Energia: i cittadini vincono sul Palazzo

COSA LORO? La firma degli accordi tra Sel ed Edison

L’ENERGIA RIPORTATA DAVVERO “A CASA”: NELLA CASA DELLA DEMOCRAZIA.

Pubblico qui l’editoriale di Florian Kronbichler sul “Corriere” di domenica 1 maggio, che spiega bene il senso di questa battaglia per la legalità e la trasparenza.

Strozzato fra trono e altare (il matrimonio regale e la beatificazione papale), rischia purtroppo di passare in sordina l’evento clou della politica locale, ossia la consegna ai consiglieri provinciali Verdi, Riccardo Dello Sbarba e Hans Heiss, dei contratti stipulati dalla Sel con le società Edison ed Enel.

Un evento clou sia per come ci si è arrivati, sia per le conseguenze che ne derivano. Ciò che è accaduto costituisce una pietra miliare sulla via sudtirolese alla democrazia compiuta: un progresso in termini di legalità e trasparenza. Senza esagerare, infatti, possiamo dire che sono stati recuperati al controllo democratico i due più preziosi patrimoni della nostra terra: l’acqua e l’energia elettrica.

Purtroppo non è stata l’istituzione politica, nella persona del Landeshauptmann, a garantire i nostri diritti, il che rimarrà come un punto nero nella storia, ma ci si è arrivati attraverso lunghe vertenze giudiziarie. Onora i due consiglieri Verdi il fatto che non si siano fatti intimidire da costi e maldicenze (il ricorrere alle carte bollate è tuttora «criminalizzato»). Con sentenza giudiziaria ora è consacrato il diritto di ogni consigliere provinciale (e non solo dei due Verdi che il diritto l’hanno conquistato) di prendere visione degli atti della società energetica.

Più importante ancora è la conseguenza implicita che si deduce dal verdetto: la Sel, pur essendo formalmente una società privata, è e rimane sostanzialmente pubblica, quindi nostra, dei cittadini, non solo dei suoi azionisti. La sentenza emessa dal supremotribunale amministrativola fa finita con quelle privatizzazioni fantasma –tipo Ferrovie, Poste o Enel—e con il vizio di privatizzare le decisioni nonché i profitti e di socializzare invece solo i costi. Ora è stabilito: la Sel è azienda pubblica, checché ne abbia da ridire la schiera di principi del foro mobilitati da Provincia, Sel, Edison ed Enel.

Provincia e Sel ora faranno bene a non perseverare. La testardaggine con cui hanno negato un diritto democratico è costata loro già parecchia credibilità. Aver «riportato a casa» dallo Stato l’energia elettrica può considerarsi il maggior successo materiale di tutta la politica autonomista (sei miliardi di chilowatt/ore!). È la cassaforte dell’autonomia. La Provincia avrà avuto i suoi buoni motivi per aver esteriorizzato la gestione del proprio tesoro e i dirigenti Sel lo terranno in buona custodia, niente da eccepire, ma sottrarre il tesoro del tutto al controllo democratico è stato un passo dispotico di troppo. Per una volta tanto i cittadini — attraverso i rappresentanti che ha eletto–si sono imposti. Più nobile sarebbe stato se ci fossero riusciti in sede politica.

Sono dovuti ricorrere alla via giudiziaria e non è simpatico. Ma rallegriamoci: c’è ancora giustizia, dunque c’è lo Stato di diritto.

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