O Povo

Belem, 31 gennaio. Piove ogni giorno verso sera. Normalmente. Ma ora sta piovendo da due giorni ininterrottamente. Nello stato del Rio Grande do Sul ci sono 30 morti e 15 mila persone senza tetto per le inondazioni. Ma sono a migliaia di chilometri da qui.
Qui invece, nello stato amazzonico del Pará, nessuno si preoccupa troppo. L´acqua scorre via, pulisce l´aria dall´inquinamento e finisce nel grande fiume, che corre alzandosi e abbassandosi a ritmi regolari. No, non é piena; é marea. Che cambia ogni sei ore. Sei ore su di un paio di metri, sei ore giú lasciando a secco i pescherecci ormeggiati nel porto di Belem. Gli avvoltoi si contendono gli scarti di enormi pesci gettati dalle barche e messi a secco dalla bassa. I pescatori sistemano le reti e vendono il pescato sulle banchine, aspettando che torni l´alta marea a sbloccare la chiglia per prendere il largo.


Milioni di litri d´acqua al secondo che corrono alla velocitá di un torrente di montagna. Tanti milioni di litri in un solo giorno, quanti basterebbero per dissetare una cittá come New York per dieci anni. Da una sponda non si vede l´altra. E dimenticavo: qui non siamo direttamente sul rio delle Amazzoni, ma su un braccio a sud della grande foce: il fiume Pará.
Non piove nel gigantesco auditorium Hangar di Belem, inaugurato nel 2007, dove Lula ha riunito il suo popolo, 10 mila persone che ballano, cantano e lanciano slogan indirizzati a un palco dove parlano uno dietro l´altro i cinque presidenti pan-amazzonici della “nueva Latinoamerica”: Rafael Correa dell´Equador, Evo Morales della Bolivia, Fernando Lugo del Paraguai, l´inquietante Hugo Chavez del Venezuela e lui, Luiz Ignacio Lula da Silva, Brasil.

L´atmosfera é quella delle occasioni storiche. “In America Latina non viviamo solo un´epoca di cambio, ma il cambio di un´epoca” dice l´equadoriano Rafael Correa. Lula attacca una specie di filastrocca all´insegna del “chi l´avrebbe mai detto”. Chi l´avrebbe mai detto, solo 20 anni fa, quando questi paesi erano dominati da sanguinose dittature militari, che vent´anni dopo un vescovo della chiesa cattolica diventasse presidente del Paraguai (Lugo), che un indio diventasse presidente della Bolivia (Morales), che un tornitore meccanico diventasse presidente del Brasile (Lula stesso)? Chi l´avrebbe detto che in tutto il Sud America sarebbero stati eletti governi e presidenti con un voto democratico espressione della volontá popolare? E chi l´avrebbe mai detto – qui Lula conclude la sua acrobazia retorica – che un paese che 40 anni fa assassinó Martin Luther King avrebbe eletto 40 anni dopo un nero alla presidenza degli Stati Uniti d´America”?

Il clima é questo: di eccitazione per la nuova era. Per la fine della “ricetta economica neoliberale, sperimentata in America Latina con una violenza e una radicalitá senza pari, e che ha portato alla crisi globale attuale, che non é la nostra crisi, ma la loro crisi” (Chavez). Per la fine della inferioritá psicologica, culturale ed anche economica di tanti paesi del Sud verso il Nord: “Oggi i lavoratori americani ed europei vengono licenziati a milioni e quelle societá soffrono la crisi molto piú delle nostre, che chiamavano in via di sviluppo” (Morales). E fine anche del mondo del dopo 11 settembre, ossessionato dalla preoccupazione della sicurezza a costo di cancellare i diritti e le libertá dei propri stessi cittadini. “La chiusura della prigione illegale di Guantanamo é la fine di un incubo e l´inizio di una nuova fase in cui la sicurezza mondiale dipenderá sempre piú dalla diffusione della democrazia e dalla riduzione delle disuguaglianze, invece che dalla guerra” (Lugo).
I cinque presidenti parlano l´uno dietro l´altro, si citano a vicenda, si rilanciano gli argomenti. Un´altra epoca al confronto di pochi anni fa, quando Lula e Chavez si minacciavano a vicenda e lo stesso Lula viveva nell´incubo dell´impeachment nel suo paese. Oggi il presidente brasiliano registra percentuali record di consenso d´opinione e sceglie proprio il Forum sociale mondiale per incoronare come sua successora la ministra Dilma Roussef per le elezioni del prossimo anno, quando la legge vieta al presidente-tornitore di ricandidarsi. I cinque insieme riescono perfino ad arginare l´irruente e temuto Hugo Chavez. Parla per penultimo e annuncia: stavolta saró breve, un quarto d´ora appena, la prima volta per uno abituato a comiziare per 6 ore consecutive. Quando invoca una “nazione latinoamericana unificata, la grande Latinoamerica”, gli altri fanno finta di non sentire.
In questa riunione dei presidenti della Pan-Amazzonia, con migliaia di indios assiepati nell´Hangar, é l´indio boliviano Evo Morales che entusiasma gli animi.
Detta le quattro vie per uscire dalla crisi. Primo, la pace, la fine di ogni aggressione e guerra. Secondo, un nuovo ordine economico internazionale basato sulla reciprocitá e l´equitá. “Per misurare la salute delle nazioni – dice Morales – non dovrá essere piú usato il prodotto interno lordo, ma l´indice di distribuzione della ricchezza tra tutta la popolazione”. Terzo, la salvezza della madre terra, la Pachamama venerata dai popoli originari, fonte della nostra vita. Quarto, diversitá e pari dignitá tra tutte le culture.
Il raffinato economista Rafael Correa, presidente dell´ Equador, parla di quello che chiama il socialismo del ventunesimo secolo. “Il socialismo del 20esimo secolo – dice – é fallito perchè ha preteso di imporre le sue risposte prima di aver ascoltato le domande. Il socialismo del 21esimo secolo é un socialismo ecologico, liberale, democratico, fondato sull´azione comunitaria del popolo. Noi siamo solo vostri delegati, frutto della vostra lotta per la dignitá e i diritti”. Correa parla di un´America Latina “indigena, meticcia, nera”. Popoli originari e afro-discendenti che riscoprono l´orgoglio di essere tali, senza vergognarsi di sé come hanno fatto per secoli. E legge orgoglioso l´articolo della nuova costituzione ecuadoregna che inserisce l´ecologia tra i suoi principi fondamentali.
Correa propone un piano internazionale sull´ Amazzonia polmone del pianeta: “Il resto del mondo deve compensare le popolazioni amazzoniche per la loro funzione di protettrici della foresta e per la loro rinuncia a sfruttarla economicamente”.
Fernando Lugo, presidente del Paraguai e vescovo della diocesi di San Pedro, invoca la conversione del Nord del mondo, “perchè il problema dei poveri non sono i poveri, ma i ricchi”. E chiama a un “grande inventario delle ricchezze e delle culture di Africa e America Latina e dei loro popoli millenari. “Noi non abbiamo la luna – conclude – ma la luna si riflette ogni notte nel Rio delle Amazzoni”.
La maratona oratoria finisce in una festa popolare, l´ Hangar si riempie di musica e di balli fino a notte inoltrata. A chi dal freddo Nord guarda questa Latinoamerica vitale, entusiasta, piena di fede e ancora convinta che al mondo esista il bene ed il male e siano sicuramente attribuibili all´una o all´altra parte, a chi sospetta che le cose siano un po´ piú complicate di come l´hanno messa i 5 presidenti (ma lo sanno anche loro), viene spontaneo chiedersi da dove venga questa fiducia e questa energia in questi tempi di pioggia incessante.
La risposta sta nell´ enorme atrio dell´ Hangar. Lí, su una lunga parete, stanno appesi 1500 calchi in terracotta di altrettante mani di essere umano. Un cartello spiega: “Queste sono le mani dei 1500 lavoratori che hanno costruito questo edificio. Questa parete é stata realizzata per rendere loro omaggio”.
Eccolo qui, il segreto. Il popolo. O Povo.

Annunci

One thought on “O Povo

  1. Lieber Riccardo,
    danke, dass du uns nach Amazzonien „mitreisen“ hast lassen! Mit deinen Berichten hast du mir nicht nur unbekannte Bilder vorgeführt; deine Beschreibungen der Menschen, die dank ihrer Hoffnung immer wieder ihr Elend bekämpfen, haben mich sehr berührt, auch jene, die ihnen dabei geholfen haben oder noch helfen. Und die Perspektive eines Sozialismus des 21. Jahrhunderts in Südamerika, mit ökologischer Ausrichtung, beflügelt mich. Das Prinzip des guten Lebens („ben vivere“) haben wir Grüne Frauen schließlich schon in unserem Grundsatzpapier festgeschrieben.
    Ein spätes Willkommen zu Hause und liebe Grüße
    Gerda

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...