Diritto all’acqua: sì dal Sudtirolo

Il Consiglio della Provincia autonoma di Bolzano ha approvato oggi a larga maggioranza una mozione di noi VerdiGrüne-Verc che ribadisce che l’acqua è un bene pubblico comune e un diritto umano primario. Per questo non va privatizzata.

La mozione indica i principi generali a cui deve ispirarsi la politica dell’acqua in provincia di Bolzano: come diritto umano universale, l’accesso all’acqua deve essere sottratto alle logiche del mercato e deve essere garantito a tutti con un servizio idrico pubblico improntato ai criteri della solidarietà, della equità, del rispetto dell’ambiente e del risparmio delle risorse.

Il Consiglio impegna anche la giunta provinciale a operare in ogni sede per arrivare all’annullamento del decreto legge 135/2009 sulla privatizzazione; a impugnarlo davanti alla Corte Costituzionale per violazione delle competenze dell’autonomia altoatesina; a migliorare ancora di più la gestione pubblica dell’acqua nel nostro territorio e a lanciare una campagna di sensibilizzazione della popolazione sull’acqua come diritto umano universale.

Dopo l’approvazione da parte del consiglio regionale della mozione dei Verdi “Sì al clima, no al nucleare”, l’approvazione oggi della nostra mozione sull’acqua pubblica rappresenta un secondo importante passo che abbiamo promosso con successo per schierare le istituzioni locali su una corretta politica di ambiente e giustizia.

Di seguito il testo della mozione approvata.

ORDINE DEL GIORNO N. 30

ai disegni di legge provinciale n. 49/05 e n. 50/09

L’acqua è un bene pubblico

L’acqua come bene comune dell’umanità è un diritto sancito da molte dichiarazioni internazio­nali per i diritti umani. Il suo utilizzo deve essere re­golamentato avendo come unico obiettivo il sod­disfacimento dell’interesse pubblico, ovvero del­l’interesse di tutti di disporre di acqua pulita e a basso prezzo per le necessità primarie. Questo è quanto si è verificato finora in Alto Adige anche grazie alla proprietà pubblica degli acquedotti e delle società che ne gestiscono la distribuzione.
La stessa Comunità europea si è espressa in que­sta direzione. La risoluzione del Parlamento eu­ropeo del 15 marzo 2006 dichiara “l’acqua come un bene comune dell’umanità” e chiede che siano esplicati tutti gli sforzi necessari a garantire l’ac­cesso all’acqua alle popolazione più povere entro il 2015 e insiste affinché “la gestione delle risorse idriche si basi su un’impostazione partecipativa e integrata che coinvolga gli utenti e i responsabili decisionali nella definizione delle politiche in ma­teria di acqua livello locale e in modo democra­tico”.
Inoltre, la risoluzione del Parlamento europeo dell’11 marzo 2004 sulla strategia per il mercato interno – priorità 2003-2006 – già affermava, al paragrafo 5, “essendo l’acqua un bene comune dell’umanità, la gestione delle risorse idriche non deve essere assoggettata alle norme del mercato interno”.
Gli stessi organi della UE hanno più volte sottoli­neato che alcune categorie di servizi non sono sottoposte al principio comunitario della concor­renza; si veda ad esempio la Comunicazione della Commissione al Parlamento Europeo COM (2004) 374: “…le autorità pubbliche competenti (Stato, Regioni, Comuni) sono libere di decidere se for­nire in prima persona un servizio di interesse generale o se affidare tale compito a un altro ente (pubblico o privato)”; è peraltro noto che non esiste alcuna norma europea che sancisce l’obbligo per le imprese pubbliche di trasformarsi in società private (come ribadito da: Corte di giustizia CE, 2005; Commissione CE 2003 e 2006; Parlamento CE, 2006).
Ora, con l’articolo 15 del decreto legge 25 set­tembre 2009, n. 135 “Disposizioni urgenti per l’attuazione di obblighi comunitari e per l’esecu­zione di sentenze della Corte di giustizia della Comunità europea” che detta le norme per l’ade­guamento alla disciplina comunitaria in materia di servizi pubblici locali di rilevanza economica lo Stato disciplina in maniera nuova tutta la materia prevedendo la privatizzazione della gestione dei servizi idrici.
In base alla nuova normativa il conferimento della gestione dei servizi pubblici locali dovrà avvenire in via ordinaria tramite gara ad evidenza pubblica a cui potranno partecipare imprenditori o società in qualunque forma costituite oppure direttamente a società a partecipazione mista pubblico privata che vedano il socio privato con almeno il 40 per cento della proprietà e titolare dei compiti operativi connessi alla gestione.
Per situazioni eccezionali che non permettono un efficace e utile ricorso al mercato, in deroga alle mo­dalità ordinarie, la gestione dei servizi può es­se­re affidata a società a capitale interamente pub­blico svolgenti la loro attività prevalente­men­te nell’ambito dell’ente, o degli enti pubblici che la controllano.
Il decreto detta anche le scadenze entro cui do­vranno essere affidati i servizi e le date di deca­denza degli attuali affidamenti. La privatizzazione dovrà improrogabilmente concludersi il 31 di­cem­bre 2011.
Il decreto, che riguarda il servizio idrico, i servizi di igiene ambientale e in parte i trasporti, av­rebbe un impatto enorme nella nostra provin­cia in quanto attualmente tali servizi, in partico­lare il servizio idrico, sono gestiti da società pub­bliche.
Le diverse esperienze di privatizzazione dei ser­vizi idrici non hanno dato risultati apprezzabili portando, in generale, a un aumento delle tariffe, alla riduzione degli investimenti e all’abbassa­mento della qualità del servizio stesso, tanto che sono in essere anche esperienze di ri-pubblicizza­zione dei servizi idrici.
La più clamorosa è forse quella della città di Pa­rigi che nel 1985 aveva affidato a due società multinazionali, Veolia e Suez, la distribuzione e fat­turazione delle acque pubbliche per poi deci­dere, nel novembre dello scorso anno, che dal 1° gennaio 2010 la gestione delle acque pubbliche dovrà passare nelle mani di un ente di diritto pubblico che si occuperà di ogni singola fase: dalla captazione, alle fonti, alla fatturazione. I motivi del ripensamento parigino sono espliciti: 25 anni di gestione privata hanno portato a un aumento sistematico dei prezzi non accompa­gnato da un conseguente miglioramento dei ser­vizi, ma anzi da una lunga serie di abusi, prezzi gonfiati, casi di corruzione e invecchiamento delle strutture non sostenute da investimenti.
Per quanto riguarda la nostra Provincia auto­noma, la gestione dell’acqua, come bene prima­rio indisponibile, impone di far valere le nostre prerogative statutarie mettendo in campo tutti gli strumenti giuridici, politici e amministrativi per evitare la trasformazione di tale bene primario in una semplice merce gestita secondo le regole del profitto. La Provincia di Bolzano ha competenza legislativa nell’utilizzazione della acque pubbliche e nell’assunzione diretta di servizi pubblici e nella loro gestione a mezzo di aziende speciali (artt. 8 e 9 Statuto). La Provincia ha inoltre la compe­tenza di recepire le direttive europee adeguan­dole alle norme dello Statuto.
Tutto ciò considerato,
IL CONSIGLIO DELLA PROVINCIA

AUTO­NOMA DI BOLZANO

fa propri i seguenti principi e si impegna a muo­versi in coerenza con essi:
1.  l’acqua è un bene comune, un diritto umano universale non assoggettabile a meccanismi di mercato;
2.  la disponibilità e l’accesso individuale e collet­tivo all’acqua potabile sono garantiti in quanto diritti inalienabili e inviolabili della persona uma­na e si estrinsecano nell’impegno a garan­tire ai cittadini un minimo vitale giornaliero;
3.  la proprietà e la gestione del servizio idrico devono essere pubbliche e improntante a cri­teri di equità, solidarietà (anche in rapporto alle generazioni future), risparmio e rispetto degli equilibri ecologici;
4.  il consumo umano potabile delle risorse idriche deve avere la priorità rispetto ad altri usi;
5.  il servizio idrico integrato è un servizio pubblico essenziale, di interesse generale, privo di rile­vanza economica, e come tale non soggetto al­la disciplina della concorrenza ma rientrante nel­la competenza esclusiva della Provincia;
In base a questi principi,
IL CONSIGLIO DELLA PROVINCIA

AUTO­NOMA DI BOLZANO

impegna
la Giunta provinciale:
1.  ad agire in ogni sede e con ogni mezzo utile, ricercando la collaborazione con le altre Re­gi­oni a cominciare da quelle a Statuto speciale, per scongiurare la privatizzazione dell’acqua e della sua distribuzione;
2.  a valutare la possibilità di impugnare dinanzi alla Corte costituzionale l’art. 15 del Decreto leg­ge 25 settembre 2009, n. 135 “Disposizioni urgenti per l’attuazione di obblighi comunitari e per l’esecuzione di sentenze della Corte di giu­stizia della Comunità europea” con ricorso a difesa dell’autonomia provinciale;
3.  a difendere le proprie competenze autono­mi­sti­che anche nel caso che tale de­creto resti in vigore, appellandosi a quella parte dell’articolo 15 del suddetto decreto che stabilisce la possi­bilità di derogare alla privatiz­zazione per quelle situazioni in cui è dimostra­bile che il ricorso al mercato non sarebbe né efficace né utile. L’ar­gomento che la Provincia deve utiliz­zare è che l’attuale gestione pubblica dell’ac­qua in provin­cia di Bolzano garantisce gia alti li­velli di efficienza e utilità sociale;
4.  a migliorare sempre di più la gestione pubblica dell’acqua in provincia di Bolzano, in sintonia con l’interesse della popolazione e dell’am­bien­te, in modo che non possa mai essere messa in discussione da nessuno la conve­nienza a lasciare la gestione idrica in mani pubbliche;
5.  a promuovere a livello provinciale una azione congiunta di enti locali, di soggetti pubblici e della società civile per la difesa dell’acqua pub­blica, promuovendo altresì coerenti cam­pagne di sensibilizzazione della popolazione, me­dian­te mirate azioni di educazione, di for­mazione e di comunicazione.

Firmato cons. prov.

Riccardo Dello Sbarba

Hans Heiss

Approvato dal Consiglio provinciale di Bolzano con soli 3 voti contrari (dei consiglieri del PDL)

Bolzano, 17 dicembre 2009

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9 thoughts on “Diritto all’acqua: sì dal Sudtirolo

  1. … ottimo … bravissimi … con un po’ di buona volontà potevamo arrivare prima … mea culpa (in primis) …
    servirebbe anche il testo in ligua tedesca per poter portare la mozione anche nei singoli consigli comunali chiedendo la modifica dello “Statuto Comunale” introducendo il riconoscimento dell’acqua come bene comune pubblico e patrimonio dell’umanità e di tutte le specie
    viventi e l’accesso all’acqua potabile come un diritto umano fondamentale che non deve essere assoggettato a norme di mercato

  2. Complimenti. Un altro rilevante risultato della nostra azione continua in favore del bene comune. Sarebbe significativo organizzare un brindisi”con l’acqua” naturalmente, per festeggiare questi importanti risultati.
    Aldo Pompermaier, Trento

  3. PER CLAUDIO: ECCO LA VERSIONE IN LINGUA TEDESCA.

    Wasser ist ein öffentliches Gut

    Das Wasser als öffentliches Gut der Menschheit ist ein Recht, das in zahlreichen internationalen Menschenrechtserklärungen verankert ist. Seine Verwendung muss geregelt sein und dabei soll das einzige Ziel die Befriedigung des öffentlichen Interesses sein, d.h. die Verfügbarkeit von sauberem Wasser zu geringen Kosten für die Erfüllung primärer Bedürfnisse. In Südtirol war dies bislang der Fall, auch weil die Wasserleitungen und die Verteilerunternehmen öffentliches Eigentum waren.

    Auch die Europäische Union hat sich in diesem Sinne ausgesprochen. In der Entschließung des Europäischen Parlaments vom 15. März 2006 wird erklärt, dass “Wasser ein gemeinsames Gut der Menschheit ist” und gefordert, dass bis 2015 alle notwendigen Anstrengungen unternommen werden, um den Zugang der ärmsten Völker zu Wasser zu gewährleisten. Dabei wird auch mit Nachdruck gefordert, dass “die Bewirtschaftung der Wasserressourcen auf einen partizipativen und integrierten Ansatz gründen [soll], in dem die Benutzer und Entscheidungsträger an der Festlegung der Wasserpolitik im lokalen Bereich auf demokratische Weise beteiligt sind”.
    Ferner setzte die Entschließung des Europäischen Parlaments vom 11. März 2004 zur Binnenmarktstrategie – Vorrangige Aufgaben 2003-2006 – bereits unter Absatz 5 fest, dass “Wasser ein gemeinsames Gut der Menschheit darstellt” und dass “die Bewirtschaftung der Wasserressourcen nicht den Regeln des Binnenmarkts unterliegen darf”.
    Die Organe der EU haben mehrmals verdeutlicht, dass einige Dienstleistungskategorien nicht dem gemeinschaftlichen Wettbewerbsgrundsatz unterliegen. Siehe dazu zum Beispiel die Mitteilung der Kommission an das Europäische Parlament KOM (2004) 374: “…steht es den betroffenen öffentlichen Stellen (Staat, Regionen, Gemeinden) in der Regel frei, darüber zu befinden, ob eine Dienstleistung von allgemeinem Interesse von ihnen selber oder von einem Dritten, d.h. einem anderen (öffentlichen oder privaten) Akteur, erbracht werden soll”; Es ist ferner bekannt, dass es keine europäische Bestimmung gibt, die für öffentliche Unternehmen eine Privatisierungspflicht vorsieht (siehe auch: Gerichtshof EG, 2005; Kommission EG 2003 und 2006; Parlament EG, 2006).

    Nun führt aber der Staat mit Artikel 15 des Gesetzesdekrets vom 25. September 2009, Nr. 135, “Dringliche Bestimmungen über die Umsetzung der EU-Bestimmungen und der Urteile des Europäischen Gerichtshofes”, der die Bestimmungen zur Anpassung an die EU-Gesetzgebung im Bereich der lokalen öffentlichen Dienstleistungen von wirtschaftlicher Bedeutung vorgibt, eine neue Regelung der Materie ein, die die Privatisierung der Wasserversorgungsdienste festlegt.
    Gemäß der neuen Bestimmung erfolgt die Vergabe lokaler öffentlicher Dienste normalerweise über eine öffentliche Ausschreibung, an der Unternehmen oder Gesellschaften jeglicher Form teilnehmen können, oder über eine Direktvergabe an öffentlich-private Unternehmen, bei denen der private Eigentümer mindestens 40 Prozent der Anteile besitzt und die operativen Aufgaben im Zusammenhang mit dem Versorgungsdienst übernimmt.
    Im Falle von außergewöhnlichen Situationen, die einen effizienten und nützlichen Rückgriff auf den Markt nicht zulassen, kann die Dienstleistungserbringung, in Abweichung der üblichen Vorgehensweise, an rein öffentliche Unternehmen vergeben werden, die ihre Tätigkeit vorwiegend im Rahmen der Körperschaft bzw. der öffentlichen Körperschaften ausüben, die an diesen Unternehmen maßgeblich beteiligt ist bzw. sind.
    Das Dekret gibt auch die Fristen vor, innerhalb derer die Dienste zu vergeben sind bzw. die Verfallsfristen der etwaigen Vergaben. Der Privatisierungsvorgang muss unaufschiebbar am 31. Dezember 2011 abgeschlossen sein.

    Das Dekret, das die Wasserversorgung, die Umwelthygiene und zum Teil das Verkehrswesen betrifft, hätte desaströse Auswirkungen auf Südtirol, da besagte Dienste, insbesondere die Wasserversorgung, derzeit von öffentlichen Gesellschaften erbracht werden.

    Die unterschiedlichen Privatisierungserfahrungen im Bereich der Wasserversorgung haben keine wertvollen Ergebnisse hervorgebracht, da sie generell zu einem Preisanstieg, einer Verringerung der Investitionen und einer qualitativen Verschlechterung des Dienstes geführt haben, sodass mittlerweile die Wasserversorgung teilweise auch wieder verstaatlicht worden ist.
    Das eklatanteste Bespiel ist vielleicht jenes der Stadt Paris, die 1985 die Wasserversorgung und die Verrechnung an die Wasserkonzerne Veolia und Suez vergeben hatte, um dann im November letzten Jahres zu beschließen, dass ab dem 1. Jänner 2010 die öffentliche Wasserbewirtschaftung wieder von einer Körperschaft des öffentlichen Rechts übernommen werden sollte, die jede einzelne Phase abwickeln würde: von der Fassung über die Quellen bis hin zur Verrechnung. Die Gründe für dieses Umdenken der Pariser sind einfach erklärt: 25 Jahre der privaten Bewirtschaftung haben zu einer systematischen Preissteigerung geführt, die nicht mit einer entsprechenden Verbesserung der Dienstleistung einhergegangen ist, sondern vielmehr mit Misswirtschaft, aufgeblähten Preisen, Korruptionsfällen und veralteten Strukturen, in die nicht investiert wurde.

    Was unsere Autonome Provinz anbelangt, so müssen wir in Zusammenhang mit der Versorgung mit Wasser, als primäres und unverzichtbares Gut, unsere Rechte laut Statut geltend machen, wobei wir uns sämtlicher rechtlicher, politischer und administrativer Instrumente bedienen müssen, um zu vermeiden, dass dieses primäre Gut zu einer bloßen Ware wird, mit der nach den Regeln des Profits gehandelt wird. Südtirol hat gesetzgeberische Zuständigkeit im Bereich der öffentlichen Wassernutzung und der Wasserversorgung über Sonderbetriebe (Art. 8 und 9 des Statuts). Das Land ist ferner für die Umsetzung der Europäischen Richtlinien durch eine Anpassung an das Autonomiestatut zuständig.

    Aus diesen Gründen macht sich der

    SÜDTIROLER LANDTAG

    folgende Grundsätze zu eigen und verpflichtet sich, diese zu befolgen:

    1. Wasser ist ein allgemeines Gut, ein universelles Menschenrecht, das nicht den Marktmechanismen unterworfen werden darf;

    2. Die Verfügbarkeit und der individuelle und kollektive Zugang zu Trinkwasser sind zu gewährleisten, da es sich dabei um unveräußerliche und unantastbare Rechte des Menschen handelt, die sich in der Bemühung offenbaren, den Bürgern ein tägliches Lebensminimum zu sichern;

    3. das Wassereigentum und die Wasserversorgung müssen öffentlich sein und sich auf die Kriterien der Gleichheit, der Solidarität (auch gegenüber den zukünftigen Generationen), der Sparsamkeit und der Wahrung der ökologischen Gleichgewichte stützen;

    4. Die Verwendung als Trinkwasser für den Menschen muss gegenüber anderen Verwendungsarten vorrangig sein.

    5. Der integrierte Wasserversorgungsdienst ist ein öffentlicher und wesentlicher Dienst von allgemeinem Interesse und ohne wirtschaftliche Bedeutung und unterliegt als solcher auch nicht den Wettbewerbsbestimmungen. Er fällt jedoch in die ausschließliche Zuständigkeit des Landes.

    Auf der Grundlage dieser Grundsätze

    verpflichtet

    DER SÜDTIROLER LANDTAG

    die Landesregierung:

    1. bei jeglicher Einrichtung und mit jeglichem Instrument tätig zu werden, um gemeinsam mit den anderen Regionen, beginnend bei den Autonomen Regionen, die Gefahr der Privatisierung des Wassers und der Wasserversorgung abzuwenden;

    2. die Möglichkeit abzuwägen, den Artikel 15 des Gesetzesdekrets vom 25. September 2009, Nr. 135, “Dringliche Bestimmungen zur Umsetzung der EU-Bestimmungen und der Urteile des Europäischen Gerichtshofs” zum Schutz der Landesautonomie beim Verfassungsgerichtshof anzufechten;

    3. die eigenen autonomierechtlichen Zuständigkeiten zu verteidigen, auch wenn besagtes Dekret weiterhin in Kraft bleiben sollte, unter Berufung auf Artikel 15 des besagten Dekrets, welcher eine Abweichung von der Privatisierung zulässt, falls sich diese weder als effizient noch als nützlich erweisen sollte. Das Argument, welches das Land anzuführen hat, ist, dass der derzeitige Wasserversorgungsdienst in Südtirol bereits einen hohen Grad an Effizienz und gesellschaftlichem Nutzen gewährleistet;

    4. den öffentlichen Wasserversorgungsdienst in Südtirol, im Einklang mit den Interessen der Bevölkerung und der Umwelt ständig zu verbessern, damit die Vorteile eines öffentlichen Wasserversorgungsdienstes nie von irgendjemandem in Frage gestellt werden;

    5. auf Landesebene eine von den Gebietskörperschaften, den öffentlichen Einrichtungen und der Zivilgesellschaft gemeinsam getragene Initiative zum Schutz des öffentlichen Wassers in die Wege zu leiten, wobei ferner die Bevölkerung durch gezielte Erziehungs-, Bildungs- und Kommunikationsmaßnahmen für dieses Thema sensibilisiert werden soll.

  4. Bene molto bene ! ¨
    FAREI ANCHE UNA MOZIONE PER OBBLIGARE TUTTI GLI ESERCENTI (BAR,RISTORANTI,RIFUGI ETC.) A OFFRIRE GRATIS E SENZA GUARDARTI MALE L’ACQUA DI FONTE, DI RUBINETTO, SPESSO MIGLIORE E PIU’ SANA DI QUELLA COSIDETTA “ MINERALE” ( SPESSO SOLO INDUSTRIALE.E ARTIFICIALMENTE CARA).
    PURTROPPO QUANDO TE LA SERVONO, MOLTO SPESSO, E’ TENUTA VOLUTAMENTE TIEPIDA E COMUNQUE POCO FRESCA. NON LA FANNO CORRERE……E’ LA LORO VENDETTA PER NON LUCRARE SU QUELLA “MINERALE”.
    I CASI COSI DICO CHIARO E TONDO CHI SONO E CHE NON TORNO PIU’ IN QUEL LOCALE,ANZI LO FACCIO SAPERE A ALTRI.
    FROHE FESTE UND ES LEBE DER IMMERGRUENE TANNENBAUM !

    PS

    Com’è stata la festa di Natale del Landeshauptmann a Merano?
    Immagino come al solito…. „mir sein mir, mir sein die Besten „ !

  5. Bravo Riccardo,
    su una questione che normalmente è ovvia al livello globale, ti sei dato da fare per la salvaguadia del nostro primordiale bene pubblico che si chiama H2O!! Spero che i cittadini siano stati abbastanza sensibilizzati dalla campagna promossa in questo periodo per l’acqua del Sindaco, ma non è sufficiente. Noi insegnanti dovremmo fare capire alla base.
    1. Che l’acqua è un bene pubblico
    2. Che l’acqua del rubinetto è migliore delle acque minerali ed in particolare delle finte minerali.
    Yes we can, but we deserve!!!!!!!!!!!!!1

  6. bene…anche a Laives come gruppo Verdi abbiamo presentato, ed è stato approvato, affinchè si provveda alla modifica dello Statuto Comunale inserendo il diritto all’acqua.

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