Dossier Carezza

"Pista al confine del bosco". In rosso, le nuove proposte. In viola, la parte eliminata
"Pista portata al confine del bosco". In rosso, il nuovo tracciato dedotto dalle dichiarazioni fatte all'assemblea di Nuova Levante. In viola, la parte eliminata del vecchio progetto. In giallo, la linea in sostituzione degli impianti esistenti

LE MILLE FIRME CONTRO IL CAMPEGGIO, LA DELIBERA FANTASMA, I NUOVI PROGETTI DELLA “LATERMAR CAREZZA SRL”, UNA CALDA ASSEMBLEA POPOLARE A NUOVA LEVANTE.

GRANDI MANOVRE ALL’OMBRA DEL ROSENGARTEN, MENTRE PER  IL RICONOSCIMENTO UNESCO E’ COMINCIATO IL CONTO ALLA ROVESCIA. DATE, IMPEGNI E CONSEGUENZE.

Torniamo coi piedi per terra, cioè sul territorio. E riparliamo del Catinaccio-Rosengarten, di come salvare la più bella montagna del Sudtirolo, della candidatura delle Dolomiti come patrimonio dell’umanità e delle manovre in corso sul territorio di Carezza. Le novità sono parecchie: le 1000 firme contro il progetto di campeggio, un’ importante assemblea popolare a Nuova Levante e i tempi del progetto Unesco.

IL CAMPEGGIO. E’ giovedì 12 marzo, intorno a mezzogiorno. Con Corrado Pasquali dell’associazione “Amici di Carezza”, che ha raccolto le 1000 firme, Silvia Biasin del Fai (Fondo ambiente italiano), Umberto Tecchiati di “Italia Nostra” e Alberto Filippi di “Asterisco” saliamo all’assessorato all’ambiente.

Le firme sono state raccolte contro la delibera 56, approvata dal consiglio comunale di Nuova Levante il 14 febbraio 2008, che prevede il cambio di destinazione d’uso da “bosco e verde alpino” a “zona per attrezzature turistiche – campeggio”, con l’intenzione di realizzare un camping di 12.830 m2 accanto al maso Angerle. Per intenderci, è quella bella e incontaminata area alle spalle del villaggio di Carezza.

camping-welschnofen

Il maso è già un agriturismo. Farci un campeggio significa attirare ulteriore turismo di massa, il turismo mordi e fuggi dei camper, in una zona già congestionata dalla speculazione edilizia. A questo si aggrappa la maggioranza del comune di Nuova Levante per “rilanciare turisticamente” l’area.

Il camping infatti non solo è uno scempio in sé, ma potrebbe essere usato da cavallo di troia. Lo si realizza, così intanto si acquisisce un aumento di recettività, si costruiscono un po’ di strutture, e se va bene, bene. Se invece va male, si torna in Provincia e si chiede di poter riconvertire l’area a miniappartamenti, a residence o simili: perché ormai l’investimento è fatto e la maggior ricettività è stata concessa. Così col tempo il cemento passo passo avanza.

L’assessore Laimer ci dà risposte a prima vista rassicuranti. Dice che ci sono due motivi per cui di campeggio in quell’area neanche a parlarne.

  • Primo motivo, la legge urbanistica provinciale vieta di realizzare campeggi come estensione di un agriturismo. O si fa l’uno o si fa l’altro (è anche logico: agriturismo vuol dire qualità, autenticità e piccole dimensioni, cose che con un camping e coi camper nulla hanno a che fare).
  • Secondo motivo, Nuova Levante è classificato tra i comuni ad alta densità turistica, tra quei comuni cioè che hanno raggiunto già il loro limite massimo e dove dunque non si può aggiungere ulteriore recettività. Insomma, niente letti in più, neppure in forma di tende e camper.

Per questi motivi, ci rassicura Laimer, la delibera “dovrebbe essere già stata respinta dalla giunta provinciale”. Lui non ricorda bene, ci dovrebbe essere il relativo decreto di giunta, ce lo farà avere.

Torno in  ufficio. Mi metto a cercare il decreto di giunta provinciale che respinge la delibera del comune di Nuova Levante: niente da fare. Scopro che la giunta provinciale non si è mai occupata della questione. Che è successo? La spiegazione la trovo sul giornalino comunale di Nuova Levante che riferisce della seduta del 14 febbraio 2008. Si dice che la delibera sul camping è identica a un’altra del 2004 che fu respinta dalla giunta provinciale per le suddette ragioni e che questa volta la delibera è stata di nuovo approvata, questo sì, ma è stata trattenuta in un cassetto in comune. Prima di ritirarla fuori si procederà all’elaborazione e approvazione in Consiglio comunale di un “Concetto turistico”, cioè un piano organico entro il quale chiedere un ampliamento della capacità ricettiva, in soldono nuovi posti letto e nuove zone turistiche. Fatto il “Concetto”, questo verrà presentato alla Provincia e se questa lo approverà, allora saranno possibili modifiche del piano urbanistico comunale e la delibera sul campeggio potrà avere il via libera.

Mentre leggo, mi vengono in mente le ultime parole di Laimer: “In un comune come Nuova Levante non si può ampliare la ricettività, a meno che…”. Già: a meno che. Nel regno sudtirolese delle leggi ad hoc non si può mai star tranquilli. La legge urbanistica dice che non si può fare, ma c’è sempre un “a meno che…” che ti frega. E quello che intendeva Laimer era: a meno che il comune non elabori un “Concetto turistico” nel quale si dimostri che c’è ulteriore spazio e necessità per ampliare la ricettività turistica, si dimostri che ciò ha un senso anche sovra comunale eccetera eccetera.

E’ probabile che al sindaco di Nuova Levante qualcuno in Provincia il discorso l’abbia già fatto: non rompete con le vostre delibere di continue varianti al piano urbanistico comunale. Se proprio volete nuovi letti, anche formato camping, e nuove piste, anche a danno del Rosengarten, dovete dotarvi di questo famoso “Concetto Turistico”. E quelli si sono messi al lavoro.

Infatti, la presentazione delle prime “linee guida” sono previste proprio per lo stesso giovedì 12 marzo, alla sera, a Nuova Levante. Ci vado.

L’ASSEMBLEA POPOLARE. La sala dell’Haus der Dorfgemeinschaft è quasi piena, 250 persone, valuta Elvira Tschager, la coraggiosa consigliera comunale di opposizione che con Thomas Pardeller, emtrambi della lista civica, è alla testa delle battaglie ambientali per salvare il Rosengarten e Carezza da ulteriori scempi.

La presentazione va avanti due ore buone. Il sindaco Pattis introduce, spiegando che questo è il primo passo per arrivare a formulare quel “Konzept” (eccolo lì) che poi deve essere sottoposto all’approvazione della Giunta provinciale, grazie al quale poi sarà possibile dare via libera allo “sviluppo turistico” della zona (come se Carezza fosse un’area sottosviluppata).

Di gestire il processo di elaborazione del piano, coinvolgendo la popolazione, è stata incaricata l’agenzia “Kohl & Partner” il cui responsabile, Alois Kronbichler, annuncia che di simili “concetti” in Sudtirolo ne sono stati già elaborati diversi (orrore), che nessuno finora è stato approvato (sollievo) e che dunque, coraggio!, quello di Nuova Levante potrebbe essere il primo ad aprire una nuova era.

Poi, come sempre in queste occasioni, arriva una pioggia di dati che confrontano le variazioni negli ultimi 30 anni. Alcuni sono interessanti. Le aziende sono sì diminuite (da 157 a 104), il numero di letti è cambiato poco (da 2296 a 2238), il rapporto letti/abitante calato (da 1,6 a 1,1), ma l’intensità turistica (rapporto pernottamenti/abitanti) invece è aumentata, da 107 (nel 1981) a 122 (nel 2007). Il fatturato è di 24 milioni di euro all’anno, che arrivano a 35 con l’indotto. Negli anni il turismo invernale è calato e quello estivo è aumentato e nel complesso la stagione nel comprensorio di Carezza è ancora troppo breve.

Vengono illustrate le tendenze del mercato turistico: c’è di tutto – si dice – e troppo di tutto, la concorrenza è spietata, spinge a continui investimenti e obbliga alla incessante novità. La risposta deve essere: individualità, autenticità, qualità (mille piccolezze ben curate), semplicità, sincerità. Fin qui va (quasi) tutto bene e non si capisce come siano conciliabili questi principi con la richiesta di nuovi letti e campeggio (quantità), nuove piste fino al Rosengarten (artificialità e scempio della montagna).

Ci si aspetterebbe, invece, che a questo punto il comune puntasse tutto sul progetto Unesco, le Dolomiti patrimonio dell’umanità, il turismo ecologico e naturalistico, spalmato sulle quattro stagioni. Ci si aspetterebbe che qualcuno ricordasse che nelle zone che sono diventate patrimonio dell’umanità si è registrato un 30% di nuovo turismo, per di più dolce e sostenibile. Invece, nulla di tutto questo. In tutta la serata non vola una parola sull’Unesco, che non viene mai – dico mai – citata una volta. Il “Konzept” turistico a cui si lavora viene così riassunto: “Ci vuole nuovo sviluppo in armonia con la natura per sostenere l’economia che è trainata dal turismo”.

Che cosa voglia dire, lo si capisce quando si arriva al sodo: le richieste di albergatori, commercianti e proprietario degli impianti di risalita. Servono – dicono – due nuove zone commerciali (una in paese e una al passo di Carezza) perché i turisti lo shopping lo facciano in loco e non a Bolzano. Servono nuovi parcheggi, perché i turisti e i locali non possono impazzire a trovare posto. Servono nuovi letti, nuova capacità ricettiva. Serve il campeggio, per attirare nuovo tipo di clientela. E servono nuove piste – qui è il turno di Georg Eisath, presidente della società “Latemar Carezza Srl” proprietaria degli impianti sotto il Rosengarten, l’uomo che, vendute le sue azioni nella società Techno Alpin, sta ora reinvestendo il capitale nello “sviluppo” del comprensorio sciistico sotto il Catinaccio.

Prima mostra le foto dei lavori fatti in autunno, abbondano le ruspe gialle e gli scavi sui pendii, la strada fino al Coronelle, la posa dei tubi per i 170 nuovi cannoni da neve, i lavori per l’invaso di alimentazione da 100 mila metri cubi nell’area dello Zenayberg che, dice, non è stato ancora ultimato. Poi il discorso passa a quel che resta da fare.

Qui patron Eisath si mostra prudente, segno che le battaglie dell’autunno 2008 hanno lasciato il segno. Dice che i suoi progetti consistono di due parti, una a breve periodo e l’altra “di più lunga prospettiva”. La parte a breve riguarda il rifacimento degli impianti di collegamento tra “il polo Paolina” e “il polo Coronelle”. Si tratta in sostanza di sostituire i vecchi skilift, unificandoli e velocizzandoli – per la precisione quelli dalla Moseralm in poi verso Coronelle. Si tratta – per come lo presenta – di ammodernamento di strutture già esistenti, su cui comunque sarà necessaria la massima vigilanza: sull’impatto paesaggistico, sulle variazioni di tracciato, sul bosco e così via.

Poi passa al progetto “di più lungo periodo”. E qui rispunta fuori la pista ai piedi della Roda de Vael. Accorciata, dice Eisath, fino al limite del bosco (2000 m. di altitudine) “per rispettare le zone tutelate”. Qui aleggia nella sala l’unico accenno alle aree del progetto Unesco, naturalmente mai citato per nome. Ma che vuol dire “abbassata al limite del bosco”?

Alla fine mi avvicino alla carta esposta (che riporta gli impianti esistenti) e chiedo al sindaco Pattis. Lui ammette: beh, sì, in effetti anche nella versione “corta” il nuovo impianto andrebbe assai oltre i confini dell’area di rispetto tutelata dall’Unesco. Però su questo vedremo, aggiunge subito il sindaco: non si tratta di un progetto del domani e bisogna vedere che decide l’Unesco, quando lo decide, e quanto sarà ampia l’area tutelata.

Su questo io ho informazioni di prima mano, raccolte nelle ultime settimane tra gli ambienti Unesco, le altre province dolomitiche e i nostri uffici che seguono la pratica. Notizie inedite, che trovate qui sotto.

L’UNESCO: TEMPI E MODI DI UNA CANDIDATURA. Andiamo con ordine.

1. MODI DELLA CANDIDATURA.

La candidatura delle Dolomiti come patrimonio dell’umanità è ormai chiusa. Tutta la documentazione è stata inviata e si basa sulla situazione esistente, fotografata dalla cartografia allegata, che comprende il Catinaccio nelle attuali condizioni e con gli attuali confini delle aree di tutela. Quei confini che hanno convinto il Consiglio provinciale a respingere mesi fa ogni nuova pista sulla Roda de Vael. Per di più, nell’inviare la candidatura le Province interessate si sono prese l’impegno che la situazione resterà quella che è descritta nella cartografia. Modifiche non se ne possono più fare.

Chi analizza la candidatura. Lo IUCN (International Union for Conservation o Nature, molto rigido come criteri, vedi: http://www.iucn.org/) è il gruppo tecnico cui l’Unesco si è affidata per valutare tutte le carte e dare su questa base un suo giudizio. Lo IUCN darà il suo parere e se sarà positivo, le Dolomiti saranno dichiarate patrimonio Unesco per i confini e le condizioni certificate nella candidatura, che le Province si sono impegnate a mantenere, anzi a migliorare.

Va detto che l’Unesco non pretende di imporre nulla, ma riconosce solo che un’area ha determinati standard di eccezionale qualità, per cui merita il riconoscimento, e che le comunità locali, per loro libera scelta, hanno dichiarato – candidandosi al riconoscimento di “patrimonio dell’umanità” –  di aver intenzione di mantenere tale qualità e col tempo migliorarla. Se le comunità locali continuano su questa strada bene, altrimenti l’Unesco – anche dopo averlo concesso – può togliere in ogni momento il riconoscimento a tutta o a parte dell’area in questione, e arrivederci.

Risulta per esempio che la Marmolada rischia grosso, perché è previsto un nuovo villaggio turistico che è un pugno nell’occhio rispetto agli standard IUCN. Da aggiungere: l’IUCN tiene costantemente d’occhio la stampa nazionale e internazionale (per cui per esempio l’articolo di Rumiz su Repubblica l’hanno notato e ben studiato, come leggeranno anche quanto scritto in questo blog). Sul Rosengarten per esempio erano già ben informati nella loro ultima visita, a settembre.

Dunque, se nel corso del tempo la situazione cambia, per esempio con uno spostamento di confini o un degrado ambientale del territorio, allora l’Unesco non fa altro che escludere la parte di territorio degradata o meno protetta dal riconoscimento di patrimonio dell’umanità. Un bel colpo alla credibilità e attrattività della zona che dovesse venir cacciata.

2. TEMPI DELLA DECISIONE.

a. La PROCLAMAZIONE delle Dolomiti come patrimonio dell’Unesco avverrà a Siviglia dal 20 al 30 giugno 2009. E questo sarà un bel paletto contro i vari progetti di speculazione: chi rovinerà l’ambiente verrà in seguito escluso dall’aera riconosciuta e farà davvero una figuraccia, oltre a perdere l’occasione di uno sviluppo anche economico di lungo periodo. Insomma, se Il Rosengarten a giugno è dentro, sarà davvero difficile per i nostri amici della Wirtschaft forzare la mano.

b. Ma prima della proclamazione di giugno ci sarà una pre-decisione, IL PARERE TECNICO DELL’IUCN. Si tratta di un importantissimo giudizio tecnico scientifico sull’accettabilità della candidatura. Di solito l’Unesco non contraddice mai il giudizio dell’IUCN. E ora la cosa importante: il giudizio IUCN dovrebbe arrivare INTORNO ALL’ APRILE 2009 e verrà comunicato ufficialmente allo stato italiano che lo comunicherà alle province interessate. Da quel momento in poi le Dolomiti sono virtualmente già patrimonio Unesco e sarà importante che da allora fino a giugno non si muova nulla, ma assolutamente nulla sul territorio, che possa compromettere la decisione finale. Perché l’IUCN continuerà ad osservare quel che succede e se proprio nella delicatissima fase aprile-giugno qualcuno cambia in peggio il territorio, allora l’Unesco ne trarrà le debite conseguenze.

c. Dopo la proclamazione le cose vanno avanti. Le cinque province, attraverso la fondazione che hanno creato (c’è già la delibera della giunta provinciale), dovranno ogni anno mandare all’IUCN un report della situazione, per vedere come si sviluppa il territorio. E qui siamo alle solite: se la situazione peggiora dal punto di vista ambientale, verso per es. il turismo di massa di cattiva qualità, (nuovi impianti sciistici, campeggi ecc…) allora la zona rischia di essere esclusa.

In conclusione, l’Unesco dovrebbe arrivare prima di ogni “Concetto turistico” e di ogni altra delibera comunale. E metterà un vincolo che difficilmente sarà aggirabile, e comunque su cui sarà più facile vigilare. E tuttavia è bene anche sapere che l’Unesco non ha poteri di controllo, né vuole imporsi alle comunità locali. Riceve i report annuali, raccoglie segnalazioni, ma nulla di più. La filosofia è: se voi comuni e province siete interessati al nostro riconoscimento, allora rispettate certi standard. Se non lo fate, non c’è problema: l’Unesco non vi costringe, non vi multa, non vi punisce. Solo, vi ritira il riconoscimento.

Insomma, come sempre saranno le popolazioni a dover fare le custodi del proprio territorio. La responsabilità e tutta nostra.

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5 pensieri riguardo “Dossier Carezza

  1. Grazie Riccardo per le tue esaurienti spiegazioni e per la speranza che traspare pur con qualche ombra minacciosa sul futuro del Rosengarten.
    L’impegno delle nostre e future coscenze ambientali riguarderà sempre di più nostra madre terra, tanto bella e perciò tanto a rischio d’essere stuprata e imprigionata in un letto di cemento.
    Anche le teste di cemento capiranno che senza la mamma non si campa.
    Ma se aspettiamo quel momento sarà troppo tardi perchè la pappa sarà finita.
    Diamoci dunque da fare per l’ambiente e cerchiamo di convincere più giovani a darci una mano.

  2. Lieber Riccardo,

    ich schreibe gerade an einem Buch über das Eggental im Auftrag der drei Bürgermeister von Karneid, Welschnofen und Deutschnofen. Deine Information ist mir deshalb sehr wichtig – inwieweit ich sie unterbringen kann muss ich noch überlegen.

    Im übrigen sind 2x mails von Dir von meinem Postmaster als “virus detected” abgewiesen worden. Kannst Du das kontrollieren, was da los ist?

    Herzliche Grüße
    Andreas Gottlieb Hempel

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