Il Renon contro la mega-centrale

pompaggio longomoso

Ieri il Vereinhaus di Lengmoos era pieno zeppo di persone (400 circa, una folla per un comune di 7.000 abitanti), assiepate perfino sulla balconata superiore, che alla fine hanno approvato una risoluzione che non lascia dubbi:

“Investitori privati vogliono realizzare profitti a scapito del bene pubblico. Rischi e disagi ambientali superano di gran lunga i vantaggi diretti e chiaramente riconoscibili. Per questo chiediamo con fermezza che il consiglio comunale si esprima contro la centrale di pompaggio sul Renon e si opponga attivamente anche a livello provinciale. Non abbiamo bisogno della Centrale di pompaggio sul Renon!”

Sulla base di questo testo è stata lanciata una petizione popolare che già alla fine dell’assemblea è stata sottoscritta da centinaia di persone. A guidare l’iniziativa, un comitato spontaneo di cittadini che si chiama “Bürger an Bürger“. Cittadini per i cittadini: il primo loro argomento è, infatti, la assoluta mancanza di informazione da parte di Comune e Provincia. Il secondo argomento: i rischi ambientali del progetto che mettono in pericolo una delle più belle zone naturali (ma anche turistiche) dell’Alto Adige, lungo quel sentiero dove cent’anni fa veniva a passeggiare Sigmund Freud.

LA RICHIESTA PIU’ IMPORTANTE: A DECIDERE SU UN’OPERA COSI’ GIRANTESCA E CHE RESTERA’ IN ETERNO DEVONO ESSERE LE CITTADINE E I CITTADINI DEL RENON.

Riassumo i vari argomenti portati nella serata, avvertendo che i membri del comitato civico avevano letto attentamente le informazioni riportate in questo blog e a più riprese le hanno utilizzate. Salto dunque quelle parti, che potete leggere direttamente qui: “Renon, acqua o atomo?”  

MANCANZA DI INFORMAZIONE. Il progetto è stato presentato per la prima volta il 26 ottobre 2007, ma fino al marzo 2009 i cittadini non ne hanno saputo nulla. Il comune ha fatto tutto da solo, la Provincia pure. Dicendosi d’accordo (il comitato Via provinciale il 23 giugno 2008, comune il 7 agosto, la giunta provinciale nel settembre con la delibera 3162).

IMPATTO DELL’OPERA. E’ enorme. Tanto materiale quanto la piramide di Cheope, o la metà di una galleria dell’intero Tunnel di base del Brennero. Enormi depositi, oltre 300 viaggi di camion al giorno per portare via il materiale di scavo, un camion ogni 4 minuti sulla strada del Renon. L’enorme scavo altererà il microclima? Rovinerà le orecchie di abitanti e turisti? Dove uscirà fuori l’aria malsana delle gallerie? E la puzza? Chi garantisce che le enormi masse idriche pompate nelle caverne resteranno sotto controllo? E se tunnel o caverne cedono?

Grande impressione hanno fatto due fotomontaggi che danno l’idea della dimensione dell’opera.  

Il primo fotomontaggio mostra la dimensione delle caverne che a serpentina per oltre 13 ettari costituiranno il bacino a monte, sotto il Viehweiderhof e la passeggiata Freud, poco oltre la ferrovia del trenino del Renon. Alta 20 m., riempita per 15 m. di acqua, la caverna è più di 10 volte un uomo e il doppio del tunnel automobilistico del Gottardo. Sotto il Renon, dunque, verrà scavata una gigantesca cavità rivestita di cemento armato, che resterà in eterno.

caverna deposito

Il secondo fotomontaggio mostra la caverna dove saranno ospitate le turbine. E’ tanto grande che potrebbe starci dentro il Duomo di Bolzano.

caverna turbine

 RISCHI AMBIENTALI. L’area è di grande pregio e molto sensibile. Preziosa per il turismo. La costruzione è IRREVERSIBILE. Che succede se la centrale fallisce perché il business coi prezzi dell’energia non funziona? (cosa probabile, visto che il differenziale tra energia di picco e energia di sfondo notturna si riduce sempre di più – vedi su questo blog). Lo scavo di tunnel e caverne mette in pericolo le già poche sorgenti dell’altipiano? L’enorme area che verrebbe attraversata da innumerevoli enormi caverne ha stabilità geologica? C’è il pericolo di cedimenti? E se vien tutto giù e finisce nella val d’Isarco non si rischia un disastro tipo Vajont?

COMPENSAZIONI, cioè lo zuccherino per il comune. Un impianto che fornisce acqua potabile all’altopiano, più acqua per irrigare 150-200 ettari, più acqua anti incendi. In alternativa, la società promotrice del progetto propone un contributo di 4 milioni di euro al comune per “misure compensative”. Molte le domande aperte: da dove verrebbe l’acqua potabile? Deve essere usata una sorgente: in quale comune è situata?  Quanta acqua arriverà e per quanto tempo? Come verrà distribuita tra i contadini l’acqua per irrigazione? A che prezzo? E se l’acqua verrà a mancare, che succede?

VARIANTI DI PROGETTO. Esistono tre varianti al progetto, di diverso costo e impatto ambientale. In generale: meno costa al costruttore, più costa all’ambiente. Esiste anche una quarta variante, la più impattante, secondo la quale il bacino superiore viene costruito a cielo aperto con vasche di cemento armato di 110m. x 300m. alte 19 m. e poi ricoperte con 3m. di terra. E’ ovviamente molto meno caro dello scavo in galleria, ma significa una voragine enorme per anni sul lato più bello del Renon. Questa variante è stata aggiunta in un allegato presentato il 9 maggio 2008.

Rischi probabili, vantaggi pochi, una sola certezza: tutta l’operazione è fatta da privati in cerca di profitti privati. E per questi vogliono sventrare il Renon. Il gioco non vale la candela.

E il regalo dell’acqua potabile? “Certo che ci interessa – hanno detto le persone della iniziativa civica – ma l’approvvigionamento idrico del Renon non può dipendere da una società privata. E’ il Comune e la Provincia che devono realizzare un acquedotto, che non deve entrarci nulla con la centrale della Kelag”. L’acqua è un bene comune e pubblico e tale deve restare.

“Io gliel’ho detto chiaro: da casa mia non passano”. Herbert Psenner, contadino dell’Ebenhof, confinante con l’area di cantiere, non ha dubbi. Chiede la parola appena finita la relazione e racconta. Quelli della società costruttrice sono andati da lui, volevano fargli firmare un sacco di carte e l’impegno a mettere a disposizione i suoi terreni per l’area di cantiere, per il deposito del materiale di scavo (“una collina di diversi metri di materiale mi vorrebbero costruire di fronte alla porta di casa!”) e per la strada di accesso.

 Lui ha mandato tutti a quel paese. Non intende mollare. Ha un piccolo agriturismo ben avviato, come molti altri suoi vicini, e non ha alcuna intenzione di vedersi rovinare il futuro per dare profitti a una società elettrica privata della Carinzia.

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13 pensieri riguardo “Il Renon contro la mega-centrale

  1. Ciao riccardo,
    Ho letto il blog condivido tutto.

    Aggiungo che il Sudtirolo è una delle poche aree sismicamente sicure d’italia, e la centrale non utilizzata sarebbe un “fantastico” deposito di scorie nucleari!
    Gioz

  2. IMPORTANTE.
    E’ da poco arrivata la risposta dell’assessore Michl Laimer a un’interrogazione che gli avevo fatto nel corso della seduta del Consiglio provinciale del 1. aprile 2009. La pubblico di seguito.

    INTERROGAZIONE SULLA CENTRALE DEL RENON.
    DELLO SBARBA (Grüne Fraktion – Gruppo Verde – Grupa Verda):

    A proposito del progetto di “centrale idroelettrica a pompaggio” sul Renon, si chiede alla giunta provinciale:

    1. Vi sono stati finora contatti tra la Provincia e/o la SEL e la Kelag? Se sì, quando sono avvenuti, su quali argomenti e quali risultati hanno avuto?

    2. Come giudica la giunta l’ingresso del gruppo Kelag nel settore idroelettrico altoatesino?

    3. Prevede un ruolo per la SEL nel progetto della centrale del Renon e se sì, quale? (partecipa al progetto, e/o acquista e cede energia alla centrale, ecc…)

    4. Se uno dei due comuni interessati, o entrambi, dovessero rigettare il progetto, intende la giunta avvalersi dell’articolo 44 bis inserito nel giugno 2008 nella legge urbanistica provinciale (inserimento d’ufficio da parte della giunta provinciale della centrale nei piani urbanistici dei comuni interessati)?

    5. E’ prevedibile una partecipazione o un sostegno finanziario della Provincia all’opera, o alla parte che riguarda l’ipotizzato impianto di fornitura d’acqua per l’altopiano del Renon? Se sì, su quali basi giuridiche?

    6. Che cosa prevede di fare la Provincia se col tempo la centrale idroelettrica non risultasse economicamente sostenibile, tenendo anche conto del menzionato impianto di fornitura d’acqua per l’altopiano del Renon? Se ritiene di intervenire, come e su quali basi giuridiche?

    Risposta all’interrogazione

    Sulla domanda 1:
    Non ci sono stati contatti né da parte della Provincia né da parte della Sel con la Kelag.

    Sulla domanda 2:
    Trattandosi di un impianto d’iniziativa privata non spetta alla Provincia giudicare chi partecipa a quest’impresa.

    Sulla domanda 3:
    Non è previsto nessun ruolo della Sel nella progettata centrale di Renon.

    Sulla domanda 4:
    Non trattandosi di una centrale idroelettrica in senso proprio non è previsto il rilascio di una concessione idroelettrica dagli uffici competenti, per questo non è neppure certo dal punto di vista giuridico se potrà essere applicato l’art. 44bis della legge citata.

    Sulla domanda 5:
    Non è prevista nessuna partecipazione o sostegno finanziario della Provincia all’opera progettata. Per quanto riguarda la fornitura d’acqua per l’altipiano di Renon si tratta di una misura di compensazione che dovrà essere sostenuta interamente dall’imprenditore.

    Sulla domanda 6:
    Trattandosi di una misura di compensazione la fornitura d’acqua potrà funzionare anche dopo un eventuale fuori servizio del progettato impianto, in questo caso però i costi di pompaggio e di manutenzione dovranno essere sostenuti dai diretti interessati.

    L’assessore
    Michl Laimer

    Bolzano, 24 aprile 2009

  3. INTANTO, SUL GARDA…
    C’è interesse per quanto succede sul Lago di Garda, interessato a 2 identici progetti di centrale a pompaggio, uno della “Eva” di Chicco testa, un’altro della sudtirolese Eisackwerk, di Helmuth Frasnelli.

    E’ stato costituito un “Comitato SOS Altissimo”, il monte lungo il quale dovrebbe essere realizzata la centrale. Uno dei suoi animatori, Matteo Marega, ho scritto questa lettera pubblicata sul blog ambientalista trentino “officina ambiente”.
    Pubblico di seguito la lettera di Marega, perché può interessare chi in Sudtirolo segue la vicenda del Renon.

    Nasce il comitato S.O.S. Altissimo

    Scrivo dal lago di Garda, parte trentina. Mi permetto di scrivere con la consapevolezza che stiamo facendo tutto il possibile. Non deleghiamo ad altri la soluzione del problema ma purtroppo abbiamo bisogno di ogni aiuto reperibile.
    Un mese fa grazie all’attenta lettura dei procedimenti destinati al voto del consiglio della provincia di Trento si è scoperto che alcuni grossi gruppi di imprenditori (EVA Energie Valsabbia, SWS engeneering, Dolomiti Energia) hanno in corso di autorizzazione un progetto che prevede la costruzione di una gigantesca centrale idroelettrica (1300 Mega Watt) da realizzarsi scavando (3.000.000 mc) all’interno del Monte Altissimo (2000 mt) posto in riva al lago.
    La centrale (una delle più grandi d’Europa) non viene però realizzata secondo una finalità produttiva perchè la montagna non presenta alcun interesse idroelettrico di per sè (pochissima acqua, nessun torrente o lago). Di fatto sarà una centrale che consuma più energia di quanta ne produce (-40%). L’operazione, 1.200.000.000 € (un miliardo e duecento milioni di euro, stima di progetto), consta nella semplice speculazione operata attraverso il pompaggio notturno di acqua del lago (con consumi di energia a tariffa bassa) ed il rilascio diurno per vendere energia nell’orario di picco di consumo (a tariffa maggiorata). Ma la enorme reddittività viene ulteriormente accresciuta attraverso l’incredibile meccanismo della legge sulla produzione di energia da fonte diversa da quella fossile che assimila questo impianto (allo stesso modo della combustione dei rifiuti) a quelli che producono realmente da fonte rinnovabile e riconosce attraverso il rilascio dei certificati verdi il pagamento di un incentivo per ogni watt prodotto.
    Peccato che l’energia impiegata per il pompaggio dell’acqua non proviene da produzione idroelettrica (che oggi viene con semplicità erogata solo nell’orario di reale necessità) ma bensì generata da combustione fossile o in futuro nucleare, per poi produrre energia (in quantità minore) e vedersela compensata come verde e rinnovabile. Un vero riciclaggio dell’energia.
    Alcune leggi italiane sono fatte per questo. Mentre in Germania analisi statistiche attestano che nell’ultimo biennio sono stati installati ogni anno generatori fotovoltaici che producono (in energia pulita) il doppio della potenza promessa dal colosso di progetto (in energia riciclata e sprecandone il 40%) noi in Italia permettiamo a operazioni dal significato equivoco utili da capogiro.
    Indipendentemente dalla sensibilità ambientale di ciascuno c’è un ulteriore fattore di estrema gravità. Nè le amministrazioni dei comuni interessati nè i privati cittadini erano al corrente di nulla. Da successive ricerche si è saputo che otto anni fa il sindaco di Nago-Torbole fu contattato dagli stessi promotori che illustrarono i grandissimi vantaggi economici di cui avrebbe potuto beneficiare anche la comunità locale se si fosse ottenuto il benestare al progetto. Solo la sua coscienza ambientale ci salvò dal sacrificio. Dopo il silenzio.
    A seguito della recentissima e quasi fortuita scoperta del procedimento in corso da parte di un giornalista del quotidiano l’Adige, le amministrazioni dei comuni interessati hanno rivolto richiesta formale delle indispensabili informazioni presso l’amministrazione provinciale ricevendo rassicurazione che del progetto non se ne sapeva praticamente nulla. La cosa non convinse qualcuno che anzi accelerò con ogni mezzo la ricerca di informazioni. Emerse che l’amministrazione della provincia di Trento, tramite la propria società partecipata per l’energia, aveva trattative in corso dal 2007 con la società proponente Eva Energie Valsabbia con SWS engeneering (come si evince dai pubblici verbali consigliari delle società). Non solo, ma dal 2008 la Provincia Autonoma di Trento entrò nell’operazione con l’acquisizione di quote di capitale tramite la sua società partecipata (Dolomiti Energia). E ancora, in gran silenzio stava per essere votata una modifica ad hoc alla legge provinciale in materia di acque pubbliche ed opere idrauliche (l.p. 8 luglio 1976 art. 17 bis) che apriva le porte autorizzative alla nuova tipologia dell’impianto in questione con l’intenzione di inserirlo nella legge obiettivo che, perseguendo motivi di urgenza dettati dalla crisi economica, snellisce le procedure autorizzative per accelerare l’apertura dei cantieri ed agevolare la ripresa. Secondo tale modalità la autorizzazione del progetto Altissimo non sarebbe dovuta neanche passare dalla Valutazione di Impatto Ambientale (VIA)!
    La società di ingegneria autrice e partecipe del progetto (SWS Engeneering – Il suo fondatore Paolo Mazzalai, già vice-presidente di Confindustria del Trentino è attualmente presidente di Trentino Sviluppo, il braccio finanziario della Provincia Autonoma di Trento) è partner privilegiata della Provincia di Trento in numerosi e recenti progetti di significativo impatto ambientale e consistente portata economica (TAV del Brennero etc.). Classica fusione italica dei soggetti imprenditori con i responsabili amministrativi.
    Fu approntata in grande urgenza una interrogazione consigliare (i.c. n.242 – Giovanazzi) che portando finalmente alla luce tutto la questione diede seguito alla stesura di un Ordine del Giorno consigliare (n. 51- votato quasi alla unanimità) che obbligava ad un iter autorizzativo normale il progetto in questione.
    A garanzia di verità di tutto quanto scritto si allega copia dei documenti ufficiali di cui siamo in possesso.
    Non vi è alcuna speranza che la procedura VIA (valutazione impatto ambientale) possa fermare tale progetto poichè, come testimoniano gli esiti di tutte le recenti iniziative di speculazione sul territorio, essa risulta particolarmente asservita al volere dell’amministrazione provinciale.
    Perchè si possa meglio comprendere, appena due anni fa ha ottenuto parere favorevole il progetto di realizzazione di un nuovo insediamento turistico ricettivo e residenziale proposto da un unico soggetto privato (Leali) in un sito alpino di interesse botanico internazionale a 1800 mt di quota in località Tremalzo.
    Capiamo che l’unica possibile strada praticabile per contrastare tale scempio ambientale sia la immediata e capillare informazione della popolazione con la speranza che un calo di popolarità possa indurre i responsabili politici a riconsiderare la questione. Sono attivi diversi coordinamenti ambientalisti (Amici della Terra, WWF del Trentino, SAT società alpinistica tridentina, Codacons) ed altri in via di attivazione con la costituzione di un comitato locale di opposizione specifico SOS ALTISSIMO. Parallelamente c’è la presa di posizione (purtroppo ancora timida) da parte delle amministrazioni comunali interessate dal progetto (Riva del Garda, Nago Torbole, Brentonico).
    Il progetto comporterà almeno cinque o sei anni di ingentissime opere di costruzione (o distruzione e inquinamento) per poi regalare permanenti gravi alterazioni degli aspetti bioclimatici dell’ambiente lacustre e montano, con maggiore impatto nelle zone a valle di presa e scarico e di quelle a monte di sfiato sommitale oltre alla certa alterazione dei regimi di falda dei pascoli montani e di scomparsa di numerose sorgenti.
    Tutto questo con incerte prospettive temporali sull’utilizzo degli impianti per probabili e possibili mutazioni del regime legislativo ma ancora di più per la modifica delle tecnologie di produzione dell’energia e dei relativi cambiamenti dei costi (energia eolica, solare fotovoltaica, solare termica etc.) a fronte di un danno ambientale permanente e non sanabile. Di certo vi è solo l’utile immediato dei costruttori delle opere (i promotori delle iniziative).
    Roberto Bombarda (presidente terza commissione permanente PAT) riferisce che il problema è molto grave godendo i promotori di grande appoggio dei vertici provinciali che tengono nella totale disinformazione il consiglio provinciale e che gli aspetti fondamentali per un efficace contrasto sono la chiara presa di posizione delle amministrazioni direttamente interessate e di quelle dei comune rivieraschi (Malcesine e Limone in primis) oltre alla libera iniziativa popolare, privata e di tutti i soggetti interessati alla tutela del patrimonio ambientale oltre alla incessante opera di chiara informazione attraverso la stampa locale, nazionale ed internazionale.
    Abbiamo estremo bisogno di reperire valutazioni scientifiche autorevoli di natura geologica, biologica, climatologica, naturalistica, legale ed economica (anche dietro compenso) e presentabili a livello nazionale ed internazionale per procedere nell’urgente opera di informazione. Ogni altro suggerimento o consiglio è sicuramente apprezzato.
    L’opera di progetto è di dimensione mastodontica, di interesse nazionale e non locale. Il Trentino non è un’isola felice. La bellezza della sua natura è svenduta al soldo di pochi, dalla nostra stessa amministrazione.
    Un saluto cordiale,
    Matteo Marega

  4. Was mich bei dem ganzen Projektvorhaben wundert, sind folgende Punkte:

    1. auch die Politiker (besonders Laimer!) bemängeln die Rentabilität des Projektvorhabens ohne sich über die zukünftige Bedeutung eines solchen „Energiepuffers“ weder aus Südtiroler noch Europaweiter Sicht zu äußern

    2. dass keine Konkurrenzprojekte, auch nicht von der SEL, eingereicht wurde

    3. es wird lediglich die Privat-Initiative kritisiert, nicht jedoch dass es sich beim Projektträger um ein ausländisches Unternehmen handelt. Von einem privaten Unternehmen – sofern es im Lande seinen Sitz hat – erwarte ich mir immerhin noch eine gewisse Wertschöpfung (Steuern, Energiebezug mit Vorrang, umweltpolitische Rückkoppelungsmöglichkeiten, etc.…) und besonders Entscheidungsfindungen, welche noch in unserer lokalpolitischen Situation eingebunden sind. Die öffentliche Hand wird es jedoch – im Vergleich zum Privaten – bestimmt auch nicht besser machen!

    4. diese unterirdischen Bauwerke tragen das nicht zu unterschätzende Risiko, dass auch die bescheidenen Rittner Wasser- und Quellverfügbarkeiten im Rittner Porphyr u.U. ausbleiben könnten und dann wird die Wasserversorgung aus dem Tal (Ausgleichsmaßnahme!) von umso größerer Wichtigkeit. Bleibt die Frage, ob die Projektanten mit diesem Unsicherheitsfaktor und der vorgeschlagenen Ausgleichsmaßnahme bewusst taktieren!?

    5. dass die Frau von Dr. Paul Hepperger (Amt für Wildbachverbauung) und Besitzerin des Hofes in Unterinn hinter diesem Projektvorhaben stehen (Motto: Ausverkauf der Heimat!) und somit den ausländischen Investoren dienen. Welche Rolle spielt Masten?

    Ich denke, wenn schon ein solches Pumpspeicherwerk gebaut werden soll, sollten wir mindestens auf eine Mehrheitsbeteiligung lokaler Unternehmer / Firmen / Gemeinde / etc. schauen.
    Ich als Bürger erwarte mir, dass die Entscheidungen, wie dieses Pumpspeicherwerk – sofern es je gebaut werden soll – mit Südtiroler Mehrheit gefällt werden sollen, nur dann sehe ich unser Südtiroler Wohl in einer gewissen Weise gewahrt!

  5. A proposito, ho letto che nei paraggi di bressanone sarebbe prevista da una societá locale la costruzione in una montagna di una centrale eletrrica, ma non hanno ancora ricevuto l ok della provincia. qualcuno sa qualcosa piu dettagliatamenteß Che impatto avrebbe anche questa costruzione??

    1. L’impianto idroelettrico cui ti riferisci è proposto dalla società Eisackwerk di Helmuth Frasnelli, un imprenditore sudtirolese attivo nel settore idroelettrico che spesso si è trovato in contrasto con la SEL e la Provincia, che ha il doppio ruolo di ente che dà le concessioni e di imprenditrice (tramite SEL) che queste concessioni riceve.
      Informazioni sul progetto si trovano nel sito bilingue della società: http://www.eisackwerk.it/

      In sintesi, il progetto prevede la presa dell’acqua a sud di Mules e la restituzione a Velturno. L’opera è interamente in caverna, con una condotta in roccia lunga 22,4 km, che parte a sud di Mules e arriva fino all‘incrocio per la Val di Funes. Anche la centrale è in caverna e ciò, secondo la società, consentirà la conversione dell‘area del bacino di ritenuta di Fortezza in zona ricreativa e per il tempo libero. Il bacino di captazione dell’impianto idroelettrico è di 611,6 km², la produzione annua di 349 GWh/a. La portata d’acqua massima è di 32,3 m3 al secondo, con un dislivello di 346 metri e una potenza massima di 90,9 Mw.

      Naturalmente la società sottolinea l’importanza dell’idroelettrico come energia rinnovabile, citando questi dati: Il fabbisogno energetico italiano veniva coperto nel 2004 per il 70,5% dalle centrali termoelettriche e per il 13,1% dalle importazioni, e solo per il 16,4% da fonti rinnovabili. (Dati: Terna 2004) Le importazioni di corrente dall’estero fanno riferimento soprattutto alle centrali atomiche svizzere (5 impianti) e francesi (59 impianti). (Dati: E-Control, Greenpeace)

  6. Ultime ìnotizie, dalla Tageszeitung di oggi:
    1. la petizione contro la centrale ha raggiunto le 1500 firme.
    2. La Bürgerinitiative ha aperto un sito con moltissime informazioni con questo indirizzo:
    http://pskw.ritten.net/blog/.
    3. Una scoperta: due siti che interessano la centrale, Viehweid e Rappmannsbichl, sono stati messi dal 19 maggio 2009 sotto tutela degli insiemi.
    4. Conseguente richiesta: che il progetto venga anche sottoposto alla verifica per il rispetto della tutela degli insiemi.

  7. ” pannelli solari, informazioni pannelli solari, moduli fotovoltaici…visita il sito ”

    http://ecosole.wordpress.com

    http://www.modulefotovoltaice.com

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