AUTONOMIA: Diario dal “Konvent” – Il Sudtirolo lo fa meglio?

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Continua la maratona sugli elenchi di competenze. La Svp tenta di assorbire la destra nella “Vollautonomie”. I punti caldi: toponomastica, sicurezza sul lavoro, radio-tv provinciale, autonomia statutaria.

Gli elenchi di competenze da “strappare” allo Stato sono lo sport preferito della maggioranza dei conventuali, l’esercizio sessantennale di una Svp che non concepisce sviluppo dell’autonomia se non “im Kampf gegen Rom”. Quindi il nuovo patto di convivenza tra sudtirolesi di ogni lingua sull’asse orizzontale della società civile, che doveva essere il cuore della riforma partecipata dell’autonomia, va a farsi benedire. Che poi la Convenzione sia un semplice organo consultivo del Consiglio provinciale non suggerisce purtroppo alcuna moderazione. Anzi, lì nella solitudine del Konvent, in assenza di interlocutori in carne ed ossa – la Giunta se ne sbatte, Roma è il nemico evocato ma assente, l’Europa un muto conglomerato – è facile far correre la fantasia, colla Svp intenzionata ad inglobare l’ala che fa più o meno capo agli Schützen (se gli dici “destra” si offendono) nell’”autonomia integrale” come surrogato del “Freistaat”.

Stavolta un eroico minigruppo di lavoro ha sintetizzato i lavori di altri tre gruppi di lavoro (nel vuoto pneumatico la moltiplicazione delle istanze è tendenzialmente infinita) si presenta in aula con uno schema di quasi 120 nuove competenze, tra le quali su 58 c’è unanimità, su 17 non c’è consenso e su oltre 40 c’è accordo in un solo gruppo di lavoro e negli altri non si sa. I 58 punti di consenso sarebbero già un bel pacchetto – per esempio: aeroporti, concessioni, energia, ambiente, paesaggio, politiche sociali… – su cui l’autonomia potrebbe evolversi per i prossimi 30 anni. Ci accontentiamo (propongo io) e passiamo ad altri temi (tipo: convivenza)? Macché, la maggioranza non si accontenta e allora si riparte dall’inizio della scaletta. Si riaprono i conflitti già vissuti nei gruppi di lavoro. Ne racconto qui (dal mio punto di vista che non pretendo esaustivo né – vedrete – oggettivo) alcuni che mi sembrano i più importanti.

La toponomastica, ovviamente. Alla dizione dello Statuto (“competenza provinciale fermo restando l’obbligo della bilinguità”) viene proposto di aggiungere: “assicurando i principi dell’accordo Fitto-Durnwalder” del 2010. Cioè: mettere il nome Durnwalder in una legge costituzionale? Mi pare esagerato. E poi ‘sto accordo, che roba è? si chiede chi allora non c’era. Durnwalder ne dà la sua interpretazione: “Restano solo i nomi storici”. Cavoli, non è quello che volevate? occhieggia sornione l’ex Landeshauptmann verso destra (intesa come lato dell’aula). A me, che c’ero e ho tutto l’archivio, questa interpretazione non risulta e lo dico: “Ma scusa – mi rivolgo al Luis – non ti ricordi nemmeno quel che hai firmato?”. L’accordo, cito a memoria, si basava sul principio dell’uso, cioè dei “nomi diffusamente utilizzati” che dovevano restare bi e tri-lingui! Solo dove non esiste altro nome in uso, si lascia solo quello storico in tedesco e ladino, aggiungendo i sostantivi come malga, monte, fiume ecc… in diverse lingue. Lui smentisce decisamente, dice anzi che il bilinguismo al massimo è limitato ai comuni e a parte delle frazioni. Figurati. Nell’intervallo mi tocca salire al gruppo Verde e portare in aula 33 fotocopie dell’accordo Fitto-Durnwalder, distribuendole come un volantino (anche al suo firmatario). Gli Schützen lo scorrono, trovano la dizione “denominazioni diffusamente utilizzate” e protestano. Ora almeno si sa di cosa si discute.

L’autonomia statutaria: cioè, qualcuno chiede di togliere al parlamento la competenza di approvare lo Statuto d’Autonomia, e passarla alla legge della Provincia. Qui ho gioco facile: “Così già fanno le regioni ordinarie – intervengo – però attenzione: se viene approvato con legge provinciale lo Statuto perde il carattere costituzionale e viene sottoposto non solo alla Costituzione, ma a ogni norma di rango superiore. Vogliamo questo?”. No che non lo vogliamo, si affretta a dire la Svp, puntellata dalle giuriste. E così le parolone ”Autonomia statutaria” si sgonfiano come un palloncino comprato alla fiera.

Sicurezza sul lavoro e contratti collettivi del settore privato. Si vorrebbe far diventare tutto competenza esclusiva provinciale, tentativo già fatto e già bocciato dalla Corte costituzionale. Qualche voce ingenua approva dicendo che “così possiamo aumentare le norme di sicurezza”. Ma molti interventi (esponenti Svp, Tschenett del sindacato ASGB, qualche Schütze imprenditore…) chiariscono subito dove si vuole andare: ridurre le pratiche burocratiche, ridurre i controlli, trasformare ispettori e ispettrici in “consulenti”, perché l’Italia “ha norme che vanno addirittura oltre le indicazioni dell’Unione europea!”. Qui davvero è il momento che mi arrabbio. Il Sudtirolo da solo fa meglio? Balle! E gli cito in faccia un paio di titoli di giornali: “Incidenti sul lavoro, Bolzano resta maglia nera. Con 13 morti è la provincia del Nord Est con il maggior numero di infortuni. A livello nazionale è ottava accanto alle province di Lecce e a Palermo” (Alto Adige di un anno fa). Se volete fare da soli, dico, intanto dimostrate di fare meglio di Palermo. E sui contratti del settore privato: si tratta di materia affidata alle parti sociali, la Provincia può facilitarli (per esempio i contratti territoriali, e non fa neppure quello pur potendo), mica può imporre. Comunque, dico, io sono d’accordo solo se su queste materie tutti e quattro i sindacati (CGIL-AGB, CISL-SGB, UIL-SGK e ASGB) ci danno il via libera. Tschenett intrerviene: “Lo sai che gli altri non saranno mai d’accordo!”. E allora che facciamo, chiedo, imponiamo noi alle parti sociali? Ma che idea di democrazia avete?

Tv e radio provinciali. Qui c’è gran confusione e ancora una volta un’idea molto – diciamo così – sovietica della società e dell’informazione. Durnwalder parla e spiega cosa vuole: in pratica una Tele-Durnwalder. Cioè una stazione radio-tv della Provincia, pagata dalla Provincia e al servizio della Provincia. L’attuale convenzione sui programmi tedeschi e ladini non basta. Un possibile nuovo contratto di servizio con la Rai, che comprenda anche la parte in lingua italiana, non basta. Ci vuole “competenza anche sulle frequenze” (figurati). Ci vuole “la possibilità di istituire una emittente provinciale” come succede in Austria e Germania. Sì, ma per questo bisognerebbe riformare tutta la Rai, da Palermo al Brennero. La Rai, ricordo, è un’azienda privata: che si vuole, che la Provincia compri Piazza Mazzini? Che paghi in proprio impianti, antenne, ponti radio, satelliti, eveline (cioè i servizi informativi da tutto il mondo trasmessi su canali internazionali) eccetera? E come la mettiamo con l’autonomia delle redazioni giornalistiche, sancita dai codici etici e dalle leggi europee? Invece di quest’idea sovietico-proprietaria (compro e comando) non è meglio un contratto di servizio più ampio con la Rai così com’é per regolare e ampliare il servizio pubblico locale? No, vogliono la Tv di stato in salsa sudtirolese.

Tre ore passano in fretta e siamo solo a metà delle famose 120 competenze. La seduta si chiude lì, col timore di non finire più.

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