AUTONOMIA – Diario dalla “Convenzione”. La via per l’Europa passa dal referendum

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La Provincia potrà avere un maggiore “potere estero”? Dipende soprattutto da quale Costituzione avrà l’Italia.

21 0TT0BRE 2016 – Il tema stavolta era piuttosto ostico: il potere estero delle province autonome. Quindi l’hanno fatta da padrone le giuriste. Il quadro in sintesi è questo:

  • Lo Statuto non dice nulla sull’Europa, e neppure sull’Euregio. E’ stato scritto in altra epoca. La riforma del 2001 della Costituzione ha dato alle Regioni e Province autonome il potere “nelle competenze loro riconosciute” di attuare direttamente le direttive europee.
  • Ma l’Unione Europea riconosce gli Stati: è attraverso gli stati, per esempio, che anche le regioni sono rappresentate (il Comitato delle Regioni è di 350 membri, ha potere solo consultivo e capo delegazione di ogni nazione – l’Italia ha 20 membri – è il rappresentante del Governo). E’ attraverso gli Stati che una Regione può rivolgersi alla Corte europea, e sono gli Stati che subiscono le procedure di infrazione, anche se riguardano un atto di una loro Regione.

Messa così, quindi, ciccia. Però ovviamente siamo qui per elaborare “visioni” e andare oltre l’esistente è lecito.

Lo fanno con energia e raffica di scalette gli uomini della Svp (Perathoner e Durnwalder). Nel futuro Statuto, dunque:

  • Va ancorato il potere di attuare direttamente le norme europee.
  • Va affermata la possibilità di partecipare alla formazione delle norme europee attraverso il Consiglio d’Europa (impegnando il Governo – che lì siede – a consultarci su tutte le decisioni che toccano le competenze autonomiste).
  • Alle minoranze vanno resi possibili rapporti diretti con gli organi europei sulle questioni che le riguardano.
  • Va conquistato il diritto di ricorso diretto contro norme europee lesive dell’autonomia.
  • Va garantito alla provincia di Bolzano un rappresentante fisso nel Comitato delle Regioni (tra i 20 della delegazione italiana).
  • Vanno rafforzate le possibilità di stringere accordi diretti con altre Regioni.
  • L’Euregio va messa nello Statuto e dunque costituzionalizzata.

Chiaro? Mica tanto. Questa discussione tutta giuridica non mi pare in grado di suscitare grandi emozioni (siamo qui per riscrivere un’autonomia partecipata, delle cittadine e dei cittadini!). Il ragionamento corre tutto sul solito asse verticale: noi e un potere superiore che noi cerchiamo di agguantare in una contesa sul filo delle norme. E poi c’è molta retorica. Io faccio notare, ad esempio, che l’Euregio non ha alcun potere effettivo, che le sedute del Dreierlandtag si sono ridotte a uno stanco rituale, mentre il GECT, presentato come una specie di “governo” dell’Euregio, per ora è solo un canale – modesto per di più – per intercettare qualche fondo europeo. Si potrà dare una forma giuridica più forte all’Euregio? Chissà. Intanto a me continua a scaldare molto di più il cuore la Convenzione delle Alpi, coi suoi protocolli attuativi approvati dai parlamenti degli stati alpini. Sono la Magna Charta dello spazio regionale alpino e parlano di ambiente, trasporti, turismo, cultura, economia mettendo l’accento su due principi:

  • la sostenibilità di un’area che, con gli ecosistemi sulle diverse altezze, è lo scrigno della biodiversità europea, nonché la sua riserva d’acqua;
  • la pluralità di lingue e culture che si affacciano sulle Alpi, che le rende cerniera di pace.

Le Alpi quindi come progetto ecologico e di scambio multiculturale e la Convenzione come sua carta costituzionale. Sono queste cose che vanno ancorate allo Statuto, collocando la provincia di Bolzano dentro il più vasto spazio alpino: mi pare che la geografia (le Alpi) meglio che la storia (Euregio) ci apra al futuro. Nel quadro della Convenzione delle Alpi, ovviamente trova spazio la cooperazione rafforzata dell’Euregio.

Bizzo concorda, ma preferisce un altro organismo, nato da poco: l’Eusalp, tanto caro a Maroni e alla Lombardia. Per me questo Eusalp ha un difetto: comprende le regioni amministrative e dunque le grandi città come Milano o Monaco, che ragionano da pianura, non da montagna: tra gli 85 milioni di abitanti di Eusalp i 13 milioni che abitano sulle Alpi si troveranno di nuovo in minoranza. La CIPRA (Commissione Internazionale per la Protezione delle Alpi) per esempio è piuttosto critica e sottolinea la distinzione tra “Macroregione Eusalp” (che dichiara come sua priorità l’economia) e il suo “cuore alpino” rappresentato dalla Convenzione (che ha il suo asse nell’ecologia). CIPRA dice che Eusalp non potrà mai sostituire la Convenzione, ma può rappresentare un livello distinto di cooperazione “tra l’area alpina e le regioni circostanti”.

A parte questo, a Bizzo interessa di più mettere il dito su un paio di piaghe. Primo, che la Provincia di Bolzano ha già il potere di attuare direttive europee e non sempre lo fa, quando queste direttive mettono in discussione poteri o interessi. E secondo, che in realtà la partecipazione agli atti dell’Unione Europea significa soprattutto cessione di sovranità da parte della Provincia verso gli organi europei. Lo dice, Bizzo, perché in molti interventi il tono era più di quelli che strappano competenze anche all’Europa. Ma qui non funziona il giochino che facciamo con lo Stato: l’Europa si prende il potere, mica lo cede.

Ancora più realistica Laura Polonioli: ma un potere autonomo della Provincia verso l’Unione Europea è compatibile col diritto europeo? Domanda cruciale e riposta netta di Esther Happacher, dell’Università di Innsbruck: poiché l’Unione Europa riconosce solo gli Stati e si relaziona alle Regioni solo attraverso gli Stati, poiché la modifica del diritto dell’Unione non è alla portata della Provincia e non si può fare con la riforma dello Statuto, ne deriva che ogni competenza o relazione in più tra Provincia e EU passa attraverso un accordo tra Provincia e Stato, a cominciare da cosa c’è scritto in Costituzione. E qui casca l’asino.

Un articolato documento inviato dal prof. Toniatti, infatti, ci aveva appena ricordato che per quanto riguarda il “potere estero delle Regioni” la riforma Boschi-Renzi dell’articolo 117 della Costituzione riporta in capo allo Stato la competenza esclusiva dei rapporti con l’Unione Europea, cancellando l’attuale competenza concorrente. Sarà una legge dello Stato a fissare le relazioni estere delle autonomie. Quindi lo spazio, rispetto alla Costituzione vigente, si riduce. Il mio vicino di banco Luis Durnwalder mi sussurra all’orecchio che anche per questo lui questa riforma della Costituzione non la voterà. “Abbiamo votato sì alla Costituzione del 2001, mica possiamo votare sì al suo smantellamento!”. Ohps!

Post Scriptum: mi pare importante aggiungere che le due giuriste (Happacher e Polonioli) si sono trovate d’accordo che, data la situazione (anche mutevole) del diritto europeo, non è opportuno citare nel nuovo Statuto precisamente l’Euregio, ma la “cooperazione transfrontaliera” in generale.

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