Renon: acqua o atomo?

Dietro l'idroelettrico: carbone e nucleare?
Dietro l'idroelettrico: carbone e nucleare?

Produce meno energia di quanta ne consuma. Per funzionare userà elettricità da carbone e nucleare. Per realizzarla, verranno scavati 2,4 milioni di metri cubi di roccia. E il conto finanziario, alla fine, potrebbe finire in rosso.

Tutti i segreti del progetto di “centrale a pompaggio” del Renon. Un gigante dai piedi d’argilla, che serve alla mega-società elettrica “Kelag” (Carinzia) per fare il suo ingresso in  Sudtirolo.

Ma che senso ha una centrale elettrica che consuma più energia di quanto ne produce? La domanda sorge spontanea quando si fa il primo incontro col progetto della gigantesca “Centrale elettrica di pompaggio” progettata sul Renon. La prima di questo genere non solo in Sudtirolo, ma in tutta Italia. Bisogna darsi molto da fare, informarsi in Austria e Svizzera, per trovare impianti analoghi e saperne molto, molto di più. Questi sono i risultti della mia inchiesta.

Intanto, il luogo: tra Prato Isarco e Collalbo, e tutto dentro la montagna. Qui:

L'area della centrale
L'area della centrale

 

UNA CENTRALE SUI GENERIS

Le centrali elettriche di pompaggio sono impianti che prelevano acqua in basso e la pompano in alto, per poi farla precipitare di nuovo giù in turbine che generano elettricità. Il meccanismo è abbastanza semplice, ma c’è un problema: per portare l’acqua in alto si spende più energia di quanta se ne produce. Il senso di tutto ciò è duplice:

1. Energetico: l’energia che viene utilizzata per pompare l’acqua è quella „di sfondo”, acquistata per pompare nelle ore (soprattutto notturne) in cui ce n’è in abbondanza ed andrebbe persa perché c’è poca domanda. L’energia in sovrappiù viene dunque trasformata in acqua che viene accumulata in alto e poi l’acqua viene di nuovo trasformata in energia (nelle ore) “di punta”, quando viene fatta cadere in basso alle turbine. In sostanza, la centrale equivale a un’enorme batteria: accumula energia quando è in sovrappiù e la rilascia quando ce n’è più bisogno. E’ vero che in questo ciclo il bilancio energetico è (ovviamente) negativo e si perde (cioè si distrugge) un 25-30 per cento di energia, ma in compenso si conserva quella energia in più, per un uso successivo, che viene comunque prodotta e andrebbe altrimenti dispersa. Il primo problema (cui risponderò sotto) sta proprio qui: da dove viene questa energia a basso prezzo?

2. Finanziario. La convenienza per chi si getta in una simile impresa deriva dalla speculazione sul differenziale di prezzo tra energia “di sfondo” ed energia “di punta”: la prima costa meno perché c’è poca domanda, la seconda di più perché viene acquistata nelle ore in cui c’è più domanda. Lo scambio avviene sul libero mercato e la Terna, la società che fa da gestore nazionale della rete elettrica, ha diviso l’energia in tre fasce: a basso prezzo, media e ad alto prezzo. Dunque: si pompa l’acqua usando energia a basso prezzo e si fan girare le turbine quando si genera energia ad alto prezzo. La differenza è il guadagno. Che deve coprire, nell’ordine: la dispersione del 30% di energia del ciclo; l’ammortamento degli investimenti iniziali; i costi di gestione e del personale della centrale. E qui sta il secondo problema: sarà così alto il differenziale di prezzo dell’energia, in modo da coprire tutti questi costi?

Ma prima di rispondere a queste domande vediamo ne caratteristiche della progettata centrale del Renon.

La struttura della centrale del Renon: tutto nella montagna
La struttura della centrale del Renon: tutto nella montagna (da ff)

IL PROGETTO DEL RENON

Lo studio di impatto ambientale della centrale, con tutte le caratteristiche tecniche in entrambe le lingue, lo potete trovare nel sito della Agenzia provinciale dell’ambiente: qui.

I dati più importanti sono questi. La centrale viene scavata tutta nella montagna, per un totale di 2,4 milioni di m3 di materiale (la piramide di Cheope è 2,6 milioni di m3) e sono previsti da 200 a 260 viaggi di camion al giorno nella fase di costruzione.

Viene realizzato un serbatoio sotterraneo a valle, a Prato Inarco, di 600.000 m3 e uno di eguale dimensione a monte, sotto la zona artigianale di Collalbo. In esercizio, il serbatoio a monte viene svuotato in 5 ore e mezzo e riempito in 8 ore.

Vengono scavate due gallerie, una per i canali di pompaggio e l’altra per le condotte forzate di rilascio. Il serbatoio in alto sarà a 1270 m., le turbine in basso a 310 m., con un dislivello di 960 m.

Per quanto riguarda il bilancio energetico, la centrale consumerà annualmente dai 397 ai 459 GWh e produrrà dal 277 ai 318 GWh, con un saldo negativo che oscilla tra 120 e 141 GWh all’anno (-30%) di energia che viene sprecata (tutte le utenze del Sudtirolo consumano 541 GWh/anno).

“Dal punto di vista del bilancio energetico – è scritto a pagina 15 dello studio VIA – ad ogni ciclo la quantità di energia consumata è maggiore della quantità di energia prodotta, ovvero l’impianto non produce energia, ma la consuma”  (testuale!).

Come misure di compensazione è previsto finalizzare la centrale anche alla fornitura di acqua (potabile e non) all’altopiano del Renon, che soffre da sempre di carenza idrica.

Infine il costo: per costruire la centrale sono stimati 300 milioni di euro.

IL REBUS ENERGETICO 

E arriviamo al dunque. Ho avvertito sopra che i problemi sono due, energetico e finanziario. Vediamoli in ordine.

1. Dietro l’idroelettrico, carbone e nucleare. La domanda era: che genere di energia è quella che viene comprata a basso prezzo, prevalentemente di notte, per pompare in alto l’acqua. Semplice, quella che offre il mercato in quelle fasce orarie. Non è certamente né solare (che va di giorno) né idroelettrico (che va nelle fasce di punta). Può esserci un po’ di eolico (che va quando tira il vento, dunque anche di notte), ma soprattutto ci sono le grandi energie “di sfondo”, quelle prodotte da impianti a ciclo continuo, che – notte o giorno che sia, alta o bassa la domanda che sia – producono senza sosta. E queste sono le centrali nucleari, le centrali a carbone o ad altri combustibili fossili. Tra l’altro, nelle vicinanze abbiamo il nucleare svizzero e francese, il carbone tedesco e gli impianti termoelettrici della pianura padana (porto Tolle & co.).

L’energia viene ovviamente comprata sul mercato europeo dell’elettricità e quello che questo mercato offre lo vedete nei grafici qui sotto: 

Mix energetico EU a 27
Mix energetico EU a 27

Le rinnovabili sono al 15%, il nucleare al 29%, il restante 66% sono centrali termoelettriche (carbone, gas, liquidi). Se va bene, dunque, la centrale del Renon acquisterà energia che corrisponde a questo mix. Ma, poiché tra le rinnovabili c’è anche solare e idroelettrico che abbiamo escluso, in sostanza l’energia acquistata sarà tutta da nucleare e combustibili fossili, e solo una piccolissima parte da eolico. I promotori della centrale dunque dicono una cosa inesatta quando affermano che “sarà usata prevalentemente energia eolica”. Ma perché lo dicono? Semplice: perché solo se viene utilizzata energia rinnovabile, allora la centrale è accettabile da un punto di vista ambientale.

Altrimenti si tratta solo di un impianto che ricicla energia sporca in energia pulita, così come un criminale ricicla denaro sporco in attività lecite. E se è così, allora queste centrali a pompaggio usano la scusa della energia idroelettrica rinnovabile per giustificare l’esistenza di centrali nucleari e termoelettriche.

E questa è proprio la tesi della “Schweizerische Energie-Stiftung” (SES), un centro scientifico-ambientale di prima qualità, che si basa sulla lunga esperienza svizzera in questo tipo di centrali. L’analisi completa della SES la trovate qui. La loro posizione sintetica è pubblicata in tedesco nella seconda parte di questo post. La conclusione: “Finché la energia usata per il pompaggio non viene al 100% da energia rinnovabile, questo tipo di centrali sono da rigettare”.

Ma è possibile che l’energia utilizzata dalla centrale sia al 100% rinnovabile? Sì, ma solo se la società gestrice avesse un contratto di fornitura diretta con un impianto eolico di notevoli dimensioni (capace di fornire fino a 459 GWh all’anno, cioè quasi quanto l’intero consumo del Sudtirolo). E questo impianto non esiste.

2. Il rischio dei bilanci in rosso. Si è detto che finanziariamente l’operazione si regge sul differenziale dei prezzi tra energia “di sfondo” ed energia “di punta”. Il problema è che queste differenze si stanno riducendo sempre di più sia per effetto delle nuove tecnologie applicate alle centrali (a quelle a gas, per es.) che diventano più flessibili e adattabili alla domanda reale, sia per le dinamiche della borsa energetica internazionale. In concreto: nel 2003 la differenza tra l’energia meno cara e quella più cara era di 3,5 volte, mentre oggi è di 2 volte. Se va avanti così, tra 10 anni non si sa che succede. La centrale potrebbe non ripagarsi più. E qui potrebbe giocare un ruolo quella “compensazione” rappresentata dalla fornitura di acqua al Renon. Se i bilanci volgono al rosso e la centrale rischia di chiudere, i proprietari potrebbero chiedere alla Provincia un sostegno per garantire l’acqua all’altopiano…

Ma chi sono, questi proprietari?

L’OMBRA DELLA KELAG

Il progetto è stato presentato da una ingegnera, Margrit Hubmann, a nome della società “Hepperger GmbH”, società a responsabilità limitata. Per capirsi: Paul von Hepperger è il marito della signora Margrit ed è vicedirettore dell’ Ufficio Sistemazione bacini montani nord della Provincia di Bolzano. Come collaboratore e “presentatore” del progetto è apparso Christian Masten, nome noto (e non troppo fortunato) dell’economia altoatesina. Nella società, il 51% lo detiene la signora Margrit Hubmann e il 49% il commercialista bolzanino Dieter Plaschke, che però ha fin dal primo momento affermato di rappresentare “un altro investitore”. Chi sia questo investitore si è saputo qualche giorno fa.

Si tratta di una delle più grandi imprese energetiche dell’Austria e dell’intera Europa, la KELAG della Corinzia, che possiede già altre centrali elettriche a pompaggio, tratta gas e idroelettrico sia come produttrice che come gestrice di una parte della rete austriaca. La KELAG sta costruendo una centrale a pompaggio a Lavamünd, in riva alla Drava, che sta sollevando grosse proteste delle popolazioni e delle istituzioni locali.

E’ chiaro che nel calcolo costi (tanti) – benefici (dubbiosi), la KELAG deve aver messo anche l’appetibile possibilità di entrare a piè giunti nel ricco mercato idroelettrico del Sudtirolo. Una volta dentro, poi da cosa può nascere cosa…

C’È GIÀ UN PATTO PROVINCIA-KELAG?

Ok, a pensare male si fa peccato, però… Però la tempistica con cui la procedura VIA è stata gestita ed è sfociata nell’approvazione del progetto fa alquanto pensare.

Vediamo con ordine e attenti alle date.

Il 23 luglio 2008 il Comitato Valutazione Impatto Ambientale (Via) approva il progetto della “Centrale idroelettrica a pompaggio” che comporta il cambiamento dei piani urbanistici del comune di Renon e di quello di Bolzano.

Il primo settembre 2008 la Giunta provinciale approva la delibera 3162 con la quale recepisce il giudizio positivo del comitato Via sul progetto di nuova centrale. L’iter è stato particolarmente veloce: la giunta ha infatti dato il suo consenso alla Via nella prima seduta utile. Succede raramente.

Poche settimane prima, il 10 giugno 2008, erano state create le condizioni per spalancare le porte al progetto. La Giunta aveva infatti inserito nella ennesima Legge Omnibus (la nr. 4/08) un piccolo ma devastante comma (il 14 dell’articolo 9) che modificava la vigente Legge Urbanistica provinciale e riguardava “Impianti idroelettrici con una potenza nominale media di oltre 3.000 k che interessano più di un comune”  (è proprio il caso della mega centrale del Renon). La modifica prevede che se i comuni respingono il progetto di centrale, allora la Giunta scavalca le amministrazioni locali e provvede d’ufficio a cambiare il piano urbanistico dei Comuni interessati. Curioso, no?

La Giunta provinciale ha così messo così i comuni con le spalle al muro: o approvano, o subiranno. La norma sembra ritagliata sul progetto Kelag.

Questo per ora è tutto.

In sintesi: il progetto è gigantesco, ha conseguenze ambientali, energetiche e finanziarie enormi ed è bene che se ne cominci a discutere apertamente e in modo trasparente. Cosa che finora è stata accuratamente evitata.

Nel merito, finché non è garantito che l’energia consumata è al 100% rinnovabile, l’impianto non può essere accettato.

Qui sotto il documento della “Schweizerische Energie-Stiftung” (SES) sulle centrali a pompaggio.

PUMPSPEICHERUNG: WASSERKRAFT IST NICHT GLEICH WASSERKRAFT

Wasserkraft steht im Volksverständnis für saubere erneuerbare Energie. Bei den Pumpspeicherkraftwerken zu unrecht. Weil der Pumpstrom aus grossen Atom- oder Kohlekraftwerken stammt ist die Pumpspeicherung ein Verlustgeschäft für unsere Landschaft und unser Klima.

So funktionierts:

Wasser aus tieferen Lagen wird mit günstig zugekaufter Bandenergie in den Speichersee hoch gepumpt. Ist die Nachfrage nach Strom gross (Mittag/Abend), wird das hoch gepumpte Wasser wieder abgelassen und turbiniert. Der so produzierte und veredelte Spitzenstrom wird vorwiegend in die europäischen Märkte exportiert. Die Speicherung von Wasser in Stauseen hat ungefähr einen Wirkungsgrad von 75%. Gut ein Viertel der Energie wird dabei vernichtet.

Früher dienten die grossen Speicherseen um das anfallende Sommerwasser in kostbaren Winterstrom umzuwandeln. Mit dem Bau der Atomkraftwerke kam es zunehmend zu „überschüssiger” Bandenergie. Dieser zuviel produzierte Strom suchte Verwendung. Eine davon war die Pumpspeicherung.

Heute hat sich der Strommarkt europaweit liberalisiert. Während früher die Versorgungssicherheit fürs Winterhalbjahr im Zentrum stand, so sind es heute die Tagesschwankungen und ihre Margen an den europäischen Strombörsen. Der Handel mit Strom hat sich in den letzten 10 Jahren vervielfacht. Der Pumpstrom wird heute an den europäischen Strombörsen eingekauft. Zur Mehrheit stammt er aus Kohlekraftwerken und AKW.

Die heutige Problematik der Pumpspeicherung

Mit der Pumpspeicherung wird mehr Strom vernichtet als produziert.

Um eine Kilowattstunde Strom zu produzieren, braucht es 1.3 Kilowattstunden Pumpenergie. (Bsp: Im Jahr 2003 hat die KWO rund 180 GWh Strom vernichtet. Das kommt dem Jahresverbrauch von rund 40’000 Haushalten gleich.)

Die Pumpspeicherung fördert den Weiterbetrieb von Atom- und Kohlekraftwerken.

Pumpspeicherung lebt von der Preisdifferenz zwischen „überschüssigem” Billigststrom und teurem Spitzenstrom. Der Pumpstrom wird auf den europäischen Spotmärkten zu 2-4 Rp/KWh eingekauft und stammt mehrheitlich aus europäischen Atom- und Kohlekraftwerken.

POSITION

Die Pumpspeicherung fördert den CO2 Ausstoss

Die Verwendung von importiertem Euromixstrom als Pumpstrom belastet den vermeintlich sauberen Wasserstrom. Die CO2 Last von Pumpspeicherstrom liegt bei etwa 200 Gramm CO2/KWh. Dies entspricht etwa der Hälfte des Euromix-Stromes. Dazu kommt der atomare Müll, welcher in den ausländischen AKW anfällt.

Bei der Pumpspeicherung geht es nicht um die Landesversorgung, sondern um das internationale Stromgeschäft.

Pumpspeicherung ist ein Stromhandelsgeschäft über die Grenzen hinweg. Der zugekaufte Pumpstrom stammt aus ausländischen Grosskraftwerken (Euromixstrom). Der damit hergestellte Spitzenstrom wird wiederum auf den internationalen Strombörsen verkauft und wirft satte Gewinne ab – auch wenn dabei ein Viertel der Energie verloren geht. Die Zeche für die lukrative Stromveredelung bezahlen das Klima, die Landschaft und die Gesellschaft.

Die Pumpspeicherung belastet die Gewässer-Ökologie

Die Schwall und Sunk Problematik wird verstärkt. Die dadurch vergrösserten Tagesschwankungen des Pegels schädigen Bäche und Flüsse noch stärker.

Pumpspeicherwerke bergen ein wirtschaftliches Risiko.

Die Marge zwischen Billigstrom und Spitzenstrom könnte in Zukunft kleiner werden. Durch den Umbau des europäischen Kraftwerkparks wird es weniger unregulierbaren Bandstrom geben. Die in letzter Zeit zugebauten 70’000 Megawatt Gaskraft-Leistung in Europa, werden nicht nur die Winterspitzen abdecken, sondern auch die flexible Regelenergie bereitstellen. Die Überkapazitäten werden in Europa kleiner werden, der Preis für Bandstrom wird steigen. Die Margen für die Pumpspeicherung könnten deshalb zusammenschmelzen.

Solange der Pumpstrom nicht aus regenerativen Quellen stammt, lehnt die SES die Stromvernichtung mittels Pumpspeicherung ab. Die SES empfiehlt statt der Produktion von „überschüssiger” und umweltbelastender Bandenergie, die massgeschneiderte, wo möglich dezentrale Stromproduktion aus neuen erneuerbaren Energiequellen sowie einen effizienteren Energieeinsatz.

Schweizerische Energie-Stiftung” (SES), 2005

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19 thoughts on “Renon: acqua o atomo?

  1. Una simile proposta è stata inserita fra 4 varianti in studio del comune di Silandro per un possibile sfruttamento dell’acqua della Valle di Silandro (Schlandraun)- giusto 1-2 anni fa. Alla fine però nessun gruppo d’interesse l’ha ritenuto buona (trannequalche consigliere comunale che pensava die riempire le casse del comune) cosicché per ora s’é deciso di non far nessun tipo di intervento in questa valle ancora intatta. Ma l’idea del PUMPWASSERKRAFTWERK girava anche qui….

  2. Caro Martin,
    questa è davvero una notizia interessante.
    Credo che in Venosta l’idea è stata scartata soprattutto per la questione finanziaria: pochi si sentono di garantire la economicità di una simile impresa visti gli andamenti del mercato dell’energia.
    So che l’idea del Renon era stata presentata anche ad AE e SEL, ma loro non si sono detti interessati proprio perchè non tornavano i conti.
    Se hai più notizie sul vostro caso, faccele sapere. Chi erano i proponenti? Gli stessi o altri? (se erano gli stessi, vuol dire che han girato in lungo e in largo il Sudtirolo, finché non sono riusciti a rifilare l’affare a qualcuno…)

  3. Pubblico qui la presa di posizione di Walli Plagg della lista civica “Für Schlanders – Per Silandro” sul progetto che riguardava la Venosta, nato come una possibile soluzione all’approvvigionamento idrico del Schlandrauntal.

    Das Schlandrauntal darf nicht verbaut werden

    Eine Arbeitsgruppe aus Vertretern der Gemeinde und verschiedener Experten hat drei Lösungsvarianten ausgearbeitet, wie die verschiedenen Interessenten das vorhandene Wasser am besten nutzen können. Alle Maßnahmen sollen dabei die Trinkwasserversorgung garantieren, die Gemeinde vor Naturgefahren schützen, Eingriffe möglichst schonend umsetzen und den Bauern weiterhin die Wassermengen für die Bewässerung garantieren, ebenso soll die gesetzlich vorgeschriebene Restwassermenge eingehalten werden und es sollte auch noch genügend Wasser für die Stromerzeugung zur Verfügung stehen.

    Der erste Lösungsansatz sieht vor, dass die 12 Konzessionäre ihre Wasserkonzessionen von insgesamt 668,6 l/s besser regulieren, so dass die gesetzlich vorgeschriebene Restwassermenge von 100 l/s garantiert werden kann. Die Arbeitsgruppe hat diesen Lösungsansatz nicht weiter vertieft, sondern einfach festgestellt, dass alle damit unzufrieden sind.

    Im zweiten Lösungsansatz werden Instandhaltungs- und Automatisierungsmaßnahmen sowie die Umstellung von der Oberkronen- auf die Tropfenberegnung und der Bau von zusätzlichen Tiefbrunnen vorgeschlagen. Diese Denkansätze werden auch nicht weiter vertieft, es wird aber festgestellt, dass die Waale in gutem Zustand sind und vorbildlich in Stand gehalten werden.

    Den größten Teil des Arbeitsberichtes nimmt der dritte Lösungsansatz ein. Dabei wird im Schlandrauntal in der Variante 1 ein Wasserspeicher von 95.000 m³ und in der Variante 2 ein Wasserspeicher von 500.000 m³ vorgeschlagen. Damit der kleine Wasserspeicher finanziert werden kann, schlägt die Arbeitsgruppe vor, ein Pumpspeicherkraftwerk mit drei Stationen und 8 km Rohrleitung zu bauen, welche im Jahr 21.000.000 KWh Strom erzeugen, wobei nach Berechnungen der Arbeitsgruppe ein jährlicher Erlös von 3 Millionen € erwirtschaftet wird und so die Investitionen bereits in 6 Jahren abgezahlt wären. In einem unterirdischen Speicherbecken von 12.000 m³ in Dorfnähe soll das Wasser aus dem Pumpspeicherkraftwerk aufgefangen und in der Nacht vom Dorf in das Speicherbecken ins Schlandrauntal zurückgepumpt werden.
    Allein diese Zahlen belegen, dass die Stromwirtschaft, bzw. der zukünftige Betreiber des Pumpspeicherkraftwerkes (möglicherweise die SEL bzw. das Fernheizwerk Schlanders) längerfristig große finanzielle Gewinne machen wird, vorausgesetzt er erhält eine Wasserkonzession von 500 l/s für die erste und zweite Stufe bzw. 1200 l/s für die dritte Stufe. Alle anderen Nutzungsinteressenten können ihre Interessen bei diesem Lösungsansatz nicht durchsetzen. Für die Bauern ist ein Speicherbecken von 95.000 m³ laut Studien nur eine Teillösung bei Wasserknappheit, d.h. sie bräuchten ein Speicherbecken von 500.000 m³, aber mit dieser würde das Gefahrenrisiko steigen und es bräuchte massive Lawinenverbauungen, was einen schweren Eingriff für das Schlandrauntal bedeuten würde, weshalb diese Lösung auch von der Gemeindeverwaltung nicht favorisiert wird.

    Nach einer ausführlichen Analyse des Berichtes der Expertenkommission und vielen Gesprächen mit Bauern und sonstigen Gemeindebürgern sprechen wir uns ganz klar gegen jede Verbauung im Schlandrauntal aus. Es ist eines der letzten unberührten Hochtäler. Der Bau eines Speicherbeckens wird Erdbewegungen von mehreren Metern Tiefe zur Folge haben, es müssen Brems- und Ablenkungsdämme sowie Lawinenverbauungen errichtet werden, um die Gefahr einer Überflutung bei Lawinenabgängen zu minimieren. Die Expertenkommission spricht selbst von Lawinenverbauungen von 10 ha beim Bau des kleinen Speicherbeckens und von 40 ha beim Bau des großen Speicherbeckens.
    Der Schlandraunbach hat in ferner Vergangenheit Schlanders öfters vermurt. Felsbrüche und Murenabgänge sind besonders im Zusammenhang mit der Klimaerwärmung und der Permafrostproblematik ein zunehmendes Risiko und ein Speicherbecken mit den geplanten Ausmaßen stellt eine zusätzliche Gefahrenquelle dar.
    Weiters ist zu befürchten, dass der Bau des Speicherbeckens aus Sicherheitsgründen auch den Ausbau des Zufahrtsweges ins Schlandrauntal notwendig macht. Für uns ist klar, dass ein Eingriff auch zukünftige Eingriffe notwendig machen wird, wodurch das Schlandrauntal in Zukunft nicht mehr das wäre, was es heute noch ist: ein ruhiges Tal mit einer prächtigen Natur, ein Erholungsgebiet, ein einmaliges Wanderparadies.
    Das Schlandrauntal darf nicht der Stromerzeugung geopfert werden. Zur Lösung der Bewässerungsprobleme für die Landwirtschaft müssen andere Wege gesucht werden.
    Es ist uns auch wichtig, dass über das Schlandrauntal und die Nutzung seiner Gewässer nicht nur die Wasserkonzessionäre entscheiden, sondern die gesamte Dorfbevölkerung miteinbezogen wird.

    Für die Liste
    „Für Schlanders – Per Silandro”
    Dr. Waltraud Plagg

  4. ciao riccardo,
    grazie, molto interessante.

    Avrai saputo che anche in Provincia di Trento è stato fatta richiesta per una concessione di centrale di pompaggio sul lago di Garda
    in sintesi:

    DOVE
    La centrale verrà eventualmente costruita a
    fianco della Gardesana nel
    ventre del monte Baldo a
    sud di Tempesta, sul confine
    Trento-Verona. Le gallerie
    saliranno fino 1600 metri,
    sotto l’Altissimo.
    CHI
    L’operazione è promossa da
    Eva Energie Valsabbia dell’ex
    presidente dell’Enel Chicco
    Testa, che punta a
    coinvolgere Dolomiti Energia
    (Provincia). La società che ha
    presentato la domanda di
    concessione è la Progetto
    Altissimo srl: è di Eva al
    72%, Ft Energia al 20% e
    Sws Engineering all’8%.
    IL SISTEMA
    Prevede di usare l’energia
    elettrica «sprecata» di notte
    per accumulare in quota 1,5
    milioni di metri cubi d’acqua,
    prelevati dal lago e pompati
    in alto. Nelle ore diurne
    feriali, quando di energia ce
    n’è bisogno, li farà ricadere
    sulle turbine.
    LA POTENZA
    La potenza installata sarà di
    oltre 1300 MegaWatt (5,5
    milioni di Kwh al giorno). La
    costruzione durerà poco più
    di 5 anni e costerà circa un
    miliardo.
    ITER
    Il progetto preliminare è in
    esame dal Servizio
    utilizzazione acque pubbliche
    della Provincia di Trento. Tra
    un paio di mesi affronterà la
    Valutazione impatto
    ambientale. ( ce ne sarebbe addirittura un altro di progetti preliminari)
    PROTESTE
    Sono sul piede di guerra i
    Comuni di Riva del Garda e
    Nago Torbole, che non sono
    stati messi al corrente di
    nulla, e le associazioni
    ambientaliste. E’ nato in questi giorni il comitato SOS Altissimo

    ciao stefano

  5. Caro Stefano, notizie davvero interessanti! Chicco Testa è di quei famosi “ambientalisti del sì”, che eltrove chiamano “ecofurbi”. Il problema, come dicono gli svizzeri, è da dove viene l’energia notturna per il pompaggio: se viene acqyuistata sul libero mercato è termoelettrico e nucleare, e allora il bilancio ambientale è negativo.

    1. No, non mi risulta. Almeno per ora. Il Comune ha detto sì, la Via della Provincia ha detto sì. E’ stata approvata una legge che consente alla Provincia di inserire d’ufficio il progetto nei PUC dei comuni interessati. Bolzano, come al solito, nicchia e alla fine subirà la decisione. Insomma, il progetto è in piedi e lentamente cammina. A meno che i conti economici non tornino, cosa abbastanza probabile.

  6. Un gruppo di cittadini del Renon si è incontrato le ultime settimane a proposito della centrale di pompaggio e ha organizzato una serata di discussione sul progetto e sui risvolti ambientali non indifferenti per il Renon – La serata è alla Casa delle Associazioni di Longomoso, presso Collalbo – Lunedì 25 maggio ore 20.00. Tutti sono cordialmente invitati!

    1. Molto interessante. Puoi dirci di più? Chi è questo gruppo di cittadini? come è partita l’iniziativa? chi sono i promotori? Nel gruppo sono presenti esponenti politici, associazioni ambierntaliste o comunque persone conosciute? C’è qualche “dissidente” del partito di maggioranza?

  7. ULTIME NOVITA’
    SUL GARDA L’IMPREDITORE SUDTIROLESE HELMUTH FRASNELLI CON UN PROGETTO CONCORRENTE

    Sul Corriere dell’Alto Adige del 22 marzo 09 il bravo Felice Espro informa che sul Garda, in concorrenza con il progetto della società Eva, è stato presentato un progetto dalla società Eisackwerk dell’inprenditore Frasnelli, che in Sudtirolo ha in ballo altri 7 progetti in concorrenza con le aziende pubbliche Ae e Sel.

    La centrale elettrica a pompaggio progettata da Frasnelli dovrebe sorgere tra il Garda e i 2000 metri del monte AltissimO, tra Torbole e Malcesine. Il progetto è già stato presentato alla Provincia di Trento.
    Interessante quel che dichiara Frasnelli, noto a Bolzano come persone che non non mena il can per l’aia.
    Ecco come spiega il senso della centrale:
    Tutte le centrali, DA QUELLE ATOMICHE A QUELLE A CARBONE, sono a ciclo continuo e non c’è modo di accumulare questa energia in eccesso. Rallentare gli impianti di notte, secondo gli esperti, ne ridurrebbe la durata nel tempo. Qui si inseriscono le centrali a pompaggio….”

    L’interessante in questo discorso è la conferma che le centrali a pompaggio usano energia atomica e termoelettrica di centrali che, altrimenti, dovrebbero essere chiuse o rallentate, riducendo così le emissioni inquinanti e (per il termoelettrico) il consumo di combustibili fossili.
    In queste condizioni, le centrali di pompaggio diventalo la giustificazione delle centrali a energia sporca, di cui assicurano un (parziale) riciclaggio.

  8. Il Referendum e’ stato un plebiscito!!!! Quindi basta co sto nucleare. In Italia non lo vogliamo e penso proprio che i nostri figli per fortuna saranno cosi’ intelligenti da sfruttare a pieno le risorse che madre natura ci ha messo a disposizione e che in Italia abbondano e non costano nulla!!!
    Grazie

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