No all’autocensura

Sono felice che la direttrice del Museion Corinne Diserens e il presidente Luis Lageder abbiano annunciato di non volersi piegare al diktat della Giunta provinciale. L’eventuale decisione – a risicata maggioranza – del Cda di rimuovere l’opera di Kippenberger a 20 giorni dalla fine della mostra farebbe ridere l’Europa e comprometterebbe la credibilità del Museion: chi vorrebbe esporre le proprie opere in un museo dove comanda la politica?

Invito dunque i 5 rappresentanti della Provincia a NON PORRE domani, nella riunione del consiglio di amministrazione, la questione del cambiamento di allestimento della mostra, se non vogliono diventare responsabili di un atto che liquida la dignità del Museion e ne mette in minoranza il curatorio, la direzione artistica e la fondazione.

 

Contrariamente a quanto dice il presidente Durnwalder, la eventuale censura della mostra non scaturirebbe affatto da una “autonoma decisione”. Basta vedere la sequenza degli avvenimenti:

  • Lunedì 25 agosto il talebano Franz Pahl incontra Durnwalder e minaccia di ritirare la propria candidatura nella lista Svp se la rana resta.
  • Martedì 26 agosto 4 membri del Cda nominati dalla Provincia incontrano Durnwalder e lì improvvisamente “si convertono” all’idea di rimuovere l’opera.
  • Giovedì 28 agosto, cioè domani, il Cda dovrebbe decidere la censura su proposta dei rappresentanti della Provincia.

Se andasse così, si tratterebbe di una “guerra lampo” della politica, e in particolare della Svp, a fini puramente elettorali: si vuole tranquillizzare l’ala fondamentalista del partito, che ha posto un esplicito ricatto. Pahl siede da 25 anni in consiglio provinciale e come al solito non ha aperto bocca fino all’ultimo momento, quando ha trovato una rana da cavalcare per garantirsi l’elezione. Dovesse ritirare la sua candidatura, per l’Alto Adige sarebbe una buona notizia. Pahl può mettere sotto ricatto la Svp, ma non tutte e tutti noi.

 

Nella Svp continua lo spostamento a destra. Attraverso la Lega, la Volkspartei si prepara alla collaborazione con Berlusconi e i suoi esponenti locali, mentre nei programmi la Stella Alpina rincorre le spinte più oscurantiste e xenofobe.

Bisogna dire un chiaro no a questa frana a destra, che rischia di precipitare l’Alto Adige indietro di 30 anni e rendere questa terra incivile. Vanno difesi con forza tutti gli spazi di libertà e libero pensiero. E un Museo d’arte contemporanea o è questo, o non è.

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