Amazzonia

Belem, famiglia india della tribú Kajapo
Belem, la tribú Kajapo al Forum Panamazzonico

BELEM, 30 gennaio. “L´Amazzonia divide con l´Africa la responsabilità del futuro ecologico del pianeta” dice al “Forum delle autoritá locali” Valeci També, angolano, rappresentante di una rete di 15.000 municipi impegnati per una economia sostenibile. Chi viene dal primo mondo pensando di insegnare qualcosa é avvertito. Siamo nel Forum della grande crisi economica globale. La reputazione del primo mondo non é mai stata così scarsa. In compenso, il resto del pianeta sembra aver acquistato in pochissimi mesi una consapevolezza impensabile prima. Noi abbiamo combinato il guaio e adesso loro sono pronti a rimediare. E a spostare in modo drastico i rapporti tra ricchi e poveri, tra Nord e Sud.

L´Amazzonia é come la immaginate: un´enorme distesa di acqua color caffelatte (a queste latitudini) e di verde, entrambi in quantità inimmaginabili. Il grande fiume produce un terzo dell´ acqua dolce del pianeta e la foresta la gran parte del suo ossigeno; la foresta é lo scrigno della biodiversitá, nascondendo migliaia di specie animali e vegetali di cui ancora neppure sappiamo l´esistenza. La deforestazione la divora anno dopo anno. Solo tra il 2000 e il 2005  il 17% della foresta amazzonica é stato abbattuto e una parte altrettanto grande é stata gravemente compromessa nel suo equilibrio ambientale. Ma la tendenza si sta invertendo.

Belem, tribú Tucuxi
Belem, tribú Tucuxi al Forum Panamazzonico

Ana Júlia Carepa, energica (e femminista) governatrice dello stato del Pará (di cui Belem é capitale) annuncia orgogliosa che la deforestazione é diminuita del 25% nel 2008 rispetto all´ anno precedente e che il suo stato ha appena predisposto un piano per piantare un miliardo di alberi di qui al 2010 e rilanciare la coltivazione della foresta e il suo utilizzo sostenibile (sostenendo i popoli originari e i mestieri tradizionali come i seringheiros della gomma, i castanheiros…).

Che vuol dire anche porre dei limiti allo sfruttamento idroelettrico, energia rinnovabile, d´accordo, ma le grandi dighe hanno sommerso migliaia di chilometri quadrati di Amazzonia e il limite é raggiunto.

A indicare la strada ai 120.000partecipanti al Forum di Belem sono il teologo della liberazione Leonardo Boff e la militante ecologica Marina Silva, compagna di lotta di Chico Mendes, l´eroe della foresta amazzonica ucciso dai latifondisti nel 1988.

“La crisi non é solo economica – dice Marina Silva al Forum sull´educazione – anzi, non é neppure principalmente economica. La crisi é in primo luogo etica e ambientale ed é stata provocata da un modello sociale neoliberale che ormai é insostenibile per il pianeta”.

Leonardo Boff enuncia i cinque principi e le quattro virtù che serviranno al nuovo mondo possibile. I cinque principi: sostenibilità, precauzione, rispetto, cooperazione, solidarietà. Le 4 virtù: ospitalità, convivenza, tolleranza, convivialità (pare di sentire Alexander Langer). Il pianeta é a rischio e la specie umana con lui, dice Boff. “Ma siamo fiduciosi: l’ umanità non è stata creata per scomparire, ma per celebrare la vita, la cui irradiazione è lo scopo dell´universo e lo scopo del Creatore”.

“Ma ci serve piú consapevolezza e formazione, soprattutto per le popolazioni indigene”, avverte Marina Silva, che commuove il pubblico quando racconta che ha imparato a leggere e scrivere a 16 anni, trascinata all´impegno da Chico Mendes. Trent´anni dopo é diventata ministro dell´ambiente con Lula e ha dato inizio (solo inizio) alla svolta ecologica in Amazzonia. Altri obbiettivi: dare a tutti le popolazioni della foresta l´energia elettrica, l´acqua potabile e collegamenti internet a banda larga. Non stupisca l´accostamento tra acqua e banda larga: qui i diritti basilari camminano fianco a fianco con il sapere e la consapevolezza.

Noi proteggiamo la nostra foresta non solo per salvare noi stessi, ma per salvare il mondo, per salvare l´acqua che bevete e l´aria che respirate, dice il capo Kajapo, tribù della grande foresta, nel giorno della Pan-Amazzonia, sottotitolo: 500 anni di resistenza. É il forum delle “popolazioni originarie”, come si definiscono orgogliosamente i tremila indigeni di 270 tribù diverse che hanno aperto il corteo inaugurale del Forum di Belem e riempiono i gruppi di discussione sparsi nelle due università della città, la statale e la federale. Sono arrivati da tutta l´America Latina. I Tucuxi del sud est del Pará sono arrivati in grandi canoe navigando per sette giorni sul grande fiume.

La conclusione, una sintesi fulminante, la tira Boaventura De Sousa Santos, professore di sociologia all´Universitá di Coimbra: In questi giorni al forum di Davos – dice Sousa Santos – i responsabili della crisi mondiale stanno discutendo di come far diventare consumatori globali miliardi di cinesi, in modo da rilanciare l´economia liberale, senza pensare che, se anche ci riuscissero, servirebbero cinque pianeti Terra per mantenere questo modello di vita. L´alternativa é un modello sociale in armonia con la natura, dove con meno si puó vivere molto meglio e soprattutto piú uguali, secondo il principio che gli indios conoscono e praticano da secoli. É il principio del “ben vivere” che i Quechuas chiamano “Suma Kawsay e gli Aymaras “Suma Qamana”. É questa saggezza millenaria, questa responsabilitá verso il pianeta e l´umanitá che ci porterá fuori dalla crisi provocata dall´egoismo e dalla irrensponsabilitá dei ricchi.

fsm3
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