il grande scrittore Jonathan Swift, com’è noto, nel 1729 scrisse un opuscolo il cui titolo suona così:
    “Una modesta proposta: per evitare che i figli degli Irlandesi poveri siano un peso per i loro genitori o per il Paese, e per renderli un beneficio per la comunità: quella di ingrassare i bambini degli irlandesi poveri per nutrire i ricchi proprietari terrieri”.
    I vantaggi enucleati dall’autore sarebbero stati molteplici: una piccola rendita per i genitori dei bambini denutriti, messi all’ingrasso e venduti a partire dall’età di un anno, il miglioramento dell’alimentazione dei ricchi e un beneficio per l’intera nazione, poiché in un colpo solo sarebbe stato possibile eliminare sovraffollamento e disoccupazione. La lettura è divertente perché l’autore fornisce statistiche, dimostrazioni e suggerimenti: sui prezzi, sulle possibili ricette ecc. Eppure, molti non capirono che si trattava di una provocazione di carattere satirico!

  5. IN RISPOSTA ALLA LETTERA DEL DIRETTORE DELL’UFFICIO CACCIA E PESCA DELLA PROVINCIA AUTONOMA DI BOLZANO

    Egregio Dottor Carmignola,

    Vorrei rispondere alla Sua e-mail standard di risposta analizzando i punti che più mi saltano agli occhi leggendo la Sua risposta standard allegata qui sotto. Riconoscerà in nero le Sue frasi mandate a vari animalisti e non solo animalisti che Le hanno scritto in risposta all’azione deprecabile commessa ai danni di un animale spaurito che sarebbe potuto essere salvato.

    Mi preme porre una domanda. Che cosa di più appariscente avrebbe dovuto fare questo cervo, per dimostrare la pericolosità del suo comportamento all’interno del tessuto urbano?

    e cosa di più stolto poteva fare la polizia che inseguire un animale selvatico con sirene e lampeggianti mettendo a repentaglio la vita di chiunque il povero cervo terrorizzato ancora di più da questi geni poteva incontrare sulla sua strada? Non mi risulta che qualcuno abbia fermato la volante che stava rendendo il povero animale letteralmente isterico (la sirena renderebbe isterico anche un avellinese mansueto – ma ci vuole probabilmente una Laurea in Buon Senso per capirlo?)

    Cosa avrebbe potuto fare il cervo?
    Avrebbe potuto uccidere delle persone MA NON LO HA FATTO
    Avrebbe potuto attaccare delle persone MA NON LO HA FATTO
    Si è limitato a fuggire dagli umani che lo stavano inseguendo con macchina e lampeggianti e sirene EVITANDO GLI SCONTRI CON UMANI visto che SOLO 2 sono stati feriti delle centinaia presenti
    CHI HA MESSO IN PERICOLO LA GENTE È STATA IN QUESTO CASO LA POLIZIA CON IL SUO MODO DI AGIRE

    Persino il Presidente della Giunta Provinciale, Dr. Durnwalder, noto cacciatore, ha notato l’inadeguatezza dell’inseguimento di un animale selvatico con sirene e lampeggianti e mi meraviglia che in una città come Bolzano in cui capita non di rado che dalle vicine montagne qualche animale selvatico capiti per caso (e purtroppo ultimamente trovi sempre qualche Rambo autonominato che lo freddi come capitato al Capriolo ucciso sulla ciclabile davanti ai bambini in lacrime che imploravano di non ucciderlo) non si sia in grado di trovare una soluzione più umana – come per esempio addormentare/curare/liberare.

    Il cervo in questione ha messo oggettivamente a repentaglio l’incolumità dei passanti nel centro storico cittadino con la sua corsa disperata, in preda ad uno stato di panico, tipico di un animale venutosi a trovare a diretto contatto con l’uomo e con tutto l’ambiente ostile, che la città può rappresentare

    OGGETTIVAMENTE il cervo ha fatto ben pochi danni rispetto a quello che un animale di 100 chili provvisto di corna avrebbe potuto combinare nel centro storico pieno di persone quale il centro di Bolzano. Il fatto che ci fossero SOLO due FERITI LIEVI significa che il cervo ha fatto di tutto per EVITARE il contatto e lo scontro. Quindi le Sue considerazioni pseudo-oggettive hanno il valore che trovano e credo proprio che la persona sbagliata si trovi al posto sbagliato.

    Ma chi ci può assicurare che il cervo impazzito si sia trasformato di colpo in un tranquillo agnellino da addormentare “semplicemente” con una punturina?

    Forse la punturina stessa? Mi risulta che il dardo faccia effetto tranquillante e addormenti il cervo – non che lo trasformi in un Rambo impazzito. E visto che lo stesso era GIÀ accasciato al suolo dopo la sua folle corsa ancora di più avrebbe fatto effetto la puntura. Che poi puntura con siringa e veterinario in pericolo non era – visto che si tratta di un dardo sparato dalla stessa distanza dalla quale sono stati esplosi i colpi mortali. Inoltre mi risulta che i vigili del fuoco avessero gia buttato la rete sul cervo – quindi l’atto vile e sconsiderato si poteva tranquillamente evitare.

    Cosa succede se il cervo, spaventato dalla narcotizzazione o dal tentativo di cattura, riprende la sua pazza corsa, sfondando le vetrate o, addirittura, carica gli operatori? Chi è in grado di trattenerlo eventualmente in uno spazio così angusto, come quello in cui è andato ad infilarsi? Chi può garantire l’incolumità di una dozzina di persone (poliziotti, vigili urbani, vigili del fuoco, personale di vigilanza venatoria) presenti in tale spazio angusto?

    QUALORA la situazione si fosse REALMENTE presentata (cosa alquanto improbabile visto lo stato del Cervo accasciato e ferito) chi lo ha freddato apriori e senza dargli alcuna possibilità di essere addormentato – visitato – ed eventualmente rilasciato o soppresso qualora troppo ferito – avrebbe sempre potuto sparargli a ragion veduta in un secondo improbabile momento.

    La Sua logica contorta del POTENZIALE pericolo, volendo potremmo rivoltarla contro i delinquenti – quelli veri, ma non mi risulta ci sia la pena di morte in Italia. E nemmeno l’ergastolo senza il privilegio di uscire per buona condotta – nemmeno per i serial killer approvati e non POTENZIALI. Ma PER FAVORE!!!! Proprio in Italia dove i delinquenti – quelli veri!- vengono rilasciati subito per vizi di forma, suvvia, siamo seri!

    Della sicurezza sul lavoro, purtroppo, se ne parla solo quando avvengono degli incidenti!

    Infatti. E quelli capitano quando degli imprenditori risparmiano sulla sicurezza – NON quando persone addestrate e fornite degli equipaggiamenti necessari fanno il loro lavoro. I poliziotti rischiano la vita quando inseguono delinquenti armati – ma non mi risulta che li ammazzino così a priori tanto per non rischiare! Questo privilegio Lei lo riserva ad un cervo che non ha fatto altro che fuggire evitando gli scontri in un centro cittadino NOTORIAMENTE e come visto dalle immagini trasmesse decisamente AFFOLLATO. Ne ha feriti SOLO DUE quindi è PALESE che evitasse lo scontro e non fosse dunque il mostro che Lei tenta di farne per difendere la discutibilissima decisione presa.

    Dia Lei il giusto peso alle cose!

    Karin Bertagnolli

  6. La foto del povero animale ucciso senza una ragione plausibile, mi trasmette un senso di dolore, dispiacere, compassione. Allo stesso tempo mi ricorda una vecchia riflessione sulla natura della specie umana che spesso nei suoi giudizi e nelle azioni, dimentica la caratteristica che ci differenzia dagli altri animali: la ragione. Irrazionale è stato certamente chi ha ucciso il cervo, ma forse lo siamo anche noi quando facciamo, più o meno inconsciamente, distinzioni fra animali di serie A, B, C… Senza arrivare agli insetti (che soprattutto in questa stagione, sono spesso vittime dei nostri insetticidi o delle mani dei più abili e tempestivi), pensiamo a quanto avviene nei mattatoi dove ogni giorno viene macellato un numero stratosferico di bovini. Che effetto ci farebbe vedere la foto di ogni mucca uccisa pensando alla sua vita, alle sue abitutidini, ai campi dove ha pascolato, ai figli che ha messo al mondo e poi allevato? … E’ vero che questi animali vengono ammazzati per una causa “utile” in quanto diventano cibo e cuoio per nostro uso e consumo, ma ne vengono uccisi sistematicamente a milioni… Inoltre non tutti hanno avuto la possibilità di pascolare all’aria aperta, poiché nella maggioranza dei casi sono ammassati al chiuso e nutriti con mangimi non propriamente naturali.
    Probabilmente il caso del cervo si presta di più a toccare le corde della nostra emotività forse anche perché lo associamo ad un’idea astratta (a cui tendiamo) di libertà, di purezza e di nostalgia per un mondo incontaminato.

  7. Leggo oggi sul quotidiano Alto Adige che a Bolzano la Procura della Repubblica ha depositato la richiesta di archiviazione dell’inchiesta sull’abbattimento del cervo, giudicando i fatti un concreto pericolo per l’incolumità pubblica. Con questa motivazione, ci dice il quotidiano, il sostituto procuratore Benno Baumgartner ha ritenuto che l’abbattimento del cervo smarritosi nel centro storico di Bolzano sia stato opportuno e, soprattutto, legittimo.

    Interessante mi sembra uno degli argomenti alla base delle conclusioni di Benno Baumgartner (argomento riportato sempre dal quotidiano Alto Adige): “Secondo il Pm Benno Baumgartner, l’unica alternativa all’abbattimento del cervo sarebbe consistita nella sedazione completa dell’animale. Si trattava però di un’alternativa «non praticabile», non tanto per la difficoltà di reperire personale specializzato, quanto piuttosto per la reazione che l’animale avrebbe potuto avere prima di cadere addormentato. Lo stato di stress del cervo avrebbe costretto i veterinari ad un dosaggio di anestetico molto elevato con grave rischio di arresto cardiocircolatorio della bestia.”

    Quindi, per evitare il rischio di un arresto cardicircolatorio del cervo, meglio abbatterlo subito a colpi di fucile e di pistola; questo sembra essere stato il ragionamento di Baumgartner. Sarà un limite mio, ma io ho problemi a capire la ratio di questo ragionamento.

    Comunque prendo atto della conclusione di Benno Baumgartner, sintetizzata sempre nel testo pubblicato dal quotidiano Alto Adige di oggi , 5 settembre 2008:
    In conclusione il pubblico ministero definisce «paradossale» lo sdegno morale che l’intera vicenda provocò nell’opinione pubblica nonostante il cervo si fosse introdotto «nell’habitat umano creando effettivo pericolo per le persone…» dimenticando che ogni anno migliaia di cervi vengono abbattuti nei boschi dell’Alto Adige mentre brucano tranquilli…

    Non so se Benno Baumgartner ritenga che il cervo si sia introdotto nell’ “habitat umano” in maniera intenzionale o preterintenzionale, nel secondo caso pero’ la sua soppressione potrebbe essere meno giustificata.

  8. Caro Enrico,
    condivido al 100%. Il giudice non ha capito nulla. Qui non è stato ucciso solo un animale, ma è stato perpetrato un delitto “contro il sentimento per gli animali” (come dice il codice che il giudice dovrebbe applicare), cioè il NOSTRO sentimento, che è un indice di civiltà. Addormentare il cervo e tentare di salvarlo era non solo rispetto verso di lui, ma verso tutti noi. Ma il giudice ha preferito ragionare come un guardiacaccia.
    Tutto il mio sostegno all’ovvio ricorso della Lav.

  9. Questo è il solito comportamento degli animalisti ipocriti della Lav che sono presenti a Bolzano!!!!!!!!!
    Usano tali avvenimenti come quelli del cervo per farsi pubblicità ,apparire sui giornali e approfittare di un momento di gloria per dare un senso al loro ruolo in difesa degli animali.
    Faccio parte di un associazione animalista locale
    da molti anni e il volontariato è stata la parte predominante di questa associazione.
    In 20 anni non ho mai visto vertici della lav locale sporcarsi le mani per aiutare animali indifesi o fare volontariato nelle piu svariate mansioni in cui si può dare reale sostegno a chi ne ha veramente bisogno.
    E troppo facile definirsi animalisti facendo mercatini per raccogliere soldi o essere pronti a farsi fotografare vicino a un cervo sembrando uno sceriffo in difesa di non so che.
    La mia solidarietà va a i veri animalisti ,alle persone che quotidianamente in tutto il mondo si sporcano le mani pulendo le varie strutture che il piu delle volte risultano fatiscenti ,difendendo i diritti dei cani ma anche di tutti gli animali senza bisogno di nessuna pubblicità ma essendo consapevoli che alla fine della giornata si è fatto veramente il possibile per dare reale sostegno a chi è piu sfortunato di noi .
    A queste persone e ai lettori di questo blog faccio i migliori auguri di buone feste!!!

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