AUTONOMIA. Diario dalla “Convenzione”: Regione no, Regione sì, Regione come?

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Sabato 2 luglio 2016. Oggi per la prima volta nella Convenzione per l’autonomia (quella con 33 componenti, per capirci) siamo entrati nel merito. Così comincio a redigere questo piccolo e soggettivo diario, per tenervi al corrente di quel che succede là dentro. Il tema era: che fare della Regione?

Il primo a intervenire è stato Luis Durnwalder. Per lui la Regione non ha senso, non l’ha mai avuto, e dunque va abolita. Al suo posto vanno istituite due regioni autonome: la Regione Trentino e la Regione Sudtirolo. Che poi potranno scegliere di collaborare, se lo vogliono, come con qualsiasi altra regione d’Europa.

Il secondo a intervenire sono stato io, annunciando un “controcanto” rispetto alla posizione di Durnwalder. Che la Regione così com’è non vada, siamo tutti d’accordo. Ma bisogna per questo rompere definitivamente il quadro regionale? Ho sostenuto che ci sono buoni motivi per non farlo e quel che ho proposto è una riforma radicale della Regione, una “Regione leggera”, una piattaforma di cooperazione istituzionale e rafforzata tra le due province basata sulla volontarietà, su meccanismi di intesa nella definizione dei temi da affrontare (che si stabiliscono volta per volta, senza definirli a priori) e delle “linee guida” da approvare con maggioranze qualificate (2/3?) di ciascun Consiglio provinciale.

Per chiarire cosa intendo, ho aggiunto che questa Regione non dovrebbe avere competenze né amministrative né legislative (che vanno trasferite alle due Province – pensiamo all’ordinamento dei comuni, che è già ormai divisi per provincia benché in una legge regionale, oppure le provvidenze sociali per le famiglie, che sono già amministrate di fatto dalle Province) e anche la norma che fa di Trento il “capoluogo di Regione” non ha più senso nel quadro della parità e alternanza tra le due province.
Una simile Regione non avrebbe più bisogno di una Giunta regionale (se non ha competenze amministrative…) né dell’attuale baraccone burocratico, verrebbe coordinata dai presidenti delle due Province (che ne potrebbero essere – come ora – a turno presidente e vicepresidente) e avrebbe il suo cuore nel Consiglio regionale, formato dai due consigli provinciali (come ora) dotati di un solido “regolamento interno” che ne istruisca i lavori e regoli le procedure attraverso le quali si raggiungono intese sia sulle materie (di interesse comune) da trattare, sia delle possibili decisioni da prendere. Mi sono reso conto di essermi spenzolato un po’ avanti, magari su qualche punto avrò da ripensare, ma per far capire cosa intendevo.

Questa posizione ha avuto l’effetto di scompaginare un po’ il campo: alcune importanti voci della SVP l’hanno trovata interessante, di fatto prendendo le distanze dall’ex Landeshauptmann (che devo dire conserva ancora un grande ascendente sulle donne e gli uomini SVP). Il quale Durnwalder ha replicato dicendo che lui non nega la cooperazione tra le due province, ma questa si può fare anche come due Regioni indipendenti. La Regione è stato un’ingiustizia fin dall’inizio ed è arrivata l’ora di eliminarla.

Io ho ribattuto che proprio così non è: Trentino e Sudtirolo hanno una lunga storia comune, che non comincia con Degasperi. Che ci fa bene il confronto con una provincia analoga per geografia, popolazione, cultura e autonomia. Che un “Sudtirolo piccolo e solo” e un “Trentino piccolo e solo” non potrebbero mai raggiungere gli obbiettivi, per esempio verso il governo centrale, che insieme hanno raggiunto. E ho citato gli accordi finanziari che proprio Durnwalder insieme a Dellai (e anzi, sotto la guida esperta e più ascoltata di Dellai) firmarono e che consentirono di tutelare in buona parte i bilanci delle due autonomia. L’alleanza col Trentino a tutela dell’autonomia comune è preziosa: o vogliamo che il Trentino venga risucchiato come una delle tante province d’Italia, per poi magari tra qualche anno trovarcelo (anche lui) contro?
Dopo di noi ha preso la parola Bizzo: lui ha riproposto sostanzialmente l‘attuale Regione, anzi parlando di “nuove competenze” oppure di “funzione di coordinamento” che a tutta la SVP, sindaci, sindaca e giuriste comprese hanno fatto subito drizzare i capelli. Come lo scenario crudo che Bizzo ha disegnato: attenzione, se noi aboliamo la Regione, la risposta di Roma non sarà consentire le due Regioni separate, ma la macroregione Nord-Est! Cosa che gli esponenti della linea dell’autodeterminazione hanno subito bollato come la minaccia del centralismo renziano.

Ovviamente gli “autodeterministi” si sono schierati con Durnwalder, come accade fin dall’inizio della Convenzione: “Bisogna avere visioni, bisogna poter desiderare anche ciò che oggi sembra impossibile”. Hanno aggiunto che anche loro sono per la cooperazione col Trentino, ma questo dipende dai Trentini, se loro “si sentono tirolesi o italiani”. Insomma, c’è sempre un’opzione dietro l’angolo, un esame da superare. Qualcuno di loro ha fatto un passetto avanti e proposto un “Koordinierungsaussschuss”, cioè un comitato di coordinamento tra le due Regioni autonome Trentino e Sudtirolo, facendo l’esempio del GECT nell’Euregio.

Ho risposto a mia volta che il GECT, che amministra fondi europei, è il luogo meno trasparente che esista e nessuno riesce a capire cosa faccia. Se la cooperazione deve essere istituzionalizzata, ho spiegato, allora c’è bisogno di un luogo democratico di controllo e trasparenza e l’ideale sono i due consigli provinciali uniti in quello regionale, che manterrei. Ovviamente con tutta un’altra agenda di lavoro.

Ho fatto l’esempio dell’”Accordo di Milano” sulla finanza del 2010: lo firmarono Durnwalder e Dellai col governo, ma non passò da nessun organismo democratico. Un Consiglio regionale “leggero” non potrebbe dedicare una sessione per analizzarlo e discuterlo, prima della firma?

A me sembra che la discussione sia stata molto buona e che le posizioni si siano articolate. Tutti d’accordo che così la Regione non va, per me il punto di divisione resta questo: oltre a riformare il nostro Statuto di autonomia, vogliamo chiedere al Parlamento di cambiare l’articolo 116 della Costituzione Italiana, comma 2, che recita: “La Regione Trentino-Alto Adige/Südtirol è costituita dalle Province autonome di Trento e di Bolzano”? Oppure vogliamo lavorare dentro questa cornice, mantenendo una forma istituzionalizzata di cooperazione tra Trentino e Sudtirolo? Ho proposto questo come punto di approdo della giornata, da approfondire, e il Presidente Tschurtschenthaler ha riconosciuto che sì, questo era il punto. Nelle chiacchiere finali e informali, ho fatto presente anche che della cosa “bisognerebbe anche parlare coi Trentini”. Lo riproporrò ufficialmente al momento opportuno.

Chiudo questo primo “Diario dalla Convenzione” ricordando che si tratta, ovviamente, di un resoconto soggettivo, e che chi vuole può trovare i verbali integrali nel sito: http://www.convenzione.bz.it/. Prossima seduta venerdì 8 luglio, dalle 18. Tema: “Tutela delle minoranze e convivenza”. Si entra nel cuore dell’autonomia!

 

 

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