Scandalo SEL: fallimento di 20 anni di politica energetica della Provincia

LE INDAGINI GIUDIZIARIE, I CONTRATTI CAPESTRO FIRMATI CON ENEL ED EDISON, IL CENTRALISMO DELLA PROVINCIA E LA PREPOTENZA DELLA “CASTA ELETTRICA”. LE CONDIZIONI INDISPENSABILI PER CAMBIARE STRADA. INTERVENTO NEL DIBATTITO SUL BILANCIO PROVINCIALE 2012.

Care colleghe e cari colleghi,

Il 2011 passerà alla storia come l’anno dello “scandalo SEL” e su questa vicenda, nient’affatto conclusa, parlerò.

Con lo scandalo SEL l’autonomia ha perso la propria verginità e la politica la propria credibilità.

Si è scoperto che chi doveva lavorare per il bene pubblico faceva anche i propri affari privati, si è scoperto che la politica che doveva controllare non lo ha fatto, anzi ha difeso e coperto gli ex dirigenti SEL oltre il possibile e oltre il decente.

E si è scoperto che non basta che l’energia passi in mani provinciali perché tutto vada meglio. Senza controllo democratico, senza trasparenza, senza partecipazione dei cittadini tutto può andare molto peggio, e questa volta la colpa NON è di Roma: stavolta la responsabilità è tutta dei partiti che da decenni governano la Provincia e che oggi il cittadino guarda con sfiducia e diffidenza. Lo scandalo SEL ha chiuso un’epoca.

Parlando del “caso SEL” il Presidente della Giunta provinciale ci ha invitato a non buttare via il bambino con l’acqua sporca. Siamo d’accordo. Ma prima dobbiamo essere sicuri che sia stata davvero gettata via tutta, ma proprio tutta, quell’acqua sporca da cui la SEL è stata ripescata già mezza affogata.

La questione di fondo è la trasparenza e il controllo democratico. Anche la Giunta provinciale, che pur aveva la responsabilità di sorvegliare sulla società energetica, ha dovuto alla fine ammettere che la colpa maggiore dei vecchi dirigenti della SEL è stata la mancanza assoluta di trasparenza.

Presidente e direttore generale hanno agito come un duo di  intoccabili alla testa di un’azienda gestita con criteri famigliari, chiusa in sé e sottratta a qualsiasi controllo degli organismi democraticamente eletti, come il Consiglio provinciale, e dunque dei cittadini di questo territorio. I quali hanno ripagato questa caparbia e presuntuosa chiusura con una profonda e costante diffidenza verso la società energetica provinciale. Per questo la SEL non è entrata nel cuore dei cittadini di questa terra, come riconoscono ora quelli che per 20 anni hanno coperto ogni scelta dei dirigenti dimissionati.

Le uniche autorità a cui gli ex dirigenti SEL ritenevano di dover rispondere erano l’assessore Laimer e il Presidente della Giunta Durnwalder – ed evidentemente non raccontavano tutto neppure a questi, se dobbiamo credere a quanto assessore e Landeshauptmann ci hanno detto, e cioè che neppure loro sapevano nulla delle attività private dei dirigenti SEL, e che neppure loro – assessore competente e Presidente della Giunta! – erano stati messi al corrente di tutti i dettagli contenuti nei contratti firmati da SEL con ENEL ed EDISON.

Ci sono voluti i dossier dei Verdi a costringere la Giunta a riaprire quei fascicoli, a leggerli con più attenzione, a cominciare a dare prime e affannate risposte che – concepite per smentire – non hanno fatto altro che confermare le molte scomode verità che noi Verdi, per la prima volta, abbiamo rivelato.

Ma su questo dirò poi.

Torno alla questione centrale della mancanza di trasparenza, del continuo tentativo di questa “casta elettrica”, e di chi l’ha sempre sostenuta e consigliata, di sfuggire al controllo democratico: la nebbia in cui la SEL è stata avvolta dai suoi ex dirigenti ha creato il contesto più adatto per mescolare incarico pubblico e affari privati di singole persone, che si facevano forti della loro posizione nella società energetica provinciale.

Così è stata trasformata in un feudo privato una società che è al 100% pubblica, al 93,8% di proprietà della Provincia, fondata con legge provinciale, finanziata con denaro pubblico provinciale, cresciuta a suon di concessioni idroelettriche assegnate dalla giunta provinciale; una società che usa un bene comune come l’acqua e produce una risorsa strategica come l’energia. Lo “scandalo SEL” ci ha insegnato che non basta che una società sia di proprietà pubblica perché sia garantita la prevalenza dell’interesse pubblico negli atti suoi e dei suoi dirigenti. E che non basta che sia provinciale, perché sia anche nostra, cioè di tutte le cittadine e i cittadini del Sudtirolo.

Per garantire l’interesse pubblico occorre un’assoluta e totale trasparenza e un rigoroso controllo democratico, controllo di cui questo Consiglio provinciale deve essere il primo e principale protagonista. Questa è stata la battaglia condotta da noi Verdi in questi ultimi due anni sull’accesso ai contratti SEL: una battaglia per la trasparenza ed il controllo a cui la SEL, ma anche la Provincia, si sono opposte finché potevano e anzi oltre ogni limite e decenza.

Grazie a questa battaglia di mesi, che purtroppo è dovuta passare per due volte e sempre con successo attraverso aule giudiziarie, siamo riusciti a ricondurre la società energetica provinciale sotto un minimo di controllo pubblico; grazie a questa battaglia si è riaperto il dibattito sulla politica energetica nel nostro territorio; grazie a questa battaglia anche il presidente Durnwalder ha potuto dire nella sua relazione: “abbiamo tratto una lezione da questo triste capitolo, continueremo a richiedere sempre più trasparenza”. Benissimo!

Ma queste sono parole. La realtà è un po’ diversa – e qui arrivo all’acqua sporca che ancora non è stata gettata via.

La realtà è che il collega Hans Heiss e il sottoscritto, in quanto consiglieri Verdi, abbiamo ricevuto un invito a comparire con i nostri avvocati il 31 gennaio prossimo a Roma davanti alle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, a causa dell’ennesimo ricorso presentato dalla SEL e firmato dall’avvocato Gerhard Brandstätter e dall’ex Presidente Klaus Stocker, in cui la SEL chiede che vengano annullate le sentenze del Tar del dicembre 2010 e del Consiglio di Stato dell’aprile 2011, cioè quelle sentenze che hanno sancito il diritto di accesso e di controllo dei consiglieri e delle consigliere provinciali sugli atti della SEL.

Un diritto che abbiamo già esercitato ottenendo copia dei contratti, facendone oggetto di mesi di studio e di un dossier in forma di interrogazioni che attendono ancora una risposta scritta e ufficiale che non sia solo propaganda. Un diritto di cui hanno fatto uso, dopo di noi, anche colleghi della Svp come Arnold Schuler e Joseph Noggler, o colleghi dell’opposizione come Roland Tinkhauser. Ai quali, secondo la SEL, dovrebbero essere ora strappati di nuovo di mani i documenti che due sentenze hanno consentito loro di consultare.

II ricorso presentato dalla SEL e dal suo avvocato è un ricorso per eliminare la trasparenza, per annullare ogni possibilità di controllo democratico, per cancellare un sacrosanto diritto che i consiglieri e le consigliere provinciali esercitano in nome dei cittadini e delle cittadine.

La società provinciale e il suo avvocato, infatti, si sono inventati un terzo grado di giudizio in una giustizia amministrativa che ne ha solo due, contestando in Cassazione la competenza di Tar e Consiglio di stato a pronunciarsi su questa materia. E’ un’argomentazione campata totalmente per aria, che la SEL ha già presentato per due volte in tribunale e ogni volta è stata respinta. L’ostinazione SEL è talmente assurda e infondata, che sia EDISON che ENEL, pur sollecitate, hanno rifiutato di costituirsi in giudizio a fianco di SEL, prevedendo l’ennesima sicura sconfitta.

E sapete allora chi invece si è affiancata alla SEL nel suo ennesimo attacco contro noi consiglieri e consigliere provinciali? La Provincia di Bolzano, cioè la Giunta provinciale che – come è scritto nel suo “ricorso adesivo” – nella persona “del suo Presidente e rappresentante pro tempore, dottor Luis Durnwalder”, ha aderito all’azione promossa dall’avvocato Brandstätter e dall’ex Presidente Klaus Stocker, un nome che appartiene alla preistoria. Che cosa dice di questo la giunta provinciale? Che cosa dicono gli assessori della Svp? Che cosa dice l’Obmann Theiner? E dicono qualcosa i due assessori del PD, Bizzo e Tommasini? Siete d’accordo a marciare con la SEL contro di noi?

Egregio Presidente Durnwalder, io spero che questo ricorso sia rimasto lì per dimenticanza e che venga ritirato al più presto. Altrimenti sarebbe uno scandalo. Altrimenti come può parlare, Presidente Durnwalder, di “sempre più trasparenza” a Bolzano, mentre a Roma chiede alla Cassazione di imporre “sempre meno trasparenza” nelle scelte della SEL?

Il 31 gennaio prossimo ci sarà l’udienza pubblica in Cassazione. Il ricorso SEL è dell’aprile 2011, l’adesione della Provincia del luglio 2011. Noi chiediamo alla Giunta provinciale e alla SEL di ritirarli entrambi.

Ve lo chiediamo per risparmiarvi l’ennesima figuraccia e per risparmiare ulteriori sprechi di denaro pubblico. Infatti l’altra cosa che non è cambiata rispetto al passato sono le parcelle che la SEL e la Provincia con i denari dei cittadini pagano agli avvocati, e soprattutto allo stesso avvocato, per portare avanti processi contro consiglieri provinciali che invece devono difendersi pagando di tasca propria.

Oltre a Brandstätter, la SEL ha dovuto stavolta ingaggiare a Roma un avvocato, Leonardo di Brina; e un altro assai costoso avvocato romano, Michele Costa, l’ha dovuto ingaggiare anche la Provincia, oltre a schierare 4 altri avvocati del suo ufficio legale. In tutto 7 avvocati che cercano di arrampicarsi sugli specchi e muovono causa contro dei consiglieri provinciali. Davvero un bell’esempio di rispetto tra istituzioni!

Oltretutto il ricorso della SEL e della Provincia è autolesionista, perché indebolisce la loro posizione nei confronti del licenziando ex direttore Rainer. Mi spiego meglio.

L’obbiettivo della SEL è cancellare quellasentenza del Consiglio di Stato che l’ha definita “società dipendente dalla Provincia e parte dell’amministrazione provinciale”.

Ciò significa che contro eventuali comprovati comportamenti illegittimi degli ex dirigenti SEL può essere ipotizzato anche l’abuso d’ufficio e questo dà a SEL e Provincia ancora più forza nell’eventuale motivazione di un licenziamento dell’ex direttore generale.

Dunque se la SEL chiede alla Cassazione di cancellare quella sentenza, finisce per rafforzare la posizione dell’ex direttore generale e danneggiare se stessa.

E contraddice l’affermazione del Presidente Durnwalder: “La SEL è vittima e non colpevole soggetto leso e non beneficiaria”. Ma se la SEL è vittima, perché non si rifà su chi l’ha danneggiata, invece di sostenerne indirettamente la posizione e prendersela coi consiglieri provinciali?

Io non credo  che occorre – come ha detto l’assessore Laimer – cercare con l’ex direttore una “soluzione che vada bene per entrambe le parti”.

C’era un contratto che prevedeva una clausola di esclusiva e questo contratto è stato violato. Ci sono articoli del codice civile che puniscono l’infedeltà e “gli interessi in conflitto con la propria società” – sia degli amministratori che dei direttori generali. Siano fatti valere queste norme, sia tutelata la SEL come parte lesa, considerando anche la possibilità di presentare querela di parte, se necessario, come per le violazioni agli articoli 2634 e seguenti del Codice Civile che puniscono l’infedeltà dei dirigenti verso la propria società.

Anche da queste scelte giudicheremo se davvero la SEL ha imboccato una strada nuova, oppure continua con i  vecchi vizi.

Con i vecchi vizi e soprattutto con i vecchi consulenti. Avete capito, colleghe e colleghi, qual è la nostra preoccupazione: che alle spalle di un CDA di facce giovani e credibili,  – che noi apprezziamo – continuino a operare i consulenti di sempre, quelli che – insieme ai dirigenti ora allontanati – hanno determinato la storia della SEL. Certo: il nuovo direttore generale deve essere scelto con una procedura trasparente e concorsuale. Ma che ciò comporti una vacanza del posto fino all’estate e che – come ha detto l’assessore Laimer in un dibattito televisivo – intanto “sarà l’avvocato Brandstätter a trattare con EDISON sulla cessione delle quote in Hydros”, a noi – detto sinceramente – fa venire i brividi.

Noi Verdi abbiamo purtroppo una lunga frequentazione dell’avvocato Brandstätter e ce lo ritroveremo di nuovo contro a Roma, a sostenere davanti alla Cassazione che la SEL è società privata che non sottostà al controllo del Consiglio provinciale.

Lo stesso avvocato è comparso a fianco dell’assessore Laimer nella conferenza stampa di risposta ai nostri dossier sui contratti SEL.

Ho letto attentamente le argomentazioni con le quali l’assessore ha cercato di presentare come una smentita quelle che in realtà erano ammissioni sui punti principali da noi sollevati.

Vorrei trattarli pur in modo schematico, perché mi pare arrivato il momento di portare in quest’aula un confronto che finora si è svolto fuori di qui.

1° – IL TRIONFALISMO SI SGONFIA. La verità, anche quella edulcorata dell’assessore, è che i contratti di SEL con EDISON ed ENEL non sono stati quel fantastico successo che fino ad oggi ci è stato fatto credere. Sull’altare dei contratti con i giganti dell’energia è stato pagato un prezzo molto alto e restano molte incognite sul futuro. “”Hier wurde ein Spatz als Adler verkauft” – “L’hanno venduto per un’aquila, ma era un passerotto”: ha commentato la collega Stocker e meglio non si poteva dire.

La posizione di ENEL ed EDISON nel nostro territorio e nelle società Hydros e SE Hydropower restano straordinariamente forti, a spese dei Comuni che con questi contratti sono stati tagliati fuori dalle grandi concessioni idroelettriche. La sostanza degli accordi è questa: la Provincia stringe un patto con i colossi multinazionali dell’energia in concorrenza e contro i Comuni e le loro società. E infatti contro ogni concessione erogata dalla Provincia pendono decine di ricorsi delle società e dei consorzi energetici comunali, mentre né ENEL né EDISON hanno mosso un dito. Come politica autonomistica nel campo dell’energia è un bel risultato.

2° – ENEL PERDE TUTTE LE GARE, MA VINCE LO STESSO LE CONCESSIONI: l’assessore ha confermato che SEL ha fatto l’accordo con ENEL sulle grandi concessioni per evitare i ricorsi di ENEL contro il conflitto di interessi SEL-Provincia. Grazie a questi accordi, ENEL, che ha perso tutte le gare, può ugualmente sfruttare per altri 30 anni una grande quantità della nostra energia, mentre le società dei Comuni, che avevano partecipato alle gare, non hanno ricevuto neppure una nuova concessione e una addirittura – Tel – è stata loro scippata.

Lo stesso, anzi per un tempo ancora più lungo, vale per EDISON alla scadenza da qui al 2020 delle attuali concessioni: Lasa, scaduta il 6 febbraio di quest’anno, è andata a Hydros (cioè per il 40% a Edison) invece che al VEK, il consorzio energetico della Val Venosta, un soggetto al 100% “made in Südtirol” che ora ha portato SEL davanti al tribunale delle acque.

Ma c’è di più. Con l’articolo 25 dell’”Accordo Quadro“, SEL si è obbligata con EDISON a partecipare a tutte le future gare sempre attraverso Hydros e ciò comporta mantenere EDISON nel nostro territorio per altri 40 anni. Lo spazio per i comuni è assai ridotto: al massimo la partecipazione del 9%, fissata nell’accordo parasociale SEL-EDISON, ma attraverso una cessione delle quote societarie che dissanguerebbe le amministrazioni. In questo modo, un‘azienda privata multinazionale come EDISON, controllata dalla regina del nucleare francese EDF, condiziona la politica energetica della Provincia e i suoi rapporti con i comuni. E per ENEL le cose stanno allo stesso modo.

Per riscattare la posizione dei Comuni sarebbe fondamentale che essi, nelle forme societarie che vorranno, partecipassero alle gare per  le centrali HYDROS, le vincessero e poi potessero decidere se gestire le concessioni in proprio o se portarle in una società comune, riconquistando un ruolo importante senza dover sborsare cifre ingenti. Ma a questa soluzione fa ostacolo soprattutto paradossalmente la società provinciale SEL e gli accordi che ha  firmato con EDISON ed ENEL.

3° SEL SI È IMPEGNATA A PAGARE AD ENEL UN CONGUAGLIO PER OGNI CONCESSIONE PERDUTA.  Dopo averlo negato per una settimana, l’assessore ha dovuto ammettere che SEL ha già pagato a ENEL un conguaglio di 7,5 milioni per la concessione non ottenuta di Rio Pusteria. Ribadisco che i Verdi hanno sempre parlato di “conguaglio” (le interrogazioni sono lì a dimostrarlo) e non di “penale”, come qualcuno ha suggerito all’assessore di insinuare. Comunque la sostanza è che la Provincia si è trovata a decidere sulle gare sapendo che, se le concessioni non fossero andate a SEL, la società provinciale ne avrebbe patito un danno patrimoniale. E questo ha compromesso il ruolo “super partes” della Provincia.

E’ vero che anche per ENEL sono previsti conguagli, ma solo nel caso che un terzo soggetto vinca la concessione, poi impugni la somma richiesta per gli impianti e il giudice gli dia ragione, riducendola.

E comunque l’eventuale conguaglio ENEL è sempre inferiore a quello dovuto da SEL: infatti mentre questa deve pagare a ENEL il 40% del valore di ogni concessione perduta, ENEL deve invece pagare a SEL il 40% del 60%, cioè il 24%, e del solo valore in diminuzione di un impianto, stabilito eventualmente da un tribunale. Nel caso di Rio Pusteria, per esempio, il privato ha effettivamente impugnato il valore concordato da SEL ed ENEL per l’impianto. Ma se anche il giudice dimezzasse il valore dei macchinari, ENEL dovrebbe pagare a SEL poco più di 911 mila euro di conguaglio, che non pareggerebbe certo i 7,5 milioni già pagati da SEL a ENEL per aver perso la concessione. Altro esempio: se SEL dovesse perdere – per il combinarsi dei ricorsi e delle inchieste giudiziarie – la centrale di Sant’Antonio, la società provinciale dovrebbe pagare a ENEL oltre 24 milioni di conguaglio e ENEL invece, nel caso di contestazione davanti al giudice del valore degli impianti, dovrebbe pagare di conguaglio a SEL 2 milioni e mezzo se il tribunale dimezzasse il valore e 5,3 milioni se lo azzerasse, eventualità impossibile.  Alla fine, nei due casi, il saldo a discapito di SEL oscillerebbe comunque tra i 19 e i 21 milioni.

4° – IL PREZZO DELLE CENTRALI ENEL E’ STATO SOPRAVVALUTATO. Anche SEL sapeva che il vero valore delle centrali era di gran lunga inferiore a quello che ENEL ha imposto e che SEL ha accettato nei contratti che ha firmato e la dimostrazione è nelle domande di concessione presentate dalla stessa SEL nel 2005, dove la società energetica provinciale aveva affermato che gli impianti ex ENEL dovevano essere totalmente sostituiti. Nonostante questo, negli accordi con ENEL del 2009 SEL ha riconosciuto a queste stesse centrali un valore di 340 milioni di euro. E se un giudice riconoscesse ora che una centrale – per esempio Rio Pusteria – non vale quello che SEL ha riconosciuto ed ENEL dovesse pagare un conguaglio, ciò costituirebbe un piccolo “rimborso” a favore di SEL, ma sarebbe anche la dimostrazione definitiva che per tutte le altre centrali SEL ha riconosciuto ad ENEL una valutazione assolutamente sproporzionata. Insomma: comunque la si giri, un pessimo affare.

5° – LA SEL RICEVE DALLE CENTRALI MOLTA MENO ENERGIA DI QUANTO SIA LA SUA QUOTA SOCIETARIA. L’assessore ha dovuto per la prima volta ammettere che SEL rileva solo il 40% dell’energia delle centrali SE Hydropower e il 45% dell’energia delle centrali Hydros, nonostante la SEL abbia il 60% in entrambe le società.

Per Hydros il dato è discutibile, poiché l’assessore aggiunge l’energia attualmente fornita da Lasa, che è una concessione già scaduta e dunque non più compresa negli accordi SEL-EDISON, che riguardano solo le concessioni fino alla loro scadenza. Se si considera i periodi strettamente riferiti agli accordi SEL-EDISON, in realtà a SEL va solo il 32,7% dell’energia prodotta.

Se vogliamo una conferma di questi dati, basta leggere i bilanci di Hydros per il 2009 e il 2010: lì sta scritto nero su bianco quanta energia Hydros abbia ceduto a SEL e quanta ad EDISON in questi primi due anni di vita.

Nel 2009, degli 1.016.040 MWh prodotti in totale, a SEL sono andati 301.060 MWh, pari al 29,8%. Nel 2010, degli 1.021.450 MWh prodotti in totale, a Sel sono andati 301.450  MWh, pari al 29,5%. Il resto, cioè oltre il 70% dell’energia prodotta dalle centrali Hydros, se l’è preso e venduto e ci ha fatto profitti EDISON.

I bilanci Hydros riportano nel dettaglio anche le somme  pagate da SEL ed EDISON per l’energia ricevuta e i dati confermano quel che noi abbiamo detto e che l’assessore ha cercato di smentire, è cioè che SEL paga prezzi medi più alti di EDISON, non perché siano fissati prezzi diversi per ciascuno dei soci, ma perché diversi sono i prezzi praticati dalle singole centrali e diversa è la quantità fornita da ogni centrale a ciascun socio. In sostanza: le centrali che forniscono più energia a SEL sono anche quelle che esigono prezzi più alti. E così, i bilanci Hydros ci riferiscono che il mix medio di energia rilevata è costato a SEL 60,9 € a MWh sia nel 2009 che nel 2010, mentre a EDISON è costato 57,8 € a MWh nel 2009 e 58,4 € a MWh nel 2010. Invito l’assessore a consultare i bilanci Hydros depositati in Camera di Commercio per sincerarsene. E comunque sono prezzi che consentono a Hydros una remunerazione molto modesta.

Ma queste sono questioni di dettaglio. L’essenziale è che ENEL ed EDISON, pur avendo il 40% delle centrali, si appropriano di oltre il 60% dell’energia e del relativo business. L’assessore dice che senza gli accordi i colossi energetici si sarebbero tenuti tutta l’energia per sé: questo però vale solo per le centrali le cui concessioni non sono ancora scadute, cioè le ex EDISON tranne Lasa. Per tutte le centrali che c’è stata la gara, cioè le centrali ENEL, più Lasa, una gara corretta e un’alleanza della SEL con le società e i consorzi energetici dei comuni avrebbe potuto portare non il 40%, ma il 100% dell’energia in “mani sudtirolesi”. Ma le gare potevano e possono essere vinte contro ENEL e EDISON solo se la Provincia si libera del proprio conflitto di interesse in SEL. Questo è il problema di fondo che va risolto: l’uscita della Provincia dalla sua posizione dominante nel campo delle produzione idroelettrica. Altrimenti sulla nostra politica energetica graverà sempre la spada di Damocle del conflitto di interessi.

6°. LA PERDITA DI UTILI E DI ENTRATE FISCALI: l’assessore ha dovuto confermare l’esistenza di contratti di compra vendita dell’energia secondo i quali, in sostanza, Hydros e SE Hydropower non vendono la propria energia sul mercato, ma la cedono a un prezzo di costo assai conveniente a ENEL ed EDISON, che la vendono sul mercato e ne ricavano i relativi utili per la parte che loro spetta, cioè come minimo – secondo i dati dello stesso assessore – il 60% per ENEL e il 55% per EDISON. Ciò ha come conseguenza che, per la loro quota, – ripeto: per la loro quota – gli utili se li tengono ENEL Trade ed EDISON Trading, che pagano le tasse a Roma e Milano.

Queste tasse sugli utili ricavati dalla vendita di energia sulla borsa elettrica – ripeto, sugli utili ricavati dalla vendita – sono persi per la nostra provincia. E’ vero quel che dice l’assessore:  SEL, Hydros e Hydropower pagano le tasse a Bolzano e così restano sul territorio entrate fiscali che fino a pochi anni fa finivano a Roma. In più SE Hydropower e Hydros distribuiscono i dividenti – modesti, ma sicuri –  ai loro soci e a SEL ne spetta il 60%. Tutto vero. Ma anche in questo caso, quest’argomentazione vale solo per le centrali Hydros non ancora scadute. Per tutte le centrali ex ENEL e per Lasa Martello, cioè per le centrali per cui si è tenuta una gara, questa argomentazione equivale invece a una rinuncia. Infatti, se le  concessioni invece che SE Hydropower o Hydros le avessero vinte AE, VEK, ASM di Bressanone, o la stessa SEL, ma libera dalla posizione dominante della Provincia e dunque in grado di affrontare una gara senza paura di ricorsi, tutti questi produttori al 100% altoatesini avrebbero pagato le tasse a Bolzano. Al 100%.

7°. DA ENEL ABBIAMO COMPRATO UNA RETE VETUSTA MA NON I CLIENTI: la circostanza che SEL non riesce a prelevare da ENEL tutta l’energia che le spetta, ma solo il 40%, è dovuta al fatto che non ha abbastanza clienti a cui fornirla. Ciò dimostra quanto sarebbe stato importante rilevare, oltre alla rete, anche i clienti ENEL, come è avvenuto in Trentino. L’assessore dice che SEL vuole strappare a ENEL (ma anche alle società comunali!) i clienti competendo sul mercato. Speriamo, ma è legittimo dubitarlo, dopo aver visto come SEL ha appena perso la gara per la fornitura di tutti gli enti pubblici altoatesini (vinta da AE). In realtà SEL è un gigante dai piedi d’argilla e i confronti con le società comunali sono sconfortanti. Nel maggio del 2011 il Dolomiten ha pubblicato le seguenti cifre: di fronte a una SEL che ha appena 7.000 clienti (proprio così, settemila) AE ne ha 130.000, ASM di Bressanone 17.000, l’azienda energetica di Brunico 13.000. La stessa ENEL continua a servire 70.000 clienti e queste migliaia di bollette che il postino continua a imbucare nelle nostre case dimostrano quanto ENEL sia ancora ben radicata sul territorio.

E che non ha nessuna intenzione di andarsene, come dimostra l’apertura proprio nei giorni scorsi di un nuovo ufficio vendite alla clientela nel cuore di Bolzano.

In Trentino, invece, i 223.000 clienti passati in blocco da ENEL alla SET, di ENEL hanno perso perfino il ricordo, e senza rimpianto.

8°. LA PROGRAMMAZIONE DELLE CENTRALI E’ IN MANO A ENEL E EDISON: poiché l’energia prodotta da Hydros e SE Hydropower viene venduta sul mercato da ENEL ed EDISON, ciò significa che i due giganti elettrici continuano a determinare il “dispacciamento” delle centrali, cioè a decidere sui loro programmi produttivi. SEL e le due società comuni hanno firmato precisi contratti che delegano a ENEL e EDISON questa funzione di comando delle centrali. Altri sub-contratti, infine affidano a ENEL e EDISON una serie di servizi, per i quali i giganti elettrici ricevono diversi milioni di euro da Hydros e SE Hydropower all’anno di compenso. ENEL inoltre ha il completo comando su SE Hydropower fino al 2013.

9°. L’OPERAZIONE DELMI SI CONFERMA UN POKER AD ALTO RISCHIO: la Provincia ha dovuto ammettere a denti stretti che è fallito il tentativo di SEL di scambiare la partecipazione al 40% di Edison nelle centrali altoatesine con le azioni in Delmi. I 200 milioni più 24 di interessi, investiti in azioni Delmi che adesso valgono la metà, resteranno congelati fino al 2014 e nessuno sa, a quella data, quanto eventualmente verranno ripagati. Un gigante come EDF non è tipo che fa regali. Dall’altra parte, l’eventuale acquisto del 40% di Hydros, che dovrà avvenire entro il 2012, all’Alto Adige costerà molto caro, certamente più caro dei 177 milioni pagati anni fa per il 60%. Al nuovo presidente Sparber sono bastati pochi giorni per capire come stanno le cose e dichiarare che non è in discussione solo “a quanto” potrà essere comperato il 40% di Hydros, ma anche “se” ci conviene comperarlo investendoci risorse finanziarie che SEL dovrà per forza prendere in prestito, aumentando notevolmente il suo già enorme indebitamento, un indebitamento così alto che ha impedito finora alla SEL di distribuire un solo euro di dividendi ai suoi soci pubblici dal giorno della sua nascita ad oggi.

D’altra parte per questo affare Hydros di privati interessati non se ne vedono, nonostante gli auspici del Presidente della Provincia. Eppure, rilevare quel 40% di EDISON consentirebbe di annullare nella pratica i contratti capestro firmati da SEL. Per uscire da questo dilemma, non resta che volgere lo sguardo ai Comuni e coinvolgerli da subito al tavolo delle trattative, per una soluzione che rafforzi i produttori locali, e tutti stavolta.

Mi fermo qui, anche se ci sarebbero un’infinità di altre questioni che meritano una discussione e di cui avremo l’occasione di parlare. L’importante è che, grazie alla possibilità di prendere visione dei contratti SEL, il “caso SEL” non è rimasto solo quello scandalo giudiziario, che pure è, ma si è riaperta una discussione sugli indirizzi generali della politica energetica nella nostra provincia. Porte e finestre si sono riaperte e un nuovo gruppo dirigente è stato nominato, anche se restano i consulenti del passato.

Noi siamo consapevoli del patrimonio che la SEL costituisce per la nostra terra. Al momento della fondazione ne abbiamo salutato la nascita, come abbiamo accolto positivamente sia il Decreto legislativo nr. 79 – il cosiddetto decreto Bersani – che nel marzo del 1999 trasferì dallo Stato alle Regioni e alle Provincie autonome il potere di erogare le grandi concessioni idroelettriche, sia la Norma di attuazione nr. 463 del novembre 1999 che attuava questo trasferimento sul nostro territorio. La SEL doveva essere l’interprete e lo strumento di una nuova era della politica energetica nella nostra terra, una piattaforma di cooperazione di tutti i produttori pubblici locali, con una chiara divisione delle competenze:

  1. alla Provincia spettava stabilire per legge provinciale le regole del gioco, indire le gare, assegnare le concessioni e riscuotere i canoni;
  2. agli altri enti locali, cioè ai comuni e alle comunità comprensoriali – in forma di società, di consorzi o di cooperative –  toccava la produzione e la distribuzione.

Questo è il quadro semplice e chiaro per cui ci siamo sempre impegnati e che le norme rendevano possibile: la democrazia e la sussidiarietà energetica per un’autonomia che doveva devolversi verso il basso.

Così non è stato: la Provincia ha preferito concentrare tutto nelle sue mani, attuando in loco quel centralismo che contestava a Roma. Si è messa a competere coi comuni, fino a strappare loro perfino le centrali – lo shock di Tel non è stato dimenticato né a Bolzano né a Merano.

Ciò ha comportato un permanete e pericoloso conflitto di interessi, una SEL chiusa in se stessa, poco trasparente e allergica al controllo democratico; ha costretto la Provincia a continui salti mortali legislativi e la SEL a stipulare patti onerosi con i colossi energetici, patti che solo la propaganda può definire un successo.

La crisi SEL è l’occasione per una svolta, per riprendere lo spirito originario di un’autentica autonomia energetica per l’Alto Adige – Südtirol. Quello che noi Verdi proponiamo è una “Alleanza territoriale per l’energia”, che unisca Provincia, Comuni, Cooperative e produttori locali in leale ma decisa competizione contro le grandi società nazionali e multinazionali, per un modello energetico sussidiario, democratico, trasparente e vicino ai cittadini e alle cittadine.

La Provincia deve uscire dalla propria posizione dominante e riservarsi il potere legislativo, rilasciando le concessioni con severe condizioni a favore del territorio e incassando i canoni per sostenere il bilancio pubblico.

Il campo della produzione e della distribuzione va lasciato progressivamente ai Comuni. Solo così si riporta davvero l’energia “a casa” – e al 100% Questo non è solo un modello democraticamente più avanzato, ma anche economicamente più conveniente.

Se concordiamo sulla prospettiva, allora ogni passo sarà orientato nella giusta direzione. Le idee ci sono, specialmente da parte dei comuni e delle loro società e cooperative energetiche. Vanno recepite. Per l’l’immediato:

1°.    La Provincia deve prendere la decisione di fondo di lasciare le concessioni sotto i 3000 KW di potenza all’iniziativa dei comuni, nella forma che essi decideranno;

2°.    I comuni vanno coinvolti lealmente nelle prossime scadenze che riguardano Hydros: l’obbiettivo deve essere quello di rafforzare la posizione dei comuni riequilibrando il loro attuale svantaggio rispetto alla Provincia.

3°.    Va garantita la massima trasparenza negli atti della SEL, va ritirato il ricorso in Cassazione, va continuato il ricambio nel vertice, consulenti compresi e vanno fatte valere tutte le ragioni verso i dirigenti infedeli.

4°.     Entro 6 mesi i nuovi vertici SEL vanno invitati in Consiglio provinciale per un confronto sulle strategie future della società energetica provinciale.

5°.    La Provincia deve smetterla con la continua acrobazia delle leggi ad hoc,  con le quali vengono continuamente cambiate le regole del gioco mentre il gioco è in corso. Anche in questa finanziaria, la Giunta ha provato a riproporre il trucco dell’accorpamento delle concessioni per evitare le gare future. Grazie alla nostra iniziativa questa norma è stata cancellata e speriamo non venga ripresentata con emendamenti in aula.

Ma un’altra norma è rimasta: quella che smantella la delicatissima e fondamentale ripartizione nr. 37, competente per le acque pubbliche e l’energia, proprio in questo momento in cui il  “caso SEL ancora aperto sia per la politica che per il tribunale.

Questa ripartizione è centrale e delicata perché, col suo ufficio elettrificazione, cura le procedure di concessione idroelettrica. E’ la ripartizione che istruisce le pratiche delle gare di concessione, che analizza e valuta i progetti, che coordina la conferenza dei servizi e raccoglie i pareri, che prepara per la giunta le delibere di concessione e  poi, a concessione erogata, stila i protocolli di concessione e sorveglia sul loro rispetto. E’ insomma quell’organo tecnico indipendente che garantisce che le gare non vengano decise solo dalla politica.

La ripartizione 37 è quell’organo tecnico che ha mostrato in passato di essere davvero indipendente: quando per esempio ha dato parere negativo sul potenziamento richiesto dalla Stein an Stein per la centrale di Mezzaselva, che poi la Giunta provinciale ha ribaltato in un parere positivo.

La ripartizione 37 è quell’organo tecnico che ha scartato per la centrale di Sant’Antonio il progetto SEL, votato invece come il migliore sempre dalla giunta provinciale.

E’ proprio dalla difformità tra pareri dei tecnici della ripartizione 37 e decisioni delle giunta provinciale che parte un filone delle indagini in corso da parte della Procura di Bolzano.

Adesso la giunta propone di cancellare questa ripartizione troppo indipendente, disperdendo i suoi uffici di qua e di là. L’ufficio elettrificazione in particolare, finirebbe nel mare magnum dell’agenzia per l’ambiente, cosa che finisce per mescolare le procedure amministrative di concessione – proprie dell’ufficio – con le funzioni di controllo proprie dell’agenzia.

Tra l’altro, nella fretta di smembrare, indebolire e disperdere vi siete dimenticati della distribuzione, proprio nel momento in cui è stata acquisita la rete ENEL. Demolita la ripartizione, infatti, l’ambito della distribuzione non compare in nessuna delle funzioni attribuite all’Agenzia per l’ambiente: è semplicemente scomparsa.

Il risultato di tutta questa operazione è che nel campo delle concessioni idroelettriche la parte tecnica viene indebolita e la politica si riserva maggiore spazio di manovra nelle sue decisioni, cioè l’esatto opposto di quel che bisognerebbe fare!

E ciò avviene in un momento in cui il settore delle concessioni è interessato da un’inchiesta della magistratura ed è in una fase di profonda ridefinizione, che avrebbe bisogno di una guida sicura e punti di riferimento amministrativi solidi e al di sopra di ogni sospetto.

Anche qui chiediamo alla Giunta di essere coerente con le proprie promesse: correttezza, trasparenza, distinzione dei ruoli. La ripartizione 37 va lasciata al suo posto, almeno fino a quando le vicende che interessano SEL e l’energia non si saranno tutte definitivamente chiarite!

Concludo dicendo che noi abbiamo apprezzato il cambio al vertice della SEL: ma abbiamo anche avvertito che è solo un primo passo e molto resta da fare, con coerenza e rigore. La politica dovrà prima o poi assumersi la sua parte di responsabilità, perché è immorale scaricare tutto sui vecchi dirigenti usandoli come capro espiatorio per salvare i politici che quei dirigenti hanno nominato, sostenuto e protetto.

Io sono convinto che per quei politici il tempo è contato e che la resa dei conti arriverà molto prima di quanto noi possiamo immaginare e loro si illudono.

Solo così, solo dopo aver fatto fino in fondo pulizia, il passerotto di nome SEL potrà cercare di diventare un’aquila.

Riccardo Dello Sbarba

13 dicembre 2011

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One thought on “Scandalo SEL: fallimento di 20 anni di politica energetica della Provincia

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