Avs e Cai, fare pace

CARTELLI

SEGNALETICA DI MONTAGNA: Avs, Cai e associazioni turistiche sono obbligati al bilinguismo, poiché esercitano questa funzione come concessionari di servizio di pubblico interesse loro delegato dalla Provincia.

QUESTA MATTINA ABBIAMO PRESENTATO UN DOSSIER IN CUI SONO  DOCUMENTATE LE CIFRE (1,5 MILIONI IN 5 ANNI), LE  LEGGI, GLI EQUIVOCI E LE BUGIE DELLA POLITICA, CHE HA LASCIATO FARE FACENDO FINTA DI NON VEDERE E GETTANDO CENTINAIA DI VOLONTARI E AMANTI DELLA MONTAGNA DI CAI E AVS IN UN’ASSURDA GUERRA DEI CARTELLI.

MONTAGNA, BASTA GUERRE DEI CARTELLI

Nell’attuale dibattito sulla segnaletica di montagna troppi hanno giocato sull’equivoco. Una soluzione equilibrata deve invece basarsi su fatti, norme e cifre precise. Noi Verdi abbiamo svolto un’accurata ricerca e i risultati non lasciano dubbi.

Intanto, quindi, eliminiamo gli equivoci:

Primo equivoco: il problema centrale non è la toponomastica. Non tradurre “Europäischer Fernwanderweg“, “Bushaltestelle”, “Kastanienweg“, “Alm”, Hütte” con i termini italiani „Sentiero europeo“, “Fermata autobus”, “Sentiero delle castagne”, “malga”, rifugio” non è una violazione delle norme sulla toponomastica, ma una violazione  della norma d’attuazione dello Statuto di Autonomia sull’uso congiunto e paritetico delle lingue (DPR nr. 574 del 15 luglio 1988) varato – non dimentichiamolo – a tutela innanzitutto della lingua tedesca (parificata all’italiano lingua dello stato).

Secondo equivoco: il problema non è se nel progetto europeo “rete dei sentieri alpini” sia compresa l’istallazione della segnaletica sul terreno. Il problema non è neppure se i cartelli si trovano su terreno privato o pubblico. Tutti questi sono argomenti (volutamente?) fuorvianti.

Il punto centrale è invece che Cai, Avs e associazioni turistiche curano la segnaletica di montagna in quanto la Provincia ha delegato loro, con due leggi provinciali, questa funzione che spetterebbe alla stessa Provincia. Per svolgere questa funzione Cai e Avs ricevono regolari finanziamenti (la cui entità documentiamo più sotto). Di conseguenza, Cai ed Avs si trovano nella posizione di “concessionari di un servizio di pubblico interesse” e come tali sono obbligati a rispettare le norme che anche la Provincia nei suoi atti deve rispettare, tra cui innanzitutto la norma d’attuazione sull’uso congiunto e paritetico delle lingue e, per i toponimi, quanto previsto all’articolo 8 comma 2, dello Statuto di autonomia.

Esaminiamo meglio la normativa ricordata.

PRIMO PUNTO

CAI E AVS CURANO LA SEGNALETICA DI MONTAGNA IN QUANTO LA PROVINCIA HA DELEGATO LORO QUESTA FUNZIONE, IN BASE A UNA LEGGE PROVINCIALE E CON ADEGUIATI FINANZIAMENTI.

Ciò avviene in base a due leggi:

Legge provinciale nr. 33 del 13 dicembre 1991, “Ordinamento delle guide alpine”.

All’articolo 26, comma 1, è scritto:

“La Giunta provinciale è autorizzata a concedere alle associazioni alpinistiche Avs e Cai sovvenzioni annue forfettarie per le spese di manutenzione di modesta entità dei rifugi, dei sentieri e degli itinerari alpini”.

Legge provinciale nr. 22 del 7 giugno 1982, “Disciplina dei rifugi alpini e provvidenze a favore del patrimonio alpinistico provinciale”.

All’articolo 10, comma 1, è scritto:

“Art. 10

1. Al fine di migliorare e incrementare il patrimonio alpinistico nell’ambito della provincia, la Giunta provinciale è autorizzata a concedere contributi per le seguenti iniziative (…):

d) la costruzione, la manutenzione, il miglioramento e la segnalazione dei sentieri alpini (…)”.

Nello stesso articolo, al comma 3:

“3. Le attività di cui al precedente comma possono essere affidate all’Alpenverein Südtirol (Avs), al Club Alpino Italiano (Cai), sezione Alto Adige, o ad altri istituti, enti, associazioni e organizzazioni ai quali l’Amministrazione provinciale potrà rifondere in tutto o in parte le spese sostenute”.

In altri articoli la stessa legge determina criteri per le domande di contributo e i versamenti.

Tale versamenti si sono in effetti verificati puntualmente ogni anno e sono stati deliberati in base alle due leggi ricordate (la legge provinciale nr. 22 del 7 giugno 1982, articolo 10, comma 1, e la legge provinciale nr. 33 del 13 dicembre 1991, articolo 26).

Ecco un prospetto degli anni dal 2004 ad oggi:

CONTRIBUTI DELLA PROVINCIA, RIP. TURISMO

IN BASE ALLE LEGGI PROVINCIALI

22/1982 ART.10 C. 1 E 33/1991 ART.26

AVS

CAI

totale

2009 (1.sem)

€ 69.025

€ 21.450

€ 90.475

2008

€ 278.600

€ 29.900

€ 308.500

2007

€ 316.500

€ 107.021

€ 423.521

2006

€ 135.800

€ 10.500

€ 146.300

2005

€ 239.418

€ 12.600

€ 252.018

2004

€ 135.000

€ 64.306

€ 199.306

totale

€ 1.174.343

€ 245.777

€ 1.420.120

E’ dimostrato così che la manutenzione dei sentieri, segnaletica inclusa, è delegata dalla Provincia a Cai e Avs, e a loro finanziata, in base a due leggi provinciali. Si tratta ora di capire quale sia la posizione giuridica, e i doveri conseguenti, delle due associazioni nell’esecuzione di questa funzione delegata.

SECONDO PUNTO

CAI E AVS SONO CONCESSIONARI DI SERVIZI DI PUBBLICO INTERESSE E HANNO L’OBBLIGO DI RISPETTARE LA NORMA D’ATTUAZIONE DELLO STATUTO SULL’USO CONGIUNTO E PARITETICO DELLE LINGUE.

Ogni volta che la Provincia deleghi funzioni sue proprie a altri enti o soggetti pubblici o privati, questi si trovano nella posizione giuridica di “concessionari di servizio pubblico”, e con essi deve esistere una sorta di “contratto di servizio” (in quale forma andrà verificato) che definisce funzioni e obblighi del concessionario. Tra questi, c’è l’uso congiunto e paritetico delle lingue.

Norma di attuazione dello Statuto speciale della regione Trentino Alto Adige in materia di uso della lingua tedesca e della lingua ladina nei rapporti dei cittadini con la pubblica amministrazione e nei procedimenti giudiziari, DPR nr. 574 del 15 luglio 1988

La norma, come dice il titolo, è fatta per garantire la parificazione delle lingue della minoranza all’italiano lingua nazionale. Essa prevede l’uso contemporaneo e paritetico delle due o delle tre lingue in tutti gli atti della pubblica amministrazione e nei rapporti con la cittadinanza.

In particolare, l’articolo 2 e l’articolo 3:

Art. 2

Presso i concessionari di servizi di pubblico interesse svolti in provincia di Bolzano l’attività deve essere organizzata in modo che sia garantito l’uso delle due lingue italiano e tedesca secondo le norme del presente decreto.  (…)

Ai fini del presente decreto sono concessionari di servizi di pubblico interesse i soggetti che gestiscono servizi che rientrano nelle attribuzioni o nella disponibilità di enti pubblici, nonché quelli in atto ad essi equiparati (…).

Art. 3

Gli organi, gli uffici e i concessionari indicati nell’art. 1 devono predisporre o adeguare le strutture organizzative al fine di consentire l’uso dell’una e dell’altra lingua.

Quale sia il campo di applicazione del bilinguismo lo spiega l’articolo 4:

Art 4.

(…) L’uso congiunto delle lingue italiana e tedesca da parte degli organi, uffici e concessionari di cui all’art. 1, è prescritto per gli atti destinati alla generalità dei cittadini, per gli atti individuali destinati ad uso pubblico e per gli atti destinati a pluralità di uffici.

A tal fine sono considerati:

a) atti destinati alla generalità dei cittadini, quelli che siano diretti ad una pluralità indeterminata di destinatari (…).

Non c’è dubbio che la segnaletica di montagna rientri in questo genere di atti destinati alla generalità dei cittadini, diretti a una pluralità indeterminata di destinatari.

IN CONCLUSIONE: Nel curare la segnaletica di montagna Cai e Avs (ma anche le associazioni turistiche) svolgono il ruolo di concessionari di servizio di pubblico interesse, delegato loro dalla Provincia e come tale finanziato. Nell’esecuzione di questo compito, essi sono tenuti a rispettare la norma di attuazione sull’uso paritetico e congiunto delle lingue. Ciò significa che ogni termine che compare sul cartello, diverso dal toponimo, (come malga, via, rifugio ecc…) deve essere riportato in tutte e due (tre) le lingue riconosciute in provincia di Bolzano.

TERZO PUNTO

PER I TOPONIMI VALE QUANTO STABILITO DALLO STATUTO

Chiarito che ogni termine che esista in entrambe (o tutte e tre) le lingue deve essere riportato in traduzione, affrontiamo l’ultimo problema, quello dei veri e propri toponimi. Si sono viste foto con cartelli che indicano Brixen ma non Bressanone, Jenesien ma non San Genesio.

Su questo punto vale il criterio precedente: chiunque sia concessionario di servizio di pubblico interesse deve rispettare le norme che deve rispettare l’ente delegate, in questo caso la Provincia. E per la Provincia vale quanto previsto dallo Statuto di autonomia, all’art. 8, comma 2:

Art. 8

Le Province hanno la potestà di emanare norme legislative, (…) nelle seguenti materie (…):

2) toponomastica, fermo restando l’obbligo della bilinguità nel territorio della provincia di Bolzano;

Ne consegue che ogni toponimo deve essere riportato nelle due o tre lingue, sempre che esso esista. Finché non sarà approvata una legge provinciale sulla toponomastica, non è consentito a nessuno di dare una propria interpretazione (anticipando di fatto una legge che non c’è) della questione, distinguendo tra micro e macro, tra toponimi storici e inventati.

Ciò non significa approvare tutte le traduzioni (spesso arbitrarie e non di rado ridicole) di Tolomei, ma chiedere il rispetto della legge. Se la politica vuole approvare una legge provinciale sulla toponomastica lo può fare; in mancanza di una legge, resta solo lo Statuto a regolare la materia.

Qualsiasi comportamento che unilateralmente non rispetti lo Statuto equivale a negare a questo o a quel gruppo linguistico il diritto di sentirsi a casa in Alto Adige – Südtirol. E questo è inaccettabile.

QUARTO PUNTO

CONCLUSIONI E RESPONSABILITA’

In questi giorni tanti volontari di Avs e Cai sono stati trascinati in una polemica etnica di cui loro sono le prime vittime. Il semplice volontario che si arrampica in quota per sistemare un cartello si sente umiliato da queste polemiche, la cui responsabilità è innanzitutto della politica provinciale e in parte anche dei vertici delle associazioni, che dovrebbero conoscere le leggi e le fonti di finanziamento di cui abbiamo parlato in questo dossier.

Per questo la responsabilità ricade innanzitutto sulla Giunta provinciale, alla quale domandiamo:

  1. Al momento di erogare i finanziamenti per la segnaletica di montagna, in base alle leggi nr. 22 del 7 giugno 1982 e nr. 33 del 13 dicembre 1991, ha stipulato la Giunta con Avs e Cai un “contratto di servizio” in cui fossero fissati criteri e obblighi derivanti dall’essere delegati a questo servizio di pubblico interesse?
  2. Non si è accorta che la segnaletica istallata in diversi sentieri di montagna non rispettava le norme di legge?
  3. Se non se n’è accorta, non ha peccato di mancato controllo?
  4. E se invece se n’è accorta, perché non è intervenuta?
  5. E ora, come intende intervenire la giunta provinciale per assicurare il ripristino della legalità?
  6. Se la Giunta provinciale non ha stipulato un “contratto di servizio”, se non ha vigilato o se non ha fatto nulla pur sapendo, non tocca ora alla Giunta provinciale garantire la sostituzione dei cartelli già istallati coprendone le spese?

Su questi punti noi Verdi abbiamo oggi presentato un’interrogazione in Consiglio provinciale.

Ai vertici dell’Avs, che al contrario delle migliaia di volontari dell’associazione avrebbero dovuto conoscere i loro obblighi di legge, chiediamo di riconoscere l’errore fatto e concordare con la Giunta provinciale un programma per ripristinare al più presto la legalità e far cessare questa assurda “guerra dei cartelli”.

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2 thoughts on “Avs e Cai, fare pace

  1. E’ molto chiaro, chiaro anche come questi atti siano stati compiuti deliberatamente per fomentare discordia tra i gruppi, nell’ambito di chissà quale piano strategico.
    Le montagne non sono nè tedesche nè italiane, tanto più le nostre che sono ancora piene dei resti di quella bestialità che è stata la guerra.
    Basta discordia e basta rivendiche.
    Rispettiamo tutti la convivenza e rifiutiamo di farci rappresentare da chi si presta a giochi di potere contro i nostri interessi civici.
    Non vogliamo più guerre neppure solo di parole in nome della cosiddetta patria…una parola da rivedere.

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