Wien, 90 Jahre Republik Österreich

Novembre 1918, i viennesi assediano il parlamento
Novembre 1918, i viennesi assediano il parlamento

 Il 21 ottobre 1918 i deputati di lingua tedesca dell’Impero si riunirono a Vienna, nel Landhaus dell’Austria Inferiore, dando il via a quel processo politico che portò all’elezione di un governo provvisorio guidato dal socialdemocratico Karl Renner e alla proclamazione della Repubblica.

A 90 anni di distanza, lunedì 20 ottobre 2008, si tiene a Vienna la celebrazione in ricordo di quell’inizio di democrazia austriaca. Stesso il luogo, il Palais Niederösterreich, a fianco dell’Hofburg. Presenti le massime autorità della Repubblica austriaca e dei Länder. 

Anch’io sono invitato alla cerimonia e come Presidente del Consiglio dell’Alto Adige-Südtirol mi è stato chiesto un intervento che è stato pubblicato anche sul volume presentato durante la seduta solenne. Riporto qui sotto il testo. Prima l’originale in tedesco, poi la traduzione in italiano.

  

Wien, 21. Oktober 1918. Eine Republik wird geboren.

 

90 Jahre Republik Österreich – was kann ein Südtiroler Landtagspräsident hierzu beitragen, der kein gebürtiger Südtiroler ist, vielmehr ein „zugereister” Toskaner italienischer Muttersprache?

 

Eine Tatsache darf, vielmehr muss er auf jeden Fall festhalten: Auf jenes Jahr 1918, das für Österreich die republikanische Staatsform brachte (und damit erstmals die Demokratie) folgte ein Jahr später die Abtrennung Südtirols. Ich möchte zuallererst also an jenes Leid erinnern, das mein Land erfahren hat, an sein Ringen um eine Zukunft nach dem unfreiwilligen Anschluss an Italien, nach Faschismus, Option, Nationalsozialismus, Zweitem Weltkrieg und schließlich dem Neubeginn im Namen der Autonomie.

 

Die Trennung war die Folge eines Weltkriegs, der auf der Seite Österreichs und Italiens im Zeichen verhängnisvoller „Erbfeindschaft” und eines aufschießenden Nationalismus Millionen von Opfern forderte. Als Erblast dieses Krieges sind mir die Leiden meines Großvaters in bleibender Erinnerung: Er wurde am Col di Lana 1916 verwundet und musste sein weiteres Leben schmerzgeplagt im Rollstuhl verbringen. Darüber tröstete ihn auch nicht die Goldmedaille hinweg, die er im Schrank verwahrte, auch nicht die Pension, die meine Großmutter bei der Post abhob. Der vergebliche Wunsch meines Großvaters war es, nie in diesem Krieg gekämpft zu haben.

 

Es war dann der Faschismus, der die Bindung zwischen der Republik und dem abgetrennten Landesteil schwerstens beeinträchtigte. Der in Sexten geborene Claus Gatterer, Südtiroler und Österreicher par excellence, verwies in seinen wegweisenden Büchern nachdrücklich auf die Folgen, die der Faschismus über Südtirol hinaus in Italien und in Österreich anrichtete. Der Faschismus, der den Namen und die Kultur Südtirols auszulöschen suchte, verfolgte viele Tausend Demokraten in ganz Italien. Und die Hoffnung, mit Hitler „endlich wieder deutsch” zu werden, war ein furchtbarer Fehler, der in den Monaten nach der Befreiung schwer wog.

Dann kam der Pariser Vertrag. Alcide Degasperi, Ministerpräsident der Republik Italien, und Karl Gruber, Außenminister der Republik Österreich, stehen für den Aufbruch dieses Landes zu dem, was es heute ist: das autonome, demokratische, blühende Land Südtirol.

Mich erfüllt es mit einem gewissen Stolz zu wissen, dass ich in einem Land lebe, für das sich zwei Staaten zuständig fühlen. Zwei Staaten haben einen Friedensvertrag für Südtirol geschlossen, einen Vertrag zur Befriedung Südtirols. Vielleicht vergegenwärtigen wir uns nicht oft genug, was das bedeutet. Friedensverträge werden ja nicht zwischen Freunden geschlossen, sondern zwischen Gegnern. Und ein Vertrag endet nicht mit einer Unterschrift, er zeigt seinen Wert erst in der Dauer.

So gesehen sind wir auch heute noch dabei, den Pariser Vertrag zu „erfüllen”. Ich empfinde Genugtuung, jedes Mal, wenn in diesem Land sei es für erhobene Forderungen sei es für errungene Erfolge der Pariser Vertrag in den Zeugenstand gerufen wird. Bedeutet es doch, dass wir uns auf Verhandlungen berufen, auf Abmachungen, also auf friedliche Mittel der Konfliktlösung, letztlich auf Politik statt auf Gewalt.

Ich möchte diese Festschrift als Gelegenheit wahrnehmen, um einmal ausdrücklich den Kompromiss zu loben. Die Eskalation der Gewalt, ja, die Kriege, denen wir heute machtlos zusehen, wären nur durch Kompromisse vermeidbar gewesen, und nur durch Kompromisse können sie beigelegt werden. Durch Siege sind Konflikte nicht mehr lösbar. Selbst für Supermächte nicht. Nur „im Geiste der Billigkeit und Weitherzigkeit”, so wie es im Pariser Vertrag steht, ist Frieden noch möglich. Und auch das Zusammenleben zwischen Menschen unterschiedlicher Kulturen und Herkunft.

In diesem Geist des Friedens, so hoffe ich, wird mein Südtirol seinen Weg weitergehen, ohne Nostalgie und Ressentiments. Die Autonomie ist stark und das Land ist fruchtbar. Die Grenze am Brenner, zu Österreich, gibt es nicht mehr, die Zusammenarbeit läuft bestens. Ein kleines Zeichen dafür ist auch, dass der Südtiroler Landtagspräsident an den Konferenzen der italienischen wie auch der österreichischen Kollegen teilnimmt. Soviel zum Glück, in einer Grenzregion zu leben.

Wir müssen unsere Erfolge nicht eifersüchtig hüten. Das neue Jahrhundert bringt neue, gemeinsame Aufgaben: Die Alpenrepublik Österreich und die Bergregion Südtirol spüren deutlicher als andere den Klimawandel und tragen gemeinsam eine Friedenspflicht in einer Welt wachsender Konflikte und Ungerechtigkeiten.

Riccardo Dello Sbarba

Präsident des Südtiroler Landtags

Wien, 20. Oktober 2008

 

 

Vienna, 21 ottobre 1918. Nascita di una Repubblica.

90 anni di Repubblica d’Austria: che può dirne un Presidente del consiglio della provincia autonoma di Bolzano che non è nato in Sudtirolo, anzi è un toscano di nascita e italiano di madrelingua?

Una cosa la può, anzi la deve dire: che a quel 1918, che all’Austria portò la Repubblica (e con questa per la prima volta la democrazia), seguì un anno dopo la separazione del Sudtirolo.  Vorrei dunque innanzitutto ricordare le sofferenze che ha subito questa mia terra adottiva e onorare la sua strenua lotta per un futuro, dopo la forzata annessione all’Italia, dopo il fascismo, il nazismo, le opzioni, la seconda guerra mondiale e il nuovo inizio nel segno dell’autonomia.

La separazione fu la conseguenza di una guerra mondiale che, in nome di una fatale “inimicizia ereditaria” e di un dilagante nazionalismo, divorò milioni di vittime innocenti da entrambe le parti, quella italiana e quella austriaca.

Di quella guerra a me sono rimasti solo i lamenti di mio nonno, ferito a 16 anni sul Col di Lana e condannato per tutta la vita su una sedia a rotelle a tremare di dolore. Non ha ripagato la sua vita la medaglia d’oro che teneva nel cassetto, né la pensione che mia nonna riscuoteva alla posta. Non essere mai stato in quella trincea: semplicemente questo ha desiderato per tutta la sua vita mio nonno e molti altri come lui.

Il fascismo rese ancora più drammatica la separazione tra L’Alto Adige e l’Austria. E’ stato Klaus Gatterer, nato a Sesto Punteria, insieme sudtirolese e austriaco per eccellenza, ad ammonire nei suoi splendidi scritti sulle conseguenze che il fascismo ebbe al di là del Sudtirolo, in Italia e in Austria. La stessa oppressione fascista che tentò di cancellare il Sudtirolo nella cultura e persino nel nome, perseguitò infatti migliaia di democratici in tutta Italia. E la speranza di tornare, con Hitler, “endlich wieder deutsch” fu un terribile errore che pesò enormemente nei mesi dopo la Liberazione.

Poi arrivò l’accordo di Parigi del 1946. Alcide De Gasperi, presidente del consiglio italiano, e Karl Gruber, ministro degli Esteri austriaco, avviarono questa terra verso ciò che oggi è: l’autonoma, democratica e prospera Provincia dell’ Alto Adige-Südtirol.

A me riempie di orgoglio il sapere che vivo in una terra per la quale si sentono responsabili addirittura due Stati. Due Stati hanno stipulato un trattato di pace per l’Alto Adige-Südtirol, un patto per la pacificazione di questa nostra terra. Forse non ci interroghiamo abbastanza su che cosa significhi questo: i trattati di pace vengono sottoscritti non tra amici, ma tra nemici. Ed un trattato non si esaurisce nella sua firma, ma rivela il suo valore solo nel corso del tempo.

Visto così, noi stiamo ancora oggi portando a compimento l’accordo di Parigi. Confesso di provare gioia ogni volta che in questa provincia ci si richiama al patto di Parigi per festeggiare successi o avanzare richieste. Ciò significa che, per il nostro agire, noi invochiamo trattative ed accordi, dunque scegliamo strumenti pacifici di soluzione dei conflitti. Facciamo appello alla politica invece che alla violenza.

Voglio cogliere l’occasione di questa celebrazione dei 90 anni di Repubblica d’Austria per elogiare una volta per tutte, esplicitamente, il compromesso. La spirale della violenza e le guerre, alle quali oggi assistiamo impotenti, potevano essere evitate solamente con compromessi e solo attraverso compromessi potranno essere fermate. Con le vittorie oggi non si risolve più nessun conflitto. Nemmeno le superpotenze ci riescono. Solo „in spirito di equità e generosità”, così come sta scritto nell’accordo di Parigi, è ancora possibile la Pace e la convivenza tra persone di diverse lingue e culture.

In questo spirito di pace mi auguro che questo mio Alto Adige-Südtirol continui la sua strada, senza nostalgie e risentimenti. Al Brennero il confine non c’è più, l’autonomia è consolidata, la terra è prospera e la collaborazione transfrontaliera funziona. Ne è una piccola dimostrazione anche il fatto che il presidente del Consiglio provinciale di Bolzano partecipi indifferentemente sia alla Conferenza delle Regioni italiane che a quella dei Länder dell’Austria, godendosi la fortuna di vivere in una terra di confine.

Non dobbiamo essere gelosi dei nostri successi. Il nuovo secolo ci mette tutti di fronte a nuovi comuni compiti: la Repubblica alpina d’Austria e la regione montana del Sudtirolo avvertono più di altre i segni del cambiamento climatico e hanno insieme il dovere di esercitare una missione di pace in un mondo di crescenti conflitti e spaventose ingiustizie.

Riccardo Dello Sbarba

Presidente del Consiglio della Provincia autonoma di Bolzano,

Vienna, 20 ottobre 2008

Annunci

2 thoughts on “Wien, 90 Jahre Republik Österreich

  1. Caro Riccardo,
    la storia dovrebbe insegnarci tante cose e soprattutto quella di non ripetere gli errori. La frase ricorrente dice che la storia non insegna niente perchè le guerre nel mondo continuano, perchè i conflitti non sono in via di estinzione, anzi delle volte in via di espansione. La chiave sta nella convivenza a partire solo dal momento in cui si può capire che solo una mentalità aperta e consapevole e responsabile può mantenere l’equilibrio. Il tuo discorso riesce perfettamente a trasmettere questo concetto fondamentale. In particolare per quanto riguarda i famosi trattati di pace…. dal momento che si firma un trattato di pace significa che alla origine esisteva un conflitto. In modo forse troppo semplice e fuori dagli schemi sociali, noi insegnanti troviamo delle metodologie fantastiche per mettere insieme ragazzi di culture diverse che inizialmente si erano raggruppati per rassomiglianze da loro stabilite … e poi dopo tre raffiche in barca a vela si sono diveramente alleati …. alla fine eravamo tutti nella stessa barca. Siamo tutti nella stessa barca del pianeta che soffre di riscaldamento globale climatico e questo spero che lo abbiamo capito, soprattuttto grazie alle tue lotte per comprendere quello che il mondo della scienza sta cercando di spiegare. Grande Riccardo!!!!!!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...