La crisi e noi

4-stato-figurePERCHE’ LA DESTRA VINCE E LA SINISTRA PERDE?

Alberto Flippi guida da anni “Asterisco-Asterisk” (il link lo trovate a destra), un’associazione in difesa dei consumatori indipendente e critica, che ultimamante insieme ad altre associazioni ambientaliste bolzanine ha lanciato una campagna-appello contro i “negozi spreconi”, quelli che tengono le porte aperte e il riscaldamento al massimo. E’ stata mandata una lettera a tutti i rappresentanti politici, ma le risposte sono state deludenti. Con Alberto Filippi ho avuto sull’argomento uno scambio di mail, che è diventato una interessante discussione sulla politica e il suo futuro. Pubblico qui la sua ultima mail e, in coda, la mia penultima (che consente di capire meglio la sua). Sollevano questioni su cui sarebbe bene parlare.

 

Caro Riccardo,

i problemi diventano sempre più complessi soprattutto perché le soluzioni evidenti  e più semplici vengono scartate a priori. Gli studi e le ricerche (poi a cosa servono?) diventano quasi un pretesto per rimandare le questioni.

I verdi, e la sinistra in genere, sono in crisi per il semplice fatto che attraverso mediazioni non sono mai riusciti a soddisfare la domanda del proprio elettorato, a differenza di quello di destra che le sue soddisfazioni le ha sempre avute. Molte volte si sono sposate le tesi della destra su questioni chiaramente razziste perché erano di moda o di potere fino ad arrivare ad appoggiare azioni militari e a giustificarle, per non parlare dell’ambiente sempre trattato per ultimo e con sufficienza.

 Si esce dalla crisi solo ottenendo qualcosa di visibile, di chiaro, affrontando un punto alla volta.

Faccio l’esempio dell’iniziativa che abbiamo preso insieme ad alcune associazioni ambientaliste di Bolzano durante il Natale, sul fatto che molti negozi tengono le porte aperte e sono costretti a tenere al massimo i riscaldamenti con enorme spreco di energia.

Cosa devo pensare, se per quanto riguarda lo spreco d’energia nessuno della mia parte, ad eccezione del sindaco e di te mi risponde? Perché gli assessori, che conosco personalmente e so che sono d’accordo se ne stanno zitti o quando m’incontrano fanno finta di nulla? Perché sanno che per mantenere il posticino devono fare i bravi e non rompere le scatole al sindaco. Mamma mia che sindaco ci ritroviamo! Dove l’hanno trovato?

 Sono più di quaranta i negozi spreconi e li abbiamo tutti documentati e fotografati, la maggior parte appartengono ai maggiori negozianti della città, agli intoccabili che fanno girare l’economia e che per questo possono fare quello che vogliono.

Proposte semplici e comprensibili, caro Riccardo, la gente non è abituata a pensare, giacché le hanno tolto il tempo per farlo. Sono stati trasformati in consumatori – lavoratori teledipendenti e calciofili con sintomi evidenti di shopping compulsivo.

L’unico tentativo che si può fare è coniugare ambiente insieme ad economia, quella vera che non ammette spreco in tempi di crisi.

Un esempio: i caroselli dello sci, i nuovi impianti, finanziati dalle nostre regioni,  vedi  Trento con milioni di euro per il comprensorio sciistico di Malcesine.. per salvare gli albergatori. Ma a cosa serve lo sci da discesa? A portare centinaia di persone all’ospedale tutte le domeniche. E chi paga i costi delle cure? Nel settore alberghiero c’è spreco, si sono date troppe licenze, ci sono troppi esercizi, solo dei deficienti possono pensare di costruire un nuovo mega albergo nelle vicinanze delle piste di sci. Lo sci è lo sport più costoso e sprecone in tutti  sensi, divoratore d’acqua e energia, portatore di cemento.

 Non si può curare lo spreco con altro spreco, il consumismo con il consumo, altrimenti è la fine.

Non ti sei chiesto perché il nuovo businnes dei fondi sovrani è di comprare il terreno agricolo di stati ridotti in miseria. La Cambogia ha venduto i campi di riso al Qatar e al Kuwait. La Corea s’è comprata tutti i terreni del Madagascar, un mese fa è stato stipulato l’accordo.

Per non parlare dell’Africa ormai all’asta. Gli speculatori sanno cosa aumenterà. Sicuramente il valore della terra, soprattutto quella poco sfruttata. Siamo tanti e tutti si mangia e senza terra si patisce la fame e di terra ce n’è sempre meno. Ci vengono a raccontare che l’economia reale è vittima della finanza. Una balla colossale. L’economia reale si sta affondando da sola attraverso uno spreco inimmaginabile di risorse e d’energia. Lo spreco è la vera causa della crisi, la finanza con il credito facile ha cercato solo di dare una mano per prolungare i tempi dello scoppio.

La priorità principale per uscire dalla crisi è la bonifica e il recupero della terra e i conseguenti investimenti produttivi per migliorare la qualità della vita di tutti, attraverso la riduzione drastica di prodotti nocivi, distruttivi e inutili.

Ma il discorso è lungo. Per farla breve, fossi al tuo posto chiederei semplicemente a cosa servono i contributi che vengono erogati per il risparmio energetico, se poi lo spreco più manifesto viene tollerato in tutta la provincia perché un coglione di un esperto di marketing sostiene che le porte dei negozi aperte fanno comprare di più.

Per il resto va tutto bene… ma ci vogliono i risultati e all’orizzonte ne vedo pochi.

Se ti va puoi usare il testo nel tuo forum.

Nessun augurio perché di questi tempi porta male.

Un abbraccio

Alberto

Bolzano, 9 gennaio 2009

 

Caro Alberto,
scusa del ritardo con cui ti rispondo, ma ormai il Natale era passato e  allora ho preso tempo. Infatti era troppo semplice rispondere – com’è abbastanza ovvio – che sono d’accordo e che le porte aperte e il riscaldamento al massimo sono uno spreco inutile per una città che potrebbe ambire ad essere “clima-neutrale” (il comune su proposta dei vituperati verdi comunali ha commissionato uno studio all’Eurac per capire quali misure sarebbero necessarie in quale spazio di tempo per raggiungere questo obbiettivo).

Dicevo dunque che dirti che sono d’accordo mi sembrava poco se non ti facevo anche una proposta per fare qualcosa in quanto consigliere provinciale, viste le competenze della Provincia in materia. Mi pare che la questione porte aperte o chiuse vada allargata alla “sostenibilità ambientale” delle attività commerciali in città e in provincia.

A me gira in testa la proposta di “negozi amici del clima”, che ricevono dalla Provincia questa certificazione in base a una serie di parametri da rispettare e controlli a cui sottoporsi. Chi passa l’esame, e magari si impegna a migliorare ancora per tappe (si potrebbe istituire una classificazione A, B, C… tipo casa clima) potrebbe anche essere sostenuto da incentivi provinciali (il bastone e la carota).

I criteri potrebbero essere di due tipi:

1. COME si gestisce l’attività: consumi energetici del negozio, rifiuti prodotti dal negozio, riduzione degli imballaggi per le merci vendute al cliente, materiali in uso nell’arredamento, anche accessibilità per persone con diversa abilità ecc..

2. COSA si vende: qui conta quanto corta è la famosa filiera, se si vende articoli garantiti per il rispetto dell’ambiente e dei diritti di chi lavora, se si vende articoli riciclabili, di lunga durata ecc…

La Provincia potrebbe istituire il marchio e assegnare all’agenzia per l’ambiente il compito di controllare e anche di fare da consulenza alle imprese per ottimizzare le loro prestazioni ambientali. Un ruolo nel risparmio energetico potrebbe anche averlo AE e/o SEL.

Ultimo punto: si potrebbe inserire il criterio degli obbiettivi di miglioramento, da conseguire in tempi definiti, grazie magari a incentivi accompagnati da severe verifiche.

Tutto questo naturalmente sarebbe applicabile a qualsiasi attività commerciale, mercatini compresi.

Che ne dici? Così il sindaco non potrebbe più minimizzare, credo. E si uscirebbe dalla polemica: ho fatto il giro e le porte erano chiuse, no erano aperte, e chi lo dice? ecc… Aspetto un tuo parere, poi potrei tentare di formulare una mozione da presentare al voto in consiglio provinciale.

(…)

Caro Alberto,

tutte queste questioni di contenuto rimandano però a un tema che ci sta  sotto, che riguarda i Verdi (e la sinistra) e il loro rapporto coi “movimenti”. Negli anni è avvenuta una rottura tra Verdi e una parte dell’ambientalismo cittadino (prevalentemente di lingua italiana) che secondo me non fa bene né all’ambientalismo né ai Verdi.

Io e te siamo abbastanza vecchi per sapere che quando si rompe il rapporto tra battaglia dal basso e battaglia nelle istituzioni, allora si perde su entrambi i fronti. Gli istituzionali vengono fagocitati, i movimenti vanno alla deriva tra rassegnazione e radicalizzazione. Quante volte l’abbiamo visto?

Non tutti la pensano così. C’è chi tra gli istituzionali sente come una liberazione non aver più “movimentisti” tra i piedi, e c’è chi tra i movimentisti si diverte al tiro al bersaglio contro gli istituzionali, nell’intento di dimostrare che sono sempre e comunque tutti venduti.

La cosa cominciò alle elezioni del 2005 con la rottura tra i Verdi che diede vita alla esperienza (fallimentare, ma nessuno ci ha più riflettuto sopra) della lista Nautilus. E continua ancora, con un atteggiamento preconcetto che proprio è incomprensibile.

C’è chi fa di tutto per tenere alla larga gli altri e questo su entrambi i fronti. E naturalmente è più facile sparare a zero sul verde che comunque viene alle assemblee di base con la coda tra le gambe che su Durnwalder, che i movimentisti da soli non riusciranno mai ad afferrare per la collottola.

Non so dove questo sport porterà, e non so nemmeno perché te lo dico, ma è un problema che mi sta a cuore e la forma dell’ “interrogazione al politico” (usata in questa vostra azione, come in tante altre) sarà anche una forma efficace di pressione, ma non è simpatica e non è la base per una cooperazione, sempre naturalmente distinguendo i ruoli e anche le responsabilità, che ciascuno deve prendersi e di cui ciascuno risponderà.

Resto in attesa di una risposta sul primo punto e magari anche di suggerimenti.

Buon 2009 (buon 2009? ma scherziamo?).
Riccardo

Bolzano, 5 gennaio 2009

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