Vade retro, Maroni

foto2 vesc

Questa mattina noi Verdi abbiamo consegnato al Vescovo Golser una lettera aperta  sul suo incontro di domani col ministro Maroni. Gli abbiamo detto che  un ministro degli interni della Lega che militarizza il Mediterraneo, teorizza i “respingimenti” e calpesta i diritti umani non può venire in Sudtirolo a insegnarci la convivenza e non può essere legittimato dalla Chiesa. Abbiamo messo in guardia il Vescovo contro i tentativi della Lega di strumentalizzarlo per gettare un ponte verso la Svp e il governo provinciale. Il Vescovo era consapevole dei rischi e mi è parso ben contento della nostra visita.

Di seguito il testo della nostra lettera in italiano e tedesco.

Egregio signor Vescovo,

abbiamo saputo dai giornali che Lei incontrerà a Bolzano l’11 settembre il ministro degli interni Roberto Maroni. L’incontro dovrebbe avvenire nell’ambito del cosiddetto “tavolo della convivenza”, che il ministro Maroni ha aperto nelle due precedenti visite a Bolzano. A spingere il ministro a chiederLe un colloquio personale a quattr’occhi sono state proprio le Sue dichiarazioni in occasione dell’ultimo incontro, tenutosi il 2 giugno. In quell’occasione, Lei ha fatto con forza appello alla pace tra i gruppi linguistici. Appello che ha molto impressionato l’opinione pubblica e il ministro stesso.

Noi Verdi non abbiamo partecipato a quell’incontro. Noi siamo convinti infatti che un rappresentante dello Stato, per di più un ministro degli Interni, non è la persona giusta a fare da mediatore sulle questioni della convivenza e dell’autonomia. I problemi aperti in questi campi – questa è la nostra convinzione – devono essere affrontati e risolti in sede locale, con sforzi congiunti e incontri sistematici tra i rappresentanti locali della politica, della società e della cultura di tutti i gruppi linguistici. In questo sta la vera autonomia: nell’essere in grado di costruire con le nostre proprie forze un chiaro “calendario operativo”, un’adeguata rappresentanza, e soprattutto una conduzione credibile e al di sopra delle parti dei colloqui che sono necessari.

Gli avvenimenti delle ultime settimane ci hanno rafforzato in questa convinzione, soprattutto considerando la politica perseguita da Roberto Maroni come ministro degli interni, come parte del governo Berlusconi e come uno dei massimi dirigenti della Lega Nord. In questo triplice ruolo, il ministro Maroni è stato tutt’altro che un portatore di pace e convivenza in Italia e nel mondo, in particolare in quella parte così sensibile e drammatica del mondo che è il bacino del Mediterraneo.

Nel suo triplice ruolo il ministro Maroni ha avuto una funzione determinante nella proposizione prima, nell’approvazione poi e nella gestione infine, di quel “pacchetto sicurezza” che ha come evidenti conseguenze la disumanità, la discriminazione e l’invito ai cittadini a farsi giustizia da soli.  I 73 immigrati somali lasciati annegare nel Mediterraneo nell’indifferenza di governi, autorità di polizia e semplici cittadini che li hanno avvistati in mare e non soccorsi – per timore di venire accusati di “immigrazione clandestina” – sono solo le ultime vittime di una sciagurata politica che ha voltato le spalle a ogni sentimento di solidarietà e alle responsabilità che ogni paese europeo dovrebbe sentire verso persone provenienti da terre per secoli depauperate da un dissennato dominio coloniale, cui anche l’Italia ha partecipato e che non può dimenticare.

Il ministro dell’Interno Maroni si è particolarmente distinto per lo zelo con cui ha applicato la politica del pugno duro contro gli immigrati voluta dall’attuale governo italiano, per il modo in cui ha rivendicato come suo merito l’azione di “respingimento” dei disperati del mare, per come ha più volte respinto gli appelli all’umanità che gli venivano rivolti sia dalle istituzioni internazionali che da tanta parte dello stesso mondo cattolico.

Si tratta di una politica che ha ben poco a che fare con i valori su cui si fonda la odierna civiltà europea. Il moto “syn-insieme” su cui si basa il Suo episcopato e quello del suo predecessore, è anni luce lontano dai valori e dalla politica perseguita dal ministro Maroni e dall’attuale governo, contro cui si è alzata l’autorevole voce dell’intera Chiesa cattolica.

Questa politica non incoraggia né “l’unire”, né “il riconciliare”, ma fomenta piuttosto il “dividere”, lo “spaccare”, il “discriminare”. Discriminare in regioni d’Italia “buone e cattive”, in persone di prima e seconda classe.

Agli appelli della Chiesa, il ministro e capo della Lega Umberto Bossi ha risposto: “Si risparmino gli appelli umanitari, noi non ne abbiamo bisogno”.

In questa situazione, avendo davanti un tale interlocutore, noi siamo sicuri signor Vescovo che Lei saprà trovare nei confronti del ministro cortesi ma inequivocabili parole: Lei ha infatti l’occasione di rendere chiaro al ministro che la sua politica inumana non può in nessun modo risolvere la sfida dell’immigrazione e della disuguaglianza tra diverse aree del pianeta, ma solo infliggere ai più poveri ulteriori povertà e sofferenze. E siamo certi che Lei, signor Vescovo, saprà dire chiaro al ministro che lui, il suo governo e il suo partito non sono i soggetti giusti per contribuire alla pace in Alto Adige. Il tono fermo e persuasivo che Lei signor Vescovo ha saputo usare nei primi mesi del Suo episcopato, e che ha sollevato l’entusiasmo di così tante persone, può far capire al Ministro e alla stessa opinione pubblica altoatesina che un valore fondamentale della nostra terra è la varietà di lingue e che la riuscita convivenza tra i gruppi linguistici e le diverse culture – compresi i nuovi cittadini arrivati qui da tutto il mondo – costituisce l’impegno principale anche della Chiesa.

Anche se per noi Verdi la divisione tra Stato e Chiesa è fondamentale; e anche se per le “radici cristiane”, pur importanti, non sono le uniche fondamenta della civiltà europea, pur tuttavia  hanno destato in noi una grandissima speranza le parole, l’impegno e i toni che Lei signor Vescovo ha saputo trovare nel suo nuovo impegnativo compito. La Sua forza di convinzione e la Sua chiara presa di posizione per i beni supremi del dialogo e della convivenza costituiscono una forma di “moral suasion” di cui la nostra terra e le persone che ci vivono hanno assolutamente bisogno.

Sepp Kusstatscher                                                             Riccardo Dello Sbarba

Brigitte Foppa                                                                     Hans Heiss

Portavoci dei  Grünen/Verdi/Verc                          Consiglieri provinciali

Sehr geehrter Herr Bischof,

wir entnehmen den Medien, dass Sie am 11. September 2009 mit Innenminister Maroni in Bozen zu einem Gespräch zusammentreffen werden. Die Begegnung soll im Rahmen des sog. „Tisches des Zusammenlebens“ erfolgen, den Minister Maroni bei seinen zweimaligen Aufenthalten in Bozen eröffnet hat.

Ihre Stellungnahme beim letzten Treffen am 2. Juli hat den Innenminister dazu bewogen, Sie um eine persönliche Aussprache unter vier Augen zu ersuchen. Bei dieser Begegnung hatten Sie einen Appell zum Frieden zwischen den Sprachgruppen erhoben, der Südtirols Öffentlichkeit und den Minister nachhaltig beeindruckt hat.

Unsere Partei hat an dem Treffen nicht teilgenommen. Wir sind der festen Überzeugung, dass ein Vertreter des Staates, zumal ein Innenminister, kein geeigneter Vermittler für Fragen des Zusammenlebens und der Autonomie sein kann. Die offenen Fragen im Zusammenleben der Sprachgruppen müssen – so unsere feste Meinung – im Land selbst mit eigenen Anstrengungen und in sorgfältig geplanten Begegnungen der politischen, sozialen und kulturellen Vertreter aller Sprachgruppen angesprochen und gelöst werden. Ein klarer Operationskalender, eine sorgfältig geregelte Vertretung sowie eine glaubwürdige und überparteiliche Leitung der Gespräche müssen aus eigenen Kräften Südtirols entwickelt und gestaltet werden – darin besteht wahre Autonomie.

Die Ereignisse der letzten Wochen bekräftigen uns in dieser Auffassung, vor allem mit Blick auf die Politik, die Roberto Maroni als Innenminister, als Vertreter der Berlusconi-Regierung und als einer der wichtigsten Vertreter der Lega Nord verfolgt. In dieser dreifachen Funktion erweist sich Minister Maroni mitnichten als Botschafter von Frieden und Zusammenleben in Italien und der Welt, zumal in der sensiblen und dramatisch bewegten Zone des Mittelmeers.

In seiner dreifachen Rolle war Minister Maroni die treibende Kraft beim Entwurf, der Verabschiedung und schließlich bei der Anwendung jenes „Sicherheitspakets“, das Inhumanität, Diskriminierung und den Drang nach Selbstjustiz zur Folge hat.

Die 73 Migranten aus Somalia, die Ende August im Mittelmeer ihren Schicksal überlassen wurden und durch Hunger und Entkräftung auf barbarische Weise zu Tode kamen, starben unter dem gleichgültigen Blick von Regierungen, Polizeikräften und einfachen Bürgern. Sie alle nahmen die Schreckensfahrt der hilflosen Migranten zwar zur Kenntnis, aber ohne ihnen beizustehen, auch aus Angst davor, wegen „heimlicher Einwanderung“ angezeigt zu werden.

Die Toten sind nicht die ersten und nicht die letzten Opfer einer ruchlosen Politik, die jedes Gefühl der Solidarität und Verantwortung achselzuckend von sich weist. Einer Verantwortung, die jedes europäische Land verspüren müsste gegenüber Menschen aus jenen Ländern, die durch eigene Verantwortung, aber noch mehr durch die Erblast kolonialer Regime verarmt sind, zu denen auch das Königreich Italien gehörte. Minister Maroni hat sich besonders hervorgetan durch eine Politik der „harten Hand“, mit der er die Linie der Regierung bei der Einwanderung vertreten hat. Er hat aber auch die „Zurückweisung“ verzweifelter Flüchtlinge als sein Verdienst hervorgehoben. Bemerkenswert ist schließlich, wie er die Aufrufe zur Humanität mehrfach von sich gewiesen hat, die internationale Einrichtungen und große Teile der katholischen Welt an ihn gerichtet haben.

Es handelt sich nach unserer Überzeugung um eine Politik, die mit den Werten, auf denen Europa beruht, nur mehr wenig gemein hat. Die Botschaft „Syn – Gemeinsam“, auf denen Ihr Episkopat und jenes Ihres Vorgängers Wilhelm gründet, ist von den Grundwerten und Zielen von Minister Maroni und der gegenwärtigen Regierung wahrlich Lichtjahre entfernt. Die Botschaft der Lega fordert weder zur „Einigung“ noch zur „Versöhnung“ auf, sondern sie lautet vielmehr „Spalten“, „Trennen“ und „Unterscheiden“: Unterscheiden in „gute“ und „schlechte“ Regionen Italiens, in Menschen erster und zweiter Klasse. Jüngst erst hat der Minister und Lega-Führer Bossi dem Vatikan beschieden, er solle sich seine Humanitätsappelle sparen, denn „Wir brauchen sie nicht“. Unter diesen Vorzeichen und in Anbetracht dieses Gesprächspartners sind wir sicher, dass Sie dem Herrn Minister gegenüber höfliche, aber klare Worte finden werden: Sie haben Gelegenheit, Herrn Maroni unmissverständlich deutlich zu machen, dass seine inhumane Politik in keiner Weise der Herausforderung der Migration und der Ungleichheit verschiedener Teile des Planeten begegnen kann, sondern den Ärmsten nur weitere Armut und Leid auferlegt. Wir sind uns sicher, dass Sie, Herr Bischof, dem Minister darlegen können, dass er, seine Regierung und seine Partei nicht sonderlich qualifiziert dazu sind, zum Frieden in Südtirol beizutragen.

Der ebenso feste wie eindringliche Ton, den Sie, geschätzter Herr Bischof, im ersten Halbjahr Ihres Amtes zur Freude vieler Südtiroler gefunden haben, kann dem Minister und der Öffentlichkeit Südtirols vermitteln, dass ein Grundwert Südtirols der Reichtum seiner Sprachen und Kulturen ist, dass gelingendes Zusammenleben zwischen den Sprachgruppen und Kulturen – darunter die neuen Bürger, die aus der ganzen Welt hier eintreffen – ein Grundanliegen der Kirche ist.

Auch wenn wir Grüne für die Trennung von Kirche und Staat einstehen und „christliche Wurzeln“ als zwar wichtigen, aber nicht alleinigen Grundwert Europas anerkennen, so erfüllen uns doch Ihr Einsatz, Ihre Botschaften und der Tonfall, den Sie im ersten Halbjahr Ihres Amtes eingeschlagen haben, mit großer Hoffnung. Ihre Überzeugungskraft und Ihr Einstehen für die hohen Güter von Zusammenleben und Verständigung sind eine Form der moralischen Orientierung, die unser Land und seine Menschen dringend benötigt.

Mit herzlichen Grüßen

Sepp Kusstatscher                                                             Riccardo Dello Sbarba

Brigitte Foppa                                                                     Hans Heiss

Vorsitzende der Grünen/Verdi/Verc                                 Landtagsabgeordndete

<!–[if !mso]> <! st1\:*{behavior:url(#ieooui) } –>

Sehr geehrter Herr Bischof,

wir entnehmen den Medien, dass Sie am 11. September 2009 mit Innenminister Maroni in Bozen zu einem Gespräch zusammentreffen werden. Die Begegnung soll im Rahmen des sog. „Tisches des Zusammenlebens“ erfolgen, den Minister Maroni bei seinen zweimaligen Aufenthalten in Bozen eröffnet hat.

Ihre Stellungnahme beim letzten Treffen am 2. Juli hat den Innenminister dazu bewogen, Sie um eine persönliche Aussprache unter vier Augen zu ersuchen. Bei dieser Begegnung hatten Sie einen Appell zum Frieden zwischen den Sprachgruppen erhoben, der Südtirols Öffentlichkeit und den Minister nachhaltig beeindruckt hat.

Unsere Partei hat an dem Treffen nicht teilgenommen. Wir sind der festen Überzeugung, dass ein Vertreter des Staates, zumal ein Innenminister, kein geeigneter Vermittler für Fragen des Zusammenlebens und der Autonomie sein kann. Die offenen Fragen im Zusammenleben der Sprachgruppen müssen – so unsere feste Meinung – im Land selbst mit eigenen Anstrengungen und in sorgfältig geplanten Begegnungen der politischen, sozialen und kulturellen Vertreter aller Sprachgruppen angesprochen und gelöst werden. Ein klarer Operationskalender, eine sorgfältig geregelte Vertretung sowie eine glaubwürdige und überparteiliche Leitung der Gespräche müssen aus eigenen Kräften Südtirols entwickelt und gestaltet werden – darin besteht wahre Autonomie.

Die Ereignisse der letzten Wochen bekräftigen uns in dieser Auffassung, vor allem mit Blick auf die Politik, die Roberto Maroni als Innenminister, als Vertreter der Berlusconi-Regierung und als einer der wichtigsten Vertreter der Lega Nord verfolgt. In dieser dreifachen Funktion erweist sich Minister Maroni mitnichten als Botschafter von Frieden und Zusammenleben in Italien und der Welt, zumal in der sensiblen und dramatisch bewegten Zone des Mittelmeers.

In seiner dreifachen Rolle war Minister Maroni die treibende Kraft beim Entwurf, der Verabschiedung und schließlich bei der Anwendung jenes „Sicherheitspakets“, das Inhumanität, Diskriminierung und den Drang nach Selbstjustiz zur Folge hat.

Die 73 Migranten aus Somalia, die Ende August im Mittelmeer ihren Schicksal überlassen wurden und durch Hunger und Entkräftung auf barbarische Weise zu Tode kamen, starben unter dem gleichgültigen Blick von Regierungen, Polizeikräften und einfachen Bürgern. Sie alle nahmen die Schreckensfahrt der hilflosen Migranten zwar zur Kenntnis, aber ohne ihnen beizustehen, auch aus Angst davor, wegen „heimlicher Einwanderung“ angezeigt zu werden.

Die Toten sind nicht die ersten und nicht die letzten Opfer einer ruchlosen Politik, die jedes Gefühl der Solidarität und Verantwortung achselzuckend von sich weist. Einer Verantwortung, die jedes europäische Land verspüren müsste gegenüber Menschen aus jenen Ländern, die durch eigene Verantwortung, aber noch mehr durch die Erblast kolonialer Regime verarmt sind, zu denen auch das Königreich Italien gehörte. Minister Maroni hat sich besonders hervorgetan durch eine Politik der „harten Hand“, mit der er die Linie der Regierung bei der Einwanderung vertreten hat. Er hat aber auch die „Zurückweisung“ verzweifelter Flüchtlinge als sein Verdienst hervorgehoben. Bemerkenswert ist schließlich, wie er die Aufrufe zur Humanität mehrfach von sich gewiesen hat, die internationale Einrichtungen und große Teile der katholischen Welt an ihn gerichtet haben.

Es handelt sich nach unserer Überzeugung um eine Politik, die mit den Werten, auf denen Europa beruht, nur mehr wenig gemein hat. Die Botschaft „Syn – Gemeinsam“, auf denen Ihr Episkopat und jenes Ihres Vorgängers Wilhelm gründet, ist von den Grundwerten und Zielen von Minister Maroni und der gegenwärtigen Regierung wahrlich Lichtjahre entfernt. Die Botschaft der Lega fordert weder zur „Einigung“ noch zur „Versöhnung“ auf, sondern sie lautet vielmehr „Spalten“, „Trennen“ und „Unterscheiden“: Unterscheiden in „gute“ und „schlechte“ Regionen Italiens, in Menschen erster und zweiter Klasse. Jüngst erst hat der Minister und Lega-Führer Bossi dem Vatikan beschieden, er solle sich seine Humanitätsappelle sparen, denn „Wir brauchen sie nicht“. Unter diesen Vorzeichen und in Anbetracht dieses Gesprächspartners sind wir sicher, dass Sie dem Herrn Minister gegenüber höfliche, aber klare Worte finden werden: Sie haben Gelegenheit, Herrn Maroni unmissverständlich deutlich zu machen, dass seine inhumane Politik in keiner Weise der Herausforderung der Migration und der Ungleichheit verschiedener Teile des Planeten begegnen kann, sondern den Ärmsten nur weitere Armut und Leid auferlegt. Wir sind uns sicher, dass Sie, Herr Bischof, dem Minister darlegen können, dass er, seine Regierung und seine Partei nicht sonderlich qualifiziert dazu sind, zum Frieden in Südtirol beizutragen.

Der ebenso feste wie eindringliche Ton, den Sie, geschätzter Herr Bischof, im ersten Halbjahr Ihres Amtes zur Freude vieler Südtiroler gefunden haben, kann dem Minister und der Öffentlichkeit Südtirols vermitteln, dass ein Grundwert Südtirols der Reichtum seiner Sprachen und Kulturen ist, dass gelingendes Zusammenleben zwischen den Sprachgruppen und Kulturen – darunter die neuen Bürger, die aus der ganzen Welt hier eintreffen – ein Grundanliegen der Kirche ist.

Auch wenn wir Grüne für die Trennung von Kirche und Staat einstehen und „christliche Wurzeln“ als zwar wichtigen, aber nicht alleinigen Grundwert Europas anerkennen, so erfüllen uns doch Ihr Einsatz, Ihre Botschaften und der Tonfall, den Sie im ersten Halbjahr Ihres Amtes eingeschlagen haben, mit großer Hoffnung. Ihre Überzeugungskraft und Ihr Einstehen für die hohen Güter von Zusammenleben und Verständigung sind eine Form der moralischen Orientierung, die unser Land und seine Menschen dringend benötigt.

Mit herzlichen Grüßen

Sepp Kusstatscher Riccardo Dello Sbarba

Brigitte Foppa Hans Heiss

Vorsitzende der Grünen/Verdi/Verc                                 Landtagsabgeordndete

Annunci

Un pensiero riguardo “Vade retro, Maroni

  1. Molto bene. Da tempo provo un grande fastidio su come si parla della Lega soprattutto sui media locali in lingua tedesca. Basta definirsi “federalisti” e tutto va bene, come se fosse un partito “normale”. Il problema con questo governo non è solo il presidente del consiglio, ma soprattutto la criminale politica di “sicurezza” dettata dalla Lega. Ma da queste parti pare che l’unica esigenza in tema sia la riduzione delle multe agli automobilisti ubriachi…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...