Ambientalisti: no a Benko, sì all’Areale

Alternativa a Benko: il progetto di recupero delle aree ferroviarie dismesse
Alternativa a Benko: il progetto di recupero delle aree ferroviarie dismesse

Si allarga il fronte del no al progetto Benko e del sì al progetto Areale. Dopo la protesta di ieri delle categorie economiche e dei sindacati, dopo l’opposizione di architetti/e e urbanisti/e, oggi prendono la parola i movimenti ambientalisti. Intanto è stato presentato il progetto esecutivo, lo studio di fattibilità e il modello economico della riqualificazione delle aree ferroviarie dismesse, una vera e propria “nuova Bolzano” progettata e voluta da anni. L’alternativa pubblica alla cementificazione privata.

In una conferenza stampa convocata simbolicamente presso l’Hotel Alpi (destinato alla demolizione) le associazioni ambientaliste dio Bolzano e provincia hanno presentato questo documento:

Le associazioni AMBIENTE e SALUTE, DACHVERBAND, ITALIA NOSTRA, LEGAMBIENTE e WWF intendono dichiarare la propria assoluta contrarietà al “Progetto Benko” attualmente in corso di discussione all’interno dell’Amministrazione Comunale di Bolzano.

Contrarietà alle procedure della Legge Urbanistica che consentono questo tipo di proposte ma anche al merito del progetto stesso.

Tale progetto viene spacciato per una semplice riqualificazione di un’area degradata e la fantasmagorica creazione di uno stupendo centro commerciale, il tutto senza spese per la collettività che anzi ne dovrebbe ricevere solo vantaggi.

In realtà si tratta di un’opera epocale che trasformerà in maniera drastica quella che è l’attuale porta di accesso al centro storico per chi proviene da fuori città favorendo interessi privati con l’ente pubblico supino e la cittadinanza lasciata in un angolo.

L’art 55 quinquies della Legge Urbanistica Provinciale ha dunque iniziato ha partorire i suoi primi mostri.

Stravolgendo completamente una prassi che vede assegnato il ruolo di guida delle trasformazioni urbane all’ente pubblico e quindi alla comunità tutta, ora, (lasciando tempi ridottissimi alle decisioni) qualunque privato dotato di ingenti risorse finanziarie potrà proporre e, vista la crisi finanziaria dell’ente pubblico, costruire in barba a tutta la normativa e programmazione esistente pagando  il prezzo da lui stesso determinato.

Il primo esempio di quello che può succedere in nome di una deregolarizzazione troppo spinta è proprio il “Progetto Benko”:

  • volumetrie spropositate (si andrebbero addirittura a raddoppiare le superfici di vendita attualmente esistenti in tutta la zona),
  • disinteresse per la città consolidata e storicamente determinatasi,
  • spregio del verde di qualità presente nell’area (una delle poche aree del centro storico),
  • nessun coordinamento con il progetto del vicinissimo areale ferroviario,
  • nessuna analisi di impatto sulla struttura socioeconomica della città intera,
  • interesse pubblico dell’intervento tutto da dimostrare.

Bisognerebbe chiedersi se Bolzano ha bisogno di questa enorme volumetria (si pensi solo all’immenso sfitto o non occupato esistente per non parlare dei cantieri infiniti sparsi per la città, anche in aree di pregio) e soprattutto se non si rischia di creare squilibri socioeconomici di portata non attualmente misurabili: centro sempre più attrattore di funzioni pregiate (e prezzi conseguenti) e gli altri quartieri residenziali che si svuotano delle funzioni qualificanti.

Ma anche entrando nel dettaglio del progetto si  trovano evidenti e gravi negatività: sparisce una bella fetta del secolare parco di Piazza Stazione per essere rimpiazzato da giardini pensili la cui qualità e possibilità di fruizione rimane assai dubbia.

Tutte le ingenti volumetrie sembrano concepite come occupazione ottimizzata delle aree disponibili senza un vero disegno urbano.

Si portano ulteriori auto in centro seppur collegando i vari parcheggi esistenti interrati con una viabilità ipogea che certo non risolve i problemi generali della viabilità. Anzi, vista la squilibrata forma urbis di Bolzano, nelle vie di accesso i problemi si aggraveranno.

Si propone una funivia del Virgolo che porta verso…aree private che probabilmente avranno bisogno anch’esse di ristrutturazione urbanistica…

Per quanto si è visto finora non si è ancora visto un bilancio energetico dell’operazione ne tantomeno una tempistica degli interventi.

Non si è poi tenuto conto degli aspetti sociali di tutta la città: le persone che attualmente occupano l’area si sposteranno in zone più periferiche dove le attività commerciali già asfittiche soffocheranno irrimediabilmente.

E il bilancio occupazionale non considera che Bolzano non è una metropoli e se si creano posti di lavoro di un certo tipo da una parte se ne perdono altrettanti negli altri quartieri danneggiando il tessuto sociale connettivo fatto di rapporti di vicinato e frammistione delle attività.

Non ultimo ci pare assai carente il coinvolgimento della cittadinanza che si ferma ad una piccola indagine sui media e ad una bacheca con un plastico. Riconosciamo il diritto di quanti vivono e lavorano in Bolzano ad essere coinvolti in decisioni di questa portata che possano soppesare i pro e i contro e decidere poi di conseguenza.

Dal momento che il Comune non si è dotato di strumenti di Democrazia Diretta che lascino ai cittadini il potere decisionale di fronte a progetti di grande impatto economico o urbanistico ci si aspetta che sia l’amministrazione stessa a chiederne il parere di fronte a proposte che stravolgono un’area di queste dimensioni con ricadute su tutto il tessuto urbano e sociale.

E infine si viene a costituire un precedente pericoloso: cosa potrà opporre l’Amministrazione Comunale quando le verranno proposti nuovi progetti?

 AMBIENTE e SALUTE – DACHVERBAND – ITALIA NOSTRA – LEGAMBIENTE – WWF

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