Green New Dany

DanielCohnBendit

L’EUROPA IMPAURITA VOTA A DESTRA, MENTRE SULL’ASSE FRANCO TEDESCO RINASCE LA SPERANZA VERDE.

MA CHE POLITICA FAREBBE UN DANIEL COHN-BENDIT IN SUDTIROLO? E IN ITALIA? UN COMMENTO A CALDO SULLE ELEZIONI.

1)    Il voto della paura e dell’insicurezza: gli europei hanno paura del futuro e di perdere il proprio status sociale e il proprio posto privilegiato nel contesto internazionale. La cirsi ha segnato il voto e farà sentire i suoi effetti ancora a lungo.

2)    La destra è stata considerata più attendibile nell’affrontare questa insicurezza: protezionismo nella politica economica e chiusura nei confronti dell’immigrazione. Ha vinto l’Europa degli stati e dei governi, non quella del parlamentarismo, non l’Europa dei diritti e della politica. Chi sogna l’Europa delle regioni può scordarsela. Lo slogan più bello: No all’Europa delle patrie, sì alla patria europea. L’ha detto Pannella. L’Europa come Heimat, non l’Europa delle Heimat.

3)     La destra ha vinto quasi ovunque. In questo quadro europeo, la battuta d’arresto di Berlusconi è relativa:

a)    Lo psico-nano si troverà in buona compagnia in Europa e ne verrà rafforzato.

b)    Quel che perde il PDL lo conquista la Lega: dalla padella alla brace.

c)    Nel PDL è aperta la guerra di successione. Lo scandalo Noemi ha fatto di Berlusconi un uomo improvvisamente vecchio e al tramonto (come del resto è accaduto a Durnwalder alla notizia che stava per diventare papà alla sua età).

4)    La sinistra europea tradizionale è una forza del secolo scorso: i pochi comunisti rimasti e soprattutto la socialdemocrazia. I socialisti francesi sono al tramonto, gli inglesi travolti dagli scandali. Ma anche i socialdemocratici tedeschi ed austriaci. Da presidente del Consiglio ne ho conosciuti parecchi, in Germania ed Austria: soprattutto il ceto politico socialdemocratico dei Länder è la Casta all’ennesima potenza (eccetto i Berlinesi e i Viennesi, quelli sono l’élite della politica europea). Più ancora dei democristiani, che hanno conservato un popolare Stallgeruch, l’odore della stalla.

5)    Il PD non ha nulla di cui rallegrarsi. E’ ai minimi e senza lo scellerato inciucio con Berlusconi sulla soglia del 4% avrebbe preso ancor meno. La linea di costruire un bipartitismo italiano facendo fuori tutti coloro che a sinistra non stanno nel PD è folle. E verrà continuata con il sì al referendum del 21 giugno, annunciato da Franceschini: se passa il sì, il partito con più voti prenderà il premio di maggioranza. Ciò significa regalare l’Italia a Berlusconi, che col 35% dei voti prenderebbe il 55% dei seggi.

6)    I Verdi hanno un enorme successo in Francia e Germania. Qui c’è l’effetto del Green New Deal: l’uscita ecologica dalla crisi. Daniel Cohn-Bendit è il volto di questo successo franco tedesco (qui il suo sito). L’asse verde, alternativo all’asse conservatore, nell’Europa carolingia. Daniel è un buon amico del Sudtirolo e dei Verdi sudtirolesi. L’abbiamo incontrato a Dobbiaco appena 6 mesi fa, abbiamo parlato tutta la sera della sua sfida francese. E’ un politico realista, incorpora l’anima pragmatica e anti-fondamentalista dei Verdi tedeschi, che hanno governato a lungo e con Schröder hanno fatto uscire la Germania dal nucleare, hanno investito massicciamente nelle energie alternative, ma hanno anhe riportato la Bundeswehr sui campi di battaglia (rompendo il tabù del dopoguerra) e hanno tagliato lo stato sociale con la riforma che è costata tanti voti alla SPD. Dunque: è più facile mitizzare Dani che seguirne coerentemente la politica. Che politica farebbe un Cohn Bendit in Sudtirolo? Questo ci dovremo chiedere.

7)    I Verdi italiani hanno bruciato il loro appuntamento con la storia europea. Invitavano Cohn Bendit ai congressi e lo applaudivano, ma facevano una politica opposta. Integralista e da piccolo partito che fa i suoi interessi. Peggio della Casta c’è solo la Casta in miniatura. Non avremo, almeno per un po’, Verdi in Italia. La Sinistra farà il suo partitino, magari con Rifondazione. Una parte dei Verdi seguirà, un’altra tenterà una via per la costituente. Servirà molto ri-costituente e una traversata nel deserto. E soprattutto: servirà richiamare i tanti verdi che da tempo non sono più nei Verdi. Ma sarà possibile? La vittoria continentale forse trascinerà i verdi mediterranei. I Verdi Sudtirolesi potranno essere la testa di ponte tra una rinascita ecologica italiana e l’asse forte franco-tedesco?

8)    A proposito di Verdi Sudtirolesi. Io sono soddisfatto e – confesso – quasi allegro. Chi si aspettava di più non aveva il senso della realtà. Siamo tornati il secondo partito in val Venosta (10,3%), val Pusteria (11,6%), Salto-Sciliar (12%), Val d’Isarco (15,7%) e Alta val d’Isarco(11,9%). Terzo partito nel meranese (10,7%) e in Bassa Atesina (10,5%).  Quinti a Bolzano (8,3%). Quasi ovunque siamo avanti al PD e al PDL. Chi poteva pretendere di più? I due candidati Sepp e Renate hanno giocato una partita complementare e la scelta ha funzionato. Far votare quel simbolo che nessuno conosceva fino all’ultimo angolo della provincia è stato un miracolo (20% a Natz-Schabs, oltre che il 30% di Villandro, casa di Sepp). Nelle elezioni i contenuti devono essere legati a dei volti, pochi e riconoscibili. Il risultato è una buona base per le comunali 2010. Ma nelle zone più italiane siamo deboli: la tendenza non si inverte. E poi c’è il buco nero di Bolzano (ma di fronte al resto d’Italia sono bazzecole!)

9)    La vera delusione è che la SVP abbia recuperato la maggioranza assoluta. Però ogni elezione fa storia a sé. Non c’era l’odiato Michl Ebner. Hanno mostrato un volto più modesto, della serie: abbiamo imparato la lezione. E la libertà del voto europeo stavolta ha giocato a loro favore: la punizione aveva senso darla alle provinciali. Ma forse c’è qualcosa di più profondo. Provo a accennare:

a)    Hanno recuperato voti di destra. Per due mesi hanno pigiato sul tasto etnico, per frenare solo nell’ultima settimana quando era troppo. Hanno giocato col fuoco e, oltre  che sbruciacchiarsi, si sono riscaldati. Il resto dei voti della destra sono andati nell’astensionismo, cresciuto del 10% Ma non ai Verdi. I voti di destra non erano solo protesta, avevano una venatura di destra che ce li rendeva difficilmente riconquistabili.

b)    C’è stato un andare in soccorso della Svp, per timore di destabilizzare troppo il sistema. Una lezione va bene, ma sfasciarla no: troppi hanno troppo da perdere se salta tutto. Anche la spirale etnica degli ultimi mesi ha messo molti in allarme: vedi che succede se salta il tappo Svp? Questo vuol dire che criticare ed attaccare non basta: quando chiedi alla gente di abbandonare la coperta calda della Svp, devi sapergli offrire un’alternativa. Altrimenti all’incertezza generale si aggiunge l’incertezza della tenuta dell’autonomia, e per troppi è troppo tutto insieme.

Per adesso mi fermo qui. Ogni commento è davvero benvenuto.

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21 pensieri riguardo “Green New Dany

  1. Wir haben eine Wahlniederlage erlitten und die ist nicht schön zu reden. Andernfalls fallen wir weiter. Ja Riccardo, es weht europaweit ein rechter Wind: Wirtschaftskrise, Immigration… Das ist ein Problem und vielleicht müssen die Bürger erst mal lernen, dass diese rechte Antwort keine Lösungen bietet, sondern die großen Probleme nur verschlimmert, ähnlich wie es die US-Amerikaner lernen mussten. Und genau dies zu vermitteln ist schwierig und will uns nicht gelingen. Der Zeitgeist geht in eine andere Richtung: die Solidarität der geschockten Kriegskinder ist verflogen, stattdessen dominieren Ellbogentechnik und Karrierebewusstsein… Aber all das kennen wir ja!
    Und in diesem Klima den Menschen das Radfahren zu vermitteln, wenn doch die PS das wichtigste Entscheidungskrieterium beim Autokauf sind? Das ist richtig, aber schwierig und leider wenig beliebt….

    Das ist die eine Seite, in Südtirol gibt es aber noch eine andere! Egal ob es uns passt oder nicht, aber die ethnische Debatte entscheidet maßgeblich über den Wahlausgang. Und hier waren vor den Wahlen von Grüner Seite nur halbherzige Botschaften zu vernehmen. Ich erinnere z.B. an Aussagen in Riccardos Blog zu Themen der Selbstbestimmung, Freistaat, faschistische Denkmäler. Da war die Rede von: “datevi una regolata…”, “…abbiamo problemi più importanti..”. Nein, ich bin nicht für einen Freistaat… aber eine öffentlche inhaltliche Auseinandersetzung mit diesen Themen würde vielleicht mehreren Menschen zeigen, dass ein Freistaat keine Lösung bietet. Das wäre wohl das Ergebnis einer solchen Diskussion, ohne den jeweils anders denkenden nur die Rechtsparteien als Ansprechpartner zu überlassen. Genau das wäre die richtige Antwort zum rechten Säbelrasseln. Nicht schweigen, wegschauen oder als rechtes Hirngespinst abtun…., sondern eine sachliche Auseinandersetzung, die Menschen da abholen, wo sie eben sind: mit ihren Ängsten (egal ob berechtigt oder nicht) und Bedürfnissen. Was hätte es uns gekostet, wenn wir vehementer – und nicht nur mit einer ART-Performance – gegen die faschistischen Denkmäler vorgegangen wären und den Menschen vermittelt hätten, dass wir klar gegen diese Relikte in DIESER Form sind, warum können wir uns nicht durchringen, diese – in Sigmund Kripps Worten – mit Efeu zuwachsen zu lassen statt sie zu beleuchten??? Werden wir deswegen zu Nationalsozialisten??? Hier drückt eben mal der Südtiroler Schuh. Was ist unsere Antwort darauf?

    Eine Stärke von uns Grünen ist doch der Schutz unserer Umwelt. Das macht uns wohl niemand streitig. Aber wie ist es um den Schutz der Kultur(en) bestellt? Nein, ich will auch keine Abschottung, um die Lederhosen zu pflegen. Aber Lederhosen und Tracht sollten bei uns eben auch als Ausdruck unserer Kultur willkommen sein (muss man sich deshalb schämen?). Kann nicht auch das ein zentrales Anliegen der Grünen Kulturpolitik sein? Niemand wäre besser dazu geeignet als wir, den Respekt der einzelnen Kulturen füreinander zu fördern und die Angst voreinander zu nehmen. Wollen wir eine Verschmelzung der Kulturen wie es die Globalisierung vorsieht oder deren Vielfalt? Das sind Grüne Widersprüche, die wir mal für uns beantworten müssen. Was tun wir zum Andreas Hofer Jahr?? Nutzen wir es, um den Menschen im Lande das friedliche Zusammenleben im gegenseitigen Respekt vorzumachen? Und nochmals: ich bin kein Nostalgiker, aber ich rede mit den Menschen auf der Straße… und mir tut es einfach weh, wenn die Grünen bei jeder Wahl verlieren! Quotenregelungen innerhalb der Partei bringen uns hier nicht weiter, bekämpfen wir diese doch – zurecht – außerhalb. Haben wir keine anderen Mittel, um beispielsweise den Frauen mehr Präsenz zu geben?? Das sind eben Widersprüche, die auch nach außen auffallen.

    In Südtirol gibt es viel zu tun im Bereich der Alltagspolitik. Der Sanitätsbetrieb beispielsweise ist voller Skandale: obwohl es nur ein einziger Betrieb ist, werden Wettbewerbe auf Bezirksebene statt auf Landesebene ausgeschrieben (damit die Listen eben besser “gehandhabt” werden können), dabei werden Titel bewertet, die es gar nicht gibt, Patientenrechte nicht wahrgenommen, Ressourcen völlig falsch verteilt….. Leider greifen solche Themen am ehesten die Freiheitlichen und ihre rechten Freunde auf, zumindest wirkt es so in der Öffentlichkeit. Und das ist es, was letztendlich zählt. Ja, es gibt viele kleine oder größere Alltagsprobleme, die von den Menschen auf der Straße gehört werden wollen.
    Wie dem auch sei: Es ist sicherlich kein Versagen der beiden Kandidaten Sepp und Renate, ihnen gebührt unser Dank. Im Gegenteil: ich glaube, dass die beiden ein größeres Debakel verhindert haben! Es sind auch NICHT unsere Ziele das Problem (ökosoziale Politik, Friedenspolitik, Nachhaltigkeit), diese werden von der Mehrheit als wertvoll angesehen. Aber es sind unsere vorgeschlagenen Wege dorthin.

    Wir alle brauchen die Grünen, heute mehr denn je. Aber wir müssen die Menschen da abholen, wo sie stehen. Das ist nun mal so. Ob es uns passt oder nicht. Wir sollten dafür unsere Kreativität nutzen. Und noch was: ein Gespräch mit Nicht-Grünen-Wähler auf der Straße kann oft sehr hilfreich sein, um zu wissen, wo unsere Kreativität ansetzen sollte, ohne die Grünen Ideale zu verleugnen.

  2. E tutta la gente che non è più rappresentata né a livello nazionale né europeo? Non è una bella sensazione e alla lunga peggiora…Davvero i politici pensano che l’elettorato sia così diviso come loro?

  3. Condivido la tua analisi. Potrebbe essere la volta buona della costruzione di una forma politica che vede assieme le forze ambientaliste, con valori socialaisti e del mondo del lavoro. Un occasione da non perdere, ma coltivare con tutta l’attenzione necessaria. Una forza in grado di contrapporsi alle idee neoliberiste presenti nelle forze di governo locale, divenire argine e riferimento alle politiche razziste e di contrapposizione etnica, con grandi possibilità di recuperare i tanti sfiduciati. Mi auguro che gli interessi di parte e il desiderio di pantare le proprie bandierine non disperda questa opportunità.

  4. Il risultato sudtirolese è stato straordinario e potete tutti esserne soddisfatti, tenendo conto della grande difficoltà a far votare un simbolo scritto solo in italiano e con la parola “Sinistra”.
    Il risultato trentino è mediocre e purtroppo risente sia della contrarietà dei Verdi trentini a questa alleanza sia della mancanza di un candidato verde trentino, cui abbiamo dovuto rinunciare per la presenza di due Verdi sudtirolesi nella lista.
    Personalmente ho comunque cercato in ogni modo di convincere i Verdi trentini a votare questa lista e a dare la preferenza a Sepp e Renate, ma non mi pare di aver ottenuto un grande risultato…
    Questa situazione è frutto degli errori fatti a livello nazionale, prima con la scelta della Sinistra Arcobaleno alle politiche e poi con la elezione di Grazia Francescato, la cui leadership politica è stata inesistente e totalmente subalterna ai nostri partners della sinistra. Io avevo proposto una alleanza più larga, che comprendesse anche i radicali e che si chiamasse “Alleanza per la democrazia e l’Europa”, o qualcosa di simile. Cohn Bendit si è ben guardato dal mettere la parola “Gauche” (Sinistra) nel nuovo simbolo dei Verdi francesi…
    Purtroppo “errare humanum est, perseverare diabolicum”. E la tragedia è che ora vorrebbero continuare ad annullare i Verdi dentro a questo progetto perdente!

  5. Dal voto viene un segnale chiaro che l’obiettivo dei Verdi non puo’ essere quello di proseguire nel progetto di sinistra e liberta’ al contrario dobbiamo costruire la forza ecologista del terzo millennio che parli a 360 gradi ai cittadini e non solo agli elettori di sinistra.
    Di fronte all’ avanzata dei Verdi in tutta Europa sarebbe quindi inaccettabile e irresponsabile dichiarare la fine dei Verdi per scioglimento dentro un partito della sinistra.
    Aveva ragione chi dentro i Verdi aveva proposto un’alleanza larga come Europa ecologia come in Francia proposta bocciata dall’attuale maggioranza. Ora si rende urgente il congresso gia’ previsto per il mese di Luglio e invito la presidente nazionale di Verdi alla luce del risultato elettorale a trarre le giuste riflessioni.
    E’ necessario un congresso che consenta di aprire una nuova fase proponendo al paese una moderna politica ecologista che parli a tutti costruendo la casa comune di tutti gli ecologisti.
    Sarebbe impensabile che nel terzo millennio non esista in Italia una forza ecologista autonoma politicamente organizzata, considerata anche la marginalità a cui sono relegati gli ecologisti nelle altre forze politiche a partire dal PD. L’esperienza dei Verdi dentro un contenitore della sinistra va chiusa definitivamente e dobbiamo lavorare per rifondare un nuovo centrosinistra nel quale i Verdi abbiano un nuovo e forte ruolo seguendo la strada dei Verdi europei.
    Angelo Bonelli, esecutivo nazionale dei Verdi – Roma

  6. Für mich hat sich Italien endgültig aus Mitteleuropa entfernt. Italien ist eine flache Fernsehgesellschaft, in der eben die Fernsehmacher den Ton angeben. Und so einer ist Ministerpräsident.

    Denken ist aber durch das Fernsehen obsolet geworden, denn der Fernseher kann zwar zum Denken anregen, aber lässt keine Zeit dazu: Italien hat sein Gehirn ausgeschaltet!

    Ich stelle mir immer mehr die Frage, ob wir SüdtirolerInnen berufen sind, diesen Staat zu retten, oder ob nicht der uns im Norden angrenzende Staat das geeignetere Umfeld für uns wäre.

    (Anekdote am Rande: Ich habe meinen Italien-Distributeur im Trentino gefragt, ob er unsere Weine auch nehmen würde, wenn wir bei Österreich wären und er hat “Ja” gesagt. Sein Mitarbeiter aber hat gemeint: “se Ve ne andate – prendete anche noi!”)

  7. Pubblico questo interessante articolo di Tito Boeri, preso dal sito http://www.lavoce.info.

    È L’IMMIGRAZIONE, BELLEZZA

    di Tito Boeri 09.06.2009

    Perché i partiti socialdemocratici crollano in tutta Europa proprio in un periodo di recessione? La risposta è nei 26 milioni di immigrati nell’Unione Europea negli ultimi anni. I cittadini sono preoccupati per la sostenibilità del welfare state europeo. E se la soluzione sembra essere in più rigide politiche sull’immigrazione e nelle limitazioni all’accesso allo stato sociale, le coalizioni di destra sono decisamente più credibili. Ma sono politiche inattuabili nel lungo periodo. Esistono alternative ben più efficaci. Senza rinunciare alla redistribuzione.

    Le recessioni di norma favoriscono i partiti di sinistra. Il loro appoggio a politiche redistributive è percepito dagli elettori come una forma di assicurazione: durante la crisi si perde il lavoro o si diventa più poveri, ci sarà qualcuno “lassù, al governo” che si preoccuperà di garantire una forma di aiuto di carattere sociale. “Nessuno sarà lasciato indietro” è il motto dei socialdemocratici e il contenuto dell’universalismo nelle prestazioni sociali da loro sostenute. L’età dell’oro dei socialdemocratici nel Parlamento europeo è stata a metà anni Novanta, quando l’Unione Europea aveva tassi di disoccupazione a due cifre e usciva da una pesante recessione.
    La supremazia del gruppo socialista a Strasburgo è finita quando la disoccupazione ha iniziato a convergere verso i livelli degli Stati Uniti e il tasso di occupazione ad avvicinarsi agli obiettivi di Lisbona. E invece, questa recessione, la più grave del Dopoguerra, è andata di pari passo con l’affermazione elettorale di movimenti di destra e xenofobi in tutto il Vecchio Continente e con la disfatta proprio di quei partiti che storicamente hanno contribuito di più alla costruzione del welfare state europeo.

    UN’ARMA DI ESCLUSIONE SOCIALE DI MASSA

    Com’è potuto accadere? La risposta è l’immigrazione. Negli ultimi venti anni più di 26 milioni di persone sono arrivate nell’Unione Europea a 15 contro i poco più di 20 milioni di emigrati negli Stati Uniti, di 1,6 milioni in Australia e meno di un milione in Giappone. Dal 2000, paesi come l’Irlanda e la Spagna, ora particolarmente colpiti dalla crisi, hanno visto raddoppiare il rapporto tra popolazione straniera e indigena.

    Certo questi flussi sono precedenti alla recessione e, anzi, durante la crisi l’immigrazione tende a diminuire: approssimativamente del 2 per cento per ogni punto percentuale di caduta del prodotto nel paese di destinazione.
    Ma a preoccupare gli europei è la combinazione di una forte e recente immigrazione, della recessione e del welfare state. I dati dell’European Social Survey rivelano un marcato deterioramento della percezione dei migranti da parte degli europei a partire dal 2002. Questo deterioramento è dovuto alla preoccupazione che gli immigrati siano un peso fiscale in quanto beneficiari dei generosi trasferimenti di carattere sociale garantiti dall’Europa, “la terra della redistribuzione”. Paradossalmente, le politiche redistributive introdotte con l’obiettivo di favorire l’inclusione sociale sono diventate un’arma di esclusione sociale di massa.
    Ora che i deficit pubblici salgono alle stelle e la disoccupazione torna su livelli a due cifre, gli autoctoni hanno la legittima preoccupazione che anche i più strenui difensori delle politiche redistributive saranno costretti a tagliare le prestazioni sociali, a meno che non riescano a limitare l’immigrazione o almeno l’accesso degli immigrati al welfare. Ma per motivi ideologici, i partiti di sinistra non possono perseguire politiche che introducono barriere o un accesso asimmetrico al welfare per gli immigrati.
    Le coalizioni di destra e i movimenti xenofobi sono più credibili dei socialdemocratici nel perseguire politiche di questo tipo. L’Italia di destra e la Spagna di sinistra ne sono un buon esempio.
    In Italia, dai trasferimenti sociali ai poveri sono esclusi a priori coloro che non hanno un passaporto italiano, indipendentemente dal fatto che siano immigrati legali o clandestini e che abbiano pagato le tasse. Intanto, le barche dei disperati vengono respinte verso la Libia e nessuno sa dove da saranno portate queste persone.
    In Spagna i trasferimenti sociali sono estesi ai cittadini stranieri e di recente il governo ha pubblicato un rapporto che documenta il contributo decisivo dato dall’immigrazione nel boom economico degli ultimi dieci anni. Il Ministero del Lavoro è stato ribattezzato Ministero del Lavoro e dell’Immigrazione. Non è il Ministero degli Interni, come da noi, ad avere la titolarità di queste politiche.

    LE ALTERNATIVE POSSIBILI

    La faccia rassicurante dei socialdemocratici si sta trasformando in un incubo proprio per quei cittadini europei che rappresentano il loro elettorato tradizionale: operai, persone con reddito basso o che vanno avanti grazie ai sussidi del welfare. Devono quindi i socialdemocratici rinunciare ai loro ideali opure rassegnarsi a scomparire? Non necessariamente.

    In primo luogo, non è affatto detto che le misure volte a rendere più rigide le politiche sull’immigrazione e a limitare l’accesso al welfare per gli immigrati rappresentino la risposta migliore alle preoccupazioni dell’opinione pubblica al di là del brevissimo periodo. La recessione è destinata a durare a lungo, e non è semplice mettere in pratica le restrizioni all’immigrazione, come dimostra l’alto numero di immigrati illegali che vivono nell’Unione Europea. E’ difficile anche limitare l’accesso al welfare da parte degli immigrati: l’esperienza degli Stati Uniti ci dice che queste restrizioni possono essere ribaltate dai pronunciamenti dei tribunali, in particolare in quei paesi dove l’immigrazione è già forte e consolidata.
    Così anche le politiche oggi premiate dagli elettori possono non dare quei risultati rassicuranti che promettono.
    Invece di imitare i loro avversari, i socialdemocratici dovrebbero cercare di riformare i loro programmi di welfare rendendoli maggiormente proattivi e rafforzandone le basi assicurative.
    Questo significa che la possibilità di ricevere i sussidi deve essere subordinata al pagamento dei contributi (gli immigrati sono ovunque contribuenti netti) e che gli abusi debbono essere sanzionati sia sotto il profilo sociale che amministrativo. La Danimarca e la Svezia sono i paesi che hanno fatto i passi più importanti nella riforma delle politiche sociali in questa direzione: è solo un caso che i partiti di centrosinistra di questi due paesi siano le uniche formazioni politiche pro-welfare a non essere state sconfitte in queste elezioni europee?

    1. Caro Riccardo,volevo ringraziarti per la tua sempre puntuale e solerte informazione sui fatti politici e sociali, sulle cose come procedono in consiglio provinciale ect. e già che ci sono volevo dirti alcune cose che penso sulle elezioni euorpee appena svolte,
      penso che l’ intuizione di sinistra e libertà è stata buona però poco conoscita a livello nazionale, a livello locale invece ci si attesta ad esser4e la terza forza e proprio questo nonostante le astensioni e credimi molti sono voti dei nostri possibili elettori arrabbiati con la sinistra e col mondo per come i partiti tradizionali fanno o hanno fatto politica in questi ultimi anni dopo
      D’ alema al governo, la divisione e le forti personalità dei vari leiders non ha aiutato, ognuno piuttosto che rilanciare poteva pensare alle cose che uniscono la sinistra, piuttosto che salvare la bandierina o la presunta verginità.Altro fatto brutto che permette a Berlusconi di vincere oltre alla stupidità di molta gente che crede ancora a lui e al suo gruppo di trasformisti e opportunisti, che non si cercano a sinistra le cose che ci possono unire, la crisi economica e come affrontarla, la silidarietà con i paesi in via di sviluppo, gli aiuti umanitari a chi viene coi barconi,la partecipazione nella elaborazione dei progetti politici nuovi( es Sinistra e Liberà)che se no restano prerogative delle segreterie chiuse dei partiti, l’ aver partecipato a gestioni di provincie e comuni non sempre con uomini ed idee nuove e pulite. ci siamo fatti un pochino corrompere dalla politica, i compromessi spesso non ci danno giustificazaioni vedi aereoporti tunnel e grandi opere ect:
      siamo stati troppo nei salotti a fare disquisizioni e i lavoratori invece vedevano gli uomini della lega ect, perchè non ci si presenta solo durante la campagna elettorale a sentire o volantinare tra la gente.
      Ci sono anche dei segnali positivi sia a livello nazionale con la spoeranza di aggregare a sinistra e diventare se si vuole la sinistra critica con un 10% di elettorato se ci si unisce, e alivello locare Seppe Renate , oltre a tutti gli altri, hanno portato una buona immagine della sinistra eco sociale, visto che il Pd è più impegnato nelle beghe interne e per ricoprire i posti di potere.Penso che si debba andare avanti con questa bella idea sinistra e liberà e magari proporci come sindaco di Bolzano continuando a mobilitarci contro aereoporto, tunnel Brennero , virgolo e quanto state, correggo stiamo facendo per la nuova politica di questi anni.
      NB non dimenticate i quartieri e il rapporto stretto con la gente sono fondamentali. buon lavoro, abbraccio fraterno Salvatore Falcomatà

  8. Zur Immigration bestehen viele Fehleinschätzungen. Natürlich ist es ein Problem: aber wir vergessen nur allzu leicht, dass Entwicklungs- und s.g. Schwellenländer von uns über Jahrhunderte ausgenutzt wurden und immer noch werden. Würden wir ihre Bodenschätze und Arbeitskraft korrekt bezahlen, dann wäre es wohl vorbei mit unserem Wohlstand. Wie würde es uns gehen, wenn wir für eine Pizza 20 Euro, für einen Macchiato 4 Euro zahlen müssten, wenn unsere Autos (und leider auch der Giftmüll) nicht mehr exportiert werden könnte, Shell in Nigeria keine Gewinne auf Kosten der lokalen Bevölkerung mehr machen würde?? Ja, wir leben alles andere als in Gerechtigkeit… und diesen Menschen die Hand zu reichen ist das Wenigste was wir tun können, ein kleines Zeichen der Entschuldigung, nicht mehr. Wenn sich die Schere weiter vergrößert, werden Immigranten aus den Kanaldeckeln steigen, so groß wird der Druck. Da helfen keine Zäune, kein Stacheldraht. Aber das ist eben eine schwer zu vermittelnde Politik. Viel leichter ist es da zu schreien: Auländer raus, die sind kriminell, nehmen uns die Arbeitsplätze, bedrohen unsere Kultur und Religion. Populismus kommt da gut an, Selbstreflexion ist immer schwieriger. Noch schwieriger wird es sein, konstruktive Lösungen zu finden, mit der wir alle leben können. Hierfür braucht es eben zeitlichen und räumlichen Weitblick. Aber die Grünen werden eben für solche Inhalte abgestraft. Einfacher ist es, den Raubbau weiterzubetreiben und die globalen Zusammenhänge zu ignorieren, damit wir uns im reinen Gewissen wiegen können. Hier brauchen wir eine kluge Politik. Gratwanderung ist gefragt, ohne auf der einen Seite das ethische Ziel aus den Augen zu verlieren oder die Wähler auf der anderen Seite zu überfordern. Solche Gratwanderungen sind in vielerlei Hinsicht bei den Grünen notwendig.

    Wir sollten uns vielleicht zu Diskussionsrunden treffen, in denen wir für uns selbst tragbare Antworten auf schwierige Fragen finden, die SüdtirolerInnen betreffen, die auf den Straßen, in den Wohnzimmern und Wirtshäusern diskutiert werden. Zu oft stehen wir diesen stumm gegenüber, weil wir selbst keine klaren Antworten haben. Da machen wir es den Schreiern aus der rechten Szene zu leicht!

  9. lieber Roland,

    das ist sie eben, die Herkulesaufgabe! Und das bei einer übergroßen, erdrückenden Mehrheit, die all ihre Informationen aus einem oberflächlich-dummen Fernsehprogramm bezieht, das 24 Stunden am Tag in die Birnen rieselt!

    Und da wollen wir von Benzinpreiserhöhung reden, von der Besteuerung von Flugbenzin, von gerechten Löhnen? Jetzt, wo auch im EU-Parlament die sogenannten “christ-demokraten” die absolute Mehrheit haben, die wiederum zu etwa 65 % den umweltschädlichen Entscheidungen des Parlaments zugestimmt haben?

    Wie in die Gehirne der Menschen kommen?

    Gerechtigkeit ist ein Produkt von Hirnleistung. Und diese wird von Medien-Magnaten wie Berlusconi systematisch untergraben und aktiv zerstört.

    Der anhaltende Erfolg gibt ihm recht.

  10. Lieber Sigmund,

    ja, wie in de Gehirne der Menschen kommen??? Genau das ist unser Problem mit unserer inhaltlich guten Politik. Wenn uns dies nicht gelingt, ist unser Bemühen nutzlos. Wir werden uns aber genau mit solchen Fragen in Zukunft mehr beschäftigen müssen und da werden wir auch mehr auf die Südtiroler Alltagsprobleme der Menschen auf der Straße eingehen müssen, statt diese zuzudecken und zu relativieren! Ich war wirklich froh, dass Riccardo den Themen Freistaat, doppelter Pass, faschistische Denkmäler einen Platz eingeräumt hat. Schade, dass dies nicht nach außen gedrungen ist und schade, dass manche Kommentare eine ernsthafte Außeinandersetzung nicht ermöglicht haben! Das sind aber nun mal die Themen der Menschen auf der Straße, ob man es will oder nicht! Wenn wir schweigen, dann reden eben andere! Würde mir echt eine Klausur zu solchen Themen wünschen, damit wir klare und gemeinsame Antworten finden statt betroffen wegzuschauen. Wir haben gute Historiker, alle drei Sprachgruppen, intelligente und kooperative Mitglieder. Was brauchen wir noch?

  11. @sigmund kripp
    Ich stelle mir immer mehr die Frage, ob wir SüdtirolerInnen berufen sind, diesen Staat zu retten, oder ob nicht der uns im Norden angrenzende Staat das geeignetere Umfeld für uns wäre.

    Nein die Aufgabe Südtirols ist es in keiner Weise Italien zu retten oder zu missionieren. Ich denke die Aufgabe Südtirol zu retten ist groß genug – Südtirol in seiner Sprachenvielfalt und in seinem enormen ökosozialen und wirtschaftlichen Potential, das mit dem heutigen institutionellen Rahmen nur ansatzweise ausgeschöpft wird. Da ist aber ein Freistaat im bbd Sinne http://www.brennerbasisdemokratie.eu der vielversprechendere Ansatz als ein Zurück nach Österreich.

  12. @niwo: das Thema Freistaat hatten wir schon mal, aber gehe gerne so oft es nötig erscheint darauf ein und wir sollten alle diese Ideen vorurteilsos diskutieren. Meine Position: mir schaudert vor einem Freistaat Südtirol, vor allem mit DIESER Demokratie in DIESEM Lande. Auch noch Gericht und Polizei in einer Hand? Das wärs dann wohl endgültig! Und: welche Probleme hätten wir weniger? Das Zusammenleben würde dadurch auch nicht besser. Im Übrigen haben wir nicht weniger Kompetenzen als beispielsweise der Freistaat Bayern: Gesundheitswesen, Schule, Straßen, Urbanistik, Umwelt…. Dann noch viele Fragen: würde ein solcher Freistaat überhaupt anerkannt, wäre er überlebensfähig (der Vergleich mit Luxemburg hinkt, um das vorwegzunehmen, s. Steueroase), welche Probleme würde der Aufbau neuer Grenzen in einem immer mehr vereinten Europa lösen? Wäre es da nicht besser, uns auf unsere Autonomie zu besinnen? Was wenn ein solches Referendum von der eigenen Bevölkerung abgelehnt würde, wären wir da nicht noch deutlich schwächer gegenüber Rom und würden wir uns nicht ganz ausliefern? Das ist nur ein Beispiel an Fragen, die zu stellen wären. Sicher aber können wir in unserem Land mehr zur “Rettung Südtirols” beitragen, nämlich die Kulturen fördern und verhindern, dass wir zugebaut werden, die Freunderlwirtschaft beenden, Megaprojekte stoppen, die nur wenigen ganz viel Geld bringen, die Integration und das Zusammenleben verbessern, Naherholungsräume schaffen, den lokalen öffentlichen Transportdienst an die Bedürfnisse der Bevölkerung anpassen….. Nicht Rom, sondern unsere Landsleute, haben das Schicksal unseres Landes in der Hand! Und wenn wir da etwas Wesentliches verbessern möchten, was dennoch in Roms Händen liegt, so sollten wir uns auch dafür einsetzen. Aber allzu oft ist es zu einfach und praktisch, Rom an allem die Schuld zu geben, was bei uns passiert. Diese drängenden Probleme müssen wir mit oder ohne Rom in unserem Haus lösen. Ein Freistaat löst da wohl gar nichts! Freilich, Berlusconi ist eine Farce, lassen wir ihn schlafen, er ist zusehr mit seinen pädophilen Träumen beschäftigt. Wir brauchen ihn ja auch nicht.

  13. respekt für die obenstehenden kommentare

    1.
    mi sembra che la proposta di bonelli sia abbastanza sensata per i verdi italiani. “europa ecologica” come nome e perlomeno entrare in dialogo con i radicali che cosi di sinistra non sono.
    nel corsera panella parla di dialogo con i verdi….ci azzeccera`il vecchio lupo?

    e´chiaro che leggermente di sinistra lo saranno sempre pero´ l´accostamento alla “sinistra radicale” non fa bene agli ecologisti. anche se bisogne dire che cosi “radicale” la sinistra in italia non lo e` secondo me. questo termine “radicale” me par ben esagerato….

    il cambio di nome mi pare abbastanza appropriato….ormai i “verdi” in italia si sono bruciati….primo: non se ne parla mai nei tg
    secondo: pecoraro scanio e il suo entourage hanno fallito la missione. sono poco credibili. tocca ad altri. non puoi parlare allo stesso tempo di decelerazione e allo stesso tempo fare il ministro figo…..dai dai….piu in su si parlava di piccole caste…..azzeccato!

    2.

    weiter oben meinte roland:

    Wir sollten uns vielleicht zu Diskussionsrunden treffen, in denen wir für uns selbst tragbare Antworten auf schwierige Fragen finden, die SüdtirolerInnen betreffen, die auf den Straßen, in den Wohnzimmern und Wirtshäusern diskutiert werden. Zu oft stehen wir diesen stumm gegenüber, weil wir selbst keine klaren Antworten haben. Da machen wir es den Schreiern aus der rechten Szene zu leicht!

    da hast du vollkommen recht! die grünen könnten (und dazu sind sie sicherlich dazu fähig-dafür sind sie zu intelligent) den bogen zwischen global und lokal leicht spannen und die menschen demsntsprechend informieren, zum nachdenken anregen und motivieren.

    Beispiel?

    einerseits kann man/frau über vor u nachteile del globalen welt diskutieren aber andererseits könnten lokale inputs gegeben werden.

    unterschriftenkampagne um die firmen spar, poli ecc zu motivieren waschmittel nicht in den umweltverschmutzenden plastikbehältern zu verkaufen sondern wie bei der naturalia an der “zapfsäule” 🙂 zu verkaufen…..

    zudem müsste man/frau auch für einen niedrigeren preis eintreten. so hat die umwelt aber auch die brieftasche vom kunden etwas…..na ja man/frau kann noch drüber diskutieren…..allemal wirksam!

    flott war die aktion der jungen grünen, welche in bz flyer zu einem brisanten thema verteilt haben….. es bedarf mehrerer solcher volksnaher aktionen…..

    in den ital. medien ist riccardo eh nicht schlecht vertreten. doch brauch es mehr volksähe.

    übrigens danke riccardo, dass du in meran bei der selbstbestimmungsdiskussion teilgenommen
    hast. deine beiträge waren sehr treffend.

    gerade nächstes jahr bei den gemeinderatswahlen wird es mehr “visibilita`” brauchen…. ansonsten wird die lega, die freiheitlichen und sonstige auch hier absahnen…

  14. approposito: avete letto il nuovo quotidiano della federazione dei verdi di nome “TERRA”.
    per adesso lo si trova solo a bz.

    mi sembra un buon giornale e una scelta corraggiosa in tempi come questi….

    che ne pensi riccardo? avete opinioni a proposito?

    ciao!

  15. I VERDI HANNO ANCORA UN FUTURO IN ITALIA?
    di Marco Boato

    Per la seconda volta nel giro di un anno mi sono trovato, esclusivamente per lealtà politica, a fare una campagna elettorale per i Verdi in riferimento a due scelte politiche che non ho condiviso. L’anno scorso per la “Sinistra Arcobaleno” alle elezioni politiche e quest’anno per “Sinistra e Libertà” alle elezioni europee.
    Prima delle elezioni parlamentari del 2008, quando anche i Verdi furono spazzati via dal Parlamento italiano, dove erano stati presenti fin dal l987, avevo affermato: “Io sono nei Verdi fin dall’inizio, con Alex Langer, e penso che non sia immaginabile che un lavoro fatto per un quarto di secolo, anche in Europa, di costruzione di questo soggetto politico possa essere liquidato per un fenomeno di insipienza politica e di incapacità di direzione politica, che purtroppo ormai è sotto gli occhi di tutti”.
    Detto questo prima delle elezioni del 2008 – quando avevo anche ammonito: “Fermiamoci prima che sia troppo tardi e si sfascino i Verdi!” -, subito dopo lo tsunami del risultato elettorale, ero intervenuto nel Consiglio federale nazionale dei Verdi l’11 maggio 2008 a Roma ed ho successivamente stampato e diffuso il mio discorso, intitolandolo: “I Verdi hanno ancora un futuro in Italia?”. Questa domanda drammatica (almeno per chi ha dedicato a questo impegno quasi metà della propria vita) ritorna oggi, dopo le elezioni europee e quelle amministrative, con una attualità sconvolgente.
    Perché queste mie faticose riflessioni non sembrino il frutto amaro del “senno del poi” (di cui sono piene le fosse), riporto qui una tra le tante argomentazioni di quell’intervento dell’11 maggio 2008: “Dunque, o i Verdi cambiano radicalmente rotta e gruppo dirigente, metodo di direzione politica e rapporto con la società e le istituzioni a tutti i livelli, in un’ottica autenticamente federalista anche al proprio interno, superando inoltre ogni mentalità centralistica da piccolo partito monocratico o oligarchico, per ritornare all’altezza delle sfide epocali sul piano politico, ma anche culturale e scientifico, e persino umano e degli stili di vita, oppure i Verdi italiani sono destinati rapidamente a scomparire, non solo dal Parlamento nazionale ma anche da quello europeo, e via via anche dalle Regioni e dagli enti locali, dove pure sono nati con l’Arcipelago verde e poi con la Federazione delle Liste verdi negli anni ‘80”.
    Qualcuno mi considerò allora come una sorta di “profeta di sventura”, ma io stesso non avrei immaginato fino a che punto quella terribile previsione dell’anno0 scorso si sarebbe puntualmente verificata nel giro di un solo anno (con qualche rara eccezione, a cominciare dal Trentino-Alto Adige).
    Avevo ammonito che i Verdi, senza una svolta profonda, sarebbero arrivati rapidamente al capolinea. Aggiungendo tuttavia: “Ma non è arrivata al capolinea la questione ecologica, la centralità della questione ambientale, l’importanza di uno stretto rapporto tra economia ed ecologia, la promozione dei diritti umani e la tutela dei diritti civili, la cultura della pace e della convivenza, la battaglia per la giustizia e lo Stato di diritto. E non è arrivata al capolinea la crescente necessità di una cultura ecologica di governo, nel momento in cui i cambiamenti climatici, l’effetto serra, la questione energetica, l’inquinamento atmosferico, le malattie di origine ambientale, il dramma dell’acqua e della desertificazione, e via elencando, sono tra i punti prioritari dell’agenda politica europea e mondiale, e dovrebbero esserlo anche dell’agenda poltica italiana”.
    La svolta profonda, che era la pre-condizione per un possibile recupero della “ragione sociale” di un progetto ecologista coraggioso, aperto, plurale, lungimirante, non c’è stata. La scelta di una alleanza elettorale che ha nuovamente ricompreso i Verdi nell’alveo consunto della “Sinistra” si è dimostrata (sia pure senza i comunisti della falce e martello, fortunatamente) altrettanto perdente di quella precedente con la “Sinistra Arcobaleno”.
    Le ragioni di un progetto ecologista sono letteralmente scomparse nell’immagine nazionale della “Sinistra di Vendola e Fava” (ottime persone, del resto, ma che nessuno ha mai deciso di nominare nostri leader…), così identificata non solo prima, ma anche nei commenti successivi alle elezioni. I Verdi, per la seconda volta nel giro di un anno, sono politicamente scomparsi dalla scena politica nazionale, ed era quindi inevitabile (oltre che per altre ragioni di carattere locale, pur esistenti) che questa sostanziale assenza e invisibilità politica si ripercuotesse nelle concomitanti elezioni amministrative. Appunto, come avevo ammonito inascoltato: “oppure i Verdi sono destinati rapidamente a scomparire…”. Era necessario “un nuovo inizio”. Siamo invece precipitati in una nuova catastrofe, siamo stati travolti da un altro tsunami, purtroppo facilmente prevedibile.
    E’ vero che c’è una forte ondata di destra (politica e culturale) in Italia e in Europa. Ma in molti paesi europei sono stati proprio i Verdi ad affermare una proposta politica e una identità culturale alternativa, facendo passare il Gruppo verde al Parlamento di Strasburgo da 43 (tra cui due italiani) a 52 eurodeputati (senza alcun italiano), affermandosi come quarta forza politica a livello europeo. Proviamo ad elencare, per non precipitare nel solipsismo italico: 14 eurodeputati eletti in Germania (col 12,1 %, terza forza politica), 14 in Francia (col 16,28, appena lo 0,2 meno dei socialisti), 5 in Gran Bretagna (13,36 %), 3 in Belgio e 3 in Olanda, 1 in Austria (ma col 9,5%, ad un soffio dal secondo), 2 in Finlandia (col 12,4), 2 in Svezia (col 10,08), 2 in Danimarca, 1 in Lussemburgo (col 16,84), ma anche 1 in Romania, 1 in Lettonia e 1 in Grecia, 2 in Spagna.
    Dunque, non è più solo l’Europa centro-settentrionale a vedere l’affermazione storica dei Verdi, ma anche paesi che, come l’Italia, appartengono all’Europa mediterranea: basti pensare al risultato strepitoso in Francia, ma anche alla presenza in Spagna e in Grecia.
    Nessuno poteva pensare di poter ripetere in Italia gli straordinari risultati di Dany Cohn-Bendit in Francia, ma c’era un messaggio esplicito in quella iniziativa. Non una alleanza “di sinistra”, ma la proposta aperta di “Europe Ecologie”. Dunque nel simbolo e nel programma sia l’Europa (di fronte alla “nazionalizzazione” di tutte le campagne elettorali) sia l’Ecologia, duplice punto di riferimento non per “andare da soli”, ma per costruire una alleanza davvero innovativa, davvero trasversale, fuori dagli schemi ideologici consunti ereditati dal Novecento (e persino dall’Ottocento!).
    I Verdi sono un movimento politico nato proprio per superare le vecchie ideologie politiche e invece per la seconda volta si sono ritrovati in Italia assorbiti e sostanzialmente annichiliti in una delle tante e stanche riedizioni della “Sinistra”, con tutto il rispetto parlando per chi sente ancora questo “richiamo della foresta”.
    Per qualche mese, dopo la fallimentare esperienza della “Sinistra Arcobaleno” c’è stato chi ha tentato di mantenerla in vita con la respirazione artificiale. Ora, spazzati via anche dal Parlamento europeo oltre che dal Parlamento nazionale, c’è chi ha il coraggio di considerare soddisfacente il risultato del 3,1% e medita di praticare il “bocca a bocca” pure su questo secondo esperimento fallito e fallimentare.
    Tutto il mio rispetto per chi pensa di proseguire su questa strada, perché si tratta di persone rispettabili con oneste convinzioni. Ma con tutto questo i Verdi non hanno nulla a che fare non tanto in termini di alleanze elettorali (sempre possibili, purchè almeno siano innovative e vincenti), quanto in termini di progetto politico.
    Un anno fa avevo proposto ai Verdi “un nuovo inizio”, non per chiudersi in se stessi, ma per recuperare identità culturale, aperta e plurale, e autonomia politica, capace di confrontarsi con gli altri soggetti politici, grandi o piccoli che fossero. Ma se si cancella l’identità culturale e si distrugge l’autonomia politica, il progetto ecologista è destinato a scomparire, nonostante ci siano tutte le ragioni – oggi molto più di ieri – per la sua esistenza, per la sua attualità, per il suo futuro.
    In fondo, anche negli anni ’80 questo progetto è nato ed è partito da zero, facendo tesoro dei nuovi movimenti che avevano cominciato ad esprimersi nella società dopo il crollo delle ideologie totalizzanti. Ora, per insipienza politica e debolezza culturale, siamo ritornati quasi al punto di partenza, quasi dovunque (ma in Alto Adige i candidati verdi, riaffermando in ogni occasione la loro identità verde, hanno ottenuto il 10,9%!).
    Ripeto la domanda: “I Verdi hanno ancora un futuro in Italia?”. Ripeto la risposta, oggi assai più problematica e difficile di ieri, dopo un anno perso nella coazione a ripetere: “Un nuovo inizio”… Davvero, “errare humanum est, perseverare diabolicum”. Del resto, un anno fa, prima del ritorno dalla Germania di Daniel Cohn-Bendit, i Verdi francesi non erano messi molto meglio dei Verdi italiani. Ma bisogna crederci, bisogna volerlo, prima che sia troppo tardi. O è già troppo tardi?

  16. IL FUTURO DEI VERDI? NEL PD

    Esattamente dieci anni fa mi dimisi da portavoce nazionale dei Verdi, dopo l’esito negativo del voto europeo. Eppure quel risultato era stato assai più lusinghiero di quelli conseguiti dai Verdi nel corso degli anni successivi.

    Oltre la sconfitta, infatti, mi aveva indotto alle dimissioni la consapevolezza che «la questione ecologista è troppo grande per ridurla alle modestissime dimensioni di un partito monotematico e autosufficiente ». In altri termini, per ragioni storiche e culturali, e per la particolare struttura del sistema dei partiti, non esisteva e tuttora non esiste in Italia uno spazio politico tale da consentire ai Verdi di svolgere un ruolo significativo e autonomo.

    A distanza di dieci anni, e dopo che i Verdi si sono dovuti alleare con socialisti, Pdci e, poi, con queste e altre formazioni (in Sinistra arcobaleno e Sinistra e libertà), senza che arrivassero a conseguire risultati apprezzabili, penso che da questa travagliata e malinconica vicenda si debbano trarre conclusioni definitive.

    Tanto più dopo che, esattamente a distanza di 12 mesi, si è ripetuto il “bagno di sangue” che ha portato, prima all’esclusione dal parlamento italiano e, poi, da quello europeo. Ma, va detto, la vicenda dei Verdi italiani è parallela e si intreccia a quella di altre formazioni (in particolare quella della sinistra democratica, già interna ai Ds e quella di chi ha lasciato il Prc di Ferrero).

    Penso che tutte queste formazioni debbano misurarsi, senza infingimenti e senza tentazioni autoconsolatorie, con la dura realtà dei fatti e dei numeri. Tre le possibili ipotesi:

    1. Riprendere daccapo il cammino. Dunque, partire dalla dimensione sociale e territoriale, per ritrovare il filo del rapporto con i cittadini, le loro domande, le loro aspettative. È una scelta certamente possibile, destinata a essere assai lunga e faticosa, ma probabilmente capace di riannodare un legame, che oggi sembra esaurito, con il territorio e con chi lo abita: e di far ritrovare il senso di una militanza, di un rapporto di massa, di un protagonismo sociale;

    2. Partecipare a un progetto di costruzione di un partito di “tutta la sinistra alternativa”. Si tratta di un’ipotesi che, in questi giorni, sembra trovare numerosi consensi. Comporta il fatto di confrontarsi con opzioni culturali e politiche provenienti da altre tradizioni e da altre storie; e con altrettante leadership. La prospettiva, anche in questo caso, non è a breve termine: la realizzazione di una forza unitaria della sinistra alternativa è impresa tentata ormai da decenni e sempre risoltasi in un fallimento e in nuove scissioni. Questo non esclude che possa essere ancora provata e riprovata e che, magari, sia proprio questa la volta buona;

    3. L’ingresso della gran parte delle forze che hanno dato vita a Sinistra e libertà nel Partito Democratico. Questa ipotesi presenta gli stessi problemi dell’ipotesi numero 2, dal momento che si tratta di trovare una modalità di convivenza tra opzioni e culture diverse, tra esperienze e tradizioni e modelli organizzativi non coincidenti. Personalmente sono convinto che questa terza soluzione, pur così controversa e complicata, sia quella più opportuna e, potenzialmente, più efficace.

    E’ l’unica capace di non dissipare definitivamente quell’investimento di energie e militanza, di passione e intelligenza, che ha dato vita a Sinistra e libertà e, prima ancora a Sinistra arcobaleno: e che ha animato il campo, frastagliato ma assai vasto, che un po’ grossolanamente possiamo definire “a sinistra del Pd”.

    Ecco, la permanenza in quel campo e il tentativo, l’ennesimo, di dare adesso un’autonoma e autosufficiente rappresentanza politico istituzionale, mi sembra proprio un errore pernicioso. E non solo, per il dato, comunque ineludibile, che per ben due volte in appena 12 mesi i cittadini italiani hanno mostrato di non apprezzare in misura adeguata quel tentativo e hanno negato il raggiungimento del quorum: anche perché, a mio avviso, quel tentativo è fragile in radice.

    Esso si basa, infatti, su una concezione della politica rivelatasi ormai logora: ovvero il fatto che a ogni repertorio di idee debba corrispondere una peculiare e indipendente rappresentanza politico istituzionale. Così non è più, e l’esperienza, per quanto controversa e discutibile, del Pd lo dimostra: in quel partito convivono, certo tumultuosamente, opzioni culturali e politiche assai diverse. Dunque il quesito vero che oggi va affrontato è il seguente: qual è la soluzione organizzativa più adeguata a che le idee sinora ritrovatesi nelle formazioni della sinistra alternativa possano avere adeguata rappresentanza politica e spazio pubblico? Io, nonostante tutto, penso che sia il partito democratico, il “contenitore” più adeguato.

  17. Pubblico qui un intervento di Sepp Kusstatscher sull’argomento.

    L’Italia ha bisogno di un forte partito verde

    Sono preoccupato. Come cittadino, e come politico verde/ecosociale. Mi suscita grande preoccupazione il fatto che i Verdi italiani rischino di scomparire totalmente dalla scena politica nazionale e internazionale.

    Non siamo più rappresentati nel Parlamento nazionale e non ce l’abbiamo fatta a difendere i mandati nel Parlamento Europeo. Certamente, è stata una brutta manovra della maggioranza – assistita da un PD opportunista – introdurre la clausola di sbarramento. Ma non dobbiamo scambiare gli effetti con le cause. La crisi dei Verdi italiani si profila da parecchio tempo.

    Invece di riflettere su come ridare un marcato profilo ecosociale al nostro partito ci siamo persi nella ricerca di alleanze di fortuna e qualcuno di noi (verdi) sembra aver ritrovato le sue radici politiche nei raggruppamenti di diversi schieramenti, partiti e gruppetti della sinistra. È vero, il nostro movimento è nato lì, Alexander Langer e qualcuno degli altri Verdi della prima ora sono però riusciti a creare un nuovo soggetto politico che ha poi trovato il suo collocamento anche in seno al movimento verde europeo che oggi si rivela una realtà forte e importante, mentre in Italia si tenta di tutto per stroncare i resti di un partito che servirebbe più che mai.

    Parliamoci chiaro: il bilancio delle politiche del 2008 e delle europee di qualche settimana fa per i Verdi italiani è fallimentare. Non solo perché non ci sono stati i risultati. Ma anche – e soprattutto – perché i Verdi hanno perso quell’ultima traccia di profilo eco-sociale che erano riusciti a conservare dopo la partecipazione al governo Prodi (un’altra esperienza che non ha contribuito a far crescere il convincimento tra gli italiani che i Verdi siano da considerare una forza politica importante nel quadro della politica nazionale).

    Subito dopo le elezioni – era l’8 giugno – qualcuno ha pensato di dover parlare di un successo dell’alleanza “Sinistra e Libertà” e ha enfatizzato la costituzione di un nuovo partito.

    Ha senso dissolvere i Verdi in una nuova sinistra promossa dagli alleati nell’impresa “Sinistra e Libertà”? Considero giusto trovare una nuova unità della sinistra e ci sono potenziali discreti per uno schieramento che si collochi tra i comunisti ed il PD, ma i Verdi non hanno niente a che fare con questo nuovo partito e devono scegliere una propria strada verso il futuro.

    Questo non è solo il convincimento dei Verdi sudtirolesi che hanno sofferto molto nello schierarsi con la lista “Sinistra e Libertà” ma che alla fine sono stati ai patti. Ci sono numerosi altri fautori della causa eco sociale che giungono alla stessa conclusione. Cito Marco Boato che in una recente edizione di “Terra” sostiene questa idea. La risposta alla crisi dei Verdi è una rifondazione verde.

    Sulle macerie lasciate da Pecoraro Scanio molto difficilmente potrà crescere qualcosa di verde. Ci vuole un nuovo inizio verde, assieme a tante persone che si battono nelle iniziative ed organizzazioni ambientaliste e della società civile.

    Le idee di Alexander Langer ruotavano attorno a un movimento verde-alternativo che sia in grado di superare le barriere ideologiche segnate dalla distinzione “classica” tra la destra e la sinistra. Se parliamo di politiche sociali e di solidarietà – per citare un esempio – troveremo molti spunti e possibilità di cooperazione con socialisti e schieramenti socialdemocratici. Se ci battiamo per i diritti dell’uomo e quelli fondamentali si aprirebbero possibili intese con i liberali, quando si lavora per la preservazione della natura (il “creato”) le interfacce per il lavoro politico si potrebbero trovare addirittura nei gruppi conservatori…

    Spesso le idee verdi oggi sono solo un’etichetta. Non esiste partito a questo mondo che non si riferisca nei propri programmi e nelle proprie dichiarazioni all’esigenza di creare un mondo più verde. A maggior ragione ci vuole un partito verde forte e dinamico per garantire l’evolversi delle idee verdi al di là dei limiti di carattere ideologico-partitistico e per fornire orientamento e concetti autenticamente verdi e all’insegna della sostenibilità. Anche per smascherare quelli che abusano dell’etichetta verde. E sono in tanti.

    Non basta essere verdi con ottime teorie. Bisogna anche mettere in pratica attività e politiche verdi e sostenibili. La pittura verde di una centrale nucleare non riduce il rischio mortale che parte da quel tipo di impianto.

    In questo mondo quelli che hanno un cuore verde sono in tanti. Penso alla contadina che coltiva il suo orticello all’insegna della sostenibilità e che rispetta la natura spinta da un profondo convincimento che solo l’armonia tra uomo e natura garantisce un buon futuro per tutti.

    Scrivo ciò per dimostrare che un nuovo partito verde dovrà fare attenzione ad evidenziare chiare priorità ecologiche al di là delle barriere ideologiche del mondo bipolare diviso in sinistra e destra. Lo schieramento dei Verdi con partiti della sinistra ha avuto l’effetto contrario, limitando fortemente il potenziale effetto delle proposte verdi.

    Per poter dare risposte concrete ed esaurienti alle tantissime sfide del nostro tempo (risparmio energetico, caos del clima, salute, biodiversità, ambiente, economia sostenibile ecc.) ci vogliono chiare visioni verdi che non permettono compromessi.

    I Verdi europei nel 2004 si sono costituiti come partito sovranazionale e ne hanno tratto profitto nella recente tornata elettorale. I Verdi garantiscono una continua attenzione per tematiche centrali che spesso esigono soluzioni trasversali, interessando le più svariate componenti dei sistemi politici e sociali. La fusione dei Verdi con altri partiti in questo senso indebolirebbe questo ruolo fondamentale per una politica ecologica integrale.

    Ciò non preclude cooperazioni – anche complesse – con attori ed attrici dell’intero spettro ideologico – con un chiaro limite: non ci può essere cooperazione con estremisti di qualsiasi ideologia essi siano fautori.

    Propongo pertanto di sciogliere la Federazione dei Verdi e di lanciare un progetto che ha per obiettivo la costituzione di un nuovo partito verde in Italia. La costituzione del nuovo partito dovrebbe essere il risultato di un processo di due-tre anni che vedrebbe il rafforzamento e la nascita di tanti movimenti verdi regionali, alleanze con ambientalisti e rappresentanti della società civile orientati ai criteri della sostenibilità ecologica, economica e sociale e/o attivi contro le degenerazioni dell’attuale politica, quali grandi progetti infrastrutturali, il potere dei gruppi economici transnazionali oppure rimedi che cercano di rattoppare gli errori del passato con metodi del passato.

    Sepp Kusstatscher
    Co-portavoce dei VerdiGrüneVërc.

    Villandro/Bolzano, 30 giugno 2009

  18. Per favore, lasciamo stare Cohn Bendit che, se mai, deve imparare lui da voi come si sta al mondo e non vice versa. Il leader dei verdi francesi era indifendibile nella sua “ich-bezogene Selbstreflexion” del 1975:
    “Mi capitò parecchie volte che dei bambini aprissero la mia patta e cominciassero a solleticarmi. Reagivo in modo differente a seconda delle circostanze, ma il loro desiderio mi creava dei problemi. Ciò nondimeno, se insistevano, li accarrezzavo…Il mio flirt permanente con tutti i bambini assumeva presto delle forme erotiche” (Daniel Cohn-Bendit, Le grand bazar)
    Come lo era nel 1982 (“un gioco erotico-maniacale”) e oggi:

    Quanto poi a: “I Verdi non hanno niente a che fare con Sinistra e Libertà” e “un progetto che ha per obiettivo la costituzione di un nuovo partito verde in Italia” cadono veramente le braccia. Continuiamo a farci del male, a dividerci, a fare la figura dei fessi, continuiamo con il velleitarismo masochista. Non è bastata la farsa della vocazione maggioritaria del PD? Non si è davvero imparato nulla? I partiti rimarranno a lungo conventicole autoreferenziate che mettono in saccoccia voti che non otterranno mai?

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