Ebrei-Juden. 70 anni fa

ebrei-arrivo

Eine […] Zeitzeugin aus Bozen erinnert sich schmerzlich, wie 1938 auf einmal alles anders wurde: „Freunde, die uns bisher gegrüßt hatten und öfters bei uns zuhause zu Gast waren, kannten uns plötzlich nicht mehr, sie grüßten uns nicht mehr. Wir hatten mit niemandem mehr Kontakt in der Stadt, auch nicht mit unseren Nachbarn. […] Eine ganz traurige Zeit hatte für uns begonnen: ich war ein junges Mädchen, alle meine Freundinnen….. auf einem Mal hatte ich niemanden mehr. Meine beste Freundin -alle Mädchen haben mit 15 Jahren eine beste Freundin- … ich sehe sie auf der Straße, laufe ihr mit weit geöffneten Armen entgegen und sage: „Hallo Sophie” … und sie schaut durch mich hindurch, als wäre ich von Glas, als wäre ich Luft, und geht weiter!”

BOLZANO, 17 NOVEMBRE 2008. Oggi è l’ultimo giorno in cui rivesto la carica di Presidente del Consiglio. Ed oggi, ma settant’anni fa, nel 1938, l’Italia di Mussolini emanò le leggi razziali, con cui fu dato il via libera alla persecuzione degli ebrei. In questo mio ultimo giorno ho dunque pensato fosse giusto recarmi al Monumento alle vittime dell’Olocausto al cimitero di Bolzano e rendere loro omaggio, per contribuire a fissare questa data nella memria collettiva di questo nostro Alto Adige Südtirol, in cui spesso la memoria, anche quella antifascista, è dimezzata.

Con me sono venuti il sindaco di Bolano, i rappresentanti della Comunità ebraica di Merano e tante altre persone, tra cui un nutrito drappello di storici e storiche. Non si può fare professione di antifascismo senza mettere al centro le prime vittime del nazifascismo, gli ebrei. E non si può credibilmente parlare di tutela delle minoranze se si dimentica la minoranza più perseguitata. Su questo il Sudtirolo ha ancora un po’ di strada da fare.

Troppo a lungo la storia degli ebrei sudtirolesi, in particolare meranesi, perseguitati e deportati (e poi sterminati) anche con l’aiuto di nazifascisti loali, è stata dimenticata. Nella persecuzione degli ebrei la provincia di Bolzano ha infatti un triste primato. Fu da qui che il 16 settembre 1943  partì il primo convoglio di ebrei di nazionalità italiana diretto verso i campi di sterminio nazisti.

Centro della persecuzione anti ebraica in Alto Adige fu la città di Merano. Qui viveva una folta comunità cosmopolita. Il 9 settembre del 1943 il Gauleiter Hofer firmò l’ordine di arresto immediato di tutti gli ebrei residenti nel territorio. La prima retata fece 25 vittime, che partirono una settimana dopo per i campi di sterminio in Austria e Germania. Seguirono diverse persecuzioni, arresti e deportazioni, soprattutto verso Auschwitz, fino alla fine della guerra. In totale, gli ebrei meranesi vittime dell’Olocausto sono 81 (2 sole persone tornarono vive dai campi di sterminio). I loro nomi, insieme ai 16 di ebrei italiani uccisi in via Resia, sono riportati sulla lapide del cimitero di Bolzano.

Di seguito il mio discorso davanti al Monumento all’Olocausto, in italiano e tedesco.

70o anniversario delle leggi razziali

Cerimonia al monumento alle vittime della Shoah

Discorso del Presidente del Consiglio provinciale Riccardo Dello Sbarba

Settanta anni fa, il 17 novembre 1938, il governo Mussolini promulgò le leggi “Per la difesa della razza”. Diecimila ebrei italiani, cioè oltre un quarto della comunità ebraica del Paese, furono sterminati fino alla fine della guerra a causa di questi provvedimenti.

Chiunque si richiami ai valori della democrazia non deve dimenticare questa data, a partire dalla quale si scatenò in Italia la persecuzione degli ebrei, che furono le vittime principali della macchina di sterminio creata dal fascismo e del nazismo. Fu infatti verso gli ebrei, come verso i sinti e i rom e i malati di mente, che il fascismo e il nazismo programmarono la “soluzione finale” del genocidio, attraverso un sistema capillare di persecuzione, concentramento e sistematico annientamento.

Gli ebrei furono la minoranza più perseguitata dalle due dittature e la memoria della Shoà deve essere coltivata con la massima attenzione proprio nella terra delle minoranze come l’Alto Adige.

Eppure proprio qui da noi la persecuzione degli ebrei è stata a lungo dimenticata ed è stata riscattata con fatica e solo di recente dalle ricerche di Federico Steinhaus del 1994 e poi nei lavori successivi di diversi storici e storiche anche in relazione al Lager di via Resia, da cui passarono 360 ebrei avviati ai campi di sterminio. Abbiamo dovuto attendere il nuovo secolo per la realizzazione del monumento che ricorda l’Olocausto nel cimitero di Bolzano. Qui sono scritti i nomi degli 81 ebrei meranesi arrestati, deportati e uccisi nei campi di sterminio e dei 16 ebrei italiani torturati a morte nel Lager.

Auspico che questo monumento diventi il punto di riferimento di una memoria democratica condivisa da persone di tutte le lingue, culture e religioni, e che diventi una delle principali tappe di un percorso storico culturale da costruire a Bolzano, che rilegga i segni lasciati dal secolo delle dittature e li consegni definitivamente alla storia.

La memoria del genocidio porta il nostro piccolo mondo all’interno della grande storia dell’Europa moderna. Alla base della civiltà europea ricostruita nel dopoguerra sta proprio la memoria dell’Olocausto e il conseguente ripudio di ogni forma di discriminazione e di razzismo. Non c’è coscienza democratica, non c’è antifascismo, non c’è difesa delle minoranze che non ponga la tragedia ebraica del Novecento al centro della sua cultura e delle sue iniziative. Ringrazio la comunità ebraica del Trentino-Alto Adige-Südtirol per essere stata presente a questa cerimonia. Ringrazio il sindaco di Bolzano Luigi Spagnolli per aver organizzato insieme a me questo momento di raccoglimento.

Questo è l’ultimo giorno del mio incarico da presidente del consiglio provinciale. Sono orgoglioso che  l’ultimo atto del mio mandato sia stato questo inchinarmi insieme a voi di fronte al monumento che a Bolzano ricorda le vittime della Shoà.

70. Jahres Tag der italienischen Rassengesetze

Gedenkfeier vor dem Mahnmal für die Opfer der Shohaq

 Rede des Landtagspräsidenten Riccardo Dello Sbarba

Vor 70 Jahren, am 17. November, erließ die Regierung Mussolini die Gesetze „Zum Schutz der Rasse”. Zehntausend Juden, das heißt, mehr als ein Viertel der jüdischen Gemeinschaft Italiens, wurden bis Kriegsende auf der Grundlage dieser Gesetze umgebracht.

Wer immer sich auf die Werte der Demokratie beruft, darf dieses Datum nicht vergessen, an dem in Italien die Verfolgung der Juden ihren Anfang nahm, die die Hauptopfer jener Vernichtungsmaschinerie waren, die Faschismus und Nationalsozialismus geschaffen hatten. Es waren eben die Juden, genauso wie die Sinti und Roma und die Geisteskranken, für die Nazis und Faschisten die „Endlösung” des Völkermords geplant und mit einem weitverzweigten System von Verfolgung, Internierung und Vernichtung umgesetzt haben.

Die Juden waren unter diesen beiden Diktaturen die am meisten verfolgte Minderheit, und die Erinnerung an die Shoah sollte gerade in einem Lande der Minderheiten wie Südtirol wach gehalten werden.

Dennoch ist gerade bei uns die Verfolgung der Juden lange verdrängt worden, und sie konnte erst mit Mühe und erst seit kurzer Zeit wieder ins Bewusstsein gerückt werden, durch die Nachforschungen von Federico Steinhaus 1994 und dann durch die Arbeiten verschiedener Historiker und Historikerinnen, etwa zum Lager in der Reschenstraße, einer Station auf dem Weg von 360 Juden, die in die Vernichtung geschickt wurden. Wir haben das neue Jahrhundert abwarten müssen, bis am Bozner Friedhof dieses Mahnmal errichtet wurde, das an den Holocaust erinnern soll. Hier sind die Namen der 81 Meraner Juden geschrieben, die verhaftet, verschleppt und in den Vernichtungslagern umgebracht wurden, und der 16 jüdischen Mitbürger, die im Bozner Lager zu Tode gefoltert wurden.

Ich hoffe, dieses Mahnmal wird der Bezugspunkt für ein gemeinsames, demokratisches Gedenken aller Sprachen, Kulturen und Religionen und eine wichtige Station auf einem Lehrpfad der Geschichte in Bozen, von dem aus man die Zeichen neu lesen kann, die das Jahrhundert der Diktaturen hinterlassen hat, Zeichen, die nun definitiv der Geschichte zu überantworten sind.

Die Erinnerung an den Völkermord führt unsere kleine Welt mitten in die Zeitgeschichte Europas. Die europäische Zivilisation, die nach dem Krieg wieder aufgebaut werden musste, beruht gerade auf der Erinnerung an den Holocaust und demgemäß auf die Lossagung von Diskriminierung und Rassismus. Es gibt keine demokratische Gesinnung, keinen Antifaschismus, keinen Minderheitenschutz, wenn diese nicht die Tragödie der Juden im 20. Jahrhundert ins Zentrum ihres Denkens und Handels stellen. Ich danke der jüdischen Kultusgemeinde in Trentino-Südtirol für ihre Teilnahme an dieser Gedenkstunde, die ich zusammen mit dem Bürgermeister von Bozen, Luigi Spagnolli, ausgerichtet habe. Ich danke ihm dafür.

Dies ist mein letzter Tag als Präsident des Südtiroler Landtags. Ich bin stolz, dass dies meine letzte Amtshandlung ist: mich zusammen mit euch vor diesem Mahnmal zu verbeugen, das hier in Bozen an die Opfer der Shoah erinnert.

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4 thoughts on “Ebrei-Juden. 70 anni fa

  1. Grande Riccardo….chiedo…a scuola questa parte della storia locale viene insegnata? Ci sono testi di storia? Ritengo che è in primis compito dei politici e dei genitori tramandare questi fatti. Purtroppo le generazioni non hanno rispettato il codice d’onore. 8 anni fà ho conosciuto una persona di fede ebrea che mi ha raccontato tutto. Allora mi chiedevo come mai questa persona deve illuminarmi e non magari i politici con la pansa piena?

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