Più democrazia a minor costo

Trasparenza, controllo, sobrietà: una riforma della politica che elimini i privilegi e dia più forza al potere legislativo e ai cittadini.

L’attuale protesta contro i “costi della politica” nasce dalla grave crisi finanziaria, che impone sacrifici a tutti, e dal triste spettacolo di una classe politica che mette in salvo i propri stipendi e perfino le vituperate province. Bisogna però non cadere nell’inganno: il problema più grosso dell’Italia non si chiama “casta”, si chiama Berlusconi. Nessuna manovra economica funzionerà se l’Italia continuerà ad essere guidata da una classe dirigente screditata in tutto il mondo. La prima urgente riforma è dunque mandare via Berlusconi con tutta la sua corte e dare al Paese un governo che abbia la forza, il consenso e il rigore di un nuovo “Comitato di Liberazione Nazionale”.

Solo così sarà possibile una riforma etica delle istituzioni, cominciando da noi: Regione e Provincia. Qualche passo l’abbiamo fatto: eliminazione dei vitalizi, blocco delle indennità, ritocchi alle maggiorazioni. Il lavoro va completato, senza però agitare specchietti per le allodole. Non è serio per esempio l’assessore che propone di tagliare i rimborsi che non lo sfiorano perché lui continua a spostarsi gratis sull’auto blu.

Provo invece a fare qualche proposta più seria:

  1. Va approvata una legge che limiti le spese elettorali di candidati e candidate e li obblighi a una documentazione trasparente e rigorosa. Gli “appetiti di casta” nascono dalle campagne elettorali milionarie. Con un tetto massimo di 28.000 euro a candidato (è la proposta verde) si ferma lo sperpero e si danno a tutti pari opportunità.
  2. La Regione è sovradimensionata. Le sue residue funzioni amministrative vanno passate alle Province, lasciando alla Regione il compito di coordinare le politiche comuni. Eliminare l’apparato regionale consentirà forti risparmi di spesa.
  3. Ai finanziamenti in denaro ai gruppi consiliari va preferita la messa a disposizione dei mezzi materiali per fare politica.
  4. Ogni esborso in denaro deve essere comunque motivato, documentato e trasparente, in modo che non diventino finanziamenti occulti ai partiti.

Ci sono poi tante altre piccole riforme da studiare: eliminare i doppi benefici, ridurre fondi personali di rappresentanza di Giunte e Uffici di presidenza, pagare i membri della Giunta a livello trentino (oggi Durnwalder ha una maggiorazione doppia di Dellai), rivedere l’uso delle auto blu e così via. E certamente vanno verificati gli stipendi-base dei consiglieri, oggi troppo alti.

Tuttavia, su una cosa bisogna avere le idee chiare: quale tipo di consiglieri e consigliere ci servono per una Provincia autonoma che fa leggi e gestisce 5 miliardi all’anno? Quale tipo di “parlamento provinciale” può garantire democrazia e trasparenza di fronte a una Giunta (e a decine di società pubbliche) già così potenti e intolleranti verso ogni controllo?

C’è chi propone consiglieri a tempo perso in un “parlamento serale” : costano meno, certo, ma ciò equivarrebbe a una delega in bianco a Durnwalder e ai suoi assessori, unici politici rimasti a tempo pieno.

Vogliamo questo? Io non lo voglio, perché credo che in Alto Adige ci sia semmai bisogno di più controllo, più trasparenza, più democrazia, più pluralismo e tutto questo ha un costo che va pagato. Il non controllo alla fine ci costerà molto di più.

Se dunque vogliamo ancora avere in Consiglio provinciale persone in grado di fare leggi, analizzare bilanci, tenere contatti coi cittadini e dare filo da torcere a chi gestisce il potere, allora servono parlamentari a tempo pieno. A condizione che il tempo pieno sia davvero tale: l’attività di consigliere provinciale deve essere incompatibile con qualsiasi altro lavoro (vedi avvocati, commercialisti ecc…). Per il resto, la persona eletta deve disporre dei mezzi per esercitare il proprio mandato, usandoli con parsimonia e trasparenza, al servizio dei cittadini e non come privilegio.

La ricetta è semplice: più democrazia a minor costo. Si può fare.

(pubblicato sul giornale Alto Adige del 21 luglio 2011)

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Un pensiero riguardo “Più democrazia a minor costo

  1. RIPORTO QUESTO INTERVENTO CHE MI HA MANDATO MAO VALPIANA.

    Gli anti-casta che tanto piacciono alla vera Casta

    di Mao Valpiana *

    La campagna “moralizzatrice” degli anti-casta ormai dilaga ovunque. Non solo in rete e nei social network, ma anche sui quotidiani a grande tiratura, ed ora perfino nei telegiornali di Rai e Mediaset. A questo punto, come vuole la proverbiale locuzione latina, mi sono chiesto: cui prodest? (“a chi giova?”).
    Fino a quando a protestare contro indennità, vitalizi e privilegi dei parlamentari erano i grillini o il popolo viola, tutto mi sembrava regolare e per certi versi coerente. Ma quando hanno cominciato ad accodarsi i quotidiani di ogni orientamento, comprese le corazzate di Repubblica e del Corriere (che ricevono contributi a fondo perduto dalla Legge per l’editoria, che si sono guardati bene dall’inserire negli elenchi degli sprechi), allora ho incominciato ad avere qualche prurito; è divenuta una vera allergia quando anche il paludatissimo TG1 ha dato voce alla rivolta anti-casta, attaccando il bilancio della Camera come se fosse la causa principale della voragine del debito pubblico italiano. E quindi, dopo aver messo alla gogna non solo i parlamentari, ma anche i consiglieri regionali, provinciali, comunali, quasi che bisognasse vergognarsi di essere stati eletti e sentirsi accusati di “vivere sulle spalle del popolo”, ecco che iniziano ad arrivare le proposte per porre rimedio a questo sperpero: abolire le province, ridurre il numero di senatori e deputati, ridurre il numero dei consiglieri regionali, provinciali, comunali, tagliare tutte le indennità.
    L’idea che sta avanzando nel paese è che tutti coloro che ricoprono una carica elettiva fanno parte della Casta e che la Casta è uno sperpero di denaro pubblico. Non ci vorrà molto, dopo che tutti si saranno convinti che deputati e senatori sono troppi, a far passare l’idea che avere due Camere è un lusso che non ci possiamo più permettere, che forse ne basterà una sola, magari con poche decine di rappresentanti, e poi sarà un bel risparmio abolire anche quella (…tanto nel “parlamento” si fanno solo chiacchiere…) e affidare tutto il potere al governo, che basta e avanza!
    La vera Casta (cioè i gruppi economici e finanziari – proprietari anche di quotidiani e televisioni -che non hanno bisogno di passare dalla prova elettorale per esercitare il proprio potere) ha tutto l’interesse a favorire lo tsunami anti-casta: meno deputati significa meno controllo, e sarà più facile comprare i pochi rimasti che saranno emanazione diretta dei partiti di governo e non più rappresentanti del popolo eletti nel territorio, come voleva la Costituzione.
    L’operazione, pianificata dalla P2 di Licio Gelli, di svuotare il parlamento delle sue prerogative di rappresentanza popolare e controllo sull’esecutivo, dopo essere passata dalla liquidazione del sistema proporzionale al presidenzialismo di fatto, si sta concludendo con la spallata dell’anti-casta.
    Si riempiono le pagine di facebook e dei giornali con invettive contro l’indennità di funzione parlamentare, e si tace (con rare eccezioni nel mondo pacifista, nonviolento e cattolico) sulla voragine delle spese militari, dei costi per i cacciabombardieri F35 e per le missioni di guerra in Afghanistan e Libia. Basterebbe il taglio del 10% di queste voci per coprire l’intera manovra, ma si preferisce dissertare su quanto costano i viaggi aerei dei parlamentari che vanno a Roma.
    Evidentemente c’è una regia. I direttori dei quotidiani, da Repubblica al Corriere, da Libero al Giornale (che hanno stipendi più alti dei parlamentari) attaccano la Casta, come se loro stessi non ne facessero parte, e si guardano bene dallo spiegare ai lettori che vi è un’altra Casta – quella militare – che pesa veramente sul debito pubblico; non spiegano i costi di Finmeccanica perchè i loro editori fanno parte della stessa famiglia industriale. E’ molto più facile e popolare giocare al tiro al piccione-parlamentare che studiare e denunciare il complesso militare-industriale.
    Se c’è un motivo serio per condannare il Parlamento è quello di aver violato la Costituzione, che “ripudia la guerra”, con il voto a favore dei bilanci militari e delle missioni belliche all’estero.
    Se tutti gli anti-casta concentrassero le loro energie su questo, avremmo risolto gran parte dei nostri problemi.

    * Presidente del Movimento Nonviolento
    Verona, 21 luglio 2011

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