Ping Pong Rolle

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DIARIO DAL CONSIGLIO PROVINCIALE. NOMINE E COMMISSIONI, LA FIGURACCIA SVP. MA LA VERA POSTA IN GIOCO E’ LA SISTEMATICA DEMOLIZIONE DELL’OBMANN DA PARTE DEI GRANDI DEL SUO STESSO PARTITO. DURNWALDER IN TESTA

 Per chiederselo anche il Dolomiten, questa volta la Svp deve averla fatta davvero grossa. Ma perché – scriveva Barbara Varesco oggi nell’editoriale di prima pagina – la Svp ha negato per due giorni quello che alla fine ha dovuto concedere, sapendo fin dall’inizio che non poteva fare altrimenti? La domanda è maliziosa e l’indice è puntato su chi le trattative così maldestramente ha condotto: l’Obmann e al contempo capogruppo Elmar Pichler Rolle.

Il quale più volte è rimbalzato come una pallina da ping pong dalle riunioni tra capigruppo e quelle del gruppo Svp e poi di nuovo alle riunioni tra capigruppo, ogni volta portando nuove condizioni, ogni volta vedendosele respingere e ogni volta venendo messo con le spalle al muro nel suo partito. Il regista di questo gioco al massacro (dell’Obmann) lo conoscono tutti: è il Landeshauptmann in persona. Luis Durnwalder punta evidentemente alla totale delegittimazione dell’attuale Obmann, per fargli passare ogni velleità di ricandidarsi alla guida del partito. Che il Consiglio provinciale sia la vittima collaterale di questa lotta tra gatto e topo sia il Consiglio, questo non sembra molto interessare. L’importante è vincere la partita vera: per il potere nel partito.

Di cosa si è discusso per 2 giorni lo sanno tutti: se le 4 commissioni legislative dovevano essere portate da 5 membri a 9. La scelta era praticamente obbligata: con l’opposizione così cresciuta, l’allargamento delle commissioni era l’unica possibilità per permettere a consiglieri e consigliere di lavorare. L’aveva capito Pichler Rolle stesso un mese fa, quando alla prima conferenza dei capigruppo disse che per lui sulla formula 4×9 non c’erano problemi. Ma lunedì scorso la musica era già cambiata.

Lunedì scorso Pichler Rolle è comparso alla conferenza dei capigruppo con faccia tirata e mano nervosa: nella riunione della Svp era stato messo sotto pressione da Durnwalder. Che aveva rovesciato il ragionamento come un guanto: l’allargamento delle commissioni non era un diritto dei consiglieri e un bene per il Consiglio, no, era un cedimento all’opposizione, in cambio del quale l’Obmann doveva pretendere il disciplinamento delle opposizioni stesse. Altrimenti ciccia. Così Pichler Rolle era uscito dal suo partito con il diktet dal Landeshauptmann: mostraci cosa sai fare, vai dall’opposizione e portaci la sua testa. Figuriamoci.

All’inizio Rolle ha fatto la faccia dura: non c’è motivo di allargare le commissioni. Era la premessa per poi porre le sue condizioni. E infatti, in una successiva riunione, è arrivato col foglietto. Ora qui devo fare una parentesi.

Io quel tipo di foglietti li conosco. Di solito ci sono una serie di frasi numerate, uno, due, tre ecc… che dettano a qualcuno condizioni impossibili da accettare senza umiliarsi. A me, per esempio fu sottoposto un simile foglietto quando dovevo essere eletto presidente e la quinta condizione era anche la più ridicola: che all’estero di lingua tedesca mandassi la vice tedesca. Io rispedii il foglietto al mittente. Ora, questi foglietti, scritti sempre con la stessa prepotenza, hanno tutti una cosa in comune: li scrive (o li detta) Durnwalder in persona.

E che c’era scritto nel foglietto che il povero Elmar doveva far ingoiare all’opposizione? Che in cambio di un moderato allargamento delle commissioni, l’opposizione concordava che, nella discussione sui disegni di legge della giunta, ogni gruppo non potesse presentare più di tre ordini del giorno (ora sono tre per ogni consigliere/a), che gli ordini del giorno non potessero oltrepassare la pagina (ora non c’è limite) e che a decidere se ammettere o no l’ordine del giorno fosse il solo presidente del consiglio (ora viene comunque letto in aula e se il presidente lo dichiara inammissibile decide il consiglio).

Condizioni ridicole, specialmente la prima che sfiora l’anticostituzionalità. Perché, fate per favore mente locale: tre ordini del giorno a gruppo significa che Seppi, che è uno solo, può fare tre ordini del giorno e l’intero gruppo Svp, con 18 consiglieri, anche solo tre. Ciò vuol dire che Seppi conta venti volte quanto un consigliere/a Svp. Io gliel’ho chiesto, a quelli/e della Svp, guardandoli bene negli occhi: ma vi fate umiliare così? Vi fate mettere così il bavaglio dalla giunta? (perché è chiaro che la giunta ha tutto l’interesse a far presto con le sue leggi e non ha bisogno di presentare ordini del giorno).

Ovviamente Pichler Rolle ha dovuto far ritorno dal suo gruppo con risultato zero. Cosa che è stata prontamente raccontata da alcuni dei suoi ai giornali (qualche assessore della banda Durnwalder) con conseguente magra figura coram populo (ma questo era l’obbiettivo). Stamattina il secondo round.

Va bene, è venuto a dirci Rolle, facciamo il 4×9, come volete voi. Ma in cambio dovete prendervi due impegni: uno, a modificare alla svelta il regolamento interno, in modo da velocizzare i lavori in consiglio, e, due, vi dovete impegnare a non fare ostruzionismo contro la legge finanziaria del 2009. Ora, voglio specificare: io non faccio ostruzionismo, mai fatto, neppure i Verdi, mai. Certo, si fanno trattative anche dure, ma bloccare il Consiglio, alla fine, mai. Alla fine una soluzione si trova. Questa richiesta anticipata sul bilancio 2009, poi, era fatta a posta per far venire all’opposizione brutti pensieri. Anche qui ho avvertito la mano dei vecchi lupi della Svp, che hanno mandato avanti l’esordiente Pichler Rolle, – loro, che invece sanno bene come vanno le cose – con una proposta così ingenua che qualsiasi pivello gli avrebbe sbattuto la porta in faccia. Così è stato. E dunque la Svp ha dovuto cedere su tutta la linea, accettando la formula 4×9 senza alcuna contropartita. Che sarebbe finita così, del resto, il Dolomiten l’aveva già scritto in anticipo nell’edizione di questa mattina: “Opposition zwingt SVP in die Knie”, la Svp messa in ginocchio dalle opposizioni. E sono curioso di leggere cosa scriveranno domani. Un colpevole? Ovvio: il capogruppo Elmar Pichler Rolle.

Così Durnwalder ha ottenuto quel che voleva: la demolizione dell’Obmann di fronte alla Svp-Fraktion, di fronte al partito e sui giornali. Tanto perché gli passi la voglia di ricandidarsi in primavera. “Pichler Rolle è uomo d’onore – lo impiccava nei corridoi di fronte ai giornalisti – ci ha promesso mesi fa che non si ricandiderà e non si ricandiderà”. Sui giornali stava scritto l’opposto: che Rolle ci stava ripensando e forse, chissà, se la base è con lui… E allora, zac! Via una gamba, e zac! Via l’altra, e ancora zac! E addio testa.

Della macelleria in casa Svp non ce ne potrebbe anche interessare nulla. Il fatto è che vittima collaterale di questa guerra, colpito da più “missili intelligenti” è il Consiglio provinciale, il confronto parlamentare, la sede della volontà popolare.

Perché è chiaro che una condotta così debolmente arrogante (debolezza più arroganza sono un mix micidiale) dà spazio agli oltranzisti dall’altra parte. E così io, che sono tra i 15 di opposizione e insieme ad Hans gli unici due di ispirazione eco-sociale e democratica, in mezzo a altri 13 di destra con Seppi camicia nera e la Artioli col maiale anti Islam, beh… non è una bella vita. Non è una bella vita dover concordare candidature con questi e sentirti dire che il comitato pari opportunità è una roba da comunisti perché le donne di destra sanno qual è il loro posto, a casa ai fornelli (Seppi), oppure sentirsi chiedere se il candidato xy proposto dai Verdi “tromba o no, perché coi Verdi non si sa gli uomini da che parte stanno”.

Allora poi (sulle donne da eleggere nel comitato pari opportunità, per esempio) arriva il momento finalmente di rompere con la destra, di rompere le righe dell’opposizione, di rimarcare le differenze non solo politiche ma di visione del mondo e andare ognuno per conto suo e vinca la migliore.

Certo, il fronte della destra italo-tedesca non terrà quando si passerà ai contenuti, soprattutto quelli “patriottici”: toponomastica, cultura, autodeterminazione e così via. Infatti sono finiti tutti, destri italici e destri teutonici, tutti nella prima commissione, quella competente in queste materie, pronti a sbranarsi. Lì, addio solidarietà di opposizione.

Tuttavia il problema c’è. Nella scorsa legislatura i Verdi egemonizzavano l’opposizione, non sempre, ma spesso. Oggi, coi loro 5 seggi, più i due della Klotz (e fanno 7, più il Pöder annesso, più i 5 della destra italiana al seguito, che è peggiore di loro), sono i Freiheitlichen a egemonizzare l’opposizione e la protesta, con una politica che al confronto di Seppi e Artioli è perfino moderata. Il loro tema – dei Freiheitlichen di Leitner, intendo – non sono tanto gli immigrati, quanto la lotta alla casta e ai suoi privilegi. Loro hanno questo marchio di fabbrica: di tenere d’occhio i potenti e colpirli appena possibile. E con potenti così arroganti e sciocchi, che usano il consiglio come fosse il loro cortile di casa, l’anti-casta ha il vento nelle vele.

Domai (forse) si vota l’ordine del giorno di Leitner sulla riduzione degli stipendi ai consiglieri. E’ un ordine del giorno inappuntabile. Io e Hans voteremo a favore.

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