Il lupo e gli agnelli

landtagssaal 18 NOVEMBRE 2008. Prima seduta di Consiglio. La Svp cuoce a fuoco lento i propri possibili partner italiani, li mette l’uno contro l’altro, li umilia, li indebolisce preventivamente. Non è una novità, ma stavolta ci va giù più pesante che mai. La novità, invece, è che le 18 Stelle Alpine sedute in consiglio, divise da rivalità e ricatti interni, non fanno più una maggioranza. Non ci sono più le maggioranze di una volta!

Nel segreto dell’urna, infatti, la Svp non riesce a garantire i suoi 18 voti nemmeno a Dieter Steger, il Presidente del Consiglio voluto dalla lobby economica, che pare dettar legge in queste prime battute. Steger passa, ma solo con 16 voti della Svp, i due del Pd e il soccorso i due voti italiani di centro destra (mia supposizione: Artioli e Minniti. Artioli voterà poi anche per i tre membri dell’ufficio di presidenza, tutti Svp. Vuole proprio diventare assessora).

Stessa solfa al momento di votare Barbara Repetto vice “provvisoria”: 16 voti Svp, 2 Pd, e poi basta. Repetto passa per un soffio e quando prende la parola insiste incautamente sul suo ruolo “provvisorio”, nella speranza di dimettersi presto per passare alla giunta. Situazione imbarazzante (per questo noi Verdi abbiamo votato bianco: come puoi votare per una persona a cui poi non puoi fare neppure le congratulazioni, perché quell’incarico vuol tenerselo il meno possibile?). Non si rende conto di umiliare al contempo se stessa e il consiglio. La vittima sta al gioco del carnefice: un Durnwalder che, seduto in mezzo ai suoi, la guarda con occhio cinico.

Dunque, dicevo: nelle due votazioni più importanti la Svp non è in grado di garantire i suoi 18 voti, cioè la maggioranza assoluta. Cosa che le dovrebbe consigliarle meno arroganza, ma si sa: alla perdita di peso non ci si abitua facilmente.

Ad ogni votazione quei due voti Svp in libertà sono segnali di fumo: attenti, ciascuno di noi è decisivo! La prima volta, i due che non votano Steger segnalano il disagio della componente più sociale (e della delusa Rosa Thaler) verso l’egemonia della corrente economica. La seconda volta accade l’opposto: i due voti che non vanno a Barbara Repetto segnalano la volontà della destra Svp di tenere la porta aperta al centro destra italiano. E di far venire i brividi alla schiena del Pd.

Durnwalder del resto lo ribadisce ogni volta che può: Pd, Lega e Pdl per lui pari sono e sono tutti in gioco. Li cuoce ben bene per papparseli per il resto della legislatura. Il Pd abbocca, accettando l’elezione “provvisoria” (ma mettendo in salvo il segretario Tommasini, perché si sa che la soluzione provvisoria potrebbe anche diventare definitiva e allora, se qualcuno deve restare fuori dalla giunta e accontentarsi della vicepresidenza, meglio sia Barbara Repetto).

Anche il Pdl abbocca e segnala la sua voglia di giunta: Minniti – insieme a Artioli – soccorre la maggioranza su Steger, Urzì interviene e dice che la Repetto va bene dov’è, alla vicepresidenza, perché a loro quel posto non interessa più (schiaffo a Giorgio Holzmann edizione 2003), loro stavolta vogliono entrare in giunta e mettere il Pd all’opposizione: in questo caso Repetto potrebbe rappresentare la minoranza politica nel Presidium, come vuole il regolamento.

Dicevo Durnwalder: il suo obbiettivo è far digerire a tutti una giunta (anche a titolo etnico, se necessario) che veda l’anomala presenza di Pd e Lega insieme, dove lui(s) detti legge su partner italiani logorati ed umiliati.

Terza novità: la destra. Gli otto della destra tedesca fanno un certo effetto. I cinque Freiheitlichen occupano due file di banchi (spingendo il Pöder nei banchi Svp), Eva Klotz in Dirndl e sacro cuore appeso al petto fa coppia con Sven Knoll in tenuta da Schütze. Quando giura sulla Costituzione, Knoll aggiunge anche la Selbstbestimmung (la destra italiana non ha le cuffiette della traduzione e non si accorge di questo giuramento con riserva).

Per la presidenza votano Ulli Mair insieme a Seppi, che riconosce nella destra tedesca l’odore familiare e si accoda. Loro sono un polo e lo saranno per tutta la legislatura. Ma non hanno ancora capito che l’accresciuto peso dà loro qualche responsabilità: si rifiutano di mandare uno di loro in ufficio di presidenza, come membro di minoranza.

E noi Verdi? Primo giorno senza Christl Kury in aula. Lei manca. Però cerchiamo di sostituirla al meglio. Proponiamo Rosa Thaler come presidente, cercando di aprire varchi nella Svp (ma la destra se ne va con Ulli Mair e amen). Diciamo la verità sulla vicepresidenza provvisoria e non votiamo Barbara Repetto “per il suo bene” (infatti Urzì la vorrebbe lì per tutta la legislatura). Insomma, cerchiamo di salvare l’onore del centro sinistra. Ma certo che questo consiglio tutto spostato a destra ci fa sentire più soli.

Ci rifaremo quando si passerà ai contenuti: saremo l’unica voce dalla parte dell’ambiente, dell’interetnicità, dei diritti. Se riusciremo a farci sentire. E a stare ben legati al territorio e alle persone che vivono la battaglia quotidiana per un Sudtirolo più civile. Guai a restare chiusi dentro questo Consiglio.

 

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Un pensiero riguardo “Il lupo e gli agnelli

  1. Madonna che brutta situazione! In effetti manca un po’ l’aria a quanto si evince dal tuo racconto e dunque capisco il tuo invito a non restare chiusi dentro il consiglio.
    Rifletto su come andrà a Trento. Passata l’ubriacatura PD UPT forse si avvertirà la mancanza, se pure in uno schieramento forte e coeso, dei partiti minori, molti scomparsi, altri ridimensionati come i Verdi. Ma ancora presenti. Dubito che Delai affiderà l’ambiente a Bombarda! E allora che succederà?Un assessorato minore che lo terrà fuori dalle tematiche più calde, la presidenza del Consiglio (idem) o niente. Cosa questa che gli consentirà quanto meno di fare il consigliere! Chissà! E come saranno i due consigli uniti? Quali le dinamiche tra i colossi e tra le destre italiane e sudtirolesi ringalluzzite e più forti anche numericamente? Faccio fatica in questo momento, con l’effetto Obama, l’effetto Pacher, l’effetto Dellai, ad immaginare il ruolo dei Verdi ed un loro eventuale successo in aprile alle comunali di Trento. Che sarà di noi? E che dire delle donne elette in provincia? Sempre quattro e sempre le stesse, a parte una: la Penasa sindca di Peio che è è passata dal PATT alla Lega. Sembra a volte che il mondo stia fermo. Ma intanto accontentiamoci, e non è poco della schiacciante vittoria del centro sinistra…buona notte!

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