Kompatscher alla prova dei fatti

nuova giunta prov

IL MIO INTERVENTO NEL DIBATTITO SUL PROGRAMMA DELLA NUOVA GIUNTA PROVINCIALE

Care colleghe e colleghi, egregio Presidente Kompatscher,

nel giorno della sua elezione abbiamo detto che alla sua offerta di dialogo avremmo risposto con un nuovo stile di fare opposizione: una opposizione costruttiva. Meglio detto: una opposizione cooperativa.  Un’opposizione che veda innanzitutto il buono e il condivisibile, ho annunciato una settimana fa. Comincio subito dicendo che del Suo programma, Presidente Kompatscher, noi Verdi potremo sottoscrivere il 90%. Dunque, nel commentarlo, vorrei indicare su alcuni punti il modo di andare avanti, di concretizzare, di realizzare davvero le tante affermazioni di principio che vi sono contenute. E’ sulla realizzazione del programma e sulla coerenza tra gli annunci e le cose fatte che giudicheremo il Suo governo.

Il suo governo, presidente Kompatscher, dovrà fare i conti con 5 anni difficili, per almeno tre ragioni:

  1. Continueranno a ridursi progressivamente le risorse finanziarie a disposizione della Provincia. Non è detto che sia un male: si tratterà di fare meglio con meno, e credo che questo sia possibile.
  2. Aumenteranno i bisogni sociali cui rispondere. Invecchiamento della popolazione, evoluzione dei modelli familiari verso nuclei più piccoli, più fluidi, più instabili; immigrazione di persone che coprono i vuoti generazionali nel mondo del lavoro. Tutti questi fenomeni portano una maggiore responsabilità a carico della dimensione pubblica e collettiva e ne mettono sotto pressione le risorse – molto di più di quanto si possa compensare facendo appello alla responsabilità individuale.
  3. La crisi italiana andrà avanti. Dico non solo “la  crisi”, ma “la crisi italiana” che è crisi istituzionale, sociale, politica prima ancora che economica. Abbiamo un’Europa a due velocità, l’Italia sta scivolando nella seconda classe e noi siamo ai confini tra le due aree. Crescerà dunque la conflittualità tra regioni e aree territoriali italiane – grazie anche a sceneggiate indegne come quella di Vespa in Tv – e crescerà da noi la spinta a “andare via da quest’Italia in bancarotta”. Il referendum autogestito della Südtiroler Freiheit può essere giustamente ridimensionato a “sondaggio”, ma le 60 mila persone che vi hanno partecipato sono una massa notevole che non può essere facilmente ignorata. Quel che succederà già quest anno in Catalogna o in Scozia terrà alto il tema del “via dall’Italia”.

Ci aspettano dunque tempi difficili. La domanda è: riuscirà l’autonomia speciale a reggere come la soluzione migliore per la popolazione di questa provincia?

CONVENZIONE PER L’AUTONOMIA

Il tema centrale è dunque la riforma dell’autonomia. Siamo d’accordo sull’istituzione di una “Convenzione per la riforma dell’autonomia” e ci piace che su questo vengano indicati tempi certi: 6 mesi per la legge istitutiva. Entro l’estate. Al proposito faremo proposte.

Due considerazioni per ora.

PRIMA CONSIDERAZIONE.

Quale riforma? Ci sono due interpretazioni.

La prima è esclusivamente giuridica: ci sono state innovazioni legislative e costituzionali (Titolo V, quadro europeo, crisi della Regione) e a queste l’autonomia va aggiornata. Un’opera ovviamente necessaria e importante, ma non basta a far tornare l’autonomia un progetto trascinante e condiviso.

La seconda guarda alla qualità della convivenza. Due punti da considerare:

1°. L’attuazione di Statuto e Pacchetto hanno dato alla minoranza linguistica solidità e certezza di sé. Oggi la garanzia della minoranza non sta più nella sua “protezione per separazione”, ma nell’ampio autogoverno che la fa essere “padrona a casa propria”. E l’autogoverno o è qualcosa di condiviso, o non è. Dunque i meccanismi della tutela per separazione appaiono oggi anacronistici e frenanti: possono e debbono essere ripensati per far avanzare la qualità della convivenza.

2° Dal 1972 la società è cambiata. Nella Sua relazione, presidente Kompatscher, viene sottolineato il bisogno di libertà e autonomia individuale che esprime una società dove formazione, cultura, accesso ai media, standard di vita, progressiva parità uomo-donna, protagonismo giovanile hanno rafforzato l’identità di ciascuna persona e il suo bisogno di spazio libero e di assunzione di responsabilità. In questo la sua è una relazione di impostazione liberale, nel senso migliore del termine.

Tutto ciò è molto diverso dal quadro del 1972, dove il sentimento di “appartenenza al gruppo” era  dominante e su questo era stato disegnata l’autonomia. Era un’epoca, anche internazionale, di “collettivismo”, di grandi identità collettive.

Ma la società è cambiata anche in un altro senso. I tre gruppi linguistici previsti dallo Statuto non sono più soli, ci sono 43.000 cittadine e cittadini di origine straniera che ai tre gruppi ufficiali mal si adattano.  Il sindaco Spagnolli mi ha raccontato di aver firmato giorni fa le liste degli scrutatori per il referendum e avervi trovato decine di cognomi stranieri con cittadinanza italiana. Le scuole di molti centri accolgono più di una madrelingua, anche se fanno finta di essere “di madrelingua”. La proporzionale è ampiamente derogata in diversi settori, prima la sanità. Altrimenti i servizi non funzionerebbero.

Conclusione: vanno affrontati i temi cruciali della convivenza, fa riformulato il rapporto tra tutela di gruppo e diritti e libertà della persona, va riesaminato il nodo cruciale: censimento-proporzionale.

L’idea di autonomia che vogliamo promuovere dipende dall’idea di quale Alto Adige – Südtirol vogliamo nei prossimi 40 anni.

SECONDA CONSIDERAZIONE:

Noi riteniamo che la „terza fase dell’autonomia“ debba essere quella dell’autonomia dei cittadini e delle cittadine. Dopo la quietanza liberatoria tra Austria e Italia del 1992, ora serve una quietanza liberatoria interna.  Così l’autonomia può sviluppare quel “patriottismo costituzionale” di cui abbiamo parlato in quest’aula una settimana fa.

Finora l’autonomia è stata una continua vertenza tra Bolzano e Roma, una sorta di confronto diplomatico tra governi. Una relazione verticale. Un “vado a Roma, prendo e porto a casa”. Un affare da avvocati e un pugno di politici. Una partita a colpi di furbizia.

Va rovesciata la prospettiva. L’autonomia deve diventare un patto orizzontale di convivenza tra cittadini/e stipulato sul territorio.

Per questo noi diamo grande importanza al processo di riforma dell’autonomia. La “convenzione dovrà essere larga e rappresentativa,  dovrà raccogliere le intelligenze diffuse che esistono nella nostra provincia. In questo modo potrà anche essere incubatrice di una nuova classe dirigente – cosa di cui ha bisogno soprattutto il mondo di lingua italiana.

Inoltre, la “Convenzione” non dovrà essere un luogo chiuso di elaborazione tra esperti, ma trovare il modo di aprirsi alla partecipazione di mote persone, associazioni, gruppi.

L’obbiettivo è appunto sviluppare un diffuso “patriottismo autonomistico”.

Bisogna avere fiducia nei cittadini e nelle cittadine. Se ci pensiamo bene, una serie di meccanismi tuttora vigenti sono basati sulla sfiducia nel cittadino. Le norme punitive che ancora accompagnano la dichiarazione linguistica e la proporzionale, per esempio, sono basate sulla lotta all’opportunismo, alla dichiarazione di comodo, ai furbi che ci imbrogliano. Dobbiamo dare fiducia e smantellare le norme punitive. Autonomia nella libertà e nel diritto.

Proseguo più sinteticamente con alcune rapide osservazioni su alcuni capitoli del programma, rinviando l’approfondimento a un confronto quando i diversi temi saranno affrontati singolarmente.

BILINGUISMO.

Il programma dedica molti passaggi all’obbiettivo di una formazione plurilingue. Benissimo. Abbiamo il paradosso di ragazze e ragazzi che ricevono migliaia di ore nella seconda lingua e non sono bilingui come potrebbero. Un enorme spreco. Si dice che non c’è la bacchetta magica. Benissimo. Ma la ricetta è allora una sola, ancora una volta la fiducia: lasciamo libero il sistema scolastico e le singole scuole di scegliere in piena autonomia e libere da catene i sistemi migliori di apprendimento.  Consentiamo ai genitori di scegliere liberamente il modello di scuola che preferiscono. L’ente pubblico accompagni e sostenga le scelte di ragazzi e famiglie garantendo le condizioni che servono, accompagnando il percorso formativo liberamente scelto con ricerca e consulenza. La Provincia registri la richiesta che esiste e vi risposta con offerte di qualità.

Anche qui deve valere la libertà e la responsabilità dei singoli. L’articolo 19 non può essere una prigione, deve garantire un diritto ma non imporre un dovere. Va reso possibile per chi lo desidera un modello di scuola plurilingue.

MIGRANTI

L’inclusione è l’obbiettivo, siamo d’accordo. Il capitolo è pieno di buone intenzioni, ma inciampa sul passaggio in cui si dice di voler condizionare “alcune prestazioni di sostegno all’impegno diretto all’apprendimento delle lingue provinciali”. Questo non va, lo ripeto: l’Europa e anche la restrittiva legge italiana vietano di condizionare qualsiasi prestazione cui gli immigrati avrebbero diritto all’apprendimento della lingua, figuriamoci all’apprendimento di due lingue che non è richiesto neppure ai locali.

A questa osservazione una settimana fa il Presidente ha risposto: non pensiamo alle prestazioni sociali. E allora, Presidente, a quali prestazioni pensate? Vorrei una risposta chiara e precisa. La questione è fondamentale.

Del programma di coalizione abbiamo ricevuto 5 testi in una settimana, discorso scritto e a voce del Presidente compresi, e a volte diversi: ma questa frase ricorre in tutti identica. A quali prestazioni pensate? E che vuol dire impegno concreto per l’apprendimento delle lingue provinciali? Quali condizioni pensate di imporre?

Ricordo che la Corte costituzionale ha messo fuori legge i 5 anni di residenza previsti dalla legge sull’immigrazione, anche se la Provincia fa finta di nulla e continua a prevederli nelle leggi di settore, sperando che nessuno faccia un ricorso che sicuramente vincerebbe.

E vi informo che la Commissione europea ha aperto una procedura di infrazione contro la Germania, chiedendo che le misure del programma Hartz IV, compreso Kindergeld e Arbeitslosengeld, siano estesi anche agli immigrati disoccupati, mentre gli immigrati da altri paesi europei devono avere pari trattamento come fossero cittadini tedeschi.

Ho visto che il Presidente vorrebbe istituire commissioni speciali sia sulla questione migrazione che sulle politiche familiari. Ma la prima cosa da fare è molto semplice: rifinanziare le due leggi di settore. Legge famiglia e legge integrazione hanno avuto una cosa in comune: dovevano essere leggi a costo zero. Ma non si fa politica di inclusione, non si fanno politiche familiari a costo zero.

BRENNER BASIS TUNNEL

Noi manteniamo le nostre riserve, ma prendiamo atto che si sta costruendo. Va bene. Tuttavia poniamo una condizione perché l’opera abbia un senso: che si adottino immediatamente misure che incentivino e impongano lo spostamento delle merci e delle persone dalla gomma alla rotaia. La ferrovia esistente potrebbe sopportare il doppio dell’attuale trasporto. Ci sono misure a costo zero che potrebbero invertire la tendenza alla continua perdita di trasporto su rotaia a favore della strada. Finché dura questo trend il BBT non ha credibilità di politica dei trasporti sostenibile, è solo un grande cantiere.  Sia nel programma di governo che nel programma elettorale Svp si legge che il BBT è condizione per lo spostamento da ruota a rotaia. Cioè si fa una politica dei due tempi: solo dopo che abbiamo il BBT possiamo adottare misure di trasferimento. Noi sfidiamo i fautori del BBT a dimostrare che l’opera ha un senso: e lo ha solo se già prima, già da subito, comincia il trasferimento di merci sulla rotaia. La sfida non è più BBT sì o no, è traffico crescente o decrescente sull’asse del Brennero. La sfida è invertire la tendenza, è avviare la decrescita del traffico su gomma. E’ cominciar da subito a liberare le nostre valli dai gas di scarico e dal rumore. Che è poi quello che conta per i cittadini e la loro salute.

ENERGIA

La manipolazione delle gare per le grandi concessioni idroelettriche è stato lo scandalo più grave dell’autonomia e nel programma non gli è dedicata neppure una parola. Come se nulla fosse stato. Come se chi ha scritto il capitolo energia avesse vissuto all’estero negli ultimi 15 anni, o fosse nato ieri.

Questa è un’osservazione valida un po’ per tutto il programma: sembra che il passato non esista. Che si parta da zero. Purtroppo da zero non si parte, dobbiamo fare i conti con la pesante eredità soprattutto degli ultimi 10 anni. Quella delle concessioni idroelettriche gestite da SEL sulla base di gare truccate è una, forse la più pesante eredità. Queste concessioni producono oltre la metà di tutta l’energia idroelettrica prodotta sul territorio. Riportare legalità nelle concessioni attualmente illegittime è la premessa necessaria per qualsiasi altro passo di politica energetica.

Per esempio: si auspica una sinergia, fino alla fusione, delle grandi aziende pubbliche dell’energia. Ma una fusione parte dalla definizione dei valori in gioco. Domanda: c’è qualcuno che può dirci quanto valga, oggi la SEL? Nessuno sa se le concessioni attualmente in capo alla SEL o alle sue partecipate lo rimarranno anche in futuro, se SEL dovrà restituirne alcune o tutte, se dovrà pagare penali o indennizzi o danni milionari. La sola AEW ha chiesto a SEL (e anche alla Provincia, con un atto di poche settimane fa) danni per oltre 800 milioni!

Dunque il tema della legalità nelle concessioni è tutto sul tappeto. L’ultimo atto della passata giunta provinciale fu la famosa “Delibera Caia”, la deliberà che approvò lo strampalato parere del professore secondo cui le concessioni andavano riassegnate riesaminando i progetti, riammettendo SEL con fantomatici “progetti originari”.

Ora, io ho approfondito abbastanza la materia e tutte le fonti, ma proprio tutte, mi confermano che non è possibile stabilire quali sono questi progetti SEL originari, visto che non esistono e non possono certo essere ricostruiti da qualcuno a posteriori. Nessuno è disposto a prendersi questa responsabilità.

Dunque, la delibera Caia è inattuabile. Che si fa? Le ipotesi sono due: o si esclude la SEL dalle concessioni e si assegnano le centrali ai migliori progetti rimasti in campo. Oppure si arriva a una transazione dove però SEL dovrà essere disposta a cedere una buona parte delle centrali che attualmente gestisce. AEW non è i comuni venostani, che avevano un interesse a una sola centrale, Lasa. Né è ASM di Bx, che aveva presentato alle gare progetti privi di piani ambientali, quindi sostanzialmente perdenti. Dunque né AEW né Frasnelli, che pretende per sé tutta S. Antonio, si accontenteranno di briciole. Che cosa pensa di fare la giunta provinciale? La risposta a questa domanda è cruciale, senza la risposta non si va da nessuna parte. Oppure decidono i magistrati e allora SEL può prepararsi a portare i libri contabili in tribunale.

EREDITA’

La vecchia Giunta provinciale – ma alcuni assessori transitano anche nella nuova – e soprattutto il LH uscente si sono – diciamo così – tolti alcune soddisfazioni di fine mandato. L’ex presidente Durnwalder, da vecchio cacciatore, si è voluto portare a casa i suoi trofei. Ci sono alcune delibere che la nuova Giunta, se vuole davvero essere nuova e mantenere fede a quanto scritto nel programma, dovrebbe revocare. Ne indico tre:

Prima, la citata delibera Caia sulle concessioni idroelettriche, nr. 562 del 15 aprile 2013, a cui l’assessore Theiner dichiarò di aver votato contro anche se la delibera riporta la dicitura: “approvata all’unanimità”.

Seconda, la delibera su Antersasc. Questa è una vera vendetta del vecchio LH, uno schiaffo finale a tutti i difensori delle montagne, dei parchi, delle Dolomiti UNESCO. Se il nuovo LH vuole difendere la propria dignità e mostrare la propria autorevolezza, non può nascondere la testa sotto la sabbia: la deve revocare.

Terza, la delibera sull’aeroporto nr. 16 approvata nell’ultima seduta della vecchia Giunta, l’8 gennaio 2014, che autorizza definitivamente i lavori di allungamento della pista e di attuazione di quanto previsto dal Masterplan, che contraddice tra l’altro gli impegni presi nel lungo processo di “mediazione” – a proposito di dialogo e coinvolgimento dei cittadini!

Nel programma di governo sta scritto che occorre un concetto nuovo chiaro e condiviso, rimettendo tutte le carte in tavola e da sottoporre eventualmente anche a consultazione popolare, per decidere il futuro dell’aeroporto. Ma questo non è possibile se si dà il via ai lavori di allungamento della pista: perché questo è il concetto vecchio e sbagliato cui viene data attuazione. Se il nuovo Presidente vuole davvero azzerare la questione e aprire il confronto per un nuovo concetto che riguardi l’aeroporto (“e se non l’abbiamo è meglio chiudere, visto che l’aeroporto così non ha senso” ha detto più volte Kompatscher in campagna elettorale) allora deve revocare la delibera che dà il via libera al Masterplan, poi sedersi a un tavolo con tutte le parti e lì discutere del nuovo concetto.

Chiudo dicendo che non si può costruire il futuro senza la consapevolezza critica del passato, non si può realizzare il nuovo senza citare ciò che nel vecchio non andava e senza eliminare gli errori fatti. Il nuovo LH dia il segno concreto di volersi liberare dal passato e revochi le tre delibere citate: ne guadagnerà in prestigio e dimostrerà  autorevolezza.

Bolzano, 16 gennaio 2014

 

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