RIO +20, giorno dopo giorno

SIAMO POPOLI, PIANTE, ANIMALI, RESPIRO DELLE FORESTE, ONDE DEL MARE

(Rio De Janeiro, 16 Giugno 2012)

Di “Vertice della Terra” non ce n’è uno solo, ma due: quello ufficiale al “Rio Centro” e la “Cupola dei Popoli” all’Aterro do Flamengo. Il primo blindato, a 20 chilometri dal centro; il secondo sulla bellissima baia di Guanabara, all’ombra del Pan di Zucchero.

Nel primo è in corso uno scontro durissimo tra paesi “sviluppati” e resto del mondo. Si discute un documento sterminato di 80 pagine e sulla maggior parte dei punti non c’è ancora accordo. Un esempio: i paesi poveri hanno scritto che “occorre intensificare gli sforzi per debellare la povertà”. Gli Stati Uniti pretendono di specificare: “la estrema povertà”. Come se la povertà normale, invece, non fosse affare nostro.

Per questo sulla spianata del Flamengo i poveri del pianeta – primi i popoli originari delle Americhe – reclamano i propri diritti e si proclamano custodi di Madre Terra. Chiedono ai ricchi di pagare il debito ecologico che hanno contratto in 1.000 anni di sfruttamento degli altri continenti.

La partita si gioca sulla capacità dei popoli di influenzare le decisioni dei governi: per questo ogni filo che congiunge i due vertici è prezioso. Certi governi, le organizzazioni della società civile, i movimenti ambientalisti, la cooperazione, e forse – se volese – anche l’Europa.

Tuttavia non c’è la spinta di vent’anni fa, quando il vertice Onu di Rio del 1992 mise l’ambiente e la giustizia al primo posto nell’agenda mondiale. Sugli impegni presi allora (riduzione delle emissioni-serra, biodiversità, lotta alla desertificazione e tutela delle foreste) si sono fatti pochi passi avanti. Le emissioni di CO2 sono aumentate invece che diminuire, i deserti avanzano e la foresta polmone del pianeta viene ancora tagliata – a un ritmo inferiore del passato, ma sempre insostenibile. I paesi industrializzati non accettano quella conversione alla sobrietà senza la quale il pianeta va in rovina; tra i paesi emergenti molti pretendono la loro quota di “sviluppo” secondo il modello occidentale, che è incompatibile con i ritmi riproduttivi della natura.

Per questo, in questa prima giornata, vale la pena riportare il preambolo della “CARTA DELLA TERRA” che fu firmata a Rio nel 1992, anche allora sotto gli eucalipti giganti dell’Aterro do Flamengo.

CARTA DELLA TERRA – Preambolo

1. Siamo la Terra, le persone, le piante e gli animali, piogge e oceani, respiro della foresta e onde del mare.

2. Onoriamo la Terra, casa di tutte le cose viventi.

3. Abbiamo a cuore la bellezza della Terra e la diversità della vita.

4. Ammiriamo la capacità della Terra di rinnovarsi, base di tutta la vita.

5. Riconosciamo il posto speciale dei popoli indigeni della Terra, i loro territori, i loro diritti e la loro relazione unica con la Terra.

6. Siamo sconvolti alla sofferenza umana, dalla la povertà e dai danni alla Terra causati dalla disuguaglianza di potere.

7. Accettiamo una responsabilità condivisa per proteggere e ripristinare la Terra e per consentire l’uso sapiente ed equo delle risorse in modo da raggiungere un equilibrio ecologico e nuovi valori sociali, economici e spirituali.

8. In tutta la nostra diversità siamo una cosa sola.

9. La nostra casa comune è sempre più minacciata.

10. Ci impegniamo sui seguenti principi, pronti ad accogliere in ogni momento le esigenze specifiche delle donne, dei popoli indigeni, del Sud, dei disabili e di tutti coloro che sono svantaggiati…..

SALVARE RIO +20: LA MISSIONE DI DILMA

Rio De Janeiro, 17 Giugno 2012.

A 3 giorni dall’inizio della Conferenza ufficiale, Nikhil Seth, capo del segretariato di Rio +20 e responsabile della stesura del documento finale, scuote la testa sconsolato: “Per adesso, su 800 punti, c’è consenso solo sul 28%”. Un po’ poco.

Su due in particolare i paesi “sviluppati” non vogliono cedere di un passo: l’istituzione di un fondo di 30 miliardi di dollari per gli aiuti al “progresso verde” dei paesi poveri e il trasferimento delle tecnologie dal Nord al Sud a condizioni ragionevoli. “C’è la crisi, non possiamo permettercelo” dichiarano all’unisono Usa e  Europa (ma con meno rigidità quest’ultima).

Così Dilma Rousseff è partita ieri per il Messico, dove sono riuniti i  capi di governo del G20, il club dei ricchi. Lì cercherà di convincere soprattutto Obama, Cameron e Merkel a fare un passo avanti e non far fallire la Conferenza Onu sull’ambiente. I Tre diserteranno a Rio neppure verranno. E così Dilma ha deciso di raggiungerli in Messico portandosi dietro il gruppo dei “facilitatori” dell’Onu. L’obbiettivo è trovare un compromesso per non far fallire il vertice sull’ambiente, che per il Brasile e per Dilma è diventato una specie di orgoglio nazionale. Il compromesso potrebbe essere un aumento almeno del 30% degli “aiuti allo sviluppo” da qui al 2020. Cosa che poco dice sulla qualità dello sviluppo che questi finanziamenti dovrebbero aiutare.

A questo proposito, è incoraggiante il fatto che sta emergendo un consenso proprio per una modifica dei parametri sulla base dei quali, per il futuro, le organizzazioni internazionali e i diversi paesi dovrebbero misurare il loro progresso economico, i progetti di sviluppo e i criteri di finanziamento. Si sta trattando su una serie di indicatori che vanno al di là del famigerato PIL, secondo il quale anche una catastrofe naturale o una guerra, distruggendo risorse e mettendo in moto ricostruzioni, in fondo giova all’economia. Per adesso la fantasia dei negoziatori non ha inventato un nuovo termine, per cui continuano a trattare su un “PIL Verde”. Il termine indica un progresso economico che non sia devastante per la natura. Anche le cose di buon senso, in tempo di crisi, suonano come novità.

Oggi manifestazione di “Via campesina”. Il governo ha schierato la polizia militare per proteggere le delegazioni ufficiali. Ma i tutori dell’ordine facevano più paura dei manifestanti.


RIO +20, I NUMERI

Rio De Janeiro, 18 Giugno 2012.

Il programma Onu per l’ambiente ha reso ieri noto uno studio secondo il quale negli ultimi 10 anni il Brasile ha accresciuto il suo PIL del 31% e contemporaneamente ha perso il 25% del suo patrimonio naturale. Miracoli dello sviluppo. Nello stesso periodo l’intera America Latina ha dilapidato il 33% della sua natura.

Perbacco, hanno detto i capi di stato, qua bisogna far qualcosa. E per trovare un accordo che concluda dignitosamente Rio +20 hanno eliminato dalla bozza del documento finale le parti più controverse (e importanti). Così le inziali 81 pagine sono state ridotte a 56, operazione grazie alla quale i punti di disaccordo, che erano 835 all’inizio, sono diventati ora 168 su un totale di 287 paragrafi. Su 119 c’è un’intesa. Su uno in particolare i capi di governo stanno concordando: rimandare tutte le decisioni più importanti al 2014.

DUE DONNE

Rio De Janeiro, 20 Giugno 2012

Alla vigilia del vertice ufficiale, due donne sull’Aterro do Flamengo scaldano i cuori delle migliaia che le ascoltano: Vandana Shiva e Marina Silva, la ex ministra dell’ambiente che ha rotto con Lula sull’Amazzonia e i progetti delle grandi dighe.

“Questo doveva essere il vertice sulla Green Economy – dica Vandana Shiva – ma dal documento finale hanno perfino tolto il capitolo che conteneva la definizione di questa famosa economia verde”. I negoziatori infatti hanno scoperto che non c’è accordo neppure su questo, su cosa sia green economy. Qualche paese ci mette dentro i biocarburanti, altri perfino il nucleare, altri ancora non vogliono sentirne parlare senza accompagnarla dalla frase “nel contesto di uno sviluppo sostenibile e dello sradicamento della povertà”. E di “economia verde” parlano perfino i manifesti che Petrobras, il  gigante petrolifero brasiliano, ha appeso sui muri di Rio.

“Io so una cosa per certo – dice Vandana Shiva – ed è che il verde è il colore della vita, non il colore della banconota da un dollaro. Sotto il termine economia verde si rischia di far passare la codificazione e la mercantilizzazione del materiale vivente e della natura, e questo è assolutamente l’opposto di un futuro sostenibile”.

Marina Silva è una donna esile ma la voce è chiara e forte” Non abbiamo bisogno di aspettare la fine degli incontri a Rio Centro per sapere cosa si deve fare per un futuro sostenibile: quello che fu deciso a Rio nel 1992 è tuttora valido. Le convenzioni sulla biodiversità e la deforestazione, l’Agenda 21, gli Obbiettivi del Millennio contro la povertà: lì c’era già tutto. Il problema è che tutto è rimasto sulla carta”. In 20 anni i governi hanno fatto passi indietro enormi: “Non si può lasciare in mano a loro il destino della Terra. Il futuro pè in mano a voi”.

L’approccio “pragmatico” scelto per Rio +20 sta fallendo. “Io vi dico: non siate pragmatici, non siate realisti – grida Marina Silva nel microfono – Se io fossi stata realista in questo momento non sarei qui, ma al governo di un Brasile che continua a devastare l’Amazzonia. No, non dovete essere realisti: siate sognatori, sognatori!”

RIO MENO 20

Rio De Janeiro, 21 Giugno 2012

Così, considerando i risultati, WWF e Greepeace hanno ribattezzato il vertice Onu di Rio sull’ambiente. Il documento che uscirà è molto al di sotto delle aspettative e non ha neppure un lontano odore dei trattati firmati a Rio nel 1992. Si tratta di un enorme passo indietro. All’ultimo momento ci si è messo di mezzo anche il Vaticano, il più piccolo stato del mondo.

Sebbene la Santa Sede sia solo presente come osservatrice, il Papa ha chiesto e ottenuto l’eliminazione dal documento di qualsiasi riferimento all’autodenetrminazione sessuale delle donne e all’uso dei contraccettivi, profilattico compreso. In un mondo che si avvia tra poco ad avere 9 miliardi di abitanti e in cui ancora milioni di persone, soprattutto in Africa, si ammalano e muoiono di AIDS. La cosa ha fatto infuriare una moderatissima signora, cattolica praticante: ol’ex commissaria per i diritti umani dell’Onu, l’irlandese Mary Robinson: “Che pretende di sapere gente che teorizza il celibato sulla salute e sul coropo delle donne?”.

SENZA DI NOI: IL RIFIUTO DELLA SOCIETÀ CIVILE

Rio De Janeiro, 21 Giugno 2012

In un documento letto di fronte all’assemblea plenaria della Conferenza Onu, tutte le organizzazioni non governative hanno chiesto che sia eliminata dal testo finale della Conferenza la frase: “Noi, i capi di Stato e di governo, con la piena partecipazione della società civile…” Poiché la società civile non si riconosce e non accetta il deludente risultato del vertice.

Il documento delle associazioni della società civile che rifiuta i risultati del vertice ha ottenuto in poche ore l’appoggio di migliaia di persone presenti a Rio, compresi scienziati, antropologi, studiosi del clima e economisti. Molti hanno partecipato a convegni e dibattiti ufficiali convocati dall’Onu a Rio Centro. In testa alla lista la firma di Marina Silva, ex ministra per l’ambiente del governo Lula, e di Vandana Shiva. Così, più che l’insulso documento finale, è il “rifiuto” della società civile a segnare la conclusione del vertice di Rio.

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