Viaggio

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Ho visto i ragazzi di Fes consumare la loro vita per due dollari al giorno affondati nelle vasche di calce e colori insieme a pelli scuoiate d’animali. Ho visto l’Africa venduta e comprata per secoli sulle coste dell’Atlantico. Ho visto maree lunghe mezzo chilometro ingoiarsi le spiagge e bambini saltare con le tavole le onde del grande Oceano. Ho visto i musicisti Gnaoua suonare con piatti e tamburi l’Africa nera per le strade della bianchissima Essaouira, come facevano un tempo all’arrivo delle carovane di schiavi e merci da Timbuctù. Ho visto gli incantatori di turisti battere la testa dei serpenti velenosi su un sonaglio di legno e le teste delle bertucce disobbedienti su una gabbia di ferro finché stordite si accoccolavano nelle braccia dei passanti.

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Ho visto il mercato dei dromedari di Guelmin, prima oasi dopo il Sahara. Ho visto il deserto che avanza, prima scarnifica il paesaggio, lo ripulisce dagli alberi e dai cespugli, poi lo ricopre di sabbia liquida che avanza come un mare e si inghiotte piante ed animali. Ho visto nelle gole dell’Anti Atlante Dolomiti rosse tra i palmeti, come se sotto il Catinaccio si coltivassero i datteri dopo il disastro climatico.

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Ho visto le macchie verdi di oasi riconquistate a una terra invivibile e bollente. Ho visto uomini aver terrore di scorpioni e cobra sotto la sabbia. Ho visto distribuire minuziosamente l’acqua tra le palme da datteri e le case di fango rosso dell’oasi, ogni palmeto e ogni casa una quantità fissa d’acqua ad un’ora fissa del giorno, distribuita per canali chiuse pozzi invasi e incroci che corrono lungo i sentieri come i nostri Waale scendono le montagne della Venosta. Ho visto le medine strette nelle mura, con in testa l’antica Kashba fortificata e nel punto più alto il cimitero. Ho visto le più antiche università del mondo.

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Ho visto i minareti di fango di Tiznit, quelli intarsiati di Fes e quello altissimo di marmo di Casablanca, città che si sforza di somigliare al film. Ho visto milioni di persone vivere nelle baraccopoli mentre la famiglia reale costruisce monumenti alla propria gloria eterna. Ho visto la grande piazza di Marrakech nella notte incendiarsi di fuochi e risuonare di tamburi, le grandi nuvole di fumo che si levano dai falò intorno a cui si mangia, si beve e si danza, come se vi battesse il cuore dell’Africa delle foreste, laggiù oltre il deserto.

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Ho visto i caravanserragli in rovina, abbandonati dalle carovane sahariane sostituite dai tir. Ho visto dromedari sul mare sobbarcarsi la gran giostra dei turisti. Ho visto lavoro, commercio e vita ammassarsi nel formicaio dei suq che ti ingoia e ti perde. Ho visto la preghiera del venerdì e le città deserte. Ho visto i muezzin ululare dai minareti e contendersi i fedeli. Ho visto il gran mare Oceano sbattere sulle rocce rosse scavate ad arco a Legzira. Ho visto pescatori pendere dagli scogli a Tan Tan e combattere coi gabbiani. Ho visto flotte di pescherecci blu cobalto riportare in porto squali e murene.

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Ho visto le famiglie tuareg accampate con grandi tende di lana di cammello sulle spiagge ignorando campeggi a pagamento pateticamente vuoti. Ho visto i ragazzi saharawi dirmi “qui non è più Marocco” e gli ho risposto che a cose così ci sono abituato. Ho visto nello stesso giorno gente morire di freddo sulle mura di Essaouira e gente morire di caldo per i vicoli di Marrakech. Ho visto posti dove il denaro vale nulla e posti dove vale tutto. Ho visto un re (“Hai visto un re? Ah beh, sì beh…”) che possiede come persona privata tutte le miniere del paese e una reggia in ogni città, guardata da centinaia di uomini della polizia militare. Ho visto villaggi abbandonati nelle campagne e migliaia di case in costruzione nelle città. Ho visto gente scappata da Merzouga, da Mahmid, da Erfound, buone ormai solo per i turisti, dove la terra anno dopo anno è sempre più calda e asfissiante e la sabbia ricopre tutto.

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Ho visto occhi bellissimi e vivi di donne velate, ho visto uomini incessantemente indaffarati nel guadagnare la vita, ho visto imbroglioni e generosi, ma mai ho avuto timore della gente. Ho visto porticine anguste che portavano in riad dai giardini rigogliosi, ho visto internet-points in sottoscala scalcinati, ho visto citta antiche disseminate di antenne satellitari e strade penetrare dritte  le dune del deserto accompagnate a sinistra dai tralicci della corrente e a destra da quelli delle telefonia mobile. Ho visto a distanza, oltre il mare, la costa della Spagna pianta di nostalgia dai califfi a Gibilterra e quella delle Canarie invocata dai galeoni.

E tutto questo ho visto seguendo le orme di un figlio che “viaggia in direzione ostinata e contraria”.

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7 pensieri riguardo “Viaggio

  1. Caro Riccardo, complimenti per i tuoi viaggi e le tue cronache turistiche. Nel frattempo noi eravamo qua, mentre tagliavano alberi ( e che alberi! Guardati le foto su http://www.ambientesalute.org) a tradimento in pieno agosto in pieno stile bolzanino e mentre il Comune taceva sulle intenzioni della Hafner di costruire, nella sua nuova sede a poche centinaia di metri dal già martoriato quartiere Casanova, un inceneritore di rifiuti ospedalieri. I tuoi compagni di partito difendono l’ incenerimento ( o meglio i cancrovalorizzatori!) giudicandola una buona tecnologia e del taglio di 40 alberi d’alto fusto in zona aeroporto, dove nidificavano i pappagalli dal collare e i picchi verdi, neppure un ba! Non ti pare che la logica del silenzio e del “ tenemoci uniti” conto il fantasma della destra vi stia facendo fare una magra figura?
    Grazie se non risponderai con una predica ma con un’analisi politica dei comportamenti dei tuoi compagni di partito che siedono in giunta e consiglio comunale a Bolzano. ciao

  2. Cara Teresa,
    spero che anche tu abbia fatto buone vacanze, o che tu le faccia prima che finisca l’estate: credo che un tempo di rigenerazione, di distanza e di sguardo sul mondo faccia bene a chi come te e me è impegnato quotidianamente su tanti temi che riguardano il nostro (a volte troppo piccolo) territorio.
    Ho pensato di raccontare questo mio viaggio di tre settimane sul blog, che è un diario personale di una persona che di mestiere ha fatto il giornalista e ora è provvisoriamente anche impegnata in politica (con scadenza 2013). Uso il blog per salvare me stesso come persona, altrimenti mi basterebbero i comunicati stampa che vengono pubblicati sul sito dei Verdi.

    Purtroppo quanto scrivi ha il tono più di un comunicato stampa (di un partito concorrente che vuole mettere in difficoltà l’avversario) che di una comunicazione tra persone che avviene su un blog. La tua distanza dai Verdi di Bolzano è nota. Non credo che questo blog sia il luogo adatto per tornarci sopra: non è un forum politico e non è gestito dalle persone di cui tu ti lamenti.
    Ci sono state e ci saranno tante altre occasioni pubbliche di confronto, soprattutto con le elezioni che si avvicinano.
    Qui al massimo potrei rispondere di quel che io faccio in consiglio provinciale, ma su questi argomenti nel blog trovi tanti articoli e i tuoi commenti, positivi o negativi, sono benvenuti.

    Sinceramente, quello che scrivi mi sembra non un’offerta di dialogo tra persone, ma una trappola che mi stendi davanti, una trappola di quelle in cui, qualsiasi cosa faccia, sono destinato a carscarci dentro comunque.

    Non credo che abbiamo bisogno di questi giochetti, di questo lanciarsi addosso reciproci rancori che andava di moda nei ruggenti anni ’70 tra i gruppi della allora nuova sinistra, l’un contro l’altro armati (e il maggior nemico era quello che ti stava più vicino, perché diretto concorrente) e che ha fatto tanti danni di cui proprio non sento nostalgia.

    Penso che tu sappia quello che io faccio e io seguo quello che fate voi di Ambiente e Salute; sai che a volte ci ritroviamo insieme in battaglie comuni, ognuno col proprio ruolo, e altre volte invece no; sai che apprezzo la vostra funzione di “sentinelle del territorio” e capisco anche che un movimento abbia bisogno di prendere posizioni forti se vuole farsi sentire.
    A volte i movimento decidono di presentarsi alle elezioni e leggo dai giornali che è un’ipotesi che state considerando. E’ un passaggio che mi pare difficile e vorrei tanto che non si condisse di veleno.
    Spero non abbiate bisogno di darvi forza alimentando l’immagine del nemico-Verdi. Avete tante buone ragioni, non avete bisogno di un fratricidio.
    Vi auguro ogni bene e mi scuso della predica.
    Ma meglio una predica che una pugnalata, no?

  3. Concordo, sana lezione per “vaccinarsi” contro il nombrilisme (sorry per il francese, ma la parole proprio rende).
    Il guardare ANCHE oltre il nostro territorio è una grande lezione che io, in quanto presidente ho imparato da colui a che ha dato il nome (e l’ispirazione) alla fondazione che con altri porto avanti al meglio …

  4. Cara Christine, qui urge una spiegazione! Eccola:

    Le nombrilisme est une façon de penser égocentrique.
    Théorie qui fait référence à soi ou indirectement à soi (par exemple en la centrant sur le milieu social, culturel, ethnique, etc. auquel on se sent lié) en ne restant pas objective.

    Exemples de pensées nombrilistes:
    * Je suis le plus beau.
    * L’homme est l’être le plus intelligent de l’univers.
    * Il n’y a que les hommes qui…
    * Paris est la capitale intellectuelle du monde.
    * Moi personnellement à mon avis pour ma part je pense que …
    * En France , nous pensons toujours bien.

  5. Non è proprio un commento al tuo post, ma a pensarci bene ha a che fare col viaggio, perché di un viaggiatore si tratta.

    Stiamo raccogliendo adesioni per intitolare ad Alexander Langer il Centro per la Cultura di Merano.
    Le adesioni sono già più di 600, e ci sono anche alcuni nomi noti: Paolo Rumiz, Reinhold Messner, Ferdinando Camon, Alex Zanotelli, Valentino Braitenberg.

    Sito: http://www.centro-langer-zentrum.net

    Il testo della petizione:
    “Il Centro per la Cultura di via Cavour, a Merano, è ancora senza nome. Apprezziamo e condividiamo lo sforzo dell’Amministrazione Comunale per farne un luogo aperto di incontro, di dialogo, di partecipazione culturale.
    Proprio per questo, riteniamo adeguata e opportuna la scelta di dedicare il Centro ad Alexander Langer, intellettuale radicato nell’Alto Adige, autentico cittadino europeo, propugnatore della sensibilità ambientale e della convivenza interetnica.
    Chiediamo perciò a voi, Sindaco, Assessori e Consiglieri Comunali di Merano, di accogliere la nostra proposta e di intitolare ad Alexander Langer il Centro per la Cultura di Merano.

    Das Kulturzentrum in der Cavourstraße in Meran ist immer noch ohne Namen. Es ist zu begrüßen, dass die Stadtverwaltung bemüht ist, es als offene Kultureinrichtung mit Schwerpunkten Dialog, Begegnung und Beteiligung zu führen.
    Gerade deswegen sind wir der Meinung, dass das Kulturzentrum den Namen von Alexander Langer führen sollte, der ein in der Südtiroler Kultur tief verwurzelter Intellektueller, ein Europäischer Bürger und ein Verfechter von Umweltschutz und friedlichem Zusammenleben zwischen den Sprachgruppen war.
    Sehr geehrter Herr Bürgermeister, geehrte Referenten und Gemeinderäte, wir fordern Sie somit auf, unseren Vorschlag anzunehmen und das Kulturzentrum in Meran nach Alexander Langer zu benennen.”

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