ASIMMETRIA

4 stato figure

150.000 VOTI SONO TANTISSIMI. SU QUESTO SUCCESSO MANCATO PER UN PELO MOLTO SI PUO’ COSTRUIRE. A PATTO CHE CI SI PONGA SERIAMENTE LA “QUESTIONE ITALIANA”, DETERMINANTE PER IL MANCATO QUORUM. QUALCHE RIFLESSIONE E UN’AUTOCRITICA.

E così, ancora una volta, il voto italiano ha salvato la Svp. I dati parlano chiaro: 46% in Venosta, 25% a Bolzano. Al mancato quorum (per un soffio) per il primo referendum provinciale della storia dell’Alto Adige – Südtirol, il non voto italiano è stato determinante. E ancora una volta gli uni sono andati da una parte, gli altri da quella opposta. Un’asimmetria che si manifestò eclatante nel referendum bolzanino del 2002, quando i tedeschi votarono tutti per la “Pace” e gli italiani tutti per la “Vittoria”. Stavolta lo stesso, ma a logiche inverse.

Ciò che il mondo tedesco sente come una liberazione – la demolizione progressiva del sistema di potere Svp e il tramonto di Kaiser Luis – gli italiani lo sentono come una minaccia: la fine delle garanzie autonomistiche e l’abbandono di papà Durni. Una reazione dovuta all’allarmismo terrorista propagato negli ultimi giorni da una parte della stampa e della giunta provinciale? C’è anche questo, e nei giorni della campagna elettorale lo abbiamo denunciato e combattuto. Ma ora la campagna elettorale è passata e – se si vuol mantenere la mente lucida – la disinformazione non può essere considerata l’unico fattore. Dove gli imprenditori della paura hanno la meglio, vuol dire che da qualche parte la paura c’è e su questa conviene interrogarsi.

Il mondo italiano ha paura che la crisi dell’Svp partorisca non angeli, ma mostri. Detto in politichese: che il possibile crollo Svp liberi le forze peggiori della società sudtirolese, cioè la destra nazionalista che non ha mai accettato il patto dell’autonomia, e che ora può cogliere l’occasione per prendere la strada dell’autodeterminazione, del monolinguismo, di uno “stato libero” del Sudtirolo in cui – nonostante le assicurazioni a parole –  per gli italiani non ci sarà più posto.

A confermare questa paura stanno i fatti degli ultimi due anni. Alle elezioni provinciali 2008 la Svp subisce la sconfitta più grave della sua storia, ma i voti in uscita vanno tutti alla destra tedesca  “patriottica”, mentre l’offerta interetnica dei Verdi ne esce sconfitta, apparentemente ormai “fuori mercato”.

La massiccia presenza della nuova destra in Consiglio provinciale (8 seggi su 35) si fa subito sentire: inaugurata dal costume da Schütze di Sven Knoll e dal suo giuramento sull’autodeterminazione invece che sulla Costituzione, la legislatura entra subito nell’incubo dell’anno hoferiano, tra marce di cappelli piumati e contro-provocazioni fasciste, tra dichiarazione sulla Wehrmacht liberatrice nel 1943 all’ultima, esasperante, “battaglia dei cartelli”. I segnali di montagna monolingui dell’Alpenverein vengono percepiti dagli italiani come avviso di sfratto. I giornali fanno da cassa di risonanza della paura, ma la paura c’è, non è un’invenzione. C’è la sensazione che in troppi vogliano dare disdetta ai patti dell’autonomia, rompere anche questa povera coabitazione precaria, che garantisce però almeno il diritto a esistere. La Svp viene vista dagli italiani come l’ultimo baluardo. La Svp, non i partiti italiani, tanto deboli e divisi da non poter essere neppure una debole palizzata.

La Svp e – aggiungo con dolore – non noi Verdi. Sarebbe il nostro compito, offrire uno sbocco democratico e interetnico alla crisi del sistema, ma non ci riusciamo e non riusciamo neppure seriamente a capire il perché. Da troppi italiani siamo avvertiti come estranei, privi di una offerta politica a loro rivolta, che non sia quella tedesca tradotta in italiano.

La Svp invece coglie l’occasione e, in crescente crisi sul versante tedesco, gioca la sua “carta italiana”. Papà Durni dà un colpo al cerchio e uno alla botte, è vero, ma striglia i suoi quando esagerano, tiene gli Ellecosta nel recinto e gli altri, quelli fuori, cerca di ridimensionarli come può. Theiner va a don Bosco nel cuore del quartiere italiano, non dice un gran che, ma almeno va e questo di questi tempi è già tanto. Certo: si pronuncia anche per la Selbstbestimmung, ma gli italiani impauriti hanno voglia di credere che lo faccia solo per togliere terreno sotto i piedi agli estremisti.

Poi vengono i 5 referendum. Una sfida democratica al sistema Svp. Durnwalder la prende sul personale, dice: “O me o il diluvio” e invita a non andare alle urne. Chi vota fa peccato di lesa maestà, e indebolirà l’imperatore che ha già le sue belle grane.

Ce lo possiamo permettere? Si domandano gli italiani. E rispondono di no.

Ad aiutarli, il panorama delle forze in campo. Su 5 referendum, accanto ai 2 “autentici” dell’Iniziativa per più democrazia e della protesta ecologica contro l’aeroporto, ci sono quelli tre, strumentali e taroccati, della destra tedesca meno presentabile. Ma vallo a spiegare, in poche settimane, che bisogna distinguere tra i referendum veri e quelli fasulli. Schiacciati dall’alternativa secca voto sì – voto no, non si riesce mai a entrare nel merito. O tutto o niente, prendere o lasciare.

E tra chi suggerisce di prendere, oltre all’impresentabile Union senza neanche più la dignitosa treccia tirolese di Eva Klotz, gli italiani vedono che c’è anche l’Alpenverein e non riscono a distinguere questa Avs ecologista e democratica da quella che pianta cartelli solo in tedesco. Dall’altra parte, a dire di lasciare, c’è papà Durni e il buon Theiner che è sceso nell’arena di Don Bosco. Gli italiani scelgono di lasciare, garantendo il salvataggio in extremis dell’Svp (come nel 2008 le avevano regalato d’un soffio il 18° seggio e la maggioranza assoluta).

Di fronte a un elettorato tedesco che si sente abbastanza forte da potersi riappropriare della sovranità, sta un elettorato italiano che si sente talmente debole e abbandonato a se stesso, da affidarsi a un “papa straniero” (fenomeno non nuovo nella storia italiana).

Ha ragione chi dice che senza risolvere (ma basterebbe cominciare a porsela seriamente) la “questione italiana”, non c’è prospettiva di cambiamento per l’Alto Adige – Südtirol.

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26 thoughts on “ASIMMETRIA

  1. Phyrrussieg

    Das nun vorliegende Ergebnis der Volksabstimmung in Südtirol, ist trotz seines Scheiterns nicht nur ein Achtungserfolg der Promotoren – wie es nun Landeshauptmann Luis Durnwalder bemerkt – sondern ein eindeutiger Phyrrussieg der Südtiroler Volkspartei. Denn die ca. 149000 Wählerstimmen, betreffend die Fragen der DIREKTEN DEMOKRATIE und des FLUGPLATZES, sprechen eine eindeutige Sprache. Also ein potentielles Wählerpotential, welches trotz Niederlage, bei den nächsten und offiziellen Parteienwahlen sicher nicht zu Hause bleiben wird. Und dies unabhängig davon, wie es mit den beiden obgenannten Themen weitergeht. Dabei muss die SVP nun wohl vorerst, ihr offensichtlich ideologisch und inhaltlich gespaltenes Parteivolk , intern wieder ins Lot bringen. Ganz abgesehen davon. wie sie in nächster Zukunft ,einen nun eindeutig und klar positionierten Anteil der Bevölkerung zu beruhigen gedenkt. Eine Aufgabe welche wohl der Quadratur des Kreises entspricht.
    Trebo Hermann

  2. Caro Riccardo, ti rendi conto cosa vuol dire porre la “questione italiana”, innanzitutto all’interno dei Verdi altoatesini?
    Ci aspettano tempi molto difficili, ma se quell’aspetto viene affrontato finalmente con coraggio e coscienza (!), non tutto è perduto.
    Anche i Verdi di lingua tedesca in sostanza, come tutti, devono decidersi a “scendere” a … Visualizza altroShangai, respirare l’aria che tira, stare al gioco, confrontarsi con calma e condividere qualcosa. Allora i giochi si possono riaprire…
    E quello che vale per i Verdi vale per tutto il Centrosinistra, naturalmente.

  3. Rimango sempre convinto che il referendum sia un’ottimo esercizio di democrazia. In questo caso per… Visualizza altroò un piccolo dubbio mi rode: se i primi o uno dei tre primi quesiti avesse raggiunto il quorum cosa ci avrebbe guadagnato la democrazia e la convivenza in Alto Adige-Suedtirol, vista la maggioranza, quasi bulgara, dei si?
    Forse anche nel meccanismo di accorpamento dei vari quesiti referendari gioca a sfavore di una più ponderata decisione di andare o meno al voto.
    Purtroppo ieri si è consumata più una battaglia interna all’SVP e al mondo di madrelingua tedesca che una serena valutazione almeno di quei due quesiti “autentici”, come li hai definiti. Ultima considerazione, spero fortemente che molti abbiano votato si ai quesiti della dx sudtirolese per dare segnali alla SVP perchè se così non fosse mi vengono i brividi.

  4. Hai ragione, caro Luca. Il problema è convincere gli italiani che un Alto Adige senza Durnwalder e con una Svp ridimensionata può essere un Alto Adige migliore. E bisogna fare anche in modo che il mondo italiano abbia più fiducia in sé e guardi al futuro con più ottimismo. Finora non ci siamo riusciti, questo è il problema.
    E hai ragione, caro Claudio. Ma bisogna riconoscere che Messner ha toccato il nervo scoperto degli italiani, citando il manifesto della Klotz: “Heute Volksabstimmung, morgen Selbstbestimmung”. E’ esattamente ciò di cui gli italiani hanno paura.

  5. Democrazia diretta a testa alta: il boicottaggio della giunta provinciale ottiene un magro e triste successo!

    Quorum mancato per un pelo e tuttavia un successo: i promotori della Iniziativa per più democrazia e della Federazione delle associazioni ambientaliste altoatesine hanno subito una sconfitta che in realtà somiglia a una vittoria. Nonostante uma massiccia campagna di boicottaggio da parte della giunta provinciale e di molti importanti dirigenti della Svp, nonostante lo scetticismo di molti importanti organi di stampa, nonostante l’apertura ritardata delle sezioni elettorali, in tutto l’Alto Adige quasi 150.000 elettrici e elettori si sono recati alle urne e in moltissimi comuni il quorum è stato abbondantemente superato.

    Il risultato finale equivale a un grande successo della democrazia, per il quale vanno ringraziati accanto agli elettori e alle elettrici anche l’impegno instancabile dei promotori. In questa domenica di voto si è espresso chiaramente il desiderio diffuso di una maggiore partecipazione.
    Ora nessuno può permettersi di fare come se nulla fosse successo. L’elettorato ha rivolto alla giunta provinciale e alla maggioranza di governo un monito severo, la critica alla mancanza di partecipazione è evidente, una svolta democratica per il “sistema Alto Adige” resta più che mai all’ordine del giorno.

    Due lezioni devo essere tratte immediatamente:
    1. La debole legge provinciale in vigore sui referendum ha dimostrato i suoi limiti evidenti. Va riformata nella direzione della riduzione del quorum, della garanzia del diritto al voto, del dovere di un’informazione completa e equilibrata. I partiti in Consiglio provinciale devono sedersi ad un tavolo con i promotori della Democrazia Diretta per concordare al più presto le necessarie modifiche.
    2. Ulteriori investimenti pubblici in aeroporto e compagnie aeree sono tassativamente da escludere e occorre lavorare per un’euscita della provincia dal settore del traffico aereo.

    Nonostante il fronte dei boicottatori (dal presidente della giunta provinciale all’Obmann Svp, fino a diverse associazioni di categoria) abbiano usato tutti i mezzi e anche diversi trucchi per far fallire la consultazione, la loro vittoria è assai modesta e somiglia di più ad una vittoria di Pirro.
    Il 25 ottobre 2009 resta un giorno storico per la democrazia in Alto Adige. Elettrici ed elettori hanno dato un fondamentale contributo all’anno 2009, che è stato contrassegnato dal bel motto: “Libertà”.

  6. Referendum Edilizia agevolata-Union 115.560 Sì, Referendum Seconde case-Union 111.414 Sì, Referendum Democrazia Diretta-Union 96.616 Sì, Referendum Democrazia Diretta-Iniziativa per più Democrazia 114.884 Sì, Referendum Aeroporto 113.574 Sì. Nonostante che i referendum dell’Union siano stati un po’ meno votati alla fine al netto dei no e delle schede nulle/bianche, è il primo referendum, quello xenofobo e etno-populista, che ottiene i maggiori consensi in voti assoluti. Cioè, salvo una minoranza “illuminata” la stragrande maggioranza di chi è andato a votare ha votato 5 Sì. Ed è da notare che sul primo referendum avevano dato indicazione di vorate Sì anche Unitalia, Lega Nord e Popolo della Libertà. Questa forma di opposizione allo strapotere della SVP, assai diffusa nel gruppo linguistico tedesco, per cui le “opposizioni” sono meglio, comunque, del sistema di potere, forse, sarebbe da discutere se vogliamo dare futuro ad un progetto politico positivo. In secondo luogo, la “questione italiana” di cui giustamente parla Riccardo si chiama “disagio” e pur sposando via via nel tempo varie bandiere (toponomastica, immersione, ecc.) ha a che fare con la senzazione di non contare niente e di essere penalizzati. Per cui è da qui che occorre partire nella riflessione. Sono andato a votare. Ho ritirato solo due schede, ma guardate che il clima in Città era chiarissimo da giorni e giorni. Anche il fatto che ognuno sia andato per conto suo nel Centrosinistra ha pesato e ancor di più la scelta di far chiudere a Grillo la campagna referendaria. Alla fine fare chiarezza e distinguere era, appunto, un’operazione impossibile.

  7. Due lezioni devono essere tratte immediatamente:
    1. La debole legge provinciale in vigore sui referendum ha dimostrato i suoi limiti evidenti. Va riformata nella direzione della riduzione del quorum, della garanzia del diritto al voto, del dovere di un’informazione completa e equilibrata. I partiti in Consiglio provinciale devono sedersi ad un tavolo con i promotori della Democrazia Diretta per concordare al più presto le necessarie modifiche.
    Spero che in quest’occasione si affrontino tematiche che sono state trascurate da tutti i gruppi consiliari, riguardanti gli aspetti tecnici della legge elettorale.
    Mi stupiscono tutte le proteste per l’apertura ritardata dei seggi, dovuta alla grande mola delle schede da timbrare. Ci sarebbe stato tutto il tempo di affrontare il problema, sono mancanze non solo da addebitare all’amministrazione provinciale.
    Spero che in occasione di una possibile riforma si affronti la tematica con una approccio più serio. Per quel che riguarda il quorum, penso che sia opportuno se si dovesse abbassare, aumentare almeno il numero delle sottoscrizioni e restringere i periodi di raccolta.
    Nessuno ha toccato il tema del voto degli elettori residenti all’estero. E’ uno scandalo lo spreco di tali somme. Gli uffici comunali in tali occasioni si sono trasformati in sportelli bancari. Va assolutamente introdotto il voto per corrispondenza per tali elettori, così come previsto per le altre consultazioni elettorali nazionali referendarie ed europee. Sono temi non sole da delegare a qualche tecnico ma compito anche degli organi politici.

  8. Caro Guido,
    hai toccato il punto decisivo, almeno per noi Verdi: come uscire dalla galassia indistinta dell’ “opposizione” e delineare un’opposizione democratica ed interetnica alternativa sì alla svp, ma anche alla opposizione di destra tedesca e italiana.

    Cara Karel,
    tocchi molti punti veri. Una cosa però sulle disfunzioni ai seggi: qui la responsabilità della giunta mi pare grande. Infatti la legge prevede che siano applicate le norme della legge sulle elezioni provinciali, dove c’è una sola scheda. Molti presidenti di seggio 2 settimane fa, alle riunioni preparatorie, avevano fatto presente che con 5 schede ci sarebbero stati ritardi nella timbratura. La giunta provinciale – competente in materia – se n’è fregata. Ha applicato burocraticamente la legge che prevede che il presidente e gli scrutatori comincino a lavorare alle 6. Poteva farli venire alle 5, considerata la diversa situazione dei referendum? E poi: come sempre ha fornito un solo timbro per sezione. Poteva fornirne 5, quanti erano i componenti del seggio? Poteva, ma non l’ha fatto., Perché non glene fregava nulla che la gente votasse. Anzi!

  9. caro Riccardo,
    anzitutto ti ringrazio per la tua costante opera di divulgazione delle notizie, che è molto preziosa.
    Sono ben contento di averti votato e rifarei questa scelta alla luce della tua attività.
    Ieri sono stato tra i molto italiani che hanno disertato i seggi.
    Per meglio dire, ho votato alle primarie del PD, ma ho deciso consapevolmente di non votare i referendum.
    Ho infatti ritenuto che l’ affermazione dello strumento referendario, sebbene in astratto condivisibile, possa in questa fase politica portare a dei rischi.
    Anche in quanto “italiano” in questa terra.
    E’ ovvio che non alludo tanto ai referendum promossi dalla nostra area, ma a quelli della destra tedesca.
    Ciao e buon lavoro.

  10. Oggi ho sentito parlare ad alta voce e con rabbia un dipendente del bürgerzentrum centro: gli italiani non hanno capito che sarebbe stata questa la loro chance di uscire dall’impotenza, ma come al solito una grandissima parte ha seguito quello che dice Durnwalder e rimarrà nella dipendenza. l’SVP ha giocato un brutto gioco.
    questo sinngemäß e sarebbe il messaggio da lanciare ad alta voce proprio agli italiani.

  11. Molto interessante la tua analisi. La cosa triste è che noi Verdi non riusciamo
    a fare da interpreti fra tedeschi e italiani, perchè ci vedono un po’ fuori.

  12. caro riccardo
    in questo caso, modestamente, penso che il (non-)voto italiano abbia salvato la democrazia e evitato un ulteriore Rechtsruck.
    cordiali saluti di uno che è andato alle primarie PD ma non alla “Volksbefragung”
    hannes

  13. Caro Riccardo
    Volevo risponderti sulle disfunzioni. Dal mio punto di vista la legge è molto chiara, non si possono distribuire più timbri, non è stato mai fatto, neppure quando si è votato per 12 quesiti referendari. Bisognava cambiare la legge e si doveva fare molto prima, neppure con le norme di modifica alla legislazione referendaria provinciale approvata al tavolo del presidente Steger, poiché come si è visto, sono entrate in vigore troppo tardi. Si può incolpare l’amministrazione provinciale per non aver affrontato questo problema in tempo, ma i promotori non si erano letti la legge, o almeno confrontati con i colleghi trentini che nel settembre 2007 avevano già avuto alcuni referendum provinciali? La soluzione stava, non tanto nel distribuire più timbri, ma nell’anticipare alla giornata di sabato l’autentica delle schede. Comunque dagli errori si impara e speriamo che in futuro, si affrontino con maggior impegno anche questi dettagli.

  14. @Hannes
    abbia salvato la democrazia e evitato un ulteriore Rechtsruck.
    cordiali saluti di uno che è andato alle primarie PD ma non alla “Volksbefragung”

    Um sich in einem Land wohlzufühlen wird dies langfristig wohl nicht reichen. Mit anderen Worten, wenn jemandem der Parteisekretär in Rom wichtiger ist, als eine der wichtigsten Abstimmungen in Südtirol, also der Region wo man lebt und Zuhause ist braucht man sich nicht zu wundern wenn man politisch marginalisiert wird. Boykott (Nicht Hingehen ist Boykott) ist eine Form des Ausdruckes. Die um Lichtjahre bessere Form ist aktive Teilnahme. Teilnahme am Zustandekommen der Referenden, Teilnahme an den Diskussionen im Vorfeld, Teilnahme bei der Abstimmung. Wenn sich die italienischsprachigen SüdtirolerInnen in Südtirol wohl fühlen wollen, dann haben sie ein Recht und eine Pflicht auf aktive Teilnahme an allen politischen Diskussionen und Prozessen die in Südtirol stattfinden. Boykott bewirkt nur, dass man bei wichtigen gesellschaftlilchen Entwicklungen wieder außen vor steht.

  15. Da quello che ho letto oggi sulla Tageszeitung nell’intervista a Stefan Lausch, oltre all’auspicio di una riforma della legislazione referendaria in consiglio provinciale, si accennava ad una nuova iniziativa referendaria per l’abolizione del quorum. Speriamo che tale proposta sia più articolata e non si limiti solo all’abolizione del quorum. Li non sta solo il problema. Ma tornando a leggere con poco più di pacatezza i risultati della consultazione referendaria, bisogna considerare molti aspetti. Sul 38% di affluenza alle urne, quanto ha influito il voto degli elettori residenti all’estero, io lo valuto intorno al 6,2%. Questi sono cittadini emigrati all’estero da alcune generazioni, che si sono espressi sull’edilizia abitativa agevolato e sulla precedenza della popolazione locale, senza grossa cognizione di causa, ma per la maggior parte solo con l’intento di incassare il lauto compenso. E qui i vicini trentini sono stati più previdenti, hanno escluso rimborsi stratosferici in occasione di referendum provinciali. Il 29,49% di consenso per i cinque referendum propositivi è stato comunque un risultato considerevole !!

  16. Die Volksabstimmung wiederholen. Viele waren vor verschlossenen Wahllokalen, vorallem in der Früh (vor/nach Frühmesse) gehen viele wählen. Vielleicht waren es gerade die fehlende Prozente, die verhindert wurden zu wählen.

    Ripetere il referendum popolare siccome alla mattina tanti locali erano chiusi. Magari sono propri quelli pochi percentuali mancanti che non hanno votato per chiusura dei locali alla mattina.
    Dr. Christa Pardeller
    (Blog: http://www.christapardeller.wordpress.com)

  17. Consoliamoci, non ce l’abbiamo fatta per un pelo solo perché il cervello
    del grande scalatore annebbiato dalla mancanza di ossigeno a causa di
    tutti gli ottomila conquistati e il nostro Kaiser hanno insinuato
    all’ultimo momento che quei referundum avrebbero poturo in futuro
    costare cari agli italiani dell’Alto Adige. I potentati sudtirolesi
    tirano un sospiro, ma devono stare attenti a quel nostro pelo mancante e
    minaccioso sempre presente nell’aria che potrebbe andarli di traverso
    prima o poi.

  18. Caro Guido Margheri,
    Sul voto italiano secondo me sbagli. E sbagli su diverse altre cose. In breve:

    1. la gente ha votato i 5 referendum A PRESCIDERE DA cosa ci stesse dentro. Purtroppo, aggiungo io. Voto sì – voto no: questo è stato il terreno dello scontro imposto consapevolmente da Durnwalder che all’inizio della campagna elettorale ha fatto appello all’astensione, facendo capire che chi andava a votare si macchiava di lesa maestà. Da quel punto nessuno più si è interessato dei contenuti: è stato un voto pro o contro Durnwalder. E la maggior parte di chi è andato a votare ha votato cinque sì e stop, cinque sì contro il potere. Io non credo che ci siano in Sudtirolo 115.000 xenofobi. E se fossi uno di sinistra, mcome te e me, non regalerei a Poeder tutte queste persone. Certo, ce n’erano 3-4.000 che su quel referendum sono andate a votare convinte, e questo ha fatto la differenza. Il resto ha votato 5 sì come sfida a chi gli diceva di stare a casa.

    2. Che sia diventato un voto pro o contro Durnwalder ti spiaga anche il diverso comportamento di italiani e tedeschi. Anche gli italiani si sono trovati a decidere se destabilizzate il sistema Durnwalder o no, e hanno scelto di no, perché temevano che quello che veniva dopo era peggio. Dopo di che sugli italiani ha pesato anche il distacco dalla politica, la sfiducia, l’esprienza dei referendum nazionali sempre falliti ecc… Ma il ragionamento di Messner: attenti, vedete che scrivono oggi Volksabstimmung, domani Selbstbestimmung, ha interpretato il comune sentire, e il comune timore, degli italiani.

    3. Piccola riflessione per tutti i fautori della democrazia diretta: e se le proposte di legge fossero troppo difficili da capire per una votazione di massa? Ho notato che tanta gente dopo la terza frase sulla diretta democrazia non ti seguiva più. Invece sull’aeroporto: niente soldi pubblici in quel pozzo senza fondo, la gente ti capiva sì, e al volo! Non è pterendere troppo dagli elettori sottoporre loro testi così complessi? E questo non ha reso a Durnwalder il gioco più facile, il gioco di evitare di entrare nel merito? Io credo di sì e credo che bisogna pensarci la prossima volta.

  19. Molti “italiani” che non sono andati a votare per questi referendum, poiché non hanno saputo vincere i fantasmi agitati da chi vuole continuare a farsi i suoi affari indisturbato (cementificatori e co.). Mi dispiace di non essere stata in grado di raggiungerli. Ma forse non si volevano far raggiungere: avevano paura.
    Purtroppo l’esito è stato quello che è stato.
    Dunque torneremo, noi Cassandre, persone sensibili e perdenti, spiriti liberi o almeno più liberi, – torneremo nelle nostre catacombe.
    Ma anche quelli che stanno ai piani alti, che sono sotto la luce della visibilità, non avranno purtroppo un gran vantaggio e il futuro che vorrebbero, al riparo da gravi incertezze. Poiché come ormai è evidente nell’era globale, non ci si può salvare da soli, “siamo tutti nella stessa barca”.

    Lo dico con le parole di una insegnante di filosofia:
    “Nello spettro della perdita del futuro, intesa nel duplice senso di perdita della capacità di controllare gli effetti del proprio agire e della potenziale distruzione dell’umanità che ne consegue, si annida, insieme al fallimento del mito del progresso, la necessità di un nuovo “compito morale” che sia all’altezza delle trasformazioni in atto. (…)
    Si configura dunque un inedito imperativo morale che scaturisce dalla priorità del problema della sopravvivenza sul problema della libertà, e che riguarda non più il “come” gli uomini interagiscono fra loro e quali relazioni essi siano in grado di costruire, ma il “se”: “se l’umanità continuerà a esistere o meno”, se possiamo ancora contare sull’esistenza di un futuro.”
    (Elena Pulcini, La cura del mondo : Paura e responsabilità nell’etá globale, Bollati Boringhieri, sett. 2009).

    Anna Schgraffer
    Una promotrice, mistilingue

  20. “mmm…sull’aeroporto capivano “tutti”…anche sul “padroni a casa nostra”, purtroppo, capiscono tutti, molti di più di quello che pensi Riccardo tra gli “italiani” e tra i tedeschi”…non regalo niente a Pöder è un dato di fatto che quello xenofobo è il referendum che ha preso più sì e non rimpiano afftto di aver rifiutato le tre schede dei referendum dell’Union …il problema è che gli “italiani” avvertono, oltre alla stanchezza e alla distanza da politica e istituzioni, anche la minaccia di uno strumento che li può vedere in minoranza su temi delicati…se avessero pensato veramente che erano “contro” la SVP una parte avrebbe votato come del resto ha fatto sulla vicenda di Piazza della Vittoria…Durwalder ha potuto fare l’operazione che ha fatto anche perchè era vero che i referendum dell’Union erano anticostituzionali e antieuropei. Se lo si fosse detto prima e si fosse differenziato il messaggio…Comunque, su una cosa siamo d’accordo la stragrande maggioranza ha votato 5 sì e, quindi, era impossibile distinguere nelle condizioni date…la cosa, forse, dovrebbe preoccupare chi intende promuovere altri referendum…e, comunque, farci riflettere tutti quanti.”

  21. @ Guido.
    Scrivi: “come del resto ha fatto sulla vicenda di Piazza della Vittoria..”
    Ma è qui che il paragone funziona, ma come dico io: su piazza vittoria gli italiani hanno votato per proteggere se stessi, perch… Visualizza altroé avevano la sensazione che gli venisse portato via qualcosa di loro, un dito che poi sarebbe dicventato un braccio. Dunque hanno votato Vittoria per difendersi da una minaccia.
    Stavolta lo stesso: si sono sentiti minacciati e hanno votato come papà Durni diceva.Perché minacciati? Perchè si sentono minoranza e dunque temono un meccanismo referendario generalizzato, perché hanno visto che se crolla la Svp cresce la destra tedesca, perché vedono in Durni l’ultima ancora di salvezza, perché gli è stato detto e ripetuto per una settimana che erano referendum anti-italiani.
    Quello che c’è in comune tra i due voti: la paura, la sfiducia. E l’affidarsi al monumento che dà più sicurezza: una volta ha le colonne coi fasci littori, un’altra volta il sorriso sornione di Durnwalder.

  22. Domenica scorsa due cari amici mi hanno raccontato di come avevano vissuto la giornata, l’uno al seggio del PD per le primarie, l’altro al seggio per i referendum. Quello che aveva a che fare con il referendum, mi ha raccontato di una giornata complessivamente tranquilla a parte le lungaggini dovute all’autentica delle schede, si doveva dilungare a spiegare agli elettori residenti all’estero dove si trovava l’edificio per incassare il rimborso spese, i più non conoscevano la città. Al seggio del Pd l’atmosfera era diversa, molti volontari, una scrutatrice extracomunitaria, un pubblico diverso: alcuni elettori pachistani, albanesi o d’altri paesi, che volevano partecipare e sentirsi cittadini alla pari. Nel primo seggio si votava tra l’altro sull’edilizia abitativa agevolata e sulla precedenza della popolazione locale, nel secondo quei cittadini avrebbero volentieri espresso il desiderio di pronunciarsi sulla materia, ma già il fatto di poter votare per un lontano candidato alla segreteria di un partito per loro quasi sconosciuto, era per loro un segno di dignità e per quel voto invece di incassare, non si sono fatti scrupoli per pagare i due euro.

  23. das war Demagogie pur, was die Landesregierung gestern inszenierte, schockierend, das ist klarer Machtmißbrauch.
    das Ziel der Svp , das Quorum zu kippen , ist damit geschafft. Auch Reinhold Meßner, der die Grünen Wähler für seine Zwecke
    eklatant mißbraucht hat, hat noch eins draufgeben müssen.
    ich möchte aufmerksam machen-aber vielleicht täusche ich mich da-: die Freiheitlichen sind auffallend zurückhaltend geworden
    was die Referenden betrifft, ihnen scheint das Scheitern gelegen zu kommen, an ihrem Arrangement mit der Svp scheint doch
    etwas dran zu sein im Hinblick auf die Gemeindewahlen.
    Trotz allem bewundere ich Euren Einsatz und haltet durch!!, das Verhalten der Svp kann sich längerfristig noch als Eigentor herausstellen, ihre Wähler
    sind nicht alle so dumm wie die Parteispitze sie hinstellt.
    es grüßt
    Weissteiner Martin , Vintl

  24. “Il voto del referendum svizzero contro la costruzione di nuovi minareti – il 57,5 per cento degli elvetici andati a votare ha approvato gli argomenti razzisti dell’Udc (l’Unione di Centro, formazione populista di estrema destra) – dimostra ancora una volta di più quali possano essere i rischi, le devianze e le minacce della cosiddetta democrazia diretta, quella che tanto piacerebbe esercitare alla nostra Lega e a Berlusconi (l’elezione diretta di premier e presidente della Repubblica). Il ventre del popolo è sempre stato deleterio per il popolo. Dando spazio alla paura degli altri, al rifiuto della razionalità e di ogni logica (in Svizzera per 400mila musulmani, quasi tutti originari della Turchia e dei Balcani, ci sono 200 moschee e appena 4 minareti!), stimolando la xenofobia e promettendo di esaudire gli interessi immediati (meno tasse, per esempio), il referendum si trasforma in uno strumento assai pericoloso nelle mani dei demagoghi, perchè li autorizzano poi ad andare sempre più oltre: così si istigano le cacce alle streghe, così si autorizzano le ronde contro gli extracomunitari, così si favoriscono l’intolleranza assoluta, la repressione, l’odio nei confronti degli oppositori, la censura, il pensiero “unico”; così diventa prassi l’idiosincrasìa nei confronti dei diritti e della dignità umana, della libertà di stampa e di quella politica. E dopo? Dopo, violenze, soprusi. E regime.
    Non a caso, in gran parte dei paesi democratici non solo si diffida dei referendum ma li si proibisce. Altrimenti sbucherà fuori qualcuno che intimerà alle “élites” massonigiudicaicheinternazionaliste di smetterla di negare le aspirazioni e i timori dei popoli europei. Anzi, qualcuno l’ha già fatto. In Francia, il Fronte Nazionale…
    (Leonardo Coen, Repubblica, 30/11/2009).

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