In fondo a destra

QUI TUTTI I RISULTATI.

E’ il lunedì dopo elezioni, primo pomeriggio, risultati definitivi. Al telefono il mio amico Florian Kronbichler mi tempesta di perché. Lui a Radio Tandem, resuscitata per l’occasione, io frastornato nella sala stampa di palazzo Widmann. Le mie risposte non lo soddisfano. Quando pronuncio le parole “voto di protesta” si incavola di brutto. “Che c’è di male nel voto di protesta? Protestare non è più una cosa nobile per i Verdi?”. Lo conosco, teme che me la prenda con gli elettori invece che con noi stessi. No, non dico questo. Dico solo che stavolta per protestare la gente ha votato la destra, non noi. Già, ma perché? Mi stupisco che proprio Florian me lo chieda: non l’ha pronosticato lui stesso una settimana fa sulla Tageszeitung? Riporto qui la sua “Letzte”, prima in originale e poi in traduzione, perché dice (quasi) tutto e lo dice una settimana prima.

Ist Grün passé? Ach, braucht es doch wenig, und die heiligsten Schwüre werden gebrochen; was bis gestern ein Grundsatz war, ist plötzlich nur noch ein Spleen; niemand redet mehr von Welt-Verbessern, nein, reicher muss sie werden. Grün war ein Luxus, nach der Finanzkrise können wir uns solchen nicht mehr leisten. In Bayern, wo sie zur Finanzkrise hinzu eine Parteikrise haben, wird das Rauchverbot gelockert. Nicht weil es der Gesundheit der Menschen, aber der Partei geschadet hat. Parteiwohl ergeht vor Gesundheit. Die Europäische Gemeinschaft weicht von heute auf morgen alle Klimaschutz-Bestimmungen auf. Berlusconi fordert für Italien auch Autoschutz vor Klimaschutz. Durnwalder verspricht seinen Unternehmern, öffentliche Vorhaben “vorzuziehen”, also heute zu bauen, was morgen geplant ist. Eimal hieß es, wir haben die Welt nur von unseren Kindern geliehen. Was kümmert uns solches Geschwätz von gestern! Es darf wieder verpasst werden, Hauptsache, Umsatz. Arme Grüne vor der Wahl!

Dunque il Verde è fuori moda? Accidenti, basta un attimo e tutti i sacri giuramenti vanno a farsi friggere. Quel che fino a ieri era un Principio inviolabile, oggi diventa solo un fastidio. Chi parla più dei salvatori del pianeta, no, ora il pianeta va arricchito. Il Verde è un lusso che dopo la crisi finanziaria non possiamo più permetterci. In Baviera, dove oltre alla crisi di Borsa hanno una crisi di partito, sarà ammorbidito il divieto di fumo. Non perché faceva male alla salute, ma perché ha fatto male al partito. Il bene del partito prima della salute! L’Unione Europea allenta tutte le norme a difesa del clima. Berlusconi chiede per l’Italia che la difesa dell’auto venga prima di quella del clima. Durnwalder promette ai suoi imprenditori di anticipare le opere pubbliche, dunque costruire oggi quel che si progetta domani. Che ce ne frega delle chiacchiere di ieri! Si possono di nuovo ignorare, l’importante è aumentare il giro d’affari. Poveri Verdi alla vigilia delle elezioni!

Dice quasi tutto. Che la crisi è arrivata all’improvviso, che ha cambiato l’ordine delle priorità e che noi non eravamo preparati. La questione sociale non stava ai primi posti nella nostra agenda. E la questione ambientale è finita agli ultimi posti dell’agenda della gente, che ha cominciato ad aver paura di impoverire. Da settimane si legge sui giornali che questa sarà una cirisi peggio del 1929. E cosa successe dopo il 1929? La gente se lo ricorda e corre ai ripari. Noi sembriamo improvvisamente fuori tema.

Nessuno sa come affrontare la crisi. Sta saltando mezzo sistema finanziario mondiale e nessuno sa porci rimedio. Ricordo che nei primi anni ’90 c’era chi teorizzava che i cicli economici, cioè le crisi fisiologiche del capitalismo, sarebbero state abolite dal miracolo borsistico. E adesso questo sfracello, in una società abituata a crescere, obbligata a crescere. Resa frammentata, individualistica e consumistica da vent’anni di neo-liberismo. Neppure chi sta nelle stanze dei bottoni ci capisce più nulla, si stupisce che le cose non funzionino più e maledice il destino. Il mio amico Alberto Filippi, di Asterisco, esperto di finanza, mi diceva l’altro giorno che è dalla metà degli anni ’80 che si sta gonfianco il pallone vuoto della finanza virtuale, che da decenni continenti, famiglie e individui vivono al di sopra non solo delle possibilità proprie ma soprattutto di quelle del pianeta. E ora il pianeta ci presenta il conto. Quelli delle stanze dei bottoni sono terrorizzati.

Ero a Vienna, la scorsa settimana, per le celebrazioni dei 90 anni di Repubblica. Il clima era da tramonto della democrazia, oggi come nel 1918 dicevano dal palco, allora alla fine dell’Impero, oggi alla vigilia. Il giorno dopo, nell’abbazia di Klosterneuburg, a nord di Vienna, ho partecipato a un seminario dei Länder sul futuro che ci aspetta. Il relatore, professore esimio della facoltà di economia della capitale, ha illustrato le sue previsioni: recessione prolungata, crollo dei settori tradizionali dell’economia (dalle auto alle magliette), drastico calo dell’occupazione, ma altrattanto forte aumento della occupazione degli immigrati, che le industrie stanno massicciamente sostituendo ai lavoratori autoctoni. A quel punto il professore si è fermato e ha guardato la platea di politici che gli stava di fronte aggiungendo solo: “E voi sapete quale carica di conflitto sociale poeterà con sè tutto questo”. Già: con l’ “Einheimische zuerst”, quel “prima i locali” che sta in testa al programma dei Freiheitlichen vincenti sia da noi che in Austria, siamo solo all’inizio. Non è una risposta alla crisi, ma alle paure sì. E soprattutto: molti per ora la ritengono l’unica risposta offerta sul mercato.

Torniamo a ieri, risultati elettorali. Tutto il quadro politico sudtirolese si è spostato a destra.

La destra tedesca ha raddoppiato i seggi, da 4 a 8. Patriottismo e populismo in dosi diverse a seconda dei partiti. Con questo battaglione in consiglio il giro di vite anti (diritti degli) immigrati sarà pane quotidiano. E la Svp sarà spinta a irrigidirsi sulle questioni etniche, tipo legge per la toponomastica monolingue e divieto (stavolta serio) dell’immersione linguistica.

Nella Svp la corrente di sinistra degli Arbeitnehmer è uscita decimata, da 7 seggi che avevano ne rimangono 3 a voti personali dimezzati rispetto al 2003.  I voti italiani stavolta arrivano anche dal centrodestra (in funzione anti destra tedesca) e regalano forse due seggi. Vincono i lobbisti e i gruppi di interesse. Prevedo un assalto massiccio all’ambiente, in nome del cemento e degli affari. Prevedo liberalizzazioni del mercato, norme ad hoc, deregulation nell’urbanistica, lotta ai controlli della finanza e sul rispetto di norme e contratti.

La destra italiana, pur perdendo un terzo dei suoi voti, andati anche alla Svp, mantiene 5 seggi con la variabile impazzita della Lega, la cui esponente è riuscita finalmente ad arrivare in Consiglio provinciale. Nel “Popolo della Libertà” vince l’ala dura, l’estrema destra di Unitalia aumenta addirittura i voti.

Il Pd non sfonda come aveva sperato. Con il centro destra italiano nel marasma, il Pd non intercetta neppure un voto. Sognava il 16% delle politiche di aprile, arriva al 6% di oggi, che è poco più di quello che presero Pace e Diritti e Unione Autonomista nel 2003, depurati di Rifondazione e dipetristi oggi autonomi. Il Pd si appresta a cercare di entrare in una giunta provinciale di un consiglio spostato drasticamente a destra. Difficile che sia una giunta più a sinistra del passato.

I Verdi, infine. Perdono un seggio, vanno sotto i 20.000 voti, e tutto questo dopo la loro legislatura d’oro, forti come non lo erano mai stati. L’alleanza con le Liste Civiche non ha portato più voti di quelli che già i Verdi avevano. Il doppio simbolo, i programmi distinti, la testa di lista ipertrofica (14 persone!) hanno affievolito il messaggio. Si riproponeva se stessi, ma non si proponeva un programma (che non è quella litania di punti che pur c’era, ma una prospettiva all’altezza dei problemi e l’indicazione dei soggetti sociali che se ne devono fare portatori). Eppure è stata una campagna piena di attivismo e di volontà, di persone che hanno fatto il giro di quartieri e paesi, e l’impressione era buona. Il risultato meno. Abbiamo sottovalutato il “fattore K&K”, cioè la mancanza in lista, stavolta, sia di Sepp Kusstatscher che di Cristina Kury, che nel 2003 ebbero un record di voti personali. Dovevamo costruire un nuovo gruppo dirigente riconosciuto e riconoscibile, abbiamo fatto più o meno l’opposto.

Perdiamo soprattutto in val d’Isarco i voti ottenuti con l’opposizione al Tunnel di Base e la candidatura di Sepp Kusstatscher, storico esponente della sinistra Svp. Nel 2003 in cima all’agenda politica c’era un tema ambientale, noi di mobilità ed ecologia eravamo gli esperti riconosciuti e nella lista avevamo un politico che a questi temi aveva dedicato la vita. Per questo, soprattutto nella zona interessata, cioè la Val d’Isarco, anche i voti di protesta vennero da noi. L’opposto di oggi. 

A sera, nel dibattito che ho avuto alla Rai, il buon Günther Pallaver, nostro politologo di riferimento, professore a Innsbruck, a proposito della protesta anti Tunnel del 2003 ha parlato di “voti in prestito” che poi sarebbero tornati al legittimo proprietario, oppure volati altrove. Il mio amico Florian si sarà arrabbiato a sentirlo: perché quei voti non li abbiamo consolidati?

Sarà una legislatura molto difficile. Certe cose che diamo per scontate (un certo livello di convivenza, una certa civiltà verso gli immigrati, una certa protezione di ambiente e paesaggio) non lo saranno più. Xenofobia, tensioni etniche e cemento saranno all’ordine del giorno. Per questo, il capitale di voto interetnico (più interetncio di prima, avendo tenuto nelle città meglio che in periferia), democratico, equo e solidale rappresentato dai Verdi Grüne Verc del Sudtirolo diventerà un tesoro prezioso, se sapremo ben investirlo e valorizzarlo. Bisogna chiamare le persone a risvegliarsi e assumersi le proprie responsabilità. Ma dovremo cambiare, cambiare, cambiare.

Arriva finalmente la notte a chiudere questa giornata di numeri, interviste (“Deluso?”, “Cos’hanno sbagliato i Verdi?”), pellegrinaggi da una Tv all’altra. Prima di spegnere la luce mi arriva il messaggio di Sandro Angelucci, ex vicepresidente della Cassa di Risparmio di Bolzano, il nostro piccolo grande candidato delle politiche. Dice così: “Ciao Riccardo, sono felice per il tuo risultato, molto meno per il resto. Non ti invidio il carico di responsabilità! So di potermi fidare perché hai la schiena dritta e sai che i tempi della politica sono lunghi e noi abbiamo pazienza. Un abbraccio, Sandro”.

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33 pensieri riguardo “In fondo a destra

  1. Caro Riccardo, il Sudtirolo non è un Eden; le montagne non lo proteggono dal vento di destra che spira ovunque, da nord a sud. La risposta alle paure del mondo che cambia l’elettorato l’ha cercata anche qui votando a destra. Dobbiamo incominciare da qui, dal comprendere queste paure e dal dare ad esse risposte vere, il nostro lungo cammino per riconquistare la fiducia delle donne e degli uomini della nostra terra.
    Auguri per il tuo lavoro in consiglio vanda

  2. Caro Riccardo,
    l’analisi mi sembra perfetta, sconsolatamente perfetta.
    Crisi e capri espiatori, crisi e insicurezza, crisi e risposte facili, come è sempre stato.
    E ho l’impressione che ormai tutti i voti siano “a prestito”. Il che rende la politica più difficile, ma forse anche più appassionante.
    Per fortuna ci siete voi due verdi, minipattuglia bilingue e multietnica, a tenere accesa la fiammella nella notte blu che è calata.
    Avrete un’enorme responsabilità, insieme al Pd: far sentire una voce democratica, decente, dialogica nel Sudtirolo incattivito di oggi. Per cinque anni sarete la nostra finestrella spalancata, da un Sudtirolo sempre più chiuso, duro, incattivito.
    E che paura per domenica 9 novembre in Trentino: se il vento delle vallate è lo stesso, la Lega ingrasserà a dismisura. Speriamo che almeno le città resistano, facciano muro civico contro l’ondata dei seminatori di paura e di rabbia, contro i costruttori di nemici, contro i predicatori di egoismo.
    Resistere, resistere, resistere, dunque.
    Widerstehen: stare in piedi (la schiena dritta), ma anche stare CONTRO la marea montante della destra, CONTRO le sue odiose parole d’ordine.
    Widerstehen. Resistere.

  3. Caro Riccardo,

    ci vuole coraggio! Perdere voti è un rischio che nobilmente bisogna correre in democrazia, importante è non perdere il carattere, la visione del futuro – cosa che per me è il drama della SVP, non dei verdi.

    Viviamo un momento di deviamento psicologico, Freud direbbe: di “Abwehr”. Ci sono grosse paure tra la gente, non solo, ma anche in Südtirol (non essendo un’isola – anzi, forse a tutte la paure universali qui si aggiunge quella di perdere l’illusione dell’isola), ma sono paure delle quali pochi se ne vogliono rendere conto: la paura che il mondo vada a pezzi per una distruzione scatenata, un continuo derubamento è difficilmente sopportabile per la mente umana, perchè o non ci fa più dormire o ci vieta per lo meno di continuare nel nostro stile di vita (che poi non fa neanche felice ma deruba anche la vita di tutti noi); la paura per le fondamenta economiche della vita è difficilmente conciliabile con il desiderio di omogeneità sociale – è un vecchia logica che il patriottismo, l’invenzione o la demonizzazione di un nemico esterno serva a mantenere compattezza ed unità sociale, perchè questa mantiene l’illusione di stare bene insieme.

    Altrimenti bisognerebbe fare altri divisione, non più tra Einheimische e Zuwanderer, ma tra Einheimische che distruggono la Heimat per motivi di profitto o perché sono spensierati e tra Einheimische e Nicht-Einheimische che magari fanno qualcosa, o rinunciano a qualcosa, per salvaguardare questa Heimat; bisognerebbe iniziare a distinguere tra Einheimische che accumulano ricchezza a costi di altri e tra Einheimische e Nicht-Einheimische che pagano il prezzo con una vita di sacrificio o ai limiti della sopportabilità ambientale (vivendo lungo l’autostrada o le strade a traffico intenso della città). Sono classificazioni esagerate, lo ammetto.

    Ma la consapevolezza delle differenze nella visione politica, nella visione della vita, nelle condizioni, esigenze, aspettative concrete, nel modo e nel senso di vita “piccola”, aprirebbe spazi e spiragli per vera politica: per il confronto sulle cose reali della vita, sulle Lebenswelten, non sui fantasmi creati per distrarci dai veri problemi e dalle questioni esistenziali.

    Questo, secondo me, è il campo sul quale bisogna battersi con coraggio, forse con qualche chiarezza nel linguaggio in più, con un ritorno alla disponibilità di rompere non la pace sociale, ma l’illusione della pace sociale, non il stare bene insieme, ma l’illusione del stare bene insieme a costi e guadagni maldistribuiti. Non bisogna essere in cinque in Consiglio per fare questo (anche se si starebbe meglio), Langer quando iniziò ebbe mezza legislatura – e riuscà a trasmettere impulsi che cambiarono il Südtirol. Ho trovato un bel pensiero di Langer sui miti tirolesi. Dichiarando la sua difficoltà di identificarsi con la ribellione tirolese del 1809, Langer ha fatto riferimento su Gaismair. E dice, giustamente, che la ribellione sociale dei contadini tirolesi molto prima della ribellione patriottica era l’ultimo tentativo di generare progresso dall’interne della società tirolese. Con il soffocamento della ribellione di Gaismair la Leitpolitik del Tirolo sarà (e continua ad esserlo) puramente difensivo verso ogni progresso che da allora veniva sempre e solo da fuori.

    Langer chiuse il suo discorso con la speranza di tornare ad una genuina produzione del nuova dall’interno della società tirolese. Ce lo impediscono i meccanismi di difesa dell’ unità nazionale (nazionale nel piccolo, ma sempre nazionale) al prezzo della negazione dei veri problemi e dei veri sogni umani. Ora che (quasi) tutti gridano a destra, gonfiando i mostri della paura da chi viene da fuori, da chi mette in pericolo la Heimat e l’aquila tirolese, l’ unica risposta verde può essere quella di far salire gli aquiloni – colorati, portati dal vento e della gioia di una vita che non si arricchisce vivendo con e non contro la natura, vivendo con e non contra la gente da dove sempre provenga, di festeggiare la cultura invece di renderla una fortezza.

    Avete perso voti, ma ricevuto in mano la conferma di quanto siete importanti – o, se permetti, abbiamo perso voti, ma abbiamo ricevuti una spina nel sedere che, caspita, il nostro credere nella pace tra gli uomini e tra gli uomini e la natura non è buonismo, ma il pane di domani.

    Auguroni, continuate.

    Hans Karl

  4. Ciao Riccardo,
    anche questa volta, dopo frenetiche ricerche nei programmi di qualche cosa che non trovavo, riflessioni a casa e con amici, non me la sono sentita di votare “verdi”. Credimi, a malincuore…
    Credo che però dalla tua analisi, estremamente lucida, onesta e coraggiosa bisogna partire. Da lì, e non dai venti di destra o altro…
    Se riuscirete a essere coerenti in questo sono sicuro che la prossima volta avrete anche il mio piccolissimo contributo di fiducia.
    In bocca al lupo e buona (ri)partenza
    PS: Non solo la tua analisi, naturalmente, ma anche le considerazioni molto approfondite ed autorevoli sopra…
    Con affetto, Mauro

  5. Umwelt, Kultur, Schule und Bildung, Mehrsprachigkeit, Zusammenhalt, Soziales: All dies haben viele, viele Menschen in der Hetze, Angst- und Panikmache nicht mehr gehört.
    Frieden, Gerechtigkeit, Ausgeglichenheit, Gemeinsamkeit: Geld, Gier, Macht, laute Sprüche und grelle Töne haben sie in den Hintergrund gedrängt.
    Diese nachhaltigen Lebensgrundlagen weiterhin als existent zu erhalten wird in den kommenden viel Mühe bedeuten für eine so kleine grüne Bürgerlistenkraft.

    Nur nicht den Mut verlieren. Gregor Beikircher

  6. caro Riccardo,
    sono anch’io felice per il tuo risultato; meno per quello complessivo;
    lascio a questa discussione qualche piccola riflessione:
    un pezzetto di analisi sul voto va fatta credo a partire da un elemento politico di fondo e che riguarda lo stesso identikit dei verdi; la storia dei verdi è la storia di un partito del “ceto medio colto”, come ha correttamente ricordato Hans (riporto dall’Alto Adige);
    che le questioni ambientali siano state percepite come lusso dai ceti popolari è un problema che si è posto molte volte, almeno a partire dalle comunali del 1985;
    la scelta del progetto politico ecosociale può essere sicuramente in prospettiva un’alternativa socialdemocratica avanzata, tanto più se localmente può affermarsi con un profilo inter-etnico; ma per catturare un più ampio consenso popolare, ci sarebbe forse bisogno di avere un elettorato meno sensibile a rispondere alle emergenze delle crisi per fronti etnici, così almeno insegna la storia degli scorsi decenni;
    giorgio

  7. Ciao Riccardo,
    poteva andare molto peggio. E’ l’occasione per ricominciare a fare “rete”, rivendicando l’intuizione iniziale dell’essere plurilingue e multietnici, e trovando la forza di condividere questi valori con le altre formazioni politiche e con le associazioni sul territorio. Mi sorprende un po’ leggere ancora di sterili classificazioni espresse con termini come destra o sinistra … invece di essere orgogliosi che certi temi siano comparsi nei programmi anche di altre formazioni politiche!
    L’orgoglio da solo non procura voti, ma questa disposizione e questa disponibilità possono aiutare a sollecitare e condividere
    “valori” diversi da quelli proposti-imposti dai modelli economici
    e sociali imperanti, ed anche voti, in una prospettiva più ampia.
    Buon lavoro. Fabio

  8. Caro Riccardo, per me che ho vissuto con grande dolore la sconfitta elettorale dell’aprile scorso, il vostro risultato è straordinario e incoraggiante, in una situazione nazionale davvero drammatica. Complimenti per avere tenuto così bene e anche per la capacità di praticare la convivenza con la natura e con le persone. Avevo seguito le vostre battaglie sul Catinaccio e mi sembra che abbiate ottenuto risultati importanti. Credo che da voi ci sia sempre da imparare come in passato, quando c’era Alex. E non escludo di chiedervi la disponibilità a incontrarci un pomeriggio per parlare insieme di come essere verdi a Bolzano, a Reggio Emilia o in qualsiasi altra città. Sono anch’io convinta che la rete vera e la capacità di relazione siano la risposta a ogni pratica di autoreferenzialità, difetto molto presente nei verdi. Oggi con Grazia Francescato la rete e lo scambio reciproco sono obiettivi raggiungibili.
    Grazie.
    Mi piace ricordare le parole di Gibran ” E come i semi sognano sotto la neve, il vostro cuore sogna la primavera. Confidate nei sogni, poichè in essi si cela la porta dell’eternità”

    Pinuccia Montanari (Reggio Emilia)

  9. Anche in Alto Adige spira il vento del populismo di destra, che si è già manifestato nelle recenti elezioni in Austria e in Baviera.
    Di fronte alla perdita della maggioranza assoluta da parte della SVP, con un flusso di voti verso le formazioni più estremiste di lingua tedesca, va segnalato anche il quasi dimezzamento del PDL e il ridimensionamento di quasi due terzi del PD rispetto alle politiche dell’aprile scorso.
    Girata totalmente pagina rispetto alla catastrofica esperienza della defunta Sinistra Arcobaleno delle elezioni politiche, i Verdi hanno saputo riconquistare pienamente la propria autonomia e la propria identità, ottenendo un risultato (5,8%) che li colloca ad una incollatura dal PD (6%) e che li rende la quinta forza politica dell’Alto Adige, con oltre il triplo dei voti rispetto all’Italia dei Valori e con oltre il quadruplo dei voti rispetto all’UDC.
    Il voto in Alto Adige dimostra che quella della Sinistra Arcobaleno era una alleanza del tutto innaturale e una gabbia mortale per i Verdi: non a caso la lista della Sinistra, con RC e SD, ha ottenuto appena lo 0,7% e i Comunisti italiani lo 0,4%.
    Di fronte al riacutizzarsi dello scontro etnico e alla radicalizzazione a destra di una parte consistente del mondo di lingua tedesca, i Verdi hanno saputo, unica forza politica in Alto Adige, riaffermare il loro carattere inter-etnico, eleggendo un consigliere di lingua tedesca (Hans Heiss) e un consigliere di lingua italiana (Riccardo dello Sbarba).
    Venuto meno il richiamo (e il ricatto) del “voto utile”, i Verdi hanno riconquistato gran parte del loro consenso storico nella Terra del loro fondatore Alexander Langer e dall’Alto Adige hanno dato una indicazione strategica ai Verdi italiani, scomparsi dal Parlamento. Solo mantenendo la propria identità autonoma e riconoscibile e la propria trasversalità, uscendo dalla “riserva indiana” dell’estrema sinistra, è possibile recuperare e rilanciare pienamente il proprio ruolo di forza politica ecologista e ambientalista, per la convivenza dei diritti civili e umani.

  10. Uscito oggi sul Corriere dell’Alto Adige.

    Lo spostamento a destra dell’asse politico locale, la presa del populismo di bassa lega che offre risposte semplici a problemi complessi, condito nella salsa ansiogena di una società disposta a comprare anche in svendita una parvenza di cambiamento è un elemento di preoccupazione, che ha un unico elemento di mitigazione, se vogliamo definirlo tale: si tratta di una tendenza ormai europea. Nel bel paese infra-montes il vento spira come dalle altre parti del continente ed è
    un vento che scende dalla provincia, anche da quella profonda, popolare.
    Soffrono le forze e le componenti politiche sociali ed ecosociali, disorientate rispetto alla tendenza dell’elettorato di cercare risposta alla crisi e all’arroganza del potere nell’alternativa di destra. Il progetto ecosociale dei Verdi parte male e con non poche incognite sul futuro di questa forza politica. L’ala sociale della Svp esce malconcia e si dimezza la possibilità di pesare sugli equilibri interni del partito, con in più il problema della stella alpina di recuperare il suo elettorato. E non sarà affatto facile non ascoltare gli interessi e i suggerimenti della destra del suo partito. Dopo le elezioni di solito si va di ramazza. Nel momento in cui si allarga lo spazio politico delle destre, l’assottigliamento dell’area di governo e di opposizione che si potrebbe definire senza voler far torto a nessuno di centro-sinistra, costituisce una complicazione non da poco per i prossimi cinque anni di governo.
    Al Pd si presenta la possibilità di tenere salda un’alleanza con la Svp, ma certo da una posizione più debole rispetto a prima, sia perché la sponda con gli Arbeitnehmer è diventata friabile, sia perché i futuri partner di giunta continueranno ad essere condizionati dal peso e dalle scelte del partito di maggioranza relativa. E, da questo punto di vista, la dialettica politica e democratica non potrà che continuare a soffrirne. Così come continueranno a soffrirne i cosiddetti partiti italiani … quelli che restano.
    Nelle analisi a caldo di questi risultati elettorali merita comunque ricordare che gli italiani hanno cominciato, magari per semplice bisogno di sicurezza e stabilità, a riconoscere l’autonomia come un bene da difendere e da condividere. Si meritano una legislatura che non avveleni l’acqua su cui può crescere questa piantina.

  11. ciao riccardo

    innanzitutto sono felicissimo per la tua elezione e il buon l´incremento dei voti da parte tua e di hans…..anche verena debiasi ha potuto aumentare le proprie preferenze, anche se purtroppo non e´stata eletta. questo mi duole particolarmente.

    condivido in pieno la teoria di pallaver dei voti in prestito di kusstatscher. sepp ha una grande vena
    sociale che 5 anni fa deve aver preso molto nella val d´isarco come anche nel resto del sudtirolo. in piu si parlava solo del tunnel……figurati……comunque
    questa vena sociale e´ stata colta meglio dalla destra tedesca….vedi calo degli arbeitnehmer……
    prevedo gia´ le lobby che vorranno tagliuzzarte il sistema scuola……

    beh ci sono le componenti esterne per la perdita dei voti e le componenti interne…..quelle esterne le conosciamo…..alcune di quelle interne anche….fattore K&K,

    ich finde, die grünen könnten weiterhin nach internen gründen suchen….vielleicht kommt ja was nützliches dabei raus…..vielleicht war die kampagne zu leise…?ich bin voll auf euer linie wenn es darum geht nicht einfach loszuschreien wie es die rechten zu ihrem usus gemacht haben……aber bissig kann man auch ohne herumschreien
    sein……

    wenn man bedenkt, dass der wind nach rechts weht, dann ist der wahlausgang der grünen sicher nicht katasprophal…….die stammwähler (zu denen ich mich zähle)
    sind euch treu geblieben…….

    tschüss
    markus

  12. Ciao Riccardo,

    ho appena finito di leggere la tua analisi relativa al voto di domenica… amara, molto amara. Desidero però spiegare perchè ti ho dato fiducia, al di là dei risultati, che per altro mi aspettavo. Ho dato fiducia a te, ai Verdi, perchè ritengo che credere nella convivenza, nella ricchezza che porta l’immersione nelle culture altrui (immigrati) ci porti ad essere umanamente un gradino più alti rispetto agli altri partiti o partitelli. Ritengo che il futuro vincente sia in mano a chi crede nella convivenza. E questo riguarda la nostra provincia, ma non solo; il mondo intero deve rendersi conto che soltanto scambiandoci reciprocamente varie culture, possiamo uscire vincenti da qualsiasi crisi, ed essere forti in qualsiasi situazione. Forse l’errore dei Verdi è stato quello di non proporre programmi a breve scandenza, ma di proporre un ideale di donazione, di reciproca ricchezza, quando invece la maggiore parte delle persone ha bisogno di risposte reali ai bisogni reali, immediati.. Proprio di questo parlavo con mia sorella (che adoro) e che ha votato PD. Forse ha ragione lei, ma non sono pentita di avere votato Verdi, anzi ne sono orgogliosa, sono felice di averlo fatto, perchè sono convinta che il futuro ci darà ragione.

    Solo una cosa ti chiedo: fatti sentire con i media nazionali, parlano di noi come se fossimo una masnada di nazisti o fascisti (quando va bene). Non sono in grado di parlare di Alto Adige, non ci conoscono, non grattano la superficie. Si fermano a fare interviste (vedi Espresso di un anno fa, credo) ad esponenti di destra, robe da matti! e siamo nel 21 secolo.

    Annalisa Allegri (Ora)

  13. Caro riccardo che adesso (ma anche prima) rappresenti la voce di sinistra di questo consiglio…sono contento per te ma desolato da quadro generale. E con una grande voglia di emigrare. C’è da lavorare qui, da lavorare tanto. Bisogna ricostruire il rapporto tra politica e universo associativo ma soprattutto bisogna ricostruire i luoghi di aggregazione, credo. Una volta c’erano le fabbriche, le assemblee, i partiti. Adesso tutto questo sembra lontanissimo…mi verrebbe da dire che appartiene al secolo scorso. Bisogna trovare nuovi spazi per la politica, per parlare, per pensare e per diffondere le idee. Personalmente ( e batto su questo tasto da anni) credo che adesso la giunta comunale bolzanina si di fronte ad un bivio: o si rende visibile la presenza della sinistra oppure la prossima volta Bolzano scivolerà a destra. Un punto fondamentale, insisto, per me è costruire uno spazio aggregativo sociale. Un posto dove proporre un certo tipo di concerti, dove fare feste interculturali, dove accogliere chi non ha (e saranno sempre di più) abbastanza soldi per frequentare i locali in. Ne ho parlato con diversi di Rifondazione che mi hanno detto che gli spazi devono essere occupati e che se qualcuno vuole parlare loro ci sono. Ma credo che sia il caso di invertire i ruoli: deve essere il politico che va a cercarsi il consenso associazione per associazione chiedendo che cosa può fare di utile…la disaffezzione è tale che solo i lobbisti ormai si rivolgono alla politica per avere la loro fetta di torta. Saranno cinque anni di cemento e razzismo sono daccordo con te. L’opposizione dovrà essere forte

  14. es bleibt die tatsache, dass wir grünen einen landtagssitz von drei eingebüßt haben. das ist ein DRITTEL! und das trotz, nicht wegen der bürgerlisten.
    die arbeit beginnt erst! und zwar zuallererst bei uns selbst. programmatisch. organisatorisch. strategisch.
    es warten die europawahlen 2009 und die gemeindewahlen 2010.
    wir müssen IN UNS SELBST erforschen, was unsere fehler waren. nur wenn wir diese fehler in zukunft vermeiden, werden wir besser. alexander langer hilft uns da wohl nicht.
    viel erfolg uns allen!

  15. Le elezioni vostre mi hanno molto preoccupato
    e le nostre in Trentino mi preoccupano anche tantissimo..

    Nei bar, sull’autobus e per strada comincio a sentire cose pericolose, sento razzismo non più strisciante ma dichiarato,
    sento ostilità e irragionevolezza e una pericolosa imprecisione.

    Anche stamattina ho finito per litigare con un signore azzimato che con ineffabile inconsapevolezza diceva tranquillo sorseggiando la colazione quanti privilegi hanno gli “extracomunitari”, persino all’ospedale (non bastava l’accusa di rubarci il lavoro e le case popolari, adesso viene
    anche fuori che ci rubano la sanità…)

  16. Sembra che sia l’unico blog che non parla del articolo della FF…Segnavia scrive, Lobis scrive, Mazinga scrive…Riccardi Ti prego….prendi posizione….fai un post su questa storia….dai sù!

  17. Che vuoi che dica? Balle (io assessore, figurati) o distorsioni, il tutto cucito in un teorema paranoico.
    Per me è stata come una fucilata alla schiena, sparata a freddo, e ho passato l’intera giornata di ieri a sanguinare. Lo prendo come un “rischio del mestiere” per uno come me, esposto pubblicamente. Ogni tanto ti fanno il tirassegno addosso. Più di tutto provo un enorme dolore per le “vittime innocenti” umiliate a mezzo stampa. Rispondere su quel piano vorrebbe dire proseguire il massacro di persone (magari altre ancora) e storie e non ci sto.
    Credo che la risposta la dovranno dare i Verdi, tutti insieme, nei prossimi giorni e settimane. I fatti faranno giiustizia delle stupidaggini. Per quel che riguarda me, ho fiducia nelle persone che mi conoscono e che sanno chi sono, pregi e difetti inclusi.
    Tra i Verdi è in corso una seria discussione su cosa è successo, su cosa non è andato e cosa cambiare. Anch’io sto riflettendo su cosa potevo fare meglio, ma non sono le cose scritte in quell’articolo.
    Per il resto, mi riconosco in quel che hanno scritto Segnavia e Valentin[o], che ringrazio e ai cui blog rimando (i link li trovate nella colonna a destra).
    La politica a volte è cattiva, e lo sarà sempre di più con i risultati che ci sono stati e la direzione che ha preso il Sudtirolo (ma anche l’Austria e l’Italia). Prepariamoci, sarà molto dura.

  18. Liebe Grünen,
    formal von „außen“, mit dem Herzen von „drinnen“ sei mir eine Einmischung erlaubt, die über das Mutmachen und Beschwören von politischer Notwendigkeit hinausgeht.

    Ich gebe Sigmund Kripp recht, dass es nicht mehr genügen wird, sich auf Alexander Langer zu berufen, um die Bewegung – welche eigentlich? – neu in Schwung zu bringen. Ich finde aber, dass in einer Reflexion, was die heutige “Bewegung” von den Anfängen unterscheidet und welche neue Rahmenbedingungen ein neues Handeln nahelegen, durchaus am politischen Entwurf Langers genommen werden sollte, nicht nur am inhaltlichen Wert, sondern auch am strategischen Gespür. Langer hätte die Grünen vermutlich schon vor zehn Jahren nicht nur umgetauft, sondern auch geöffnet, reformiert, thematisch verwirrt – dieses Erneuerungsrisiko ist grünes Lebenselixier.

    Was wäre zu tun?

    1. Klärung der politischen Vision
    Welche sind die “bunten Drachen”, die Grüne und Bürgerlisten steigen lassen müssten, so dass sie gut sichtbar werden?
    Das Programm der Grünen ist wunderbar, es geht vielleicht darum, die Botschaft auf eine Weise zu vermitteln, die mehr Lust auf Beteiligung macht – das Lustelement, dort leider von rechter Instinktgeilheit gesteuert, darf am Erfolg der Freiheitlichen nicht unterschätzt werden.

    – Ich bin kein Freund des “think positiv”, aber politische Ziele brauchen Visionen des fantasievoll Möglichen und konkret Machbaren. Eine (notgedrungen) auf Abwehr von Schlimmerem konzentrierte politische Arbeit kostet Energie und raubt die Freude, mit der Anhängerinnen und Anhänger gewonnen werden können (nicht die Umweltzerstörung, den BBT etc. verhindern, sondern eine schöne, lustvolle Lebenswelt aufbauen), das Dagegensein (das wichtig ist) transformieren in ein Dafürsein. Die Krise des konsumistischen Modells wird uns zuarbeiten, aber wir müssen den Mut haben, mit Antworten vorauszugehen.

    – Dasselbe gilt für die Vermittlungsarbeit zwischen Kulturen und Sprachen: zweisprachige Schule, Begegnung in den Kindergärten, Integration sind wunderbare Themen, mit denen offensiv gearbeitet werden kann/muss. Gerade das Thema Migration erlaubt keine defensive Haltung im Sinne von “das sind auch Menschen”, dann hat man schon verloren. Sondern: Begegnung ist schön! Schön, dass andere Kulturen da sind, lernen wir von einander! Neugier und Brückenbau sind grüne Urmethaphern.

    – Wichtiges Thema: das Bedürfnis nach Heimat als Gegentrend zur angstmachenden Globalisierung braucht auch grüne Antworten; wenn 18jährige zwischen Rocksongs “den Land Tirol die Treue” singen und sich dabei umarmen, heißt das etwas. Selbstverständlich dürfen grüne Antworten keinem dumpfem Patriotismus nacheifern (das Stühlerücken nach Rechts machen schon alle anderen), sondern es braucht alternative Angebote an das Bedürfnis nach Heimat: Das können die “kleinen Heimaten” sein, die Lebenswelten, für deren Gestaltung ökosoziale Kompetenz wichtiger ist als Patriotismus; das könnte im Sinne von “erweiterten Heimaten” auch ein mutiges Nachdenken über den politischen Raum Alttirol sein, das mit dem Trentino und Nord-/Tirol ethnisch ausbalanciert wäre, die Südtiroler Egomanien relativieren könnte; und natürlich das Thema Globalisierung, Transit, Verkehr – was spült da unsere Heimat weg, welche Heimaten (im Plural) können wir uns aufbauen?

    – Mut zum Linkssein als Ausdruck einer solidarischen, fairen, pazifistischen, auf Nachhaltigkeit bedachten Grundhaltung. Ich war nie ein Linker. Und jetzt merke ich, dass ich vermutlich einer geworden bin. Wenn alles nach rechts rückt, dann wird politischer Gestaltungsraum und ruft nach einer markant linken Politik im obigen Sinne; vielleicht versuchen die Arbeitnehmer in der SVP dahin zu rücken, aber das heißt nicht, dass es nicht kraftvoll und entschlossen auch von jener Bewegung (vor)gemacht werden kann, der Solidarität mit der Natur und dem Mitmenschen in den Geburtsakt geschrieben ist.

    2. Ein struktureller Neuanfang
    Es wäre falsch, jetzt nach dem grünen Leader oder Guru zu suchen, das Führungsmodell der Grünen kann nur das “Team” sein. Aber dies MUSS in Einklang gebracht werden mit dem Bedürfnis nach der Sichtbarkeit von Menschen, die für etwas stehen.

    Riccardo Dello Sbarba und Hans Heiss sind zwei ausgezeichnete politische Vertreter im Landtag. Überlässt man aber der medialen Dynamik die Imageprägung, dann hieße dies, dass grüne und ökosoziale Politik auf zwei Gesichter schrumpfen wird, nicht mehr weiblich ist, nicht dörflich ist, vorwiegend intellektuell brillant, aber nur distinguiert bodenbehaftet ist, weitgehend bürgerlich-liberal ist, weniger militant und radikal (im guten Wortsinn) sein kann. Zwei Abgeordneten können das, was Grünsein bedeuten muss, allein nicht vermitteln.

    Die Frage ist also: Wie kann Teamarbeit die Sichtbarkeit von Gesichtern, von Haltungen, von Themenbesetzung, von sozial vielschichtigem Humus ermöglichen? Ich kenne den grünen Apparat zu wenig, deshalb kann ich auch danebengreifen, aber denkbar schiene mir:

    – eine Verstärkung der Plattform durch einige teilbezahlte politische Mitarbeiter/innen, die gemeinsam mit klaren Aufgabenteilungen der “Generalsekretär” sind; nicht ein einziger Sprecher, sondern verantwortliche Sprecher/innen für Themen und Organisationsbereiche

    – Basisarbeit

    – Zurück zum politischen Happening

    – Eine dauerhafte Kontaktstelle/Plattform, um die Verbindung Grüne-Bürgerlisten zu festigen und auszubauen

    – Bezirks- und Ortsgruppen bzw. periphere Strukturen für die einzelnen Listen

    – Jugendarbeit: Es ist kein Vorwurf an jene, die bisher so viel geleistet haben, aber die Grünen sind von der Generation her die Partei der Lehrer/innen und Eltern – es ist beinahe logisch, dass die Jugend einen Gegentrend sucht

    – Bereitschaft zur Neugründung

    – Bereitschaft zur Namensänderung (nicht um ihrer selbst Willen, aber als Ausdruck der Erneuerungsfähigkeit)

    3) Offene Werkstätten
    Das alles sind ungeschliffene, vielleicht auch irrige Ansätze, und vieles rennt sicher offene Türen ein. Zu einer tiefgehenden Klärung des Notwendigen bräuchte es offene Klausurtagungen (von der Peripherie nach „oben“ oder von „oben“ hinaus, wie auch immer, thematisch gegliedert):
    – Werkstätten für die künftigen bunten Drachen
    – Redesign der politischen Struktur

    Verheerend wäre es, jetzt Schuldige zu suchen. Die grünen Abgeordneten haben beste Arbeit geleistet, Christl war die Vorbild-Abgeordnete des gesamten Landtages, mit Riccardo haben wir einen glaubwürdigen Vertreter der italienischen Stadt, der das Gespräch mit der deutschen Dorfjugend führen kann, mit Hans einen Kopf, um den uns viele beneiden. Und mit Sepp Kußtatscher könnten die Grünen weit in die jetzt noch stärker frustrierte SVP-Arbeitnehmerbewegung hineinreichen. Das war schon diesmal eine gute Voraussetzung für ein Zulegen. Es ist anders gekommen. Warum? Was wurde verscherzt? Wovon wurde man überrascht? Der Stimmenverlust und – noch schwerwiegender – der Stimmungsverlust verlangen ein Innehalten, ein Reflektieren, ein Rund-Um-Infragestellen.
    Alles Gute dafür!
    Hans Karl

  19. Lieber Hanskarl,

    Du hast den Nagel auf den Kopf getroffen und ich bin vollinhaltlich und in allen Details mit dem einverstanden, was Du schreibst.

    Ach hätten wir nur ein Jahr vor dem Wahlkampf so gedacht!

    Es ist jetzt auch nicht zu spät, im Gegenteil. Vielleicht hat es die Veränderungen im Umfeld und die Watschen für die Grünen gebraucht, um die Bedingungen für einen kraftvollen Neustart zu schaffen.

    Wir können jetzt auch mit neuen und motivierten Menschen rechnen, wenn wir ein mutiges politisches Angebot auf den Weg bringen. Denn der gesellschaftspolitische und der politische Rahmen sind nun derart gestaltet, dass wir aufgeklärte, mündige, linke, ökosoziale Menschen in die Pflicht nehmen können: “Wenn Du Dich jetzt nicht politisch engagierst, wann denn dann?”

    Nur müssen wir eben erst ein Angebot schaffen.

    Mit herzlichen Grüßen

    Markus

  20. Das Angebot habt ihr ja schon geschafft…es wurde abgelehnt…ihr braucht neue Produkte. Vor allem habt ihr Umweltthemen zugunsten Sprachmischmasch geopfert. Und das war meines Erachtens das Hauptproblem…siehe das Wahlergebniss von Foppa….

  21. 1.345 stimmen!
    Was hatte sich meihoamat wohl von mir erwartet?
    Hat er/sie mich nicht maßlos überschätzt?
    ICh freu mich über meine “qualitätswählerInnenschaft” – zum großteil übrigens frauenbewegte frauen+männer und nur nebenbei vielleicht auch manche/r mischling.
    Falls ich das hauptproblem war der grünen, in meiner randposition, bin ich gern bereit, zu gehen und neuen platz für neue produkte zu schaffen.
    brigitte
    ps ergebniss ohne ss (mir persönlich völlig egal – aber weil ich ja die paladina des mischmasch sein soll…)

  22. Vor allem habt ihr Umweltthemen zugunsten Sprachmischmasch geopfert.

    “Sprachmischmasch”??? I miei due figli ti mandano cordialmente a quel paese in due lingue perfettamente distinte. Tu sei un troglodita.

  23. “Falls ich das hauptproblem war der grünen, in meiner randposition,”

    Also hat der Journalist recht….viele in der Randposition, einige wenige in der Hauptposition…

    @ Etranger…i tuoi figli lasciali fare i fatti loro…li usi un pò troppo spesso per le tue idiozie!

  24. Peterlini scrive:

    “Ich finde aber, dass in einer Reflexion, was die heutige “Bewegung” von den Anfängen unterscheidet und welche neue Rahmenbedingungen ein neues Handeln nahelegen, durchaus am politischen Entwurf Langers genommen werden sollte, nicht nur am inhaltlichen Wert, sondern auch am strategischen Gespür. Langer hätte die Grünen vermutlich schon vor zehn Jahren nicht nur umgetauft, sondern auch geöffnet, reformiert, thematisch verwirrt – dieses Erneuerungsrisiko ist grünes Lebenselixier.”

    Dello Sbarba scrive:

    “Scusate, ma l’operazione di separare e contrapporre interetnicità e ambientalismo è la cosa più antilangeriana che esista e condannerebbe i verdi alla propria fine. Pace tra gli esseri umani e con la natura!”

    amazza…. ^^

  25. Anche io vorrei aggiungermi a questa accesa discussione….
    Si è parlato molto di colpe, di litigi, di discussioni, di andamenti “strani”…. vorrei aggiungere alcune riflessioni…. forse noi verdi (parlo appositamente di verdi perchè siamo stati attaccati come verdi e per fortuna le BLC le hanno lasciate in pace…) abbiamo agito un po’ come Giona, che di fronte alla notizia che doveva portare in quella città è scappato…. passando attraverso la balena per poi essere scaraventato nuovamente nel punto di inizio, dovendo cioè comunque riportare la notizia…. la nostra notizia allora, più di tutte le altre, è quella del nostro ambiente, inteso l’ambiene come “Umwelt” ma anche come “Umfeld”, cioè da un lato un messaggio ambientale, la convivenza sostenibile con il notsro ambiente, la nostra natura, dall’altra parte il messaggio della convivenza che è significativo nel nostro Sudtirolo trilingue e pluri-culturale, ed è questa la nostra vera ricchezza!!! Forse eavamo troppo paurosi, troppo poco decisi/energici nel portare avanti questo messaggio, ignorando la sentita emergenza di cristalizzare questo nostro messaggio proprio in un momento così delicato (un Rechtsruck e la cimentazione di paure….), e poi, come Giona, siamo stati scaraventati davanti all’inevitabile, e cioè abbiamo capito l’urgenza del nostro messaggio ma avevamo forse esitato un po’ troppo….. le colpe, se di colpe vogliamo parlare, sono nostre e del momento in cui viviamo……
    abbiamo avuto delle sberle dagli elettori…. questo è evidente. Ma, d’altro canto, la democrazia è così, la gente, noi, possiamo scegliere ed è stato scelto e questo risultato dobbiamo accettarlo, ma non dobbiamo abbatterci…. come detto prima, abbiamo avuto delle sberlette dagli elettori, ma abbiamo un’altra guancia e dobbiamo mettercela tutta ora per cercare di portare avanti questo messaggio, diventando un’alternativa vera e comprensibile!!quindi iniziamo fin da ora a riprenderci, dandoci strutture e priorità e di continuare in ciò che ci sembra giusto/sostenibile perchè è questa la nostra Bringschuld, il nostro obbligo morale verso un Sudtirolo condiviso e vivibile :)!

    @Brigitte, tu non mollare, abbiamo bisogno di donne forti 🙂 e vorrei aggiungere che il valore di una persona non si misura dal numero di voti presi ma dall’impegno e la speranza che mette dentro il movimento!!!

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