Censimento? Disobbedisco

Ho in mano la scheda del censimento etnico e mi domando perché non ho nessuna voglia di dichiarami italiano.

In fondo, cosa me lo impedisce? Adoro gli spaghetti, conosco Dante a memoria e parlo – anche in tedesco – con spiccato accento toscano. E allora, che m’impedisce di dichiarami italiano?

Rileggo il facsimile del modulo. Qui non mi si chiede che cosa sono, non gliene frega niente degli spaghetti, di Dante o del mio accento toscano. Qui mi si chiede “di appartenere al gruppo linguistico sotto indicato…”. Mi si chiede di mettermi addosso una divisa, di schierarmi, di in-grupparmi. E a me di in-grupparmi proprio non va.

Si dice “gruppo linguistico” per non dover dire “etnico” che puzza di razzismo. Ma anche un “gruppo linguistico” è un oggetto altrettanto arbitrario. Con la lingua che si parla non ha nulla a che vedere, né con la cultura – e per favore, evitiamo la retorica patriottica. Famiglie intere di cinesi di Bolzano si dichiareranno italiani o tedeschi senza tanti complimenti. Facciano pure, ma io non ci sto. Non appartengo. Mi dispiace. Non torno nel gregge solo perché hanno riverniciato il recinto.

“La logica dei blocchi blocca la logica” scriveva Alexander Langer nella sua autobiografia. Io non voglio “fare blocco”. Non chiudo il cervello in un cassetto. Non mi piace questo gioco dei tre gruppi che competono tra loro per la torta. Ognuno spera di accrescere la propria percentuale. Ma essendo cento il totale, se uno cresce, l’altro per forza diminuisce. E mastica amaro per 10 anni. Ma vi pare un gioco decente, per noi europei del 21° secolo?

Se ci siamo assuefatti a questa maleducazione è solo perché, finora, abbiamo vissuto nel periodo delle vacche grasse, quando un punto di percentuale in più o in meno veniva compensato dal fatto che, comunque, si cresceva tutti – più o meno. Eppure perfino nel periodo dell’abbondanza la conta etnica ha stimolato invidia, diffidenza, malanimo. Figuriamoci cosa potrebbe succedere ora che sono arrivati i tempi delle vacche magre e le risorse calano. Questo guardarsi in cagnesco non promette nulla di buono.

Dunque, ho deciso: anche stavolta disobbedirò all’appello e restituirò in bianco il modulo del censimento etnico. Magari all’ultimo momento ci scrivo pure un messaggio: “Io non ci sto”.

Mi viene in mente una frase di Alexander Langer sulle “piante pioniere” della convivenza: “il gruppo misto, il traditore della propria parte, che però non diventa transfuga, ma si mette insieme ai traditori dell’altra parte”. In quanti e quante disubbidiremo questa volta non lo so, ma mi conforta di sapere che saremo un bel gruppo misto e parleremo tutte le lingue di questa terra. E questo è già tanto, è già (quasi) tutto.

Inoltre, ci conteremo. Perché è bene che si sappia: ad essere contati non saranno solo i “dichiarati appartenenti”, ma anche chi non ci sta.

Nel censimento del 2001 fummo in tutto 26.130, così distinti nella statistica ufficiale: 13.030 persone consegnarono il modulo in bianco o l’annullarono (io ero tra questi), 3.513 persone restituirono vuota la busta e 9.587 persone si dichiararono “altri”, mettendo la crocetta sotto questa formula stampata: “Dichiaro di non appartenere ad alcuno dei predetti gruppi linguistici, ossia di essere altro”. Una bella affermazione d’indipendenza che la politica – messa sotto pressione dalle iniziative interetniche – è stata costretta a introdurre nel modulo ufficiale. La usi chi, pur dichiarandosi, vuol dare un segno di diversità.

Così – tra schede bianche, annullate e “altri” – alla fine saranno costretti a contare anche noi, le persone non allineate di tutte le lingue dell’Alto Adige – Südtirol. Non un quarto gruppo, per carità! Ma una forza trasversale, carsica, permanente, per la quale la scelta dell’obiezione non è più nemmeno una scelta politica, ma individuale, etica, di coscienza.

Ci sono buone possibilità che saremo di più dell’altra volta, perché il censimento è diventato anonimo e dunque più libero. E in tanti e tante useremo questa conquistata libertà per dire che la logica dei gruppi va riposta in soffitta.

(Quotidiano Alto Adige, sabato 8 ottobre 2011)

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9 thoughts on “Censimento? Disobbedisco

  1. Con tutto il bene, mi sembra una protesta inutile e poco “politica” (il censimento dipende dalla proporzionale, se non attacchi quella è del tutto ininfluente mettere in discussione la logica del catasto etnico).

  2. Il censimento è vecchio di 2000 anni. Certo avrà dei risvolti positivi per le statistiche. Dopo alcuni anni il censimento sarà reso pubblico, ma siamo sicuri che non ci siano società di marketing, per vendere prodotti, per conoscere i gusti degli italiani, non “ungano le ruote” di chi sa già i risultati-proiezioni per avere i dati – prima, e manovrare gli italiani con il “bombardamento” delle società di marketing per la vendita di spazi TV, pubblicità, vendite nei supermercati??? Insomma conoscere cosa vuole il – bambino Italia – in anticipo e anticipare i rivali nelle vendite?
    E se poi io non voglio esser contato? Tanto purtroppo se ho bisogno chi mi aiuta? Nessuno! Per quale motivo devo esser contato? Voglio rimanere – solo! Tanto purtroppo in questa società lo saremo sempre; comodo adesso mi conti, poi divento un numero e non si sa più neanche se esisto.

  3. «Dunque, ho deciso: anche stavolta disobbedirò all’appello e restituirò in bianco il modulo del censimento etnico. Magari all’ultimo momento ci scrivo pure un messaggio: “Io non ci sto”.»

    Anche stavolta? In che senso? Vuole dire, signor Dello Sbarba, che si è già rifiutato altre volte? Non penso… visto che finora non si poteva fare senza rischiare l’eleggibilità.

  4. Ho scritto un editorale critico rispetto alla posizione da te qui espressa, Riccardo. Quando lo pubblico ti avverto. Magari hai la voglia/possibilità di replicare.

  5. Ho mandato questa lettera all’Alto Adige:
    Egregio Direttore,
    la preoccupazione del lettore Guido Paradisi è molto seria. Egli teme che la nostra “disobbedienza” al censimento etnico “rischi di danneggiare proprio i gruppi minori”. Il problema ce lo siamo posto e proprio per questo abbiamo indicato, tra le varie forme di dissenso, anche quella di dichiararsi “altri”, opzione che consente di mettere la crocetta sotto questa bella frase: “Dichiaro di non appartenere ad alcuno dei predetti gruppi linguistici, ossia di essere altro”.
    Non è obbligatorio annullare il modulo per dire “non ci sto”. Questo lo farà chi dalla conta etnica si sente totalmente negato – come i mistilingue, molti dei quali barreranno tutte e tre le caselle per proclamare quella realtà plurilingue che la politica ignora. Per chi invece non se la sente, c’è la possibilità di dichiararsi “altro” (furono 9.500 nel 2001!) e poi dare una mano con l’aggregazione al gruppo che gli sembra più debole. Anche questi “altri” daranno testimonianza che il sistema non funziona.
    Per quanto mi riguarda, io farò così: cercherò una persona di lingua tedesca che insieme a me annullerà il suo modulo. Così avremo sottratto una quota a testa a ciascuno dei due gruppi più forti, assicurando le pari opportunità.
    Cordiali saluti,
    Riccardo Dello Sbarba
    Consigliere provinciale dei Verdi-Grüne-Verc

  6. continuo a chiedermi come la proporzionale – nella fattispecie l’obbligatorietà di doversi dichiarare italiani, tedeschi o ladini per accedere ad un impiego pubblico, di fatto condizionando le possibilità di ottenere lo stesso – possa andare d’accordo con la normativa europea sulla libera circolazione dei lavoratori, in cui si dichiara che tutti hanno il diritto di “godere della parità di trattamento rispetto ai cittadini nazionali per quanto riguarda l’accesso al lavoro, le condizioni di lavoro, nonché qualsiasi altro beneficio sociale e fiscale.”

    … attenzione, non mi riferisco al patentino, quello è un requisito che, studiando, posso ottenere, ma all’ essere italiani, tedeschi, inglesi, olandesi, belgi, francesi, etc. – ossia a delle radici che ho ereditato e che non posso cambiare – e al fatto che a tutto un tratto serva dichiararsi di madrelingua italiana, tedesca o ladina per ottenere un lavoro (anche se si è ad esempio danesi).. il tutto indipendentemente dalla conoscenza delle lingue.

    credo che la proporzionale fosse giusta e avesse senso in passato, quando alcuni gruppi etnici che avevano subito un forte trauma andavano tutelati e non si poteva prevedere lo stato di “europeizzazione” che abbiamo raggiunto ai giorni nostri… ma in una situazione in cui la stragrande maggioranza delle leggi nasce a livello europeo e si punta alla parità di diritti per tutti i cittadini dei 27 Stati Membri trovo che la proporzionale sia obsoleta, fuori luogo ed in controtendenza … detto questo, la tradizione del bilinguismo va preservata come una ricchezza … chi parla tedesco deve avere il diritto di parlare tedesco presso un’amministrazione pubblica o quanto lo ritiene opportuno … e viceversa

  7. ALCUNE IDEE PER SCIOGLIERE IL NODO (SEMPRE CHE LO SI VOGLIA)

    Il nostro appello alla disobbedienza civile nel censimento linguistico 2011 ha provocato – come c’era da aspettarsi – la protesta dei partiti etnici sia “italiani” che “tedeschi”, i quali lanciano appelli alla mobilitazione a favore del proprio gruppo linguistico.
    Noi Verdi rappresentiamo persone di ogni lingua della nostra provincia, comprese tutte quelle che di “lingua madre/padre” ne hanno più d’una. Per questo non ci facciamo impressionare e anzi rafforziamo le nostre ragioni.
    Ci viene chiesto che cosa pensiamo della proporzionale. Noi rispondiamo che sono sempre più numerose le persone che non la considerano (più) uno strumento di pacificazione, ma un sistema ormai superato. Per vari motivi:
    – L’equilibrio proporzionale è ormai raggiunto nella maggior parte dei settori e la giustizia è stata ripristinata. La proporzionale era stata programmata a questo fine ed aveva la scadenza nel 2002, mentre si è continuato ad applicarla tacitamente oltre quella data;
    – L’impoverimento crescente e il bisogno sono dei criteri più importanti per l’equità sociale che non i gruppi linguistici.
    – Nel pubblico impiego dovrebbero prevalere criteri quali competenza e bilinguismo, a cominciare dai ruoli di vertice. Perfino l’Obmann della SVP, Richard Theiner si schiera per mettere in atto “meccanismi nuovi e flessibili.”
    – La proporzionale è già disapplicata e/o derogata in diversi settori dalla stessa amministrazione provinciale. Questo prova che la maglia è diventata stretta anche allo stesso “sistema”.
    La nostra controproposta è invece molto concreta. Chiediamo una valutazione dello stato attuale della proporzionale e una sua sospensione a titolo sperimentale. In cambio deve essere decisamente rafforzato l’apprendimento delle lingue per consentire a tutte le persone di raggiungere un buon livello di bilinguismo.
    In definitiva, sono l’autonomia stessa e il principio del bilinguismo che garantiscono la convivenza pacifica nell’Alto Adige-Südtirol del 21° secolo, e non la proporzionale.
    Sappiamo che ci sono persone, soprattutto nel mondo italiano, che ritengono la proporzionale una sorta di “assicurazione sociale” per le fasce più deboli. Noi prendiamo sul serio queste preoccupazioni e rispondiamo che per obbiettivi fondamentali come il diritto al lavoro per tutti/e, il sostegno economico e la giustizia sociale ci sono ben altri strumenti che non quello del rinchiudere le persone in “biotopi etnici protetti”.
    Così come diciamo che per difendersi dallo strapotere di un partito monolingue come la Svp non basta pretendere “riserve etniche” (la Svp, indirettamente, arriva anche lì), ma bisogna lavorare per più democrazia e più pluralismo politico per far “dimagrire” il partito di maggioranza, come noi Verdi facciamo da sempre.
    Il censimento etnico, infine, non rispetta la realtà di un territorio plurilingue; tante persone non si riconoscono in uno solo dei tre gruppi linguistici “ammessi”.
    E se esistono persone che, come chiede l’Obmann SVP Theiner, sono “fiere” di mettere la crocetta accanto alla casella di un gruppo, ce ne sono tantissime altre per le quali invece questo appello alla “compattezza etnica” è sconcertante.
    Sono tutte quelle persone che non possono o non vogliono identificarsi con questo incasellamento e che si avvalgono perciò degli strumenti previsti dalla democrazia per esprimere il proprio dissenso: non compilare il modulo, compilare in maniera “errata” (molte persone che vivono in un quotidiano plurilinguismo indicheranno più di una lingua), oppure sceglieranno di fare ciò che anche la proporzionale gli permette: dichiararsi “altro”.
    Ai partiti che si sentono solo „tedeschi“ o „italiani“ chiediamo di non diffondere false informazioni e di non impedire la libera scelta dei/delle cittadini e cittadine.
    Brigitte Foppa e Sepp Kusstatscher
    Co-Portavoce Provinciali dei Verdi-Grüne-Vërc
    Riccardo Dello Sbarba e Hans Heiss
    Consilgieri Provinciali dei Verdi-Grüne-Vërc

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