Energia: 10 proposte per uscire dalla palude

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Questo “decalogo” è stato presentato al convegno della CGIL-AGB di Bolzano su “Energia dall’acqua: Gestione trasparente per il bene comune”. Sono intervenuti, nell’ordine: Antonio Filippi, responsabile del settore energia della Cgil nazionale, Riccardo Dello Sbarba, consigliere provinciale, Massimiliano Sturaro, presidente Ae, Wolfram Sparber, presidente Sel, Arno Kompatscher, presidente del Consorzio dei Comuni dell’Alto Adige, Rudi Rienzner, amministratore delegato dell’Unione Energia Alto Adige.

Acqua, bene comune tra sfruttamento e tutela

di Riccardo Dello Sbarba

Consigliere Provinciale dei Verdi Grüne Verc

CINQUE CONSIDERAZIONI INTRODUTTIVE

 1. L’acqua è un bene comune. La sua tutela e le forme del suo utilizzo devono essere competenza di istituzioni democratiche dotate di potere legislativo e più vicine possibile alla popolazione. Nel 1999 il D.Lgs. n. 79/1999 (“decreto Bersani”) ha trasferito le competenze alle Regioni e alle Province autonome, attuando la Direttiva 96/1992/CE.

2. Un Piano di Tutela delle Acque rispettoso dei criteri europei. Nel Piano provinciale in vigore la valutazione dello stato dei corpi idrici è stata effettuata in base ad una normativa non corrispondente alla “Direttiva quadro sulle acque” dell’Unione Europea (UE 60/2000, recepita dall’Italia solo nel 2011, cioè dopo la formulazione del Piano provinciale) che impone di raggiungere gli obbiettivi di qualità “buona” nel 2015. Senza un adeguato Piano di Tutela non si può valutare quanto e dove ancora le nostre acque possano sopportare un’ulteriore sfruttamento a scopo idroelettrico.

3. L’acqua è ambiente, cultura, paesaggio: non solo macchina per far soldi. Premiamo chi tutela i fiumi. Produciamo 6.000 GWh e consumiamo 3.000 GWh. Abbiamo oltre 900 concessioni idroelettriche. Solo il 7% dei nostri fiumi e torrenti scorre in condizioni naturali. L’uso idroelettrico peggiora la qualità dei fiumi. Ma la corsa all’oro bianco continua. Come frenarla? La Svizzera garantisce una compensazione per quei comuni e cantoni che decidono di mettere per 40 anni sotto tutela le proprie acque. Il finanziamento viene preso da un fondo alimentato dalle imposte derivanti dalla produzione idroelettrica.

4. Il potere alla Provincia sull’acqua e sulle concessioni non basta di per sé a garantire che tale potere sia esercitato a favore del bene pubblico. Lo scandalo SEL, il più grave della storia dell’autonomia, sta lì a dimostrarlo:

a) le gare non furono falsificate per far vincere il pubblico contro il privato (presente in una sola gara), ma per far vincere la società della Provincia contro le società dei Comuni (presenti in tutte le gare).

b) Furono modificati – rispetto ai progetti vincitori – i relativi disciplinari “in termini ampiamente migliorativi per il concessionario, – scrivono gli inquirenti – anche dal punto di vista del risparmio di spesa, e peggiorativi per l’ente pubblico e la collettività, sia sotto il profilo delle misure di sicurezza, sia sotto il profilo delle prescrizioni da rispettare”.

 5. Va operata una netta distinzione di ruoli: alla Provincia la legislazione, ai Comuni la produzione e la distribuzione, quest’ultima ovunque sia possibile in forma cooperativa. L’errore politico fondamentale è stato di aver voluto fare della SEL – che doveva essere solo una piattaforma per coordinare il passaggio delle competenze – un monopolio provinciale dell’energia, in conflitto con le cooperative e le aziende comunali che in Alto Adige avevano una storia centenaria. Meglio sarebbe stato costruire il nuovo soggetto energetico pubblico a partire da questa storia e dalle professionalità esistenti sul territorio.

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CINQUE PASSI PER IL FUTURO DEL SETTORE ELETTRICO

6. Le leggi alla Provincia. La Provincia promulga una legislazione rigorosa che preveda regole obbiettive e trasparenti per le gare pubbliche, con criteri fissati a priori (portate d’acqua, investimenti ambientali, offerte economiche…) concepite in modo tale che – chiunque vinca – comportino il massimo di beneficio per la popolazione, l’ambiente e le pubbliche istituzioni. La Provincia, in base al Piano di Tutela delle acque, bandisce le gare per le concessioni, le assegna e incassa i canoni.

 7. La produzione e la distribuzione ai Comuni. Tornando allo spirito delle “Norme di attuazione in materia di energia” (Dpr 235/1977 come modificato dal DLgs 463/1999), viene stabilito che “sul territorio della provincia di Bolzano sono i Comuni i soggetti pubblici titolari delle attività elettriche come la produzione, l’importazione e l’esportazione, il trasporto, la trasformazione, la distribuzione e la vendita dell’energia elettrica da qualsiasi fonte prodotta”.

 8. I Comuni danno vita a una nuova forma societaria unica su scala provinciale, che coinvolga tutti i Comuni e trovi forme equilibrate e sensate per distribuire tra i Comuni le quote di partecipazione e i benefici. Il Consorzio dei Comuni ha già studiato possibili modelli.

 9. D’intesa con il Consiglio dei Comuni, la Provincia – con un’apposita norma di legge finanziaria – cede gratuitamente le proprie quote in SEL Spa ai Comuni, nelle forme societarie che essi avranno scelto per questo scopo. Tale operazione avviene ovviamente dopo la ri-assegnazione delle 12 concessioni contestate e al netto degli eventuali danni derivanti dalle illegalità passate.

 10. Distribuzione in forma cooperativa. La Provincia avvia una seria verifica su questo modello, insieme al Consiglio dei Comuni e ai soggetti pubblici operanti nel settore energetico. Il modello cooperativo:

a. essendo partecipativo, facilita la promozione di iniziative di riduzione dei consumi;

b. saltando il mercato, consente di fornire agli utenti energia a prezzi inferiore del 30-40%.

Questo piano di riassetto deve essere ben studiato e attuato cui tempi che servono.

Si tratta di un piano per le prossime due legislature.

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