wsf 2009, il forum di Obama

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 AL WORD SOCIAL FORUM 2009. COI POVERI DEL MONDO E LA LORO SETE DI GIUSTIZIA.

SARÒ TRE GIORNI A SALVADOR DE BAHIA SULLE TRACCE DI PADRE LUIS LINTNER. E TRE A BELEM, AMAZZONIA.

E’ IL PRIMO FORUM DELLA CRISI ECONOMICA GLOBALE  E DELL’ERA OBAMA.

Partiamo domani, domenica 25 gennaio. Torneremo lunedì 2 febbraio. Dopo Porto Alegre (Brasile 2005), Bamako (Mali, 2006) e Nairobi (Kenia, 2007), ormai so che cosa mi aspetta: migliaia di persone da ogni parte del mondo in rappresentanza di sindacati, gruppi di base, comunità religiose, tutti impegnati per la pace e la giustizia, per un mondo equo e solidale. Tanti e tante da far girar la testa. E so che devo fare: trovare una mia strada. Prima farò tappa a Salvador de Bahia, tra le favelas di Luis Lintner, missionario di Aldino nel Brasile dei senza terra e dei senza diritti. E poi, solo poi, a Belem, capitale amazzonica del forum. Ai margini della foresta polmone della terra, minacciata dai latifondisti, dagli allevatori, dai tagliatori d’alberi illegali: l’80% del legname estratto è per mano loro, 20.000 km quadrati di foresta all’anno abbattuti per le 17 multinazionali che se ne servono. Si parlerà di cambio climatico, povertà e giustizia sociale, che a quelle latitudini sono le facce della stessa medaglia.

Pare un miracolo. Alla vigilia della mia partenza incontro a Bolzano, ospite di Francesco Comina, Pina Rabbiosi, che con padre Lintner ha fondato la Casa do Sol, uno spazio di umanità nella favela della periferia nord di Bahia, a Cajazeiras, 600.000 abitanti, la metà che vive in baracche di legno, cartone e lamiera, impestata dai narcotrafficanti e dagli squadroni della morte della polizia civile, una banda armata che non fa prigionieri, non arresta ma uccide centinaia di ragazzi di strada, come quel Claudio, undici anni, sparito e poi ritrovato in una discarica crivellato di colpi, amico di piccoli spacciatori, ma anche accolto spesso nella Casa do Sol, quello che padre Luis è andato a cercare al dipartimento di polizia, quello che ha raccolto morto, quello per cui ha gridato di rabbia di fronte ai poliziotti, quello per cui il prete di Aldino è stato assassinato al mattino del 16 maggio 2002, per tappargli la bocca per sempre, come hanno tappato dopo pochi mesi la bocca anche all’unico testimone, Sisino, della favela Infernino, fatto inginocchiare e poi giustiziato con un colpo in testa.

Pina Rabbiosi
Pina Rabbiosi

Pina è  a Bolzano con Bira, ragazzo cresciuto con padre Lintner, animatore di Casa do Sol. “Noi cerchiamo di creare un cerchio di sicurezza attorno ai ragazzi della favela, la gente più povera e discriminata della città” mi spiega Pina. Bira racconta di come ci si muove tra le baracche sulle colline, come vieni osservato continuamente dalle sentinelle armate dei trafficanti, ci sono posti da cui ti lasciano passare e zone off limits, vietate. Ci sono cose che puoi vedere e cose che è meglio non guardare, cose che puoi sapere e cose che devi dimenticare. Non c’è il male separato dal bene, quei ragazzi che ti guardano ti possono sorridere e poi uccidere, ci sono reparti di polizia collusi col traffico e altri che lo combattono, polizia militare (paradossalmente più affidabile) contro polizia civile e polizia civile divisa per bande in lotta tra loro.

La baraccopoli cresce di anno in anno, qui, come in Kenia, a Korogocho e Kibera, che conosco bene e che paragono insieme a Pina con le loro favelas. Qui le occupazioni (le “ocupaçao”) sono più organizzate, mi dice Pina: la gente raccolta dai movimenti dei “senza tetto” entra di notte in un’area e il giorno dopo centinaia di baracche sono già in piedi. Poi comincia il difficile: resistere agli attacchi della polizia che cerca di sloggiare la gente. Ma se quelli resistono alla fine la polizia si stanca. E allora si può restare e i mattoni cominciano a sostituire il cartone. La gente arriva da altri quartieri della città, giovanissime coppie che vogliono mettere su casa, e poi contadini cacciati dai latifondisti, dalla siccità, dalla miseria.

Si spostano in città, nelle città autocostruite delle favelas, senza luce, senz’acqua corrente, senza fogne, senza servizi, senza giustizia. Controllate dagli squadroni della morte del traffico di droga e dai “gruppi di sterminio” della polizia, che non fanno prigionieri.

Una volta consolidata l’occupazione, la primitiva spinta politica perde forza e anche il movimento dei “senza tetto” si sfalda. Il suo posto lo prendono le bande mafiose. O i santi, come padre Lintner e la sua Casa do Sol. Come Pina, come Bira dai lunghi capelli ricci.

Padre Luis era un teologo della liberazione, di quelli che il Vangelo lo vogliono realizzare in terra e non solo in cielo. Di quei preti che sposano non la chiesa ma i poveri. Pare che ora il posto di Lintner in parrocchia l’abbia preso un prete spedito dalla Curia di Bahia. Pare che coi poveri lui abbia poca simpatia, non riesce a legare, che ci volete fare, quelli non hanno sempre un odore gradevole. Risultato: la chiesa è vuota, la Casa do Sol sempre piena.

 Luis Lintner
Luis Lintner

 La teologia della liberazione. Wojtyla l’ha combattuta, Ratzinger figuriamoci. Preti che confondono Cristo col marxismo, vade retro. E così quei preti, quei vescovi sono rimasti soli, spesso isolati, abbandonati, non di rado uccisi come Romero. Resta la luce di Leonardo Boff. Ma la chiesa ufficiale ha fatto di tutto per metterli fuori.

Non che sia riuscita a prenderne il posto, no davvero, la Chiesa delle cattedrali dei centri delle metropoli sudamericane e africane non riesce certo a conquistare la sterminata periferia dei poveri. No, il posto della teologia della liberazione, nei quartieri del degrado urbano del sud del mondo, lo occupano le chiese fai-da-te dalle etichette più diverse, pentecostali, neo-protestanti, predicatori di strada e di tv autonominatisi profeti, venditori di speranze, che raccontano ai poveri che se offrono il loro denaro alla loro chiesa dio li ricompenserà col paradiso, più denaro, più paradiso.

La chiamano “Teologia della retribuzione”, sul serio, non è uno scherzo: più dai al tuo predicatore, più sarai retribuito. Sulla banconota del Reais, la moneta brasiliana, non c’è scritto “Deus seja louvado”, dio sia lodato? Vuol dire che dare a dio, cioè al pastore, è gesto santo e dio lo ricompenserà, non ora, in questa favela, ma poi, nell’eternità. Questo viene predicato ai poveri, per saccheggiarli: che se il pastore è mantenuto ricco dai fedeli, dio è con loro.

Nelle strade grandi della favela di chiese come questa ne nascono ogni giorno. La messa al bando dei teologi della liberazione ha fatto spazio alle chiese della superstizione.

“Padre Luis Lintner – dice Pina Rabbiosi – era l’esponente di una chiesa che non c’è più”. Guarda in aria come per cercare un appiglio. E Lula? “Lula, Lula – cantilena Bira – lui vuol fare del Brasile una potenza mondiale, mostrare al mondo il miracolo brasiliano, il Pil che cresce, i grattacieli, ma dove siamo noi non cresce nulla, resta tutto uguale”.

Che possiamo fare? “Vai alla Casa do Sol” dice Pina. Ogni persona che arriva da fuori li fa sentire meno soli, dopo la morte di padre Luis sono stati momenti terribili. “Vai da loro, vai a cercarli. Questo è già molto”.

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3 thoughts on “wsf 2009, il forum di Obama

  1. caro riki porta i saluti dei sudtirolesi verdi alla casa do Sol bello sarebbe portargli anche serenità di sussistenza economica oltre che d’animo, meglio ancora opportunità di lavoro, ma Lula è davvero solo alla rincorsa di un Brasile Mundial? E’ l’eterna delusione dei possibili cambiamenti che si ripete?
    Buon viaggio a te e grazie dei tuoi futuri aggiornamenti
    graziano hueller

  2. Ciao Riccardo,
    Vacci davvero a Casa do Sol, è un’esperienza unica, come aver portato Bira e Pina sull’Alpe di Siusi lo scorso fine settimana!
    Ciao.
    Mauro

  3. Dovete leggere più la Bibbia e capire cos è veramente il vangelo di Gesù, il comandamenti, potere, salvezza e speranza che lui ci dà! nella Bibbia i riferimenti sono al pastore e non preti. Il Brasile, una terra che Dio è nel comando. “Felice la nazione dove il loro Dio è Gesù”.

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