Cercasi Uni

uni-bzSTUDENTI CHE NON SEMBRANO STUDENTI. DOCENTI CHE NON SOMIGLIANO A DOCENTI. E PER CONTENITORE, UN BUNKER.

CHE RAZZA DI UNIVERSITA’ E’ – LA LIBERA UNIVERSITA’ DI BOLZANO?

Un mio articolo per “Skolast”, rivista della Südtiroler Hochschülerschaft, l’associazione degli studenti universitari sudtirolesi.

Giovedì 30 ottobre un corteo di studenti ed insegnanti delle scuole superiori ha attraversato Bolzano. Duemila, dice la polizia. Protestavano contro la riforma della ministra Gelmini, che taglia centinaia di milioni di finanziamenti e migliaia di posti di lavoro in tutto il settore dell’istruzione, dalle elementari all’università. Tanti altri cortei attraversavano tante altre piazze d’Italia, fino a Roma dove sfilavano un milione di persone. A Bolzano erano duemila, secondo la polizia.

Quando il corteo è arrivato davanti all’università, in piazza Sernesi, la scena è stata desolante: studenti e studentesse dell’Ateneo se ne stavano seduti al bar della Lub dentro e fuori, indifferenti, mentre altri si affacciavano dalla terrazza in alto, con lo sguardo di chi vede passare per strada un circo di saltimbanchi. A quella vista, gli studenti delle scuole superiori in sciopero hanno cominciato a scandire: “Vergogna, vergogna…” rivolti ai loro colleghi più grandi che li contemplavano indifferenti tra bar e terrazza.

Quello che ci manca dell’università sono gli studenti e le studentesse. Cioè una massa critica e viva che animi di idee e di stimoli il nostro Sudtirolo. E’ vero che la riforma Gelmini tocca soprattutto l’università pubblica, ma pensare che l’umiliazione della formazione e della ricerca prima o poi non faccia danni anche da noi è pia illusione. E trincerarsi dietro la propria “specialità” come una garanzia di privilegio è poco onorevole, quando si hanno vent’anni. Sono pensieri da vecchi.

La nostra Libera Università ha studenti che studenti non sembrano. Bravi, ben educati, ligi. Il giorno dell’apertura dell’anno accademico l’intervento degli studenti, così intento alla lode di se stessi e dell’istituzione, è la parte più triste della cerimonia. Le associazioni studentesche che vanno per la maggiore sono quelle che organizzano le scampagnate coi professori. In tutta la bufera che ha portato al cambio di rettrice-rettore, l’unica voce che non si è sentita è quella degli studenti.

Tutte le università d’Italia sono in assemblea permanente e la gioventù universitaria bolzanina prende il sole sulla terrazza. Sono un po’ severo, come un vecchio professore, lo so, ma la passività dei nostri/e universitari/e è la cosa che fa somigliare di meno la nostra università ad una università degna di questo nome.

Mi correggo: anche la tipologia del corpo docente ci allontana dall’universo universitario come di solito lo conosciamo. Quando si pensa a un’università si pensa alla ricerca come fondamento della qualità della didattica. Da noi la ricerca è programmaticamente (quasi) esclusa. Anche perché i docenti che abbiamo, nella loro maggioranza, sono del tipo “mordi e fuggi”.  

La gran parte del corpo docente, infatti, viene da noi per secondo lavoro. Ogni anno vengono assegnati circa 600 – non senza ragione ambitissimi – incarichi a tempo. Una sorta di Co.Co.Co. dell’insegnamento, persone che vengono a Bolzano solo per le ore dell’insegnamento e poi se ne ripartono, docenti a ore che – tra l’altro – non sono certo nelle migliori condizioni per attrarre finanziamenti per la ricerca.

Al contrario, i docenti assunti, che scommettono tutta la propria carriera su Bolzano, sono pochi: circa uno su dieci di quelli a contratto provvisorio. L’obbiettivo di stabilizzare un corpo docente sufficiente a dare sostanza alla Lub è lontano dall’essere raggiunto.

La conseguenza: un notevole dispendio di risorse sia finanziarie che amministrative, una ricerca pressoché inesistente, uno scarso radicamento territoriale dell’ateneo.

A prima vista si direbbe: precariato. Giusto, ma la situazione di Bolzano è un po’ differente. Perché la stragrande maggioranza di questi “precari” lo è solo da noi, mentre ha un posto di lavoro assicurato altrove. In altre università, oppure – soprattutto tra i reclutati in Sudtirolo – nella pubblica amministrazione.

Più che precariato, dunque, si tratta di secondo lavoro ben pagato. Più di quanto venga pagato in ogni altra università europea.

I compensi sono regolati da una delibera del 2003 (la 90) e vengono calcolati in base ai titoli dei docenti. Un incaricato non accademico, per esempio, prende 129,11 euro all’ora, un abilitato presso un’altra università 139,44 euro, un professore di secondo livello 163,15 euro, un professore di primo livello 209,17 euro. Poco o tanto? Tanto.

A Trento, che è tra le università europee che paga di più i professori a contratto, il compenso massimo è di 104 euro lordi all’ora. In Austria e in Germania i compensi sono più bassi.

Va anche tenuto conto che ai compensi si aggiungono generosi rimborsi per viaggi, vitto e alloggio. Per un incarico standard di 30 ore si può far conto su 3.000 euro netti e altrettanti, o anche di più, di rimborso spese.

Si tratta dunque – in confronto all’impegno richiesto – di compensi considerevoli. La spesa globale per questo tipo di contratti oscilla tra 1 e 2 milioni di euro l’anno. E soprattutto: la assegnazione degli incarichi è compito dei consigli di facoltà.

Chi conosce l’ambiente universitario sa che disporre di un così cospicuo contingente di “incarichi” da assegnare anno dopo anno può dar adito a rapporti di “do ut des” col resto del sistema universitario europeo e favorisce la nascita di piccoli poteri baronali. Con conseguente conflittualità interna, come nel caso del contrasto tra presidi di facoltà e rettrice, che ha portato al non rinnovo dell’incarico a quest’ultima. In questo l’università di Bolzano è proprio come (quasi) tutte le altre.

Il sistema degli incarichi aveva originariamente lo scopo di attrarre a Bolzano docenti di livello internazionale. Ma a tutto c’è un limite, e questo limite da noi è ampiamente superato: fa crescere i costi e impedisce la ricerca.

Sarebbe l’ora che gli studenti si occupassero un po’ diversamente della loro università. Non preoccupandosi tanto di tesserne le lodi (a questo ci pensano già gli organi accademici), quanto di come funziona, di come viene investito il bilancio (ad oggi 52 milioni di euro, tendenza in aumento), del ruolo della Lub nel sistema universitario italiano e europeo, della sua (ancora insufficiente) internazionalizzazione.

Per un’università degna di questo nome servono docenti stabili, ricerca di alto livello e studenti critici e consapevoli. Che non guardino il mondo dall’alto della loro terrazza, ma scendano e si mescolino, soprattutto se quel giorno il mondo prende la forma di un corteo che chiede a gran voce diritto per tutti a uno studio di qualità.

Annunci

4 thoughts on “Cercasi Uni

  1. caro Riccardo,
    per le tue osservazioni sullo stato di salute dell’Università di BZ hai giustamente preso spunto dall’indifferenza degli studenti verso le agitazioni in corso. Come tu stesso osservi, l’atarassia studentesca è parte di un quadro clinico complessivo della LUB decisamente critico ( anche Trento è sotto tenda ad ossigeno). Vale la pena di ricordare che all’intervento abortivo operato sul progetto di università regionale lanciato da Paolo Prodi nel lontanissimo 1975 ( complici anche gli studenti della S.H.) fece seguito una nascita in vitro della LUB, creatura tenuta a lungo in vita in incubatrice e sottoposta a rischi mortali ora che è venuta a contatto con la vera vita universitaria senza essere stata dotata degli opportuni anticorpi. Fuor di metafora sanitaria, come rispondere al tuo “Cercasi Uni?” Credo rilanciando, contro tutto e contro tutti, un serio progetto di università integrata fra Trento e Bolzano, approfittando anche del fatto che da qualche tempo i due Presidenti si parlano. La comunità regionale fatta di tedeschi, italiani, ladini e nuove minoranze immigrate, se vuole vincere la sfida con il mondo globalizzato deve partire da un progetto di università aperta, legata ai territori alpini, svincolata da “proporz” di qualsivoglia natura, chiamando docenti e studenti da ogni angolo del pianeta disposti a risiedere in Regione. Forse così anche studenti Bolzanini e trentini. invece di due università “caminetto” sotto casa potranno trovare un vero sistema universitario in cui passare un paio di anni in attesa di passare ad altre esperienze universitarie, rinverdendo l’antica tradizione locale degli “studenti itineranti”. Con l’aria che tira le Università di Trento e Bolzano ciascuna per sè faranno poca strada. Puntiamo sulle utopie concrete invece che sulle “concretezze” di andreottiana memoria.
    Vincenzo Calì

  2. Caro Riccardo,

    mi spiace leggere queste cose, sono assente da Bozen, da tanto tempo e per fortuna tu mi aggiorni.
    La situazione a Trento è per fortuna molto meglio, da noi l’Università è abbastanza viva, e gli studenti si sono sentiti ed espressi in modo netto contro la Gelmini.
    Si conferma ancora una volta che il nostro amatissimo Sudtirolo è vittima di un anestetico profondamente efficace.
    Del resto ricordo he anche negli anni ottanta (quando ero giovane, al liceo classico di Bozen, appunto) , il tentativo di creare un Comitato Interscolastico Interlingue e un movimento studentesco dal basso erano falliti. Anche allora gli studenti bolzanini erano troppo ligi al formale dovere e attaccati al benessere garantito da un non eccessivo conflitto con i docenti e l’establishment. Soprattutto si viveva allora un apartheid dorato che gli studenti accettavano senza troppo riflettere.

  3. Ah, aggiungo, sposo subito l’idea di Vincenzo Calì, e la rilancerò! L’Università dovrebbe essere regionale, infatti. E alpina, certo, Recentemente abbiamo lanciato un documento come Legambiente a favore del rilancio del ruolo politico strategico della dimensione regionale (delle politiche territoriali).

  4. Zurzeit hagelt es Kritik von allen Seiten, die Studenten der Freien Universität Bozen werden als figli di papà, ignoranti, Feiglinge, Ja-Sager etc. betitelt. Der Grund dafür ist die Nicht-Teilnahme an den Protesten gegen die riforma Gelmini, jene umstrittene Reform welche staatlichen Universitäten das Budget kürzt. In ganz Italien kam es zu teilweise gewalttätigen Protesten gegen diese Reform, nur an der Freien Universität Bozen zog diese Protestwelle vorbei ohne grosse Beachtung zu finden. Warum das so ist und wieso ich diese Entwicklung an der Universität befürworte können Sie hier nachlesen.
    http://sosigis.wordpress.com/2008/12/07/unibz-zu-frei-und-unitalienisch/

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...