AUTONOMIA: Diario dal “Konvent” – Statuto sì, Costituzione ni

costituzione

Venerdì 2 dicembre 2016 – La Convenzione comincia a prendere le sue prime decisioni. Dal metodo del consenso si passa al principio di maggioranza, mentre il Consiglio provinciale sta per modificare la legge istitutiva.

Dopo due sessioni dedicate ai lavori di gruppo, i e le “conventuali” si ritrovano in plenaria a riferire sul tema “Ampliamento dell’autonomia e competenze”. E’ quello che più sta a cuore a chi concepisce la riforma dell’autonomia ancora come “Kampf gegen Rom”, l’ennesimo episodio della lotta contro Roma. Non che sia cosa da poco, lo riconosco, ma è ancora un ragionamento tutto orientato in verticale, cioè sul tiro alla fune tra Provincia e Stato, molto lontano da quel piano orizzontale dell’autonomia partecipata, del nuovo patto di convivenza tra cittadine e cittadini, che doveva essere la cifra della “terza fase dell’autonomia”. Ma i tempi si sono fatti più duri e spingono a serrare le fila. Così anche il processo partecipativo che doveva animare la Convenzione sbiadisce nel ricordo e piano piano si scivola verso la logica delle maggioranze, mentre in Consiglio provinciale una modifica portata dalla Svp alla legge istitutiva annacqua il prodotto finale del Konvent. Dunque siamo a un momento cruciale. Ma andiamo con ordine.

I risultati dei gruppi di lavoro. La vice Laura Plonioli ha preparato una tavola sinottica dei temi discussi e per stasera c’è solo il tempo di affrontare i primi due.

Il primo tema: tutti i gruppi sono d’accordo di trasformare tutte le competenze della Provincia in esclusive, ampliandole e aggiungendo nuove materie. Così più o meno la formulazione. Che costa un’ora di discussione. E avviene alla vigilia di un referendum su una riforma costituzionale che elimina, sì, le materie concorrenti e le trasforma tutte in esclusive, ma esclusive in capo allo Stato. Il Konvent però con questo pensa di non dover fare i conti: la famosa “clausola di garanzia” viene dai più trasformata in “clausola di esclusione”, che detto in parole povere suona: “tanto a noi non ci riguarda”. Wir schauen auf Südtirol, come dice la Svp che intanto si è ricompattata, ha scoperto che nel Konvent è maggioranza e – guidata da Andreas Widmann – si comporta come un vero e proprio gruppo consiliare – pardon, konventuale.

Ma l’asino comincia a cascare – o diciamo ad inciampare – già sul secondo tema. La domanda è: questa super autonomia ha qualche limite da rispettare? Qui la discussione prende le successive due ore.

Tre i punti e sui primi due tutti siamo d’accordo: anche la Vollautonomie non può ignorare “i vincoli derivanti dall’ordinamento dell’Unione europea e dagli obblighi internazionali”. Cioè, si resta in Europa. Si resta nell’Onu. Si resta nella Nato. E così via. Diciamo così: siamo partiti dai fondamentali.

Il problema è se e come si resta nell’ambito della Costituzione della Repubblica italiana. E qui ci sono tre opinioni. La prima è quella che prende la Costituzione tutta intera. Le dizioni variano, da “nel rispetto della Costituzione”, al mio tentativo di trovare un accordo con “in armonia con la Costituzione”, che è la dizione del “gruppo dei saggi” istituito un anno fa dai presidenti Rossi e Kompatscher. Quindi, penso, funzionerà! Nulla, la Costituzione tutta intera non va giù alla maggioranza che invece preferisce un più generico “nel rispetto dei principi fondamentali dell’ordinamento costituzionale” proposto dalle giuriste von Guggenberg ed Happacher e vivacemente sostenuto dal profe Toniatti appena arrivato da Barcellona. Andreas Widmann fa capire che la Svp converge su questa dizione. E anche la pattuglia degli Schützen preferisce coprirsi sotto questo ombrello, lasciando al solo Bundesgeschäftsführer Florian von Ach il compito di rendere visibile una soluzione senza Costituzione: “Non posso approvare se non si definisce quali siano questi principi fondamentali (e lui intende solo quelli che si ritrovano anche nelle carte dell’Onu), altrimenti meglio citare solo il diritto europeo e i trattati internazionali”. Ma la sua è una testimonianza, perché il resto della destra preferisce mantenere l’asse col gruppo Svp.

Dunque, ci sono tre opinioni diverse. E adesso, che si fa? La legge istitutiva dice che “La Convenzione opera secondo il principio del consenso”. Che è l’opposto del principio di maggioranza (leggi qui su Wikipedia). Il “consenso” è caratteristico dei processi partecipativi e necessita di metodologie, moderazioni e supporti di cui nessuno però ha pensato di dotare la Convenzione. Così questo “metodo del consenso” nessuno sa bene cosa voglia dire e il profe Toniatti la risolve così: “Il consenso è quello su cui si ritrova la maggior parte, chi non è d’accordo è il dissenso”. Di fatto è una votazione? chiedo io. Sì, no, forse, boh. “Chi dissente lo dice e si mette a verbale nome e cognome” aggiunge il profe. Così mi trovo tra i dissidenti insieme a sette-otto, non so bene quanti. Quindi da oggi ci sono i/le consezienti e i/le dissidenti. Dissidenti? Accidenti, ma quando l’ho sentita questa parola? Erano forse i dissidenti sovietici, o quelli cinesi? Mah.

Intanto ciò che riguarda la Convenzione non avviene solo nelle quattro mura del Konvent. C’è una novità in arrivo dal Consiglio provinciale. Lo stesso konvet-presidente Tschurtschenthaler ha inserito nella finanziaria che va in aula tra dieci giorni una modifica alla legge istitutiva della Convenzione che ne cambia radicalmente il prodotto finale. Mi spiego riportando il testo della legge com’era e come sarà.

Attualmente la legge istitutiva dice che la Convenzioneelabora un documento definitivo, suddiviso in articoli e con relazione accompagnatoria. Il documento definitivo è trasmesso alle/ai presidenti dei Consigli delle Province autonome di Trento e di Bolzano e alla/al presidente del Consiglio regionale ai sensi dell’articolo 103 dello Statuto di autonomia. Possono essere redatte e trasmesse anche relazioni di minoranza” (art. 1, comma 2 lettera c).

La modifica proposta da Tschurtschenthaler, e sostenuta dalla Svp, invece recita: la Convenzione “elabora un documento contenente suggerimenti al Consiglio in ordine alla revisione dello Statuto di autonomia. Il documento è trasmesso alle/ai presidenti dei Consigli delle Province autonome di Trento e Bolzano e alla/al presidente del Consiglio regionale.” Punto. (art. 10 okties legge stabilità 2017)

La modifica, dicevo, a me sembra radicale. Mi spiego. Le parole che ho sottolineato nei due testi indicano le novità:

  1. Da “un documento definitivo suddiviso in articoli e con relazione accompagnatoria”, che rimanda dunque a una sorta di disegno di legge di riforma dello Statuto, si passa a un “documento contenente suggerimenti”, cioè a una specie di minestrone neppure di proposte, no – di semplici suggerimenti. Cioè poco più che nulla. (Faccio notare che una legge di solito rispetta le regole del linguaggio giuridfico, che impone termini chiari e impegnativi: la parola “suggerimenti” non l’ho mai trovata in nessuna legge).

  2. Scompare la frase “ai sensi dell’articolo 103 dello Statuto di autonomia”, cioè la finalità che è quella di avviare un processo di riforma dello Statuto (regolato appunto dal 103). In parole povere: i suggerimenti potranno finire in un cassetto.

  3. Scompare la frase: “Possono essere redatte e trasmesse anche relazioni di minoranza”. Qui non faccio commenti. C’è da dedurre (o sperare) quindi che le posizioni “di dissenso” verranno riportate nel documento principale. Su questo insisterò.

Ecco comunque come la Convenzione, scappata di mano agli stessi partiti che l’hanno istituita, sovra-rappresentata sul fianco destro, assolutamente carente sul lato partecipativo, ora viene avviata sul binario morto.

Post Scriptum: grazie alla nostra opposizione in consiglio, la Legge di Stabilità è stata leggermente modificata: non più “suggerimenti”, ma “proposte” e la possibilità di presentare al Consiglio provinciale anche “documenti di minoranza”. Un lieve miglioramento che cambia poco la sostanza di un “insabbiamento” della Convenzione.

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