Ribaltone

Caricatura dalle "Südtiroler Nachrichten"

SORRISI PER MARONI, SCHIAFFONI PER IL PD

MAI COME NELL’ULTIMA SETTIMANA LUIS DURNWALDER HA ACCAREZZATO L’IDEA DEL CAMBIO D’ALLEANZE

Luis Durnwalder è uomo dalle fredde esagerazioni. Esagera i complimenti, o le incazzature, a seconda di come gli torna comodo e dei segnali che vuol lanciare. Lo decide razionalmente, e poi fa la sceneggiata. Che tale sia, lo si vede negli attimi fuggenti in cui riprende fiato: rilassa gli occhi per un momento e lì si vede che recita.

Negli ultimi dieci giorni i colpi di teatro sono stati due: l’entusiasmo per Maroni e gli insulti per il PD. Entrambi in pubblico. Entrambi studiati. Ed entrambi che giravano intorno a un termine: affidabilità. Il ministro dell’interno sarebbe “affidabile”, uno che mantiene la parola data. E invece il PD, sia trentino che altoatesino, sarebbe “inaffidabile”: gente che tradisce la parola data.

Ora, è noto che l’affidabilità (cioè la fedeltà) è la virtù che la Svp maggiormente richiede ai propri alleati di giunta. Specialmente di questi tempi: più ondivaga e infedele diventa la Volkspartei, più ha bisogno che almeno i suoi alleati siano “affidabili”, cioè prevedibili. Per questo le divergenti attribuzioni di affidabilità e inaffidabilità equivalgono a un preavviso di sfratto per il Pd e a un pre-invito a nozze per il centro destra. O comunque: a una rinnovata proclamazione di equidistanza, la vecchia democristiana “strategia dei due forni”. 

I destinatari del messaggio, del resto, lo hanno subito capito.

Il centro destra compiacendosi e scodinzolando, affrettandosi a dare ulteriori prove di affidabilità: il voto neutrale sul caso Egartner, Minniti che in consiglio regionale parla mezz’ora elogiando il Tunnel del Brennero e la lungimiranza del Landeshauptmann che ci ha sempre creduto (“al contrario dei Verdi e di certa sinistra…”). E poi una scenetta che nessuno dei giornalisti ha visto: l’Artioli che va dall’Obmann Svp Theiner, lo invita a sedersi su un divano davanti alla buovette, a lato si accomodano Seppi e Urzì e parlano fitto fitto per una buona mezz’ora. Sorrisi, facce distese, gesti da “noi ci intendiamo” e pacificazione. Con Theiner ben disposto e disponibile. Mentre in aula Durnwalder strapazzava chiunque del Pd gli arrivasse a tiro.

Il PD, d’altra parte, si è affrettato a rinnegare immediatamente il malfatto e a chiedere scusa pentito. Nei giorni prima, di non essere andato al tavolo Maroni, dove comunque era presente il vicepresidente Tommasini, intervenendo. E a cui virtualmente sedeva anche l’assessora Repetto, molto convinta della sua utilità, come ci ha fatto sapere dalle ferie. Pare anzi che l’assessora abbia fatto giungere a Maroni un suo personale dossier (*), per ribadire agli occhi di Luis che lei la posizione del partito non la condivide.

Perché certo, la giornata con Maroni è stata la chiave per aprire le porte Svp. “Ma la Svp ci va? Legittima il tavolo?” avevo chiesto a Tommasini un paio di sere prima, quando il centrosinistra decise di non andare. Lui, che pure è vicepresidente della giunta, non sapeva rispondere. “Mah, si, cioè no, istituzionalmente…” diceva. Non aveva idea. Vedremo. E si è visto: legittimazione completa.

Tutta la Svp presente, molti intervenuti, Brandstätter che coglie l’occasione per dire che loro non stanno a sinistra e che Berlusconi gli sta simpatico, Mussner che alla giunta del lunedì rimprovera Tommasini perché il Pd non aveva aderito e la giunta tutta che decide, alla fine, di assecondare l’operazione di Maroni. Un’apertura di credito così ampia a un ministro degli interni sull’autonomia: in tempi normali sarebbe stata un’eresia. Ma ora che il centro destra è al governo, e ci resterà, e il centrosinistra non si sa che fine faccia, la Svp ha fretta di “ricucire”. Tramite Lega.

Ma se si ricuce da una parte, si scuce dall’altra. Solo quattro giorni dopo il Maroni-day, sul palcoscenico del Consiglio regionale è stata messa in scena la rottura tra Svp e Pd. La storia dell’emendamento Dorigatti è ormai nota. Il consigliere PD ex sindacalista CGIL presenta un emendamento per allargare la platea dei lavoratori beneficiari del pacchetto anticrisi e il testo viene approvato con un voto. A favore Pd e opposizioni; contro Svp e Upt di Dellai. Un secondo dopo il voto, in pieno consiglio e davanti a Tv e giornali, scoppia l’ira di Durnwalder, che grida in direzione della Cogo (assessora regionale Pd che ha votato per ultima facendo vincere l’emendamento) più volte con rabbia e facendosi ben sentire, che il PD è inaffidabile, che la collaborazione con loro è chiusa e che la Svp potrebbe anche non votare il bilancio regionale, aprendo la crisi in Regione.

Seguono battibecchi in aula tra diversi esponenti della Svp e del Pd, che si prendono paura. Tanto che, dopo una interruzione per riunione di maggioranza, si ripresentano in aula con un emendamento farsa che, praticamente, cancella l’appena votato emendamento Dorigatti. L’emendamento riparatore porta tra le altre anche la firma della Cogo pentita. Io mi alzo e dico che nessun parlamento può votare due volte su una stessa materia a distanza di 5 minuti. L’opposizione di destra minaccia ostruzionismo. Alla fine l’emendamento viene ritirato. La “ferita Dorigatti” resta, con conseguenze terribili sul bilancio, a quanto ripetono in tutte le salse Durnwalder e gli assessori Svp. Il giorno dopo, un titolone sul Dolomiten in prima pagina: “PD inaffidabile”. Basta questo per scatenare il fuggi fuggi. La solita Repetto, dalle solite ferie, fa sapere che lei quell’emendamento del compagno Dorigatti non l’avrebbe mai votato.

Tommasini dichiara addirittura che lui l’ha votato solo perché Dorigatti gli aveva detto che era stato concordato con la giunta. In parole povere: il compagno Dorigatti è uno che dice bugie ai suoi compagni di partito. Il giorno dopo anche qualche trentino, che in aula aveva lanciato il sasso, nasconde la mano dietro l’alibi: Dorigatti ci aveva detto… (povero ex segretario Cgil, proprio così dovevi finire?). La scusa è penosa e un po’ – questa sì – bugiarda: chi conosce i lavori del consiglio sa che su ogni emendamento prima del voto c’è un dibattito in cui la giunta regionale dice quello che pensa. In questo caso, è stata Martha Stocker a dire chiaro e tondo che “Die Regionalregierung lehnt den Vorschlag Dorigattis ab” (la Giunta regionale respinge la proposta Dorigatti). Quelli del PD erano sordi? (o magari non si erano messi le cuffiette della traduzione…)

Il panorama è desolante, tra gli/le esponenti del centro destra che sbavano dietro Durnwalder e quelli/e del centrosinistra che si umiliano ai suoi piedi. Per dare un altro colpo al lato sinistro, arriva la furiosa polemica dell’assessore Berger contro il sinistro Peterlini per la questione dei danni della grandine in Bassa Atesina. Anche qui un’esagerazione cinicamente calcolata, per far capire al “compagno Peterlini” che è l’ora di farla finita.

Così si va verso le elezioni comunali, col centrosinistra debole e tremante e il centrodestra che, pur diviso al suo interno, si fa speranze di espugnare Bolzano (dopo di che la strada della giunta provinciale è definitivamente spianata).

Ultima nota sul centro destra: l’ala Holzmann è in netto rialzo. I vertici nazionali si stanno spostando verso di lui, le aperture della Svp ai “moderati della Pdl” stanno spostando nettamente a loro favore l’asse interno al centro destra. Perfino Seppi pare un agnellino. Urzì, nonostante la maggioranza negli organismi dirigenti, pare al tramonto. Quando si dice: il congresso di un partito lo vinci più al suo esterno che tra gli iscritti.

 

* Nota: dopo aver letto questo articolo, inserito in un forum di discussione,  Barbara Repetto ha smentito di aver mandato un dossier a Maroni, ribadedo comunque che a quel tavolo – che (a prescindere dalla valutazione se era meglio partecipare o no) a me pare una trappola proprio per il Pd – bisogna sedere e collaborare. L’intervento di Barbara lo trovate qui sotto.

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One thought on “Ribaltone

  1. PUBBLICO LA RISPOSTA A QUESTO ARTICOLO CHE BARBARA RPETTO HA MANDATO A ENZO NICOLODI E A ME, PER CONOSCENZA.
    Riccardo Dello Sbarba.

    LOGICA DI BOTTEGA: IO NON CI STO

    Caro Enzo,
    vedo che hai riaperto (e lo hai fatto in onore di Dello Sbarba, non credo mio) il tuo blog. Comunque, eccomi qui.
    L´analisi di Dello Sbarba (a cui, se vuoi, puoi fare avere le mie considerazioni) mi pare superficiale. E credo sia dovuta alla necessità di giustificare l´ errore di aver disertato il tavolo della convivenza dove il vescovo ha smarcato tutti. Una assenza di verdi, sinistra e Pd. Per il Pd ho già detto pubblicamente che per me è stato un errore serio: l’unico giustificato – psicologicamente – era l´on. Bressa dopo le note brutte esperienze fatte con il suo tavolo.
    Credo che siano assenze incomprensibili alle persone normali che badano sempre meno ai tatticismi ed agli opportunismi di partito (vedi anche Paermo su AA di oggi).
    Se una cosa può servire al´interesse generale, si partecipa. L´interesse di partito viene in secondo piano: io la vedo così.
    E comunque partecipando si ha diritto di dire tutto quel che si pensa. Per Verdi e Sd, ognuno è libero di decidere come vuole. Ma credo che il ragionamento fatto per il Pd valga anche per loro: il rischio di scollegarsi sempre piu´dal sentire normale è fortissimo, anche dalla sensibilità del nostro centrosinistra.
    Sempre su Maroni: lo stile Dello Sbarba – quello che la sa sempre più lunga di tutti – non mi piace. E non mi piace il sistema delle illazioni (“pare anzi che ….”) offensive: non ho mandato alcun mio dossier personale al ministro. Neanche una cartolina.
    Potrei riempire pagine sui “pare” che riguardano Dello Sbarba. Ma è un esercizio che mi è estraneo e serve solo a dividere.
    Per quanto riguarda il voto in consiglio regionale: sì, sono convinta che bisogna essere partner affidabili e leali. Non concordare una cosa e poi fare il contrario.
    Questo vale nei rapporti con la Svp e con chiunque altro: ma anche in questo caso siamo nel mondo (politico) di chi la sa sempre più lunga degli altri: un mondo che non mi piace. Sui giornali ho già fatto a ripetizione queste mie considerazioni.
    E ancora: la descrizione comportamentale di Durnwalder fatta da Riccardo è efficace. L´analisi mi pare invece lacunosa e fatta tutta e solo ad interesse dei Verdi, unici bravi e perfetti in un mondo di cattivi ed incapaci (un po´di autocritica dovrebbe farla anche quel fronte, soprattutto dopo quel che è successo negli ultimi tempi in cui non ne sono state azzeccate molte ).
    Che una fetta di Svp sogni altre alleanze non è una novita di oggi. Ma che ci si trovi davanti ad un “preavviso di sfratto” al Pd mi pare un po´ troppo.
    Il tutto per la banalissima ragione che la Svp si spaccherebbe nel caso di alleanze con la destra.E questo i dirigenti Svp lo sanno benissimo. Anche e soprattutto quando alzano la voce e fanno sceneggiate. L´unico cambio di alleanze ci sarebbe nel caso di elezioni che porteasero il centrosinistra, il Pd, a non avere i “numeri” minimi per governare con la Svp secondo le regole dello statuto.
    Ipotesi non peregrina se il il vario mondo del centrosinistra continua a dividersi e litigare, pensando ogni partito solo alla propria bottega. A questa logica e a questa pratica non ci sto. E provo a fare il contrario.
    Saluti cari.
    Barbara.

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