AUTONOMIA, DIARIO DAL “KONVENT” – Fisco, il federalismo in una regione sola

chiavaSchermata 2017-05-06 a 19.49.00

In uno stato a fiscalità centralizzata, Trento e Bolzano hanno ottenuto un sistema tipico degli stati federali e sono riusciti a ricevere più di quanto danno. Un equilibrio che conviene trattare con prudenza.

Venerdì 5 maggio. Si parla di autonomia finanziaria, sono invitati due professori e il segretario generale della Provincia e le tre relazioni occupano quasi tutto il tempo. La questione fondamentale: il Sudtirolo e il Trentino danno al resto d’Italia più di quanto ricevano, oppure prendono più di quel che danno? E’ la domanda che si pongono tutte le regioni intorno a noi, guardandoci in cagnesco. E’ la domanda sui cosiddetti “privilegi” delle autonomie speciali. Dalla risposta dipende il futuro del finanziamento dell’autonomia.

Il professor Gianfranco Cerea, dell’università di Trento, i conti li ha fatti e li presenta con una raffica di tabelle. Usa come criterio quello del residuo fiscale, che considera due voci: da un lato tutte le tasse e imposte pagate da un territorio, dall’altro tutta la spesa pubblica (di comuni, provincia, regione e stato) che si riversa su quel territorio. Dal totale delle tasse si sottrae il totale della spesa pubblica: se il risultato è positivo (più tasse che spesa), vuol dire che quella regione è una “pagatrice netta”, se il risultato è negativo (più spesa che tasse), quella regione sarà “beneficiaria netta”. Di solito nei sistemi federali (vedi Germania) le regioni più ricche sono pagatrici nette e le regioni più povere sono beneficiarie nette, grazie a meccanismi di solidarietà che garantiscono equità tra i diversi territori e la tenuta dell’insieme dello stato.

E il Sudtirolo? Il Sudtirolo, col Trentino, spiega Cerea, sono “beneficiari netti” insieme alle altre “speciali” e insieme alle regioni più svantaggiate del centro-sud. Di qui l’ostilità delle altre regioni ordinarie, soprattutto delle (poche) “pagatrici nette” che tengono in piedi la baracca Italia.

Cerea quantifica anche questo dare-avere: il residuo fiscale annuale del Trentino è di 3.017 € per abitante di spesa pubblica in più rispetto alle tasse pagate, quello del Sudtirolo di 1.679 € (il Friuli, altra speciale, ha un vantaggio di 3.504 €). Al confronto, la Lombardia ha invece un’uscita di 3.021 € per abitante e il Veneto di 4.446 €, denaro che serve a finanziare il resto del Paese.

Cerea ha calcolato anche quanto dovrebbe essere il nostro contributo alla fiscalità italiana se anche a noi venissero applicati i criteri che valgono per le regioni ordinarie del Nord: il Sudtirolo dovrebbe dare al resto del paese 3.783 € all’anno per abitante (che sommate ai 1.679 che invece riceve fa una differenza rispetto alla situazione attuale di 5.462 €) e il Trentino 875 € (che sommato a quanto invece riceve, e perderebbe, fa 3.892 €).

Insomma, l’autonomia speciale si è tradotta in un vantaggio finanziario. Si capisce perché Lombardia e Veneto hanno convocato per l’autunno referendum in cui chiedono la specialità anche per loro (e di trattenere il 75% delle loro tasse, mentre noi ne tratteniamo circa l’80% – ed era il 90% fino a poco tempo fa).

Secondo Cerea, tuttavia, questo “beneficio speciale” almeno per Trento e Bolzano ha una giustificazione nei maggiori costi che deve affrontare un territorio di montagna che voglia avere un’economia sostenibile. Di qui la sua proposta da scrivere nello Statuto: che Trento e Bolzano concorrono agli obbiettivi di finanza pubblica in base al calcolo del residuo fiscale armonizzato con le regioni del Nord, ma tenendo conto “dei maggiori costi che comporta l’intervento pubblico in territori di montagna”; il calcolo, inoltre, andrebbe adeguato all’andamento dell’economia, per cui al peggiorare della congiuntura dovrebbe anche diminuire il nostro contributo al resto dello Stato. Cerea ha anche calcolato quanto tutto questo ci costerebbe: circa 900 milioni all’anno da cedere al resto dello Stato.

La cifra fa sorridere Eros Magnago. L’onnipotente segretario generale (“il vero Landeshauptmann è lui”, dicono alcuni) è un pragmatico: “Il professor Cerea – dice – fa un ragionamento molto raffinato, ma arriva alla stessa cifra a cui siamo arrivati noi nelle trattative degli ultimi anni con lo Stato”. Infatti, il “patto di garanzia” firmato nel 2014 da Bolzano, Trento e la Regione con il Ministero di Economia e Finanza prevede esattamente 905 milioni di euro all’anno (di cui 476 da Bolzano) come contributo al risanamento della finanza pubblica del “sistema territoriale regionale integrato” (Magnago sottolinea questo concetto, che consente di affrontare solidarmente il confronto con lo Stato e distribuire equamente i sacrifici). Il “patto” firmato da Kompatscher nel 2014 è stato il secondo tempo del braccio di ferro con Roma, dopo l’”accordo di Milano” firmato da Durnwalder nel 2009, che comportò per Bolzano un ulteriore esborso di 518 milioni annui.

Poiché in entrambi i casi si tratta di misure strutturali, ciò significa che la Provincia di Bolzano rinuncia a circa un miliardo all’anno a favore dello Stato – spiega Magnago – e questo ci mette a posto sia con Roma che con le altre regioni: non siamo più beneficiari netti. Facciamo il nostro dovere”. Ora resta il problema di spiegarlo al resto d’Italia.

In sostanza, noi ci facciamo carico dello 0,6% degli oneri del debito pubblico statale, che sono oltre 80 miliardi” conclude il segretario generale. E con questo pensa che la cosa sia comprensibnile anche fuori. Alle incognite dopo il 2019 accenna solo di sfuggita: al calo dopo quella data, alla possibilità che il contributo aumenti del 10% se vi sono esigenze eccezionali del debito interno, e di un altro 10% se imposto da manovre europee. Il 2019 è lontano, soprattutto viene dopo le prossime elezioni provinciali, che è il traguardo della attuale maggioranza.

Qual’è l’obbiettivo di lungo periodo per una riforma dello Statuto? “Che la Provincia acquisisca più autonomia fiscale, con la possibilità di operare su una parte almeno delle entrate fiscali”. Magnago si ferma qui. Che cosa intenda glielo chiedo quando ha finito di parlare: mi siede accanto e sono avvantaggiato. “Sulla parte delle imposte che tornano alla Provincia dovremmo poter operare” mi risponde. In parole povere: garantita allo Stato la sua parte, se la Provincia vuole rinunciare a una parte delle sue entrate (che ora sono tra gli 8 e i 9 decimi del gettito) chi può avere qualcosa in contrario? Ma minori entrate significa minore spesa pubblica provinciale. E dove tagliare? La domanda resta per aria.

Alla fine è la volta del professor Christian Keuschnigg, dell’università di San Gallo, parlare degli altri sistemi fiscali in Europa. Dal professore che è un tifoso del federalismo spinto l’Austria viene portata come esempio negativo. I Länder non possono aumentare né ridurre le tasse, hanno una sensibile dipendenza finanziaria dal governo centrale, sono obbligati a spendere fino all’ultimo euro quel che arriva da Vienna, in più il sistema austriaco è poco trasparente e non consente di chiarire chi dia più di altri e chi riceva. Una cosa è certa: Vienna paga più di tutti gli altri e riceve di meno. E’ “pagatrice netta” per eccellenza, e senza che nessuno le dica grazie. Di qui il contrasto permanente tra la capitale (che fa Land) e tutti gli altri Länder.

All’opposto c’è l’esempio della Svizzera: lì le tasse le stabiliscono i cantoni, salvo un certo meccanismo di compensazione e alcuni freni istituzionalizzati per impedire che un cantone vada in bancarotta (come invece rischiava di finire la Carinzia in tempi recenti).

Alla fine della relazione di Keuschnigg i commenti dell’ala secessionista del Konvent sono unanimi: nel caso, meglio annettersi alla Svizzera. E l’Austria? Meglio evitare (meglio lo Stato libero, poi concludono, ma – sebbene si parli di finanza – nessuno sa quanto costerebbe).

Il dibattito è fatto soprattutto di domande. Durnwalder difende il “suo” accordo di Milano e critica il “patto di garanzia” firmato dal successore. Magnago lo contraddice: “L’accordo di Milano era un numero, 518 milioni, e non ha retto. Il patto di garanzia è un metodo, e infatti regge da tre anni”. L’ex Landeshauptmann incassa e tace. Dopo tre ore di relazioni neppure lui ha voglia di insistere.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...