Toponomastica: lettera aperta al Ministro Del Rio

CARTELLI1

Oggi nella mia posta elettronica ho trovato la replica del Ministro – spedita da una sua segretaria, la dott.ssa Luisa Gabbi –  a una mail di un cittadino infuriato dopo aver letto Repubblica (pagine 17: “Alto Adige, la montagna parla solo tedesco”). Ne ho approfittato per dire la mia al Ministro.

Buon giorno dott.ssa Gabbi, e per Suo tramite buon giorno signor ministro Del Rio,

ho ricevuto la vostra replica all’articolo di Repubblica.

Sono Consigliere Regionale del Trentino Alto Adige Südtirol del partito dei Verdi-Grüne-Verc e come può immaginare tengo molto alla convivenza sul nostro territorio. La questione della toponomastica è alimentata artificialmente come conflitto etnico da politici che non hanno migliori argomenti per raccogliere voti. Credo vada applicato il buonsenso e la comprensione reciproca.

Sono stato eletto in una lista interetnica e il mio gruppo consiliare è composto da me, italiano, e il collega Hans Heiss, storico di lingua tedesca. Questo per dirLe che il mio punto di vista non perde mai di vista il punto di vista dell’altro gruppo.

Tuttavia Le posso assicurare che non fa una bella impressione prima sentirsi dire che l’intesa di luglio sul punto toponomastica è “coperta da segreto” e poi dopo un mese dover leggere sui giornali l’elenco di nomi italiani che dovranno essere cancellati.

A parte le reazioni fascistoidi che ci arrivano da persone che non conoscono la situazione, e a parte le esagerazioni dell’articolo di Repubblica (la montagna continuerà a parlare anche italiano) l’elenco delle cancellazioni crea frustrazione e depressione nella popolazione locale di lingua italiana e non crea euforia nel mondo di lingua tedesca, dove per i più la toponomastica non è più un tema e per chi invece ci si è fissato e non molla questa cancellazione è troppo poco.

L’intesa raggiunta non mi pare molto solida. E la questione, ci scommetto, resterà aperta.

Le faccio inoltre anche presente – e tramite Lei al Ministro – una contraddizione che è contenuta nel vostro comunicato e nell’intesa. Scrivete: “…laddove siano riportate in forma monolingue tedesca denominazioni riferite a sentieri, masi, malghe e monti, le medesime denominazioni non si estendono alle località e ai Comuni”.

Dov’è la contraddizione? Le spiego con un esempio. Uno dei comuni dell’alta Val Venosta si chiama Graun, in italiano Curon. E’ molto famoso perché è il comune che fu “spostato” a monte negli anni ’50 quando Edison costruì la enorme diga di Resia, che fece andare sott’acqua il vecchio paese, di cui ora spunta solo il vecchio campanile in mezzo al lago.

Ora, sopra Curon-Graun c’è la “Malga di Curon” che in tedesco si dice “Grauner-Alm”, dove Alm vuol dire malga e quel “er” aggiunto a Graun è il genitivo. “Malga di Curon”, appunto. Stessa cosa per il “Monte di Curon”, più sopra, che in tedesco si chiama “Grauner Berg”.

Ora, secondo l’intesa i toponimi “Malga di Curon” e “Monte di Curon” dovrebbero essere cancellati, restando solo il termine tedesco.

Il primo problema è come la mettiamo col genitivo: si dirà “Monte Grauner” o “Monte Graun”? Ma questa è materia per i grammatici.

Il secondo problema è di coerenza. Poiché il nome “Curon” continuerà a indicare anche in italiano il paese, perché mai questa denominazione non deve essere usata anche negli altri casi in cui ricorre?

Di questo passo in futuro la faccenda potrebbe complicarsi alquanto: abbiamo anche “Seiser Alm”, che in italiano è “Alpe di Siusi”: luogo notissimo in Europa. A qualcuno verrà in mente di proporre un “Alpe di Seis”?

Lo dico per paradosso, ma voglio farLe capire che certe intese sono una cosa a Roma e un’altra se poi calate sul territorio.

Tenga anche conto che le 1.526 denominazioni su cui c’è l’accordo non sono tutti i nomi del Sudtirolo! Quelli saranno 400 mila. Questi 1.526 nomi sono quelli che i carabinieri hanno trovato sui cartelli che erano bilingui e che sono stati sostituiti con cartelli monolingui. Per cui l’accordo sui 1.526 non comporta necessariamente l’accordo sugli altri trecentonovantamila e rotti.

Qui ci vorrebbe una legge, e il Consiglio provinciale ha fatto una legge che però il governo ha impugnato.

Io non ho votato a favore di questa legge, nonostante questo posso dirLe che l’unico punto positivo che c’era nella legge era che non si facevano elenchi di nomi da cancellare o mantenere, ma si diceva: facciamo una cartografia ufficiale della Provincia e fissiamo solo i criteri. Poi la cartografia la fa una commissione tecnica.

Si può discutere (e si è discusso e la Svp si è fatta sfuggire per testardaggine l’occasione per trovare un’intesa storica, di cui c’erano tutte le condizioni, non con Roma, ma tra tutti i gruppi linguistici di questo territorio!) sui criteri, sulla composizione della commissione, sui modi in cui la commissione decide, ma la cosa positiva – lo ripeto –  era che era una legge procedurale, che indicava un metodo e non l’elenco dei nomi morti e di quelli sopravvissuti.

Adesso voi da Roma ripartite proprio di lì, dalla lista dei nomi da cancellare e di quelli da mantenere. E noi Consiglieri regionali ce la dobbiamo leggere sui giornali. Mi capirà: non è un bel passo avanti!

Ma questo è sempre il destino degli accordi presi nelle stanze chiuse e lontane, da quattro persone quattro. Non potevate chiedere, che so, magari al Consiglio provinciale, cioè al potere legislativo democraticamente eletto? Non potevate venire a Bolzano e convocarci tutti insieme, tutte le parti politiche, di tutti i gruppi linguistici?

Magari in futuro troverete il modo. Io lo spero.

Cordiali saluti,

Riccardo Dello Sbarba

Consigliere regionale/provinciale dei Verdi-Grüne-Verc del Trentino Alto Adige-Südtirol

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6 pensieri riguardo “Toponomastica: lettera aperta al Ministro Del Rio

  1. La ringrazio, la Sua lettera aperta mi ha molto confortato, ed ha ampliato il mio modo di vedere a volte limitato (soprattutto per ignoranza). Spero che ci siano tante persone come Lei, impegnate nei campi più diversi: ne abbiamo davvero bisogno. Buon lavoro!

  2. Questo è il modo e l’esempio per indicare qual’è la strada della convivenza. Solo attraverso la pazienza e la ragionevolezza è possibile trovare un punto di contatto e una soluzione.
    Quei politici che oggi gridano, e sono sempre di più, non fanno il bene delle comunità ed è possibile smascherarli solo con metodi come questi.
    Complimenti Consigliere!

  3. Grazie Serena, grazie Maurizio, come forse avete letto dai giornali, l’azione concertata della mia lettera al ministro (lui l’ha davvero letta, quasi immediatamente!) e la visita il giorno successivo del deputato dei Verdi Florian Kronbichler hanno ottenuto due risultati: Delrio si è reso conto che le cose non stanno come gliele aveva raccontate la Svp, neppure per il mondo di lingua tedesca che Florian rappreesenta bene, e 2) Delrio ha garantito che l’accordo non è chiuso e che “gli errori saranno corretti”. Inbsomma, siamo riusciti a mettere un piede nella porta prima che questa si chiudesse. E sono molto contento.
    Così da ora alle elezioni provinciali di ottobre non succederà più nulla, è tutto sospeso, e poi si vedrà. Dipenderà anche da come va quel voto, sarebbe un segnale verso Roma…
    Speriamo!
    Cari saluti,
    Riccardo

  4. NOTA PER CHI PARLA TEDESCO: sì, lo so, “Grauner” non è un genitivo, ma un aggettivo. Come Bozner Boden, o Südtiroler Strasse. Però mi riusciva difficile spiegare a chi non conosce la lingua come in tedesco i nomi di luogo diventino aggettivi, tipo “Piani bolzanini” (malga curonese?) invece che “Piani di Bolzano”, come si dice. A essere precisi, “Grauner” è un aggettivo in tedesco che in italiano diventa un genitivo, cioè un complemento di specificazione. Quindi ho tagliato corto e, parlando con italiani, l’ho battezzato genitivo. Contando sui ricordi di latino del liceo, che un ministro e i suoi funzionari hanno certamente.

  5. caro Riccardo,
    gli interventi dei lettori di “Repubblica” sulla questione toponomastica sono molto significativi: nell’immaginario collettivo per parte italiana siamo fermi allo spartiacque come confine fra Italia e Germania come ai tempi di Carlo Magno, per parte germanica alla chiusa di Verona come ai tempi di Francesco Giuseppe. Forse è il caso che gli italiani di BZ si aggiornino e prendano atto delle oscillazioni linguistiche sopravvenute negli ultimi 1200 anni lungo il bacino dell’Adige, mentre i tedeschi dovrebbero prendere atto che per l’Europa di domani, si spera fondata sulla convivenza pacifica, i confini disegnati da Carlo Magno non sono poi da buttare. Fra queste oscillazioni ci sta sia l’italianizzazione forzata delle alte valli ladine che la germanizzazione altrettanto forzata delle stesse degli ultimi due secoli per cui il ritorno ai toponimi ladini n area dolomitica non guasterebbe. Un suggerimento: fate precedere, all’atto di andare con il pennarello a scrivere nomi in libertà sui segnavie, la dichiarazione di appartenenza al gruppo ladino; sarebbe simpatico scoprire la prevalenza del gruppo ladino nell’intera regione dolomitica! Nel frattempo, in attesa del rinsavimento collettivo, diciamo che il tono della tua lettera a Del Rio è sicurarmente quello più giusto da tenere….
    un saluto alpino
    Vincenzo

  6. Alla radice del tutto, riformare come se si costruisse il mondo da zero fa scoppiare una guerra civile. E non solo in Alto Adige, perché il progetto demenziale della Società Geografica di ridisegnare i territori ha già fatto arrabbiare i Monferrini che non vogliono si chiami Langhe il nuovo territorio ottenuto dalla province di Alessandria Asti e Cuneo. Già non mi convince la storia degli enti di secondo livello, ma comunque riformare le istituzioni non implica affatto di riformare la geografia.

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