AUTONOMIA, DIARIO DAL “KONVENT” – La Regione che resta

CONSIGLIO REGIONALE SEDUTA DEL 11.02.2015. ©FOTO MATTEO RENSI.

Abolirla o riformarla? Sul rapporto col Trentino la Svp si spacca. Durnwalder con gli abolizionisti. Ma l’ala responsabile gli volta le spalle e batte il suo primo colpo.

Venerdì 17 marzo. Si torna sulla patata bollente: che farne della Regione? Sul fatto che non funziona tutti d’accordo. Ma poi? Le possibilità sono due: riformarla o abolirla (e addio Trentini). Sui banchi dei conventuali sono depositati due documenti, quello di Laura Polonioli (comune di Bolzano) e quello del professor Roberto Toniatti. Si muovono nella stessa direzione: quella della riforma. Riforma radicale, sia chiaro: ma riforma. E’ la direzione in cui io mi riconosco al 100% e che avevo già proposto nella sessione del luglio 2016 sotto il titolo di “Regione leggera”. Polonioli e Toniatti questa Regione leggera l’hanno messa nero su bianco.

In sintesi: l’autonomia resta tripolare, con due Province e una Regione (che Toniatti vorrebbe chiamare “Unione regionale”) che resta “ente pubblico dotato di personalità giuridica” e diventa luogo “di raccordo”, cioè “ambito istituzionale dove le due province si coordinano tra loro”. L’espressione “si coordinano” è fondamentale e lo sottolinea Laura Polonioli a scanso di equivoci (in cui comunque qualcuno cadrà anche stavolta): non è che la Regione “coordina le province”, ma essa è l’ambito in cui le Province decidono di coordinarsi per potenziare le proprie politiche (io faccio l’esempio: una legge quadro regionale per spostare le merci dalla strada alla rotaia sul corridoio del Brennero). Importante come si decide: con “doppia maggioranza”. Cioè: tutto quel che approva la Regione, deve essere approvato dalla maggioranza degli eletti ed elette sia di Trento che di Bolzano (il voto per province è oggi già previsto per il bilancio regionale).

Questa Regione avrebbe come propri organi: i due consigli provinciali in seduta congiunta e un esecutivo rappresentato dai soli due presidenti delle Province, a turno titolare e vice. La Regione non avrebbe più competenze legislative definite a priori, ma delibererebbe solo sulle materie via via a lei affidate su intesa tra le Province. Non avrebbe neppure competenza esecutiva e amministrativa affidate alle Province. A coordinare i lavori della Regione potrebbero essere le segreterie generali delle due Province alternandosi come i Presidenti. Fin qui il quadro, certo abbozzato, ma chiaro negli indirizzi.

Resta aperta la questione del tipo di atti che approverebbe questa “Regione leggera”. Vere e proprie leggi quadro? Atti di indirizzo? Relazioni sullo “Stato dell’Unione”? Mozioni? Questione non secondaria, perché ovviamente un organo che non approva decisioni minimamente impegnative è un organo morto in partenza. Comunque la sintesi dei documenti di Polonioli e Toniatti (che tra l’altro riprende proposte analoghe della Consulta Trentina) rappresenta un ottimo approdo del nostro fronte di “riformatrici e riformatori” (senza buttare via il bambino con l’acqua sporca) e giustifica una cosa fondamentale: che lo Statuto di autonomia resta uno solo per entrambi i territori. Perché è chiaro che abolire la Regione porterebbe inevitabilmente con sé la conseguenza di separare anche le due autonomie a avere statuti distinti per Trentino e Sudtirolo. Un’avventura di cui nessuno oggi può prevedere gli esiti.

La prospettiva non sembra spaventare Luis Durnwalder. Lui è convinto e lo dice a chiare lettere: la Regione va abolita senza se e senza ma: è inutile e ci è stata imposta per mettere la minoranza tedesca e ladina in minoranza anche in casa propria. Al suo posto, vanno istituite due regioni autonome, la Regione del Sudtirolo (in tedesco “Land” come in Austria e Germania) e la Regione Trentino. “Con questo non nego che le due Regioni poi possano collaborare, come si fa tra buoni vicini – aggiunge l’ex Landeshauptmann – ma lo possono fare in incontri periodici tra le due giunte provinciali, che se volete possiamo anche chiamare consulte regionali”. Ma la Regione, quella deve essere cancellata, insiste Durnwalder: è l’obbiettivo che da sempre hanno indicato i padri fondatori del Sudtirolo, “e se noi oggi non abbiamo il coraggio di dire che questo obbiettivo resta il nostro, quelli si rigireranno nella tomba!”.

Nel dire questo, l’ex Landeshauptmann si riferisce al suo compagno di partito Christoph Perathoner, Obmann della Svp-Bozen. Anche lui ha preparato un documento, che viene distribuito durante la seduta. Perathoner tenta il difficile slalom tra le due posizioni e dà un colpo al cerchio e uno alla botte: la Regione è nata contro di noi, certo, ma coi Trentini abbiamo anche raggiunto risultati importanti. La Regione va formalmente mantenuta, ma nei fatti abolita, o meglio riformata, anzi no – riformata è troppo – diciamo “neu konzipiert”, concepita diversamente. Insomma, avete capito: il povero Perathoner deve sudare quattro camice. Però nella seconda parte del suo documento diventa più preciso. Enumera diversi compiti per questa Regione “neu-konzipiert” e molti cominciano con la parola “Abstimmung”, che vuol dire diverse cose: armonizzazione, sintonizzazione, l’atto di accordare, ma anche votazione. E questa “Abstimmung” (è femminile) si dovrebbe fare su un sacco di cose: sulle politiche collegate alle competenze delle due Province, sulle strategie, sul coordinamento della legislazione, sulle tutele delle minoranze e così via. Alla fine del documento infine la definizione da inserire nello Statuto (e anche nella Costituzione italiana): “La Regione Trentino-Alto Adige/Südtirol è l’ente di raccordo delle province di Trento e Bolzano”. Convincente? Manco per sogno: per gli abolizionisti anche questo è troppo. Durnwalder ripete il discorso sull’ “avere il coraggio di dire che vogliamo cancellare la Regione”, come condizione minima affinché i padri fondatori non si rivoltano nella tomba.

Poi parte il fuoco di fila di Schützen & Co. Martin Feichter (redattore del portale UnserTirol24, comandante della Compagnia di Ora), Wolfgang Niederhofer (portale Brennerbasisdemokratie), Florian von Ach (Bundesgeschäftsführer degli Schützen), Margareth Lun (Kulturreferentin des Südtiroler Schützenbundes) si alternano ad elencare i motivi dell’abolizione. La Regione è inutile, nemica della minoranza, burocratica, vuota, costosa. Von Ach chiede: “Ma il Los von Trient non fu la parola d’ordine della Svp?”. Via da Trento, dunque: i Trentini li ritroveremo nell’Euregio insieme al Tirolo: il luogo della collaborazione extraprovinciale è quello, la Regione va abolita e non “reinterpretata”. Accanto a Durnwalder siede Toni Tschenett (sindacato etnico ASGB) e batte sullo stesso tasto: “Via la Regione, è solo un inutile perdita di denaro pubblico. No a un nuovo ente regionale, qualunque esso sia. Senza competenze, che ente volete creare?”

A me sembra che le posizioni siano abbastanza chiare e intervengo per dirlo. “Ci sono due linee – dico – quella di chi la Regione la vuole riformare e quella di chi la vuole abolire”. La linea che non capisco del tutto è invece quella di Perathoner. “Mi sembra il tentativo di mediare tra le due, ma mi pare una missione impossibile”. Non a caso, spiego, nel documento di Perathoner non è detto nulla di concreto su cosa dovrebbe essere questa nuova Regione: quali organi dovrebbe avere, quali decisioni dovrebbe prendere e come dovrebbe funzionare. Che poi sono le questioni essenziali. Perathoner, che è persona corretta, ammette: Riccardo Dello Sbarba ha ragione: il mio è un tentativo di mediazione molto difficile, per questo nel mio documento ho preferito non affrontare il tema di come la Regione concretamente dovrebbe essere”. Dici poco.

Insieme a lui il ruolo di mediatore se lo assume anche Andreas Widmann (ala economica Svp), il quale capisce che alle mie domande qualche risposta la devono pur dare. E una arriva: “Vorrei dire a Riccardo che vi sono due possibilità di collaborazione coi Trentini: la collaborazione puramente politica e quella istituzionalizzata. Bene, noi due proponiamo che sia anche istituzionalizzata”. Oh, finalmente! – penso tra me e me. Irritazione sui banchi alla mia destra. Time-out: il Presidente Tschurtschenthaler manda tutti in pausa.

Alla ripresa intervengo subito per dire che con il discorso di Widmann il confronto ha fatto un passo avanti: la distinzione da fare è proprio se si vuole un ambito istituzionale o meno. E se si vuole istituzionale, la Regione deve essere un ente dotato di organi e possibilità di prendere decisioni. Insomma, alla fine chi vuole una Reione-istituzione non può che mettersi sulla strada indicata da Toniatti e Polonioli. Su questo crinale parte una raffica di dichiarazioni finalmente chiare.

Durnwalder, Tschenett, tutto il gruppo degli Schützen e altri del giro Svp si dichiarano contro ogni istituzionalizzazione. Abolizione e stop.

Ma a sorpresa, stavolta c’è un’altra parte della Svp che decide di mollare l’ex Landeshauptmann: Maria Hochgruber Kuenzer (“cancellare è perdere qualcosa, io preferisco trasformare”), Edith Ploner (“per i ladini una piattaforma istituzionale è indispensabile”). Stefan Gufler, sindaco di Vizze, e Beatrix Mairhofer, sindaca di Ultimo, (“una collaborazione istituzionalizzata col Trentino è fondamentale per difendere l’autonomia verso Roma”), Janah Andreis (“senza istituzionalizzazione non c’è nulla”), l’esponente dell’ala economica Alexandra Silvestri (“l’istituzionalizzazione serve per fare rete”). Insomma, la novità di questa seduta è che la Svp si è spaccata. Finalmente le posizioni sono venute allo scoperto, non a caso su un tema politicamente delicato come il rapporto col Trentino. E finalmente la maggioranza della Svp ha ignorato i bruschi richiami all’ordine del temuto Luis Durnwalder.

La seduta potrebbe concludersi con questo risultato. Ma in coda è il Presidente Tschurtschenthaler che vuol tentare l’impossibile ultima mediazione. L’ex sindaco di Brunico, pusterese come l’ex Landeshauptmann, prova il compromesso arrampicandosi sulle parole. La Ragione così non va, dice, su questo siamo tutti d’accordo (grazie al cavolo). Poi cita l’orizzonte indicato da Perathoner e Widmann, tentando però di infilarci alcune frasi pronunciate da Durnwalder – una captazio benevolentiea verso l’ex Principe del Sudtirolo. Il quale però non si lascia intortare: “No caro Presidente, io non sono affatto d’accordo con quanto ha detto!”. Il Tschurtschy si accascia, e adesso la seduta è davvero finita.

Mentre ce ne andiamo, l’ala dei riformatori Svp si raggruppa intorno al duo Perathoner-Widmann e confabulano a lungo. Hanno rotto il tabù. Avranno il coraggio di andare avanti?

Post Scriptum: Non so che cosa scriveranno nel comunicato stampa ufficiale che verrà inviato ai media il giorno dopo le seduta. Finora tali comunicati o erano incomprensibili, oppure davano un quadro molto diverso da quello a cui io ho potuto assistere. Ho chiesto chi scrivesse questi comunicati e mi è stato risposto che la bozza viene predisposta dai funzionari, ma poi controllata, riveduta e corretta dal Presidente Tschurtschenthaler. Quel che esce, insomma, è la versione di Tschurtschy. Come quella di questo diario è il mio racconto (ma almeno io lo firmo). Tutto un altro film.

 

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