“Una nuova Opzione”

DOPPIA CITTADINANZA: PERCHE’ VIENNA BOMBARDA IL QUARTIER GENERALE SVP. QUALCHE RIFLESSIONE E UN’AUTOCRITICA.


“Sarebbe una nuova opzione, spaccherebbe il Sudtirolo tra Optanti (per la cittadinanza austriaca aggiuntiva) e Dableiber (nella sola cittadinanza italiana), e in entrambi i fronti starebbero anche persone di lingua tedesca e ladina. In più, sarebbe la disdetta dell’accordo di Parigi, fondamento dell’autonomia, che prevedeva per gli optanti del 1939 il riacquisto della cittadinanza italiana, non una doppia cittadinanza. Su questa proposta non ci sarà mai consenso in Austria”.

Questa argomentazione di Andreas Kohl , da sempre “padrino” della causa sudtirolese nel parlamento di Vienna, sono definitive (e ricordano l’accusa di Alex langer contro il censimento etnico del 1981): le fantasie della Svp sulla doppia cittadinanza si sono rivelate delle stupidaggini. Anche nella versione discussa su questo blog un anno fa (vedi: https://riccardodellosbarba.wordpress.com/2009/02/24/sowohl-als-auch/)

Certo, le ipotesi che io feci un anno fa erano ben diverse da quelle prospettate dalla Svp: per me la doppia cittadinanza doveva essere data a tutti i cittadini della provincia di Bolzano che avessero qui diritti elettorali, dunque italiani e immigrati compresi. Era l’idea di una cittadinanza mista, che poteva essere estesa a tutte le aree d’Europa contese tra stati e mistilingui. Ben diversa l’idea della Svp: la cittadinanza austriaca riconosciuta solo a chi può vantare origini storiche austriache pre-1919, che dividerebbe anche il mondo tedesco e ladini in persone di serie A e di serie B, oltre ad escludere totalmente gli italiani e gli immigrati.

Ma anche nella mia versione, territoriale e per tutti, invece che storica e per pochi, c’era un vizio di origine: quello di dare rilievo, ancora una volta, agli stati nazionali. Due cittadinanze nazionali invece di una non cambia il quadro, cioè il muoversi dentro categorie ottocentesche, anche se diluite e di “condominio” (ma anche il termine condominio, usato da Sergio Romano per avanzare una simile proposta, nasconde un concetto “proprietario” della realtà: i due stati “proprietari” del Sudtirolo).

Erhard Busek, ex vicecancelliere austriaco, avanza sulla ff la proposta di una “cittadinanza europea”: cioè non una doppia statualità, ma una cittadinanza continentale da dare a zone simili al Sudtirolo. Una specie di “territorio europeo”. Idea interessante, che recepirebbe il buone della mia idea togliendo il cattivo (il protagonismo degli stati nazionali), ma purtroppo in questo momento fumosa ed irrealistica: una cittadinanza europea non esiste attualmente e non vorrebbe dire nulla. Potrà esistere solo quando l’Europa avrà più solide fondamenta politiche e democratiche. Oggi un “passaporto europeo” non darebbe alcun diritto in più a chi lo ha, ma molti diritti in meno.

Resta da capire perché oggi dall’Austria arrivano smentite così radicali ed unanimi alla proposta Svp. L’impressione è che a Vienna si giudichi ormai questo un partito allo sbando, diventato da fattore di stabilità fattore di instabilità del confine sud e delle relazioni tra Vienna e Roma e tra Vienna e l’Europa. Spaventa a Vienna la superficialità con cui i dirigenti Svp passano da una trovata all’altra, dando solo spazio alla destra tedesca. Vienna non si vuole più far tirare per la giacca da una Svp che sbanda da tutte le parti, non può affidare la propria politica estera a un partitino egoista e viziato. Infine, non dimentichiamo che a tirar fuori la proposta della doppia cittadinanza per i sudtirolesi DOC sono stati i Freiheitlichen austriaci e il loro leader rampante Heinz-Christian Strache che in questo momento va forte nei sondaggi e minaccia di diventare il nuovo Haider, ma su scala nazionale. Potevano democristiani e socialisti di Vienna appoggiare una proposta FPÖ solo per coprire le spalle ai cugini impazziti della Svp? Non potevano, ovviamente. Sommando tutto, a Vienna comincia a circolare il dubbio che ormai la Svp sia un partito da rottamare, cominciando a pensare al “dopo” (e forse ad accelerare il “dopo”).

Naturalmente ci sono anche preoccupazioni meno nobili: per esempio il timore di Vienna che gli si apra una vertenza interna sulla minoranza slovena e che anch’essa possa pretendere una doppia cittadinanza. Vienna ha sempre tenuto separata la questione sudtirolese da quella slovena: un gioco di prestigio che potrebbe essere mandato in rovina dalle trovate dei “cugini” a sud del Brennero.

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8 thoughts on ““Una nuova Opzione”

  1. Ottimo. Resta solo un punto solo da chiarire (almeno per me che non conosco bene la questione). Come rispondiamo a quelli che accusano l’Italia di aver ottenuto la doppia cittadinanza per gli italiani di Slovenia e Croazia?

  2. Che tra Italia e Slovenia e Croazia non c’è nulla di simile all’accordo di Parigi e che in Croazia e Slovenia non c’è nulla di simile all’autonomia sudtirolese a tutela delle minoranze.
    Inoltre, che la legge italiana che riconosce la doppia cittadinanza a sloveni ecroati è stata un atto unilaterale, come unilaterale è stata la legge con cui la Slovenia ha dato la doppia cittadinanza agli sloveni all’estero.
    In Austria, poi, non è prevista la doppia cittadinanza per nessuno, sia austriaci all’estero che stranieri in Austria.
    Inoltre ancora, in Croazia nessuno parla di autodeterminazione, il confine ormai è accettato e gli italiani lì sono “italiani all’estero” al pari di quelli in Argentina.
    Tra Italia e Austria c’è un accordo bilaterale vincolante, base dell’auronomia sudtirolese.
    Queste le prime argomentazioni che mi vengono, ma ce ne sono certamnente anche altre.
    Ho trovate altre notizie in questi siti:
    http://www.ilmandracchio.org/modules.php?op=modload&name=News&file=article&sid=18
    http://www.coordinamentoadriatico.it/index2.php?option=com_content&do_pdf=1&id=756

    Guarda in particolare l’ultimo, che comincia così:
    La Croazia si accinge a denunciare l’Italia alla Commissione europea e al Consiglio d’Europa per la nuova legge sulla
    doppia cittadinanza, votata a Roma a inizio febbraio, che offre ai «connazionali d’Istria, Fiume e Dalmazia e loro
    discendenti» il diritto al passaporto italiano.

    Lo ha annunciato il primo ministro croato Ivo Sanader al Parlamento di Zagabria. «La legge italiana è contraria ad alcune
    convenzioni europee, sottoscritte anche da Roma, e pertanto invieremo alla Commissione europea e al Consiglio
    d’Europa un’ analisi dei paragrafi che, secondo noi, vengono direttamente violati», ed ha aggiunto il vecchio ritornello:
    «in Italia alcuni circoli non possono evidentemente fare a meno dell’irredentismo».
    Vogliamo che i rapporti Roma Vienna diventino così? Ci farebbve fare qualche passo avanti per la convivenza in Sudtirolo?
    A Vienna fortunatamente non lo vogliono.

  3. caro Riccardo,
    sulla doppia cittadinanza per gli abitanti del Tirolo storico non va dimenticata la variante trentina, quella che ha fatto sognare agli iperautonomisti a sud di Salorno il ritorno al buon tempo andato di Cecco Beppe. Ora, di questi tempi in cui un giorno sì e l’altro pure i tre governatori del ridotto alpino con un occhio guardano alle future magnifiche sorti progressive dell’euregio e con l’altro inseguono i miti del passato hoferiano, non si possono prendere sottogamba neppure le stravaganze trentine. Che mio suocero Roberto Zanotti, che va per i 95 anni e gode di buona salute, essendo nato a Trento sotto l’Austria imperiale e avendo avuto il padre kaiserjager caduto in Galizia possa rivendicare ( cosa che non gli passa neanche per l’anticamera del cervello) la doppia cittadinanza va bene; che la doppia cittadinanza la chiedano i trentini nati sotto lo stellone italico…. Concordo con te sullo stato confusionale SVP, che rischia di contagiare anche l’inquilino di piazza Dante: fra proposte strampalate sulla toponomastica, sogni di facoltà mediche bolzanine, abbattimenti di monumenti, invocazioni alla “potenza tutrice” non vorrei che tornasse in vita Tolomei. Ci stiamo avvicinando, “a passo romano”, alla X regio che, come noto, da Verona comandava sia Trento che la plaga bolzanina.
    un caro saluto
    Vincenzo

  4. Condivido in gran parte, ma…

    “oltre ad escludere totalmente gli italiani e gli immigrati.”

    Non è vero. Molti italiani, soprattutto dell’Unterland, avrebbero diritto al doppio passaporto, perché il Sudtirolo pre-1918 era tutt’altro che monolingue.

    “Inoltre ancora, in Croazia nessuno parla di autodeterminazione, il confine ormai è accettato…”

    Sembra un plauso. Dunque l’accettazione di confini «nazionali» è un valore?

    [My opinion: http://www.brennerbasisdemokratie.eu/?p=4170#comment-38991 %5D

  5. Ich kann vieles vom obigen Beitrag unterschreiben. Trotzdem, wer gegen die doppelte Staatsbürgerschaft ist und die Idee einer europäischen Staatsbürgerschaft lanciert, die wohl in den nächsten Jahrzehnten nicht viel mehr als ein Friede, Freude, Eierkuchen Argument darstellen wird, hilft unserem Land auch nicht weiter.
    Thomas Benedikter hat die Idee einer regionalen Staatsbürgerschaft für Südtirol skizziert: http://www.brennerbasisdemokratie.eu/?p=4219
    Ein zukunftsweisender Vorschlag. Ich würde gerne die Meinung der Gegner der doppelten Staatsbürgerschaft, die in der Tat keine Südtirol spezifischen Probleme löst, zu dieser Idee hören.

  6. L’idea di Thomas B. di una “nuova cittadinanza regionale inclusiva” è molto interessante. Sotto due aspetti:
    1. definisce uno spazio di cittadinanza oltre la logica degli stati nazionali;
    2. è aperta e può includere i “nuovi e vecchi immigrati”.
    In questo senso è una cittadinanza territoriale e non etnica. Dunque “indivisa”.
    Detto che è una buona idea, i problemi cominciano di qui.
    Infatti, lo si voglia o no, ogni cittadinanza “esclude”. Thomas dice che potrebbero ricevere questa cittadinanza sudtirolese indivisa quelli che hanno certe caratteristiche: durata della residenza, conoscenza delle lingue locali ecc… Dunque accanto a chi ha queste caratteristiche, ci sarebbe qualcun altro che non le ha e che è escluso. Certo, sarebbero infinitamente meno di quelli esclusi da altre ipotesi di cittadinanza più restrittiva, ma comunque qualcuno resta fuori.
    Inoltre, il problema sono appunto queste condizioni per l’ottenimento della cittadinanza.
    Per esempio: conoscenza lingue. Come si accerta, col patentino? A, B , C o D? E i cittadini italiani che il patentino non ce l’hanno (o che non conoscono una delle 2 maggiori lingue), ma comunque sono nati qui e qui vivono da sempre e hanno un passaporto che li rende cittadini al 100% anche del Sudtirolo? Che facciamo, gli neghiamo la cittadinanza regionale?
    Altro esempio: residenza. Qui, da un certo punto di vista, l’idea di Thomas è già realizzata nella legislazione provinciale. Per avere una casa o un sussidio qualsiasi, oggi occorre avere 5 anni di residenza e almeno 3 anni di lavoro in Sudtirolo. Questi sono i presupposti di una “cittadinanza sudtirolese” che riguarda il diritto di accesso alle prestazioni sociali. Che taglia fuori un sacco di immigrati, ma – forse, addirittura – è più “larga” dei criteri cui pensa Thomas (non include per es. la conoscenza delle lingue).
    Il quale Thomas dice che una cittadinanza sudtirolese istituzionalizzata e dotata, per esempio, di passaporto è impensabile, ma la sua idea può essere realizzata come linea di tendenza in una serie di rapporti tra cittadino e istituzioni pubbliche. Che è esattamente quello che avviene per quanto riguarda le prestazioni sociali.
    L’idea di Thmas mi sembra una generalizzazione di questa dimensione a tutti gli aspetti, una specie di “certificato di appartenenza sudtirolese” che si consegue avendo certi presupposti e dà diritti e doveri. La sfera dei diritti si allargherebbe dalla dimensione sociale a quella politica: diritto di voto. E questo mi pare l’aspetto più significativo, perché rivoluzionerebbe lo status degli immigrati residenti e costringerebbe la politica a tenere conto i loro.
    In questo dunque andrebbe oltre la attuale “cittadinanza sociale” e creerebbe senso di comunità e di cittadinanza, appunto.
    Un altro punto: Thomas dice che tale cittadinanza regionale dovrebbe contribuire a stabilizzare la popolazione dei vecchi e nuovi immigrati. bene. Ma qui allora potrebbe contare anche una “volontà di permanenza e integrazione”, cioè la scelta soggettiva di fare del Sudtirolo la propria nuova Heimat. E questo desiderio ci può essere anche in chi magari le due lingue ancora non le conosce. Questo della scelta, della bvolontà soggettiva può essere un criterio da considerare?
    Credo dunque che dell’idea vadano approfonditi bene i diversi aspetti, ricordando che il diavolo sta nei dettagli.

    Post scriptum: se qualcuno cerca di interpretare il discorso di Thomas come una Autodeterminazione camuffata, non ha capito nulla.

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